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Tag: Osservatorio legale

Created: Domenica, 13 Novembre 2016 07:09
Hits: 597
Category: Portfolio
Tags: Osservatorio legale
Quali novità per la montagna

Il Senato ha approvato, in via definitiva, la Legge di bilancio 2017. Sono molti i provvedimenti importanti che interessano le aree montane e gli Enti locali. "Numerosi articoli della legge - evidenzia l'on. Enrico Borghi, Presidente nazionale Uncem - contengono misure per i territori, per le aree interne, per la pubblica amministrazione. Si tratta di scelte importanti fatte dal Governo e dal Parlamento nella legge di bilancio. Provvedimenti attesi da almeno due decenni che attendevano un compimento legislativo, finalmente arrivato".

Di seguito, la sintesi delle misure.

all'articolo 1, comma 344, è disposto l'esonero contributivo triennale, da riconoscersi nel limite massimo delle norme europee sugli aiuti de minimis, per coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali, con età inferiore a 40 anni, che si iscrivono per la prima volta alla previdenza agricola nel periodo 1° gennaio – 31 dicembre 2017. L'esonero è stato esteso anche ai coltivatori diretti e agli imprenditori agricoli professionali con età inferiore a 40 anni iscritti nella previdenza agricola nel 2016 e le cui aziende sono ubicate nei territori montani e nelle aree svantaggiate;

sempre all'art. 1 si modifica il comma 3, nel quale, in relazione alla nuova disciplina di alimentazione e ripartizione del Fondo di solidarietà comunale stabilita dai successivi commi dell'articolo medesimo dal 2017 in poi, si stabilisce al capoverso 380-novies che i vigenti criteri di ripartizione del Fondo si applicano solo fino al 2016. L'emendamento esclude dalla nuova disciplina le risorse destinate alle unioni e fusioni di comuni, che pertanto continueranno ad essere erogate secondo gli importi e le regole ora vigenti. Si tratta in particolare del contributo di 30 milioni annui spettante alle unioni di comuni ai sensi del comma 10 dell'articolo 53 della legge n.388/2000, che ne indica anche i criteri di ripartizione tra gli enti interessati, nonché del contributo di 30 milioni di cui all'articolo 20 del decreto-legge n.95/2012, spettante ai comuni istituiti a seguito di fusione;

si aggiunge poi il comma 3-bis, nel quale, modificandosi l'articolo 20, comma 1-bis del decreto-legge n. 95/2012 suddetto si eleva dal 40 al 50%, a decorrere dal 2017, la quota del contributo straordinario commisurato ai trasferimenti erariali attribuiti per l'anno 2010 a favore dei comuni che danno luogo alla fusione;

si aggiunge ancora il comma 9-bisil quale prevede che possono essere costituiti consorzi tra gli enti locali per la gestione associata dei servizi sociali, assicurando risparmi di spesa. Tale possibilità è concessa in deroga alle disposizioni di cui all'articolo 2, comma 186, lettera e), della legge 23 dicembre 2009, n. 191, che dispongono la soppressione dei consorzi di funzioni tra gli enti locali;

innalzate per il 2017 le percentuali di compensazione IVA applicabili agli animali vivi della specie bovina e suina prevedendo che le stesse non possano superare, rispettivamente, la misura del 7,7% e all'8% (art. 1, commi 45 e 46);

ripristinata l'agevolazione fiscale relativa ai trasferimenti di proprietà a qualsiasi titolo di fondi rustici nei territori montani finalizzati all'arrotondamento della proprietà contadina (imposta di registro ed ipotecaria in misura fissa ed esenzione dalle imposte catastali) (art. 1, comma 47);

istituito un fondo destinato a finanziare interventi riguardanti, tra l'altro, la difesa del suolo e il dissesto idrogeologico. Il fondo ha una dotazione di 1.900 milioni di euro per l'anno 2017, 3.150 milioni per l'anno 2018, 3.500 milioni per l'anno 2019 e 3.000 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2020 al 2032 (art. 1, comma 140). Gli investimenti finalizzati alla prevenzione del rischio idrogeologico sono, altresì, considerati con priorità, nell'ambito delle norme di finanza pubblica per il rilancio degli investimenti, ai fini dell'assegnazione di spazi finanziari agli enti locali (art. 1, comma 492, lettera d), per il triennio 2017-2019, e alle regioni (art. 1, comma 499, lettera b). Nel corso dell'esame in sede referente, sono poi stati ulteriormente integrati e dettagliati i settori oggetto di finanziamento allo scopo di ricomprendere, oltre alla difesa del suolo e al dissesto idrogeologico, anche il risanamento ambientale e le bonifiche, e, nell'ambito delle infrastrutture, gli interventi relativi alla rete idrica e alle opere di collettamento, fognatura e depurazione. Tra le finalità del fondo è stata inoltre inserita, a seguito delle modifiche parlamentari, la soluzione delle questioni oggetto di procedure di infrazione europea sulla base delle modifiche approvate nel corso dell'esame in sede referente, alla messa in sicurezza e alla bonifica di siti inquinati ad alto rischio ambientale, individuati come prioritari per il loro rilevante impatto;

introdotta una disciplina volta a destinare, a partire dal 1° gennaio 2018, esclusivamente e senza vincoli temporali, i proventi dei titoli abilitativi edilizi e delle sanzioni in materia edilizia a una serie di interventi, tra i quali l'acquisizione e la realizzazione di aree verdi;

inserito l'art. 11-bis, che prevede che i trasferimenti di proprietà a qualsiasi titolo di fondi rustici nei territori montani, finalizzati all'arrotondamento della proprietà contadina, continuino a godere della agevolazione fiscale prevista dall'art. 9 del D.P.R. n. 601 del 193 (imposta di registro ed ipotecaria in misura fissa ed esenzione dalle imposte catastali). A tal fine aggiunge tale fattispecie tra quelle richiamate dall'articolo 10, comma 4, del D.Lgs. n.23 del 2011, ai fini dell'esclusione dalla soppressione generalizzata di tutte le esenzioni e agevolazioni tributarie disposta dal medesimo comma 4;

prevista l'istituzione di un Piano strategico nazionale della mobilità sostenibile destinato al rinnovo del parco autobus dei servizi di trasporto pubblico locale e regionale, alla promozione e al miglioramento della qualità dell'aria con tecnologie innovative (art. 1, commi 613-615).

Created: Martedì, 26 Aprile 2016 08:21
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Tags: Osservatorio legale
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Le proposte di modifica alla legge nazionale sulla sicurezza tornano di attualità. Come noto, già qualche anno fa erano state ventilate ipotesi di riforma e integrazione del testo di legge che disciplina la sicurezza in pista in Italia. I lavori non avevano avuto seguito in Parlamento e le modifiche erano rimaste lettera morta. Ora vi è nuovamente interesse a intervenire sul testo della legge quadro. Quali sono le motivazioni che portano a questa iniziativa? Quali sono gli obiettivi della riforma?
Dall’analisi delle proposte di modifica sorgono delle perplessità in ordine agli interventi al testo di legge che vengono suggeriti. In via preliminare, l’impostazione stessa della normativa, da molti definita «legge quadro» (atteso che introduce principi di sicurezza di carattere generale in capo ai gestori così come ai fruitori dell’area sciabile attrezzata, che sono poi le leggi regionali a dover recepire e concretizzare in prescrizioni da osservare) impone una essenzialità nell’enunciazione dei precetti che cozza contro il «dettaglio». Se il legislatore avesse voluto dare un’impostazione di altro tipo al testo di legge, avrebbe seguito un percorso diverso. Le leggi regionali potevano non esserci più e la struttura del corpo normativo avrebbe avuto tutt’altra impronta, con dettagli e specificazioni oggi del tutto assenti, proprio perché la normativa vigente è una legge che introduce «principi di sicurezza», poi recepiti e concretizzati dalle normative regionali. Le modifiche proposte sembra vadano a snaturare la filosofia dell’attuale legge in quanto verrebbe preteso l’inserimento di prescrizioni puntuali e una regolamentazione dettagliata di alcune situazioni che in una legge quadro non dovrebbero trovare ingresso. Venendo al dettaglio riportiamo di seguito alcuni dei passaggi più rilevanti delle proposte di modifica relativi alla prima parte del testo normativo (quello contenente obblighi e prescrizioni che vedono destinatari i gestori)  rimandando ad un prossimo numero l’analisi delle modifiche proposte con riferimento alle regole di condotta dello sciatore.

