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Tag: Osservatorio Turistico

Created: Mercoledì, 14 Marzo 2018 18:40
Hits: 321
Category: Portfolio
Tags: Osservatorio Turistico
 

Si intitola «Situazione congiunturale del turismo outdoor – focus, tendenze e discipline 2018» il dettagliato rapporto realizzato dalla agenzia JFC per conto dell’«Osservatorio Italiano del turismo outdoor» e promosso da Bologna Fiere e Modena Fiere. È un documento costruito su un imponente lavoro di ricerca e che illumina una realtà per tanti aspetti sorprendente nelle sue dimensioni e in continua evoluzione. Si parla di un popolo composto da milioni di persone che svolgono attività sportive (più o meno «impegnate») all’aria aperta e che per inseguire queste passioni alimenta una particolare economia turistica particolarmente «viva» da marzo a ottobre. Il rapporto calcola che sono 245 le discipline praticate, 30 milioni i praticanti di attività sportive «en plein air» di cui 6 quelli che cercano e si spostano in una località turistica per praticarle e oltre 4 miliardi il fatturato del comparto. È questo un tema che riguarda ovviamente anche la montagna, quando smette di essere «bianca» per diventare «verde»

Man mano che le giornate si allungano e trascorrere qualche ora al di fuori delle mura domestiche comincia ad essere più piacevole, anche lo spirito ed il desiderio di praticare attività fisica all’aperto – o anche solo un po’ di movimento – torna a «stimolare» gli Italiani. Le temperature più miti, se da un lato spingono gli sportivi a favorire attività all’aperto rispetto a quelle indoor, dall’altro creano le condizioni – prima di tutto mentali – per praticare l’attività sportiva preferita anche nei confronti degli sportivi «saltuari». Ecco allora che in questo periodo si cominciano a vedere i gruppetti di cicloamatori percorrere strade collinari, mentre aumentano coloro che corrono nei parchi urbani o chi, invece, preferisce dedicare qualche ora domenicale alla pratica del nordic walking in spiaggia o raggiunge una falesia per arrampicarsi. È anche il periodo, questo, dell’esplosione degli eventi sportivi: dalle maratone alle gran fondo, dalle competizioni di arrampicata alle «mud run» sino al «trail running», è un continuo susseguirsi di appuntamenti di vario genere, spesso riservati a professionisti ma sempre di più aperti ad amatori che desiderano «partecipare» più che «competere». Ben oltre gli appuntamenti e gli eventi, la pratica delle attività sportive outdoor è in continua crescita ed appassiona un numero sempre maggiore di Italiani (ed anche di stranieri), e questa affermazione è valida soprattutto per tutte quelle discipline per la pratica delle quali non è richiesto il pagamento di biglietti di ingresso o di tesseramenti particolari. Basti pensare, a tal proposito, alla mountain bike o al trekking, al nordic walking o al beach soccer, alla pallavolo, all’orienteering o al running, etc. È altresì vero che l’incremento dei praticanti le attività sportive outdoor è anche causato dalla nascita continua di nuove discipline, che si caratterizzano per l’essere fortemente competitive ed altamente adrenaliniche: infatti, accanto alle attività più tradizionali, sono sorte negli ultimi anni diverse attività sportive che nascono sempre da un’attività di

 

base (ad esempio la corsa) ma che si evolvono con «aggiunte» di vario genere. Succede pertanto che i runner partecipano alle gare di «obstacle course race» (OCR) o agli ultra trail e che i ciclisti si iscrivono a gare di triathlon per mettere alla prova la loro resistenza anche in altre discipline. L’Osservatorio Italiano del Turismo Outdoor ha identificato e quantificato tutte le discipline attualmente praticabili «en plein air» in Italia, nel periodo marzo/ottobre, classificando ben 245 discipline. Tra queste (senza puntare ai numeri massimi del calcio, della pallavolo o del ciclismo) alcune coinvolgono già oggi un numero importante di atleti e praticanti italiani (come l’arrampicata in tutte le sue formule, che vede 21.593 atleti e circa 222.600 praticanti), altri numeri decisamente più modesti ma in continua crescita (come il rafting che conta 823 atleti ed oltre 27.000 praticanti).

I fattori psico-sociologici delle pratiche  all’aria aperta
Il desiderio di praticare un’attività sportiva outdoor risiede principalmente in una condizione di ricerca, che si basa sul desiderio delle persone di cambiare l’ambiente quotidiano e mettersi alla scoperta di un luogo di rigenerazione, dove poter trovare nuove energie sia mentali che fisiche. Condizioni, queste, che sono strettamente collegate con i moderni stili di vita, che vedono nelle pratiche che ruotano attorno a tutto ciò che è «wellness» e benessere psico-fisico l’esplosione dei centri benessere, delle beauty farm, delle palestre e di tutti quei luoghi legati, appunto, al benessere personale. Situazioni, queste, che con l’arrivo del bel tempo, o quanto meno delle prime giornate di sole, portano le persone a voler svolgere le attività all’aperto.
Oltre a ciò, il fatto stesso di «essere all’aperto» porta benefici rivitalizzanti sull’umore (1) e sviluppa positivi stimoli sensoriali: fare attività fisica all'aperto predispone quindi a risultati migliori, con un senso di positività più evidente. Le persone si sentono più energiche, meno depresse e nervose (2), quindi più serene e
soddisfatte anche grazie alla serotonina (definito «l ’ormone dell’umore»), un neuromediatore la cui produzione viene stimolata all’aria aperta.
Dal punto di vista sociologico, la pratica delle discipline sportive all’aperto sono favorite da alcune condizioni, quali:
• la possibilità di svolgere attività sportiva senza dover rispettare troppi vincoli, perché l’ambiente naturale garantisce alle persone un senso di libertà, anche per quanto riguarda le regole dellapratica (tecniche, tempi, sequenze, etc.);
• la possibilità di auto-organizzarsi, in quanto la maggior parte di queste discipline non necessita di luoghi con «tempi di apertura» ma sono fruibili sempre, a qualsiasi orario;
• la possibilità di poter praticare attività fisiche con tempi e modi «ad personam», calibrando lo sforzo fisico a proprio piacimento, come situazione di compensazione con il comportamento sedentario di ognuno;
• il riscoperto desiderio di uno stile di vita più simbiotico con la natura, allontanandosi in tal modo dalla confusione e dal rumore quotidiano dei luoghi di lavoro;
• la possibilità di «dedicarsi» a ciò che più piace fare, ed anche alla possibilità di provare nuove discipline senza dover entrare nella sfera della competizione;
• il diritto all’eguaglianza, che consiste nel diritto di acceso alla disciplina che viene concesso a tutte le persone, che possono così praticare attività sportive senza discriminazione alcuna, proprio perché l’ambientazione è free.

Il perché dell’esplosione di questo fenomeno
La pratica di una disciplina sportiva si trasforma molto spesso in vera e propria passione, che condiziona gli Italiani (come pure gli stranieri) a decidere di trascorrere fuori casa un periodo più o meno lungo di soggiorno, appositamente dedicato alla pratica sportiva. È quindi la passione sportiva uno dei temi principali in grado di muovere, oggi, le persone verso una destinazione: persone che sono accomunate quindi dagli stessi interessi per quanto riguarda le attrezzature, i luoghi dove poter praticare la disciplina, sino ai cronometraggi, ai record, alle prestazioni eccezionali.
I praticanti di ogni disciplina creano pertanto una propria, personale tribù, perché ogni «passione» esiste ed è tanto più forte quanto più è in grado di essere condivisa da un insieme di persone che hanno riti comuni, con un proprio linguaggio e proprie regole comportamentali. Il tema delle tribù è tanto più sentito quanto più la disciplina è adrenalinica, perché, in quel caso, i fattori legati alla competizione ed alla sfida personale diventano le tematiche utili a sviluppare aggregazione. Ecco allora che non sono solamente le discipline con centinaia di migliaia di «adepti» a generare flussi turistici (come possono essere, ad esempio, gli oltre 837mila italiani cicloturisti che nel corso del 2017 hanno soggiornato fuori casa), ma anche le discipline che potremmo definire «minori» perché coinvolgono un numero ancora esiguo di partecipanti, come possono essere il pumptrack, la slackline, il wakeboard, etc. Esigui sì come numeri di partecipanti, ma tutti con un forte spirito tribale. Far parte di una di queste tribù vuol infatti dire di poter prendere parte a momenti «speciali». Tutto ciò porta le persone a ricercare luoghi dover poter praticare tali discipline: il fenomeno più interessante è che non si tratta più solo di «atleti» o «gruppi» di Federazioni od Enti di Promozione Sportiva, ma di un pubblico (spesso alle prime esperienze se non addirittura neofita)  sempre più numeroso, che pratica le discipline outdoor con spirito ricreativo e non competitivo (almeno nelle prime fasi).
Si tratta di clientela che si sposta da casa per praticare lo sport all’aperto in sicurezza, ottimizzando il tempo a disposizione e cercando luoghi dove vi sia la certezza di trovare servizi e strutture idonee alle proprie esigenze sportive. Ecco allora che il tema della natura, del movimento, del benessere, della salubrità sono i fattori fondamentali che caratterizzano il successo e lo sviluppo del turismo outdoor: il tutto favorito dal desiderio degli Italiani ( e degli stranieri)  di fuggire dai luoghi della grigia quotidianità e del limitato spazio vitale cittadino per trascorrere un po’ di tempo all’opposto di tutto ciò, quindi in location solari, all’aperto, colorate.

La vacanza che segue la passione sportiva
Praticare una disciplina sportiva è una cosa, scegliere di trascorrere almeno una notte fuori casa per la «passione» che si prova è tutt’altro. Quando si parla di «turismo outdoor» si fa infatti riferimento a tutti quegli Italiani che scelgono il luogo di vacanza basandosi sulla possibilità (certezza) di poter praticare la disciplina preferita all’aria aperta. Non si tratta, in questo caso, di chi svolge saltuariamente attività fisica durante il proprio soggiorno, ma di chi compie una scelta ben precisa. Quindi si tratta di una vacanza pienamente motivazionale, dove la presenza di luoghi dedicati alla pratica sportiva o la condizione di poter partecipare ad un preciso evento sportivo assume, nella fase di scelta della località, più valore rispetto alla destinazione stessa. Per comprendere appieno i «valori» del turismo outdoor occorre avere chiara la panoramica quantitativa delle discipline sportive outdoor che possono generare presenze turistiche. Considerando quindi le 245 discipline outdoor classificate dall’Osservatorio Italiano del Turismo Outdoor, le medesime sono stata divise per il rispettivo «ambito», intendendo come tale l’area territoriale di svolgimento.
Di queste discipline, il 17,6% non rientrano tra quelle riconosciute dal CONI e, di conseguenza, possono essere identificate come quelle più «giovani ed innovative». Si tratta, quindi, di uno spettro ampissimo di opzioni di partica sportiva, molte delle quali sono praticabili in tutti gli ambiti territoriali, siano esse le spiagge o la collina, le aree naturali o la campagna come, ad esempio, il classico cicloturismo o il soft tennis, l’agility dog o il boot camp, il parkour o il turismo equestre, etc. In Italia i praticanti di queste 245 diverse discipline outdoor sono ben 20 milioni 858mila, tra coloro che lo fanno in maniera continuativa o chi, invece, con cadenza saltuaria. È però interessante notare come, tra questi, siano stati ben 6 milioni 672mila coloro che nel 2017 hanno soggiornato almeno una notte fuori casa per poter praticare, nel periodo marzo/ottobre, la propria disciplina outdoor preferita. La maggior parte di questi nostri connazionali è rimasto all’interno dei confini nazionali (5 milioni 550 mila circa), ma vi è stata anche una quota di 1 milione 121mila italiani che, al contrario, ha preferito andare all’estero per praticare il proprio sport outdoor.

Il valore economico e commerciale del comparto
Il turismo outdoor rende moltissimo in termini economici per il turismo italiano, soprattutto se si considera che la maggior parte di queste discipline non richiede investimenti in infrastrutture, in quanto usufruisce di ambienti e luoghi che già esistono in natura o che sono nati per altre finalità. È, questo, un valore in più che caratterizza il turismo outdoor italiano, soprattutto se si valutano i fatturati che il comparto genera ogni anno. Proprio per questo motivo, ed avendo quale focus il
«turismo outdoor» e non la mera pratica sportiva, le analisi dell’Osservatorio non comprendono volutamente presenze e fatturato generato dagli «atleti professionisti», in quanto i medesimi hanno quale finalità primaria la «competizione», senza finalità turistiche (anche se contribuiscono all’economia turistica). Il primo dato di rilievo che l’Osservatorio Italiano del Turismo Outdoor evidenza è quello relativo ad arrivi e presenze di ospiti che soggiornano in Italia condizionati dalla pratica sportiva outdoor come motivazione di viaggio (3):
Da questa analisi emerge una situazione decisamente interessante per il comparto, con oltre 5 milioni 551mila arrivi italiani, capaci di generare oltre 16 milioni di presenze, e circa 7 milionim288mila arrivi stranieri, per oltre 23 milioni 320mila presenze, sempre di ospiti stranieri. Complessivamente, nel 2017 gli arrivi legati al «turismo outdoor», con riferimento alle discipline praticabili nel periodo marzo/ottobre, sono stati 12 milioni 840mila circa, mentre le presenze hanno raggiunto quota 39 milioni 422mila. In merito agli stranieri che nel 2017 hanno soggiornato in Italia per praticare la loro disciplina outdoor preferita (periodo marzo/ottobre), la loro permanenza media è stata di 3,2 notti. Per quanto riguarda i nostri connazionali che hanno soggiornato in Italia mossi dalla pratica sportiva outdoor, i medesimi hanno invece trascorso in media 2,9 notti fuori casa. A questi vanno aggiunti ulteriori Italiani che hanno preferito uscire dai confini nazionali per praticare (sempre con riferimento al periodo marzo/ottobre 2017) la loro disciplina outdoor preferita: si tratta di ulteriori 1 milione 121mila italiani che hanno generato 4 milioni 133mila presenze, però in Paesi esteri. Le previsioni per il 2018 (4) sono ancora più incoraggianti, in quanto l’Osservatorio Italiano del Turismo Outdoor stima un incremento del +4,3% di arrivi italiani legati alle discipline outdoor unitamente ad una crescita del +3,2% degli arrivi stranieri, sempre legati alle discipline outdoor, nel periodo marzo/ottobre 2018.
Nell’anno in corso, pertanto, si stimano oltre 13 milioni 311mila arrivi complessivi che permetteranno di superare la soglia delle 40 milioni di presenze, e più precisamente 40 Milioni 398mila presenze circa. Di certo il dato più interessante è quello relativo al fatturato generato dal comparto nell’anno 2017. Fatturato che interessa non solo il comparto ricettivo ma anche quello dei servizi sportivi e non, ristorazione, trasporti, parcheggi, etc., in quanto può essere così suddiviso:
• un fatturato per il settore ricettivo pari a 2 miliardi 589 milioni di Euro circa (pari al 64,2% del globale);
• un fatturato per il settore dei servizi pari a 1 miliardo 443 milioni di Euro circa (pari al 35,8% del valore complessivo).
Nel 2017 il fatturato complessivo del settore «turismo outdoor» in Italia, nel periodo marzo/ottobre, ha superato i 4 miliardi di Euro. Per il 2018 le stime dell’Osservatorio Italiano del Turismo Outdoor prevedono di raggiungere un fatturato complessivo per il settore pari a 4 miliardi 189 milioni di Euro, con un incremento, rispetto al 2017, di 157 milioni di Euro (+3,9%).

Le specialità sportive che generano più turismo
In una nazione dove tutti siamo CT della nazionale di calcio, risulta evidente che questo sport rimane quello più seguito, ma non per questo motivo è anche quello che genera il maggior numero di turisti outdoor. Infatti il calcio, che è anche la prima disciplina per numero di iscritti alla federazione, genera soggiorni con il più basso indice di età per partecipante (si sviluppano in prevalenza attraverso tornei, gare, ritiri, allenamenti, camp, etc. per bambini e ragazzi); l’età media dei partecipanti è di 14 anni e 8 mesi. Lo stesso dicasi anche per altre discipline sportive molto amate dagli italiani (come la pallavolo o la pallacanestro) che generano un numero limitato di presenze di turismo outdoor ( ed anche in questo caso di giovane età)  se comparate al numero dei praticanti effettivi. O per la pesca che, sebbene sia la disciplina che raccoglie un numero altissimo di adepti in Italia, non genera valori economici di rilievo per quanto riguarda i soggiorni. Emerge così che la disciplina sportiva outdoor che genera la maggior quota di turisti è rappresentata da tutto ciò che è «bicicletta» nelle sue varie formule (quindi cicloturismo, mountain bike, e-bike, downhill, BMX, etc.); dai raduni alle gran fondo, dagli stage sino alle semplici passeggiate in bici, la pratica del cicloturismo in tutte le sue varianti rappresenta un valore economico primario. Al secondo posto tra le discipline outdoor che generano le maggiori quote di turisti outdoor vi è invece l’insieme delle discipline slow legate alle «camminate», come sono il trekking, nordic walking, fit walking, etc., praticate soprattutto dagli over 45 (con una equa distribuzione tra praticanti uomini e praticanti donne). Coloro che intendono invece la camminata in maniera più strong, quindi chi corre, sono invece inquadrati in chi pratica corsa campestre, corsa su strada, trail running, etc. Se però si considerano in maniera aggregata coloro che praticano le camminate e le corse – nelle loro varie formule (la loro totalità supera, per flussi di turisti outdoor generati)  quelli della macro-categoria definita genericamente «bicicletta». Vi sono poi gli sport d’acqua, anch’essi in crescita. Dalle immersioni alla vela, dal surf alla canoa sino alle nuove discipline come può essere il S.U.P. (Stand Up Paddle), il parasailing, l’hydrospeed e il rafting, si tratta di attività che vedono aumentare la quota dei soggiorni, non solo per partecipare a tornei, gare, ma anche per trascorrere un po’ di tempo divertendosi in compagnia di amici o familiari. Sono, queste, le discipline che generano i maggiori flussi di turismo outdoor: tuttavia vi sono tantissime discipline che, con numeri assoluti di praticanti decisamente inferiori, sono però in grado di creare flussi percentualmente molto interessanti, come l’arrampicata.

Le nuove specialità, soprattutto «giovani»
Sono le nuove discipline sportive all’aperto quelle che creano, oggi, il maggiore interesse, soprattutto da parte dei giovani che vogliono provare nuove esperienze sportive. È anche questo il motivo che spinge la nascita di nuove discipline le quali, spesso, poco hanno di sportivo e molto, invece, di divertimento o di competizione con se stessi. Nelle aree montane e collinari si assiste ad un’esplosione di corsi di survival: non si tratta di veri e propri sport ma più genericamente di attività all’aria aperta, in cui mettere alla prova le proprie capacità di sopravvivenza nella natura senza l’ausilio di strumentazioni ma aiutandosi con le proprie mani. Proprio nella realtà odierna in cui la tecnologia è sempre più presente, si riscopre il desiderio di riuscire a farcela con le proprie capacità. Sempre in montagna è in forte espansione l’utilizzo dei fiumi, torrenti e corsi d’acqua per alcune pratiche sportive: tra quelle che stanno crescendo con le maggiori quote percentuali vi sono il canyonig e l’hydrospeed. Si tratta di pratiche sportive altamente adrenaliniche: nel canyoning le tecniche dell’alpinismo vengono utilizzate per discendere i torrenti, mentre l’hydrospeed consiste nella discesa delle rapide di un fiume avvalendosi dell’ausilio di un galleggiante. Altra adrenalinica novità è l’«human bungee sling shot», ovvero la fionda umana, che consiste in un lancio in orizzontale con un elastico messo in tensione. I praticanti vengono assicurati ad un’imbragatura, raggiungendo un’accelerazione da 0a 100 km/h in mezzo secondo. In fase di crescita anche la «slackline», ovvero l’arte di stare in equilibrio su una sorta di fettuccia e di camminare, saltare ed esibirsi in acrobazie come dei veri e propri funamboli. Vi è poi la «highline», in cui l’esercizio viene reso ancora più estremo, in quanto in questo caso la slackline viene posizionata a svariati metri dal suolo. Vi è poi lo «zip lining», cioè la discesa lungo una teleferica per provare l’emozione di un volo nel vuoto, attività molto presente in particolar modo tra le attività dei parchi avventura. Il «cliffhanger», invece, comprende un mix di esperienze: arrampicata, via ferrata e salto nel vuoto. Tra gli sport da praticare in acqua, ma in questo caso in mare, è in costante crescita il «sup» e la pratica dell’«hidrofly». Il sup consiste nello stare in piedi in equilibrio su una longboard di grandi dimensioni, remando con l’aiuto di una pagaia. L’hidrofly invece, disciplina che spopola sulle coste delle località più modaiole, permette letteralmente di volare in piedi sull’acqua e di esibirsi in acrobazie, sfruttando la forza propulsiva. Per gli amanti del calcio vi sono poi nuove evoluzioni come il «bubble football»: ci si può giocare su un comune campo da calcetto a 5, utilizzando le stesse porte. Le squadre possono essere composte da 4 o 5 giocatori e l’obiettivo è quello di fare goal indossando delle bolle gonfiabili, le bumper ball appunto, che permettono di scontrarsi per rubare il possesso palla all’avversario in tutta sicurezza. Una variante dell’utilizzo di sfere trasparenti è lo «zorbing», che consiste nel rotolare in discesa lungo un percorso prestabilito, all’interno di una sfera. L’ultima vera moda, in crescita esponenziale, riguarda le discipline «OCR» (obstacle course run). In queste sfide, diffuse ormai in tutta Italia come le famose Mud Run, Spartan Race, Inferno Race, Strongman Run, l’obiettivo è quello di mettere alla prova se stessi nella corsa e nel superamento di ostacoli di tutti i tipi (fango, schiuma, acqua, pneumatici, balle di fieno, etc.), non solo in un’ottica di competizione ma anche di divertimento. Sempre più amate e diffuse sono inoltre tutte le attività da svolgere a contatto diretto con i nostri amici animali, in particolare i cani. In questo caso le prove di agilità, il superamento di ostacoli ed il divertimento vengono condivisi con i migliori amici dell’uomo. A tal proposito si può fare riferimento all’agility dog, che consiste nel superamento di ostacoli da parte dei cani grazie agli insegnamenti del proprio padrone, ed al «disc dog», ovvero il gioco del frisbee insieme ai cani. Il desiderio di stare a contatto con la natura e l’amore per la natura stessa e gli animali si manifesta anche in altre attività come il lama trekking, ovvero passeggiate in compagnia di questi animali che ben si adattano sulle nostre montagne, così come le attività educative-ricreative di wolf howling, che consistono in passeggiate notturne regolamentate in mezzo ai boschi, riproducendo ululati preregistrati e inducendo così risposte vocali da parte dei lupi, al fine di determinarne la presenza o assenza, di stimarne il numero minimo di individui e di accertarne l’avvenuta riproduzione attraverso la risposta dei cuccioli.

