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Assemblea ANEF 2018 - MontagnaOnline.com
Assemblea ANEF 2018

Assemblea ANEF 2018

Category: Portfolio Created: Martedì, 15 Maggio 2018 12:13 Hits: 303
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Rieleggendo dopo quattro anni alla presidenza Valeria Ghezzi, l’assemblea dell’Associazione Nazionale Esercenti Funiviari, riunita a Riva del Garda (Trento) il 10 e l’11 maggio, non ha soltanto confermato la fiducia ad  una imprenditrice che ha ottenuto ottimi risultati nella gestione dell’organismo di rappresentanza della categoria ma ne ha sposato la linea operativa che vuole riaffermare la centralità dell’impresa funiviara nell’economia del turismo montano e nel benessere delle comunità locali. Dopo aver proceduto all’approvazione del bilancio e al rinnovo delle cariche interne, non a caso il tema scelto per la sezione pubblica dell’evento era «Il turismo: l’industria al centro dell’economia e delle comunità di montagna».  Attraverso una serie di contributi visivi, di molte testimonianze e di interventi effettuati durante una tavola rotonda condotta dal telecronista Davide Labate, sono emerse tutte le problematiche che investono il settore e che devono essere lo stimolo per  rilanciare la funzione cruciale dell’attività delle imprese impiantistiche nel quadro di una visione che individua nella sostenibilità ambientale un irrinunciabile valore


I componenti della tavola rotonda: da destra Maurizio Dallocchio (Bocconi University  Professor of Finance); Francesco Bosco (Presidente Anef Trentino); Paolo Angelini (Capo della delegazione italiana in Convenzione delle Alpi); Michele Dallapiccola (Assessore all'Agricoltura, Turismo, Foreste e Promozione della Provincia Autonoma di Trento); Giorgio Palmucci (Presidente dell'Associazione Italiana ConfindustriaAlberghi); Davide Labate (Giornalista e conduttore RAI); Valeria Ghezzi (Presidente ANEF); Savina Confaloni (Giornalista conduttrice televisiva)

Tutti gli uomini del presidente

L’assemblea dell’ANEF si è svolta in un clima di generale ottimismo: nel 2018 è cresciuto il numero delle aziende associate e l’esercizio si è chiuso con unsignificativo utile confermando anche quest’anno un trend positivo che evidenzia la buona salute del settore. La  presidente Valeria Ghezzi sarà coadiuvata nei prossimi quattro anni da un Consiglio Generale composto dal Past President, dai presidenti delle sezioni territoriali di ANEF e dai compopnenti eletti dall’assemblea dei soci.
Ecco l’organigramma completo dell’Associazione uscito dall’assemblea di Riva del Garda:

CONSIGLIO GENERALE
Presidente: Valeria Ghezzi
Past President: Sandro Lazzari
Presidenti delle sezioni territoriali di ANEF (componenti di diritto): Ferruccio Fournier (Valle d’Aosta), Massimo Fossati (Lombardia), Fracnesco Bosco (Trentino), Helmut Sartori (Alto Adige), Renzo Minella (Veneto), Marco Tullio Petrangeloo (Friuli Venezia Giulia), Rolando Galli (Toscana)
Componenti eletti dall’assemblea dei soci in rappresentanza delle diverse sezioni territoriali: Paolo Cappadozzi, Danilo Chatrian, Diego De Battista, Daniele Dezulian, Cristian Gasperi, Corrado Giordano, Luca Guadagnini, Alessandro Mottinelli, Elmar Pichler Rolle, matthias Prugger, Marco Rocca, Andrea Varallo

Componente eletto dall’Assemblea dei soci in rappresentanza delle società non aderenti a sezioni territoriali:
Leopoldo Provenzali (S.E.T. Società Elbana Trasporti SpA)
Componenti scelti direttamente dalla presidenza:
Elvio Antoniacomi (Friuli Venezia Giulia)
ed Enrico Ghezze (Veneto)
I tre vicepresidenti previsti dallo statuto saranno scelti all’interno del Consiglio Generale

CONSIGLIO DEI REVISORI CONTABILI
Componenti effettivi: Marco Razza, marco Lucat,Markus Haller
Componenti supplenti: Pietro Morassi, Enrico Vaninetti