Modifiche all’art.1 dal titolo
«Finalità e ambito di applicazione della presente legge»
«La presente legge - anche al fine di consentire il libero accesso degli sport da discesa e da fondo alle persone diversamente abili - detta norme in materia di sicurezza nella pratica agonistica e non agonistica degli sport invernali da discesa e da fondo, compresi i princìpi fondamentali per la gestione in sicurezza delle aree sciabili, favorendo lo sviluppo delle attività economiche nelle località montane, nel quadro di una crescente attenzione per la tutela dell’ambiente».
Pienamente condivisibile il diritto di poter praticare gli sport invernali da parte delle persone diversamente abili che è peraltro espressione di un principio di parità sociale che è già proprio della nostra società, senza che debba essere rimarcato in ogni normativa di settore. Se la modifica venisse recepita, tutti i comprensori, nessuno escluso, dovranno necessariamente adeguarsi ai nuovi standard organizzativi, gestionali e logistici, avendo l’obbligo di garantire il facile accesso così come l’utilizzo in sicurezza di piste e impianti con importanti investimenti. Quanto all’integrazione «agonistica», ad una prima analisi pare improprio estendere l’applicabilità della legge n.363/2003 anche alla pratica «agonistica» degli sport invernali. Come noto l’approccio alla discesa dell’atleta è totalmente diverso da quello del turista. L’obiettivo è sempre quello di percorrere la discesa mettendoci il minor tempo possibile.  Come si concilierebbero tutte le norme che disciplinano il comportamento dello sciatore che deve essere prudente, che deve rallentare in prossimità dei dossi, delle strettoie, dei cambi di pendenza, ecc., con la natura insita nell’agonista che deve invece superare «il limite» per migliorare la propria prestazione? C’è già un regolamento federale dettagliato che disciplina le regole di comportamento e di sicurezza in ambito agonistico, emanato dalla Federazione Italiana Sport Invernali. La legge quadro ha poco se non nulla a che vedere con gare e allenamenti.

Modifiche all’art.2 dal titolo:
«aree sciabili attrezzate»
Viene suggerita l’integrazione del testo con l’ulteriore comma:
«L’idoneità tecnica di tali aree (quelle riservate agli allenamenti e gli snowpark ndr) è verificata da un responsabile individuato dai gestori».
Meglio sarebbe stato sopprimere il richiamo al numero minimo di piste e impianti (almeno 3 piste e 3 impianti per le aree riservate agli allenamenti e 20 piste servite da almeno 10 impianti per gli snowpark) che non ha ragione alcuna di esserci e nessuno ha mai capito perché sia stato introdotto. Anche il rimando al Comune territorialmente competente per individuare le aree riservate agli allenamenti così come gli snowpark non pare abbia utilità alcuna se non quella di appesantire adempimenti e burocrazia per conformarsi alla legge. Meglio che sia il gestore direttamente, come è sempre stato prima dell’entrata in vigore della legge nazionale, a individuare le piste più adatte per gli allenamenti così come le aree migliori per la realizzazione di uno snowpark che sempre comunque si trovano all’interno dell’area sciabile attrezzata.

Modifiche all’art. 3 dal titolo:
«obblighi dei gestori»
Comma 1: «I gestori delle aree individuate ai sensi dell’articolo 2 assicurano agli utenti la pratica delle attività sportive e ricreative in condizioni di sicurezza, provvedendo  sulla base dei principi stabiliti dalla legge e dei criteri e requisiti stabiliti dalle regioni, in conformità alla legge alla messa in sicurezza delle piste apponendo la segnaletica di cui alle norme UNI e all’individuazione dei soggetti cui spetta la direzione delle piste medesime, nonché rimuovendo, in conformità alle disposizioni vigenti in materia di eliminazione delle barriere architettoniche, gli ostacoli per l’esercizio dell’attività sciistica da parte delle persone portatrici di handicap e migliorando l’accessibilità e la fruibilità delle strutture sportive e dei servizi connessi, da parte di tali soggetti».
Le integrazioni paiono essere ridondanti in quanto vi sono già previsioni di legge – il Decreto Ministeriale 20/12/2005 – e richiami espressi alla segnaletica UNI.
Anche il nuovo richiamo all’obbligo di eliminazione delle barriere architettoniche appare appesantire il testo di legge sia perché le normative in materia sono già vigenti sia per il richiamo generale giaà introdotto all’art.1 come prima visto.

Comma 2: «Fermo restando quanto previsto dall’articolo 21, i gestori sono altresì obbligati ad assicurare il soccorso e il trasporto a valle degli infortunati lungo le piste. Il personale individuato dal gestore per i compiti di cui al punto precedente è composto da soggetti in possesso della qualifica e abilitazione da parte dei soggetti competenti. I requisiti minimi di formazione e delle dotazioni e attrezzature del personale del servizio di soccorso sono individuati con specifico decreto attuativo. Il gestore ha l’obbligo di segnalare chiare e preventive indicazioni degli eventuali impianti inaccessibili allo sciatore disabile, con indicazione della motivazione; e  deve inoltre accertarsi che il personale addetto al soccorso piste abbia uno specifico addestramento per il recupero degli sciatori disabili. Il gestore ha l’obbligo di segnalare chiare e preventive indicazioni degli eventuali impianti inaccessibili allo sciatore disabile, con indicazione della motivazione; e deve inoltre accertarsi che il personale addetto al soccorso piste abbia uno specifico addestramento per il recupero degli sciatori disabili».
La proposta di modifica è di particolare portata perché prevede che il personale addetto al soccorso e al trasporto a valle degli infortunati debba essere in possesso della qualifica e abilitazione rilasciata dai soggetti competenti. Sul punto solo la Regione Valle d’Aosta e la Regione Friuli Venezia Giulia hanno normative «dedicate», con previsione di personale che deve essere formato e sempre aggiornato.
Si tratterà di verificare come il legislatore intende dare concreta attuazione alla previsione di legge, con la speranza, se la modifica verrà recepita, che non ci sia un vuoto normativo che duri anni come accaduto in passato, ad esempio per la determinazione delle sanzioni da comminare in caso di violazione delle norme di comportamento dello sciatore. Viene previsto che il futuro decreto attuativo provveda anche alla determinazione dei requisiti di formazione e delle dotazioni di cui dovranno disporre i soggetti preposti all’attività di soccorso ma si richiede anche che vengano specificate le attrezzature e gli equipaggiamenti necessari e idonei allo svolgimento dell’attività di soccorso, i compiti per recuperare rapidamente e con perizia professionale le persone infortunate sulla pista, effettuare gli interventi sanitari di primo soccorso e trasportare l’infortunato fino a consegnarlo agli ordinari servizi di soccorso, a valle, le modalità di verbalizzazione dei rapporti di intervento e la loro trasmissione al gestore e agli organi regionali competenti. Vi è anche un nuovo richiamo alla disabilità, sia con riferimento all’obbligo di segnalazione della presenza di eventuali impianti non accessibili agli sciatori diversamente abili così come la previsione che vi sia personale addetto al soccorso con specifico addestramento per l’intervento di soccorso degli sciatori disabili in caso di incidente.

Comma 3 Bis: «I gestori individuano, in prossimità dell'area sciabile, tenuto conto della conformazione e dell'ampiezza dei luoghi, nonché delle esigenze dell'attività di elisoccorso, apposite aree destinate all'atterraggio degli elicotteri per il soccorso degli infortunati».
Corretta la previsione di individuare una zona destinata all’atterraggio degli elicotteri per il soccorso degli infortunati anche se tale compito appare già essere ricompreso tra gli obblighi che facevano capo ai gestori nel vecchio testo.

Comma 4: «Tutti i Comuni ove hanno sede le stazioni sciistiche hanno l’obbligo di dotarsi   di canale radio di emergenza montana transfrontaliero europeo, nella banda VHF, per chiamate di emergenza radio: il canale E (PER “Canale di emergenza”) noto anche come: “Canale di emergenza 161.300 MHz”. Tale canale s’intende utilizzarlo sul modello di quello in uso in mare, la cui frequenza è 156,8 MHz Canale 16 per tutte le chiamate di soccorso che, come quello marino, non includono le conversazioni del 118 che riportano dati sensibili».
Interessante la previsione di individuare un canale radio di emergenza montana. Ancor meglio, come già in essere per il diporto nautico con l’ormai famoso numero blu «1530», potrebbe essere l’istituzione di un numero «bianco» di telefono unico di riferimento, cui tutti possono accedere agevolmente in caso di necessità.

