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OSSERVATORIO LEGALE Gradini e dislivelli anomali possono causare cadute e ... cause - MontagnaOnline.com

OSSERVATORIO LEGALE Gradini e dislivelli anomali possono causare cadute e ... cause

Category: Portfolio Created: Giovedì, 22 Marzo 2018 09:52 Hits: 858
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Attenzione a gradini e «dislivelli anomali»:
possono causare cadute e …cause


In questo numero di «pM», la riflessione del nostro collaboratore si riferisce ad un caso giuridico scaturito da un infortunio accaduto non sulla neve ma in un condominio di città, dove un signore è inciampato e caduto uscendo da un ascensore che non era perfettamente a livello del piano di calpestio ma «sconnesso» per circa 5 cm. Questo signore ha fatto causa al condominio per un risarcimento, appellandosi al famoso articolo 2051 del codice civile sulle «cose in custodia». La domanda di risarcimento viene rigettata in primo grado con una serie di considerazioni che attribuiscono sostanzialmente al signore vittima della caduta la responsabilità dell’incidente. Il quale però non demorde ma impugna anche la sentenza per lui altrettanto negativa dell’appello e ottiene infine un riconoscimento in Cassazione. Appello ai gestori degli impianti: attenzione, perché il caso è assai meno lontano di quanto si possa immaginare, perché all’ascensore della città possono essere assimilate le funivie, le cabinovie e le seggiovie della montagna

di Marco Del Zotto Avvocato e Maestro di sci
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La Corte di Cassazione ha recentemente deciso una domanda di risarcimento danni per una caduta che non ha nulla a che vedere con il mondo dello sci ma che può avere rilevanza giuridica in via analogica anche per i gestori degli impianti di risalita, se si leggono con attenzione le motivazioni della decisione.
Nell’anno 2006 un condomino chiamò in giudizio il condominio del fabbricato ove risiedeva esponendo che nel 2004, mentre usciva dall'ascensore condominiale, inciampò nel dislivello formatosi tra il pavimento della cabina dell'ascensore e quello del piano di arresto, cadde e riportò lesioni personali. Richiamò la responsabilità delle cosiddette «cose in custodia» ex articolo 2051 del codice civile e chiese la condanna del condominio convenuto al risarcimento del danno. Il condominio si costituì e, oltre a negare la propria responsabilità, chiamò in causa la propria compagnia di assicurazione per la responsabilità civile. Con la sentenza di primo grado la domanda di risarcimento del danno venne rigettata. Il condomino impugnò la decisione avanti la Corte d'appello di Milano che però confermò la sentenza di rigetto della domanda.
Per quanto può interessare in questa sede, la Corte d'appello ritenne che:
• il dislivello tra l'ascensore ed il piano di calpestio, sia che fosse stato di 5 cm (come ritenuto dal Tribunale), sia che fosse stato di 8 cm (come asserito dal condomino) «non poteva rappresentare un'insidia", ma anzi rappresentava una situazione «ricorrente e probabilissima»;
• la causa della caduta andava individuata nella condotta distratta del condomino perché era suo onere verificare il piano di calpestio al momento della discesa;
• 'ascensore non presentava alcuna anomalia;
• l’infortunato conosceva tutte le caratteristiche dell'ascensore, in quanto inquilino del fabbricato;
• l’infortunato aveva una patologia alla gamba destra che ne limitava la capacità di deambulazione, e ciò avrebbe dovuto indurlo a particolare attenzione e cautela nell'uscire dall'ascensore;
Anche la sentenza d'appello è stata impugnata dal condomino avanti la Corte di Cassazione. Il condominio e la compagnia di assicurazione si sono difesi chiedendo la conferma della sentenza che aveva rigettato la domanda risarcitoria.

Il primo motivo di ricorso da parte del condomino
Viene sostenuto che la sentenza impugnata avrebbe violato il precetto normativo di cui all’art.2051 del codice civile che tratta, come detto, della disciplina delle cose in custodia perché è stata rigettata la domanda sul presupposto che il gradino formato dalla cabina dell'ascensore rispetto al piano di calpestio non potesse costituire un'insidia. La responsabilità del custode, rappresenta il condomino, prescinde dall'esistenza di una insidia o trabocchetto e, comunque, non è onere dell'attore provare l'esistenza dell'una o dell'altro. L'attore che invoca la responsabilità del custode ha il solo onere di dimostrare che il danno sia derivato da una «anomalia»della cosa oggetto di custodia.

La sua infondatezza secondo la Corte di Cassazione
Il motivo di ricorso è infondato, rileva la Corte di Cassazione, perché la Corte d'appello ha rigettato la domanda ritenendo che unica causa del danno fu la distrazione della vittima e questa affermazione è in sè corretta. La giurisprudenza di legittimità ha infatti ripetutamente affermato che la responsabilità di cui all'art.2051 del codice civile va esclusa quando venga dimostrata dal custode l'esistenza di un caso fortuito e il caso fortuito può consistere anche nel «fatto della vittima». La condotta della vittima può cioè rappresentare tanto una concausa del danno, quanto la causa esclusiva di esso, ad esempio nell'ipotesi di uso improprio della cosa altrui.È esatto pertanto in linea teorica che la condotta colposa della vittima del danno possa escludere la responsabilità del custode. Nel caso di specie la domanda venne rigettata dal giudice d'appello sul presupposto della ricorrenza di un caso fortuito, rappresentato dalla colpa esclusiva della vittima.