COLLEGIO DEI PROBIVIRI
Stefano Lucchini, Franz Perathoner, Fabio Peri, Roberto Serafini, Giovanni Valle







La conferma di Valeria Ghezzi alla presidenza dell’Associazione Nazionale Esercenti Funiviari ha  avuto il tono di un democratico plebiscito, la forza dell’unanimità, il sapore di un’acclamazione.  L’assemblea dell’organismo che riunisce oltre il 90% dei 1500 impianti funiviari italiani, circa 400 aziende impiantistiche  tra le Alpi e gli Appennini che danno lavoro a 12 mila addetti tra fissi e stagionali, fatturano in proprio circa 900 milioni di Euro e sono il motore principale di un comparto economico (il turismo invernale) che vale circa dieci miliardi di Euro, ha affidato per la seconda volta la propria guida alla signora milanese cresciuta con la passione per la montagna e titolare delle Funivie e Seggiovie San Martino Spa., con un mandato quadriennale legittimato da una  rappresentanza altissima degli affiliati e da un consenso che (in altri contesti…), si potrebbe dire «bulgaro». A Riva del Garda,  presso il bellissimo Hotel Du Lac e du Parc, nelle giornate del 10 e 11 maggio quella che era stata scelta come una scommessa si è confermata una forte realtà, una leadership autorevole e unanimemente legittimata.  Valeria Ghezzi era stata eletta  alla presidenza dell’ANEF nel 2014 durante la traumatica assemblea di Bolzano segnata dalla dolorosa scissione che ha dato vita a Federfuni con lo scopo dichiarato di contestare la supremazia dei grandi comprensori e rappresentare le istanze delle realtà più fragili nel culmine della crisi economica del Paese e alle prese con le carestie dell’innevamento naturale. Lei, titolare di un’impresa funiviaria di medio-piccole dimensioni, subentrava al regno ventennale di Sandro Lazzari, componente di spicco del più nobile Gotha dell’imprenditoria funiviaria italiana, quello a cui si erano ribellati gli scissionisti di Federfuni. Lei era un punto interrogativo sospeso su una situazione critica e mai vissuta prima dall’Associazione fondata nel 1987 affiliata a Confindustria. Doveva compattare e rilanciare; doveva indicare le prospettive di un futuro problematico e cercare di  rimarginare la ferita della scissione non tanto dolorosa sul piano numerico e contabile quanto sul piano «politico».  Quattro anni dopo la ferita non è ancora (del tutto…) rimarginata ma il bilancio operativo del primo mandato di presidenza è fortemente in attivo. Valeria Ghezzi ha rinforzato l’organizzazione interna al centro e valorizzato le associazioni locali in periferia seguendo il comandamento e la volontà di «fare squadra»; ha qualificato il ruolo centrale dell’Associazione nel quadro dell’economia legata al turismo invernale; ha affrontato con forza e coraggio il tema della sostenibilità ambientale conducendo una battaglia culturale di valore che, nei confronti dell’opinione pubblica, ha ribaltato il senso di una problematica tradizionalmente ostica da pregiudizio negativo in virtuosa prospettiva di sviluppo; ha firmato con il Ministero dell’Ambiente la «Carta di Cortina»; ha saputo tessere rapporti proficui con la politica e ottenere risultati utili per la categoria come l’abolizione del concetto di «fine vita»,  l’assimilazione degli impianti di risalita alla categoria degli «imbullonati» e quindi l’esenzione dall’IMU, la firma del contratto di lavoro nazionale che, a suo tempo, era stato il «casus belli» dei primi mal di pancia interni che avrebbero portato allo scisma di Federfuni. Quattro anni dopo la signora Ghezzi ha raccolto con merito quello che ha seminato con serena determinazione. Candidata unica, è stata rieletta o, è forse meglio dire, «incoronata» nella giornata del 10 maggio nella sezione riservata dell’Assemblea durante la quale è stato anche approvato il bilancio dell’Associazione e si è vissuto il momento istituzionale di relazione con le molte aziende del settore che supportano l’organismo, un altro piccolo gioiello di risultato passato in eredità dal primo al secondo mandato.

