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Gli sci non sono macchine e le piste da sci non sono strade - MontagnaOnline.com

Gli sci non sono macchine e le piste da sci non sono strade

Category: Portfolio Created: Martedì, 26 Aprile 2016 08:21 Hits: 51
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di Marco Del zotto
Avvocato
e Maestro di Sci

La disciplina sulla circolazione stradale non si applica agli incidenti che si verificano sulle piste di sci. È questo, in sintesi, il succo giuridico di una vicenda che ha visto una collisione tra uno sciatore e un’autovettura ferma e parcheggiata sul bordo di una pista.  Dopo una sentenza in primo grado che accettava il principio del concorso di colpa, la Corte d’Appello assegnava al conducente e di conseguenza al proprietario della vettura l’intero onere della responsabilità dell’incidente ammettendo la legittimità della richiesta di risarcimento in solido da parte dello sciatore. A questa sentenza ha fatto seguito il ricorso in Cassazione che però ha ribadito nella sostanza come i due «ambiti di circolazione» siano da tenere rigorosamente distinti e non debbano essere semplicisticamente omologati

Una recente sentenza della Corte di Cassazione ci consente di fare alcune riflessioni su un argomento che sembra lontano dalle logiche della montagna ma che, invece, è più vicino di ciò che può sembrare. Parrebbe un’assurdità fare analogie tra sciatori e automobilisti, tra incidenti sulla strada e in pista ma se ci si richiama semplicemente ad alcuni articoli della normativa quadro sulla sicurezza, la legge n.363/2003, si capisce che così non è, quantomeno per il nostro legislatore. L’art.12 che disciplina gli incroci nell’area sciabile attrezzata, prevede espressamente che abbia la precedenza lo sciatore che proviene da destra, salvo diversa segnaletica apposta dal gestore. Nessun cenno al flusso di sciatori provenienti dalle piste cosiddette «principali» né alle immissioni né ad altro ma un richiamo puro e semplice alla disciplina della circolazione stradale. Mutuato dalla disciplina della circolazione è anche l’introduzione del principio della presunzione del concorso di colpa di cui all’art.19 della legge n.363/2003, in caso di incidente riconducibile a collisione fra sciatori. Fino a prova contraria si presume che entrambi gli sciatori protagonisti della collisione abbiano pari responsabilità. Il principio di diritto introdotto per dirimere eventuali controversie è il medesimo di cui all’art.2054 del codice civile che prevede la presunzione di pari responsabilità in caso di collisione fra autoveicoli.

Le modalità dell’incidente e lo svolgimento del processo
È interessante la motivazione di una sentenza della Corte di Cassazione che ha deciso in ordine alle richiesta risarcitoria riconducibile ad una collisione tra un’autovettura che si trovava su una pista di sci e uno sciatore che proveniva da monte e che, improvvisamente, si è trovato davanti l’autovettura, seppur ferma. La causa si risolveva in primo grado con l’accertamento della responsabilità per l’80% in capo al conducente dell’autovettura e per il 20%, a titolo di concorso, in capo allo sciatore.
La domanda nei confronti del proprietario dell’autovettura - diverso dal conducente - e della compagnia di assicurazioni, responsabili in solido secondo la disciplina che regola la circolazione stradale, veniva invece rigettata «per non essere la pista una strada pubblica ai sensi della Legge n.990 del 1969». La sentenza veniva impugnata.
La Corte d'appello con sentenza del 2012 riformava parzialmente la sentenza e dichiarava la responsabilità esclusiva del conducente dell’autovettura per l’incidente occorso ritenendo insussistente il concorso di colpa, seppure residuale, dello sciatore, accertato in primo grado.

Il ricorso in Cassazione contro a sentenza di secondo grado
-Sull’applicabilità della presunzione del concorso di colpa di cui all’art.2054 c.c.
Gli eredi del conducente, nel frattempo deceduto, proponevano ricorso in Cassazione chiedendo la riforma della sentenza di secondo grado insistendo in particolare per la violazione o, comunque, per l’errata applicazione dell’art.2054 del codice civile.
I ricorrenti sostenevano che la pista di sci è comunque area pubblica e il divieto di transito dei veicoli non toglie la natura di area pubblica, per cui ai fini dell’accertamento della responsabilità doveva comunque applicarsi l'art. 2054 c.c..
-Sull’applicabilità della legge n.990/69 che prevede obbligato in solido al risarcimento anche la compagnia di assicurazione
I ricorrenti censuravano la sentenza impugnata anche per avere errato affermando che per applicare la Legge n. 990 del 1969, art. 1 è necessario che il sinistro avvenga su area, pubblica o privata, aperta alla circolazione di un numero indeterminato di persone, intendendo per persone i veicoli: così non è, sostenevano i ricorrenti, per cui la norma è applicabile semplicemente se il sinistro avviene su strada-area pubblica;

Le argomentazioni della
Cassazione sui due motivi di impugnazione
La corte d’appello aveva ritenuto inapplicabile la fattispecie di cui all'art. 2054 del codice civile, in quanto «il presupposto di applicazione di tale norma e delle presunzioni da essa contemplate è che si versi in una ipotesi di circolazione del veicolo su strada pubblica, soggetta ad uso pubblico o, comunque, adibita al traffico veicolare». Tale presupposto non poteva essere integrato da una pista da sci.
La corte d’appello riteneva inapplicabile anche l’art.1 della Legge del 24 dicembre 1969, n. 990 perchè «la responsabilità dell'assicuratore ai sensi della legge sopra citata ricorre con riferimento ai sinistri cagionati da veicoli posti in circolazione su strade di uso pubblico o ad esse equiparate, intendendosi per queste ultime quelle aree, pubbliche o private, aperte alla circolazione di un numero indeterminato di persone», mentre nel caso in esame «il sinistro si è verificato in un'area, la pista da sci, certamente non aperta alla circolazione di un numero indeterminato di persone».
Il ricorrente, dato atto che la corte territoriale aveva identificato come presupposto per l'applicazione dell'art. 2054 c.c. la circolazione del veicolo su strada pubblica o comunque soggetta ad uso pubblico negando che tale sia una pista da sci, obiettava che l'essere la pista di sci preclusa al transito dei mezzi meccanici, tranne quelli adibiti al servizio e alla manutenzione della pista e degli impianti, «non ne elimina il carattere di area pubblica». La questione dell'ambito di applicazione dell'art. 2054 c.c. deve essere affrontata attraverso il concetto di circolazione dei veicoli, come emerge già dalla rubrica di tale articolo: «Circolazione di veicoli».

