Questo sito raccoglie dati statistici anonimi sulla navigazione, mediante cookie installati da terze parti autorizzate. Inoltre utilizza cookie tecnici per migliorare la navigazione. Continuando a navigare su questo sito, cliccando sui link al suo interno, accetti il servizio e gli stessi cookie.

Osservatorio legale pM114/2011 - MontagnaOnline.com

Gli esercenti degli impianti a fune e il rapporto

con i "viaggiatori:

 

Marco Del Zotto
avvocato e maestro di sci

 

Lo stato dell'arte in materia presenta un quadro piuttosto "datato" e complesso, che andiamo qui a sintetizzare, auspicando un riordinamento organico.
Per chi deve analizzare il rapporto esercente/trasportato, ad oggi -nonostante i numerosi cambiamenti avvenuti a vario titolo nel settore- il principale strumento rimane il d. m. n° 400, promulgato nel lontano 4 agosto 1998.

Gli impianti a fune sono il "motore" delle società che hanno in gestione un comprensorio sciistico.
In Italia, la loro disciplina è piuttosto complessa e articolata, in quanto l'attuazione della direttiva europea n° 9/2000/Ce avente ad oggetto "la disciplina degli impianti a fune adibiti al trasporto di persone" non è stata del tutto completata, essendo oggi ancora allo studio del ministero competente. Vedremo di seguito in modo schematico e sintetico quali sono le normative di riferimento in materia, rappresentando sin d'ora l'utilità di un riordinamento organico della disciplina, alla luce dell'evoluzione che il settore ha avuto.

Il decreto ministeriale n° 440 del 4 agosto 1998
Con particolare riferimento alle modalità d'utilizzo dell'impianto da parte degli utenti, rimangono ad oggi vigenti le precedenti disposizioni legislative e, in particolare, il decreto ministeriale n° 400 del 4 agosto 1998, che costituisce il punto di riferimento da cui muovere alcune considerazioni di carattere pratico.
Assume in particolare rilevanza la parte V del decreto che disciplina "la fase di esercizio" dell'impianto e individua nel "regolamento di esercizio" il documento ove sono contenute le prescrizioni riguardanti il personale, la sua organizzazione, le mansioni e gli obblighi, nonché il comportamento che questi deve tenere in servizio. Nel regolamento vengono inoltre definiti modalità di effettuazione del servizio di trasporto, orari e criteri di manutenzione dell'impianto, vengono previsti obblighi, divieti e sanzioni per i viaggiatori e affrontati gli aspetti di organizzazione (persone e mezzi) per le operazioni di recupero dei viaggiatori in linea. La legge sancisce l'obbligo d'esposizione al pubblico del regolamento per sua debita conoscenza.
Viene previsto che l'esercizio si svolga secondo l'orario predisposto e con l'applicazione delle tariffe approvate. Il servizio viene sospeso ogni qualvolta il vento oltrepassa l'intensità massima consentita per ciascuna categoria d'impianto. Il servizio è sospeso anche quando le condizioni atmosferiche sono tali da pregiudicarne la sicurezza.
Ogni giorno, prima di iniziare il servizio, ed ogni qualvolta il servizio viene ripreso a seguito di sospensione provocata da avverse condizioni atmosferiche, sono effettuate corse di prova, onde accertare materialmente le buone condizioni dell'impianto. Quanto ai viaggiatori, il decreto prevede l'obbligo di rispettare il regolamento d'esercizio per la parte che li riguarda, osservando le norme emanate sulla sicurezza e la regolarità del trasporto, nonché tutte quelle altre particolari disposizioni che, al fine di evitare incidenti, sono impartite, in circostanze speciali, dagli agenti dell'impianto. Nella sostanza, viene previsto che i viaggiatori si debbano comportare in maniera da non arrecare pericolo o danni a sé stessi e ad altre persone. Quanto ai trasgressori delle disposizioni che, ribadiamo, devono essere regolarmente portate a conoscenza del pubblico a mezzo di appositi comunicati affissi sia nelle stazioni sia in linea -e la cui inosservanza può arrecare serio pregiudizio all'incolumità dei rimanenti viaggiatori- sono deferiti all'autorità giudiziaria dagli agenti responsabili dell'esercizio, ai sensi degli articoli 432 e 650 del codice penale.

