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binda

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Created: Domenica, 29 Gennaio 2017 10:12
Category: Portfolio
Tags: Gestione area sciabile
Le reti anticaduta
nella rete della sicurezza

Da oltre cinquant’anni, nella sterminata produzione per molteplici campi di applicazione, il retificio di Provaglio d’Iseo guidato da Mario Ribola riserva uno spazio particolare alla realizzazione di prodotti destinati in particolare alla montagna bianca, alla protezione delle piste da sci e delle situazioni più critiche che si possono creare in una skiarea. Tra questi le reti che proteggono lo spazio critico di arrivo delle seggiovie, testate e certificate secondo le rigorose regole delle norme UE

Tra i moltissimi tipi di reti destinati ai più diversi campi di applicazione realizzati dai 13 telai Rachel che operano nello stabilimento della FAR a Provaglio d’Iseo, quelle riservate alla sicurezza nelle skiarea delle stazioni invernali ricoprono uno specifico segmento produttivo. Il retificio bresciano fondato nel 1946 da Battista Ribola (70 anni festeggiati nel 2016!) e guidato oggi dal figlio Mario (70 anni compiuti nel 2016!) ha battezzato il proprio rapporto con le problematiche della sicurezza sulla neve a partire dagli anni Sessanta, quando installò la sua prima rete a protezione dei passaggi particolarmente pericolosi lungo la pista del Corno d’Aola a Ponte di Legno. Da allora, tra le reti per la cacciagione e la pesca, per tutti gli sport (calcio, pallavolo, tennis…), per l’agricoltura (antigrandine, raccolta olive), per gli allevamenti ittici, per il tempo libero e per i campi gioco, anche le reti per proteggere i bordi delle piste da sci e le situazioni più  critiche in punti nevralgici delle skiaree sono entrate in pianta stabile nella produzione della FAR. Tra queste meritano un particolare rilievo le reti anticaduta arrivo seggiovie, vale a dire le reti che vengono installate a protezione di quello spazio d’arrivo al culmine dell’impianto apparentemente «innocuo» ma in realtà potenzialmente rischioso, soprattutto per gli utenti più impazienti e indisciplinati . Per questo specifico scopo la FAR realizza due tipi di prodotto entrambi testati e certificati secondo la normativa UNI EN 1263-1, forniti con appositi sigilli di identificazione-prodotto e manuale d’istruzione per montaggio, collaudo e rinnovi. Entrambe le reti sono realizzate in polietilene con alto trattamento di stabilizzazione ai raggi UV, alta tenacità, idrorepellenti, termofissate annodate. I due tipi di rete si distinguono per la trama della maglia e quindi per il peso, di 270 g/m2 il prodotto con maglia più  larga da 100 mm, di 410 g/m2 per il prodotto con maglia più stretta da 70 mm. Entrambe hanno una finitura perimetrale con corda in poliestere ad alta tenacità del diametro di 15 mm infilata sul perimetro e ulteriore bordatura fatta a macchina. Asole agli angoli per l’aggancio ai pali di sostegno. La qualità e l’affidabilità di queste reti è garantita dal rispetto delle regole attuative stabilite dalla normativa UNI EN 1263-1 relativa alla rete anticaduta certificata per applicazioni orizzontali che ne determina le caratteristiche costruttive nonché le modalità di montaggio, le prescrizioni per il controllo, la conservazione, la durata.

Un’eccellenza maturata
In anni di esperienze
Da anni la FAR è specializzata nella produzione di reti di protezione anticaduta, anche in campo antinfortunistico per i cantieri.  Queste particolari reti sono prodotte in polipropilene multifilamento e in nylon autoestinguente, realizzate su misura a richiesta del cliente. La qualità eccellente è garantita dai costanti controlli effettuati durante il ciclo produttivo all’interno dell’azienda con vari test di resistenza e carico mentre la sicurezza del prodotto è garantita dalle certificazioni vigenti nell’Unione Europea. Grazie ai particolari trattamenti a cui vengono sottoposte durante la fase produttiva, le reti di protezione non subiscono alterazioni di colore e non perdono le tipiche caratteristiche tecniche di resistenza. Le reti anticaduta vengono fornite con i sigilli di identificazione del prodotto, con l’apposito certificato e con il manuale d’istruzioni. Oltre al servizio di vendita FAR garantisce anche un’assistenza post-vendita offrendo la possibilità di effettuare test e rinnovare i certificati delle reti come stabilito dalle normative vigenti.