Dove si consuma Il turismo outdoor
Tutte le regioni italiane hanno caratteristiche morfologiche ottimali per la pratica sportiva, ma i flussi dei turisti outdoor sono ovviamente condizionati da una molteplicità di fattori, in primis dalla presenza mixata di location considerate ideali per la pratica sportiva con la presenza di servizi e dalla capacità commerciale degli stessi operatori turistici. Emerge così che la regione che raccoglie la maggior quota dituristi outdoor è il Trentino Alto Adige, che a livello nazionale conquista ben l’11,4% del totale dei flussi, seguito dalla Sardegna con il 10% e dall’Emilia Romagna con il 9,8%. Vi sono poi altre quattro regioni che conquistano quote superiori al 5%: si tratta del Veneto (9,2%), della Toscana (8,5%), della Sicilia (7,5%) e del Piemonte. Tra marzo ed ottobre si «consumano» i flussi del turismo outdoor in Italia, con una forte concentrazione nei mesi primaverili, quando letteralmente esplode il desiderio di fare attività sportiva all’aperto. Sono infatti i mesi di maggio e giugno quelli che raccolgono la maggior quota di turismo outdoor: complessivamente il 33% del totale dei flussi.
Però, come si può notare, vi è una buona distribuzione di questa formula di turismo in tutti i mesi che vanno da marzo ad ottobre, con una fase di crescita costante nei primi mesi – da marzo (10,2%) sino appunto a giugno (16,9%) – con una decrescita quando l’estate diventa più «rovente» – con un luglio che raccoglie il 13,8% dei flussi e agosto che scende al 9,4% - ed un nuovo picco a settembre (12,6%) per poi diminuire quando comincia a fare più fresco, vale a dire ad ottobre (9,3%). È altresì interessante notare che il mese che «raccoglie» il maggior numero di turisti outdoor (con focus su coloro che si spostano per partecipare ad un evento) è quello di giugno (17,3% del totale dei flussi che si spostano solo per partecipare all’evento) seguito dal mese di maggio (con una quota del 13,4% sul totale di tali flussi legati solo agli eventi).
L’Osservatorio Italiano del Turismo Outdoor identifica anche le regioni italiane dalle quali si sviluppa il maggior numero di turisti outdoor. Dalla rilevazione emerge che la regione italiana dove si concentra la più alta quantità di questi turisti è la Lombardia, che da sola genera il 12,9% di questi flussi, seguita dal Veneto (10,2%) e dal Piemonte (7,4%). A seguire la Toscana (7%), il Lazio (6,4%) il Trentino Alto Adige (6,3%), l’Emilia Romagna (6,2%), la Puglia con il 5,7% e l’Abruzzo con il 5,4%. I residenti nelle rimanenti regioni italiane generano flussi con quote inferiori al 5%.
Altro dato interessante è quello relativo al «con chi»: emerge infatti che i turisti outdoor, spostandosi da casa per inseguire una propria passione, lo fanno in prevalenza con la tribù di appartenenza, quindi in prevalenza con amici (il 57,8% del totale), ma anche con la famiglia (27,2%), in maniera individuale (11,4%) o con conoscenti casuali (il 3,6%). Si tratta, in prevalenza, di italiani di sesso maschile (63,8%) rispetto ai turisti outdoor di sesso femminile, che rappresentano il restante 36,2%. A tal proposito è utile verificare come sia in aumento la quota delle donne che praticano turismo outdoor, che negli ultimi 5 anni hanno “conquistato” ben 8 punti percentuali. Per quanto riguarda l’età dei praticanti del turismo outdoor, ultimamente si assiste ad un innalzamento dell’età media, e ciò avviene grazie all’esplosione delle discipline slow come, ad esempio, il nordic walking. Emerge così che l’età media dei turisti outdoor sia di 44 anni e 2 mesi (cinque anni fa si assestava al di sotto dei 40 anni).

Le tendenze evolutive per il prossimo futuro
Se «outdoor» indica le attività all’aperto, allora tutto ciò si svolge «en plein air» e che rientra nella sfera del «movimento» (sia esso realizzato in maniera soft o facendo esplodere l’adrenalina ai suoi massimi livelli)  può correttamente essere considerato un’attività sportiva outdoor. Su questa tematica si esprimono, come abbiamo avuto modo di vedere, una molteplicità di discipline, alcune delle quali anche estremamente innovative. Tutte, però, possono essere ricondotte sotto una serie di tendenze che sempre di più le caratterizzano, vale a dire:
• urbanizzazione delle discipline outdoor: vi è una gran parte delle attività sportive, che generalmente si consumavano esclusivamente in ambienti naturali, che si «urbanizzano». Entrano, in sostanza, nei contesti cittadini, sviluppandosi anche in formule diverse e sempre nuove, mantenendo solo la base della pratica sportiva. «Urban trail»,« parkour»,  «slackline».
• divertimento e socializzazione: si assiste ad una vera esplosione di tutte quelle discipline che prediligono gli elementi di socializzazione e divertimento rispetto alla mera questione competitiva, dove il piacere è insito nella partecipazione. «Color run», «paintball», fitness in acqua.
• attività competitive all’aria aperta: più che vere discipline si possono definire attività all’aria aperta, dove competizione fa rima con esibizione e la corsa si mescola con gli ostacoli. Si tratta di tutte le discipline OCR: Spartan race, Inferno race, Mud run.
• ricerca multi-sport: aumenta la partecipazione a discipline «multisport», che sono cioè in grado di unire in un’unica competizione diverse discipline. Ed aumentano in maniera ancora più esponenziale gli appuntamenti «extreme». Biathlon, triathlon, Iron man, cliffhanger.
• opzioni adrenaliniche: sport estremi che garantiscono una forte scossa emozionale. È questo un tema sul quale vi è una fortissima attenzione ed una richiesta sempre più insistente di nuove esperienze. «Rafting», «bungee jumping», paracadustismo.
• all’opposto, la lentezza: praticare attività fisica in luoghi che permettono di dedicare a se stessi un po’ di tempo per stare meglio. È questa una tendenza che si contrappone a tutto ciò che è «active», ed è quindi «slow». Nordic walking, trekking, yoga, «birdwatching», «dog trekking».
• la ricerca del proprio io: si tratta di un’esigenza in crescita che vede aumentare il numero di coloro che praticano discipline dove la sfida è solo con se stessi, o con leproprie paure. Arrampicata, «zip-lining», sky running, maratona.
• il confronto non competitivo: aumenta anche la pratica di tutte quelle discipline che permettono un confronto con le altre persone, senza però entrare nella sfera della competizione pura e semplice. Cicloturismo, parchi avventura.
• l’itinerario: cresce infine l’interesse (e la partecipazione) a tutte quelle discipline che «nascono» attorno ad un itinerario, con qualsiasi mezzo praticabile. Turismo equestre, orienteering sia di corsa che con mountain bike.              

Created: Domenica, 29 Gennaio 2017 08:27
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Category: Portfolio
Tags: Osservatorio Turistico
Sta per cominciare una nuova avventura, un nuovo inverno che coinvolge interessi imprenditoriali, economie di interi territori, miliardi di impegni finanziari e fatturati. Il tutto mosso dal fascino irresistibile della montagna bianca, dalla passione di un popolo di turisti e appassionati delle diverse possibilità di sport e vacanza proposte dalla stagione invernale.
Come ogni anno, da diversi anni, le incognite delle bizzarrie meteorologiche incombono sugli esiti della stagione ma il mondo professionale della neve ha dimostrato di possedere ormai le risorse per affrontare (salvo cataclismi epocali…) anche le contingenze più critiche. Ed ecco dunque con quali proposte, con quali novità e con quali obiettivi i più importanti comprensori sciistici italiani si sono preparati anche quest’anno per vivere un altro inverno di passione

VALLE D’AOSTA

Monte Bianco, Rosa, Cervino: lo sci al cospetto dei «quattromila»

Monte Bianco, Monte Rosa, Cervino: sulla Valle d’Aosta si affacciano i «quattromila» delle Alpi e al loro cospetto si scia tra panorami di imponente bellezza. La stagione invernale dello sci in Valle d’Aosta è già partita, con l’apertura completa dal 28 ottobre del comprensorio di Cervinia e si concluderà, sempre nel medesimo comprensorio il 6 maggio 2018. Le altre stazioni sciistiche valdostane stanno invece preparando e attrezzando i loro comprensori per poter garantire l’apertura il 25 novembre prossimo. Nel suo insieme la Valle d’Aosta mette in campo 23 stazioni, 800 chilometri di piste, 160 impianti di risalita, 10 snowpark, un unico skipass elettronico internazionale. Anche nella stagione 2017-2018, le tariffe dello skipass «stagionale regionale», che permette di sciare in tutti i comprensori di sci valdostani, inclusi quelli di fondo, non subiranno aumenti. Infatti, quest’inverno si potrà sciare in tutte le 23 stazioni valdostane, compresi il comprensorio di La Rosière, sul territorio Francese, e quello di Alagna, su quello Piemontese, acquistando lo stagionale «rosso» al prezzo invariato di 998,00 Euro, mentre lo stagionale «rosso+ Zermatt», che permette di sciare anche sull’intero comprensorio della località Svizzera, sarà disponibile al prezzo invariato di 1.179,00 Euro. Con l’acquisto dello «stagionale regionale» è inoltre confermata, per l’inverno prossimo, la possibilità di sciare, nell’ambito dello «Ski découverte», nel comprensorio sciistico delle «4 Vallées», in territorio Svizzero; tale opportunità, sarà nuovamente estesa anche ai possessori degli «stagionali di stazione» validi sulle principali stazioni valdostane (Pila, Courmayeur, La Thuile, Cervinia, Monterosa-ski). Inoltre, con lo stagionale a validità regionale, sarà possibile accedere alle nuove Funivie Skyway del Monte Bianco a Courmayeur sia per godere degli splendidi panorami sia per affrontare emozionanti discese in fuoripista sui pendii innevati ai piedi della vetta più alta d’Europa oltre alla possibilità di beneficiare di molte altre occasioni e agevolazioni in convenzione: l’accesso gratuito alle piscine regionali, al Casinò di Saint-Vincent, oppure l’accesso scontato a musei e castelli della Valle d’Aosta, al Forte di Bard, alle terme di Pré-Saint-Didier, all’osservatorio astronomico e al planetario di Saint Barthélemy, a voli in mongolfiera, e tante altre opportunità.
Continua poi l’impegno dei comprensori valdostani per facilitare l’accesso diretto agli impianti di risalita ed evitare così le fastidiose code di attesa alle biglietterie. il servizio «Pick Up» si affianca all’acquisto on line con tessera magnetica e alla possibilità di acquistare lo skipass direttamente in hotel. A partire dalla stagione invernale 2017/2018 sarà possibile acquistare lo skipass on line senza essere in possesso della tessera magnetica. Dopo aver selezionato il biglietto desiderato e effettuato il pagamento verrà rilasciato un voucher da presentare alle casse dedicate per il ritiro dello skipass. Accedere alle piste diventa sempre più veloce!
Un altro servizio molto apprezzato dagli sciatori è il Teleskipass. Valido in tutte le stazioni sciistiche della Valle d’Aosta, il teleskipass consente di accedere direttamente agli impianti di risalita senza dover acquistare lo skipass alle biglietterie. A fine giornata verrà calcolato automaticamente l’importo della giornata di sci in base alla tipologia di skipass fruito (giornaliero o mezzo giornaliero), alla tariffa relativa alla stazione sciistica interessata, eventuale sconto legato all’età (junior < 8 anni, junior < 14 anni , giovane < 18 anni o senior > 65 anni). E’ possibile attivare il servizio presso tutte le biglietterie della stazioni sciistiche valdostane.

Nuovi impianti e più piste con l’innevamento programmato
Per quanto riguarda i singoli comprensori, gli investimenti e gli adeguamenti realizzati nel periodo della pausa estiva, hanno riguardato diversi ambiti sia con rinnovi tecnologici degli impianti (funiviari e per l’innevamento programmato) sia in materia di sicurezza (miglioramenti, livellamenti e allargamenti piste, messa in opera di reti di protezione fisse, ecc.) sia incentrati ad incrementare l’attuale offerta turistica (nuovi tracciati, implementazione della dotazione nei parchi giochi, ecc)
A Cervinia è stata predisposta un’area riservata all’esercitazione per la ricerca con l’ARTVA ed è stato potenziato l’innevamento artificiale sulla pista 3bis per il rientro sic ai piedi presso la partenza della telecabina. Nel Monterosa nasce l’offerta Monterosa Freeride Paradise per promuovere la consapevolezza dell’alta montagna. Per prepararsi adeguatamente, in località Sant’Anna a Gressoney, è stato allestito un campo ARTVA per allenarsi alla sicurezza. Per chi si diverte ad andare controcorrente e le discese più belle vuole guadagnarsele, Monterosa Ski propone tre percorsi di risalita, tracciati e battuti, da percorrere con le pelli. Interventi di ampliamento e potenziamento degli impianti di innevamento programmato sono stati realizzati nelle stazioni sciistiche del Monterosa, di Pila, di Courmayeur e del Cervino mentre i lavori sulle piste per migliorare la percorribilità e aumentare le larghezze per una maggiore sicurezza degli sciatori sono stati realizzati a Cervinia, Torgnon, La Thuile e a Gressoney Saint Jean.

Arriva anche lo «Ski-Pic» per condividere le emozioni in pista
L'utilizzo dei social media per condividere in tempo reale le proprie esperienze è sempre più diffuso anche tra gli amanti di sport invernali. Questi ultimi però hanno difficoltà a registrare i momenti migliori delle proprie esperienze ed è qui che Ski-Pic entra in azione. Ski-Pic ha sviluppato un sistema unico di fotografia basato su geolocalizzazione univoca delle persone in spazi aperti. L'obiettivo è di offrire allo sciatore la possibilità di salvare i momenti migliori delle proprie vacanze e condividerli con gli amici senza interruzioni, senza la collaborazione di terzi e senza acquistare equipaggiamenti specifici. Per avere le proprie immagini sarà sufficiente scaricare l'app Ski-Pic nel proprio smartphone e sciare in prossimità delle postazioni di Ski-Pic. SKI-PIC sarà presente nelle stazioni di sci di Cervinia, Monterosa ski, La Thuile e Pila!

Una lunga stagione ricca di appuntamenti
Anche per l’inverno 2017-2018 non mancheranno importanti appuntamenti ed eventi sportivi sulla neve: Pila dal 30 novembre al 3 dicembre ospiterà una tappa di Coppa del Mondo Master. Il mese successivo, il 19 e 20 gennaio, a La Thuile, dopo il successo del 2016 con la Coppa del mondo di discesa libera femminile e le gare di Coppa del Mondo di Telemark del 2017, per la prossima stagione invernale è rientrata a pieno titolo nel circo bianco come località ufficiale per eventuali recuperi di gare di coppa di Sci Alpino. Il 3 e il 4 marzo a Courmayeur, infine, per gli amanti dello sci fuoripista farà tappa il circuito Freeride World Tour qualifier. L’emozione di una discesa in notturna si può vivere a Gressoney-Saint-Jean con l’apertura serale della pista Leonardo David: le date saranno definite nel corso della stagione considerando le migliori condizioni del tracciato per offrire un’esperienza esclusiva. Non mancheranno anche per questo inverno gli appuntamenti dedicati alla solidarietà e alla beneficenza come la fiaccolata «I Light Pila» o le gare di sci solidali non competitive come quella a supporto di «Telethon» o del «Telefono Azzurro» di La Thuile, oltre poi alle numerose occasioni più folkloristiche dedicate alle tradizionali cene e aperitivi nei numerosi rifugi/ristoranti in quota e alle numerose fiaccolate organizzate con i maestri di sci. Gli amanti dello sci di fondo e dello scialpinismo non potranno non seguire la 37° edizione della Marciagranparadiso in programma a Cogne dal 2 al 4 febbraio 2018 e nei giorni 21/22 dicembre arriva a Breuil-Cervinia la Coppa del Mondo di Boardercross
Tra le altre iniziative segnaliamo che, anche per questa stagione invernale, l’Associazione Valdostana Impianti a Fune (AVIF), l’Associazione Valdostana Maestri di sci (AVMS) e l’Associazione Sport Invernali della Valle d’Aosta (ASIVA) riproporranno l’iniziativa «Safe Ski Project» con l’obiettivo di contribuire a sviluppare una coscienza collettiva più consapevole e rispettosa, per il bene di tutti gli sciatori, della montagna e dello sci. Tramite volantini, poster e la creazione di un QR-Code, verranno divulgate all’interno dei comprensori sciistici, 12 semplici regole di condotta da tenere e rispettare nella pratica dello sci alpino. Durante la stagione invernale, inoltre, saranno allestiti dei “campi sicurezza” dove verranno esposti i cartelli e la segnaletica utilizzati nei comprensori sciistici valdostani, illustrati dal personale delle società di impianti a fune e/o dai maestri di sci.


