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Il fenomeno noleggio alla lente d’ingrandimento - MontagnaOnline.com

Il fenomeno noleggio alla lente d’ingrandimento

Category: Portfolio Created: Lunedì, 14 Maggio 2018 08:56 Hits: 376
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Il «laboratorio di ricerca» attivato da Prowinter e coordinato da Alfredo Tradati ha organizzato durante le giornate della fiera di Bolzano il «1° Ski Rental Summit», un convegno dove per la prima volta si è  presentato un censimento ragionato dell’attività che sta cambiando il mercato dell’attrezzatura tecnica per gli sport invernali, frutto di un’indagine compiuta tra gli oltre 800 noleggiatori che operano in Italia. Ne è emersa una articolata trattazione  che ha toccato le molte e diverse problematiche del settore e ha comunque messo in luce come il noleggio sia ormai diventato un comparto importante non soltanto sul piano commerciale ma anche quale componente sempre più rilevante e qualificante nel sistema di accoglienza delle località turistiche invernali

Alfredo Tradati
Andrea Macchiavelli
Andrea Formento
Gerhard Gostner
Simone Patat

Il noleggio, questo sconosciuto? Si può dire, perché il fenomeno che da anni ormai sta cambiando il mercato dell’attrezzatura tecnica e il costume degli sciatori non è ancora stato messo perfettamente a fuoco, razionalizzato, compreso. È cresciuto spontaneisticamente sulle ceneri di depositi obsoleti stipati nei retrobottega dei negozi dove vecchie attrezzature venivano buone al massimo per qualche principiante,  maschio e femmina che fosse, per qualche bambino, per qualche «cannibale» occasionale arrivato sulla soglia della virata elementare. Lo sciatore evoluto, capace di curve condotte, scodinzoli e serpentine, non si sarebbe mai sognato di avere a che fare con quella roba di quart’ordine; lo sciatore evoluto  voleva i suoi sci, personali, gelosamente esclusivi, comperati nel negozio più attrezzato e competente della sua città o della località sciistica abituale.  Ebbene, il mondo sta cambiando, il rapporto di forze nel trade si sta ribaltando.  Sotto la spinta di pionieri intraprendenti come Erwin Stricker e il suo circuito «Rent & go», con il consenso delle stesse aziende che pensavano di intravedere un proficuo mercato parallelo, l’attività di noleggio si è progressivamente e costantemente qualificata e  perfezionata proponendo non più attrezzi mediocri non molto dissimili dalla spazzatura ma prodotti di qualità avanzata e d’alta gamma, delli di sci, scarponi e attacchi per praticanti esigenti dal buono e ottimo livello tecnico che hanno cominciato a fidarsi e poi a trovare quantomai comodo e funzionale noleggiare anziché acquistare per una serie di ragioni, non ultima quella economica.  Il fenomeno noleggio, in questa nuova dimensione diciamo «di qualità», è cresciuto enormemente negli ultimi vent’anni, in una specie di percorso sotterraneo disordinato e non regolamentato ma che ha comunque creato un mercato specifico sempre più vivo, nuovi attori e nuove professionalità, figure (i noleggiatori) che sono diventate parte integrante e non secondaria nel sistema di accoglienza di una località sciistica. Un fenomeno sempre più tangibile nei fatturati delle aziende ma anche nelle quote strappate alla vendita al dettaglio con ripercussioni da valutare in termini commerciali; un fenomeno sempre più «vero» ma fino ad oggi, incredibilmente, non ancora studiato, analizzato, soppesato nella sua reale dimensione  e nelle sue diverse e complesse implicazioni con un serio lavoro di indagine.

