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Gallery 3 Columns - MontagnaOnline.com

Tag: Innevamento Programmato

Created: Lunedì, 04 Dicembre 2017 10:42
Hits: 174
Category: Portfolio
Tags: Innevamento Programmato, Impianti Di Risalita
 

Cresce il polo produttivo del «Gruppo Leitner»

Il polo industriale del Gruppo Leitner a Vipiteno diventa ancora più grande ed importante. Accanto agli stabilimenti LEITNER  e PRINOTH, nell’autunno 2018 sarà ultimato il nuovo stabilimento con annesso edificio adibito ad uffici DEMACLENKO. Accanto a funivie e battipista a partire da fine 2018 a Vipiteno si progetteranno e produrranno anche gli impianti di innevamento programmato. Investimento complessivo da parte del Gruppo su tutto il polo produttivo di circa 25 milioni di Euro

Da alcune settimane infatti a Campi di Sotto, la zona produttiva di Vipiteno, sono iniziati i lavori di scavo, frutto dell’accordo raggiunto, con sottoscrizione di un’apposita convenzione, tra il Gruppo Leitner e la Provincia di Bolzano. La prima parte dell’opera prevede infatti l’ampliamento della zona produttiva destinata all’azienda vipitenese, a seguito della realizzazione di una nuova strada d’accesso alla zona industriale e di una rotonda lungo la strada provinciale del Giovo. Una misura, quest’ultima, resasi indispensabile anche per incrementare il fattore sicurezza a seguito del crescente traffico lungo l’arteria stradale e dell’intensificarsi del transito di mezzi pesanti diretti a Campi di Sotto. I lavori si protrarranno sino al mese di marzo del 2018 e di fatto una volta ultimati daranno il via libera al secondo atto dell’opera.

Con lo spostamento della strada infatti la superficie a disposizione del Gruppo Leitner crescerà dagli attuali 90 mila metri quadrati a 104 mila metri quadrati. E proprio su parte della nuova superficie è prevista, inizio lavori nel mese di aprile 2018 con prevista conclusione nell’autunno 2018, la realizzazione del nuovo sito produttivo (2.650 m²) di nuovi uffici (1.340 m²) e spazio esterno coperto (450 m²) destinati a DEMACLENKO, che quindi abbandonerà la sede di Chiusa e in parte quella di Selva Gardena, per concentrare, ampliandosi sia sul fronte dei moderni spazi lavoro che verranno messi a disposizione che sul fronte dei collaboratori, destinati a salire nei prossimi anni ancor più per raggiungere in Alto Adige quota 120, la propria attività a ridosso degli attuali due stabilimenti LEITNER e PRINOTH già esistenti.

Per DEMACLENKO, dal 2011 parte del Gruppo  e reduce da un’incessante crescita in termini di personale fatturato nel corso degli ultimi anni (nel 2011 il fatturato era fermo a quota 13 milioni di Euro, mentre il 2016 si era chiuso con 50 milioni e il 2017 dovrebbe confermare il trend di crescita) l’insediamento nel polo industriale di Vipiteno costituisce non solo una riaffermazione del proprio ruolo da protagonista sul mercato mondiale, ma anche un’importante opportunità di ulteriore crescita grazie alle sinergie in seno al gruppo che risulteranno ulteriormente intensificate. Inoltre per i collaboratori DEMACLENKO, che opereranno in futuro a contatto con i colleghi di LEITNER  e PRINOTH, complessivamente saranno circa un migliaio i collaboratori del Gruppo impiegati nelle diverse sedi di Vipiteno, si apriranno interessanti opportunità di vivere in prima persona anche la variegata proposta di iniziative formative, culturali e sociali che il Gruppo promuove nella sua sede vipitenese.

Un investimento complessivo di circa 25 milioni di euro quello che il Gruppo Leitner ha avviato e porterà avanti a seguito dell’ampliamento del polo industriale di Vipiteno con conseguente insediamento di DEMACLENKO, ma anche degli importanti investimenti che si concentreranno sull’ammodernamento degli stabilimenti produttivi di LEITNER e PRINOTH.

DEMACLENKO dal 2011 fa parte del Gruppo Leitner. DEMACLENKO progetta, sviluppa, produce e commercializza sistemi di innevamento programmato in grado di fare fronte alle individuali esigenze della clientela. Un’attività che si articola attraverso le 5 filiali in Europa e la filiale negli Stati Unit potendo contare però anche su una solida rete di rappresentanti in Europa, Asia e Oceania. Anche nel corso del 2017 DEMACLENKO ha realizzato oltre 2000 generatori neve, registrando un fatturato di circa 50 milioni di euro a conferma di un continuo trend positivo, che rende l’azienda uno dei leader di settore a livello mondiale.