MONTEROSASKI
Una scorpacciata di piste e di storia tra la «pétite patrie» e la Valsesia

Situato nel cuore delle Alpi Occidentali, ai piedi del secondo massiccio più alto d’Europa, Monterosa Ski è oggi un vasto sistema di stazioni sciistiche: allo storico
comprensorio che da Champoluc e Gressoney-La-Trinité permette di raggiungere, sci ai piedi, Alagna Valsesia, si affianca una costellazione di stazioni satellite. Possibilità di sci per tutti i gusti e le possibilità, fino alle discese più impegnative sul carosello principale, salendo a quote che sfiorano i 3.000 m per poi scendere fino a fondo valle, su dislivelli fino a 2.000 metri. Panorami mozzafiato, impianti efficienti e numerose alternative di piste e percorsi garantiscono divertimento ed adrenalina. Su fronte dell’impiantistica la novità più importante per la stagione 2017/2018 è la nuova seggiovia quadriposto Cimalegna-Passo Salati in Valsesia che andrà ad affiancare il funifor già in attività da qualche anno. Sul fronte della comunicazione, durante l’ultimo periodo la volontà aziendale è stata fortemente indirizzata al rafforzamento delle sinergie con il territorio: per consolidare questo legame dal luglio 2017 il sito web del comprensorio è stato dismesso e Monterosa Ski è diventata parte integrante nel nuovo portale di destinazione www.visitmonterosa.com che mira alla promozione turistica dell’area Monterosa, identificata nelle valli valdostane di Ayas, Gressoney e Champorcher e da Alagna Valsesia in Piemonte. Perché il Monterosa è un segreto da scoprire, fatto di tradizioni ancora vive e ben radicate, dominato da una natura incontaminata e selvaggia e popolato da persone che diventano amici. Il Monterosa è il luogo in cui si può  vivere la tradizione della montagna sentendosi parte della natura e, essendo raggiungibile percorrendo una distanza che non supera le due ore di auto dalle principali città di Piemonte e Lombardia, diventa luogo in cui rifugiarsi per ritrovare il contatto con ritmi più lenti e rilassati godendo di una natura senza eguali.
Compatbilmente con le condizioni di innevamento, la stagione dello sci prenderà il via venerdì 1° dicembre 2017 e proseguirà fino a domenica 15 aprile 2018. Da domenica 8 aprile rimarrà aperta la dorsale Frachey-Stafal-Alagna che garantirà il collegamento intervallivo, mentre rimarranno chiuse le sezioni del Crest in Val d’Ayas e di Punta Jolanda a Gressoney La Trinité. La prevendita degli abbonamenti stagionali è già iniziata con l’interessantissimo prezzo di prevendita, che sarà valido fino al 5 novembre e che permette un notevole risparmio. Esclusivamente nel periodo di prevendita è anche possibile abbinare il divertimento sugli sci a momenti di puro relax nei centri benessere in Val d’Ayas e in Valle di Gressoney acquistando lo ski pass insieme all’ingresso stagionale a MonterosaTerme di Champoluc ed alla SportHaus di Gressoney-Saint-Jean. Riconfermata anche per la prossima stagione la formula che differenzia il prezzo dello ski pass in feriale e festivo con suddivisione in tre stagionalit.. Il prezzo del giornaliero per lo sci in pista costerà, in base a periodo e giorno scelto, 40, 43 o 48 Euro. Per chi desidera accedere a Monterosa Freeride Paradise è  disponibile un’integrazione giornaliera di 2,00 Euro che dà accesso all’impianto che conduce al ghiacciaio ed alla freeride zone. Rimane invariata la scontistica riservata a determinate fasce d’età. Riduzioni tutti i giorni ed in tutte le stagionalità anche per la categoria Senior, nella quale rientrano tutti coloro nati prima del 31/05/1953 e ski pass gratuito per i nostri affezionati  sciatori nati prima del 01/11/1937. Anche per la prossima stagione nel Monterosa Ski sarà possibile «Sciare Gratis» prenotando la propria vacanza in Val d’Ayas o in Valle di Gressoney nei periodi di validità dell’iniziativa. Per i soggiorni dal 9 al 24 dicembre 2017, dal 6 gennaio al 4 febbraio 2018 e dal 17 marzo al 15 aprile 2018 lo ski pass è in regalo.
Il comprensorio Monterosa Ski si sviluppa a quote elevate, su un territorio complesso. La Società vuole trasmettere ad alta voce un messaggio di consapevolezza dell’alta montagna. L’impianto che dal Passo dei Salati conduce al ghiacciaio di Indren, quota 3.275 m, è la porta di accesso al Monte Rosa, meta di amanti del freeride in inverno e di alpinista in estate. Negli ultimi anni l’alta quota e gli sport estremi sono stati oggetto di una massiccia esposizione mediatica portando un numero crescente di persone ad avventurarsi sul ghiacciaio senza un’adeguata preparazione. Il funifor di Indren diventa dunque Monterosa Freeride Paradise, a disposizione di tutti coloro che si sentono pronti a fare il passo successivo, che ritengono di avere una preparazione adeguata per affrontare una discesa in fuoripista o l’ascesa ad una delle ve(e del Monte Rosa. L’accesso all’impianto non sarà più dunque compreso nello ski pass Monterosa Ski, ma lo sarà nello ski pass Monterosa Freeride Paradise, che include il passaggio ai tornelli del Funifor che porta al ghiacciaio.

La sicurezza resta sempre la nostra mission più importante
Garantire la sicurezza di chi frequenta il nostro comprensorio è il nostro obiettivo principale. Uno staff dedicato ed attento si occupa della preparazione e della battitura delle piste, tecnici addestrati e competenti verificano la loro sicurezza ed un’équipe di pisteurs aiuta coloro che si infortunano o si trovano in difficoltà in pista. Grande attenzione va sicuramente riservata a Monterosa Freeride Paradise: chi decide di acquistare l’accesso al ghiacciaio deve obbligatoriamente avere con s. gli strumenti necessari per garantire la propria sicurezza. ARTVA, pala e sonda diventano dunque parte indispensabile per l’accesso alla Freeride Zone, dove le operazioni di soccorso si fanno più complicate. Per offrire l’opportunità di allenarsi alla sicurezza è stato installato un campo di addestramento ARTVA in località Sant’Anna a Gressoney-La-Trinit. il cui utilizzo è totalmente gratuito. Il progetto, attivato da Fondazione Montagna Sicura nell’ambito del progetto n. 342 «PrévRiskHautesMontagnes», finanziato all’interno del Programma di cooperazione transfrontaliera Interreg V-A Italia-Francia Alcotra 2014-2020, vuole diffondere la cultura della sicurezza in alta montagna. La pratica del fuoripista richiede profonda conoscenza del territorio, capacit. di valutazione ed esperienza nell'utilizzo dei materiali di autosoccorso.In caso di incidente da valanga é necessario saper agire in modo tempestivo ed efficace per soccorrere le eventuali vittime. Questo richiede un costante allenamento nell'utilizzo dei materiali da soccorso quali l'ARTVA, la pala e la sonda in modo tale da saper far fronte ad un evento valanghivo. Il sistema, prodotto dalla ditta svizzera Genswein, è gestito da una centrale di comando dove gli utenti possono allvare uno o più trasmettitori (5 in totale) sepoti a diverse profondità e inclinazioni simulando situazioni realistichedi ricerca, con diversi livelli di difficoltà.



PIEMONTE

Arrivano gli stagionali
differenziati per confermare una stagione record


Nel più vasto comprensorio delle Alpi Occidentali gestito dal 2007 dalla società Sestrière S.p.A. ci si prepara ad una stagione che confermi  gli ottimi risultati commerciali di quella passata, arricchita tra l’altro anche dal grande ritorno nel calendario della Coppa del Mondo femminile con le gare disputate sulla pista Kandahar Giovanni Alberto Agnelli. La sciopoli fondata dal senatore Giovanni Agnelli nel 1930 ha nel suo pedigree un pezzetto di storia dello sci con la presenza, in era pre-Coppa, tra le località ospitanti il celebre concorso dell’Arlberg Kandahar e poi con la partecipazione costante anche se intermittente al calendario della Coppa del Mondo e con l’organizzazione dei Campionati Mondiali di sci alpino del 1997. Una gara del massimo circuito dello sci alpino mancava dal 2011 ed è quindi evidente che l’evento, in attesa del replay previsto per il dicembre 2019, ha dato ulteriore lustro ad una località e a un comprensorio che guardano comunque oltre l’agonismo di vertice per consolidare la propria presenza nel Gotha delle zone sciistiche in Italia e nel mondo. Sono Sestriere, Sauze d’Oulx Cesana Sansicario, Oulx, Claviere, Pragelato, Montgenevre le località dell’alta Val Susa sul confine tra Piemonte e Francia che compongono il comprensorio sciistico della Via Lattea, un immenso skirama integrato che offre agli appassionati la possibilità di sciare su 212 piste (7 verdi, 67 blu, 97 rosse e 41 nere) con l’ausilio di 69 impianti di risalita. Il comprensorio ha chiuso la stagione scorsa con un consuntivo che il presidente della società Seistrières Spa Giovanni Brasso ha così riassunto  nella sua relazione introduttiva alla stagione 2017/18: «Prima di concludere vi invito a riflettere sui numeri che avete visto esposti sui monitor per quasi tutta la durata della conferenza: il primo (1.246.600) rappresenta il numero delle giornate sci vendute, il secondo (13.797.742) rappresenta il numero di passaggi realizzati sugli impianti, il terzo (29.951.994) gli incassi provenienti solo dalle biglietterie ed il quarto (0) l’indebitamento bancario. Non credo che in Italia ci siano, oggi, tante società del settore anche solo capaci di avvicinarsi a questi numeri e credo che anche in Europa siano poche quelle che fanno meglio di noi. Questa è la Sestrieres e questi sono i nostri numeri, più importante ancora però è il nostro potenziale di crescita, ma la crescita non dipende solo da noi, la crescita come ho già detto è una questione di sistema che parte dalla politica, passa attraverso le Istituzioni e finisce con le imprese, ovviamente non solo la nostra, più in generale la crescita è una questione di fiducia e soprattutto di certezze e le certezze, in Italia ma anche nel nostro Piemonte, oggi sono una merce rara. Purtroppo senza certezze non ci possono essere investimenti (almeno investimenti importanti) e senza investimenti non si va da nessuna parte». Per questa stagione si è studiata una soluzione diversa rispetto al passato nell’offerta degli skipass stagionali, introducendo per la prima volta tre categorie di prodotto: Open, destinata ai clienti che vogliono sciare dall’apertura alla chiusura degli impianti, Standard, destinata a coloro che vogliono sciare solo in quella che chiamiamo stagione vera e propria, dal 23 dicembre alla prima domenica di aprile, e Montiluna, destinata a chi intende sciare solo sull’area Montiluna Claviere.  Si è leggermente ritoccato il prezzo degli stagionali per armonizzarlo al nuovo progetto, mentre per quanto riguarda i settimanali e i giornalieri abbiamo mantenuto le tariffe inalterate. La politica della Sestrieres resta sempre quella di fornire il miglior prodotto possibile al minor prezzo praticabile per aumentare la base dei clienti. Ma vediamo più da vicino l’offerta 2017/18 degli stagionali che formano «lo zoccolo duro» dell’utenza.

CUNEESE
Un inverno per tutti i gusti nel paradiso della «Provincia Granda»

Le montagne di Cuneo sono un gioiello incastonato tra le Alpi ed il mare, dove ogni attività  sportiva è praticabile. Dal cicloturismo, alla MTB, dall’escursionismo all’arrampicata, sino alle attività invernali quali lo sci da discesa, il fondo, lo sci escursionismo, lo sci alpinismo, il freeride, lo snowboard e le arrampicate su ghiaccio. Un vero paradiso per gli amanti dello sport e della natura incontaminata. Dalla Valle Po, con la cima del Monviso che svetta con i suoi 3.481 m, alla Val Tanaro, venti vallate si aprono a raggiera intorno alla splendida città capoluogo, offrendo panorami mozzafiato, borghi alpini autentici ed accoglienti, centri storici e moderne strutture ricettive. Binomi perfetti caratterizzano la «provincia Granda»: Alpi e Mare, sport e benessere, arte e gastronomia.
Limone Piemonte, in inverno stazione sciistica internazionale e in estate importante centro di villeggiatura, ospita il comprensorio sciistico della Riserva Bianca, che vanta un bacino sciabile di 80 km. 19 impianti di risalita all’avanguardia (cabinovia, seggiovie, tapis roulant) e sistema manilibere servono le 41 piste sempre ben innevate, garantendo divertimento in sicurezza per tutti, grandi e piccini. Per chi non scia, oltre alle mille occasioni di divertimento con pista di pattinaggio, piste per la pratica del fondo e per l’escursionismo su neve, l’accogliente centro storico offre svago con locali alla moda e caffè ricercati, oltre alla possibilità di fare un salto nella storia visitando l’antica parrocchiale gotica e la storica «Fontana blu» dove si dissetò Papa Pio VII. L’eccellente riqualificazione del centro storico ha riportato allo splendore questo borgo alpino già conosciuto dai romani. Per i più piccini, che si avvicinano allo sci, sono presenti due kinder park con giochi gonfiabili, percorsi divertenti e 4 tapis roulant, mentre per gli amanti dello snowboard sono a disposizione due snowpark. La Valle Vermenagna è una valle di passaggio verso la vicina Francia: con poco meno di 2 ore di auto si possono raggiungere Nizza e Montecarlo, cuore pulsante della Costa Azzurra. Vicino a Limone Piemonte, il piccolo abitato di Vernante propone a grandi e piccini i Murales dedicati a Pinocchio, oltre ad un centro fondo illuminato anche in notturna.
Mondolé Ski è il secondo grande comprensorio delle Alpi di Cuneo con le stazioni sciistiche di Artesina, Frabosa Soprana e Prato Nevoso, dove gli oltre 120 km di piste sono serviti da 31 impianti di risalita tra seggiovie, skilift e tapis roulant. Tutto il dominio sciabile è accessibile con un unico biglietto. Il comprensorio propone animazioni e servizi per tutti: ristoranti, locali tipici, bar, discoteche, baite e rifugi, due musei dedicati alle tradizioni locali, le grotte del Caudano e di Bossea con le loro suggestive ambientazioni sotterranee, attività commerciali che rendono il comprensorio vivo per tutta la stagione invernale. A disposizione anche Snowpark per gli amanti della tavola e lo sci notturno a Prato Nevoso ogni martedì, venerdì e sabato e tutti i giorni durante le vacanze di Natale. Per i bambini l’offerta è variegata, con campi scuola serviti da tapis roulant, kinder park e parchi di divertimento sulla neve e più di 400 maestri di sci a disposizione. Ricchissimo il programma eventi sulla neve con più di 50 appuntamenti per l’inverno 2016/17: si parte dall’Open Season che dà ufficialmente il via alla stagione sciistica ai mercatini sulla neve ed al Market day di Frabosa Soprana, dagli eventi natalizi con il Presepe Vivente di Pianvignale al Capodanno in piazza a Frabosa ed Artesina ed in Conca a Prato Nevoso, fino alla Festa delle Mascottes di Artesina e lo Spring Splash che chiuderà la stagione sciistica.
Il Monregalese comprende le stazioni sciistiche adagiate sulle Alpi Liguri, località che permettono uno sci «a misura di Famiglia». Sangiacomo Cardini Ski, con 35 km di piste, è una stazione adatta a tutti e propone un campo scuola in paese illuminato in notturna ed un campo scuola in quota, al Monte Alpet (1.611 m) con vicina area gioco bimbi e tapis roulant. La stazione propone anche molti itinerari per il freeride. A St. Grée di Viola le piste molto tecniche per la discesa e lo snowpark sapranno far divertire gli amanti del brivido. A disposizione degli sciatori un ristorante sulle piste, un agriturismo e pizzerie. Lurisia è un paradiso a portata di mano, con le terme ed i centri benessere ottimi per il relax del doposci. 30 km di piste da discesa adatte a tutti, con vista mozzafiato delle Marittime al Cervino. Completano la stazione una pista da fondo, itinerari per lo scialpinismo e per racchette da neve. A disposizione, un baby parking sul piazzale per permettere ai genitori di sciare in tutta tranquillità.Pacchetti turistici per weekend dedicati alle famiglie, a prezzi contenuti.
Garessio, prima stazione sciistica a nascere sulle Alpi Marittime, quest’anno non attiverà gli impianti, ma sarà comunque possibile effettuare in loco escursioni con racchette da neve e sci alpinismo. Luogo ideale per la pratica dello sci di fondo e del biathlon è Chiusa di Pesio, in Valle Pesio, con il Centro Fondo Marguareis, ai piedi della Certosa fondata nel 1173 e sviluppatasi fino al XVIII secolo, visitabile anche nel periodo invernale. Il Centro Fondo è rinomato a livello nazionale ed i suoi tracciati sono aperti anche agli amici delle ciaspole. Nel 2016 è stato ristrutturato il Centro Sportivo Marguareis che offre agli sciatori la possibilità di usufruire di una sala polivalente, di nuovi servizi e spogliatoi e di un nuovo locale ristoro, con free wifi.
Entracque, in Valle Gesso, offre sia piste di discesa, sia anelli per il fondo. Il Centro Fondo Gelas, vero paradiso naturale nel cuore delle Marittime, conta un totale di 35 km di piste. Le Sciovie del Viver, a soli 20 minuti da Cuneo, sono un ottimo campo scuola per i principianti: la particolarità della stazione è che tutte le piste per lo sci alpino sono ben visibili dal solarium. L’offerta turistica ad Entracque è varia, basti pensare alla presenza del Centro Faunistico «Uomini e lupi» dove le famiglie possono «avvicinarsi» e conoscere i lupi delle Aree protette delle Alpi Marittime. Dalla passata stagione è attivo uno skilift in più, il Santa Lucia.
La Valle Stura vanta molti centri per il fondo: Festiona ed Aisone formano un anello servito anche da minibus per coloro che vogliono usufruire di un comodo mezzo per il rientro. Festiona si conferma un ottimo campo scuola per la pratica del fondo da parte di studenti e diversamente abili. Bagni di Vinadio, più in quota, garantisce panorami mozzafiato. Sarà attivo il servizio di Ski shuttle di collegamento da Vinadio a Festiona per tornare alla partenza in piena comodità. Argentera, con 4 impianti (1 seggiovia e 3 skilift) per 20 km di piste, è meta ideale per gli amanti dello sci alpino e del free ride. Qui il campo scuola è separato dagli impianti che servono gli altri sciatori, per garantire ai principianti il massimo della tranquillità. Sport praticabili ad Argentera: free ride, snowboard ed eliski.
A Castelmagno in Valle Grana, dove sorge il noto Santuario e si produce l’omonimo formaggio D.o.p., sono disponibili percorsi per escursioni con racchette da neve e sci alpinismo. Più a valle, in località Pradleves, è disponibile una pista di pattinaggio su ghiaccio coperta. Nella passata stagione invernale si è estesa di ulteriori 6 km la pista da fondo.
La Valle Maira viene annoverata tra le più affascinanti mete invernali alpine per lo sci nordico, lo sci alpinismo e le racchette da neve, ancora così selvaggia senza impianti di risalita. Numerose e spettacolari le possibili escursioni con gli sci ai piedi: in tutta la valle gli itinerari sci alpinistici sono più di 100 di cui circa la metà nel territorio di Acceglio. In alta valle sono presenti anche piste per il fondo omologate FISI. Anelli per il fondo sono presenti anche a Canosio, Marmora, Prazzo ed Elva. La valle è costellata da borgate alpine ancora autentiche e da piccole chiese che custodiscono tesori sconosciuti ai più.
La Valle Varaita offre sia impianti di risalita che anelli per il fondo: Bellino, Casteldelfino (con la sua pista omologata «La Trasà»), Chianale e Valmala sono centri specializzati per lo sci nordico con anelli praticabili sia da esperti che da principianti. A Sampeyre gli impianti portano fino a quota 1800 m e garantiscono il divertimento per grandi e piccini, grazie a 2 seggiovie e 2 tapis roulant che servono sia le piste, sia i 2 campi scuola. La stazione è dotata di 4 cannoni per la neve artificiale e propone piste per tutti, dalla verde alla nera. Sulla neve anche servizi ristoro e relax aperti a tutti. Più in quota, le piste di Pontechianale si sviluppano tra distese di pinete e di abeti, per untotale di 20 km, al cospetto del «Re di pietra», il Monviso (3841 m) che dà vita al fiume Po. 5 gli impianti di risalita attivi, di cui una seggiovia (attiva anche in estate), 3 skilift ed 1 tapis roulant. Notevoli, in alta Valle Varaita, le colate di ghiaccio sulle quali è possibile scalare, in sicurezza.