Comma 5: «Alla luce di quanto disciplinato nella delibera 1525 della Giunta Provinciale di Bolzano, l’obbligo di dotazione dei defibrillatori è trasferito dalle associazioni sportive ai proprietari degli impianti per quanto riguarda l’acquisizione, l’installazione e il monitoraggio degli stessi».

Comma 6:  «I gestori degli impianti sono tenuti a informare tutti i soggetti che a qualsiasi titolo sono presenti negli impianti (atleti, spettatori, personale tecnico, ecc) della presenza dei DAE e del loro posizionamento mediante opuscoli e cartelloni illustrativi o qualsiasi altra modalità ritengano utile (video, incontri, riunioni)».
Condivisibile la previsione di dotare di un defibrillatore tutte le società di gestione. Ribadiamo anche in questo caso che disporre di un defibrillatore anche in assenza di una espressa previsione di legge e già necessario per tutti i gestori come regola di perizia e diligenza nel rispetto di quella che è stata la recente evoluzione dello stato dell’arte in materia di primo soccorso.

Modifiche all’art.4 dal titolo:
«Responsabilità civile dei gestori»
Comma 3bis: «È fatto obbligo ai gestori di richiedere agli utenti, all'atto della vendita del titolo di transito, l'acquisto, di una polizza assicurativa per la responsabilità civile per i danni provocati a persone o a cose nella pratica degli sport invernali di discesa, e per il finanziamento di un fondo di garanzia per le vittime di incidenti sciistici nonché di assicurarne adeguata pubblicità»
L’inserimento di questo comma parrebbe avere l’obiettivo di introdurre la polizza assicurativa per la responsabilità civile come obbligatoria anche in capo agli sciatori. Premesso che c’è una forte corrente contraria all’introduzione della polizza assicurativa obbligatoria e considerato che questa previsione dovrebbe se del caso essere inserita nel capo terzo della legge essendo destinatario lo sciatore e non il gestore, rimane senza risposta la domanda sulla quale molti esperti in materia si sono già interrogati. Su chi deve gravare il costo copertura assicurativa per la responsabilità civile obbligatoria? Vi è da riflettere attentamente su questa integrazione e correlare l’obiettivo che si vuole raggiungere anche all’eventuale abrogazione dell’articolo 19 che ha introdotto sin dall’entrata in vigore della legge sulla sicurezza il principio della presunzione del concorso di colpa in caso di collisione fra sciatori.

Comma 3ter: «Con accordo tra il Governo, le regioni e gli enti locali, con la Federazione sportiva nazionale competente in materia di sport invernali riconosciuta dal CONI (FISI)  da concludere in sede di Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e successive modificazioni, sono definiti i parametri per la valutazione delle condizioni minime di sicurezza delle piste. I comprensori sciistici che adottano tutte le misure di sicurezza ivi previste possono richiedere l'inserimento in una lista di piste sicure con "bollino azzurro". Con legge dello Stato e nel rispetto della normativa europea in tema di aiuti di stato, verranno previsti incentivi economici o sgravi fiscali per gli interventi di messa in sicurezza delle piste o per il mantenimento delle stesse».
L’integrazione potrebbe essere «a doppio taglio». Bene che le piste sicure che siano etichettate con il «bollino azzurro» ma per tutte le altre, nel momento in cui si verifica un incidente, si potrebbe quasi configurare una sorta di responsabilità oggettiva del gestore: la pista non aveva il bollino azzurro e quindi era una pista pericolosa sulla quale non doveva essere consentito il transito degli sciatori.  Attenzione a dare seguito all’iniziativa che sotto il profilo burocratico creerebbe certamente anche difficoltà operative, quantomeno nel breve-medio periodo.

Modifiche all’art.5 dal titolo:
«Informazione e diffusione delle cautele
volte alla prevenzione degli infortuni»
Comma 3bis: «I gestori provvedono altresì ad esporre quotidianamente i bollettini sui rischi valanghe emessi dagli organi competenti»
Certamente l’esposizione dei bollettini sui rischi valanghe alle casse piuttosto che in altri punti di visibilità è informativa di grande utilità. È  bene ricordare comunque che la responsabilità del gestore ha come confine il limite dell’area sciabile attrezzata e, come ben precisato dall’articolo 17 della legge sulla sicurezza, il concessionario non è responsabile degli incidenti che possono verificarsi nei percorsi fuori pista serviti dagli impianti medesimi.

Modifiche all’art.6 dal titolo:
«segnaletica»
L’articolo viene integrato con l’espresso richiamo al decreto ministeriale del 20 dicembre 2005 avente ad oggetto le nuove norme e la segnaletica sulle piste di sci. Si vorrebbe demandare ai Comuni che non abbiano partecipazioni nelle società di gestione degli impianti o, in caso contrario, alle Regioni o ad altro ente dalle stesse delegato, la verifica dell’adempimento degli obblighi relativi alla segnaletica da parte dei gestori. Si segnala, a riguardo, che la legge nazionale, all’articolo 21, già prevede quali fossero i soggetti competenti per il controllo dell’osservanza delle disposizioni di sicurezza talchè la modifica appare ridondante.

Modifiche all’art.7 dal titolo:
«Manutenzione e innevamento programmato»
«I gestori possono individuare alcune piste o tratti di pista da lasciare non battuti indicandoli con apposita segnaletica».
L’integrazione è di particolare interesse ed efficacia concreta perché in aderenza ai più recenti orientamenti di alcune stazioni invernali italiane – mutuati da esperienze già consolidate all’estero – che favoriscono la pratica dello sci in neve fresca, senza dover necessariamente allontanarsi dall’area sciabile attrezzata che di per sé fa parte del comprensorio ed è quindi continuativamente monitorata e preservata dal pericolo di distacco valanghe. Oltre a ciò, lo sciatore e le sue scelte vengono portate al centro dell’attenzione. Lui solo, come comunque dovrebbe sempre essere, previa adeguata informativa, deve essere in grado di decidere se ha le capacità di percorrere in sicurezza una discesa non preparata, affrontando imprevisti e una conformazione del manto nevoso certamente differenti rispetto ai “tappeti bianchi” cui negli ultimi anni ci siamo abituati. Anche sotto il profilo dell’accertamento delle responsabilità in caso di incidente su piste non battute l’approccio muterebbe radicalmente.

Created: Martedì, 26 Aprile 2016 08:21
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Category: Portfolio
Tags: Osservatorio legale

di Marco Del zotto
Avvocato e Maestro di Sci
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Riprendiamo l’esame sulle proposte di modifica alla legge 363 del 2003 (Normativa nazionale sulla sicurezza sulle piste da sci) che aavevamo avviato sul numero 139 (novembre/dicembre 2016) di «professione Montagna» affrontando gli articoli che regolamentano le norme di comportamento dello sciatore a partire all’obbligo di utilizzo del casco. L’intento è quello di stimolare la riflessione sulla effettiva efficacia delle modifiche proposte in relazione all’obiettivo che il legislatore si prefigge di raggiungere, quello di migliorare la sicurezza delle aree sciabili attrezzate.

Modifiche all’art.8 dal titolo
«Obbligo di utilizzo del casco protettivo per i minori di anni diciotto»
1. Nell’esercizio della pratica dello sci alpino e, dello snowboard e dello sci alpinismo nella fase di eventuale discesa in un’area sciabile attrezzata è fatto obbligo ai soggetti di età inferiore ai diciotto anni di indossare un casco protettivo conforme alle caratteristiche di cui al comma 3.
2. Il responsabile della violazione delle disposizioni in tema di utilizzo del casco di cui al comma l e di cui all'articolo 2, commi 4, 4-bis e 5 è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da 30 euro a 250 euro.
Appare francamente sovrabbondante la puntualizzazione dell’estensione dell’obbligo anche allo sci alpinista che compia la fase di discesa all’interno dell’area sciabile attrezzata, sul presupposto che colui che calza gli sci ai piedi non può che essere definito sciatore a tutti gli effetti.