Il saluto degli atleti FISI e FISIP, messaggeri vincenti della montagna
La sostanziale se non formale «acclamazione» del primo giorno dei lavori ha introdotto la seconda giornata «pubblica», centrata sul tema dal titolo «Il turismo: industria al centro dell’economia e delle comunità di montagna». Per svolgerlo, la confermatissima presidentessa (o il confermatissimo presidente?) ha scelto di riunciare alla «solita» relazione ufficiale da leggere «ex cathedra» ma di proporre all’assemblea una serie di realtà concrete rappresentate in video da altrettante «case histories» sulle quali interloquire con la giornalista Savina Confaloni. La sala Magnolia dell’Hotel du Lac e du Parc di Riva Del Garda si è quindi trasformata in un «cineforum» da cui emergevano una dopo l’altra, con immagini, testimonianze, commenti, tutte le ragioni che affermano e confermano la centralità dell’impresa funiviaria quale fulcro indispensabile per lo sviluppo dei territori e delle comunità montane contro lo spopolamento, l’abbandono e il degrado delle valli alpine ed appenniniche. Prima di cominciare, però, è stato particolarmente gradito il saluto arrivato da una delegazione di atleti della FISI (tra i quali Stefano Gross, Chiara Costazza, Verena Stuffer) e della FISIP guidata da Tiziana Nasi, presidente dalla Federazione degli atleti disabili che ha mietuto trionfi e medaglie alle recenti Olimpiadi paralimpiche di PyeongChang, in Corea. Assenti giustificati i componenti della coppia plurimedagliata (due ori, un argento, un bronzo) composta da Giacomo Bertagnolli e Fabrizio Casal (categoria ipovedenti) «perché – ha sentenziato Tiziana Nasi – stanno preparando gli esami e devono studiare»; presente la medaglia d’argento dello snowboardcross Manuel Pozzerle che, come gli altri, «rappresentano – ha commentato Valeria Ghezzi – il nostro orgoglio e sono per lo sci, la montagna, gli impiantisti uno straordinario successo di marketing perché con i loro successi hanno riportato lo sci in prima pagina».

La Provincia di Trento in prima linea nel supporto alle economie dei territori
Ugo Rossi, presidente della Provincia di Trento, è comparso in un video  per salutare l’assemblea, trattenuto fisicamente a Trento dalla oceanica adunata nazionale degli alpini ma idealmente presente a Riva del Garda con un intervento che ha ribadito la volontà di  continuare nella collaborazione tra l’ente locale trentino e gli impiantisti funiviari per sostenere un settore di straordinaria importanza per l’economia. Lo sci e il turismo invernale, ha detto Rossi, hanno rigenerato interi territori dando loro benessere e prospettive di uno sviluppo che deve proporre un’offerta rispettosa dell’ambiente, sostenibile, senza contrapposizioni ideologiche ma aperta all’integrazione con altri modelli a cominciare da quello del turismo estivo. L’obiettivo comune è garantire uno sviluppo equilibrato, combattere lo spopolamento, attrarre investimenti, alimentare la filiera turistica che consente valorizzazione dei territori e delle loro comunità. Rossi non ha mancato di sottolineare che la Provincia è vicina però anche a località che non dispongono o hanno dovuto rinunciare alla risorsa impiantistica e  vogliono rigenerarsi e reinventarsi senza impianti di risalita. Dopo gli interventi di Fabio Croccolo di Confindustria Trento e di Vittorio Zamparelli della Polizia di Stato, ha preso la parola Valeria Ghezzi per  tracciare un bilancio  del suo primo mandato, per dire con quale spirito affronti il secondo, per delineare il quadro degli impegni da assumere per precisare il ruolo degli impiantisti. La squadra affiatata che si è formata nell’Associazione lavorerà con tutti gli altri soggetti operanti nel turismo dentro la cornice dall’ambiente montano «che è il nostro prodotto – ha detto la Ghezzi – quella montagna da valorizzare, dalla quale allontanare il rischio dello spopolamento che coinvolge più gli Appennini delle Alpi e che è un problema di tutti». Gli impianti a fune sono il mezzo per tenere viva la montagna; gli impianti a fune generano economia; gli impianti a fune non sono nemici ma i primi alleati delle comunità locali «La qualità dell’offerta turistica di una località potrà essere più elevata quanto più la qualità di vita di chi ci vive è alta», ha affermato  la presidente rivolgendosi in particolare a chi conduce sottotraccia una battaglia ideologica contro gli impianti a fune accusati di deturpare l’ambiente e «corrompere» culture e tradizioni locali «Nessuno di noi, né in Trentino né sulle Alpi e sugli Appennini coltiva il pensiero di replicare in montagna modelli comportamentali e tradizionali di pianura e di città. Leggere questo dubbio sui giornali mi ha fatto arrabbiare perché è infondato. Noi vogliamo tenere la montagna viva e abitata rispettando e valorizzando la sua natura e la sua gente»