 

Created: Sabato, 28 Gennaio 2017 08:27
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Tags: Osservatorio Turistico
 

Nonostante le bizzarrie meteorologiche sempre più imprevedibili, nonostante che (ad esempio) sulle Alpi Occidentali abbia nevicato tantissimo e sulle Alpi Orientali pochissimo, il bilancio dell’economia indotta dal turismo invernale trainato dallo sci registra eccellenti segnali di positività per l’inverno 2016/17 grazie (anche e soprattutto) alle tecnologie e agli investimenti ormai capaci di sostituire la neve naturale con la neve tecnica per garantire la sciabilità delle

  JFC,  professionisti
dell’indagine turistica

JFC è un’agenzia di indagini e consulenze in campo turistico che ha sede a Faenza (Ravenna). È nata nel febbraio 2006 grazie ad esperienze professionali sviluppate in ambito turistico in oltre vent’anni di attività. JFC si occupa di consulenza turistica e marketing territoriale offrendo il proprio sapere al servizio ed allo sviluppo di imprese, istituzioni ed autonomie funzionali. L’agenzia si fonda sull’apporto delle capacità maturate nel management e marketing turistico, e la sua forza consiste proprio nell’unione di competenze diverse. Grazie anche ad una fitta rete di relazioni professionali e alla collaborazione già in atto con esperti italiani ed internazionali, JFC garantisce il giusto mix di conoscenze necessarie a trovare le migliori soluzioni per coloro che operano nei settori dell’ospitalità, del leisure e del marketing territoriale. Suo fondatore e amministratore unico è Massimo Feruzzi, un professionista che svolge attività nel campo del turismo in qualità di consulente di marketing, programmazione e pianificazione territoriale, è ricercatore e Project Manager Advisor a servizio di Enti Pubblici ed Aziende Private. Responsabile di Skipass Panorama Turismo (Osservatorio Italiano del Turismo Montano)  e dell’Osservatorio Nazionale sulla Tassa di Soggiorno nonché di vari Osservatori Turistici di Destinazione. Giornalista, è direttore responsabile di Crescita Turismo Professional Tourism Book.
www.jfc.it

stazioni invernali. Lo dice l’annuale e fondamentale «Consuntivo stagione invernale» prodotto dall’Osservatorio Italiano del Turismo Montano a cura dell’agenzia JFC di cui pubblichiamo ampi stralci in queste pagine. Il centro di ricerca specializzato nell’indagine sul mercato del turismo e degli sport invernali  promosso da Modena Fiere ha monitorato i flussi di arrivi e presenze, l’andamento turistico, economico, commerciale della filiera legata alla frequentazione della montagna invernale italiana compulsando e valutando i dati provenienti dagli operatori professionali di 61 stazioni sciistiche e utilizzando, come ulteriore indicatore, l’indice EBITDA che definisce il tasso lordo di redditività di un'impresa. A conti fatti risulta evidente che in Italia il fascino della montagna bianca è intatto e continua ad attirare l’utenza sia italiana che straniera con una offerta di eccellente qualità che produce un fatturato complessivo attorno ai 10 miliardi di Euro

Soddisfazione generale per la stagione invernale che abbiamo alle spalle: questo può essere il tema predominante che emerge dal consuntivo di Skipass Panorama Turismo relativamente alla stagione invernale 2016/2017. Di certo l’elemento primario della stagione è stata la certezza (per gli sciatori) di avere sempre (e quasi ovunque) piste perfettamente innevate e sempre aperte, nonostante diverse località dell’arco alpino dell’area Nord-Est abbiano sofferto di scarse precipitazioni nevose. Si tratta, questa, di una conseguenza dettata da passate stagioni nelle quali la mancanza di neve ha obbligato molte società di gestione degli impianti ad investire in questo ambito, e che ha permesso a tutti i territori di non farsi trovare impreparati. In sostanza, sono le stesse società degli impianti a fune che rappresentano l’hardware del sistema turistico invernale, soprattutto negli ambiti dove quest’anno non ha quasi mai nevicato, vale a dire le Dolomiti venete e quelle trentine. In un contesto dunque positivo, vi sono state destinazioni che hanno segnato indici in forte crescita ed altre che hanno fatto registrare indici sostanzialmente stabili, con alcuni elementi caratteristici riscontrabili a macchia di leopardo sull’arco alpino e sul versante appenninico:
• soddisfazione in Valle d’Aosta, grazie soprattutto ad un incremento degli ospiti stranieri, con inglesi, svizzeri, francesi e russi su tutti;
• molto bene l’andamento a Sestriere e Sauze d’Oulx, con forti indici di crescita da parte degli ospiti inglesi e francesi, come pure a Bardonecchia;
• a Bormio la stagione invernale è stata la migliore dell’ultimo triennio, con Repubblica Ceca e Regno Unito quali mercati esteri che generano le maggiori presenze;
• in Alto Adige l’andamento è stato in linea con i risultati dello scorso anno, con alcune località che segnano dati in leggera riduzione rispetto allo scorso anno, con i maggiori incrementi rilevati da Svezia, Regno Unito e Russia;
• buona anche la stagione in Val di Sole, con un incremento più significativo per le piccole località (ad esempio Peio) rispetto a quelle di maggiori dimensioni (come Folgarida e Marilleva); forte incremento di ospiti provenienti dalla Polonia e dalla Repubblica Ceca;
• soddisfacenti anche i risultati – in termini sia di presenze che di fatturato – per la Val di Fiemme – dove il primo mercato estero è quello polacco, mentre in Val di Fassa si è avuto un calo di qualche punto percentuale; anche qui la Polonia rappresenta il primo mercato estero, seguita da Germania, Russia e Danimarca;
• stessa situazione anche a Madonna di Campiglio-Pinzolo, che segna leggeri indici di crescita, con i maggiori valori incrementali per gli ospiti polacchi, russi ed inglesi;
• stabilità anche per Cortina d’Ampezzo, con riduzione degli italiani ed incremento degli ospiti stranieri, come pure per le altre località venete e per quelle del Friuli Venezia Giulia;
• sostanziale stabilità per le località sciistiche dell’Appennino toscano e dell’Emilia Romagna, nonostante un inizio ritardato ed una chiusura anticipata, causa mancanza di neve;
• difficile, invece, la situazione nelle località del dorsale appenninico del centro Italia, sia quelle abruzzesi e molisane sia quelle dell’area laziale (Terminillo), dove allarmi e scarsità di neve hanno inciso pesantemente;
• bene, invece, le piccole località sciistiche della Calabria – che però hanno percentuali irrisorie di clientela straniera – e quelle siciliane.

Quando l’ospitalità fà rima con l’eccellente qualità
Per quanto riguarda il sistema ospitale, sono stati gli alberghi di qualità e di categoria superiore ad ottenere le migliori performances, anche grazie alla presenza di piscine e centri benessere interni alle strutture. Un’altra tendenza manifestatasi (da parte degli Italiani) è stata la riduzione del soggiorno ed il corrispondente «passaggio» a strutture ricettive più prestigiose. Si è notato altresì, in circa la metà delle destinazioni monitorate, un incremento sia dei week end lunghi sia delle settimane bianche. Il mese che ha dato le maggiori soddisfazioni a livello nazionale è stato febbraio. In merito all’intrattenimento, in fortissima ascesa la richiesta di ristorazione in quota, come pure si conferma l’interesse per tutto ciò che è animazione per i piccoli ospiti, sulle piste come pure nelle località e nelle strutture. In sostanza, le positive previsioni di Skipass Panorama Turismo sono state leggermente superate: quest’anno la mancanza di neve ha «colpito» solo l’area alpina Nord-Est del Paese, che però ha mantenuto le posizioni acquisite in quanto a market share, mentre tutta l’area Nord-Ovest ha ottenuto ottimi risultati, con le località piemontesi ed il comprensorio della Via Lattea su tutte.

In anni come questi, però, non ci si può limitare ad interpretare i dati relativi alle presenze ed ai fatturati: serve una riflessione ulteriore, perché il vero elemento differenziale è dato dalla redditività delle aziende che compongono la filiera turistica della montagna bianca italiana. Anche per questo motivo Skipass Panorama Turismo ha quindi voluto confermare l’indicatore utilizzato lo scorso anno, che è l’EBITDA (Earning Before Interest Taxes Depreciation and Amortization) (1), vale a dire il risultato aziendale prima degli interessi, imposte ed ammortamenti, ovviamente basato sulle vendite/fatturato della stagione invernale nella sua complessità.
Si tratta di un parametro che riteniamo di grande interesse perché, come si vedrà più avanti, se le presenze ed i fatturati sono elementi di valutazione sì interessanti ma non esaustivi circa la redditività, l’EBITDA non lascia scampo alla singola interpretazione, in quanto indica la redditività aziendale, indipendentemente dal fatturato e/o dalle presenze stesse.

L’attrazione irresistibile dello «snow appeal»
Anche quest’anno, terminata la stagione invernale, il «circo bianco italiano» tira quindi le somme: il primo risultato che emerge è quello di un settore che continua a generare appeal, spostandosi sempre di più dalla «sola vacanza attiva» al «leisure completo». A tal proposito è utile ricordare che questo comparto risulta essere, in ambito turistico, quello più complesso, in quanto si sviluppa attorno ad una filiera composta da un’enormità di servizi ed aziende, spesso molto articolate per quanto riguarda la gestione e gli investimenti, il sistema di accoglienza e dei servizi complementari, etc., incidendo fortemente anche sui servizi locali. L’inverno 2016/2017 ha chiuso pertanto con segnali in positivo, sia in termini di presenze sia di fatturato: emerge inoltre un dato positivo anche per quanto riguarda il risultato aziendale che, comparato allo scorso anno, manifesta un indice decisamente interessante. L’Osservatorio Italiano del Turismo Montano ha infatti inteso analizzare l’andamento complessivo della stagione invernale: sono state prese in considerazione non solo le presenze, i fatturati e l’EBITDA ma, in maniera più completa, tutti i fattori che hanno inciso sull’andamento stagionale. Skipass Panorama Turismo svolge questa attività grazie all’interpretazione di tutti quegli indici utili a comprendere i fenomeni che hanno condizionato (e condizioneranno in futuro) il settore più complesso del Turismo italiano che è appunto quello della montagna bianca: un settore, questo, che vede il coinvolgimento di diversi servizi; da quello ricettivo agli impianti di risalita, da quello ristorativo alle scuole di sci, dalle opzioni di divertimento e svago alle opportunità di benessere, dalle seconde case al sistema dei consorzi turistici, etc. Il modello di analisi di Skipass Panorama Turismo prende infatti in esame l’insieme degli operatori che ruotano attorno al “sistema neve”, perché solo in questa maniera è possibile avere un quadro scientifico ed attendibile di questo settore, sottoponendo ad analisi ben 61 destinazioni a livello nazionale. Per l’anno in corso è stata altresì effettuata una prima analisi tendenziale sull’andamento della prossima stagione estiva, sempre facendo riferimento alle destinazioni monitorate da Skipass Panorama Turismo durante l’inverno. In questo caso si nota ottimismo: gli stessi operatori intervistati, come pure i referenti degli IAT, dei Consorzi, delle imprese dei servizi, etc., intravvedono nell’imminente estate segnali positivi, in linea con la stagione invernale appena terminata.

Una stagione positiva con un Carnevale da record
Dopo le festività di Natale e Capodanno il periodo di Carnevale è, da sempre, il periodo che registra la maggiore percentuale di occupazione, con un conseguente incremento anche dei prezzi. Skipass Panorama Turismo ha inteso analizzare l’andamento circa la situazione in termini di prenotazioni, prezzi, offerte, indice di occupazione, etc. del sistema ricettivo operante nelle 61 destinazioni sottoposte a monitoraggio (2). Il periodo di Carnevale si conferma, anche per l’inverno 2016/2017, con ottimi indici di occupazione. Infatti, nel periodo 25 febbraio/5 marzo 2017 il sistema turistico della Montagna Bianca Italiana ha incassato circa 100 milioni di Euro al giorno, per complessivi 905 milioni 814mila Euro. Il costo di un soggiorno per la settimana di Carnevale – per una famiglia (2 adulti e 1 bambino) – è stata pari a 2.004,00 Euro (3), per il solo soggiorno, escludendo quindi i costi relativi alla pratica sportiva. Il primo dato che è emerso da questa fase di ricerca è stato chiarissimo: nel periodo di Carnevale le promozioni «si bloccano». Basti pensare che solo l’1,6% delle strutture ricettive (4) propone, in questo periodo, anche l’offerta «skipass incluso»: tutte le altre escludono l’offerta a priori. Altro dato interessante riguarda l’occupazione (5). Infatti, sempre facendo riferimento alle strutture ricettive analizzate, emerge che:
• a livello nazionale, già 15 giorni prima del periodo di Carnevale, ben il 21,2% delle strutture ricettive segnavano il «sold out» per questa settimana di vacanza;
• tale indice decresceva gradualmente spostandosi dalle località delle alpi centrali (Trentino Alto Adige: 29,3%) a quelle delle alpi occidentali (26,9%) sino a quelle delle alpi orientali (5,7%), per poi diminuire ancora di più per quanto riguarda le strutture delle località appenniniche (2,3%);
• le strutture classificate 4 stelle sono state quelle che hanno segnato le maggiori percentuali di «tutto esaurito» per il periodo (27,5%), sempre valutando la situazione 15 giorni prima della settimana di Carnevale.

Tra le località alpine, quelle che hanno segnato (con l’analisi in oggetto, quindi quindici giorni prima della data di Carnevale) gli indici di occupazione più alti per il periodo, sono state quelle della Provincia di Trento (73,1%), mentre quelle con gli indici di occupazione più bassa sono state quelle del Friuli Venezia Giulia (51,7%) (6) : qui vi era anche una delle poche località italiane – Tarvisio skipass incluso - dove era possibile trovare, per Carnevale, offerte di alloggio con skipass incluso.
Skipass Panorama Turismo ha anche analizzato la spesa che una famiglia italiana doveva sostenere per trascorrere la settimana di Carnevale (dal 25 febbraio al 4 marzo) sulle piste delle nostre località montane. Dalla rilevazione è emerso che un nucleo familiare composto dai genitori e da un figlio di età inferiore agli 8 anni ha dovuto prevedere una spesa media per il solo soggiorno (con trattamento di mezza pensione) pari ad Euro 2.004,00. Prezzo che ovviamente variava a seconda della categoria della struttura ricettiva prescelta, infatti:
• il prezzo medio, a livello nazionale, per il nucleo familiare che ha scelto un hotel 2 stelle è stato pari ad Euro 1.184,00 (sempre con trattamento di mezza pensione);
• per chi ha preferito un hotel 3 stelle, il prezzo medio – sempre a livello nazionale  si è assestato a 1.694,00 Euro (sempre con trattamento di mezza pensione);
• per un hotel di categoria 4 stelle, sempre con trattamento di mezza pensione, il prezzo per il soggiorno del nucleo familiare è salito sino a 2.908,00 Euro (media a livello nazionale). Riportando questa analisi sugli ambiti territoriali, è emerso quale sia stato il territorio regionale più costoso per dormire e quello dove si è speso di meno per la settimana di Carnevale (7):
Alto Adige e Valle d’Aosta: le strutture turistiche che operano nelle località di questi due ambiti territoriali sono quelle dove è stato necessario spendere di più per soggiornare a Carnevale: 2.381,00 Euro come media in Alto Adige e 2.282,00 Euro in Valle d’Aosta, sempre come media. Si è speso di meno della metà per soggiornare in una struttura dell’arco appenninico, mentre – tra gli ambiti alpini – le località più economiche sono risultate essere quelle della Regione Piemonte e, a seguire, quelle del Friuli Venezia Giulia sempre per il solo soggiorno in hotel con trattamento di mezza pensione (media regionale). Un’analisi, questa, che ha valutato solo il costo del soggiorno e non la qualità percepita ed offerta dalle strutture. E’ infatti utile ricordare, a tal proposito, come la «classifica delle destinazioni montane italiane» stilata da Skipass Panorama Turismo in previsione di questa stagione invernale (8) abbia indicato nelle prime 10 posizioni - come «località con i migliori alberghi» – tre località dell’Alto Adige (due delle quali in prima e seconda posizione) e 2 località della Valle d’Aosta. A questa spesa sono stati ovviamente aggiunti i costi per lo skipass, come pure eventuali costi di noleggio attrezzature, maestri di sci,
etc., ma anche le spese per attività ricreative, shopping, tassa di soggiorno (ove presente), etc. Skipass Panorama Turismo ha anche valutato «il valore» di questo periodo nella «bilancia» dell’economia turistica del settore, considerando turisti ed escursionisti, sia italiani che stranieri. Nella stagione invernale 2016/2017 la settimana di Carnevale ha «pesato» sulla bilancia turistica della Montagna Bianca Italiana per il 9,2% del totale del fatturato stagionale: nello specifico, nel periodo che da sabato 25 febbraio a domenica 5 marzo (considerando quindi anche questa domenica), Skipass Panorama Turismo ha stimato un fatturato – per la Montagna Bianca Italiana – pari a 905 Milioni 814mila Euro, così suddivisi:
• 404 milioni 950mila Euro è stato il fatturato del sistema ospitale nella sua complessità di strutture ricettive alberghiere ed extra-alberghiere;
• 399 milioni 580mila Euro è stato il fatturato dei servizi quali noleggio attrezzature, maestri di sci, skipass ed impianti di risalita vari, etc., vale a dire i servizi collegati alla pratica delle discipline sportive sulla neve;
• 101 milioni 283mila Euro è stato l’ulteriore fatturato generato da altri servizi quali ristorazione, commercio, attività ricreative e di divertimento, etc. Quindi, in questo periodo (da sabato 25 febbraio a domenica 5 marzo) il sistema turistico nazionale della Montagna Bianca ha incassato circa 100 Milioni di Euro al giorno.

Le risultanze principale di un inverno che dà fiducia
Anche per la stagione invernale 2016/2017 Skipass Panorama Turismo – Osservatorio Italiano del Turismo Montano – presenta lo «stato dell’arte» della montagna bianca, con specifiche che fanno riferimento a vari settori quanto ad andamenti, quote di ospiti italiani e stranieri, aree di provenienza della clientela nazionale ed estera, indici di spesa, andamenti specifici per periodi (Natale e Capodanno, Settimane Bianche, Pasqua), richieste degli ospiti, investimenti previsti dagli imprenditori del settore, etc. Riteniamo importante confermare l’importanza del fatto che i dati rilevati fanno riferimento all’insieme del «sistema montagna bianca» delle destinazioni montane prese in analisi, comprendendo quindi le strutture ricettive (alberghi, residenze, villaggi, etc.), gli appartamenti per vacanze, le seconde case, gli impianti di risalita, i servizi di noleggio attrezzature, le scuole di sci, il sistema della ristorazione e del commercio, etc.
Queste informazioni sono trattate sia per il comparto nazionale complessivo come pure per le tre macro-aree, quali il nord-est, il nord-ovest e il centro-sud Italia.
L’Osservatorio Italiano del Turismo Montano sviluppa inoltre le sue risultanze su tutti gli ambiti di interesse, quali:
• l’andamento consuntivo – a livello nazionale – delle strutture ricettive;
• l’andamento consuntivo – a livello nazionale – delle Scuole di Sci;
• l’andamento consuntivo delle strutture ricettive suddivise per aree geografiche.

Vengono poi analizzati altri elementi che fanno riferimento ad ognuna delle 61 destinazioni montane complessive che si sono analizzate nell’inverno appena terminato: questo risultato si è ottenuto ampliando di anno in anno le località e gli operatori sottoposti a monitoraggio, partendo dalle iniziali 28 destinazioni della montagna bianca italiana. Tutte le destinazioni sono state quindi sottoposte ad indagine, ricavando, con tale metodologia, una serie di elementi che permettono non solo di avere una chiara visione dell’andamento della stagione appena terminata ma anche di effettuare una riflessione sul futuro della Montagna Bianca Italiana.
La stagione invernale 2016/2017 si chiude, per il comparto del «sistema neve italiano» – in tutte le sue componenti che vanno dal settore ricettivo a quello ristorativo, dagli impianti alle scuole di sci, dai servizi di noleggio al commercio sino dal divertimento, leisure, etc. – con un incremento delle presenze pari al +4,2% ed un parallelo incremento del fatturato del +4,7% rispetto ai dati dello scorso anno. Il dato più rilevante – in termini positivi – è quello che fa riferimento all’EBITDA, che per la imprese della filiera turistica nel loro complesso è cresciuto del +8,9%. Nell’inverno 2016/2017 il comparto ha quindi recuperato, nel suo complesso, una quota economica di rilievo, pari a 447 Milioni di Euro, portando il fatturato del settore a 9 Miliardi 974 Milioni di  Euro.
Tra i dati emersi dalla rilevazione, riportiamo alcuni tra quelli considerati più rilevanti:
per quanto riguarda le strutture ricettive a livello nazionale, emerge che, rispetto alla scorsa stagione invernale:
• vi è stato un incremento di presenze pari al +4,6%;
• il fatturato è anch’esso cresciuto, ma in maniera leggermente inferiore: +4,2%;
• più elevato il valore del risultato aziendale delle imprese del ricettivo: l’EBITDA ha subito infatti una crescita – rispetto ai dati negativi dello scorso anno – pari ad un +7,1%;
• complessivamente, nella stagione 2016/2017 i prezzi delle strutture ricettive sono aumentati del +2,7%;
• la clientela delle strutture ricettive è composta, a livello nazionale, dal 46,3% da clientela italiana e per il restante 53,7% da ospiti stranieri;
• la regione italiana che genera i maggiori flussi di clientela per la montagna bianca italiana è la Lombardia, seguita da Lazio e Toscana; quest’anno, rispetto alla passata stagione invernale, si sono invertite la posizione la terza e la quarta regione; al quarto posto si colloca infatti l’Emilia Romagna, che perde una posizione;
• la Nazione dalla quale provengono i maggiori flussi di ospiti stranieri è la Germania, seguita dalla Polonia e dal Regno Unito; rispetto allo scorso anno, conquista la vetta la Germania e si inserisce sul podio la Polonia, mentre il Regno Unito perde due posizioni;
• la Nazione dalla quale si sono avuti, nel corso dell’ultima stagione invernale, i maggiori incrementi di arrivi e presenze è la Polonia che quest’anno si posiziona davanti a Regno Unito e Danimarca; al quarto posto troviamo la Svizzera, davanti a Belgio e Francia;
• i clienti fedeli, che sono tornati nella stessa struttura dello scorso anno, rappresentano il 48,1% del totale della clientela (erano il 51,9% lo scorso anno ed il 40,6% due inverni fa);
• la permanenza media degli ospiti è stata di 4,8 giorni, in crescita costante rispetto allo scorso anno (4,7 giorni) ed all’anno precedente (4,6 giorni);
• il rapporto prezzo/qualità è stato – anche quest’anno – il primo elemento che ha condizionato la scelta della clientela, seguito dal solo fattore prezzo; o il prezzo medio per persona per una settimana bianca, con trattamento di mezza pensione, è stato di 628,40 euro, contro i 612,54 euro della passata stagione ed i 576,67 Euro della stagione ancora precedente;
• per la prossima stagione invernale (2017/2018) la maggior parte degli operatori del settore ricettivo intende «effettuare interventi strutturali», poi «aumentare il numero di pacchetti promozionali» e, successivamente, «aumentare le tariffe» come pure «sviluppare nuovi accordi commerciali con il sistema dell’intermediazione»;

L’analisi delle strutture ricettive: presenze in aumento o stabili
L’analisi delle presenze complessive registrate nel corso della stagione invernale 2016/2017 nelle strutture ricettive oggetto dell’indagine, evidenza una situazione in cui predomina una situazione di stabilità rispetto allo scorso anno. Infatti, il 55,6% degli intervistati conferma una situazione in linea con l’anno precedente, mentre il 24,0% degli albergatori ha notato un aumento delle presenze, il 20,4% ha registrato invece un decremento rispetto alla precedente stagione invernale.
Focalizzando ulteriormente l’analisi, l’aumento medio delle presenze è stato del 15,0% (era il 6,1% lo scorso anno), con il picco maggiore nell’intervallo «oltre il 10%», registrato dal 55,1% degli operatori. La media di diminuzione delle presenze è stata invece del 13,3% (nella stagione invernale precedente risultava il 10,7%), con il 47,5% degli operatori che segnalano un calo nell’intervallo «dal 5,1% al 10%», un 40,0% che segnala un calo «oltre il 10%» ed un 10% che indica invece una diminuzione «dal 3,1% al 5%» e un 2,5% «dallo 0,1% al 3,0%» .
Considerando quindi i due parametri sopra indicati e le quote di maggiore incidenza negativa, la stagione invernale appena trascorsa ha registrato un incremento delle presenze – a livello nazionale – pari al +4,6%: si tratta di un segnale in controtendenza rispetto all’ultima stagione invernale, che permette di migliorare anche l’andamento registrato due inverni fa (stagione 2014/2015). Analizzando l’andamento delle presenze dei turisti italiani e di quelli stranieri, si nota come i primi (italiani) continuino nel trend leggermente positivo iniziato negli scorsi anni, nonostante rimangano le presenze straniere quelle che rappresentano il «core» della montagna bianca italiana. Pertanto, la percentuale degli albergatori intervistati che dichiarano di avere registrato una riduzione delle presenze dei turisti italiani si è notevolmente ridotta rispetto alle stagioni precedenti, passando dal 67,2% dell’inverno 2012/2013 al 58,3% della stagione 2013/2014, poi riducendosi al 34,9% del 2014/2015, al 38,9% del 2015/2016 per arrivare ad una situazione attuale in cui la riduzione dei turisti italiani secondo gli albergatori è del 27,3%. Allo stesso tempo la quota di albergatori che affermano di avere avuto un aumento delle presenze di turisti stranieri continua a limarsi, passando dal 63,3% dell’inverno 2013/2014 al 48,8% dell’inverno 2014/2015, al 36,4% del 2015/2016, per arrivare infine nella stagione 2016/2017 ad un 30,5%.

