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Osservatorio legale pM117/2012 - MontagnaOnline.com

 

Il collegamento fra piste
La Cassazione ne estende la responsabilità al gestore

Riteniamo interessante continuare ad esaminare con spirito critico costruttivo le decisioni più recenti della Corte di Cassazione in materia di diritto dello sci.

Marco Del Zotto
avvocato e maestro di sci Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
In questo numero l'approfondimento riguarda una situazione che si verifica piuttosto di frequente  nei nostri comprensori sciistici la cui gestione, spesso, non è riconducibile ad un'unica società bensì a diverse realtà che collaborano tra loro pur mantenendo la loro autonomia organizzativa e territoriale.
I raccordi, gli skiweg piuttosto che i collegamenti che consentono di accedere da un'area all'altra e viceversa non possono essere considerati "fuori pista".
Anche essi soggiacciono alle regole di custodia e responsabilità proprie dell'area sciabile attrezzata così come statuito da una sentenza della Corte di Cassazione penale del 2010.
Il fatto e lo svolgimento del processoL'8 maggio 2009 il Giudice di pace di Tirano condannava il presidente della società e il direttore di una locale stazione sciistica per il reato di lesioni colpose.
Riferiva il Giudice, richiamando il contenuto della querela presentata dallo sciatore infortunato e le  dichiarazioni testimoniali acquisite, che il (OMISSIS) si trovava a sciare nell'area denominata"(OMISSIS)", in (OMISSIS), lungo la pista chiamata "(OMISSIS)".
Intendendo raggiungere la moglie, che assieme ad un maestro di sci si trovava su altra pista, si era diretto in quella direzione, sentendosi tranquillo nella traiettoria seguita perchè nella relativa mappa, in quel luogo, "era indicato che per gli sciatori c'era completa sicurezza", e non aveva visto "nè cartelli, nè reti, nè segnalazioni, che non c'erano neppure sulle mappe ...".
Lo sciatore era, invece, caduto, riportando lesioni gravissime e nello specifico un "politrauma con frattura da scoppio di L1, mielica, con conseguente perdita dell'utilizzo degli arti inferiori, malattia
quasi certamente insanabile". Si era accertato che sul luogo "c'è un attraversamento di un torrente, denominato "(OMISSIS)", attraversamento che collega due piste di sci ... indicato come "pista (OMISSIS)" ... sul luogo non c'erano nè barriere di contenimento, nè segnaletica di alcun tipo".
Si era, altresì, accertato, riscontrando una cartina consegnata agli inquirenti, raffigurante il luogo dell'incidente, che il raccordo indicato sulla stessa, "che collegava due piste, la "(OMISSIS)" e la "(OMISSIS)" e che attraversava un torrentello chiamato " (OMISSIS)", non era autorizzato.
In base alle indagini svolte risultava che l'attraversamento era stato creato dai battipista che lavoravano per una delle due società che gestivano l'area.
Dalle dichiarazioni rese dal maestro di sci con cui sciava la moglie, si era appreso che"l'attraversamento era stato fatto da alcuni giorni, mediante lo spianamento della neve fatto dall'apposita macchina, chiamata in gergo "gatto delle nevi".
Sul luogo del sinistro non c'erano segnalazioni di alcun tipo" e, "mentre stavano soccorrendo lo sciatore infortunato, un ragazzino era caduto nello stesso punto, senza per fortuna farsi del male. Dalle dichiarazioni rese da altro teste "che all'epoca del fatto faceva il battitore delle piste sull'impianto "(OMISSIS)" e sull'impianto "(OMISSIS)", utilizzando il suo veicolo" - si era appreso che egli era "passato anche nel luogo dell'incidente", ma non aveva "spianato appositamente il passaggio" e "l'attraversamento si era formato passando diverse volte in quel punto.
A monte ed a valle dell'attraversamento c'è l'alveo del torrente, il quale, quando c'è la neve, non si vede o si vede poco; non c'erano segnalazioni della presenza del torrente, nè di altro tipo.
Il tratto tra la pista del "(OMISSIS)" e l'attraversamento di solito non veniva battuto, ma era frequentato dagli sciatori. Rilevava il Giudice che "dai documenti acquisiti e dalle dichiarazioni testimoniali risulta provata l'esistenza di un passaggio sul torrente denominato "(OMISSIS)", attraverso il quale era possibile per gli sciatori passare dall'area sciabile gestita da una società, ovvero dalla pista "(OMISSIS)", all'area sciabile gestita da altra società, ovvero alla pista "(OMISSIS)" e viceversa. Sul luogo non era presente segnaletica di alcun tipo, nè barriere o reti di protezione. Solo dopo l'incidente veniva apposta una rete di protezione.
L'attraversamento non era stato autorizzato quale pista dalla Comunità Montana Alta Valtellina.
Tuttavia risulta evidente trattarsi di un attraversamento "battuto", sia dai battipista che dagli sciatori che vi transitavano e tale, quindi, da non poter essere considerato quale percorso "fuori pista". Dai documenti agli atti risulta che, alla data dell'incidente, un imputato era il legale rappresentante della società e l'altro imputato aveva l'incarico di direttore delle piste per la medesima societa". Non vi è prova che il presidente avesse conferito al direttore di pista, con delega puntuale ed
espressa, tutti i compiti ed i poteri inerenti il controllo e gli interventi sulle piste al fine di garantire la sicurezza e l'incolumità degli utenti. La presenza del passaggio era certamente nota ..." e, "quanto alla pericolosità dell'attraversamento, questa risulta evidente dalle fotografie scattate sia al momento dell'incidente..., quanto da quelle scattate alcuni giorni dopo ... L'alveo del torrente non era infatti visibile, per la presenza della neve ...".