Tutto quel che serve per
proteggere le piste da sci
Oltre alle reti anticaduta, la FAR propone naturalmente molti altri tipi di prodotti al mondo della montagna bianca: le reti di protezione di tipo «A» e «B»  realizzate in polietilene con alto trattamento di sensibilizzazione UV, alta tenacità, idrorepellenti, termofissate, annodate,  con finitura perimetrale con doppia bordatura; le transenne di delimitazione in polietilene dalle diverse altezze (dai 60 ai 120cm); le transenne frangivento classiche da180 o 200 cm e il modello «Ski America» dalla trama più fitta e dall’altezza di 120 cm; un’ampia gamma di accessori per le reti di protezione e delimitazione come le filacce di segnalazione con bandierine triangolari realizzate in treccia di polietilene stabilizzato airaggi UV, le filacce di segnalazione con stampa personalizzata, le bobine di corda (treccia in polietilene da 100 mm di diametro); gli elastici con palline fermareti usati anche per fissare teloni pubblicitari sulle reti, il telo ombra 90% realizzato in monofilo e piattina di polietilene stabilizzato ai raggi UV, i pali con punta e senza punta.
www.far-reti.it

Created: Domenica, 29 Gennaio 2017 10:12
Category: Portfolio
Tags: Gestione area sciabile

La stagione invernale 2015-2016, sulle Alpi è stata divisa in due periodi: il primo, da novembre a fine gennaio scarsamente nevoso e il secondo molto nevoso e con tutte le caratteristiche di un inverno normale con nevicate intense, valanghe spontanee anche di grandi dimensioni, incidenti da valanga, nevicate con sabbia del deserto.  Anche sui monti Appennini la stagione invernale è stata divisa in due periodi e caratterizzata, più delle Alpi, da un innevamento inferiore alla media.

La precipitazione nevosa
e la neve al suolo
Per analizzare il cumulo stagionale di neve fresca della stagione, espresso come SAI Index e calcolato per tutto l’Arco Alpino Italiano, sono state utilizzate 83 stazioni nivometeorologiche ubicate fra i 400 e 2740 m di quota.  Il SAI Index della stagione 2016, per le Alpi, è stato pari a -0.26, compreso fra il primo e il terzo quartile e indica un inverno nella media (Fig. 1). La spazializzazione del valore del SAI Index (Fig. 2) evidenzia l’andamento nelle diverse zone geografiche, con i valori maggiori in alcune aree della Valle d’Aosta (mancano dei dati per la zona del Monte Bianco), nel gruppo dell’Ortles Cevedale e in particolar modo nelle Alpi orientali. Per la determinare l’indice SAI per gli Appennini sono state utilizzati i dati di 24 stazioni dall’Emilia Romagna al Molise. Non sono stati utilizzati i dati della Liguria, Campania, Calabria e della Sicilia. L’indice elaborato, sulla media di tutti i valori disponibili nel periodo 1980-2015 si pone al di sotto dello 0.1 percentile (Fig. 3) ed  evidenzia una stagione invernale  poco nevosa. Essendo questo tipo di elaborazione basato su una popolazione di dati non molto consistente, il risultato, pur indicativo per gli Appennini, deve ancora considerarsi sperimentale.  In generale, l’inverno è stato diviso in due grandi periodi: il primo, nei mesi di novembre e dicembre con scarsità di precipitazioni nevose e il secondo con  i mesi di febbraio e marzo nevosi. Questi due importanti periodi sono ben evidenziati nelle mappe di Fig. 4-5-6-7, in cui è riportato lo scarto dello spessore medio mensile della neve al suolo per il mese di gennaio (primo periodo) e di marzo (fine secondo periodo)  rispetto alla media 2010-2015, per le Alpi e per gli Appennini. Nel mese di gennaio si può osservare (Fig. 4) un innevamento maggiore nella Valle d’Aosta e nella parte dell’Ortles Cevedale, rispetto al resto del versante meridionale delle Alpi e gli spessori inferiori al 50% rispetto alla media degli Appennini (Fig. 5). Gli spessori nel mese di marzo (Fig. 6 e 7) sono invece decisivamente maggiori rispetto a gennaio, in conseguenza alle precipitazioni di inizio febbraio e soprattutto della prima decade del mese di marzo.  Infatti, sulle Alpi, nel mese di marzo , le precipitazioni sono abbondanti, specie nella fascia prealpina del Veneto e del Friuli Venezia Giulia e in alcune località del Piemonte. Nella prima decade del mese vengono raggiunti in quasi tutte le stazioni i valore di altezza massima della stagione invernale. L’indice di spessore medio della neve al suolo delle Alpi italiane (Fig. 8) evidenzia chiaramente la pressoché assenza del manto nevoso fino ai primi di gennaio, i 3 periodi principali di precipitazione nevosa (inizio di gennaio, febbraio e marzo), intervallati i primi 2 da un assestamento del manto nevoso e l’ultimo, intervallato da un momento di ripresa in occasione delle precipitazioni del 15-20 di marzo, con cui inizia l’ablazione primaverile che è stata lenta a causa delle temperature fresche di fine aprile e di maggio. Per gli Appennini, l’elaborazione dell’indice di spessore medio della neve al suolo non è ancora disponibile.