www.leitner-ropeways.com
www.demaclenko.com

Created: Lunedì, 05 Giugno 2017 04:57
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Category: Portfolio
Tags: Innevamento Programmato
La TRM Tiroler Rohre è una delle maggiori aziende europee per la produzione di tubazioni in ghisa duttile. Le caratteristiche di sostenibilità della ghisa duttile, le innovative tecnologie produttive e la competenza nei campi di utilizzo dei clienti permettono all’azienda tirolese di risolvere i principali problemi legati alla gestione idrica e ai lavori di scavo per la posa delle tubazioni. Fondata nel 1947, TRM Tiroler Rohre conta oggi più di 180 dipendenti nella sede produttiva di Hall in Tirol , cittadina austriaca di 13 mila abitanti nel distretto di Innsbruck. Nel corso degli anni l’azienda ha sviluppato una serie di prodotti brevettati e procedure di intervento esclusivi che l’hanno inserita tra le più avanzate e innovative imprese del suo settore di attività a livello continentale. Dal 2014 ha perfezionato un progetto per l’ideazione e la realizzazione di giunti di dilatazione a scorrimento assiale da impiegare in tutti i campi di condotte in ghisa sferoidale a pressione. Per le condotte posate in terreno montato si riscontra infatti la necessità di avere una linea idraulica che si adatti al terreno, allo scavo, e agli inevitabili movimenti franosi che si presentano negli anni successivi alla posa in opera. Una linea, si potrebbe dire, «elastica», capace di assecondare i movimenti del terreno in cui è stata posata senza correre il rischio di un cedimento o di una frattura. La tubazione in ghisa sferoidale con giunto antisfilamento VRS-T prodotta da TRM possiede le migliori caratteristiche di facilità, velocità e gamma prodotti che la rende leader nel trasporto di acqua in tutti i campi, dall´acquedotto in pressione alle tubazioni in temperatura 95° delle condotte geotermiche passando per condotte idroelettriche ad alta pressione (oltre 110 bar – 1.100 mt di salto). Il giunto VRS-T grazie alla capacità di adattamento alle asperità del terreno e soprattutto grazie alla grande resistenza meccanica al traino, soddisfa ogni esigenza anche nelle realizzazioni più complicate. Il giunto antisfilamento è in grado di gestire spostamenti del terreno nell´ordine di qualche cm (1-2) ma per scorrimenti maggiori non era gestibile con i prodotti standard. Per questo motivo il «centro studi nuovi prodotti» della sede produttiva di Hall in Tirol, in stretta collaborazione con i tecnici presenti sul mercato ha sviluppato un nuovo concetto e concepito il nuovo prodotto: la condotta deve sì resistere alla pressione e allo sfilamento ma deve anche essere in grado di gestire spostamenti del terreno che superino il normale assestamento post - cantiere. Da questo concetto è nato il giunto di dilatazione a scorrimento assiale, sostanzialmente un giunto in grado di gestire scorrimenti della linea idraulica fino a 500 mm (!!!!) garantendone la tenuta idraulica. Sostanzialmente, una linea idraulica posata ha la possibilità di scorrere a valle insieme al terreno circostante fino a 50 cm garantendo la propria perfetta funzionalità.  In più, lo scostamento della linea può essere facilmente monitorato inserendo il giunto all´interno di pozzetto ispezionabile, oppure tramite dei sensori di scorrimento con controllo remoto. I primi test su condotte d´innevamento fatti sulla linea idraulica posata presso la società Buffaure di Vigo di Fassa ha confermato quanto progettato dai tecnici TRM. La condotta si è «allungata» di oltre 4 cm in un anno di funzionamento senza alcuna perdita di pressione (spostamento identificato con la colorazione rossa). Con pari spostamento una qualsiasi altra linea idraulica sarebbe già andata in rottura, con
Luca Frasson, responsabile TRM per il mercato italiano
conseguenti danni economici e disservizi che lasciamo immaginare e valutare al lettore. Altro imponente test è stato realizzato su condotta forzata DN900 a Cortina d´Ampezzo, condotta pensata in acciaio a saldare ma poi sostituita in ghisa sferoidale antisfilamento nel tratto centrale per affrontare l’attraversamento di una frana attiva. La frana ha spostamenti importanti, circa 4 cm l’anno. I tre giunti di dilatazione posati nel 2014 hanno fino ad oggi gestito lo scorrimento della condotta all´interno della frana garantendo continuità nella produzione delle due turbine idroelettriche poste a valle.
Per informazioni tecniche
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Created: Lunedì, 05 Giugno 2017 04:57
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Category: Portfolio
Tags: Innevamento Programmato

Wolf System è un gruppo internazionale con oltre 3000 dipendenti e 30 sedi in tutto il mondo, che opera ormai da più di 50 anni nel settore della costruzione di strutture prefabbricate in legno lamellare e acciaio per settore agricolo, industriale, agroalimentare, pubblico, turistico e residenziale, nonché della realizzazione di vasche circolari in cemento armato con gettata in opera, rispondenti alle esigenze più disparate: vasche per settore agricolo e industriale, impianti biogas e di depurazione, raccolta idrica, impianti di innevamento artificiale e silos. Per quanto riguarda le nostre strutture portanti in legno e acciaio Wolf System rende possibile la combinazione di materiali differenti, quali vetro e pannellature modulari preformate, così da fornire impianti ad alta performabilità e impatto ambientale ridotto, esigenza fondamentale nel settore del turismo e dello sport alpino, in cui il paesaggio è la risorsa più importante per far funzionare l’intera filiera. In qualità di socio, Wolf System anche quest’anno ha partecipato all’annuale assemblea ANEF, presentando le proprie soluzioni costruttive in ambito di strutture per impianti di risalita, forte di una grande esperienza: basti pensare a quanto realizzato per Monte Cavallo (Vipiteno – BZ), Miara (Plan de Corones – BZ) e Rinnenalm (Racines – BZ). «Snow Tank» è il marchio che contraddistingue la gamma pensata specificamente per il settore sciistico. I recenti cambiamenti climatici hanno portato i gestori degli impianti sciistici ad intraprendere l’inevitabile strada dell’innevamento artificiale. Le vasche monolitiche in cemento armato vibrato di Wolf System soddisfano necessità di capacità da 100 fino a 15.000 metri cubi d’acqua. Una caratteristica importante è che sono interrate, garantendo il massimo rispetto estetico ed ambientale in zone particolarmente attrattive dal punto di vista paesaggistico. Sulla base di un proprio sistema di casseratura Wolf System è in grado di costruire vasche alte fino a 25 metri e un accurato software di progettazione strutturale garantisce il massimo rispetto delle restrittive normative esistenti e la perfetta realizzazione di ogni progetto, tenendo fede al motto “competenza e professionalità”.
www.wolfsystem.it

Created: Lunedì, 05 Giugno 2017 04:57
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Category: Portfolio
Tags: Innevamento Programmato, Ecologia
 