I numeri di un setto rein costante crescita
Finalmente si è cominciato a colmare la vistosa lacuna e a costruire una conoscenza ponderata del fenomeno grazie a Prowinter, la fiera di Bolzano nata nei primi anni Novanta proprio dalle ispirazioni di Erwin Stricker sul tema del noleggio,  che ha promosso Prowinter Lab, un «laboratorio di ricerca» affidato alla competenza e all’esperienza  di Alfredo Tradati, ex allenatore, giornalista, telecronista, poliedrico uomo di montagna, di neve e di sci con una carriera ricca di multiformi attività. Da Prowinter Lab è nato quest’anno il «1° Ski Rental Summit – Verso il noleggio responsabile»,  il primo convegno dedicato  allo studio dell’attività di noleggio  vista da diverse angolazioni e nelle sue diverse, complesse implicazioni.  Tradati, che ha condotto il convegno dentro una sala comprensibilmente strapiena di addetti ai lavori,  è partito dai dati raccolti con un suo lavoro di ricerca enorme, praticamente il primo vero tentativo di censimento svolto per cercare di fotografare la realtà del noleggio oggi in Italia.  Sono dati importanti, per quanto forzatamente incompleti, che riescono a dare comunque la portata di una realtà in tumultuosa crescita. Eccone alcuni significativi. Nella sua ricerca Tradati ha  censito 851 noleggi sparsi sul territorio nazionale; in questo numero sono comprese le tipologie più diverse di operatori, dai noleggiatori più grandi e attrezzati ai tabaccai  e cartolai dei paesi di montagna. 450 di questi sono stati contattati direttamente da Tradati e 341 hanno accettato di collaborare rispondendo alle sue domande. Il 43% di loro ha nel noleggio l’attività esclusiva, il 42% abbina il noleggio alla vendita al dettaglio, il 15% è composto da  scuole sci e da altri soggetti (compresi tabaccai e cartolai…). Sono 12 i marchi di sci trattati nel noleggio. Sui 177 mila paia di sci che si stima siano stati venduti in Italia lo scorso anno, la quota distribuita dal noleggio è stata pari all’11,4% se , come sostiene la FESI (Federation of the European Sporting Goods Industry), si valutano solo i modelli prodotti esclusivamente per questa destinazione specifica, ma arriva alle 100 mila paia e quindi supera il 50% se si considerano gli stessi sci di serie che vanno al retail e che sono la maggioranza. Sui circa cinque milioni di praticanti dello sci stimati in Italia (8% della popolazione), oltre 4 milioni sono coloro che si sono rivolti al noleggio, attività che occupa 1500 addetti su una superficie complessiva dedicata di 37.500 mq (media di 106 mq. a noleggio). Sono circa 118.000 le paia di sci attualmente disponibili per il noleggio (media 442 a noleggio) che vivono di turnover variabili (dai 3 ai 7 anni) ma con una alta percentuale elevata (27%) di ricambio annuale. Aumenta la qualità dei prodotti ma aumenta anche  il livello di competenza del personale addetto al noleggio: il 75% dei titolari di noleggio consultati dicono di fare formazione, tra questi il 22% ha parlato di una formazione «esterna», il 64% di una formazione «interna», vale a dire condotta sulla base dell’esperienza del titolare; solo il 14% ha affermato di non fare formazione. «Lo studio continua, si può e si deve continuare e approndire», ha detto Tradati dopo aver snocciolato i dati raccolti, consapevole che il campione su cui ha lavorato non è esaustivo, che le altre due tipologie fondamentali di attrezzatura (scarponi e attacchi) non hanno avuto la stessa attenzione degli sci, che insomma i margini di lavoro sono ancora ampi ma che l’importante è stato cominciare.  Ma il convegno non si è certo concluso con  i numeri citati da Alfredo Tradati, anzi da lì è partito per articolarsi in quattro blocchi di discussione che hanno investito altrettanti ambiti entro i quali inquadrare e considerare questa attività. Vale a dire: lo scenario in cui il noleggio opera (le località e  il turismo invernale);  la sicurezza (responsabilità e necessità assicurative del noleggiatore); la qualità (il livello tecnico dell’ attrezzatura distribuita); la formazione (il ruolo e l’importanza della formazione professionale del noleggiatore)