Modifiche all’art.9 dal titolo «Velocità» al titolo «Velocità e obblighi
di prudenza nel comportamento»    
1. Gli sciatori devono tenere una condotta che, in relazione alle caratteristiche della pista e alla situazione ambientale, non costituisca pericolo per l’incolumità altrui e non provochi danni.
2. La velocità deve essere particolarmente moderata nei tratti a visuale non libera, in prossimità di fabbricati od ostacoli, negli incroci, nelle biforcazioni, in caso di nebbia, di foschia, di scarsa visibilità o di affollamento, nelle strettoie e in presenza di principianti.
2-bis. Ogni sciatore deve tenere una velocità e un comportamento specifico di prudenza, diligenza e attenzione adeguati alla propria capacità, al tipo di pista, alla segnaletica e alle prescrizioni di sicurezza esistenti, nonché alle condizioni generali della pista, alla libera visuale, alle condizioni meteorologiche e all'intensità del traffico.
Più che condivisibile rimarcare la centralità della condotta dello sciatore in un’ottica di miglioramento della sicurezza dell’area sciabile attrezzata.
Ciò che ancora viene omesso, nonostante la proposta di modifica, è che la condotta deve essere tale da non mettere in pericolo non solo l’incolumità altrui ma, prima di tutto, l’incolumità propria.

Modifiche all’art.10
dal titolo «Precedenza»
1.Lo sciatore a monte, che ha la possibilità di scegliere il percorso, deve tenere una direzione che eviti il pericolo di collisione con lo sciatore a valle, garantendo, per quanto possibile, la precedenza agli sciatori disabili.
Il «vecchio» art.10 riportava pedissequamente il contenuto dell’art.3 del Decalogo dello sciatore. La modifica che motiva l’obbligo di dare la precedenza – «che ha la possibilità di scegliere il percorso» – è per certi versi limitativa. La precedenza deve essere data indipendentemente dalla possibilità di scelta del percorso. Il richiamo agli sciatori disabili pare eccessivo perché sta in sé che la precedenza deve essere loro data. Se l’intento invece era quello di prevedere la precedenza sempre a favore di tutti gli sciatori disabili, senza distinzione “monte-valle”, il testo non brilla certo per chiarezza.

Modifiche all’art.11
dal titolo «Sorpasso»
1. Lo sciatore che intende sorpassare un altro sciatore deve assicurarsi di disporre di uno spazio sufficiente allo scopo e di avere sufficiente visibilità.
2. Il sorpasso può essere effettuato con sufficiente spazio e visibilità sia a monte sia a valle, sulla destra o sulla sinistra, ad una distanza tale da evitare intralci allo sciatore sorpassato.
L’inciso inserito non modifica il contenuto dell’articolo.

Modifiche all’art.12
dal titolo «Incrocio» al titolo «Immissioni e incrocio»
“Lo sciatore che si immette su una pista o che riparte dopo una sosta, deve assicurarsi di poterlo fare senza pericolo per sé o per gli altri; negli incroci deve dare la precedenza a chi proviene da destra o secondo le indicazioni della segnaletica”
• La modifica assume importanza massima nella regolamentazione delle immissioni. Se la precedente formulazione prevedeva una precedenza “indistinta” a favore degli sciatori che provenivano da destra, anche in caso di immissioni, a meno che non venisse apposta diversa segnaletica da parte del gestore, con la modifica proposta “ritorna” ad avere giustamente precedenza lo sciatore che percorre la pista principale.

Modifiche all’art.13
dal titolo «Stazionamento» al titolo «In sosta»
Lo sciatore deve evitare di fermarsi, se non in caso di necessità, nei passaggi obbligati o senza visibilità. La sosta deve avvenire ai bordi della pista. In caso di caduta lo sciatore deve sgomberare la pista al più presto possibile.
Condivisibile la modifica al testo proposta.

Modifiche all’art.15
dal titolo «Transito e risalita»
1. È vietato percorrere a piedi e con le ciaspole le piste da sci, salvo i casi di urgente necessità procedendo soltanto ai bordi delle stesse.
2. Chi discende la pista senza sci deve tenersi ai bordi delle piste, rispettando quanto previsto all’articolo 16, comma 3.
3. In occasione di gare è vietato agli estranei sorpassare i limiti segnalati, sostare sulla pista di gara o percorrerla.
4. La risalita della pista da sci è ammessa solo previa autorizzazione del gestore dell’area sciabile attrezzata o in mancanza di tale autorizzazione solo per casi di urgente necessità. Qualora consentita (anche a fronte di corrispettivo) deve avvenire ai bordi della pista (entro e non oltre la distanza di un metro a partire dal margine esterno prescelto dal gestore), avendo cura di evitare rischi per la sicurezza degli sciatori e rispettando le prescrizioni di cui alla presente legge, nonché quelle adottate dal gestore dell’area sciabile attrezzata. Tale possibilità deve essere evidenziata da appositi cartelli segnaletici ed è in ogni caso limitata agli orari di funzionamento degli impianti.
Le ciaspole già con il vecchio testo non potevano essere qualificate «sport della neve» talchè ne era vietato l’utilizzo all’interno dell’area sciabile attrezzata. Ben venga comunque l’esplicitazione. Il comma 4 tratta della risalita con gli sci ai piedi. Appare di difficile individuazione «il margine esterno prescelto dal gestore» per determinare la distanza di un metro entro cui poter risalire.

Modifiche all’art.16
dal titolo «Mezzi meccanici»
1. È inibito ai mezzi meccanici (ad es. motoslitte) l’utilizzo delle piste da sci, salvo quanto previsto dal presente articolo.
2. I mezzi meccanici adibiti al servizio e alla manutenzione delle piste e degli impianti possono accedervi solo fuori dall’orario di apertura, salvo i casi di necessità e urgenza e, comunque, con l’utilizzo di appositi congegni di segnaletica luminosa e acustica.
3. Gli sciatori, nel caso di cui al comma 2, devono dare la precedenza ai mezzi meccanici adibiti al servizio e alla manutenzione delle piste e degli impianti e devono consentire la loro agevole e
rapida circolazione.
Nessuna modifica sostanziale.

Modifiche all’art.17 dal titolo
«Sci fuori pista e sci-alpinismo»
1. Il concessionario e il gestore degli impianti di risalita non sono responsabili degli incidenti che possono verificarsi nei percorsi fuori pista serviti dagli impianti medesimi. Il gestore dell’area sciabile attrezzata, qualora le condizioni generali di innevamento ed ambientali lo consentano e senza alcuna presunzione di responsabilità a suo carico in merito agli incidenti che possono verificarsi, potrà destinare degli specifici percorsi per la fase di salita nella pratica dello sci alpinismo. Tali percorsi dovranno essere segnalati con idonei cartelli al fine della miglior tutela di tutti i fruitori
2. I soggetti che praticano lo sci-alpinismo e utilizzano le ciaspole devono munirsi, laddove, per le condizioni climatiche e della neve, sussistano evidenti rischi di valanghe, di appositi sistemi elettronici per garantire un idoneo intervento di soccorso (ARTVA), di pala e sonda tutti omologati secondo la normativa vigente. 
Più che corretta l’eliminazione dell’inciso «laddove, per le condizioni climatiche e della neve, sussistano evidenti rischi di valanghe» perché contrario agli insegnamenti di montagna e al comune buon senso. Sta bene l’introduzione della previsione di individuare percorsi di risalita per coloro che praticano lo sci alpinismo così come l’introduzione espressa dell’obbligo di utilizzo di pala, sonda e artva per gli scialpinisti. L’interpretazione letterale del testo fa sì che ne rimangano esentati gli sciatori che praticano il fuoripista.

Modifiche all’art.18 dal titolo
«Ulteriori prescrizioni per la sicurezza e sanzioni»
1. Le regioni e i comuni possono adottare ulteriori prescrizioni per garantire la sicurezza e il migliore utilizzo delle piste e degli impianti.
2. Fatte salve le ulteriori sanzioni previste dalle disposizioni delle regioni o delle province autonome di Trento e di Bolzano per condotte diverse da quelle sanzionate dalla presente legge, i responsabili della violazione delle disposizioni di cui agli articoli 9, 10, 11, 12, 13, 15 e 16 sono assoggettati alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da 50 euro a 400 euro.
Viene introdotta la previsione di una sanzione per le violazioni delle regole di comportamento dello sciatore.