L'innevamento tecnico alla prova della SOSTENIBILIA' AMBIENTALE

Nell’ambito degli obiettivi indicati nella Carta di Cortina sul turismo sostenibile firmata nel 2016 e con il sostegno del Ministero dell’Ambiente e dell’ANEF, un gruppo di ricercatori dell’ENEA (l’Agenzia Nazionale per le Nuove tecnologie, l’Energia e lo Sviluppo economico sostenibile) ha condotto uno studio su alcuni impianti di innevamento programmato applicando i metodi scientifici di valutazione Carbon e Water Footprint. Lo scopo è quello di registrare il livello di impatto ambientale nel processo produttivo della neve tecnica e individuare possibili modalità di  intervento e ottimizzazione. Si tratta di uno studio-pilota applicabile a tutti i comprensori sciistici; si tratta di un importante primo passo verso una «rivoluzione culturale» che ponga al centro dell’impegno imprenditoriale dei produttori e dei gestori il tema della ecosostenibilità non come fastidiosa zavorra da subire ma come fondamentale risorsa da attivare e valorizzare per un futuro della montagna bianca maturo e consapevole. Ecco dunque, in esclusiva per «professione Montagna», il «rapporto» dei ricercatori ENEA

Gli autori
dello studio

CATERINA RINALDI, bolognese, 46 anni, sposata e madre di Alice (14 anni)
e Valentina (11), è coordinatrice del «progetto Cortina» nell’ambito
della convenzione MATTM-ENEA.
Laureata in Scienze Ambientali a Bologna nel 1997, ha conseguito il dottorato di ricerca in ingegneria dei materiali presso l’Università di Bologna ed è ricercatrice all’ENEA dal 2001. Si occupa di analisi del ciclo di vita dei prodotti (LCA),
di Impronta Ambientale di Prodotto (PEF), di uso efficiente delle risorse,
etichette ambientali e Green Public Procurement.

PIER LUIGI PORTA, 41 anni, è nato a Viterbo, dove si è laureato nel 2003 in Scienze Ambientali. Dal 2006 è ricercatore ENEA presso il laboratorio RISE
(valorizzazione delle risorse) di Bologna. È esperto in Analisi del Ciclo di Vita (LCA), nei sistemi di certificazione EPD e delle altre etichette ambientali tra cui PEF, OEF
e Carbon Footprint. È inoltre specializzato in valutazioni per la sostenibilità
di prodotti e servizi, uso efficiente delle risorse e Circular Economy, in particolare
per prodotti e tecnologie innovative.

CRISTIAN CHIAVETTA, 35 anni, nato a Giulianova (Teramo), si è laureato in
Ingegneria per l’Ambiente ed il Territorio all’Università di Bologna dove ha
conseguito anche il dottorato con una tesi sul Life Cycle Assessment. Esperto
della metodologia LCA, di Green Public Procurement e certificazioni ambientali,
dal 2013 lavora per il laboratorio RISE dell’ENEA di Bologna dove si occupa
di valutazioni di sostenibilità, uso efficiente delle risorse e Circular Economy.

da sinistra Pier Luigi Porta,
Caterina Rinaldi e Cristian Chiavetta


a cura di Caterina Rinaldi, Cristian Chiavetta, Pier Luigi Porta (ENEA)

Il turismo è per molti territori il settore trainante dello sviluppo locale e le aree interessate dal turismo sportivo hanno un peso ulteriore nei confronti delle comunità, in quanto lo sport consente di attuare principi di giustizia, equità e sostenibilità. Le aree montane rappresentano un sistema complesso e fragile ed uno sviluppo non sostenibile potrebbe portare ad effetti negativi difficili da mitigare e correggere. Una buona pianificazione e gestione può rendere quindi il turismo sportivo in queste zone una forza positiva e portatrice di vantaggi sull’intero territorio. Nei comprensori sciistici delle Alpi, in origine, la neve prodotta artificialmente doveva servire ad attenuare alcune «debolezze» dell’innevamento naturale, soprattutto la sua imprevedibilità, ma oramai sempre più di frequente l’innevamento naturale è visto come un’integrazione della neve artificiale e non viceversa («Innevamento artificiale nelle Alpi, Una relazione specifica» – di F. Hahn, CIPRA-International, 2004).
In questo contesto diventa davvero importante valutare questo tipo di impianti dal punto di vista delle emissioni di gas ad effetto serra, legate al consumo energetico e alla produzione dei materiali, e dell’uso della risorsa idrica.
Lo studio di «Carbon e Water Footprint di impianti di innevamento programmato», descritto in questo articolo, nasce nell’ambito del progetto «Carta di Cortina» coordinato dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (MATTM) per promuovere il turismo alpino sostenibile e prepararsi ad ospitare grandi eventi sportivi come i Campionati Mondiali di sci alpino che si terranno a Cortina d’Ampezzo nel 2021.
La «Carta di Cortina» sottoscritta il 24 gennaio 2016, da MATTM, Comune di Cortina d’Ampezzo, Regione Veneto, ANCI, ANEF, CONI, FISI, Fondazione Dolomiti UNESCO e sprecozero.net, si pone l’obiettivo di adottare un modello di sviluppo turistico «green» fondato sull’efficienza nell’uso delle risorse (come acqua e suolo), sulla riduzione delle emissioni di gas serra e dei consumi energetici. La volontà è quella di creare un modello partecipato replicabile ad altre aree delle zone alpine (www.minambiente.it/pagina/carta-di-cortina-sulla-sostenibilita-degli-sport-invernali). In questo ambito, il MATTM ha incaricato l’Agenzia nazionale per le Nuove tecnologie, l’Energia e lo Sviluppo economico sostenibile (ENEA), di svolgere in collaborazione con ANEF, lo studio della Carbon Footprint di impianti di innevamento programmato ed un analisi preliminare sull’utilizzo della risorsa idrica in questi sistemi.
La metodologia dell’Impronta di Carbonio (Carbon Footprint), è stata scelta per questo studio perché consente di analizzare il prodotto o servizio valutandone l’intero ciclo di vita, cioè considerando tutte le fasi che vanno dall’estrazione delle materie prime al fine vita dell’impianto analizzato.  La Carbon Footprint oltre a fornire un riferimento sul potenziale impatto che il processo ha sul riscaldamento globale, consente di identificare scenari alternativi al sistema attualmente in uso, con l’obiettivo di migliorarne la sostenibilità.