Alla stregua di tali circostanze e considerazioni, il giudice riteneva comprovate le colpose condotte omissive contestate agli imputati e la loro conseguente responsabilità nella determinazione dell'evento.
I motivi di impugnazione della sentenza di primo grado Avverso tale sentenza hanno proposto ricorsi distinti tutti gli imputati condannati.
Viene premesso che, "nel caso che ci interessa,  l'evento dannoso si è verificato in seguito ad una omissione relativa alla mancanza di segnalazioni o accorgimenti che indicassero la presenza di un c.d. pericolo tipico - piccolo corso d'acqua denominato (OMISSIS)". Assumono, quindi, che, in relazione al suddetto pericolo, la Cassazione ha ripetutamente affermato che il gestore degli impianti è tenuto a garantire la sicurezza della pista attraverso la costante battitura e la continua manutenzione ... deve dunque trattarsi di sicurezza interna alla pista, non assoluta, in quanto lo sci è attività sportiva e si svolge in uno scenario naturale comunque pericoloso.
Ne consegue che la protezione dello sciatore cessa ai bordi della pista, specie quando questa sia sufficientemente larga - come la parte (OMISSIS) - da consentire di percorrerla in sicurezza. La Corte di Cassazione ha escluso che sia obbligo del gestore impacchettare con reti tutto il percorso della pista per segnalare i pericoli esterni tipici quale ad esempio un corso d'acqua. Precisano inoltre che "il Giudice di pace fa riferimento all'attraversamento quando la stessa persona offesa ha escluso di averlo utilizzato. Il pericolo da prevenire, oggetto della posizione di garanzia, è quello interno alla pista"; quindi,"manca il nesso causale tra evento e condotta (omissione) nei confronti dei ricorrenti, visto e considerato che la persona offesa proveniva da una pista - la "(OMISSIS)" di altra società - sull'altra sponda del torrente "(OMISSIS)", dove la competenza di segnali, palinature e qualunque altro accorgimento di segnalazione di pericolo sarebbe stato di sua competenza.
Viene inoltre contestato che il giudice "ha ... inspiegabilmente ignorato e disatteso" il disposto della L. 24 dicembre 2003, n. 363, art. 17, non avendo rilevato che l'incidente si era verificato fuori pista.
Tale articolo prevede infatti che "il concessionario e il gestore degli impianti di risalita non sono responsabili degli incidenti che possono verificarsi nei percorsi fuori pista serviti dagli impianti medesimi".
La decisione della Corte di Cassazione I motivi di impugnazione sono stati considerati privi di fondamento e sono stati rigettati.
Tutti gli imputati hanno sostanzialmente incentrato le loro tesi sulla circostanza secondo cui – come visto sopra – il luogo in cui è avvenuto l'incidente sciistico non era ricompreso nel percorso della pista riservata agli sciatori ed era perciò un "fuori pista", sicchè non vi era alcun obbligo per gli imputati di curare "la protezione dello sciatore" o "segnalare pericoli esterni". Tale circostanza medesima è stata oggetto di puntuale disamina da parte del giudice che è giunto a conclusioni opposte.
Il giudice di merito ha infatti ricordato e rilevato che "sul luogo c'è un attraversamento di un torrente ... che collega due piste da sci...; il raccordo ... collegava due piste ...; l'attraversamento era stato creato dai battitori.
