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Editoriale pM 137 - MontagnaOnline.com

Editoriale pM 137

Category: Portfolio Created: Mercoledì, 15 Giugno 2016 13:55 Hits: 699
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L’inverno thrilling e le sfide da vincere

Nel complesso si è chiusa positivamente una stagione avviata con una drammatica siccità che ha messo a dura prova molte località ma al tempo stesso ha rilanciato l’impegno a  combattere per mantenere viva l’economia della montagna bianca


di Roberto Binda

Poteva finire peggio. Invece tra luci e ombre, tra le consuete distinzioni legate a  specifiche circostanze locali di chi vede il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto, si può dire che la stagione invernale 2015/16 si sia chiusa per il comparto economico del turismo invernale meno peggio di quanto lasciasse  temere il suo inizio allarmante, con quei due mesi di novembre e dicembre totalmente «asciutti», senza precipitazioni nevose.  L’hanno salvata prima gli investimenti ingenti compiuti dai gestori delle  imprese impiantistiche nell’innevamento tecnico e poi…il buon Dio che da febbraio ha finalmente liberato la neve naturale dal suo cielo e ha dispensato la possibilità di una chiusura propizia e di una Pasqua «bassa» quasi da record.  Ma tra il prima e il poi  c’è sicuramente chi ha pagato più di altri in termini di presenze, accessi, e fatturati; tra il prima e il poi c’è il gap tra le località che dispongono di quote elevate e di risorse per investimenti milionari e le località di quote medio-basse e di mezzi limitati. È questo, la tutela delle realtà più piccole e meno forti,  uno dei temi  su cui potrebbero tentare di ritrovarsi e di riprendersi l’ANEF e Federfuni sanando la ferita della loro divisione. I problemi ci sono per tutti, «ricchi» e «poveri». Pare, guarda caso, che l’andamento climatico sia ormai orientato  a propinare qualsiasi scherzo salvo che tornare alle certezze di un passato di anno in anno sempre più lontano; pare che voglia proporre sempre più spesso, ad esempio, inverni capovolti, con la neve naturale che cade dopo anziché prima. È certo comunque che con questo clima, senza disporre della possibilità di innevare artificialmente le piste non esiste più la sicurezza della convenienza di gestione delle società degli impianti e il processo di selezione naturale tra le stazioni sciistiche rischia di accentuarsi.  In quei  due mesi di novembre e dicembre, le strisce bianche dell’innevamento tecnico  stese nel panorama brullo di montagne spoglie sono state la salvezza di chi ha saputo e potuto permettersele e nello stesso tempo hanno efficacemente rappresentato la sfida a cui è chiamata oggi l’economia della montagna bianca e del turismo invernale trainato dallo sci per garantirsi il futuro.  In quell’immagine così emblematica c’è la tecnologia della ricerca per poter produrre neve anche in condizioni climatiche difficili e a temperature critiche; c’è la volontà ferrea di non arrendersi alle incognite del clima nello sforzo di mantenere viva un’attività imprenditoriale che alimenta le economie di tanti territori tra le Alpi e gli  Appennini producendo attività indotte e benessere. Ma servono investimenti sempre più onerosi, privati e pubblici, a fronte di un’utenza che non fa più sconti, che vuole essere coccolata con piste sempre perfette battute da «gatti» sempre più futuristici dotati di sistemi satellitari, con impianti di risalita sempre più moderni, con seggiovie dalle seggiole che non stonerebbero in un elegante salotto, e poi con offerte sempre più sofisticate per il doposci, la sera, il wellness, le spa. Un’utenza capricciosa e volubile che arriccia il naso e decide di stare a casa se sullo smartphone compare qualche nuvola nel sito preferito di previsioni meteo.  Il mercato del turismo invernale diventa sempre più difficile ma è anche questo il bello della sfida: alzare l’asticella, migliorare la qualità dell’offerta. Vivere  in positivo  la crisi,  parola che non a caso ha nella sua radice etimologica greca i significati di mutamento, scelta. Bisogna cambiare, bisogna scegliere per fare della crisi una opportunità di crescita selezionando gli obiettivi, pensando al futuro, agli equilibri ecologici, ai risparmi energetici, alle modalità migliori per comunicare il messaggio della montagna bianca e della montagna tout-court al mondo.  Ad esempio, l’inverno è importante, fondamentale e ancora ampiamente dominante sul piano commerciale; ma c’è l’estate da valorizzare meglio. E da questo punto di vista è stata coraggiosa l’iniziativa di Prowinter, la fiera di Bolzano,  di inserire un vasto spazio riservato alla bicicletta nel suo programma espositivo. Di prospettive di sviluppo si è parlato a Mountain Planet, il salone di Grenoble che è un’autentica piattaforma di respiro internazionale da cui valutare come e quanto i margini di crescita del mercato del turismo in montagna nel mondo e delle attività industriali connesse siano ancora vasti, pensando alla Cina, pensando alla Russia.   A proposito di Russia e di russi: l’utenza straniera nelle stazioni invernali italiane ha toccato in alcuni casi il 40% delle presenze; l’utenza straniera è una risorsa fondamentale per l’inverno italiano ma perché dà segni di ristagno l’utenza italiana?  Se l’è chiesto l’indagine «Gli Italiani e la montagna» condotta da Ludovico Mannheimer i cui risultati sono stati esposti durante i lavori dell’assemblea annuale che l’ANEF quest’anno ha organizzato a Courmayeur e durante la quale è stato firmato il contratto nazionale di lavoro per i circa 11 mila addetti delle imprese funiviarie. È saltato fuori che non bisogna sedersi sugli gli allori, ma bisogna darsi da fare, cercare strade nuove, comunicare e «vendere» meglio il prodotto perché niente è più scontato. Nemmeno la neve

 

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