Analizziamo nello specifico la situazione:
• le presenze dei turisti italiani sono stabili per il 50,7% (erano il 32,6% lo scorso inverno), segnano una diminuzione per il 27,3% degli albergatori intervistati (contro il 38,9% della passata stagione), mentre sono in aumento per il restante 22,0% (contro il 28,5% del precedente inverno);
• per quanto riguarda le presenze degli stranieri, segnala una situazione di stabilità il 53,3% dei gestori delle strutture ricettive intervistati (erano il 47,6% lo scorso anno), un incremento il 30,5% dei gestori delle strutture ricettive intervistati (contro il 36,4% della precedente stagione) mentre diminuiscono per il 16,2% (pressoché simili allo scorso anno con il 16,1%).
Analizziamo ora la situazione relativa all’andamento complessivo del fatturato delle strutture ricettive registrato nella stagione invernale 2016-2017: il 51,3% riscontra una situazione di sostanziale stabilità rispetto allo scorso anno (quando la quota era pari al 31,3%), il 28,9% registra un incremento di fatturato rispetto all’anno precedente (era il 38,1% lo scorso anno) ed il 19,7% degli operatori intervistati hanno constatato, invece, una riduzione (contro il 30,6% dello scorso inverno).
Nel dettaglio, il fatturato è diminuito, in media, dell’11,8% (lo scorso anno si segnalava una riduzione media del 9,7%) registrando il picco massimo nell’intervallo «dal 3,1% al 5%», citato infatti dal 33,3% degli operatori. Risulta invece più basso l’aumento medio, che si attesta al 9,4% (era il 6,7% lo scorso anno): in questo caso il 51,4% degli intervistati dichiara un aumento nella fascia «dal 5,1% al 10%».

Nel complesso, la stagione invernale ha registrato un incremento del fatturato complessivo a livello nazionale, per il settore delle strutture ricettive, pari al +4,2%. Per una più corretta valutazione circa la redditività delle aziende della filiera turistica della montagna bianca italiana, è stato analizzato anche il dato relativo all’EBITDA (Earning Before Interest Taxes Depreciation and Amortization), quindi il risultato aziendale prima degli interessi, imposte ed ammortamenti, ovviamente basato sulle vendite/fatturato della stagione invernale nella sua complessità. Emerge che la quota di operatori che dichiarano una diminuzione dell’EBITDA sia pari al 27,4% degli intervistati (contro il 55,9% dello scorso anno), mentre sono superiori sia coloro che affermano di avere ottenuto un’EBITDA stabile ed in aumento. Emerge così che vi è un aumento medio complessivo di questo valore pari al +7,1%.

Rivolgendosi all’analisi dei prezzi praticati nelle strutture ricettive, anche quest’anno la maggior parte degli operatori intervistati dichiara di avere lasciato i prezzi invariati rispetto alla stagione precedente: si tratta di una quota del 72,1%, superiore di oltre 10 punti rispetto alla passata stagione (era il 61,0%). Diminuisce invece la quota di coloro che dichiarano di avere aumentato le tariffe, pari al 27,0% (l’inverno scorso era il 38,4%), mentre quasi nessuno ha abbassato le tariffe (0,9%). A livello complessivo, nel corso della stagione invernale 2016/2017, i prezzi del “sistema ospitale” della Montagna Bianca Italiana sono aumentati del +2,7% (mentre la scorsa stagione erano cresciuti del +2,9%).

Passando all’analisi della composizione della clientela delle strutture ricettive oggetto dell’indagine, la montagna invernale si conferma ancora una volta un ottimo attrattore di clientela straniera: nel confronto tra le provenienze dei turisti, infatti, gli stranieri si aggiudicano ancora una volta il primo posto, con una quota percentuale del 53,7% sul totale della clientela delle strutture ricettive invernali prese in esame. Si tratta di un trend abbastanza stabile negli anni: 48,0% la quota nell’inverno 2011/2012; 50,02% nel 2012/2013; 53,4% quella dell’inverno 2013/2014; 54,6% nella stagione 2014/2015 e 51,1% in quella 2015/2016.
Pe quanto riguarda la provenienza della clientela che soggiorna nelle strutture ricettive, in l’Italia si riconferma il trend registrato nelle stagioni precedenti: al primo posto troviamo infatti la Lombardia, con una quota del 18,8% (era il 20,2% lo scorso inverno), seguono il Lazio con il 17,0% (era il 13,2%), la Toscana con il 12,5% (era il 10,3%) e l’Emilia Romagna con il 12,2% (era il 10,8%). Poi vi è il Piemonte con il 5,7%, la Puglia 5,5%, il Veneto con il 5,2%, il Trentino Alto Adige con il 4,6%. Quote minori di flussi sono state generate dalla Sicilia (3,3%), dalla Calabria (3,0%), dalla Campania (2,4%), dalle Marche (2,1%) e dalle altre regioni 7,7%).

Dall’analisi delle provenienze estere si regista un «cambio al vertice», con la Germania che supera tutti e conquista la vetta a discapito del Regno Unito, vi è poi un deciso passo in avanti anche da parte della Polonia. Gli operatori indicano infatti ai primi posti della graduatoria la Germania con il 13,1% (erano l’11,8% lo scorso anno), la Polonia con il 12,7% (un incremento deciso rispetto all’anno precedente in cui era al 6,7%), al terzo posto si trova invece il Regno Unito con il 12,3% (lo scorso anno era al 14,8%). Seguono con quote minori il Belgio con il 10,5% (lo scorso anno era al 9,5%), la Danimarca con il 6,8% (lo scorso anno rappresentava il 5,5%), poi la Repubblica Ceca con il 5,7% (lo scorso anno era al 4,0%), la Russia con il 5,5% (lo scorso anno era all’undicesima posizione con il 3,5%), gli Stati Uniti con il 4,4% (erano al 6,4%), la Svezia con il 4,0% (contro il 5,9% della passata stagione, l’Olanda al 3,3% (era al 4,5%), l’Austria al 3,0% (era al 4,8%). Poi, ancora: Slovenia 2,9%, Francia 2,8%, Svizzera 2,3% e gli altri paesi con percentuali minori.

L’analisi delle risposte relative ai Paesi stranieri che hanno registrato il maggior tasso di crescita nel corso della stagione invernale 2016-2017 segnala cambiamenti rispetto agli ultimi anni: si assiste ad un forte incremento della Polonia che sale sul “podio” con il 21,7% (lo scorso anno era in nona posizione con il 4,2%), al secondo posto con il 19,8% il Regno Unito (lo scorso anno era al primo posto con il 18,1%), mentre si classifica al terzo posto la Danimarca con il 9,3%. Recupera posizioni anche la Svizzera con l’8,1% (la stagione precedente era al 4,2%), seguita dal Belgio con il 7,0% (l’anno scorso era all’8,1%) e la Francia con il 5,0%. Perde posizioni la Germania che si trova settima in classifica con il 4,3%, (l’inverno passato era quarta con il 9,3%). A seguire Israele (3,9%), Malta (3,5%), Olanda (3,1%, l’anno scorso era ottava in classifica con il 5,4%), Russia (2,7%, contro l’1,4% precedente). Perdono punti gli Stati Uniti d’America che scendono alla dodicesima posizione con il 2,3% (l’anno precedente erano in terza posizione con il 10,6%).
Monitorando la clientela abituale ed i nuovi clienti, si capovolge la situazione dello scorso inverno, in quanto quest’anno è superiore la quota dei nuovi clienti (51,9%) rispetto ai clienti abituali (48,1%). Coloro che soggiornano nella struttura ricettiva o frequentano la località per la prima volta sono infatti passati dal 52,1% dell’inverno 2013/2014 al 59,4%del 2014/2015, per poi scendere sotto quota 50% con il 48,1% nel 2015/2016 per poi assestarsi nella stagione 2016/2017 al 51,9%. I clienti fedeli che tornano nella stessa struttura ricettiva per la propria vacanza sulla neve rappresentavano, invece, il 47,9% nella stagione invernale 2013/2014, il 40,6% nella stagione 2014/2015, per raggiungere quota 51,9% nel 2015/2016 e scendere a quota 48,1% nella stagione attuale.

Si è proceduto inoltre ad analizzare l’andamento delle presenze nei  vari periodi di vacanza, rispetto alla stagione precedente, ne risulta la seguente situazione:
• S. Ambrogio: il 57,9% delle strutture afferma di avere registrato una stabilità delle presenze rispetto alla stagione invernale precedente, per il 21,9% si è registrato un aumento, mentre il 20,1% ha visto un calo delle presenze;
• Natale: anche qui per il 47,2% la situazione è rimasta tendenzialmente invariata, il 33,4% ha registrato una diminuzione mentre il 19,3% ha visto un aumento delle presenze in questo periodo;
• Capodanno/Epifania: è stato il periodo con la maggiore stabilità rispetto alla stagione precedente, con il 70,9% degli intervistati che dichiara, infatti, lo stesso numero di presenze; il 17,6% ha registrato un aumento mentre l’11,5% parla di diminuzione di presenze rispetto alla stagione passata;
• Gennaio/Febbraio: anche in questo periodo gli albergatori hanno visto per il 39,5% una situazione di stabilità, mentre le presenze sono aumentate per il 32,4% degli intervistati e diminuite per il 28,1% di essi.
• Marzo: per il 36,4% la situazione è rimasta pressoché invariata rispetto all’anno precedente in questa stagione mentre il 33,4% ha registrato un aumento delle presenze. Il 30,2% ha registrato invece una diminuzione delle presenze.

Quest’anno si è riscontrata una generale stabilità di presenze rispetto alla stagione precedente. Capodanno/Epifania è stato il periodo che ha visto maggior stabilità, Natale il periodo con maggiore diminuzione, mentre la fine della stagione è quella che ha verificato un maggiore aumento di presenze. Anche quest’anno Skipass Panorama Turismo ha chiesto agli operatori di indicare l’andamento delle presenze, rispetto alla stagione invernale precedente, nel caso di soggiorni in settimana bianca, per week-end/long week-end ed infra-settimanali dal lunedì al venerdì. Questa la situazione:
• Settimana bianca: il 44,1% degli operatori intervistati segnala una stabilità per questa tipologia di soggiorno, il 34,1% dichiara una diminuzione, mentre il 21,7% una crescita. Alta, quindi, la quota di coloro che dichiarano sostanziale stabilità, sebbene sia ancora maggiore la percentuale degli operatori che segnalano minor richiesta rispetto a chi, invece, segnala la ripresa delle settimane bianche;
• Week-end/Long Week-end: è in aumento per il 52,9% degli operatori, stabile per il 32,2%, in diminuzione per il restante 14,9%. Si tratta della formula di soggiorno con il livello di crescita maggiore anche nelle passate stagioni invernali, sebbene con indici inferiore rispetto allo scorso anno; continua comunque il trend positivo, risultando essere la formula di vacanza più utilizzata dagli sciatori;
• Infrasettimanale lunedì/venerdì: questa tipologia di vacanza è stabile per il 55,3% degli albergatori, è in diminuzione per il 33,2% degli operatori mentre l’11,5% ha registrato un aumento di presenze per questa formula di vacanza. Un’offerta, questa, la cui diffusione è molto lenta.
Analizzando poi i dati circa la permanenza media registrata nelle strutture ricettive durante la stagione invernale 2016/2017, risulta quanto segue:
• Si è trattato di Soggiorni Brevi (fino a 5 notti) per il 42,3% dei casi;
• di Week-End e Long Week-End (soggiorni fino a 3 notti) per il 34,3% dei casi;
• di Settimane Bianche (6-7 notti) per il rimanente 23,4%.

Anche per questa stagione invernale si conferma il trend degli scorsi anni, vale a dire la preferenza per i soggiorni brevi che restano la formula di vacanza più fruita dai turisti della montagna bianca, passati dal 57,6% nella stagione 2013/2014 al 60,1% in quella 2014/201, calano però al 46,1% nel 2015/2016 e ulteriormente in questa stagione al 42,3%. Quest’anno diminuisce anche la richiesta di week end e long week-end, che incide per il 34,3% (sono passati dal 33,9% della stagione 2013/2014, al 29,6% di quella 2014/2015 al 43,3% di quella 2015/2016). Guadagnano punti invece le settimane bianche che sono passate dall’8,5% dell’inverno 2013/2014 al 10,3% della passata stagione, per giungere al 10,6% nel 2015/2016 e arrivare al 23,4% in questa stagione. La permanenza media degli ospiti delle strutture ricettive oggetto dell’indagine, nel corso della stagione invernale 2016/2017, è stata di 4,8 giorni, leggermente superiore rispetto alla stagione precedente, dove si registrava una permanenza media di 4,7 giorni.

Skipass Panorama Turismo ha inoltre analizzato l’opinione degli operatori turistici rispetto ai fattori di scelta della struttura ricettiva da parte della clientela. Secondo gli intervistati è sempre il “rapporto qualità/prezzo” il primo elemento di scelta della struttura ricettiva da parte dei turisti, con il 44,2% (era il 55,6% lo scorso inverno), al secondo posto tra le motivazioni di scelta guadagna posizioni il «prezzo» con il 16,8% (lo scorso anno era al 9,1%). La «presenza di servizi di wellness» rimane sul podio con l’11,0% delle risposte (era al 10,6% lo scorso anno). Al quarto posto guadagnano punti gli «sconti per le famiglie con i bambini» con il 9,4% (erano al 3,5% lo scorso anno) seguite dalle «offerte promozionali interessanti» (6,0%), etc.
Per quanto riguarda gli investimenti/azioni che gli albergatori pensano di intraprendere per la prossima stagione invernale le risposte ottenute sono variate rispetto allo scorso anno. Infatti, la quota maggiore, pari al 20,2%, è data da coloro che dichiarano di voler attuare «interventi strutturali» (occupava la terza posizione lo scorso anno); segue la volontà di «aumentare i pacchetti promozionali» (14,9%) e di «volere aumentare le tariffe» (11,5%). Buona la quota di chi intende «stipulare nuovi accordi commerciali con T.o, e Adv» (10,9%) e degli operatori che intendono garantire agli ospiti «maggiore flessibilità di date ed orari» (9,7.%).

È stato inoltre chiesto agli operatori di indicare il prezzo medio, per persona, per una settimana bianca, con servizio di mezza pensione, che è stato applicato durante la stagione invernale 2016/2017.
Anche quest’anno la maggior parte delle strutture ricettive (27,2%) ha applicato tariffe comprese tra 301,00 e 400,00 euro; seguono, con il 25,2% delle risposte, settimane bianche con prezzi compresi tra i 401,00 ed i 500,00 euro e con il 13,5% quelle con un prezzo oltre gli 800,00 euro. Vi è poi una quota del 10,3% degli operatori che dichiara un prezzo medio – relativo sempre alla settimana bianca – variabile tra 601,00 e i 700,00 euro, mentre il 9,9% degli operatori ha applicato una tariffa di settimana bianca tra i 501,00€ e i 600,00 euro e l’8,9% tra i 701,00 euro e gli 800,00 euro. Il 4,6% invece ha applicato tariffe tra i 201,00 euro e i 300,00 euro. Si può quindi sostenere che la maggioranza degli operatori ha applicato come tariffa per una settimana bianca un range di prezzo tra i 301,00 euro   e i 500,00 euro, crescono inoltre anche gli operatori che applicano tariffe superiori agli 800,00 euro in relazione alla qualità e varietà dei servizi forniti. Complessivamente il prezzo medio per persona per una settimana bianca in mezza pensione durante la stagione invernale 2016/2017 – a livello nazionale – è stato di 628,40 euro, in leggero aumento rispetto al prezzo medio registrato lo scorso anno (612,54 Euro), raggiungendo in questo modo il valore più alto delle ultime stagioni invernali (era infatti pari 612,54 euro lo scorso anno, 606,67 euro nella stagione invernale 2014/2015, 545,91 euro nella stagione invernale 2013/2014, 525,00 euro nella stagione 2012/2013 e 495,48 nell’inverno 2011/2012).                         n

Created: Sabato, 28 Gennaio 2017 08:27
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Category: Portfolio
Tags: Fiere Convegni, Osservatorio Turistico
 

I firmatari della «Carta della Montagna Bianca Italiana»

La proposta di un patto
per lo sviluppo del turismo invernale

DDalla grande fiera di Modena andata in scena dal 27 al 29 ottobre è partita una importante iniziativa che si chiama «Carta della Montagna Bianca Italiana». Patrocinato dalla Regione Emilia Romagna e promosso da Modena Fiere con il supporto dell’Osservatorio Italiano del Turismo Montano curato dall’agenzia JFC, il documento individua le linee guida sulle quali impostare nel futuro gli sforzi per valorizzare e far crescere un comparto economico che vale oltre dieci miliardi di Euro. Si parte dalle valutazioni statistiche e contabili sulla situazione attuale; ci si ispira e ci si  richiama ad altre iniziative nazionali e internazionali (come la Carta di Cortina) che vanno nella stessa direzione; si chiamano a raccolta le risorse imprenditoriali, politiche, finanziarie, umane per finalizzare gli impegni nei diversi ambiti ad un unico scopo:  garantire un prospero futuro alla Montagna Bianca nella modernità di una visione che abbia nel rispetto della natura e nella sostenibilità ambientale le sue stelle polari

La «Carta della Montagna Bianca Italiana» vuole essere uno strumento strategico contenente gli «items» primari sui quali concentrare tutte le azioni di governo per lo sviluppo turistico della Montagna Bianca Italiana. Le posizioni rilevate sono state condivise dagli stakeholders dell’intera filiera che incidono sul comparto, sia per quanto riguarda la visione e le best practices, sia per quanto attiene agli strumenti ed alle modalità attuative. Una vision che deve forzatamente considerare il contesto internazionale, le criticità del sistema, i valori sociali e culturali, le tematiche sensibili legate alla sostenibilità, la ricchezza del patrimonio materiale ed immateriale, la rete delle conoscenze rurali, etc. Si tratta di un contesto complesso che coinvolge e trova forza in elementi quali il paesaggio, l’ambiente, le tradizioni e che può limitare il calo demografico di gran parte delle aree montane ed appenniniche.
I documenti preparatori

La definizione della «Carta della Montagna Bianca Italiana» si sviluppa sulla base di documenti di verifica e valutazione degli ambiti di sviluppo e tutela del comparto, con particolare riferimento al settore turistico ed a quello della sostenibilità ed accessibilità:
• la comunicazione della Commissione al Parlamento Europeo dal titolo «L’Europa, prima destinazione turistica mondiale – un nuovo quadro politico per il turismo europeo» (COM(2010)0352);
• la relativa risoluzione del 27 settembre 2011 sull'Europa, prima destinazione turistica mondiale – un nuovo quadro politico per il turismo europeo (GU C 56 E del 26.2.2013);
• la comunicazione della Commissione dal titolo «Legiferare meglio per ottenere risultati migliori – Agenda dell’UE» (COM(2015)0215);
• la relativa risoluzione del 25 ottobre 2011 sulla mobilità e l’inclusione delle persone con disabilità e la strategia europea in materia di disabilità 2010-2020 (GU C 131 E dell’8.5.2013);
• a risoluzione del Consiglio del 6 maggio 2003 relativa all’accessibilità alle infrastrutture e attività culturali per le persone con disabilità (GU C 134 del 7.6.2003);
• la proposta di risoluzione del Parlamento Europeo su «nuove sfide e strategie per promuovere il turismo in Europa» (2014/2241(INI));
• l’adozione della risoluzione, da parte del Parlamento Europeo, sulle «nuove sfide e strategie per la promozione del turismo in Europa» (T8-0391/2015);
• la Carta Europea del Turismo Sostenibile nelle Aree Protette della Federazione Europarc, edizione aggiornata 2010;
• la Carta di Cortina sulla Sostenibilità degli Sport Invernali del 2016;
• il PST 2017/2022 «Italia Paese per Viaggiatori», MIBACT.