Art.19 dal titolo «concorso di colpa» – nessuna modifica
1. Nel caso di scontro tra sciatori, si presume, fino a prova contraria, che ciascuno di essi abbia concorso ugualmente a produrre gli eventuali danni.
Dispiace rilevare che non sono previste modifiche a tale articolo. Ogni sciatore, da quando calza gli sci ai piedi, rimane così ancora esposto personalmente all’obbligo di dover corrispondere il 50% dei danni subiti dall’altro sciatore, in caso di collisione, se non riesce a dimostrare di essere esente da responsabilità. Prova non facile da assolvere, come noto, sulla neve.

Modifiche all’art.21 dal titolo
«Soggetti competenti per il controllo»
1. Ferma restando la normativa già in vigore in materia nelle regioni, la Polizia di Stato, il Corpo forestale dello Stato (da eliminare), l’Arma dei carabinieri e il Corpo della guardia di finanza, nonché i corpi di polizia locali, nello svolgimento del servizio di vigilanza e/o soccorso nelle località sciistiche, provvedono al controllo dell’osservanza delle disposizioni di cui alla presente legge e a irrogare le relative sanzioni nei confronti dei soggetti inadempienti.
1-bis. Ai fini del migliore esercizio dei servizi di vigilanza e soccorso nelle aree di sci alpino possono essere stipulate convenzioni fra i gestori e i soggetti di cui al comma 1. In assenza dei soggetti di cui al comma 1 i gestori delle aree assicurano l'esercizio delle funzioni di vigilanza e soccorso, mediante convenzione con i soggetti diversi da quelli indicati al comma 1 deputati allo svolgimento di tali mansioni. 
2. Le contestazioni relative alla violazione delle disposizioni di cui all’articolo 9, comma 1, avvengono, di norma, su segnalazione di maestri di sci.
Sta bene la precisazione sulla necessaria stipulazione di convenzioni per la regolamentazione del servizio di vigilanza e soccorso. Soprattutto il primo è quanto mai necessario con finalità di prevenzione.

Proposta di aggiunta dell’art.24
dal titolo «Giornata internazionale delle Montagne»
Nell’ottica di sensibilizzare e creare maggior consapevolezza nell’opinione pubblica sul valore delle montagne anche in riferimento alla sicurezza nella pratica degli sport invernali viene recepita, a livello nazionale, l’istituzione della “Giornata internazionale delle montagne” fissata dall’ONU nella giornata dell’11 dicembre di ogni anno. In occasione di tale ricorrenza verranno proposte diversi eventi e iniziative condivise dall’intero comparto montano sotto l’egida delle istituzioni preposte.
Sta bene l’istituzione «ex lege» della giornata delle Montagne purchè ne seguano iniziative forti volte a sostenere in concreto il comparto.

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L’Europa in pista
con lo sci…in regola

Si è svolta a Bormio lo scorso dicembre l’ottava edizione del Forum Giuridico Europeo della neve, l’ormai tradizionale convegno valtellinese che mette a confronto le legislazioni che regolamentano gli sport di montagna nei diversi paesi della Unione Europea. Dai numerosi e qualificati interventi è emersa soprattutto l’esigenza di uniformare il più possibile le normative nazionali anche per quanto riguarda la pratica dello sci perché anche sulla neve passa il processo di integrazione europea

Regole condivise, regole razionali, regole uguali per tutti. Si può sintetizzare così il messaggio che fin dalle sue origini ha lanciato il Forum giuridico europeo della neve, l’importante congresso che riunisce in Valtellina giuristi e professionisti specializzati nei problemi legati alla montagna e agli sport invernali. Lo scopo è duplice. Il primo: mettere a confronto le diverse legislazioni nazionali dei paesi membri della Ue in modo da coglierne la specificità legata al territorio, con le sue particolari esigenze e le sue culture. Secondo: richiamare l’attenzione dei legislatori sulla necessità di adottare – laddove è possibile – leggi comuni, così come si è fatto per il codice della strada. Tanti i temi affrontati,come la responsabilità di chi organizza le gare dilettantesche, la circolazione delle motoslitte sui campi da sci, il soccorso in elicottero, il ruolo della polizia di Stato, il doping negli sport invernali… Ad alternarsi al tavolo del congresso, sotto la guida del presidente de convengo Carlo Bruccoleri, sono i più autorevoli esperti europei in questo settore, fra cui Ignacio Arroyo e Federico Fernández de Buján (Spagna), Michel Bailly (Francia), Heinz Walter Mathys (Svizzera), Tanja Marušič (Svizzera), Pieter De Tavernier (Olanda) e Herbert Gshöpf (Austria). Quest’ultimo in particolare, assente nelle ultime due edizioni, è un felice ritorno, sia per la sua autorevolezza di studioso sia per l’importanza dell’Austria per l’industria degli sporti invernali. A essi si sono affiancati gli italiani Waldemaro Flick, Jacopo Tognon, Marisella Chevallard, Paolo Della Torre, Marco Del Zotto, Tino Palestra, Lina Musumarra, Mario Ulisse Porta, Paride Gianmoena, Ettore Tacchini, Annibale Salsa, Lucia Gizzi ed Elvira Antonelli. Nato nel 2005 sull’onda dei Mondiali di sci alpino tenutisi quell’anno in Valtellina, il Forum Giuridico Europeo della Neve ha cambiato la sua cadenza nell’ultimo decennio da annuale a biennale. Ma rimane un evento unico nel suo genere, che ha suscitato un crescente interesse fra gli addetti ai lavori. La ragione? Il Forum va a toccare i punti nevralgici dell’industria turistica. È chiaro infatti che la globalizzazione e le nuove discipline sportive diffusesi negli ultimi anni suscitano nuove sfide per gli operatori della montagna: i turisti e gli appassionati, per esempio, si spostano da una località all’altra ma non è detto che conoscano le regole vigenti in quel determinato luogo. A conferma dell’importanza internazionale del convegno è da ricordare che la sua partecipazione da parte di avvocati e praticanti dà diritto a sei crediti formativi. Ulteriori informazioni sono reperibili sul sito del Forum http://www.bormioforumneve.eu dove, oltre al programma dettagliato del 2016, è possibile consultare e scaricare le relazioni e i documenti delle passate edizioni.      

 

Tutti i relatori, tutte le relazioni
di un confronto ad alto livello

Prof. Pieter DE TAVERNIER (Olanda)
Professore Associato di Diritto Civile, Università di Leiden:
«La colpa del danneggiato - in ambito sportivo - in Europa e negli Stati Uniti di America: convergenze e divergenze»
Dr. Annibale SALSA, Antropologo, già Presidente Nazionale del CAI, «Neve e turismo alpino. Mutamenti di percezione culturale»
Avv. Waldemaro FLICK, Componente del Comitato scientifico della Fondazione Courmayeur:  «Sulle problematiche concernenti la circolazione delle motoslitte sui campi da sci nonché  sulle strade e sui terreni  innevati»
Dr. Carlo BRUCCOLERI, Presidente On. Agg. della Corte di Cassazione:   «Sui profili di responsabilità nell’organizzazione di gare sciistiche del cosiddetto “agonismo minore”»
Avv. Marisella CHEVALLARD, Consulente del Collegio dei Maestri di Sci della Val d’Aosta e dell’Associazione Direttori di Pista e Pisteurs secouristes di Aosta: «Improvvisarsi organizzatori di eventi di Coppa del Mondo tra difficoltà e assunzione di responsabilità»
Prof. Ignacio ARROYO (Spagna), Professore di Diritto Commerciale dell’Università Autonoma di Barcellona: «Il doping nel ciclismo e nello sci: il caso "Operación Puerto”»
Prof. Federico Fernández de BUJÁN (Spagna),  Ordinario di Diritto Romano e Direttore di Dipartimento della Facoltà Giurisprudenza UNED di Madrid: «La montagna nei testi classici. Il rischio nei testi giurisprudenziali»
Avv. Lina MUSUMARRA,  Professore a contratto di Diritto dello Sport, Università Luiss, Roma:  «La gestione del rischio nelle aree sciabili attrezzate: l'efficacia scriminante della delega di funzioni»
D.ssa Lucia GIZZI, Giudice amministrativo: «L’affidamento del servizio di trasporto a  fune, alla luce della Direttiva 2014/23/UE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 26 febbraio 2014 sull’aggiudicazione dei contratti di concessione, della legge n. 11 del 2016 e del d.lgs. n. 50 del 2016»
Avv. Marco DEL ZOTTO,  Presidente del Collegio Maestri di Sci della Regione Friuli Venezia Giulia: «La responsabilità da contatto sociale in ambiente montano»
Marwin GSCHÖPF (Austria), Expert for Skiing and Snowboarding: «Metodologia di ricostruzione degli incidenti sciistici»
Avv. Michel BAILLY (Francia), Docente di Diritto internazionale presso lo I.U.P. di Chambery - Università della Savoia: «Sicurezza e risarcimento, Dalla responsabilità per colpa penale o civile alla presunzione di responsabilità. Esperienze a confronto e evoluzione giurisprudenziale»
Avv. Heinz Walter MATHYS (Svizzera), Rechtsanwalt, Président d'honneur de la SKUS: « La responsabilità contrattuale per le operazioni di ricerca di persone che si suppone possano essere rimaste travolte da  valanghe  provocate  da sciatori fuori-pista o da freerider che, incuranti dei segnali di avvertimento, affrontino pendii  esposti al rischio  di valanghe, causandone il distacc»
Dr. Tino PALESTRA, Presidente Sezione Gip/Gup del Tribunale di Bergamo: «Libertà e sicurezza nella montagna invernale»
Avv. Ettore TACCHINI, Presidente Emerito dell’Ordine Avvocati di Bergamo, già componente del CNF: «Evoluzioni sulle piste e evoluzione della giurisprudenza in tema»
Prof. Jacopo TOGNON, Direttore di programma del Football Law Programme della UEFA: «Sport e Unione Europea dieci anni dopo la sentenza “Meca Medina”: verso un diritto europeo della neve?»
Avv. Mario Ulisse PORTA, già Presidente dell’ Ordine Avvocati di Sondrio: «Il fenomeno dell’abusivismo nell’esercizio delle professioni della montagna»
Dott. Paolo DELLA TORRE, Direttore Dipartimento Emergenza di Alta Specialità Urgenza ed Accettazione Azienda Socio Sanitaria Territoriale (ASST) della Valtellina e dell'Alto Lario: «Elisoccorso: nuove possibilità di estensione delle attività di soccorso ex Regolamento UE n. 965/2012»
D.ssa Elvira ANTONELLI, Sostituto Procuratore della Repubblica c/o il Tribunale di Sondrio: «La pratica del freeride: prassi, criticità e conseguenze»
Avv. Tanja MARUŠIC (Slovenia): «La nuova legge slovena sulla sicurezza sulle piste da sci - L’impotenza degli esperti e il conflitto di interessi».