Le diverse fasi dello studio condotto
sui processi di un sistema complesso
La montagna e le attività che essa ospita rappresentano, dal punto di vista ambientale, un sistema complesso. Lo studio di Carbon Footprint della produzione di neve artificiale realizzato dal Laboratorio di Valorizzazione delle Risorse (RISE) del centro ENEA di Bologna in collaborazione con ANEF, costituisce un primo concreto tentativo di valutare la sostenibilità di un’attività spesso discussa e sotto la lente di ingrandimento di associazioni ambientaliste e opinione pubblica.
L’obiettivo dello studio è di inquadrare le attività di innevamento artificiale nel contesto del crescente mercato del turismo sostenibile e di fornire uno strumento per valutarne la sostenibilità in un’ottica di medio-lungo periodo, definendo una strategia vincente di valorizzazione delle opportunità offerte dagli sport invernali dal punto di vista economico, ma in grado di preservare l’ambiente e i servizi che esso offre. L’analisi è anche utile per ottimizzare gli investimenti che vengono fatti in questo ambito e l’impatto dell’economia sulle realtà di un territorio.
Gli strumenti a disposizione per realizzare una valutazione di sostenibilità ambientale di un processo sono molteplici. Si è scelto di ricorrere alla Carbon Footprint, non solo perché si basa su una metodologia standardizzata (definita dalla ISO 14067:2013), ma anche perché prevede un approccio di ciclo di vita in grado di evidenziare gli aspetti che presentano criticità dal punto di vista ambientale, non solo in fase di produzione della neve, ma anche nella fase di realizzazione dell’impianto e dismissione dello stesso, oltre alla produzione dell’energia necessaria in tutte queste fasi. La Carbon Footprint si misura in kg di CO2 equivalente, che rappresenta il contributo al riscaldamento globale del sistema analizzato, tema quanto mai attuale e di agevole comunicazione anche ad un pubblico non esperto. Lo studio, primo del suo genere in Italia, pur conservando rigore scientifico e metodologico intende rivolgersi sia ad un pubblico di addetti ai lavori che ad un pubblico non esperto al fine di rappresentare uno strumento di discussione tra i diversi soggetti coinvolti dal dibattito sul tema. L’analisi rappresenta solo il punto di partenza di un lavoro più ampio e complesso, non solo perché il numero degli impianti convolti non è statisticamente rappresentativo, ma soprattutto per la volontà di indagare gli impatti generati dagli impianti di innevamento anche in ambiti che non riguardino strettamente quello del riscaldamento globale e in un ottica di “sistema”, costituito da un comprensorio e territorio.

L’analisi eseguita su tre impianti
con la piena collaborazione dei gestori
L’analisi ha coinvolto tre impianti, ubicati in aree diverse del territorio alpino e che presentano caratteristiche molto differenti tra loro, tra cui ad esempio l’approvvigionamento dell’acqua necessaria a produrre la neve artificiale e la fonte energetica utilizzata (fossile o rinnovabile). I gestori degli impianti, coinvolti e supportati da ANEF in questo progetto, hanno collaborato con entusiasmo alla raccolta dati e ne è risultato uno scambio interessante e proficuo. Lo studio, nell’intento di sistematizzare l’analisi al fine di poter coinvolgere altri impianti in futuro, ha previsto la definizione di un modello informatico in uno specifico software utilizzato per le analisi che prevedono un approccio di ciclo di vita. Per semplicità, gli impianti di innevamento sono stati suddivisi in quattro sezioni: una prima di approvvigionamento di acqua per il riempimento del bacino di adduzione dell’impianto, quella che comprende la sala pompe per la trasmissione dell’acqua dal bacino ai punti di produzione della neve, una terza sezione che considera la rete di distribuzione, ed infine la parte dell’impianto specificatamente votata alla produzione della neve tramite lance e/o cannoni. Anche i risultati dell’analisi sono stati generati e verranno discussi in riferimento alle 4 sezioni in cui è stato diviso l’impianto.
L’interpretazione dei risultati ottenuti dal modello per entrambe le stagioni invernali analizzate (2014/2015 e 2015/2016) evidenzia degli andamenti comuni nei tre impianti, relativamente all’impatto sull’effetto serra . Nel sistema di produzione neve che fa ricorso a fonti fossili per la generazione dell’energia elettrica utilizzata per l’alimentazione di pompe e cannoni, presente in uno dei tre impianti analizzati, l’incidenza dell’impatto della produzione dei materiali della rete di distribuzione (vedi grafico Impianto C) (principalmente ghisa sferoidale e acciaio bituminato) si attesta attorno al 30% rispetto al totale, mentre un 40% delle emissioni di CO2 equivalente sono imputabili ai consumi elettrici delle pompe per l’adduzione dell’acqua al bacino di alimentazione dell’impianto. Il rimanente 30% delle emissioni di gas serra si divide tra quella che nel modello è stata definita rete di distribuzione (poco meno del 20%) ed il sistema di produzione neve (circa 10%), principalmente a causa dei consumi energetici in queste sezioni dell’impianto.
Ipotizzando il ricorso all’energia idroelettrica per l’alimentazione del sistema gli impatti totali vengono abbattuti di oltre il 75% (Impianto C con energia idroelettrica). Passando all’uso di una fonte di energia rinnovabile in luogo del mix energetico per la produzione di elettricità che prevede un utilizzo importante di fonti fossili (tra cui carbone, olio combustibile e metano) varia di conseguenza anche il contributo percentuale degli altri fattori sulla Carbon Footprint: nello scenario ipotizzato nel grafico 2, più del 90% delle emissioni di gas serra risultano infatti imputabili alla produzione (vedi Impianto C con produzione idroelettrica) dei materiali della rete di  distribuzione, mentre gli impatti delle altre 3 sezioni di impianto considerate dal modello generano un’impronta di carbonio trascurabile. Questo è dovuto al fatto che la produzione di elettricità tramite impianti idroelettrici comporta bassissime emissioni di gas climalteranti.
Anche gli altri due impianti analizzati nello studio, presentano una distribuzione delle emissioni tra le varie sezioni dell’impianto analoga a quella descritta per lo scenario ipotizzato da ENEA, essendo anche essi alimentati da energia idroelettrica. Come è possibile vedere nei grafici per entrambi gli impianti (denominati A e B per tutelare la riservatezza dei dati forniti dai gestori degli impianti), la rete di distribuzione contribuisce per oltre l’80% del totale delle emissioni generate. Le rimanenti sezioni degli impianti in totale contribuiscono a meno del 20% delle emissioni, con una distribuzione tra le 3 fasi che differisce leggermente nei due casi.
Appare evidente dai risultati come la prima ottimizzazione possibile, e di facile implementazione per i gestori degli impianti di innevamento, possa essere rappresentata dal ricorso ad energia elettrica prodotta con fonti rinnovabili. In seconda istanza i dati evidenziano l’importanza legata alla corretta progettazione e gestione della rete di distribuzione a causa dell’elevato quantitativo di materiali utilizzati.