«Case histories» da alcune località per testimoniare il ruolo delle funi
La sequenza dei filmati relativi ad alcune «case histories» di montagna si è aperta con un servizio del giornalista Massimo Mignanelli su San Simone di Valleve in Val Brembana. dove gli impianti di risalita sono chiusi da vent’anni e dove le testimonianze raccontano di un processo di abbandono senza fine. Dove arrivavano 3000 persone  al giorno per sciare oggi ne arrivano non più di 300. Il volano produttivo si è fermato, i locali si sono chiusi. Gli impianti sono il cuore pulsante delle terre alte e possono generare un indotto pari ad almeno 7 volte il suo valore in termini di occupazione; al tempo stesso, sono un mezzo di trasporto affinché la montagna sia di tutti e per tutti.
Se si fermano, l’intera filiera turistica collassa, proprio come è avvenuto a San Simone. In Val di Gresta, a circa 25 km da Trento, il primo skilift era stato installato nel 1968, l’ultimo impianto è stato smantellato nel 1996. Parliamo di una località di quota limitata che per il suo posizionamento geografico esposto all’influenza del Lago di Garda ha sofferto più di altre il crollo delle precipitazioni naturali e ha dovuto rinunciare alla vocazione sciistica per cercare di riciclarsi e rigenerarsi in un altro modello turistico. Considerata «l’orto biologico del Trentino», oggi il turismo locale vive in estate, con percorsi bike e trekking che però non sono facilmente praticabili perché la municipalità da sola non può assicurare il mantenimento della rete dei sentieri.  Su questo filmato la Ghezzi si è chiesta e ha chiesto se esistono alternative veramente valide al traino degli impianti di risalita per garantire una economia locale vivace e produttiva.
Ai due esempi che hanno fatto riflettere sulle conseguenze dell’assenza di impianti di risalita, sono seguiti casi di località in cui gli impianti a fune hanno salvato situazioni critiche o, addirittura, hanno spalancato le porte ad uno sviluppo economico straordinario. A Passo Rolle, dicono le testimonianze, negli anni d’oro arrivavano 30/40 pullmann ogni domenica, c’erano file di macchine, code agli impianti. Quegli impianti che sono rimasti chiusi praticamente per due inverni a seguito di vicende legate alla società di gestione e alla pressione di una campagna d’opinione che predicava la «deimpiantizzazione» del Passo prima che venissero riaperti la stagione scorsa con riscontri immediati. «Il Passo dava un senso di abbandono e di degrado», ha ricordato la Ghezzi che ha partecipato al rilancio di Passo Rolle, che ha puntato su un potenziamento delle sue strutture (in particolare l’innevamento programmato) e ora spinge per realizzare un progetto sognato da anni, vale a dire il collegamento integrato con la «sua» San Martino di Castrozza. Un collegamento che «s’ha da fare», perché lo sci resta il traino principale del turismo invernale e sarebbe un delitto non moltiplicare con un collegamento le risorse sportive della località.