Il secondo motivo di ricorso da parte del condomino
Con il secondo motivo di ricorso il condomino sostiene che la Corte d'appello avrebbe errato attribuendo ad egli la responsabilità esclusiva dell'accaduto. La condotta dell’infortunato in tanto può escludere la responsabilità del custode in quanto abbia i caratteri di autonomia, eccezionalità, imprevedibilità, inevitabilità. Nel caso di specie, tuttavia, il Condominio non aveva mai offerto alcuna prova che la condotta dell’infortunato avesse avuto tali requisiti ed in ogni caso quella condotta, anche a volerla ritenere colposa, avrebbe potuto avere al massimo l'efficacia di una concausa del danno, ma non di causa esclusiva dell'accaduto. Infatti senza il dislivello tra il pavimento dell'ascensore e il terreno circostante la caduta mai si sarebbe potuta verificare.

Le analogie su cui riflettere
con molta attenzione

Senza argomentare sulla decisione assunta in diritto dalla Corte di Cassazione che ancora una volta porta a far riflettere sull’orientamento molto rigoroso nella valutazione delle rispettive posizioni delle parti, lasciamo a chi legge compiere le analogie con il mondo della neve, dei comprensori sciistici e dell’impiantistica funiviaria.
• il condomino è assimilabile alla figura dell’utente.
• il condominio è il gestore degli impianti.
• l’ascensore è l’impianto di risalita, ad esempio una cabinovia piuttosto che una funivia o altro.

Il secondo motivo è fondato secondo la Corte di Cassazione
La responsabilità del custode, per i danni causati dalla cosa che è in sua custodia, è esclusa quando questi dimostri «il caso fortuito»: così stabilisce l'art. 2051 del codice civile. Il «caso fortuito» per la nostra legge è quell'evento che non poteva essere previsto (ad esempio, un terremoto) ed al caso fortuito è equiparata la forza maggiore, ovvero l'evento che, pur prevedibile, non può essere evitato (ad esempio, un evento atmosferico). Ma una condotta imprevedibile della vittima non è necessariamente una condotta colposa, nè è vero il contrario. I giudizi di «negligenza» della vittima e di «imprevedibilità» della sua condotta da parte del custode, non si implicano a vicenda.
Il primo va compiuto guardando al danneggiato, e comparando la condotta da questi tenuta con quella che avrebbe tenuto una persona di normale avvedutezza. Il secondo va compiuto invece guardando al custode, e valutando con giudizio «ex ante» se questi potesse ragionevolmente attendersi una condotta negligente da parte dell'utente delle cose affidate alla sua custodia. L'esclusione della responsabilità del custode, quando viene eccepita dal custode la colpa della vittima, esige un duplice accertamento:
    (a) che la vittima abbia tenuto una condotta negligente;
    (b) che quella condotta non fosse prevedibile.
La Corte di Cassazione si è già espressa sul punto precisando che la mera disattenzione dell’infortunato che chiede il risarcimento non necessariamente integra il caso fortuito per i fini di cui all'art. 2051 c.c., in quanto il custode, per superare la presunzione di colpa a proprio carico, è tenuto a dimostrare di avere adottato tutte le misure idonee a prevenire i danni derivanti dalla cosa. La condotta della vittima di un danno da cosa in custodia può dirsi imprevedibile quando sia stata eccezionale, inconsueta, mai avvenuta prima, inattesa da una persona sensata. Stabilire se una certa condotta della vittima d'un danno arrecato da cose affidate alla custodia altrui fosse prevedibile o imprevedibile è un giudizio di fatto, come tale riservato al giudice di merito: ma il giudice di merito non può astenersi dal compierlo, limitandosi a prendere in esame soltanto la natura colposa della condotta della vittima.
Nel caso di specie la Corte d'appello, come accennato, ha rigettato la domanda sul presupposto che causa della caduta fu la distrazione della vittima, e che di conseguenza ricorresse una ipotesi di «caso fortuito», come tale idoneo ad escludere la responsabilità del custode di cui all'art. 2051 c.c..È giunta a tale conclusione osservando che il dislivello tra la cabina dell'ascensore ed il pavimento del piano di arresto costituisce una situazione «normale e prevedibile»; che l'ambiente in cui avvenne il fatto non era oscuro; che l'ascensore non era guasto; e che la vittima doveva essere più attenta, a causa delle sue limitate capacità di deambulazione. La Corte d'appello, dunque, ha reputato sussistente una ipotesi di caso fortuito prendendo in esame unicamente la condotta della vittima, qualificata come negligente, ma senza esaminare se quella condotta potesse ritenersi imprevedibile, eccezionale od anomala da parte del custode. Così giudicando, la Corte d'appello ha effettivamente violato l'art. 2051 c.c., perchè ha ravvisato nella condotta della vittima un caso fortuito, senza indagare sulla sussistenza di uno dei due elementi costitutivi di tale istituto: ovvero la prevedibilità di quella condotta da parte del custode.

Il principio di diritto da osservare secondo la Corte di Cassazione
La sentenza impugnata va dunque riformata perché, conclude la Corte di Cassazione, deve essere applicato il seguente principio di diritto:
«la condotta della vittima del danno causato da una cosa in custodia può costituire un "caso fortuito", ed escludere integralmente la responsabilità del custode ai sensi dell'art. 2051 c.c., quando abbia due caratteristiche: sia stata colposa e non fosse prevedibile da parte del custode».

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