Durata ed estensione
del manto nevoso sulle Alpi
La stagione invernale da dicembre ad aprile (DJFMA) (Fig. 9) è durata - 23 giorni oltre i 1600 m di quota e di - 46 giorni fra gli 800 e i 1600 m di quota. Questo valore, oltre i 1600 m di quota, è il secondo più basso dal 1950, preceduto solo da 1989 e precedendo di poco il 2002. Anche il deficit alle quote inferiori si colloca fra i 7 maggiori, come il 2015, ma per motivazioni climatiche diverse. Durante questa stagione la presenza della neve al suolo, nel periodo DJFMA, è stata condizionata essenzialmente dalla scarsità di neve di dicembre, mentre nel periodo marzo-aprile (MA) il deficit è stato contenuto a 3-8 giorni come avvenuto altre volte in passato . L’immagine da satellite MODIS del 20 di gennaio (Fig. 10) mostra una copertura nevosa più estesa nelle Alpi centrali e occidentali rispetto alle Alpi orientali. Dopo le precipitazioni della prima decade del mese di marzo, si raggiunge anche l’estensione massima della copertura nevosa sulle Alpi. Da questo momento in poi inizierà un’accelerata ablazione del manto nevoso, rallentata solo dalle nevicate del 15-20 marzo e dalle basse temperature di maggio (Fig. 11).

Ringraziamenti
Si ringraziano per il contributo nella raccolta dei dati in campo e per aver messo a disposizione gli archivi: Uffici Valanghe afferenti all’AINEVA, il Corpo Nazionale del Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS), l’Alpin Verein Sudtirol (AVS), il Servizio Valanghe Italiano (SVI/CAI), il Soccorso Alpino della Guardia di Finanza (SAGF), il Corpo Forestale dello Stato ed in particolare Stefano Pivot  rappresentate di AINEVA in CISA IKAR nella sessione valanghe.

Temperatura
dell’aria in montagna
La stagione invernale (DJFMA) è stata, in quota, di ben +2,5°C più mite della media 1961-1990, secondo inverno più caldo dopo il 2007 e precedendo il 1999 e il 2014 nell’ordine (Fig. 12). Anche il periodo corrispondete all’inverno meteorologico (DJF) è stato di ben +2,4 °C più mite. Questa elevata temperatura è dovuta soprattutto al caldo del mese di dicembre che è stato di ben +4,4°C più caldo, valore mai raggiunto prima nelle serie storiche a disposizione (dal 1920). Questo valore ha ostacolato fortemente anche la produzione di neve programmata per il perdurare di giornate con temperature positive. La temperatura media di marzo/aprile, seppur più calda di +1,8°C rispetto alla media è stata uguale a quella dell’anno precedente, alternando decadi molto miti (III^ decade di marzo I^ e III^ decade di e aprile) a decadi più fresche. L’andamento mite della primavera ha accelerato l’ablazione del manto nevoso.
 