La situazione congiunturale
La filiera turistica della Montagna Bianca Italiana ricopre un ruolo primario all’interno del «sistema turismo Italia»: infatti il fatturato del comparto in tutti i suoi aspetti – ricettività alberghiera ed extralberghiera, impianti di risalita, attività ricreative e di intrattenimento, ristorazione, noleggio attrezzature, corsi, etc. –rappresenta, a livello nazionale, l’11,2% del complessivo sistema del turismo italiano, generando un fatturato di 10 miliardi 515 milioni di Euro. Un comparto che occupa, in tutte le destinazioni nazionali e nelle varie attività (ricettività, impianti di risalita, scuole di sci, ristorazione, pizzerie, bar, discoteche, società di noleggio attrezzature, etc.) ben 390.675 addetti, segnando una continua crescita degli indici occupazionali. Gli alberghi/meublé italiani che offrono ospitalità sono 7.123, per un totale di disponibilità camere pari a 325.521 posti letto. A questi si aggiunge la disponibilità di 6.401 tra villaggi, b&b, rifugi, ostelli, malghe, baite, ed agriturismi e circa 12.018 alloggi – registrati – in affitto anche tramite sistemi/piattaforme on line per un totale complessivo di ulteriori 370.603 posti letto. Complessivamente, la Montagna Bianca Italiana mette a disposizione oltre 696mila posti letto, oltre a quelli presenti nelle seconde case i cui affitti non emergono dai sistemi ufficiali. Nelle località montane sono dislocati, a livello nazionale, 32.183 tra ristoranti, pizzerie, oltre a 30.216 tra bar, enoteche e pub. In Italia, a disposizione di tutti coloro che vogliono imparare a sciare, vi sono ben 407 scuole sci, la maggior parte delle quali è localizzata in Trentino Alto Adige (28,7%), in Lombardia (17,7%), in Piemonte (15,5%), in Veneto (11,3%), in Abruzzo (6,9%), in Valle d’Aosta (5,9%) ed in Emilia Romagna (4,2%). Complessivamente operano in Italia oltre 10mila maestri di sci. Il dato complessivo degli Italiani che praticano discipline sportive sulla neve ha raggiunto quota 4 Milioni: di questi, la maggior parte si dedica allo sci da discesa (2Milioni 260mila), mentre sono 515mila gli Italiani che praticano snowboard e 305mila i praticanti dello sci da fondo (SkipassPanorama Turismo - Osservatorio Italiano del Turismo Montano).

I principi fondamentali
Della Carta della Montagna Bianca
La «Carta della Montagna Bianca Italiana» intende fornire al sistema pubblico/privati gli strumenti utili per una corretta pianificazione dello sviluppo turistico della montagna invernale italiana, puntando quindi a:
• aumentare la consapevolezza e la conoscenza dei valori del territorio inteso come «patrimonio»,
• diffondere i concetti che stanno alla base di uno sviluppo turistico sostenibile;
• valorizzare i benefici riconducibili ad una corretta interrelazione tra comunità residente ed ospiti.
I «principi» rappresentano quindi un impegno strategico ben preciso, un quadro di riferimento per lo sviluppo del turismo della Montagna Bianca Italiana.

1    Garantire la tutela ed il corretto utilizzo delle risorse naturali. Considerando la crescente vulnerabilità dei territori, dovuta anche ai continui cambiamenti climatici, occorre adottare un approccio ecologico ai consumi attraverso l’utilizzo di misure e programmi di gestione dell’acqua, dell’energia, del suolo e dell’aria, finalizzate alla conservazione delle risorse naturali.

2    Assicurare landscape e stile alpino. Occorre potenziare gli elementi valoriali che rappresentano l’identità delle aree montane, attraverso una precisa pianificazione del territorio anche dal punto di vista urbanistico, nel rispetto delle tradizioni architettoniche locali e/o innovando con opere di design, dando priorità assoluta alle infrastrutture ad impatto zero.

3    Conservare e valorizzare il patrimonio esistente. Il patrimonio naturale e culturale, materiale ed immateriale, deve essere non solo tutelato ma evidenziato attraverso l’introduzione di specifiche misure in grado di sostenere la rete delle tradizioni rurali, le produzioni tipiche, la memoria storica ed i costumi del territorio, che rappresentano sempre di più fattori di interesse per gli Ospiti internazionali.

4    Favorire l’accoglienza dei residenti e la formazione per le professioni. Occorre avviare formule capaci di coinvolgere i residenti nel miglioramento del sistema di accoglienza agli Ospiti, unitamente all’attivazione di programmi di accrescimento della conoscenza e della formazione dei professionisti del comparto. E’ fondamentale il ruolo delle popolazioni locali e di una loro crescente consapevolezza.

5    Innalzare l’immagine della montagna nazionale. La Montagna Bianca Italiana necessita di essere meglio comunicata a livello nazionale ma anche di un posizionamento a livello mondiale, e ciò può avvenire all’interno di un sistema di valorizzazione complessivo, riscontrabile in un brand europeo di promozione – soprattutto sui mercati lontani – delle Alpi.

6    Valorizzare il prodotto «sport invernali». L’innalzamento dei valori economici e sociali dei territori si sviluppa di pari passo con l’incremento dei praticanti delle discipline sportive sulla neve; serve quindi implementare i concetti legati ad un sano stile di vita, riscontrabile in maniera ancora più palese con la pratica di attività sportive sulla neve, anche slow, in ambienti naturali.

7    Sponsorizzare una nuovo concetto di montagna bianca. Una nuova immagine più leisure della montagna invernale, dalla quale far emergere una fruizione legata alle tematiche del benessere, della lentezza, della bellezza e di un sano stile di vita, generando interesse nei confronti di target attualmente non presenti: attività da affiancare all’immagine di una Montagna Bianca Italiana leader per innovazione, sicurezza e competenza sulle discipline sportive, da rafforzare.

8    Supportare il sistema di conoscenza (esterno al territorio). L’avvio di nuovi programmi di educazione e sensibilizzazione al tema della Montagna Bianca Italiana come pure la definizione, in ambito nazionale, di settimane dello sport dedicate alla pratica sportiva invernale garantiscono non solo una maggiore conoscenza ed attenzione nei confronti dei territori montani ma rappresentano anche misure perl’incremento dei flussi.

9    Supportare il sistema di conoscenza (interno al territorio). Occorre ampliare la diffusione e la socializzazione delle informazioni e delle conoscenze che possono incidere positivamente sulle politiche turistiche invernali, perché l’integrazione tra informazioni, dati e tendenze deve diventare un bene comune per il comparto.

10    Favorire la correlazione inverno/estate. Le aree montane corrono il rischio dello spopolamento, e ciò porterebbe ad un effetto domino sulla socialità e sulla turisticità di questi territori; per evitare questo fenomeno si rende necessario sviluppare la doppia stagionalità, perché ciò consente ai professionisti della montagna bianca di ampliare – anche diversificando – la propria attività nel periodo estivo ed alle destinazioni di garantire benessere sociale alla comunità.

11    Identificare una montagna friendly. Si tratta di avviare politiche di accessibilità agli sport invernali ed al territorio nel suo complesso per i diversamente abili: una montagna che si fa garante della socializzazione e del soddisfacimento dei bisogni di tutti gli Ospiti con esigenze particolari. Una montagna friendly lo è anche dal punto di vista tecnologico, con una rete diffusa e funzionale di banda larga.

12    Gestire i sistemi di mobilità. Occorre favorire formule di raggiungibilità green e sistemi di collegamento intermodali, ma soprattutto si rende necessario promuovere una viabilità interna che si basi sul trasporto pubblico, favorendo pertanto il più possibile l’utilizzo di mezzi alternativi al trasporto privato.

13    Avviare programmazioni di sviluppo territoriale in maniera integrata tra pubblico e privato. Si ritiene fondamentale il coinvolgimento delle comunità locali nelle varie fasi di sviluppo e di definizione delle strategie che coinvolgono il territorio; si indica pertanto come essenziale l’avvio dei percorsi attraverso la partecipazione attiva della cittadinanza.

14    Sostenere network e governance sempre più ampi. Le limitazioni amministrative rappresentano dei limiti allo sviluppo turistico della Montagna Bianca Invernale: occorre sviluppare network e progettazione integrata non solo tra ambiti regionali diversi ma anche tra nazioni diverse, ampliando i demani sciabili dell’area alpina oltre confine.

15    Sostegno alle politiche di interesse territoriale. Lo sviluppo del comparto si attua solo se vengono definite apposite linee di finanziamento a livello governativo, che dovranno essere indirizzate alla qualificazione della filiera, all’ampliamento dei servizi ed all’innovazione dei prodotti, ai bacini di stoccaggio, perseguendo sempre obiettivi collettivi di sostenibilità.

 

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I firmatari della «Carta della Montagna Bianca Italiana»

La proposta di un patto
per lo sviluppo del turismo invernale

DDalla grande fiera di Modena andata in scena dal 27 al 29 ottobre è partita una importante iniziativa che si chiama «Carta della Montagna Bianca Italiana». Patrocinato dalla Regione Emilia Romagna e promosso da Modena Fiere con il supporto dell’Osservatorio Italiano del Turismo Montano curato dall’agenzia JFC, il documento individua le linee guida sulle quali impostare nel futuro gli sforzi per valorizzare e far crescere un comparto economico che vale oltre dieci miliardi di Euro. Si parte dalle valutazioni statistiche e contabili sulla situazione attuale; ci si ispira e ci si  richiama ad altre iniziative nazionali e internazionali (come la Carta di Cortina) che vanno nella stessa direzione; si chiamano a raccolta le risorse imprenditoriali, politiche, finanziarie, umane per finalizzare gli impegni nei diversi ambiti ad un unico scopo:  garantire un prospero futuro alla Montagna Bianca nella modernità di una visione che abbia nel rispetto della natura e nella sostenibilità ambientale le sue stelle polari

La «Carta della Montagna Bianca Italiana» vuole essere uno strumento strategico contenente gli «items» primari sui quali concentrare tutte le azioni di governo per lo sviluppo turistico della Montagna Bianca Italiana. Le posizioni rilevate sono state condivise dagli stakeholders dell’intera filiera che incidono sul comparto, sia per quanto riguarda la visione e le best practices, sia per quanto attiene agli strumenti ed alle modalità attuative. Una vision che deve forzatamente considerare il contesto internazionale, le criticità del sistema, i valori sociali e culturali, le tematiche sensibili legate alla sostenibilità, la ricchezza del patrimonio materiale ed immateriale, la rete delle conoscenze rurali, etc. Si tratta di un contesto complesso che coinvolge e trova forza in elementi quali il paesaggio, l’ambiente, le tradizioni e che può limitare il calo demografico di gran parte delle aree montane ed appenniniche.
I documenti preparatori

La definizione della «Carta della Montagna Bianca Italiana» si sviluppa sulla base di documenti di verifica e valutazione degli ambiti di sviluppo e tutela del comparto, con particolare riferimento al settore turistico ed a quello della sostenibilità ed accessibilità:
• la comunicazione della Commissione al Parlamento Europeo dal titolo «L’Europa, prima destinazione turistica mondiale – un nuovo quadro politico per il turismo europeo» (COM(2010)0352);
• la relativa risoluzione del 27 settembre 2011 sull'Europa, prima destinazione turistica mondiale – un nuovo quadro politico per il turismo europeo (GU C 56 E del 26.2.2013);
• la comunicazione della Commissione dal titolo «Legiferare meglio per ottenere risultati migliori – Agenda dell’UE» (COM(2015)0215);
• la relativa risoluzione del 25 ottobre 2011 sulla mobilità e l’inclusione delle persone con disabilità e la strategia europea in materia di disabilità 2010-2020 (GU C 131 E dell’8.5.2013);
• a risoluzione del Consiglio del 6 maggio 2003 relativa all’accessibilità alle infrastrutture e attività culturali per le persone con disabilità (GU C 134 del 7.6.2003);
• la proposta di risoluzione del Parlamento Europeo su «nuove sfide e strategie per promuovere il turismo in Europa» (2014/2241(INI));
• l’adozione della risoluzione, da parte del Parlamento Europeo, sulle «nuove sfide e strategie per la promozione del turismo in Europa» (T8-0391/2015);
• la Carta Europea del Turismo Sostenibile nelle Aree Protette della Federazione Europarc, edizione aggiornata 2010;
• la Carta di Cortina sulla Sostenibilità degli Sport Invernali del 2016;
• il PST 2017/2022 «Italia Paese per Viaggiatori», MIBACT.

La situazione congiunturale
La filiera turistica della Montagna Bianca Italiana ricopre un ruolo primario all’interno del «sistema turismo Italia»: infatti il fatturato del comparto in tutti i suoi aspetti – ricettività alberghiera ed extralberghiera, impianti di risalita, attività ricreative e di intrattenimento, ristorazione, noleggio attrezzature, corsi, etc. –rappresenta, a livello nazionale, l’11,2% del complessivo sistema del turismo italiano, generando un fatturato di 10 miliardi 515 milioni di Euro. Un comparto che occupa, in tutte le destinazioni nazionali e nelle varie attività (ricettività, impianti di risalita, scuole di sci, ristorazione, pizzerie, bar, discoteche, società di noleggio attrezzature, etc.) ben 390.675 addetti, segnando una continua crescita degli indici occupazionali. Gli alberghi/meublé italiani che offrono ospitalità sono 7.123, per un totale di disponibilità camere pari a 325.521 posti letto. A questi si aggiunge la disponibilità di 6.401 tra villaggi, b&b, rifugi, ostelli, malghe, baite, ed agriturismi e circa 12.018 alloggi – registrati – in affitto anche tramite sistemi/piattaforme on line per un totale complessivo di ulteriori 370.603 posti letto. Complessivamente, la Montagna Bianca Italiana mette a disposizione oltre 696mila posti letto, oltre a quelli presenti nelle seconde case i cui affitti non emergono dai sistemi ufficiali. Nelle località montane sono dislocati, a livello nazionale, 32.183 tra ristoranti, pizzerie, oltre a 30.216 tra bar, enoteche e pub. In Italia, a disposizione di tutti coloro che vogliono imparare a sciare, vi sono ben 407 scuole sci, la maggior parte delle quali è localizzata in Trentino Alto Adige (28,7%), in Lombardia (17,7%), in Piemonte (15,5%), in Veneto (11,3%), in Abruzzo (6,9%), in Valle d’Aosta (5,9%) ed in Emilia Romagna (4,2%). Complessivamente operano in Italia oltre 10mila maestri di sci. Il dato complessivo degli Italiani che praticano discipline sportive sulla neve ha raggiunto quota 4 Milioni: di questi, la maggior parte si dedica allo sci da discesa (2Milioni 260mila), mentre sono 515mila gli Italiani che praticano snowboard e 305mila i praticanti dello sci da fondo (SkipassPanorama Turismo - Osservatorio Italiano del Turismo Montano).

I principi fondamentali
Della Carta della Montagna Bianca
La «Carta della Montagna Bianca Italiana» intende fornire al sistema pubblico/privati gli strumenti utili per una corretta pianificazione dello sviluppo turistico della montagna invernale italiana, puntando quindi a:
• aumentare la consapevolezza e la conoscenza dei valori del territorio inteso come «patrimonio»,
• diffondere i concetti che stanno alla base di uno sviluppo turistico sostenibile;
• valorizzare i benefici riconducibili ad una corretta interrelazione tra comunità residente ed ospiti.
I «principi» rappresentano quindi un impegno strategico ben preciso, un quadro di riferimento per lo sviluppo del turismo della Montagna Bianca Italiana.

1    Garantire la tutela ed il corretto utilizzo delle risorse naturali. Considerando la crescente vulnerabilità dei territori, dovuta anche ai continui cambiamenti climatici, occorre adottare un approccio ecologico ai consumi attraverso l’utilizzo di misure e programmi di gestione dell’acqua, dell’energia, del suolo e dell’aria, finalizzate alla conservazione delle risorse naturali.

2    Assicurare landscape e stile alpino. Occorre potenziare gli elementi valoriali che rappresentano l’identità delle aree montane, attraverso una precisa pianificazione del territorio anche dal punto di vista urbanistico, nel rispetto delle tradizioni architettoniche locali e/o innovando con opere di design, dando priorità assoluta alle infrastrutture ad impatto zero.

3    Conservare e valorizzare il patrimonio esistente. Il patrimonio naturale e culturale, materiale ed immateriale, deve essere non solo tutelato ma evidenziato attraverso l’introduzione di specifiche misure in grado di sostenere la rete delle tradizioni rurali, le produzioni tipiche, la memoria storica ed i costumi del territorio, che rappresentano sempre di più fattori di interesse per gli Ospiti internazionali.

4    Favorire l’accoglienza dei residenti e la formazione per le professioni. Occorre avviare formule capaci di coinvolgere i residenti nel miglioramento del sistema di accoglienza agli Ospiti, unitamente all’attivazione di programmi di accrescimento della conoscenza e della formazione dei professionisti del comparto. E’ fondamentale il ruolo delle popolazioni locali e di una loro crescente consapevolezza.

5    Innalzare l’immagine della montagna nazionale. La Montagna Bianca Italiana necessita di essere meglio comunicata a livello nazionale ma anche di un posizionamento a livello mondiale, e ciò può avvenire all’interno di un sistema di valorizzazione complessivo, riscontrabile in un brand europeo di promozione – soprattutto sui mercati lontani – delle Alpi.

6    Valorizzare il prodotto «sport invernali». L’innalzamento dei valori economici e sociali dei territori si sviluppa di pari passo con l’incremento dei praticanti delle discipline sportive sulla neve; serve quindi implementare i concetti legati ad un sano stile di vita, riscontrabile in maniera ancora più palese con la pratica di attività sportive sulla neve, anche slow, in ambienti naturali.

7    Sponsorizzare una nuovo concetto di montagna bianca. Una nuova immagine più leisure della montagna invernale, dalla quale far emergere una fruizione legata alle tematiche del benessere, della lentezza, della bellezza e di un sano stile di vita, generando interesse nei confronti di target attualmente non presenti: attività da affiancare all’immagine di una Montagna Bianca Italiana leader per innovazione, sicurezza e competenza sulle discipline sportive, da rafforzare.

8    Supportare il sistema di conoscenza (esterno al territorio). L’avvio di nuovi programmi di educazione e sensibilizzazione al tema della Montagna Bianca Italiana come pure la definizione, in ambito nazionale, di settimane dello sport dedicate alla pratica sportiva invernale garantiscono non solo una maggiore conoscenza ed attenzione nei confronti dei territori montani ma rappresentano anche misure perl’incremento dei flussi.

9    Supportare il sistema di conoscenza (interno al territorio). Occorre ampliare la diffusione e la socializzazione delle informazioni e delle conoscenze che possono incidere positivamente sulle politiche turistiche invernali, perché l’integrazione tra informazioni, dati e tendenze deve diventare un bene comune per il comparto.