 

Il Decreto del Presidente della Repubblica n° 753 del 11 luglio 1980
Per quanto concerne il sistema sanzionatorio, viene espressamente richiamato dal decreto ministeriale, il decreto del Presidente della Repubblica n°753 del 11 luglio 1980. Molto spesso, infatti, i regolamenti d'esercizio che vengono adottati dalle società di gestione, fanno espresso richiamo alle regole comportamentali ivi contenute, in quanto applicabili. Sono sicuramente attinenti gli articoli di cui al titolo II del decreto presidenziale che disciplinano la condotta da tenere alla stazione di partenza e di arrivo "dell'impianto" (ndr) e durante la fase di trasporto. Le sanzioni amministrative, in caso di violazione, prevedono il pagamento di somme da un minimo delle vecchie 15.000 lire sino ad un massimo di 90.000 lire nei casi più lievi; mentre, nelle ipotesi di maggiore gravità, sono previste sanzioni di carattere penale. Vi è anche la previsione di sanzioni verso tutti coloro che danneggiano l'impianto e i mezzi in esercizio. Nelle ipotesi in cui il comportamento abbia pregiudicato la sicurezza dell'esercizio, le conseguenze sono di natura penale, diversamente le sanzioni amministrative prevedono il pagamento di una somma da 20.000 a 60.000 lire.

La procedura di applicazione delle sanzioni

 Il capo III del titolo IX del Dpr n°753 del 11 luglio 1980 disciplina la procedura per l'applicazione delle sanzioni amministrative. Il decreto prevede la possibilità di pagamento immediato in misura ridotta nelle mani di chi constata l'infrazione, con effetto liberatorio. Al momento della contestazione, il trasgressore può chiedere che vengano inserite nel verbale eventuali sue dichiarazioni. Nel caso in cui non sia avvenuta la contestazione immediata, la procedura di contestazione si complica, in quanto il verbale deve essere notificato alle persone interessate entro 90 giorni a mezzo posta dall'ufficio da cui dipende il soggetto accertatore, e il pagamento in misura ridotta può avvenire entro 60 giorni dalla sua notifica. Dalla data di notifica il trasgressore ha termine di 90 giorni per chiedere di allegare a verbale eventuali dichiarazioni. Le spese di notificazione vanno aggiunte alla somma dovuta per la sanzione amministrativa. Se il verbale non viene notificato entro il termine prescritto, la sanzione si estingue. Qualora non avvenga il pagamento con effetto liberatorio, il verbale con la prova delle eseguite notificazioni viene trasmesso al direttore del competente ufficio della M.C.T.C. o all'organo regionale, secondo la rispettiva competenza.
Questi, se ritiene fondata la contestazione, sentiti gli interessati qualora ne facciano istanza entro il termine utile per il pagamento con effetto liberatorio, determina, con provvedimento motivato, l'importo della sanzione per l'infrazione commessa, ingiungendone il pagamento entro un termine non inferiore a 30 giorni. Contro l'ordinanza d'ingiunzione è ammessa l'impugnazione avanti al giudice di pace competente per territorio, entro il termine prescritto per il pagamento. E' da tenere in debito conto la possibilità per l'opponente di stare in giudizio senza il ministero di un difensore e di ottenere la sospensione dell'efficacia esecutiva per "gravi motivi". L'opposizione si propone con ricorso. Il provvedimento di fissazione dell'udienza di comparizione viene notificato a cura della cancelleria. La sentenza che decide la controversia è inappellabile. Vige inoltre il principio di carattere generale che prevede la competenza a decidere sulla sanzione amministrativa da parte del giudice penale, qualora l'esistenza di un reato dipenda da un'infrazione amministrativa. In tale ipotesi, la persona eventualmente obbligata in solido con l'autore dell'infrazione deve essere parte nel processo. Il mancato pagamento spontaneo delle sanzioni amministrative comporta la trasmissione del ruolo all'agenzia delle entrate per il recupero delle somme.

 

Sintesi conclusiva
Abbiamo cercato di rappresentare uno "spaccato" della disciplina che regolamenta l'esercizio degli impianti a fune, con particolare attenzione al rapporto dell'esercente con il "viaggiatore". Sotto il profilo strettamente normativo, si ritiene auspicabile un intervento del legislatore che possa riorganizzare in modo organico la materia i cui riferimenti legislativi sono frammentati e, per certi aspetti, obsoleti. Si pensi, ad esempio, al regime sanzionatorio nei confronti dei fruitori dell'impianto. Con tutta probabilità, l'attuazione della direttiva europea in materia potrebbe essere l'occasione giusta per perseguire tale obiettivo. Andrebbe rivista anche la fase di contestazione delle sanzioni e la successiva eventuale fase d'impugnazione, entrambe piuttosto complicate e, allo stato, non aderenti agli orientamenti più recenti del ministero di giustizia che ha quale obiettivo lo snellimento e la semplificazione delle procedure. Come il recepimento della legge nazionale sulla sicurezza da parte delle Regioni è stato un momento importante per la disciplina dello sport dello sci, lo sarà altrettanto per gli esercenti funiviari il completamento dell'attuazione della direttiva europea in materia d'impianti a fune.

 

Related Post