Attività valanghiva spontanea
e provocata sulle Alpi
Nel mese di febbraio, fra l’8 e il 14 in Valle d’Aosta, e il 19 e il 23 di febbraio sul resto delle Alpi, è stata osservata una prima importante attività valanghiva spontanea su tutte le Alpi conseguenti le nevicate dei giorni precedenti, accompagnate da un rialzo termico.  Con le prime nevicate del mese di febbraio sono stati osservati i primi incidenti da valanga, bel 6 in 5 giorni. Il giorno 5 febbraio, nel Tirolo austriaco avviene un incidente da valanga con ben 5 vittime. Il 13 gennaio nel comune di Mont de Lans (F), 6 sciatori fuoripista vengono travolti (3 vittime ) e successivamente, il 18 nel comune di Modane (F), un incidente da valanga determina 6 vittime fra le 18 travolte. Con le nevicate del 27-29 febbraio, vengono osservate le prime grandi valanghe, che nei settori meridionali del Piemonte, interessano anche infrastrutture; anche in Valsavarenche (Valle d’Aosta) le valanghe arrivano nelle zone antropizzate. Poi, con i primi giorni di marzo ma soprattutto con le nevicate del 6-9 marzo,  vengono osservate ,su tutte le Alpi, valanghe di medie e grandi dimensioni. In questo periodo sono stati osservati ancora molti incidenti da valanga: 8 incidenti fra il 5 e il 12 di marzo con il grave incidente del Monte Nevoso (BZ) in cui sono morte 6 persone. Successivamente vengono osservate localmente ancora episodi con valanghe di medie dimensioni lungo molti pendi ripidi. In Francia, nel comune di Barèges, il 22 di marzo periscono in un incidente da valanga 4 escursionisti con racchette da neve dei 15 travolti. Con le miti temperature di aprile, l’attività valanghiva spontanea è osservata in molte aree delle Alpi.  Fra il 18 e il 21 aprile, sulle Alpi italiane, vengono annotati 7 incidenti da valanga con 3 vittime. Anche il Francia e in Svizzera in queste giornate vengono osservati diversi incidenti da valanga con 5 vittime. Questo è il periodo della stagione invernale in cui sono avvenuti più incidenti e più vittime sull’intero arco alpino. In molti incidenti, il distacco della valanga è avvenuto su un piano di scorrimento costituito da una neve ricca di deposizioni di sabbia del deserto, conseguente alle nevicate di metà febbraio o al trasporto, quasi senza precipitazioni, della prima decade del mese di aprile. In sintesi nella stagione invernale 2015-2016 i morti in valanga sono stati un numero inferiore alla media (15) (Fig. 13) ma in soli 9 incidenti mortali. Anche sul resto delle Alpi le vittime (75) sono state inferiori alla media ((Fig. 14) Negli ultimi anni si stanno osservando su tutte le Alpi un aumento degli incidenti con numerosi travolti. L’85% degli incidenti è avvenuto nel periodo febbraio-maggio e ben un terzo nel solo mese di aprile. Il 70% degli incidenti è avvenuto su pendii con inclinazioni maggiore di 40°. Su 15 persone decedute, ben 14 sono morte per traumi (Fonte Pivot, Neve e Valanghe n. 88).

Nevosità e incidenti da valanga:
indice di pericolosità
Anche per questa stagione è stato calcolato il valore dell’indice di pericolosità della stagione invernale che mette in relazione il numero di morti da valanga e l’innevamento (Valt e Cianfarra, 2015) . Globalmente la stagione invernale (da novembre ad aprile) è stata nella norma per la quantità di precipitazione nevosa anche come numero di morti in valanga.  Pertanto anche l’’indice è risultato «nella norma».

Grado di pericolo valanghe
Sull’arco alpino italiano il grado di pericolo valanghe più utilizzato è stato il 2-moderato, con il 39,5% delle giornate nelle 47 microaree nivologiche nelle quali esso è suddiviso, seguito dal 1-debole con il 38,5% delle giornate . Negli ultimi 10 anni, occorre andare al 2007 per ritrovare una stagione, con uno scarto così ridotto fra il 1-debole e il 2-moderato.