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Le responsabilità organizzative
nel cosiddetto «agonismo minore»


Dr. Carlo Bruccoleri
Presidente On. Agg.
della Corte di Cassazione

L’attività agonistica amatoriale, da distinguere nettamente da quella «ufficiale» gestita dalla Federsci e rigorosamente regolamentata, è molto diffusa nel nostro Paese a tutti i livelli e per molte categorie di sciatori. Organizzata da enti e/o associazioni tra loro anche diversissime (sci club, dopolavoro, cral, ordini professionali ecc. ecc.) è certamente animata da genuina passione ma è esposta a numerose controindicazioni non essendo il suo svolgimento precisamente regolamentato. In caso di incidenti e/o infortuni si possono creare seri problemi per gli organizzatori
L’agonismo minore inquadra il fenomeno, largamente diffuso, della promozione e organizzazione di eventi agonistici di tipo amatoriale. Tali iniziative promanano da soggetti, enti, associazioni (riconosciute e non) e circoli di ogni genere e di varia natura: primi fra tutti, nell’ambito dello sci alpino, al quale questa breve ricerca è dedicata, gli sci club disseminati su tutto il territorio nazionale (e non più, come un tempo, nelle sole zone montane). Né mancano le competizioni promosse, a volte anche a livello nazionale, negli ambienti più disparati, ad esempio quello degli ordini  professionali (avvocati, medici, commercialisti, ecc.), quello economico (industriali, commercianti, albergatori), e occasionalmente anche nelle più diverse realtà sociali, non escluso, e mi riferisco in particolare all’Alto Adige…. il clero. Va subito precisato che l’agonismo minore di cui qui ci occupiamo va tenuto nettamente distinto da quello «ufficiale», che riguarda le competizioni che si svolgono sotto l’egida della Federazione Italiana Sport Invernali (FISI), promosse sia dai suoi organi centrali, ma più spesso da quelli periferici, e le cui competizioni sono inserite in apposito calendario.  Questo secondo tipo agonismo è disciplinato da un dettagliatissimo regolamento tecnico, composto da qualche  centinaia di disposizioni, alcune comuni a tutte le specialità dello sci alpino (discesa libera, supergigante, slalom gigante, slalom speciale, parallelo e combinata), altre dettate per le singole specialità. Come più avanti vedremo, questo aspetto, che differenzia le due tipologie di agonismo, si riverbera non poco sulla problematica della responsabilità dell’organizzatore.

Una materia scottante,
una legge reticente
Nessun supporto di diritto positivo, in materia di eventi agonistici nel ramo dello sci, ci viene dalla legge 24 dicembre 2003, n. 363 che detta norme sulla sicurezza nella pratica degli sport invernali da discesa e da fondo, questa occupandosi, come espressamente enunciato nell’articolo 1, soltanto della «pratica non agonistica».  Due sole le disposizioni che sfiorano il tema dell’agonismo: l’articolo 2 comma 4, che si occupa della individuazione delle aree (la cui scelta curiosamente è rimessa ai comuni, anziché ai gestori delle piste) da riservare agli allenamenti di sci e snowboard agonistici, imponendone la delimitazione dalle altre piste e fissando l’obbligo per i praticanti di usare il casco protettivo, e l’articolo 15 comma 4, che dispone, in caso di gare, il divieto per gli estranei, durante il loro svolgimento, di sorpassare i limiti segnalati, di sostare sulla pista di gara o percorrerla. L’accertamento della responsabilità dell’organizzatore per gli eventi di danno che possono verificarsi in occasione della disputa di competizioni, va condotto alla stregua dei generali canoni della diligenza, perizia e prudenza, la cui inosservanza concreta la «colpa generica». Solo per l’agonismo ufficiale è configurabile anche la «colpa specifica» in caso di inosservanza delle minuziose disposizioni  del Regolamento tecnico federale, di cui sopra si è detto. Le due forme di agonismo soggiacciono, da un punto di vista strettamente giuridico, alle medesime regole di responsabilità, anche se di fatto, i criteri di valutazione nei due rami restano necessariamente influenzati «dalle diverse peculiarità che contraddistinguono i due tipi competizione» (così Riccardo Campione in «Attività sciistica e responsabilità civile» Cedam 2009, Capitolo VI sub «agonismo minore e regole di responsabilità»). Uno dei fattori che maggiormente incide, segnandone il limite, sulla valutazione differenziata della responsabilità nelle due forme di agonismo è sicuramente quello del diverso grado di accettazione del rischio, che è insito nella pratica dello sci, ma che nell’agonismo è decisamente più elevato per evidenti ragioni. E va condivisa, in proposito, l’affermazione (anche sul punto si veda Campione nell’opera citata), secondo cui proprio nell’agonismo minore la soglia di accettazione del rischio del partecipante è più elevata di quella di chi, gareggiando nelle manifestazioni agonistiche «ufficiali», acconsente di esporsi, e ciò perchè l’organizzatore nell’agonismo minore non è legato all’osservanza di precise misure di prevenzione, dirette ad assicurare uno svolgimento sicuro della competizione.  Questo aspetto è rilevante anche in diversa prospettiva, giacchè mancando la definizione dei ruoli dei soggetti che concorrono all’organizzazione e prim’ancora non dandosi precise  prescrizioni da osservare, può riuscire talvolta difficoltosa anche l’individuazione in concreto. del soggetto cui imputare l’evento di danno.