Un modello di studio replicabile
e da diffondere nei prossimi anni

 
 
 
 

Riteniamo importante un approfondimento su questo aspetto volto a valutare quali siano i materiali che possano garantire migliori prestazioni ambientali, valutando contestualmente gli impatti degli interventi di manutenzione e la durata della vita utile dei componenti. Minore enfasi è stata data nello studio ai valori assoluti di emissione degli impianti, rapportati all’ettaro di superficie innevata. La motivazione principale di tale linea di valutazione è da ricercarsi nel carattere non statistico della ricerca condotta che per svincolarsi dalla dipendenza dei risultati dalle condizioni meteo specifiche di ogni stagione e dalle condizioni peculiari delle superfici da innevare (ad esempio depressioni e avvallamenti richiedono maggiori quantitativi di neve per il loro innevamento) avrebbe dovuto coinvolgere molti più impianti ed avere un respiro temporale molto più ampio dei due anni considerati. Avendo realizzato un modello facilmente replicabile per l’analisi degli impianti di innevamento, l’obiettivo per gli anni futuri sarà quello di creare un database con un set significativo di risultati, che permettano valutazioni approfondite per fornire linee di indirizzo solide per la definizione di strategie condivise.
Lo studio ha tuttavia già fornito alcuni andamenti tendenziali ed il modello può essere utilizzato per valutare i risultati di azioni di miglioramento in termini previsionali e per valutare le ricadute ambientali di un investimento. La metodologia può consentire inoltre di definire e/o comunicare all’esterno (anche tramite certificazione) il miglioramento generato da un determinato intervento, ad esempio il ricorso ad una fonte rinnovabile di alimentazione in luogo di una fossile più inquinante o l’utilizzo di materiali con un impatto ridotto.

Il problema delle risorse idriche,
da affrontare e non da eludere
Se è vero che le emissioni di gas serra rappresentano una esternalità negativa importante degli impianti di innevamento, è altrettanto innegabile che una qualsivoglia analisi della sostenibilità ambientale degli stessi non può non prendere in considerazione l’utilizzo di acqua per la produzione della neve. L’acqua è un bene prezioso, la cui disponibilità è limitata e il cui utilizzo, proprio a causa di questa limitatezza, è competitivo tra le varie attività antropiche e le specie viventi che popolano un qualunque habitat naturale. La montagna non sfugge a queste dinamiche e, sebbene la disponibilità di questo bene sia in generale abbondante, non di rado associazioni ambientaliste e di consumatori hanno puntato il dito contro gli impianti di innevamento accusando gli stessi di degradare la qualità dell’acqua che trattano e di ridurne la disponibilità.
Il problema sollevato è complesso ma proprio per questo un approccio scientifico e lontano da pregiudizi è il miglior modo per aiutare a fare chiarezza. Il primo punto da affrontare riguarda la qualità delle acque utilizzate: i moderni impianti di innevamento non utilizzano additivi nel processo di produzione della neve, che è in tutto e per tutto un semplice processo di cambiamento dello stato fisico dell’acqua dovuto alla concomitante azione di pressione, umidità e temperatura. In tal senso non c’è motivo di dubitare del fatto che la qualità dell’acqua non venga alterata ed in ogni caso semplici esami di laboratorio sui flussi in input ed in output all’impianto possono fugare ogni dubbio.  Il discorso si fa più complesso quando si affronta il problema della disponibilità dell’acqua nel territorio in cui l’impianto lavora: parte dell’acqua di uno specifico territorio viene addotta a bacini di stoccaggio e successivamente trasformata in neve causando, in alcuni casi, un ritardo rispetto al suo naturale deflusso verso valle. Si tratta di una forzatura del ciclo naturale dell’acqua, che accomuna però tutte le attività antropiche che utilizzano e consumano questa preziosa risorsa. Solo una analisi idro-geologica specifica per ogni bacino su cui insistono gli impianti di innevamento e che coinvolga tutte le attività antropiche che utilizzano acqua, può determinare se e quanto questi incidano sulla qualità ambientale dello stesso oltre ai possibili impatti socio-economici sul territorio. In prima battuta va detto che tali impianti, al contrario di altre attività che caratterizzano l’economia montana, non consumano acqua al netto della quota di evaporazione (che va valutata caso per caso) e che è anche possibile che sia minore in caso di presenza dell’impianto piuttosto che in sua assenza.