Perché non si può assimilare una pista da sci ad una strada
Il concetto di strada e il concetto di circolazione sono intrinsecamente collegati e, per così dire, logicamente reciproci: nel quadro normativo vigente all'epoca del sinistro un'ulteriore conferma viene offerta dalla Legge 24 dicembre 1969, n. 990, art. 1, ora sostituita dal D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209, che delimita l'ambito di applicazione dell'assicurazione obbligatoria alla circolazione dei veicoli a motore senza rotaie su strada ad uso pubblico o aree ad essa equiparate:  «I veicoli a motore senza guida di rotaie...non possono essere posti in circolazione su strade di uso pubblico, o su aree a queste equiparate se non siano coperti, secondo le disposizioni della presente legge, dall'assicurazione per la responsabilità civile verso i terzi prevista dall'art. 2054 c.c.». La circolazione presuppone quindi una strada o un'area - pubblica o destinata ad uso pubblico - ad essa equiparata. Ciò significa che, se un veicolo senza rotaie viene guidato in una zona priva di tale caratteristica, la circolazione in senso giuridico non sussiste, onde non sono applicabili nè l'art. 2054 c.c. nè la normativa attinente all'assicurazione obbligatoria per la conseguente responsabilità.
Non sono pertanto sufficienti nè il movimento di un veicolo senza rotaie nè la sua presenza in un luogo anche pubblico o a uso pubblico per ricondurre l'eventuale incidente che ne possa derivare nella specifica fattispecie della circolazione stradale e della correlata assicurazione obbligatoria.  Allo scopo occorre che il sinistro si sia realizzato sugli spazi addetti alla circolazione, nel senso che un numero indeterminato di persone possa accedervi, ma proprio per circolare.
La circolazione, quindi, non può essere intesa come frutto dell'intenzione e della scelta del soggetto che guida il veicolo, bensì, oggettivamente, come uso attribuito ad un'area pubblica o ad un'area privata ma destinata appunto a tale uso pubblico. Da quanto appena osservato, emerge chiaramente che l'introduzione di una autovettura in un'area destinata esclusivamente all'esercizio di uno sport come lo sci, che non si pratica mediante veicoli a motore o, comunque, mediante veicoli indicati dal Codice della strada come idonei a realizzare una circolazione nel senso appena esposto, non conduce all'applicabilità dell'art. 2054 c.c. e della correlata assicurazione obbligatoria nell'ipotesi in cui il veicolo venga a contatto con uno sciatore.
Anche qualora si voglia qualificare l'attrezzo di tale sport come un veicolo, questo non è certo rientrante tra i veicoli soggetti alla disciplina del Codice della strada, deducendone che, correlativamente, non è neppure assoggettato alla "disciplina dell'art. 2054 c.c., riguardante la responsabilità civile per la circolazione dei veicoli - che ha diretta derivazione e specifico collegamento con quella del codice della strada.
L'estraneità del sinistro in questione alla disciplina di cui all'art. 2054 c.c. e della correlata assicurazione obbligatoria viene poi nel caso di specie ulteriormente confermata da una applicabile, vista la località in cui si è verificato l'incidente - specifica legge regionale della Regione Toscana, la L.R. 13 dicembre 1993, n. 93, che, all'art. 9, dopo avere nel comma 1 affermato che l'uso delle piste da sci è pubblico, nel comma 3 stabilisce: «Nel periodo di innevamento è vietato percorrere le piste a piedi e con mezzi diversi dagli sci, fatta eccezione per i mezzi meccanici addetti al servizio delle piste e degli impianti».
Questa norma conferma come l'apertura al pubblico, ovvero ad un numero indeterminato di persone, non sia sufficiente a rendere l'area addetta alla circolazione, poichè l'apertura può essere finalizzata ad attività del tutto diverse, come, nel caso di specie, uno sport quale lo sci.
Una cosa è l'accesso e un'altra la circolazione; l'accesso di pluralità di persone, per supportare l'applicazione della normativa suddetta, deve essere diretto alla fruizione di un'oggettiva destinazione dell'area, cioè la circolazione.

Il principio di diritto sancito dalla Corte di Cassazione
In conclusione si può affermare il seguente principio di diritto: presupposto dell'applicazione dell'art.2054 del codice civile e della correlata normativa attinente alla assicurazione obbligatoria per la responsabilità civile da circolazione di veicoli è che il sinistro avvenga in un'area stradale o ad essa equiparata, onde in una pista innevata di sci, non essendo aperta per uso stradale bensì per l'esercizio di uno sport che non si avvale di un veicolo indicato dal Codice della strada per la circolazione, non può verificarsi un sinistro alle cui conseguenze risarcitorie sia applicabile la normativa suddetta e cioè la presunzione del concorso di colpa sino a prova contraria di cui all’art.2054 del codice civile né la posizione di obbligato solidale al risarcimento del danno della compagnia di assicurazione.

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