Il noleggio protagonista nel «prodotto montagna» 
Lo scenario del turismo invernale si sta evolvendo,  ha detto Andrea Macchiavelli, docente di economia del turismo all’Università di Bergamo.  Il trend delle presenze turistiche nelle località di montagna è rimasto praticamente stagnante per dieci anni, dal 2004 al 2014, ma nelle ultimissime stagioni sta vivendo una consistente ripresa scandita da nuovi modelli di comportamento come la riduzione dei periodo di soggiorno e la tendenza a considerare più di quanto non si facesse in passato i periodi «fuori stagione». Lo sci resta il traino prevalente per la frequentazione della montagna in inverno ma ora giocano anche altri fattori di attrazione, come la varietà delle opportunità sportive e di svago. Il modello tradizionale di domanda e offerta si sta modificando sotto la spinta di fattori «esogeni» (clima, concorrenza di altre destinazioni) ed «endogeni». Il turista oggi cerca tante opportunità diverse, vuole provare esperienze nuove che la destinazione deve fornire. C’è una forte ricerca di emozioni che rendano protagonisti  in prima persona e c’è una aspettativa di qualità molto alta per beni e servizi erogati dalla località turistica dove si soggiorna. In questa chiave anche il ruolo dei noleggiatori diventa rilevante perché può essere un punto di riferimento e l’erogatore di un servizio qualificato che contribuisce alla valutazione che il turista dà della località in cui si è recato. Questo ruolo importante è stato sottolineato anche da Andrea Formento, presidente di Federfuni e direttore degli impianti della Val di Luce all’Abetone. Il rapporto tra impiantisti e noleggiatori in una località invernale deve essere quello di due esecutori di strumenti diversi ma nella stessa orchestra, entrambi importanti, entrambi sintonizzati sullo stesso spartito e sullo stesso impegno a dare il meglio per fare sistema, entrambi attenti a non «stonare» perché le mancanze dell’uno sarebbero risentite dall’altro.  Non ci sono più solisti, ha detto Formento,  il prodotto montagna invernale è  costruito da  tanti protagonisti diversi che insieme devono lavorare e fare lobby per rappresentarne le esigenze a tutti i livelli.

Il tema della sicurezza e della responsabilità
Sul tema della sicurezza il primo a intervenire è stato l’avvocato Gerhart Gostner, esperto delle problematiche legali connesse alla pratica degli sport invernali, che ha sottolineato come alla crescita del fenomeno noleggio testimoniato dall’indagine di Tradati debba corrispondere una crescita di consapevolezza da parte dei noleggiatori in materia di responsabilità. In assenza di una normativa che regoli il settore, il punto di riferimento-base sul piano giuridico è l’articolo 1571 del Codice Civile che tratta della «locazione», cioè del contratto tra due parti per usufruire di un bene mobile o immobile e che coinvolge il principio di responsabilità. Il noleggiatore è responsabile dell’attrezzatura che fornisce all’utente, soprattutto per quanto riguarda gli attacchi e la loro regolazione. E il noleggiatore è esposto al rischio di cause di profilo sia civile che penale qualora un infortunio sulle piste venga attribuito, dall’utente vittima dell’incidente che ha noleggiato l’attrezzatura, alla scarsa qualità degli attrezzi  forniti o alla eventuale negligenza o incompetenza con cui sono stati preparati gli stessi attrezzi (regolazione degli attacchi in primis). Per questo è ormai indispensabile che i noleggiatori si tutelino con  adeguate coperture assicurative.  Ne ha parlato Simone Patat, agente generale di ITAS Assicurazioni, esperto delle responsabilità legate alla pratica del noleggio. Se prima erano soprattutto gli impiantisti ad essere esposti alle problematiche della responsabilità e a cause per richieste di danni e risarcimenti, oggi gli altri soggetti più interessati sono indubbiamente i noleggiatori, che possono disporre di adeguate polizze assicurative per tutelarsi ma devono innanzitutto cercare di prevenire il rischio con  la loro professionalità.  È indispensabile disporre di materiali qualitativamente ineccepibili e (soprattutto per quanto riguarda i caschi) certificati,  fornire l’attrezzo giusto alla persona giusta nel rapporto (pur difficile da definire) di compatibilità tecnica tra caratteristiche tecnologiche dell’attrezzo stesso e livello sciistico dell’utente, garantire la perfetta manutenzione. Patat ha sostenuto che  su  questi argomenti non sempre esiste ancora l’adeguata professionalità.

Alex Gardetto, direttore sanitario della clinica Brixana di Bressanone, durante l’inverno si vede passare sotto gli occhi decine di sciatori infortunati sulle piste, molti dei quali attrezzati con sci, scarponi, attacchi noleggiati. La regolazione eccessivamente «dura» degli attacchi o le lamine eccessivamente affilate che «prendono» troppo in curva sono ritenute tra le maggiori cause di infortuni che coinvolgono in particolare le ginocchia e i loro legamenti. Ma Gardetto non  si è esentato dal sostenere che se possono esistere delle responsabilità  da parte di chi noleggia gli attrezzi non è escluso che ne esistano, rilevanti, anche da parte di chi li usa. Stranamente quasi nessuno degli infortunati ammette mai di essere un pessimo sciatore, di aver sbagliato manovra, di non aver saputo gestire una velocità sollecitata incoscientemente in rapporto a limitate capacità tecniche. Ma il problema, comunque, rimane.