La scelta del percorso
di gara per i bravi, i meno bravi e, spesso, i bambini
Circoscrivo questa mia breve indagine alla responsabilità civile, non senza evidenziare che in certa misura quanto osserverò può essere utilizzabile anche in materia di responsabilità penale. Sui doveri che incombono sull’organizzatore di un evento agonistico, può dirsi in estrema sintesi, che egli è tenuto a predisporre tutte le misure necessarie a garantire la sicurezza e l’incolumità dei partecipanti alla competizione, dei suoi collaboratori e degli spettatori. Il primo aspetto di rilievo riguarda la scelta della pista. È ormai invalso l’uso, estremamente rassicurante, di ricorrere alle piste che i gestori di molte stazioni destinano stabilmente agli allenamenti e all’agonismo e che di norma sono già dotate delle necessarie misure di sicurezza (delimitazione da altre piste, presenza, ove occorre, di reti di contenimento, assenza o segnalazione e protezione di ostacoli). Sta poi all’accortezza dell’organizzatore scegliere le piste più adeguate, che tengano conto della capacità dei partecipanti. È noto infatti che in molte gare di agonismo minore, accanto a partecipanti di buon livello tecnico si cimentano, per puro divertimento, persone di limitatissima capacità tecnica ed è pure da aggiungere che non di rado sullo stesso tracciato gareggiano adulti e bambini. Per l’allestimento del tracciato, molto spesso gli organizzatori si rivolgono alle scuole di sci della area sciistica scelta, il che offre la massima garanzia di capacità ed esperienza... Qualora non abbia la disponibilità di piste già attrezzate per la disputa di gare né la possibilità di ricorrere a collaborazione esterna qualificata, l’organizzatore dovrà predisporre direttamente a mezzo dei propri collaboratori e sotto la sua personale responsabiltà le misure necessarie a garantire lo svolgimento in sicurezza della competizione.

I diversi casi di incidenti tra
diversi profili di responsabilità
Tanto premesso, se il partecipante alla competizione subisce un danno, non per fatto proprio, ma per causa imputabile all’organizzatore che non si sia adoperato, con la dovuta diligenza e perizia, non dico per eliminare, ma perlomeno per contenere nei limiti del possibile, le fonti di rischio, l’organizzatore risponde in via generale a titolo di responsabilità aquiliana (articolo 2043 codice civile). Con questa può certamente concorrere anche la responsabilità contrattuale, potendosi prospettare fra atleta e organizzatore, nella partecipazione ad una competizione, un rapporto negoziale, sia pure atipico, inquadrabile nel paradigma dei cosiddetti «contratti del tempo libero», e ciò in speciale modo se il partecipante è tenuto a pagare un corrispettivo (la quota di iscrizione). Il tentativo, fatto qua e là da dottrina e giurisprudenza, di applicare all’organizzatore di eventi sportivi la speciale figura della responsabilità per l’esercizio di attività pericolose (articolo 2050 codice civile.) ha del problematico e non va condiviso, a mio parere, per più ragioni. In primo luogo, resta ancora tutto da dimostrare che l’attività sciistica costituisca, di per se stessa, e non per fatti estranei, un’ attività pericolosa; in secondo luogo, lo stesso dato testuale della norma, che annette  la presunzione di responsabilità al fatto di cagionare un danno a terzi nell’esercizio di un’attività pericolosa, porta ad escludere l’applicabilità dell’articolo 2050, dato che l’organizzare un’attività è cosa diversa dall’esercitarla. È scarsamente compatibile con la tesi in esame anche il rilievo che i partecipanti ad una competizione ne accettano consapevolmente, come già visto, i connessi rischi. Relativamente ai danni che l’atleta eventualmente subisca per fatto degli ausiliari dell’organizzatore (ad esempio, i guardaporte e gli addetti alla manutenzione del tracciato), non v’è dubbio che l’organizzatore possa essere chiamato a risponderne ex articolo 2049 C.C. (responsabilità dei padroni e dei committenti), essendo la norma applicabile anche nell’ipotesi di un incarico occasionale e temporaneo. Anche per il danno occorso agli spettatori, anche nei confronti dei quali l’organizzatore è tenuto, come per gli atleti, ad adoperarsi per garantirne l’incolumità, viene in rilievo la responsabilità extracontrattuale. Solo se lo spettatore deve pagare un biglietto di ingresso, per assistere all’evento sportivo, ma tale non è certamente il caso dell’agonismo minore, si instaura tra il primo e l’organizzatore un rapporto obbligatorio e quindi si rendono applicabili i principi della responsabilità contrattuale (articolo1218 codice civile).

La conclusione: attenzione
a non sottovalutare gli eventi
Sono rari i casi in cui l’organizzatore può essere chiamato, con un certo fondamento, a rispondere dei danni subiti dai suoi collaboratori. L’ipotesi più ricorrente è quella dei controllori di porta investiti da atleti usciti dal tracciato. Il più delle volte tali accadimenti dipendono dalla non corretta posizione assunta dal guardaporte a lato del tracciato, ma ove ciò non ne fosse la causa, potrebbe anche invocarsi  la scriminante del rischio accettato. Non può omettersi, infine, in tema di responsabilità nell’agonismo minore una breve annotazione sulla consuetudine, mai del tutto abbandonata, di pretendere dai partecipanti ad un evento agonistico e, se minorenni, dai loro genitori una sorta di liberatoria dell’organizzatore da responsabilità. Si è detto e ripetuto innumerevoli volte che le clausole che escludono o limitano preventivamente la responsabilità sono nulle se riguardano il dolo e la colpa grave. Tale principio, enunciato dall’articolo 1229 comma 1 del codice civile per la responsabilità contrattuale, è stato ritenuto pienamente applicabile anche a quella extra-contrattuale.
A conclusione di questo breve studio, segnalo, a titolo esemplificativo un certo numero di casi nei quali può configurarsi la responsabilità dell’organizzatore:
• scelta non appropriata della pista di gara, inidonea alla capacità media dei partecipanti
• omessa o insufficiente delimitazione del tracciato di gara dalle piste adiacenti
• omessa o carente protezione dei sostegni dello striscione del traguardo
• area di arrivo insufficiente e non delimitata
• disputa della competizione in condizioni meteo proibitive (nebbia o nevicate particolarmente intense)
• disposizione del tracciato non a distanza di sicurezza dal bosco adiacente alla pista e in  alcun modo protetto
• Impiego di materiali scadenti (ad esempio, i pali delle porte, facili alla rottura)
• far partire un concorrente prima dell’arrivo di quello sceso prima di lui (collisione fra i due)
• consentire al concorrente di partecipare alla gara senza il casco protettivo.
Ringrazio per l’attenzione.

 

Created: Martedì, 26 Aprile 2016 08:21
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di Marco Del Zotto
avvocato e maestro di sci

Siamo alle porte di una nuova stagione invernale che si presenta ricca di appuntamenti e progetti. Sarà l’anno delle Olimpiadi invernali organizzate in un paese asiatico che di questi tempi vive alta la tensione di una forte conflittualità, con un regime che osteggia il mondo occidentale. Sarà l’anno in cui speriamo la neve torni ad imbiancare tempestivamente e in modo omogeneo tutte le stazioni invernali del nostro territorio. Sarà l’anno in cui un progetto che vede capofila la Federazione Italiana Sport Invernali e che coinvolge tutti gli operatori della montagna tra cui impiantisti, maestri di sci, gruppi militari e noleggiatori, consentirà di avvicinare alla montagna e agli sport invernali tutti i ragazzi delle scuole italiane. Il patrocinio del Ministero dell’Istruzione e quello del Ministero dello Sport fanno ben sperare. Le parole del Ministro dell’Istruzione Fedeli, la quale ha espressamente affermato che nel percorso formativo scolastico l’attività sportiva sia imprescindibile e ne debba fare parte integrante, sono un caposaldo.   D’altra parte, con particolare riferimento agli sport invernali, le stesse ricerche scientifiche attestano che, per un opportuno sviluppo motorio e cognitivo nell'età giovanile, è importante che ogni ragazzo sperimenti lo scivolamento in un ambiente naturale, quale è quello montano. Ecco perché la Federazione, con il patrocinio del Ministero per lo Sport e del Coni, in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca, e grazie al supporto delle realtà operanti nel comparto montano e dei Gruppi sportivi militari, ha promosso il progetto «Quando la Neve fa Scuola» che si rivolge agli studenti della scuola secondaria di primo grado di tutto il territorio nazionale. L'obiettivo, per la stagione 2017/2018, è quello di portare in montagna circa 10.000 ragazzi, provenienti da tutte le regioni italiane, mediante un concorso fotografico da svolgere in classe. La FISI intende introdurre nel mondo della scuola il concetto di cultura della montagna e lo farà grazie ad una serie di incontri, tramite i quali gli esperti si recheranno presso le scuole per incontrare allievi, genitori, insegnanti, dirigenti. Saranno sessioni dedicate che precederanno le uscite in montagna, in modo che i ragazzi possano affrontare con una base cognitiva le esperienze che andranno a fare in un ambito ad alta sostenibilità ambientale e con un ecosistema da rispettare. Agli insegnanti di educazione fisica, sarà rivolta una terza parte del progetto, denominata «Ski-Stage». Gli insegnanti saranno condotti in montagna dai tecnici della Scuola Tecnici Federali che,  sempre con il supporto di impiantisti, scuole di sci, aziende del settore, e grazie alle basi logistiche dei Gruppi sportivi militari, potranno implementare la loro conoscenza degli sport invernali divenendo interlocutori privilegiati per le future, e auspicabili, uscite in montagna degli allievi.