10    Favorire la correlazione inverno/estate. Le aree montane corrono il rischio dello spopolamento, e ciò porterebbe ad un effetto domino sulla socialità e sulla turisticità di questi territori; per evitare questo fenomeno si rende necessario sviluppare la doppia stagionalità, perché ciò consente ai professionisti della montagna bianca di ampliare – anche diversificando – la propria attività nel periodo estivo ed alle destinazioni di garantire benessere sociale alla comunità.

11    Identificare una montagna friendly. Si tratta di avviare politiche di accessibilità agli sport invernali ed al territorio nel suo complesso per i diversamente abili: una montagna che si fa garante della socializzazione e del soddisfacimento dei bisogni di tutti gli Ospiti con esigenze particolari. Una montagna friendly lo è anche dal punto di vista tecnologico, con una rete diffusa e funzionale di banda larga.

12    Gestire i sistemi di mobilità. Occorre favorire formule di raggiungibilità green e sistemi di collegamento intermodali, ma soprattutto si rende necessario promuovere una viabilità interna che si basi sul trasporto pubblico, favorendo pertanto il più possibile l’utilizzo di mezzi alternativi al trasporto privato.

13    Avviare programmazioni di sviluppo territoriale in maniera integrata tra pubblico e privato. Si ritiene fondamentale il coinvolgimento delle comunità locali nelle varie fasi di sviluppo e di definizione delle strategie che coinvolgono il territorio; si indica pertanto come essenziale l’avvio dei percorsi attraverso la partecipazione attiva della cittadinanza.

14    Sostenere network e governance sempre più ampi. Le limitazioni amministrative rappresentano dei limiti allo sviluppo turistico della Montagna Bianca Invernale: occorre sviluppare network e progettazione integrata non solo tra ambiti regionali diversi ma anche tra nazioni diverse, ampliando i demani sciabili dell’area alpina oltre confine.

15    Sostegno alle politiche di interesse territoriale. Lo sviluppo del comparto si attua solo se vengono definite apposite linee di finanziamento a livello governativo, che dovranno essere indirizzate alla qualificazione della filiera, all’ampliamento dei servizi ed all’innovazione dei prodotti, ai bacini di stoccaggio, perseguendo sempre obiettivi collettivi di sostenibilità.

 

Created: Sabato, 28 Gennaio 2017 08:27
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Category: Portfolio
Tags: Osservatorio Turistico
 

Finalmente! Finalmente, dopo anni di tribolazioni per la carenza di «materia prima» naturale, la neve non si è fatta attendere ed ha propiziato la prospettiva di un inverno «normale» dalle Alpi agli Appennini. Pur nelle pieghe di situazioni climatiche particolari a livello locale, l’innevamento naturale ha contribuito non poco a produrre un rialzo generalizzato dei dati di afflusso e di fatturati confermando, soprattutto, che quando la montagna diventa bianca non solo lungo le strisce prodotte con l’innevamento programmato ma in tutto l’ambiente naturale circostante, il suo fascino diventa irresistibile e si conferma il motore di un sistema imprenditoriale ed economico forte e vitale. L’innevamento tecnico, con i suoi impegni logistici e i suoi costi, resta comunque un alleato fondamentale e ormai imprescindibile delle società di gestione degli impianti ma quest’anno, finalmente, ci si è potuti ricordare che però…quando nevica dal cielo è tutta un’altra cosa

Tanta neve, in alcuni casi (strade chiuse, rischio slavine) perfino troppa. Ma si sa che quella fascinosa, bizzarra e bizzosa primadonna bianca da cui dipende un intero comparto dell’economia nazionale non si fa comandare da nessuno, nei tempi e nei modi, per cadere dal cielo. Fà come le pare, alle prese con mutamenti di clima e di temperature indiscutibili e inquietanti ma evidentemente non ancora tali da riuscire a cancellarla dalla faccia del pianeta Terra. E come è capace di far disperare quando si sottrae, quando non arriva mai o poco, così è capace di far gioire e perfino di creare qualche inconveniente quando non si risparmia.  L’avvio della stagione invernale 2017/18 ha vissuto su tutte le montagne italiane situazioni che non si verificavano da diversi anni. Le precipitazioni naturali hanno imbiancato uniformemente le Alpi e gli Appennini  consentendo alle società impiantistiche di aprire i comprensori da loro gestiti per tempo, spesso in novembre, quasi tutte (salvo casi di sfortunate contingenze meteo come in Val d’Aosta) per il ponte dell’Immacolata di inizio dicembre che negli ultimi due anni era stato un miraggio per molte. Quest’anno, insomma, com’è andato quel cruciale periodo di apertura-stagione che comincia quando si può e si chiude convenzionalmente con la Befana del 6 gennaio?  Ecco una carrellata di voci, testimonianze e commernti raccolti qua e là tra le Alpie e gli Appennini a cominciare dal presidente dell'Associzione Nazionale Esercenti Funiviari.

Il  rilancio del desiderio per la montagna bianca

 

VALERIA GHEZZI
presidente ANEF,
Funivie Seggiovie San Martino SpA

«Dopo tre anni praticamente senza neve naturale su buona parte dell’arco alpino, l’avvio di questa stagione invernale è stata in linea di massima positiva non solo sulle Alpi ma anche sugli Appennini, dove sono molto soddisfatti dopo aver vissuto stagioni veramente difficili. Quasi dovunque le precipitazioni naturali hanno consentito l’apertura degli impianti in tempo utile per il ponte dell’Immacolata e per le feste di fine anno come non era stato per niente scontato nelle ultime stagioni. Le prime spolverate di novembre hanno riacceso  la voglia di  frequentare la montagna bianca e di sciare. Poi le nevicate più consistenti della seconda metà di dicembre hanno consolidato una situazione positiva un po’ dovunque pur con le consuete particolarità territoriali. Ad esempio se tra le Dolomiti, dove l’inverno scorso non aveva nevicato, quest’anno si sono potuti riscontrare dati record di affluenza agli impianti, in Val d’Aosta, che l’anno scorso era stata beneficiata  da una stagione privilegiata, particolari situazioni meteo avverse hanno prodotto quest’anno esiti non così brillanti come ci si sarebbe aspettati.  Il caso della chiusura  delle strade per Cervinia, Gressoney, Cogne che ha conquistato le cronache nazionali  e rischiava di veicolare un messaggio  di negatività ha, al contrario, fatto passare l’idea che la neve naturale quest’anno c’è,  è stata veramente tanta e si sa che per il turismo invernale è … sempre meglio abbondare che deficere. Nel complesso quasi tutte le  località hanno potuto lavorare bene con  tanta neve naturale e con temperature adeguate ma non bisogna dimenticare che l’innevamento tecnico è stato comunque utilizzato in abbondanza per  dare un fondo consistente alle piste e a mio parere, almeno per quanto riguarda la mia realtà particolare a San Martino di Castrozza dove siamo riusciti a ribaltare una situazione gestionale critica recuperando anche la funzionalità degli impianti di Passo Rolle,  il costo di questo capitolo nella gestione della società non è stato certo azzerato dalla presenza della neve naturale.  Ma comunque il dato più importante di questo inverno è il fatto che, in condizioni di  normalità e non di emergenza, con  precipitazioni naturali adeguate per la stagione,  il prodotto neve funziona ancora, crea entusiasmo, partecipazione e consumo. L’aumento di tutti gli indicatori rispetto alle ultime stagioni difficili, dai numeri su passaggi e primi ingressi ai fatturati delle società di gestione, è la risposta più concreta a quella sotterranea corrente di pensiero che esiste e  vorrebbe affermare che la montagna bianca e il turismo invernale possano fare a meno dello sci da discesa su piste battute e degli impianti di risalita. È un tema cruciale per il nostro sistema e per le molte economie territoriali tra le valli alpine e appenniniche che vogliamo affrontare a viso aperto e di cui parleremo certamente nell’annuale assemblea dell’ANEF che quest’anno terremo a Riva del Garda il 10/11 maggio».

VALLE D’AOSTA
L’ avvio difficile di un inverno che ora promette meraviglie

 

FERRUCCIO FOURNIER

FERRUCCIO FOURNIER
Associazione Valdostana Impinati a Fune

«La stagione invernale dello sci in Valle d’Aosta ha preso avvio a metà ottobre, con l’apertura della parte alta del comprensorio di Cervinia-Zermatt. A differenza della stagione precedente durante la quale, grazie alle abbondanti nevicate di fine novembre tutte le principali stazioni sciistiche valdostane avevano potuto aprire, con comprensori integralmente praticabili, quest’anno le società di gestione hanno potuto garantire l’apertura completa delle piste solamente dopo il ponte dell’immacolata.  Il periodo delle vacanze Natalizie è stato nuovamente influenzato da condizioni meteo non ottimali che hanno pregiudicato l’apertura completa dei comprensori e dei diversi collegamenti intervallivi con i comprensori di La Rosière in Francia e di Zermatt in Svizzera oltre che, nel Monterosa Ski, con la stazione piemontese di Alagna. Tali condizioni climatiche hanno pertanto fortemente condizionato l’afflusso degli sciatori sulle piste con un calo significativo delle giornate sci di circa il 20/25% rispetto allo stesso periodo della stagione precedente, che tuttavia era stata un’annata record . Agli inzi di gennaio la Valle d’Aosta è stata interessata da una nuova perturbazione, caratterizzata da intense nevicate, circa 1,70 m di neve fresca a 2.000 metri di quota che, nonostante un disagio momentaneo, garantirà per le successive settimane piste perfette e paesaggi incantevoli».

MONTEROSASKI
La stagione sciistica 2017/2018 per le stazioni del Gruppo Monterosa Ski è iniziata con qualche difficoltà legata principalmente alle avverse condizioni meteorologiche.
Il Ponte dell’Immacolata, che sancisce l’inizio della stagione sciistica, è stato caratterizzato da un’apertura parziale degli impianti causato dallo scarso innevamento e dalle temperature piuttosto miti che hanno reso difficoltoso l’innevamento artificiale.
Le settimane seguenti sono state dedicate alla preparazione quotidiana di nuovi tracciati per arrivare, il 23 dicembre, ad ampliare e completare l’offerta di impianti e piste in vista delle Festività natalizie e di fine Anno. Le due settimane di festività sono però state caratterizzate da avverse condizioni meteorologiche: forti raffiche di vento e giornate di neve hanno purtroppo fatto si che il carosello principale non fosse regolarmente aperto con i collegamenti intervallivi, causando una minor affluenza.  In generale il primo mese di attività della stagione 2017/2018 vede una flessione del 20% nei primi ingressi rispetto alla stagione 2016/2017 che era invece stata caratterizzata da condizioni meteo decisamente più favorevoli.

PIEMONTE/VIA LATTEA
Un’offerta straordinaria al prezzo giusto

GIOVANNI BRASSO
Presidente Sestrieres SpA
«La neve è sempre benvenuta e noi siamo stati felicissimi che ne sia caduta tanta anche quest’anno. Certo allarmismo diffuso attraverso i media per le precipitazioni veramente notevoli nei primi giorni di gennaio non ha fondamento: a Sestriere non c’è stato nessun problema grave, Sestriere non èmai  stata isolata. Certo sono state richieste operazioni di bonifica in certi punti del comprensorio ma si è  trattato di ordinaria amministrazione, doverosa per garantire la sicurezza dell’utenza. L’importante è che il paesaggio naturale, l’ambiente invernale sia meraviglioso e le piste tutte perfettamente agibili nel nostro comprensorio  che

 

GIOVANNI BRASSO

comprende Cesana Torinese, Claviere, Pragelato, Sauze di Cesana, Sauze d’Oulx e Sestriere. Contiamo con queste condizioni di  continuare bene in questo inverno che nel suo inizio non ha toccato i livelli record della scorsa stagione ma durante il quale speriamo di recuperare per  avvicinare se non eguagliare la cifra dei 14 milioni di passaggi fatta registrare nella stagione 2016/17.  Quest’anno ha cominicato a nevicare a fine novembre. Un’ ottima cosa anche se le precipitazioni sono state un po’ danneggiate dal vento che ha creato condizioni diverse al di sopra e al di sotto dei 2000 metri. La prima apertura degli impianti è avvenuta l’8 dicembre in tempo per garantire agli appassionati di sciare durante il ponte dell’Immacolata; i collegamenti tra le diverse zone del comprensorio sono stati attivati tra il 15 e 17 dicembre. Quest’anno purtroppo la fortuna non ci ha assistiti come l’anno scorso durante il lungo periodo delle feste di fine anno concedendoci soltanto tre giornate di sole. Ne ha risentito la vendita dei giornalieri che, durante il periodo di fine anno, hanno subito una flessione del 5%. La vendita degli stagionali è invece cresciuta del 12%. Siamo certi comunque che la nostra politica del prezzo giusto non mancherà anche quest’anno di confermare la bontà delle nostre scelte. Via Lattea offre l’utilizzo dei suoi 46 impianti di risalita e l’accesso ai suoi 300 km di piste battute al prezzo di 37 Euro per il giornaliero. È un rapporto domanda/offerta, qualità/prezzo che non ha riscontri in Italia ma che qualifica con serietà il nostro prodotto. Non facciamo il mercato delle arzigogolate formule scontistiche e non facciamo neanche il biglietto a ore perché riteniamo che sia penalizzante per le varie componenti del sistema economico indotto. Nel nostro comprensorio operano 60 ristoranti e bar che non possono vivere se lo sciatore  non ha il tempo per fermarsi, sedersi, consumare. Riteniamo che il nostro dovere di gestori sia anche quello di tutelare queste attività insieme alle quali creiamo la proposta attrattiva del comprensorio. Dunque dopo  questo inizio di stagione che è stato buono ma non parametrabile a quello della stagione scorsa, procediamo in questo inverno nevoso offrendo la nostra rigorosa politica dei prezzi e uno skirama sul quale abbiamo operato, per quanto riguarda l’innevamento tecnico, con la sostituzione di 167 aste per migliorare le performances di produzione neve. L’innevamento tecnico resta sempre indispensabile per garantire la “solidità” e la resistenza del manto che ricopre le piste. Benvenga la neve che cade dal cielo ma noi intanto continueremo a sparare».

PIEMONTE/CUNEESE
Neve ottima e abbondante per discesisti e fondisti

L’eccezionale nevicata di inizio novembre ha permesso ad alcune stazioni sciistiche del Cuneese di aprire anzitempo i battenti, proponendo agli amanti dello sci divertimento fin dal 18 novembre. Un’apertura di stagione con i fiocchi, dunque, per tutte le Alpi di Cuneo. E con il Natale tutte le 15 stazioni per la discesa ed i 20 centri fondo, per un totale di oltre 350 km per lo sci alpino e 280 km per lo sci nordico, hanno dato il via alla stagione sciistica. Ancora neve ad inizio dicembre e subito dopo il Natale: un regalo gradito che non ha fatto altro che migliorare le già splendide condizioni di innevamento delle piste e le basse temperature hanno giocato la loro parte. Proprio grazie alle condizioni climatiche favorevoli, le importanti presenze turistiche legate allo sci si sono dunque già registrate con il primo fine settimana di dicembre e con il ponte dell’Immacolata che hanno fatto registrare un’ottima occupazione. L’andamento di stagione rimane positivo anche per il Capodanno (con numeri da record, segnalano albergatori e gestori delle stazioni) e per i mesi di gennaio e febbraio, con molti gruppi (italiani e stranieri) già prenotati. Le attese vacanze di carnevale sono già dietro l’angolo e le prenotazioni, già confermate.
Sandro Rulfi, titolare del Residence Il Gildo di Frabosa Soprana esprime soddisfazione: «È stato un inizio di stagione come non lo si vedeva da anni: un inizio molto buono, con il 95% di occupazione delle camere fino al 7 gennaio. Molte sono anche le prenotazioni per il prossimo mese di febbraio. La provenienza dei turisti? In primis italiani con liguri, lombardi e toscani. Per la prima volta, molti ospiti romeni».
Sergio Ferrando, titolare dell’Hotel Marguareis di Artesina (Frabosa Sottana) asserisce: «Abbiamo vissuto un buon Natale, in termini di presenze turistiche, ed un ottimo periodo a cavallo del Capodanno. Siamo molto soddisfatti per l’inizio del 2018 perché, ad oggi (2 gennaio) abbiamo già tutto prenotato in albergo fino al 7 gennaio ed un’ottima occupazione di gruppi fino ad aprile prossimo, con ospiti provenienti sia dall’Italia che dall’estero».
L’avv. Costantino Catto, titolare del Limone Palace Aparthotel di Limone Piemonte dichiara: «Nella nostra struttura registriamo il tutto esaurito fino all’Epifania. Il livello di previsioni è buono, soprattutto per quanto riguarda i mercati esteri, in primis francesi (e monegaschi), svedesi e danesi. Anche le presenze di turisti italiani sono sensibilmente in crescita rispetto allo scorso anno»
Andrea Macario, titolare del Relais del Nazionale e dell’Albergo Nazionale a Vernante afferma: «Con l’8 dicembre abbiamo avuto un ponte interessante con il 100% di occupazione, confermata anche nei weekend successivi, fino al Natale. Poi, fino al 7 gennaio siamo arrivati al 95% di occupazione delle camere. La provenienza: per l’Albergo Nazionale (3 stelle): 70% di italiani e 30% di francesi; per il Relais del Nazionale (4 stelle): 70% francesi e 30% italiani.  Le prenotazioni del 4stelle confermano il quasi tutto esaurito anche per i weekend dei prossimi mesi con un 80’% di occupazione fino alle vacanze di carnevale e prenotazioni anche per il mese di marzo».

NICOLA DALMASSO
Vicepresidente Riserva Bianca e presidente Cuneo Neve

 

NICOLA DALMASSO

«Se il buon giorno si vede dal mattino possiamo sperare che questo inverno possa eguagliare in risultati di utenza e fatturati la stagione 2012/13, decisamente la migliore degli ultimi anni a cui fare riferimento. L’inizio di quest’anno, fino al 6 gennaio, è stato più che buono facendo riscontrare un aumento tra il 20 e il 25% rispetto all’anno precedente sia per quanto riguarda i primi ingressi che per il fatturato. Il discorso vale per Limone Piemonte e la sua Riserva bianca ma credo che valga anche per le località più piccole come Crissolo e le altre che hanno potuto aprire gli impianti per il ponte dell’Immacolata. La Riserva Bianca, che dispone di 18 impianti di risalita per 80 km di piste,  ha potuto aprire tutta la skiarea il 17 novembre. Prato Nevoso ha aperto il giorno dopo. Aveva nevicato un po’ già a partire dai primi di novembre imbiancando l’ambiente e creando quindi molte aspettative tra i turisti ma ovviamente abbiamo dovuto far ricorso all’innevamento programmato per  conferire sicurezza di preparazione ottimale alle piste. Dalla neve artificiale non possiamo più prescindere se vogliamo garantire ogni anno la sciabilità delle piste e le prenotazioni turistiche. La Regione Piemonte è venuta incontro quest’anno a Cuneo Neve  con un contributo di 24 milioni da spalmare su due stagioni, un intervento che ci  consente di avvicinarci sempre più agli standard di offerta  delle valli olimpiche torinesi. Perché per noi, a ridosso delle Alpi Marittime ed esposti alle correnti d’aria provenienti dal mare, le nevicate naturali non vanno comunque considerate una certezza di operatività visto che, come è successo spesso in passato,  possono arrivare ma la neve può sparire velocemente sotto l’effetto dello scirocco. Per questo anche quest’anno, pur con le nevicate che abbiamo visto, noi abbiamo continuato a sparare neve tecnica».

LOMBARDIA
Il grande vento in Valchiavenna e il Grande Sci in Alta Valtellina

MARCO GARBIN
Direttore Skiarea Valchiavenna
«Al 7 gennaio il bilancio gestionale della Skiarea Valchiavenna è senz’altro positivo con l’aumento del 30-32% di primi ingressi e un consistente rialzo del fatturato rispetto ai due anni precedenti. Ma per arrivare a

 

MARCO GARBIN

questo risultato offrendo ai turisti la piena disponibilità dei 13 impianti che  servono 39 piste battute per un kilometraggio di 40 km abbiamo dovuto lavorare molto nonostante alcune nevicate che non si vedevano da diversi anni, combattendoprima contro il vento fortissimo, soprattutto in alta quota, e poi con improvvisi rialzi di temperature come è avvenuto attorno a Natale quando da -10 si è passati a + 4-5 gradi. Per questo il ruolo di “assicurazione” dell’innevamento programmato è stato ancora importante nonostante le precipitazione naturali, con i relativi costi che se non sono stati pari a quelli delle ultime stagioni poco ci manca.  Abbiamo sparato neve tecnica dal 13 novembre al 22 dicembre. La neve naturale è stata presente dalla seconda metà di novembre. Anche se mangiata in quota da un vento fortissimo ha comunque imbiancato l’ambiente e creato il paesaggio, la cartolina indispensabile per stimolare il desiderio, la spinta per andare in montagna a sciare. Nel ponte dell’Immacolata siamo partiti bene; con una decina di piste aperte abbiamo privilegiato i collegamenti tra le diverse zone del comprensorio ottenendo un risultato buono anche se non eccezionale, comunque sicuramente migliore rispetto agli ultimi tre anni. Dal 23 dicembre al 6 gennaio tutto aperto con il risultato che ho detto all’inizio e che contiamo di consolidare sperando in una stabilizzazione termica e climatica nel prosieguo dell’inverno».