Il lavoro da continuare con serietà,
senza timori e senza pregiudizi
Le interazioni che l’impianto genera con le altre attività umane e con la natura vanno considerate attraverso uno strumento complesso di analisi (un’analisi idrogeo- logica o una Water Footprint a seconda degli obbiettivi specifici dello studio) che coinvolga diverse professionalità in grado di comprendere e tutelare i diversi attori della vita in montagna, sia antropici che naturali.  Per ora ci siamo limitati a considerare gli impianti di innevamento dal punto di vista tecnologico, trovando delle iniziali evidenze della loro efficienza nell’uso dell’acqua e definendo, in linea più generale, i presupposti per un approccio metodologico solido per l’analisi degli impatti sull’acqua da testare nell’immediato futuro su specifici impianti e sui bacini che li ospitano.  In un linea generale, vista l’attenzione riscontrata da parte dei gestori degli impianti su un uso sostenibile dell’acqua, uno scenario probabile prefigura che il loro impegno porterà dei vantaggi sull’attuale sistema di uso e gestione della risorsa idrica. Per quanto riguarda il ritardo sul deflusso verso valle generato dallo stoccaggio dell’acqua sotto forma di neve e la presenza di manto nevoso in stagioni povere di precipitazioni, non escludiamo di trovare ricadute anche positive non solo per gli operatori turistici della montagna, ma anche per gli ambienti naturali che la caratterizzano. Il fulcro è proprio quello di analizzare la questione con un approccio scientifico serio e multicriteria che permetta di cogliere tutta la complessità delle variabili coinvolte tutelando gli interessi molteplici di ognuno, e della natura in primis, senza la quale nessuna delle attività umane sarebbe possibile e ancor più il turismo con la sua vocazione sempre più green. Ed è proprio in quest’ottica che ANEF e i suoi associati hanno voluto intraprendere questo percorso, confrontandosi su un piano scientifico scevro da pregiudizi, a testimonianza della consapevolezza acquisita verso il tema della sostenibilità e con la volontà di orientarsi verso un turismo green con l’obiettivo di tutelare la natura che costituisce l’unica vera alternativa di medio-lungo periodo per offrire un prodotto turistico di qualità che valorizzi il patrimonio naturale, culturale e di tradizione che la montagna italiana, più di altre, sa proporre.

Conclusioni e prospettive future,
sulla strada verso il «turismo green»

 

Un lavoro da continuare
con il massimo impegno

Il progetto promosso e realizzato dal Ministero dell’Ambiente e da ENEA si propone quale primo caso di studio su basi scientifiche delle ricadute
dell’attività funiviaria sul territorio, sia in termini ambientali, che economici.
La collaborazione con istituzioni così prestigiose e l’impegno di professionisti esperti e del tutto autonomi rispetto alle aziende oggetto dell’analisi, hanno rappresentato per ANEF un’importante opportunità di confronto e di verifica interna in merito alle procedure operative ed agli ambiti
di miglioramento.
L’analisi risulta utile soprattutto per la replicabilità e per il fatto che i risultati consentiranno l’introduzione di best practices e l’ottimizzazione dei piani di investimento aziendali, con evidenti benefici, non solo ambientali, ma anche in termini di promozione e stimolo dell’economia territoriale.
In tale senso ANEF esprime un forte interesse affinchè il progetto possa procedere con gli ulteriori steps già ipotizzati, quindi con l’estensione dell’analisi ad un numero di aziende sempre più ampio e con l’ulteriore valutazione della waterfootprint, che potrà fornire strumenti utili ad un’adeguata gestione delle risorse idriche, capace di coniugare le esigenze ambientali con quelle degli operatori economici


Valeria Ghezzi
Presidente ANEF

Lo studio effettuato, nonostante il numero ridotto di impianti analizzati e le differenze e specificità che li caratterizzano, ha permesso di ottenere alcune importanti indicazioni, ed in particolare il fatto che l'utilizzo di una fonte di energia rinnovabile (l’idroelettrico), da parte di uno dei tre impianti analizzati che attualmente utilizza fonti fossili, consentirebbe di ridurre fino al 75% le emissioni di gas serra. A questo importante aspetto va comunque associata l’efficienza energetica del sistema per ridurne i consumi e l’analisi dei materiali utilizzati per realizzare gli impianti di distribuzione dell’acqua per migliorarne prestazioni tecniche, ambientali e durata del ciclo di vita. Dall’analisi dell’uso dell’acqua in questi sistemi, è emersa l'importanza di considerare gli effetti del prelievo di acqua e dell’innevamento artificiale sull'intero bacino idrogeologico, in modo da poterne valutare adeguatamente l’impatto complessivo, anche attraverso la valutazione degli aspetti socio-economici correlati e specifici di un determinato territorio. Infine, è stata evidenziata l’importanza di estendere l'analisi a uno o più comprensori sciistici nell'arco di più anni, per acquisire maggiori informazioni, ridurre l'influenza delle condizioni climatiche stagionali sui risultati ed evidenziare la possibile diminuzione delle emissioni legata a una gestione più consapevole e sostenibile delle attività.Lo studio effettuato è già stato presentato agli operatori del settore durante l’assemblea nazionale ANEF che si è tenuta a Forte de Marmi il 18-19 maggio 2017, è che ha visto la partecipazione del Ministro allo sport Luca Lotti e ha riscosso un notevole interesse per l’approccio adottato e le prospettive che potrebbe offrire. Un primo punto importante per il settore è che si tratta di una metodologia replicabile ad altri impianti ed estendibile all’intero comprensorio sciistico. La raccolta sistematica dei dati attraverso la metodologia sviluppata consentirebbe infatti il monitoraggio e l’aggiornamento dell’impronta ambientale, in un’ottica di pianificazione degli interventi per il miglioramento continuo e di comunicazione all’esterno sui benefici ambientali raggiunti.  Un altro aspetto importante da sottolineare è che la metodologia adottata può essere estesa a livello di «sistema», includendo strutture ricettive, impianti di risalita, rifugi e gestione delle piste, per valutare e ridurre gli impatti ambientali e sviluppare modelli di turismo più sostenibile estesi all’intero comprensorio e territorio, ottenendo benefici anche in termini di competitività. L’approccio utilizzato in questo studio, consente infine di dare prime risposte alle richieste di chiarezza da parte di associazioni ambientaliste ed opinione pubblica sugli impatti associati a questi sistemi e rappresenta sicuramente un passo importante verso un uso sempre più sostenibile di questi impianti.