Le problematiche giuridiche
connesse alla responsabilità su minori
Proprio sulla presenza dei ragazzi in età scolare nelle località montane vogliamo fare alcune riflessioni di carattere giuridico per mitigare, per quanto possibile, quella ritrosia che nella generalità dei casi caratterizza l’approccio degli insegnanti verso iniziative nuove o che, comunque, trovano la loro realizzazione al di fuori dell’edificio scolastico. Una recente sentenza della Corte di Cassazione del maggio 2016 consente di fare il punto della situazione sui criteri in base ai quali deve essere affrontato il giudizio di responsabilità dell’insegnante. In tema di responsabilità civile dei maestri e dei precettori, per superare la presunzione di responsabilità che, ex art. 2048 del codice civile, grava sull'insegnante per il danno cagionato a terzi dall'allievo, non è sufficiente la sola dimostrazione di non essere stato in grado di spiegare un intervento correttivo o repressivo dopo l'inizio della serie causale sfociante nella produzione del danno. È perciò necessario dimostrare anche di aver adottato, in via preventiva, tutte le misure disciplinari o organizzative idonee ad evitare il sorgere di una situazione di pericolo favorevole al determinarsi di detta serie causale, commisurate all'età ed al grado di maturazione raggiunto dagli allievi in relazione alle circostanze del caso concreto, dovendo la sorveglianza dei minori essere tanto più efficace e continuativa in quanto si tratti di bambini in tenera età.
La responsabilità extracontrattuale degli insegnanti che si rinviene in tutte le ipotesi in cui un alunno cagiona danno a terzi, trova il suo fondamento normativo nell'art. 2048 del codice civile, secondo il quale i precettori e coloro che insegnano un mestiere o un'arte, ai quali vanno equiparati gli insegnanti scolastici, rispondono del danno causato dal fatto illecito degli allievi per il tempo in cui si trovano sotto la loro vigilanza e sorveglianza. Il legislatore ha utilizzato una formula ampia, così non identificando il presupposto del «tempo in cui sono sottoposti a vigilanza» soltanto con lo svolgimento dell'attività didattica in senso stretto, estendendolo non solo alla ricreazione ma anche alle gite scolastiche. Secondo la giurisprudenza, tale norma sancirebbe una presunzione di colpa, derivante da un comportamento omissivo del soggetto chiamato a rispondere in concorso con l'allievo, cioè l'insegnante, nell'esercizio dell'obbligo di vigilanza e la responsabilità troverebbe, dunque, giustificazione in una sua carente attività. La giurisprudenza ha spesso affermato che la responsabilità sancita dall'art. 2048 del codice civile è di natura presuntiva, dispensando quindi il danneggiato da ogni e qualsivoglia onere probatorio in merito.
Essa ammetterebbe, in ogni caso, la prova liberatoria di non avere potuto impedire il fatto, ossia di aver tenuto un comportamento adeguato ad impedire l'evento, da intendersi come dimostrazione di avere adempiuto tutti i doveri ed esercitato tutti i poteri idonei ad impedire il compimento di fatti illeciti da parte dell'allievo — essendo necessaria l'imprevedibilità della condotta dell'allievo e non il semplice carattere improvviso — nonché di avere esercitato, come detto, un'attività di vigilanza commisurata all'età e al grado di maturazione del minore stesso e di aver preventivamente adottato misure organizzative e disciplinari idonee ad evitare il sorgere delle situazioni che hanno prodotto il danno. Poiché l'insegnante è ordinariamente inquadrato all'interno di un istituto scolastico, anche quest’ultimo potrà essere chiamato in giudizio a rispondere, con o senza l'insegnante medesimo.

Le sentenze della Cassazione
su casi di infortuni ad alunni
Con particolare riferimento agli infortuni che possono accadere agli alunni, le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, con la sentenza n. 9346/2002, hanno statuito che la responsabilità dell'istituto scolastico e dell'insegnante non avrebbe, però, natura extracontrattuale, bensì contrattuale. Quanto all'istituto scolastico, l'accoglimento della domanda di iscrizione, con la conseguente ammissione dell'allievo a scuola, determina l'instaurazione di un contatto sociale, dal quale sorge a carico dell'istituto l'obbligazione di vigilare sulla sicurezza e sull'incolumità dell'allievo nel tempo in cui questi fruisce della prestazione scolastica in tutte le sue espressioni.
Tra insegnante e allievo si instaura, per contatto sociale, un rapporto giuridico nell'ambito del quale l'insegnante assume, nel quadro del complessivo obbligo di istruire e di educare, anche uno specifico obbligo di protezione e vigilanza, onde evitare che l'allievo si procuri da solo un danno alla persona. Il danneggiato sarà quindi chiamato a provare di avere avuto un evento lesivo in occasione della prestazione scolastica e di aver subito il relativo danno, mentre l'istituto dovrà fornire la prova liberatoria della riconducibilità dell'evento lesivo ad una sequenza causale non evitabile e comunque non prevedibile, neppure mediante l'adozione di ogni misura idonea, in relazione alle circostanze, a scongiurare il pericolo di lesioni derivanti dall'uso delle strutture prescelte per lo svolgimento della gita scolastica e tenuto conto delle loro oggettive caratteristiche e salva la valutazione dell'apporto causale della condotta negligente o imprudente della vittima ai sensi dell’art.1227 del codice civile. Precisiamo altresì che, quando l'insegnante si collochi all'interno di una struttura pubblica, nel giudizio di risarcimento del danno, l'insegnante sarebbe privo di legittimazione passiva cioè non potrebbe subire alcuna richiesta risarcitoria diretta, ai sensi dell’art.61 della legge n.312/80. Tale articolo, dopo aver sancito il principio secondo il quale «La responsabilità patrimoniale del personale direttivo, docente, educativo e non docente della scuola materna, elementare, secondaria ed artistica dello Stato e delle istituzioni educative statali per danni arrecati direttamente all'Amministrazione in connessione a comportamenti degli alunni è limitata ai soli casi di dolo o colpa grave nell'esercizio della vigilanza sugli alunni stessi», aggiunge che «la limitazione di cui al comma precedente si applica anche alla responsabilità del predetto personale verso l'Amministrazione che risarcisca il terzo dei danni subiti per comportamenti degli alunni sottoposti alla vigilanza» e statuisce che «salvo rivalsa nei casi di dolo o colpa grave, l'Amministrazione si surroga al personale medesimo nelle responsabilità civili derivanti da azioni giudiziarie promosse da terzi». Tale principio è stato ribadito dalla Corte costituzionale con la sentenza del 24 febbraio 1992, n. 64 e dalla Corte di Cassazione con le sentenze n.12501/00 e, a Sezioni Unite n.  7454/97.

Indispensabile il supporto deglli operatori
per garantire la sicurezza di insegnanti e allievi
In questo contesto normativo giuridico, nonostante l’inevitabile alea che caratterizza oggi ogni tipo di attività, ai fini del contenimento del rischio di essere esposti a responsabilità, assumono rilevanza dirimente le modalità organizzative della gita scolastica. Tanto più l’offerta turistica sarà appetibile in quanto strutturata in modo professionale ed atta a garantire quella sicurezza a 360 gradi di cui gli insegnanti hanno bisogno per affrontare con serenità l’approccio alla montagna, tanto più facile sarà creare indotto. Certo è che gli operatori della montagna dovranno fare sistema fra loro affinchè l’offerta, come detto, sia omnicomprensiva, dalla qualità della struttura ricettiva, alla sicurezza del comprensorio sciistico, dalla professionalità dei maestri di sci, alla preparazione del materiale utilizzato per praticare gli sport invernali così come all’attrattività sotto il profilo formativo delle attività collaterali, fra tutte quelle di conoscenza dell’ambiente montano. Che il progetto «Quando la neve fa scuola» possa essere un’occasione per avvicinare i ragazzi alla montagna e trasmettere cultura? Staremo a vedere.