VALERIANO GIACOMELLI
consigliere Federfuni, Società Impianti Bormio
«Dal 2001, da quando sono a capo della società che gestisce gli impianti di Bormio non ero mai riuscito a far scendere gli sciatori fino al paese durante il ponte dell’Immacolata sulla pista Stelvio. Quest’anno ci siamo riusciti. Un altro dato: il 31 dicembre è stata una bella giornata, una di quelle che gli sciatori italiani, per la verità un po’ viziati, prediligono per  muoversi da casa e scendere in pista; in quel giorno abbiamo registrato il record di 10 mila primi ingressi sulla nostra skiarea. L’inizio di questa stagione invernale, insomma, è andata molto bene con un incremento di primi ingressi e anche di fatturati di circa il 12% rispetto all’anno scorso che pure non era stato disastroso. E le cose sarebbero potute andare ancora meglio se nel periodo di alta stagione le belle giornate fossero state più numerose, visto che il quel periodo l’utenza italiana è

 

VALERIANO GIACOMELLI

preponderante. Ma quest’anno l’impegno da parte nostra è stato particolarmente intenso anche per recuperare la disputa delle gare della Coppa del Mondo di sci alpino da cui mancavamo da tre anni in un rapporto di collaborazione “do ut des”  con la Regione, sulla base di un impegno a sostenere un investimento di 1 milione e 200 mila Euro per il potenziamento dell’impianto di innevamento tecnico. Per presentare Bormio al meglio delle sue potenzialità, le nevicate iniziate a novembre con qualche spolverata sono servite per creare l’ambiente invernale ma l’innevamento programmato ha svolto come sempre un ruolo fondamentale.  Tra novembre e dicembre  abbiamo sparato 780 mila metri cubi di neve tecnica di cui circa 300 mila solo sulla pista Stelvio per preparare al meglio l’evento di Coppa del Mondo»

FRANCO CONFORTOLA
Ufficio Centrale Skipass Livigno
«A metà novembre abbiamo avuto le prime nevicate e le temperature giuste per iniziare contemporaneamente a sparare neve artificiale per  creare il fondo ideale per i 115 km di piste servite dai 31 impianti delle 13 società impiantistiche che fanno parte del consorzio Skipass Livigno. I primi impianti sono stati aperti il 18 novembre, il 3 dicembre era disponibile il 50% delle potenzialità di risalita, l’8 dicembre il 90% e dal 14 dicembre tutti gli impianti e tutte le piste sono state a disposizione dei turisti. Abbiamo registrato una tendenza al rialzo dell’utenza dopo due anni di scarsa affluenza. Nonostante l’ambiente naturale imbiancato e le condizioni di ottima sciabilità non è escluso che la gente temesse di rivedere le strisce bianche nel panorama brullo dell’anno scorso, quando  la sciabilità del comprensorio era stata garantita per 80% dall’innevamento programmato, che quest’anno ha contribuito per il 40%. Un contributo, quello della neve tecnica, che  resta ormai indispensabile anche in presenza di precipitazioni naturali».

ADAMELLO SKI
Le festività di fine anno hanno premiato, in termini di presenze turistiche, il grande lavoro svolto in termini di preparazione delle piste e di organizzazione delle attività collaterali, sempre più a misura di famiglia. Il periodo compreso tra Natale e l’Epifania ha fatto registrare la presenza di 130.200 sciatori, per un totale di 1.414.949 passaggi sugli impianti di risalita, con la giornata clou del 31 dicembre che ha portato 17.000 persone a divertirsi sulle piste che vanno dal ghiacciaio Presena al Passo Tonale, a Ponte di Legno e Temù. Il tutto si traduce con un aumento del 6% rispetto allo stesso periodo dello scorso inverno. «Nonostante qualche giornata di maltempo abbiamo avuto numerose presenze e dati positivi per la ottima preparazione delle piste, più 6% rispetto all'anno scorso – spiega Michele Bertolini, vice presidente del Consorzio Pontedilegno-Tonale- Quest'anno abbiamo potuto contare su un avvio di stagione invernale con tante perturbazioni e, grazie alla quota che contraddistingue la nostra ski area, questo ha significato avere abbondanza di neve e tutte le piste aperte. La località si dimostra sempre più appetibile agli appassionati che stanno premiando con le presenze gli investimenti degli ultimi anni e le tante attività che organizziamo sulle piste. Siamo sicuri che la stagione continuerà per il meglio regalandoci delle grosse soddisfazioni».

VENETO
È tornato  il paradiso dopo anni di  purgatorio

RENZO MINELLA
ANEF Veneto, Ski Area San Pellegrino

 

RENZO MINELLA

«Personalmente ritengo che da almeno nove anni non si vedevano tra le Dolomiti venete precipitazioni naturali come quelle che abbiamo avuto in questo inizio di stagione 2017/18. Ricordo che solo quattro anni fa  la neve era arrivata solo dopo Natale.  Per non parlare delle ultime due stagioni durante la quali abbiamo subito una vera e propria carestia di neve naturale.  Quest’anno invece abbiamo avuto la prima neve già da novembre, poi l’ultima nevicata importante è stata quella del 27 dicembre.  Queste precipitazioni hanno consentito un contenimento dei costi per l’innevamento tecnico che pure è stato utilizzato all’inizio per preparare il fondo delle piste e operare come sempre in chiave di prevenzione per garantire comunque ai turisti l’agibilità dei percorsi già dagli inizi di dicembre. Alla vigilia di Natale abbiamo messo a riposo i cannoni creando le condizioni migliori per  consentire margini di profitto consistenti alle società di gestione. Da questo punto di vista sono significativi i dati percentuali relativi agli incassi delle aree sciistiche venete all’interno del Dolomiti Superski rispetto allo  stesso periodo, dall’apertura degli impianti al 6 gennaio, del 2016/17: + 16% per San Pellegrino, + 20% per Cortina, +11% per Arabba/Marmolada, +42% per Civetta. Grazie all’abbondanza della neve, la valutazione sulla positività dell’apertura di questa stagione si può estendere a tutto il Veneto, comprese le località minori e quelle del basso bellunese. Basti citare l’esempio del Nevegal che da anni non riusciva ad aprire i suoi impianti per Natale come ha potuto fare quest’anno».

TRENTINO
Dati in crescita dovunque e nuovi record a Campiglio

FRANCESCO BOSCO
ANEF Trentino, Direttore Funivie Campiglio SpA

 

FRANCESCO BOSCO

«Per  Skiarea Campiglio  il periodo di apertura di questa stagione invernale ha fatto segnare nuovi numeri record per Funivie Campiglio, che dal settembre 2017 a incorporato anche le società di gestione dei comprensori di Folgarida/Marilleva. Rispetto al 2016/17, dalla prima apertura degli impianti al 6 gennaio il fatturato è aumentato del 21, 33% grazie a 594.257 primi ingressi (+ 20%) e 4.498.915 passaggi (+ 17,94%). Sono dati estremamente positivi, resi possibili certamente da un innevamento naturale che non si vedeva almeno da tre anni. Da tre anni, in questo periodo, nel nostro comprensorio si sciava solo su neve programmata. Quest’anno la neve naturale si è presentata già a novembre creando l’ambiente naturale tipicamente invernale e consentendoci, con le temperature propizie di avviare, delle pre aperture il 18/19 e il 25/26 novembre.  Comunque, come ormai è prassi consolidata nell’impossibilità di prevedere quale sarà l’andamento delle precipitazioni naturali,  abbiamo attivato il sistema di innevamento programmato producendo un milione di metri cubi di neve tecnica in novembre e dicembre. Questo per dire che, nonostante le precipitazioni naturali, il risparmio alla voce innevamento tecnico è stato relativo e che l’utilizzo di questa tecnologia resta ormai imprescindibile nell’attività di una società di gestione di comprensori sciistici. Tra fine novembre e inizio dicembre tutta la skiarea è stata completamente aperta all’afflusso turistico con i 60 impianti funzionanti a servire 150 km di piste battute. Le contingenze positive hanno prodotto un  esito particolarmente brillante in occasione del ponte dell’Immacolata con numeri veramente importanti caratterizzati, diciamo dal 10  al 22 dicembre, da una prevalenza di utenza straniera rispetto a quella italiana.  Situazione che si è ribaltata nel periodo dal 23 dicembre al 6 gennaio durante il quale l’utenza italiana (70%) è stata nettamente superiore a quella straniera (30%). Dopo il 6 gennaio sappiamo che questo rapporto vedrà ancora la preponderanza della presenza straniera attorno al 60%. Ma, al di là delle differenziate quote di afflusso e sperando in un prosieguo dell’inverno favorevole quanto la sua apertura, quest’anno contiamo di superare la soglia dei 23 milioni di passaggi e di stabilire un ulteriore record per la Skiarea Campiglio».

DOLOMITI SUPERSKI
Passaggi e presenze in rialzo nel «regno delle dodici valli»

Al 22 dicembre era ormai tutto praticamente aperto nel Dolomiti Superski, che ha potuto accogliere i suoi ospiti con quasi tutti i 1.200 km di pista disponibili e oltre 410 dei 450 impianti funzionanti nelle 12 valli del comprensorio. Una situazione ottimale anche dal punto di vista paesaggistico con montagne e valli imbiancate per un Natale da cartolina. E infatti, l’entusiasmo per l’inverno si è rivelato percepibile dappertutto, già da metà novembre, quando si sono registrate le prime nevicate sulle Dolomiti. Chi ha sciato nel periodo promozionale di dicembre è rimasto estasiato dal paesaggio,  dalla qualità eccellente delle piste e dalla vasta scelta di piste e impianti aperti nelle 12 zone sciistiche di Dolomiti Superski. Il tutto si rispecchia anche nei risultati fatti registrare fino al 22 dicembre, che evidenziano un +8% di passaggi agli impianti da inizio stagione, così come un +12% nei primi ingressi. Le giornate sci vendute fino a quella data sono aumentate del 14% nei confronti dell’anno precedente. Specialmente durante il ponte dell’Immacolata, facendo un’analisi sulla settimana di riferimento per la festività, ovvero dal sabato precedente fino alla domenica seguente, quest’anno sono stati registrati 360.000 utenti unici dal 2 al 10 dicembre 2017, il che significa un +66% sulla media dei 6 anni precedenti. Segnali positivi e di grande soddisfazione per gli esercenti funiviari dunque, che li interpretano nel senso di grande voglia di sciare da parte degli appassionati e di motivazione a fare i primi passi per neofiti che hanno scoperto lo sci quale attività durante le vacanze e il tempo libero. Questo è confermato anche dai numeri in merito alle vendite della tessera stagionale di Dolomiti Superski e delle singole valli affiliate, che sono cresciute del 5% nel primo e addirittura del 20% nel secondo caso, sempre dall’inizio stagione a fine dicembre.
Passate le vacanze di fine anno, si è fatto un primo bilancio un po’ più approfondito sull’andamento dell’inizio stagione, che può essere definito molto positivo. Stando ai numeri elaborati dal data center del consorzio, si registrano per esempio 38.847.000 passaggi alla domenica 7 gennaio 2018. Ciò corrisponde a +3,5% nei confronti dello scorso anno ed è in termini assoluti il numero più alto registrato nelle ultime 7 stagioni. In linea con questo trend troviamo anche i primi ingressi, ovvero il numero di persone in pista al giorno. Con 2.945.000 unità registrate fino al 7 gennaio, si marca un +6,7% sull’anno scorso con il miglior dato sui 7 anni passati. Le giornate skipass vendute hanno raggiunto i 4 milioni (+10% sul 2016/17) e sulla base dei risultati degli scorsi anni, al 7 gennaio è  già venduto il 40% delle giornate sci totali della stagione. Merita uno sguardo anche l’andamento delle vendite di skipass, dove i giornalieri, sia Dolomiti Superski che di valle, palesano un forte incremento, così come anche gli skipass «short term» di 4 giorni. Questo è probabilmente da imputare al fattore meteo, che quest’anno ci ha, sì, confortato con tanta neve, ma ha anche reso incerto lo sviluppo durante le settimane di vacanza. Il cliente ha perciò spesso preferito acquistare il 4 giorni al posto del 6 giorni, riducendo di fatto il rischio-meteo a proprio favore. La voglia di sci e di #endlessfun è invece sottolineata dai numeri relativi alle vendite degli skipass stagionali, anche questi da record sui 7 anni scorsi, con +6% nella versione Superski e +18% nella versione di valle. L’augurio è naturalmente che le condizioni rimangano ottimali anche durante il periodo delle classiche settimane bianche, per poter portare l’onda positiva fino alla fine della stagione.

FRIULI VENEZIA GIULIA
Dati in forte recupero per le «sorelle» PromoTurismo

 

ALESSANDRO SPALIVIERO

ALESSANDRO SPALIVIERO
Direttore di Tarvisio/Sella Nevea
«Per quanto riguarda il polo di mia competenza devo dire che già l’anno scorso l’inizio di stagione non era andato male mentre avevano molto faticato ad aprire gli impianti Piancavallo e Zoncolan, che insieme a Tarvisio/Sella Nevea e Forni di sopra compongono l’offerta sciistica di PromoTurismo, l’agenzia regionale per lo sviluppo della montagna friulana. Quest’anno è andata bene per tutte le località, in particolare proprio per quelle che erano state penalizzate la stagione scorsa, con rialzi di circa il 100%  (il 70% per Tarvisio/Sella Nevea) sia per quanto riguarda primi ingressi e passaggi che per incassi. Al 7 gennaio sono passati sulle nostre piste circa due milioni i sciatori.  A Tarvisio/Sella Nevea le prime nevicate sono arrivate in novembre e con l’intervento del nostro impianto di innevamento programmato che copre l’intero skirama, abbiamo potuto aprire quasi tutto il comprensorio l’8 dicembre consentendo un ponte dell’Immacolata ottimo.  Le successive e più importanti precipitazioni di dicembre hanno consolidato la situazione  positiva dell’innevamento consentendo l’apertura totale di impianti e piste per Natale. Ricordo che Tarvisio dispone di 32 km di piste distribuite su 100 ettari di territorio e servite da 11 impianti di risalita; Sella Nevea di 12 km di piste su 30 ettari servite da 5 impianti (più il collegamento con la Slovenia). Su questo comprensorio, nonostante l’abbondanza delle precipitazioni naturali, dall’apertura ai primi giorni di gennaio abbiamo trattato 220 mila metri cubi d’acqua per produrre circa 400 mila metri cubi di neve tecnica. Questo per dire che il ricorso all’innevamento programmato è stato inferiore soltanto di 1/3 rispetto alle stagioni più critiche e comunque resta una risorsa fondamentale per garantire la tenuta del manto nevoso e prevenire gli esiti nefasti di quelle temperature altalenanti che sono le vere nemiche nella gestione delle piste. Infatti anche quest’anno le giornata di neve si sono alternate a quelle di pioggia alle quote inferiori in un valzer di escursioni termiche imprevedibili. E allora non appena le temperature lo consentono bisogna sparare».

EMILIA ROMAGNA
È ritornato il bianco naturale dopo tre anni di carestia

LUIGI QUATTRINI
Consorzio del Cimone, vice presidente Federfuni

 

LUIGI QUATTRINI

«Se confrontato con le ultime tre stagioni, questo inizio inverno 2017/18 non ha paragone, è anche superfluo citare i dati in aumento sia per gli ingressi che per gli incassi. Le ultime tre stagioni erano state di puro sostentamento, si erano aperte le piste in un panorama spoglio soltanto il 24 dicembre e gli esiti erano stati, appunto, di puro sostentamento delle spese. Quest’anno, al 6 gennaio, abbiamo fatto un incasso che si avvicina ai tre milioni di Euro, in linea con l’ultima stagione veramente buona che io faccio risalire addirittura al 2009. Il Cimone, con i suoi 14 impianti a fune e 30 km di piste battute e servite da innevamento tecnico, quest’anno ha potuto aprire addirittura il 18 novembre. Abbiamo iniziato veramente bene e speriamo che il resto dell’inverno non ci riservi dei brutti scherzi termici con innalzamenti anomali delle temperature. Anche da questo punto di vista quest’anno è andata bene, con una finestra di freddo di una settimana, a metà dicembre, che ha consentito di attivare il sistema di innevamento programmato e garantire una situazione perfetta delle piste per le feste di fine anno. Credo che la situazione del Cimone possa essere rappresentativa di tutte le località sciistiche emiliane. Mi risulta che anche Corno alle Scale e Cerreto Laghi hanno avuto un buon innevamento naturale e buoni risultati economici e anche le stazioni piùà piccole e più basse come Schia e Piane di Mocogno sono riuscite, seppure con maggiore fatica, a ottenere buoni risultati».

TOSCANA
Apertura anticipata addirittura a novembre

ROLANDO GALLI
ANEF Toscana, Abetone Funivie SAF

 

ROLANDO GALLI

«Grazie alle abbondanti  nevicate di novembre quest’anno nel comprensorio dell’Abetone siamo riusciti ad operare come non si ricordava da anni.  I 21 impianti che servono i 60 km di piste dell’Abetone sono stati aperti il 16 novembre. Basti pensare che  l’anno scorso al 24 dicembre avevamo potuto aprire soltanto due impianti per capire quale sia stata la differenza e come sia superfluo fare i confronti in termi di rialzi di  ingressi e fatturati. Lo facciamo lo stesso per dire che alla fine delle feste di Natale l’aumento del fatturato è stato per noi del 150%, più del doppio. È più appropriato riferirsi all’ultima stagione veramente buona per noi, vale a dire il 2012, rispetto alla quale quest’anno abbiamo avuto un aumento del 20%. In dicembre una settimana di scirocco è stata affrontata e superata positivamente anche grazie all’innevamento programmato che rimane una risorsa imprescindibile per la gestione delle aree sciabili.  Non a caso  un problema si è creato lungo una linea di produzione neve che arriva alla base delle piste e che non ha potuto essere attivata per  questioni burocratiche. Al contrario grazie all’innevamento programmato la nuova seggiovia Chierroni che costituisce  la prima porta di accesso allo skirama dell’Abetone dalla Toscana ha potuto riattivare un importante collegamento che ha contribuito a facilitare l’affluenza  sulle nostre piste».

ABRUZZO
Tantissima neve per tantissimi sciatori

Si è aperta all’insegna della positività e delle migliori prospettive la stagione sciistica abruzzese.   Nel mese di dicembre l’innevamento, naturale e/o programmato (grazie agli ottimi sistemi di cui sono dotati diversi comprensori), ha garantito le giuste quantità per permettere agli appassionati della montagna invernale di cominciare a sciare: dai 15 ai 40 cm di neve per gli impianti di Passo Lanciano – Majelletta, dai 20 ai 60 cm per quelli di Campo Felice – Rocca di Cambio, dai 30 ai 70 cm per quelli di Ovindoli – Monte Magnola, dai 40 agli 80 cm per gli impianti di Roccaraso – Rivisondoli e dai 100 ai 400 cm a Campo Imperatore, per fare qualche esempio. Tra il 7 dicembre e la fine dell’anno quindi hanno potuto aprire, via via, i comprensori sciistici di Campo di Giove (1 su 3), Campo Felice – Rocca di Cambio (10 su 15 per quasi 13 km di piste aperte), Ovindoli – Monte Magnola (9 su 11 per 16 km di piste), Pescasseroli (2 su 6), Pescocostanzo (2 su 4), Roccaraso – Rivisondoli (15 su 23 per 34 km di piste aperte), Scanno – Passo Godi (1 su 4), Passo Lanciano  – Majelletta (7 su 7 per 12 km di piste) e Prati di Tivo (1 su 4). Hanno aperto inoltre la Funivia del Gran Sasso d'Italia e la Seggiovia Scanno_Collerotondo per i pedoni. Complessivamente i principali comprensori sciistici abruzzesi, durante le prime due settimane dell’ultimo mese dell’anno (dati relativi al periodo tra il 4 e il 17 dicembre), hanno fatto registrare rispetto al 2016 un incremento del 22,8% per quanto riguarda gli arrivi e del 13,8% per quanto riguarda le presenze, con picchi del 40% per gli impianti di Roccaraso – Rivisondoli che, tra Natale e Capodanno, hanno contato ben 25.000 presenze. La permanenza media dei turisti amanti della neve e della nostra regione rimane ferma sui 2 giorni, come nello scorso anno, ma rispetto al 2016 gli arrivi sono aumentati di oltre 1.000 unità (da 4.427 a 5.436 persone) e le presenze sono cresciute di quasi 1.300 unità (da 9.165 a 10.426 persone), concentrate soprattutto nell’area aquilana.