E per Roberto Moling, rappresentante dell’ Associazione Provinciale Artigiani-Leading Ski Service, riguarda soprattutto ed in particolaregli gli attacchi e la loro regolazione per la quale esistono diversi standard relativi alla durezza della molla e alla sua tensione. Moling ha denunciato  un certo persistente pressapochismo («Si chiede il peso dell’utente e basta»), una certa pigrizia  («È un lavoro lungo e faticoso ma si dovrebbero testare preventivamente tutti i materiali che entrano nel noleggio»), una certa sottovalutazione del problema se è vero che sugli 851 noleggi censiti da Tradati solo una quarantina ha detto di avere in dotazione quei macchinari per il controllo elettronico della regolazione degli attacchi che sono prodotti da due sole aziende al mondo.

La posizione delle «catene di noleggio» e delle aziende produttrici
Sul tema delle caratteristiche che deve avere il noleggio di qualità si sono espressi alcuni rappresentati delle catene di noleggio che si sono costituite negli anni come Skiset, Sport2000 rent, Rent and go, Decathlon e rappresentanti delle aziende di produzione invitate all’evento (Amer Group, Fischer, Head, Tecnica Group, Rossignol, Elan, Dal Bello/Völkl). Matteo  Bertolino della catena Ski Set ha ricordato la necessità di un codice di standard tecnico di  assistenza a cui devono attenersi gli affiliati del gruppo per garantire qualità omogenea di pestazioni. Alessio Meda del gruppo Rossignol ha evidenziato il conflitto d’interessi che il noleggio ha creato nel mercato dell’attrezzo per quanto riguarda i riscontri commerciali delle aziende rispetto all’erosione della vendita al dettaglio. La quota delle vendite al noleggio è diventata importante ma quando si chiede ai noleggiatori di aggiornare  le dotazioni non sempre la risposta è adeguata alle aspettative delle aziende. «È la redistribuzione dei margini di guadagno il tema da affrontare – ha detto  Meda -  perché ci sono gli interessi del noleggiatore ma anche gli interessi delle aziende». 

Secondo Stefano Trentin del gruppo Tecnica/Blizzard i dati della quota rental proposti durante il convegno sono addirittura sottostimati e servirebbero dati precisi anche per quanto riguarda il comparto degli scarponi. Negli ultimi anni il livello qualitativo dell’offerta al noleggio è migliorato ma occorre perfezionare l’attività di preparazione degli attrezzi soprattutto per quanto riguarda i modelli di gamma alta, che possono rendere secondo le loro potenzialità solo se, appunto, adeguatamente preparati.

Emilio Fontanadi Amer Group ha concordato sul fatto che esistano ancora ampi margini di miglioramento nell’attività di noleggio e che le risposte date all’utenza non siano ancora ideali. Il sistema noleggio è comunque diventato un fenomeno importante e fondamentale quale servizio ormai indispensabile per le località guardando in particolare ai flussi turistici provenienti dal Nord Europa e dai Paesi dell’Est.

La formazione degli addetti e… arrivederci al 2° Summit
È quindi intervenuto Michel Nendwich, presidente della FEDAS (Federation of European Sporting Goods Retailer) che, dopo essersi congratulato per l’iniziativa di Prowinter Lab ha  illustrato le finalità dell’organizzazione da lui presieduta (che raccoglie gli operatori della vendita al dettaglio) e tracciato un quadro della situazione a livello continentale con particolare riferimento all’Austria. Dino Palmi, fondatore dell’Associazione Italiana Skimen,  ha descritto i requisiti di una buona preparazione dello sci da noleggio ed ha insistito sul ruolo e l’importanza della formazione professionale del noleggiatore. Ernst Messner, dell’Associazione Provinciale Artigiani LVH, ha illustrato i contenuti e l’organizzazione dei corsi di formazione per gli addetti al noleggio di qualità che si sono attivati in Alto Adige e Claudio Zorzi, del Collegio Maestri di Sci dell’Alto Adige, ha parlato della figura del maestro di sci, formatore per eccellenza, di fronte al  noleggio. Il convegno si è concluso con l’intervento finale di Alfredo Tradati, il coordinatore di Prowinter Lab e di Ski Rental Summit, che ha avuto il grande merito di costruire una prima base di discussione sulle tante problematiche di diversa natura che coinvolgono il noleggio e che il primo convegno ha evidenziato. Il lavoro, ha detto Tradati, è appena cominciato. L’appuntamento per ulteriori conoscenze e ulteriori approfondimenti è già fissato per la seconda edizione dello Ski Rental Summit nel 2019.