Il passaggio ... faceva da collegamento fra la pista "(OMISSIS)" e l'impianto sciistico dell'alttra società.
E ancora l'attraversamento era stato fatto da alcuni giorni mediante lo spianamento della neve. L'attraversamento si era formato passando diverse volte in quel punto; ... nel mese di marzo era necessario passare tutti i giorni, per la battitura quotidiana delle piste ...; a monte ed a valle dell'attraversamento c'è l'alveo del torrente ...; risulta provata l'esistenza di un passaggio sul torrente ..., attraverso il quale era possibile per gli sciatori passare dall'area sciabile gestita da una
società, ovvero dalla pista "(OMISSIS)", all'area sciabile gestita da altra società, ovvero alla pista "(OMISSIS)" ...". Da tali accertate e riferite circostanze, del tutto logicamente il giudice del merito ha conclusivamente ritenuto che "risulta evidente trattarsi di un attraversamento "battuto", sia dai battipista che dagli sciatori che vi transitavano e tale, quindi, da non poter essere considerato quale percorso "fuori pista" ...".
Accertato, dunque, che quell'attraversamento riguardava il collegamento tra le due piste ("il passaggio ... faceva da collegamento fra la pista "(OMISSIS)" e l'impianto sciistico dell'altra società), ed era usato e percorso dagli sciatori che quelle piste frequentavano, scaturisce da tanto la insussistenza di una situazione riconducibile alla previsione della L. 24 dicembre 2003, n. 363, art. 17.
Agli imputati facevano capo, quindi, gli obblighi prescritti dalla citata legge, artt. 3 e 7, obblighi che, nella specie, si è accertato essere stati disattesi ed inottemperati, essendo stato quel passaggio lasciato nelle rappresentate condizioni di pericolosità non affatto segnalate in alcun modo e non diversamente affrancate, tale situazione essendosi posta, poi, in imprescindibile nesso di relazione causale con l'evento prodottosi.
La sentenza è una delle prime, se non la prima della Corte di Cassazione, che si sofferma sulla corretta interpretazione del dettato normativo di cui alla legge sulla sicurezza n.363/2003.
Nello specifico è interessante considerare come, dalla ricostruzione dello stato dei luoghi e della dinamica dell'incidente, soprattutto la prima, molto dettagliata, la Corte di legittimità sia giunta a disattendere l'applicazione dell'art.17.
Accertata nell'istruttoria dibattimentale la possibilità abituale degli sciatori di utilizzare quel collegamento per passare da un comprensorio ad un altro, si era generata una situazione di"affidamento" dell'utente nei confronti della società di gestione.
La conformazione dei luoghi poteva lasciare intendere che quel percorso, in sé fuori pista, potesse essere considerato una vera e propria variante, un collegamento al quale si estende la posizione di garanzia del gestore con conseguente insorgenza di responsabilità.
Approfondiremo ulteriormente il principio del cosiddetto "affidamento" in quanto posto a fondamento di altre decisioni in materia di infortunistica sciatoria.
La posizione di garanzia che il gestore assume durante l'apertura di piste e impianti è infatti molto delicata con riferimento all'obbligo – da valutare caso per caso – di porre in essere ogni cautela per prevenire i pericoli, anche esterni alla pista, ai quali lo sciatore può andare incontro in caso di uscita dalla pista medesima.

 

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