Gli impianti di risalita come volano di progresso economico e sociale
Se tra Passo Rolle e San Martino la situazione è ancora in divenire, in Val Pusteria, nel Comprensorio Drei Zinnen Dolomites, il collegamento tra il Monte Elmo e la Croda Rossa realizzato solo quattro anni fa può già festeggiare i numeri di un trionfo.
Un investimento costato 40 milioni di Euro ha portato a una crescita del fatturato del 72% e un aumento di primi ingressi del 30% ma ha anche modificato l’attitudine degli imprenditori, che hanno creato lavoro e nuove opportunità. Tutto il tessuto economico ora risulta più vitale e dinamico, in un territorio (tra Sesto, San Candido, Dobbiaco, Villabassa e Braies) dove il 68% degli abitanti lavora nel turismo. Anche chi inizialmente avversava il progetto si è ricreduto, dal momento che i benefici si sono rivelati anche superiori alle più ottimistiche previsioni. Perfino un ambientalista come Hans Peter Holzer, all’inizio scettico per non dire ostile al progetto, ha dovuto ricredersi e nella testimonianza che ha rilasciato ha dovuto ammettere che «non mi aspettavo un ritorno così positivo per il nostro territorio».  Infatti anche i contadini sono contenti e soddisfatti perché la crescita del turismo ha dato impulso anche al commercio dei prodotti agricoli locali. «È così – ha commentato Valeria – dove ci sono investimenti non solo si scongiurano il degrado e l’abbandono ma si attiva un circolo virtuoso che connette il turismo con l’agricoltura, l’impianto con la natura e l’ambiente. Le funivie non inquinano, occupano pochissimo spazio dei territori, connettono le valli, mettono in circolo risorse economiche ed umane». Altro esempio di quanto possa crescere una località affidandosi alla crescita delle potenzialità di trasporto degli impianti a fune è dato dal collegamento tra Pontedilegno e il Passo del Tonale, un sogno realizzato con la cabinovia che collega le due skiarea da quando è entrata in funzione nell’inverno del 2006/07, frutto di un investimento di 60 milioni di Euro realizzato con una parternship tra privati ed enti pubblici. Una località che stava respirando l’aria del declino si è definitivamente rilanciata e poi non si è fermata, riqualificando nel 2016 il Ghiacciaio del Presena con una nuova funivia ed ora progettando un impianto termale da 25 milioni di Euro a Pontedilegno. La lezione che viene da qui è la necessità di fare sistema e di credere nel valore di moltiplicatore di opportunità che hanno i collegamenti. Migliorando e perfezionando costantemente l’offerta si possono affrontare e superare anche momenti critici come quei tre anni avari di neve naturale che hanno preceduto l’ultima stagione veramente benedetta dalle precipitazioni dal cielo. «Una risposta ai cambiamenti climatici c’è – ha detto la Ghezzi – ed è l’innevamento programmato che sta costantemente migliorando le sue performances. Con questa risorsa a cui non possiamo e non dobbiamo rinunciare il turismo invernale ha sempre tenuto. Non abbiamo mai licenziato nessuno e abbiamo consentito di lavorare a tutti i soggetti della filiera». 

Una tavola rotonda per parlare di argomenti…molto quadrati
Conclusa la carrellata sulle «case histories» ottimamente realizzata per offrire emblematici spunti di valutazione e di riflessione, l’assemblea ha vissuto la seconda parte del progrmma incentrata su una tavola rotonda condotta da Davide Labate, «voce» dello sci  nelle telecronache della RAI oltreché ottimo sciatore, che ha «provocato» i suoi ospiti sull’industria del turismo al centro dell’economia e delle comunità di montagna.
Michele Dallapiccola, assessore all’agricoltura, turismo foreste e promozione della Provincia di Trento, ha sottolineato l’importanza di sostenere la cultura d’impresa che possa esprimere le sue potenzialità in un contesto regolato dall’ente pubblico chiamato a valutare vocazioni locali di diversa natura, a fare investimenti giusti nei luoghi giusti, a coordinare l’impegno pubblico con l’impegno privato.
Luca Cetara, funzionario del Ministero dell’Ambiente e membro della delegazione italiana all’interno della Convenzione delle Alpi, ha parlato dell’organizzazione che raccoglie otto Paesi del territorio transfrontaliero della regione alpina e li indirizza su tematiche cruciali quale il turismo sostenibile, la green economy quale modello di sviluppo delle aree alpine, i cambiamenti climatici che in montagna richiedono adattamento. Firmata nel 2016, la «Carta di Cortina» che indica la strada di uno sviluppo ecosostenibile all’economia del turismo invernale trainata dall’attività impiantistica è stata un passo importante per precisare il migliore modello di sviluppo possibile della montagna che è diverso da quello di altre zone.  La montagna custodisce una serie di capitali naturali e umani propri che vanno tutelati e valorizzati con modelli di turismo che possono essere diversi (in Baviera il turismo termale vale più di quello trainato dallo sci) ma non devono corrompere il patrimonio in cui si sviluppano.
Maurizio Dallocchio, professore di finanza alla Bocconi di Milano e grande appassionato di montagna e di sci,  ha parlato del rischio d’impresa nell’imprenditoria funiviaria e del rapporto con l’indotto che produce. Può sembrare un’attività diseconomica se si calcola che un euro di investimento in un impianto di irisalita produce un euro di reddito proprio ma produce un valore moltiplicato. Un impianto di risalita genera mediamente fatturati indotti di circa 3 milioni di Euro e questo deve fare riflettere su una funzione imprenditoriale fondamentale per le economie territoriali. Dallocchio vede in una partnership sempre più stretta tra pubblico e privato la vera soluzione per garantire nello stesso tempo la sicurezza dell’investimento privato e il ritorno pubblico. A questo, per assicurare la redditività delle imprese,  è necessario aggiungere l’attenzione verso i flussi internazionali, il perfezionamento della comunicazione e lo sforzo a mantenere attivi gli impianti  anche oltre la stagione invernale per incentivarne l’utilizzo  anche durante le cosiddette «stagioni morte».
Giorgio Palmucci, presidente dell’Associazione Italiana Confindustria Alberghi che riunisce più di 2500 alberghi in Italia ha evidenziato «come la competitività, come ricerca di qualità e di innovazione, sia un fenomeno che non deve intimorire ma stimolare, in quanto avvantaggia tutti. Lavoriamo in una rete, siamo tutti interdipendenti». Valtellinese, molto legato alla montagna, Palmucci ha riconosciuto onestamente che è bello parlare di fare sistema ma poi bisogna realizzare l’idea con atteggiamenti concreti e che tra gli stessi albergatori si fa fatica a raggiungere questo obiettivo. Con un dialogo franco e proficuo bisogna lavorare per coordinarsi, per  eliminare ad esempio certe sconnessioni tra aperture e chiusure tra impianti e i diversi esercizi di accoglienza di una località per evitare che il turista si trovi con gli impianti funzionanti ma senza un albergo dove dormire o un bar dove mangiare un panino. Ultima considerazione sul rapporto tra turismo invernale e scuola, ancora immaturo in Italia al contrario di altri Paesi come la Francia dove le «semaines ecolaires» sono una consuetudine ormai da molti anni.