Created: Sabato, 28 Gennaio 2017 08:27
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Da sinistra: Jan Terzariol (Area Manager Italia), Andreas Dorfmann (CEO Demaclenko), Andrea Varallo (Direttore Ski Carosello Corvara), Carlo Canins (Vicepresidente Grandi Funivie Alta Badia), Raimund Irsarra (Delegato tecnico Funivie del Boé), Anton Seeber (Presidente gruppo LEITNER)

In un 2017 ricco di importanti progetti in via di realizzazione, l’azienda del gruppo Leitner produttrice di impianti per l’innevamento tecnico ha festeggiato la consegna del millesimo generatore della sua scuderia a Andy Varallo, direttore del Consorzio Skicarosello Corvara. In Val Badia, dove si sta consolidando più che mai un fattivo rapporto di collaborazione, erano presenti Anton Seeber, presidente del gruppo di Vipiteno, e Andreas Dorfmann, amministratore delegato del marchio

Quest’anno, per festeggiare la consegna del millesimo generatore, Demaclenko ha potuto «giocare in casa». Infatti il  comprensorio che l’ha ricevuto è stato lo Ski Carosello Corvara, membro del Dolomiti Superski. Il Titan mobile numero 1000 è approdato ai lati della famosa pista «Gran Risa», orgoglio del mondo sciistico italiano nel cuore delle Dolomiti, «tempio» dello slalom gigante che dal 1985 (primo vincitore Ingemar Stenmark) ospita ogni anno a dicembre una delle gare più attese e spettacolari nel programma della Coppa del Mondo maschile. Nella splendida cornice della stazione a valle delle Funivie Piz Boè, Anton Seeber, presidente del gruppo Leitner, e Andreas Dorfmann, amministratore delegato Demaclenko hanno consegnato ufficialmente il generatore neve in edizione speciale per l’occasione, ad Andy Varallo, attuale direttore del Consorzio Skicarosello Corvara, vice presidente del Dolomiti Superski e del Consorzio Impianti a Fune Alta Badia. Proprio alle Funivie del Boè Demaclenko sta terminando un cantiere che prevede la realizzazione della pista Costoratta che si snoda lungo il pendio per circa 800 metri: materiale di linea, pozzetti, ventole montate su torre inclinata gestite in automatico da Snowvisual verranno installati e utilizzati a partire da questa stagione. In questo stesso anno sono state inoltre consegnate una decina di generatori destinati ad altri impianti del territorio come Seggiovie Sompunt e Grandi Funivie Alta Badia. Lo scorso anno il generatore numero 1000 (sempre un Titan) andò ad un famoso comprensorio austriaco non lontano da Innsbruck , di proprietà del gruppo Schultz, affezionato cliente Demaclenko.  Quest’anno invece sarà operativo in territorio italiano, segno di una nuova alleanza che sta mettendo radici tra Demaclenko e la Val Badia. Ma del 2017 bisogna anche ricordare molti altri impegni che Demaclenko sta onorando in Europa e nel mondo. Eccone alcuni tra i più importanti

WARTH (Austria)
• Nuova stazione di pompaggio con una portata totale di 750 l/s
• 82 generatori neve, dai quali quest’anno vengono forniti 72 (Evo 3.0 e Titan 2.0)
• Integrazione dell’intero sistema nel software di controllo Snowvisual 4.0
• 120 pozzetti in calcestruzzo
• Inizio collaborazione nel 2016, quest’anno ampliamento

SCHULTZ-GRUPPE (Austria)
• Partnership esistente giá da 2 anni con una delle forniture piú grandi di generatori
• L’ultimo anno Demaclenko ha consegnato a Heinz Schultz il generatore n° 1.000
• 390 generatori neve negli ultimi 2 anni
• I generatori venivano distribuiti tra i diversi comprensori del gruppo Schultz: Hochzillertal, Kals am Großglockner, Spieljoch, Matrei und Silian
• Integrazione nel software di controllo Snowvisual 4.0

SILVRETTA MONTAFON (Austria)
• Nuovo software di controllo Snowvisual 4.0 che sostituisce gli altri sistemi)
• Il comprensorio dispone giá di 500 generatori neve Demaclenko – generatore a ventola n° 500 con special branding
• 75 generatori a ventola per il 2017
• Ampliamento della stazione di poimpaggio costruita da Demaclenko nel 2014 (portata totale 400 l/s) Ausbau
• Costruzione Cooling System per una temperatura ottima dell’acqua (portata totale 300 l/s) 
• Istallazione di 300 pozzetti negli ultimi anni

STÖTEN I SÄLEN (Svezia)
• Ampliamento sistema d‘innevamento
• Conclusione del progetto in 90 giorni
• Generatori neve: 70
• Capacitá totale stazione di pompaggio: 2,7 MW
• Sistema di controllo: Snowvisual 4.0

KAMIKAWA SHO (Giappone)

• Realizzazione di un comprensorio totalmente nuovo
• Nuovo sistema di innevamento con una stazione di pompaggio mobile, premontata nella sede principale a Chiusa
• Generatori neve: 15
• Pozzetti: 33

VEDUCHI & HOLDOMI (Russia)
• Con Veduchi e Holdomi Demaclenko muove i primi passi in Russia
• 2 stazioni mobili, premontate nella sede principale a Chiusa
• Pozzetti: 100
• Generatori neve: ca. 20
www.demaclenko.com