Conclusione
La stagione invernale 2015/16 è stata caratterizzata da due importanti periodi: il primo da novembre a fine gennaio  con poca neve e temperature miti a dicembre, con poche valanghe scarso innevamento eccetto per alcune aree delle Alpi occidentali  e pochi incidenti da valanga. Il secondo periodo, da febbraio ad aprile, con l’inverno vero e caratterizzato da abbondanti precipitazioni nevose, frequenti valanghe anche di grandi dimensioni e molti incidenti da valanga.  Pur essendo divisa in due parti, la stagione invernale rimarrà negli annali, dal punto di vista statistico, una stagione normale nelle Alpi e scarsamente innevata  negli Appennini.

Created: Sabato, 28 Gennaio 2017 10:12
Category: Portfolio
Tags: Gestione area sciabile

Sessant’anni al servizio
della sicurezza e del soccorso

Il servizio gestito dal Centro Addestramento Alpino di Moena festeggia un compleanno importante fedele come sempre all’impegno assolto in questi decenni a tutela degli sciatori di tutte le età. Quest’anno sono 230 gli operatori che compongono le pattuglie presenti in 58 località sciistiche italiane. Sono grandi appassionati della montagna altamente qualificati, usciti da specifici corsi di formazione, che hanno il compito di sorvegliare sul traffico sciistico e di intervenire in caso di incidenti e infortuni, svolgendo anche funzioni di  prevenzione controllo sempre più sollecitate dall’alta frequentazione delle stazioni invernali e da tendenze sportive talvolta pericolose

Il Servizio «Sicurezza e Soccorso in Montagna» della Polizia di Stato compie quest’anno i suoi sessant’ anni di attività. Non sono pochi sessant’anni, soprattuto se trascorsi a svolgere un servizio importante come quello di garantire la sicurezza del prossimo in montagna, ad alte quote, sulla neve dell’inverno e delle piste da sci.  La ricorrenza meriterebbe festeggiamenti ufficiali e brindisi pubblici se non si conoscesse lo spirito di servizio e il basso profilo con cui i protagonisti di questo servizio hanno svolo il loro compito e si sono passati negli anni il prezioso testimone della loro professionalità, dalla loro abnegazione e della loro professionalità per rappresentare lo Stato  e la sua autorità nel garantire la sicurezza e il soccorso in molte località delle montagne italiane.  Oggi sono 230 i poliziotti sciatori che operano in 58 stazioni invernali nel quadro dell’attività del servizio gestito dal Centro Addestramento Alpino della Polizia che ha sede a Moena ed è diretto dal comandante Vittorio Zamparelli. Presidiano i comprensori, intervengono in caso di comportamenti irregolari da parte degli sciatori e sono in grado di assistere gli infortunati nella sterminata casistica di incidenti più o meno gravi che si registrano ogni inverno. Vengono addestrati in corsi di formazione e di costante aggiornamento e costituiscono una presenza spesso fondamentale e risolutrice per le vite umane in pericolo o in difficoltà. Soprattutto in questi ultimi anni, l’esplosione del fenomeno del freeride, la pratica dello sci fuori pista e in neve fresca, ha visto impegnati giornalmente gli operatori della Polizia di Stato in recuperi di sciatori infortunati o addirittura, purtroppo, deceduti a causa di traumi o poiché travolti da valanghe. E può capitare che l’intervento tempestivo salvi delle vite umane: «Tra le migliaia di soccorsi attuati nelle località che usufruiscono del nostro servizio, abbiamo avuto casi gravi di arresto cardiaco e in diversi casi le persone colpite sono state salvate dall’intervento delle nostre pattuglie grazie al defibrillatore, il cui uso fa parte delle competenze che si maturano durante la formazione». Parla Graziano Bortolotti, 54 anni, Ispettore Capo della Polizia di Stato dal 1981, fiemmasco DOC di Cavalese ed ex fondista delle Fiamme Oro con militanza agonistica a livello nazionale, l’uomo che da cinque anni svolge la funzione di coordinatore di questo particolare servizio all’interno dell’ufficio Affari Generali.