L’ultimo intervento, ideale per chiudere e rilanciare
L’ultimo intervento di Francesco Bosco, presidente di ANEF Trentino e direttore delle Funivie Campiglio SpA, è stato orientato all’inizio dal moderatore Labate sul rapporto tra le località e le attività sportive, allenamenti e gare di sci club in particolare, alla luce delle presunte resistenze a chiudere piste per concederle all’attività agonistica.  Bosco ha ammesso che in alcune località (le più piccole ma non le più grandi e attrezzate) il problema esiste ma che le reistenze arrivano spesso più che dai dirigenti delle società di gestione degli impianti dagli stessi sciatori amatoriali che non vedono di buon occhio la chusura della loro pista del cuore in occasione di qualche appuntamento agonistico. Dall’alto della sua esperienza e della sua competenza, Bosco ha poi voluto sciogliere alcuni nodi che legano pregiudizi e ignoranza nella valutazione dell’attività impiantistica. La porzione di territorio occupata dagli impianti di risalita e dalle piste da sci è minimale, pari allo 0,27% in provincia di Trento;  l’innevamento programmato non inquina e anch’esso utilizza quote minimali delle risorse idriche di un territorio. Inoltre «non consumiamo acqua ma la trasformiamo in neve di altissima qualità che garantisce la sciabilità delle piste e poi ritorna alla terra».  Certo ambientalismo cieco e miope non vuole vedere l’utilità  e la giustezza di certe iniziative del mondo impiantistico. A Campiglio il lago artificiale Montagnoli  capace di 200 mila metri cubi d’acqua, realizzato con un investimento di otto milioni di Euro dopo 11 anni di progettazione per fornire la risorsa idrica sicura e indispensabile al processo dell’innevamento tecnico, è diventato un’attrazione, una apprezzatissima risorsa turistica. Altra considerazione: dove ci sono gli impianti di risalita non c’è dissesto idrogeologico, le piste diventano spazi tagliafuoco contro gli incendi,  l’ambiente è tutelato perché, per tornare al pensiero con cui Valeria Ghezzi aveva aperto i lavori dell’assemblea che l’ha confermata alla presidenza, «la montagna deve essere vissuta grazie ad una economia sana e senza un ambiente curato oggi non si può fare turismo».