Demaclenko partner di Marcialonga
con i generatori Titan Silent 2.0

Ancora una volta la competenza e la professionalità di Demaclenko sono protagoniste di un evento sportivo invernale di portata internazionale come la Marcialonga. L’azienda è stata infatti scelta come fornitore ufficiale di neve tecnica della gara. Il progetto ha previsto l’inserimento e l’utilizzo dei generatori Titan Silent 2.0, ad elevata capacità produttiva di neve oltre ad essere a bassissimo impatto acustico. Nelle gare su neve odierne, la neve tecnica e programmata è un ingrediente fondamentale per poter assicurare alla competizione la qualità e la sicurezza delle piste e, in caso di scarse precipitazioni, rinforzare lo spessore di neve necessaria. Marcialonga non sfugge a questo bisogno. L’obiettivo del Comitato Organizzatore è garantire lo svolgimento della manifestazione e la preparazione delle piste in modo altamente professionale e affidabile, in modo che i partecipanti alla gara possano sentirsi sicuri. Dall’altra risulta essenziale che la realizzazione di tutto questo avvenga rispettando la meravigliosa natura attorno e le comunità valligiane coinvolte. La popolazione è parte integrante della Marcialonga, sia per l’indispensabile supporto in qualità di volontari, sia come spettatori della gara e responsabili dell’accoglienza dei concorrenti, per questo il Comitato Organizzatore lavora ogni anno affinché la manifestazione sia integrata con l’ambiente circostante e venga vissuta con entusiasmo. Da queste premesse qualche mese fa è stata presa la decisione di acquistare dei nuovi generatori neve e, proprio in virtù del rispetto ambientale e della popolazione, la scelta è caduta sui Titan Silent 2.0 Demaclenko. I silenziosi prodotti Demaclenko sono la soluzione ottimale per una produzione di neve abbondante. La produzione di neve massima dei Silent è di 105 metri cubi orari, una delle massime possibili tra i generatori neve silenziati sul mercato, grazie alla speciale soffiante silenziata che permette di ridurre al minimo il rumore senza rallentare i giri e quindi la potenza della ventola. Sono macchine appositamente studiate per un utilizzo adiacente ai centri abitati, “dei compagni di lavoro” silenziosi di coloro che lavorano giorno e notte per realizzare le piste non lontano da abitazioni private e alloggi turistici. Un‘altra caratteristica importante dei Silent, come anche di tutti gli altri prodotti dell’azienda del gruppo Leitner, sono le ventole di ultima generazione, prodotte in modo tale da essere particolarmente allineate al tema del risparmio energetico e concepite per ottenere la dovuta quantità di neve consumando il minimo indispensabile di corrente e di materie prime come aria e acqua.

Created: Martedì, 26 Aprile 2016 08:24
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L’azienda di Bolzano leader nel settore dell’innevamento programmato ha organizzato una rete logistica di pronto intervento per garantire l’affidabilità continua dei suoi impianti. E un impianto perfettamente sincronizzato è alla base di un innevamento che si avvalga di una gestione ottimale delle risorse. Per questo TechnoAlpin assicura a tutti i clienti un'assistenza rapida e affidabile in ogni parte del mondo anche dopo l'installazione di generatori di neve, stazioni di pompaggio e materiale delle linee

L'affidabilità di un impianto di innevamento è indispensabile durante i mesi invernali. Le brevi finestre di innevamento devono essere sfruttate al meglio per garantire piste perfette per tutta la stagione. Per semplificare la manutenzione ordinaria ed evitare qualsiasi tipo di problematica durante questi mesi decisivi, TechnoAlpin propone contratti di manutenzione. È possibile stipulare contratti di manutenzione per i generatori di neve e le rispettive valvole. I generatori di neve verranno controllati annualmente da tecnici qualificati e inoltre, a distanza di pochi anni, saranno necessariamente sottoposti a un collaudo approfondito. Tali provvedimenti garantiscono il regolare funzionamento di ogni apparecchio nei mesi invernali, dando così grande importanza alla continuità dei servizi. Tutte le prestazioni di assistenza vengono infatti garantite per l’intera durata dell'impianto di innevamento.
Si tratta di impianti tecnologicamente avanzati in cui tutti le componenti idrauliche, meccaniche ed elettroniche devono funzionare a regola d'arte. Per questo motivo TechnoAlpin offre anche contratti di manutenzione per sale macchine. Le stazioni di pompaggio e compressione sono il cuore di ogni impianto e qualora fossero soggette ad anomalie, l'intero impianto potrebbe arrestarsi. Per evitare danni ingenti alle stazioni di pompaggio è quindi fondamentale sottoporre regolarmente pompe e compressori a controlli e manutenzioni.

Il magazzino dei ricambi
di Volders e l’assistenza garantita 24 ore al giorno

Una parte importante delle prestazioni di assistenza di TechnoAlpin è rappresentata anche dal magazzino delle parti di ricambio a Volders, automatizzato nel 2016: da questa sede un apposito team si occupa della gestione internazionale dei ricambi. In questo modo siamo riusciti a ridurre i tempi di attesa e a garantire una rapida evasione delle richieste dei clienti. Attraverso il portale service di TechnoAlpin è possibile ordinare comodamente le parti di ricambio, reperibili e acquistabili grazie al campo di ricerca. La funzione filtro aiuta a verificare la compatibilità delle singoli parti di ricambio con le macchine già installate. Di recente il centro di assistenza presso la sede centrale di Bolzano è stato ampliato e ristrutturato per migliorare i processi di assistenza di TechnoAlpin. Le nuove superfici adibite a uffici possono ospitare 40 dipendenti, che da qui possono elaborare immediatamente le richieste provenienti da tutto il mondo e trovare soluzioni in modo efficiente.
Oltre a quello di Bolzano, TechnoAlpin dispone di altri nove centri di assistenza in tutto il mondo, che si trovano a Flüelen (Svizzera), Dardilly (Francia), Volders (Austria), Monaco di Baviera (Germania), Denver (USA), Sunne (Svezia), Pechino (Cina), Žilina (Slovacchia) e Mosca (Russia). Da queste sedi i tecnici dell'assistenza sono pronti a raggiungere qualsiasi località per risolvere ogni tipo di complicazione. Il team di assistenza è raggiungibile, 24 ore su 24, attraverso la hotline dedicata o via e-mail per offrire ai clienti un'assistenza competente e affidabile in caso di problemi con i generatori di neve o le stazioni di pompaggio.

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