Tutto è cominciato
con le Olimpiadi di Cortina
Tradizionalmente, la nascita del Servizio di Sicurezza e Soccorso si fa risalire alle Olimpiadi invernali di Cortina del 1956, quando 100 Guardie di P.S. vennero impiegate nelle attività di ordine e sicurezza pubblica, ma anche di assistenza alle gare in occasione della prestigiosa manifestazione, sulle piste da sci. La formazione del personale venne affidata, sin da allora, alla struttura che è oggi conosciuta come il Centro Addestramento Alpino della Polizia di stato di Moena (C.A.A.). Il servizio si è protratto ininterrottamente nell’arco di questi sessanta anni, con un’unica parentesi nel periodo 1976-1980 «quando – ricorda Bortolotti - tutte le risorse umane del Corpo vennero destinate a combattere il terrorismo degli anni di piombo». Le peculiari attività svolte dal personale sulle piste da sci si collocano nell’ambito del controllo del territorio con la funzione di prevenzione degli incidenti e della repressione dei reati. Il servizio, di recente regolamentato da un Decreto del Capo della Polizia-Direttore Generale della Pubblica Sicurezza, viene svolto alle dirette dipendenze delle Questure di riferimento ed in particolare degli Uffici Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico, sotto il coordinamento tecnico del Centro Addestramento Alpino. L’attività, che impiega uomini e mezzi secondo un piano di anno in anno licenziato dal Dipartimento della Pubblica Sicurezza, inizia, di norma, l’8 dicembre con l’apertura dei primi impianti e cessa soltanto alla chiusura dell’ultimo comprensorio servito. Viene svolto 7 giorni su 7 dall’orario di apertura delle piste alla chiusura giornaliera degli impianti. Le pattuglie operanti sono tenute a garantire l’efficacia del servizio gestendo, d’intesa con la Questura, la fruizione di ferie o recuperi. Qualora se ne verificasse la necessità viene sostituito con altro personale in modo da non pregiudicare la funzionalità del dispositivo. Tutto ciò comporta evidentemente uno sforzo logistico non indifferente ed un continuo coordinamento tra Questure, competenti Direzioni Centrali della Polizia di Stato e Centro Addestramento Alpino.

La formazione scrupolosa
e la passione per la montagna
Il personale impiegato è sottoposto ad una scrupolosa formazione a cura del Centro Addestramento Alpino. Il personale dopo il superamento di una prova selettiva intesa a valutarne le attitudini e capacità sciistiche, svolgono un corso di formazione della durata di due settimane, segue, infine, un aggiornamento annuale nel periodo immediatamente precedente l’attivazione del servizio. Il percorso formativo prevede in sintesi l’affinamento di una serie di abilità tecnico-pratiche connesse all’operatività in montagna, l’acquisizione delle migliori prassi per la rilevazione degli incidenti, lo studio delle normative di settore. Particolare attenzione viene riservata a ciò che attiene alla salvaguardia dell’incolumità degli operatori stessi, con l’assegnazione di moderni ed idonei equipaggiamenti di protezione. Infine si punta sulla buona conoscenza delle norme di primo soccorso con un addestramento mirato alla traumatologia che comprende anche l’abilitazione all’uso del defibrillatore. Per tale motivo il Centro Addestramento Alpino, non solo, nel corso del tempo ha consentito l’abilitazione di un importante numero di istruttori BLSD, ma ha anche conseguito lo specifico accreditamento della Provincia di Trento per la formazione di personale, anche esterno, all’impiego del defibrillatore. Il collante principale che caratterizza il Servizio è tuttavia la grande passione per la montagna e le discipline che vi si praticano che accomuna tutto il personale, pur a fronte di un’attività faticosa e impegnativa tesa al massimo risultato per la collettività.

