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Osservatorio legale pM115/2012 - MontagnaOnline.com

 

Le responsabilità del genitore
per l'incidente sciistico cagionato dal figlio di minore età

Marco Del Zotto
avvocato e maestro di sci

Lo sport dello sci viene praticato ad alto livello già da giovani,  e moltissimi sono i minori di età che circolano nell'area sciabile, accompagnati e non, senza un controllo assiduo di soggetti maggiorenni che, in altri contesti, è invece abituale.Le responsabilità per gli eventuali danni cagionati a terzi ricadono su coloro che si assumono l'obbligo di accompagnare i minori in pista.

I genitori, i maestri, i precettori e tutti coloro che abbiano un ruolo educativo sul minore risponderanno del danno da lui provocato ad altri sciatori, nell'ipotesi in cui abbia raggiunto un'età che consenta di ritenerlo maturo, ovvero di possedere la cosiddetta capacità naturale. Quest'ultima deve intendersi come l'attitudine a rendersi conto del significato e delle implicazioni che può avere la propria condotta con l'esterno, nonché la capacità di controllare i propri impulsi ad agire. Al fine di sostenere la sussistenza della responsabilità, il comportamento posto in essere deve inoltre essere caratterizzato dalla cosiddetta antigiuridicità, cioè da una condotta dolosa o quantomeno colposa. Deve infine potersi esercitare l'obbligo di vigilanza, cioè avere la possibilità di sorvegliare il minore.
Si può giungere così ad escludere la responsabilità del genitore che non si trovava con il minore al momento in cui questi ha commesso l'evento lesivo, anche se tale esclusione non può ritenersi sempre "automatica".

Al di sotto dei quattordici anni

Un altro aspetto da chiarire in via preliminare è la differenza tra l'imputabilità di un fatto lesivo a un soggetto di età inferiore a quattordici anni, che assume connotati differenti a seconda che si esamini la questione sotto il profilo penale, ovvero sotto quello civile. Mentre nell'ambito penale la sola circostanza che il bambino abbia meno di 14 anni determina "per legge" la sua non imputabilità, nell'ambito civile non c'è alcuna disposizione di legge che esclude la possibilità di addebitare al minore il verificarsi di un danno al di sotto di una certa soglia d'età. Quindi, caso per caso, si dovrà effettuare un accertamento delle sue capacità. 
La giurisprudenza aiuta a identificare dei parametri di riferimento per valutare la capacità del soggetto minorenne, che non si limitano alla sola età, dovendosi considerare anche lo sviluppo fisico, quello intellettivo, nonché le capacità di rendersi conto della illiceità della sua azione in relazione alla condotta che doveva essere tenuta. Nello sci molti bambini, già in tenerissima età, hanno buona padronanza dell'attrezzo e un'autonomia tale da non potersi certo ritenere "incapaci". E' quindi il genitore che deve adoperarsi per evitare che il comportamento del minore determini situazioni che possano essere fonte di danno. in quanto l'obbligo di vigilanza su di esso incombente discende direttamente dall'esercizio della potestà genitoriale.

Maestri e allenatori nel ruolo di affidatari
Molto spesso, peraltro, nella pratica dello sci, il dovere di controllo viene trasferito in capo a coloro che svolgono attività d'insegnamento. Pensiamo ai maestri delle scuole di sci, come agli allenatori degli sci club. In queste situazioni -ma sempre con riserva di verificare, caso per caso, le modalità concrete dell'incidente e il rapporto tra minore, sorvegliante e genitore- è l'affidatario del minore di età che risponde, essendosi contrattualmente impegnato alla sua sorveglianza. Al fine di escludere la propria responsabilità, che il nostro ordinamento giuridico sancisce in via presuntiva, il genitore come colui che ha in affidamento un minore, hanno l'onere di dimostrare di non avere potuto impedire il fatto dannoso.
Deve quindi essere provato che l'esercizio dell'obbligo di vigilanza ha consentito di escludere o, quantomeno, di limitare quanto più possibile le potenziali cause di pericolo in relazione alla specifica situazione di custodia. Ricordiamo che lo sport dello sci si pratica in ambiente montano, a diretto contatto con la natura, talché viene impossibile assicurare la totale incolumità del minore, così come scongiurare con assoluta certezza l'ipotesi che egli provochi un danno a terzi durante la discesa.
"Culpa in educando" e "culpa in vigilando"
Veniamo ora all'analisi della posizione di garanzia che assumono i genitori nel loro ruolo di educatori dei propri figli. La possibilità di configurare la loro responsabilità per il danno cagionato dal minore a terzi richiede la ricorrenza di tutti i presupposti di legge: cioè, la commissione di un fatto illecito da parte del minore che non sia privo della cosiddetta capacità naturale, e la sussistenza del rapporto di genitorialità. I genitori, per andare esenti da responsabilità, devono dimostrare di non aver potuto impedire il fatto, fornendo la prova di avere impartito al figlio un'adeguata educazione e di aver esercitato la vigilanza necessaria per evitare il verificarsi d'incidenti. Tale onere si concretizza nella dimostrazione di aver osservato i propri doveri e di avere, in tal modo, impartito al minore adeguata formazione ed educazione. I genitori, nella sostanza, devono superare una duplice presunzione di colpevolezza, riconducibile alla "culpa in educando" da una parte e alla "culpa in vigilando" dall'altra. Quanto alla prima, si deve precisare che l'obbligo di educazione va parametrato all'età e alla personalità del minore, all'ambiente familiare e sociale in cui vive e deve risultare idoneo a consentire al figlio di tenere un comportamento consono alle regole della civile convivenza. Da questa impostazione risulta che la prova liberatoria sia già di per sé difficile da assolvere e la giurisprudenza, sul punto, è tutt'ora molto rigorosa. Quanto alla "culpa in vigilando", si ricava dalle sentenze della Corte di cassazione che non viene richiesto un ininterrotto accompagnamento del minore, tanto più nella pratica dello sport dello sci. L'obbligo di vigilanza non può essere ritenuto del tutto autonomo e scollegato dall'obbligo di educazione. Non serve dimostrare la costante presenza fisica accanto al minore, bensì è necessario fornire la prova di aver impostato i rapporti del minore con l'ambiente esterno correttamente, mediante adeguata formazione e cultura. La prova per andare esenti da responsabilità è peculiare ed implica, nella sostanza, la dimostrazione che il fatto dannoso si ponga come evento del tutto anomalo rispetto all'adeguata vigilanza in concreto esercitata, nonché rispetto alle caratteristiche comportamentali e all'educazione ricevuta dal minore.

Sotto il profilo strettamente processuale, ricordiamo infine che la giurisprudenza è orientata a ritenere irrilevanti le prove testimoniali fornite, soprattutto se contrastanti rispetto alla dinamica e dalla gravità dell'incidente. Una sentenza della Corte di cassazione del 1986 ha statuito che, in caso di evento lesivo provocato dal minore nel corso della pratica dello sci, la prova dell'adeguata educazione è esaurita dalla dimostrazione di avere correttamente avviato il minore a tale attività sportiva cosicché, mano a mano che l'opera di educazione consegue i propri risultati, si restringe il contenuto del dovere di vigilanza del genitore. Diversa, anche se per certi versi assimilabile al genitore, è la figura dell'affidatario del minore per l'ipotesi in cui si verifichi un incidente nel periodo in cui è sotto la sua custodia. Affronteremo in altro numero le problematiche connesse alle responsabilità del maestro di sci e dell'allenatore: sia nel caso il minore provochi a terzi un danno ingiusto, sia nell'ipotesi in cui sia il minore stesso a procurarsi lesioni.

 

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