I «numeri» importanti
di una attività importantissima
Il ruolo del C.A.A., non si esaurisce nella fase formativa, infatti, come detto, la Scuola è responsabile del coordinamento tecnico del servizio che si attua anche attraverso un’attività di supervisione, di verifica «in loco» e di contatti con le società di gestione dei comprensori sciistici per la risoluzione di qualsiasi problematica dovesse nascere. Infine, il C.A.A. mantiene le sue prerogative di Centro di formazione specialistica e quindi di qualificazione e specializzazione per tutte le discipline alpine in favore dei reparti della Polizia di Stato a più spiccata valenza operativa. Inoltre è sede del gruppo sportivo FFOO sport invernali. Anche quest’anno la componente sportiva del Centro ha portato lusinghieri risultati in campo internazionale fra cui spicca quello conseguito dall’agente scelto Federico Pellegrino vincitore della Coppa del Mondo nello sci di fondo- specialità sprint.  Dalla sua nascita il Servizio Sicurezza e Soccorso in Montagna della Polizia di Stato ha realizzato oltre 360.000 interventi. La stagione invernale 2015/16 ha visto l’impiego di 230 operatori in 58 stazioni sciistiche su tutto il territorio nazionale. Si tratta di un numero di risorse analogo allo scorso anno ma che, contando le sostituzioni resesi necessarie ha interessato quasi 250 unità. Ben 69 unità hanno prestato servizio in 19 aree sciistiche nella provincia di Trento portando a termine 4.980 interventi. Gli interventi di soccorso realizzati in totale sono stati 15.193 in sintonia pertanto con quelli della precedente stagione (a dimostrazione del fatto che i comprensori sciistici hanno comunque avuto una stagione significativa dal punto di vista presenze nonostante le bizzarrie del tempo).

• Gli interventi che hanno
richiesto l’arrivo dell’elisoccorso sono stati 534;
• gli interventi in valanga 12;
• le denunce ricevute 162;
• le sanzioni amministrative elevate 602;(con un lieve calo)
• le persone denunciate 102;
• i decessi verificatisi 7 (3 per cause traumatiche e 4 per malore).
• 9 persone sono state soccorse con il defibrillatore e di queste 2 sono sopravvissute

Created: Sabato, 28 Gennaio 2017 10:12
Category: Portfolio
Tags: Gestione area sciabile

Maestro di sci dal 1994, accompagnatore di media montagna e maestro di escursionismo, per oltre dieci anni componente dell’organico del CNSAS (Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico) del C.A.I. al Gran Sasso con la qualifica di tecnico di soccorso alpino e di elisoccorso

Finalmente! Adesso lo posso dire: a conclusione di una lunga battaglia personale che ha trovato udienza responsabile presso la politica locale, finalmente anche nel mio Abruzzo lo scorso dicembre è stata approvata una legge che introduce il soccorso alpino a pagamento. Si tratta del provvedimento approvato nel Consiglio Regionale a larga maggioranza (favorevole anche il centro-destra e il consigliere Bracco, astenuto il M5S) che istituisce la «Rete Escursionistica Alpinistica Torrentistica Abruzzo (REASTA) per lo sviluppo sostenibile socio-economico delle zone montane e nuove norme per il soccorso in ambiente montano». Finalmente, oltre a mettere ordine nell’importante comparto ambientale, la Regione Abruzzo introduce il soccorso alpino a pagamento come hanno già fatto il Piemonte, la Lombardia, il Trentino Alto Adige, il Veneto e la Valle d’Aosta. Si può leggere, infatti, nel testo del dispositivo di legge: «Gli interventi di soccorso ed elisoccorso di carattere non sanitario, comprensivi di recupero e trasporto, qualora non sussista la necessità di accertamento diagnostico o di prestazioni sanitarie presso un pronto soccorso, sono soggetti ad una compartecipazione alla spesa a carico dell’utente trasportato, se richiesto da quest’ultimo o riconducibile ad esso. La compartecipazione è aggravata qualora si ravvisi un comportamento imprudente».  A promuovere il progetto legislativo nella sede istituzionale della Regione Abruzzo sono stati i consiglieri Pierpaolo Petrucci e Luciano Monticelli che ora ringrazio pubblicamente su queste pagine e che hanno avuto, oltre che il mio sostegno, quello di molti altri addetti ai lavori, dai maestri di sci alle guide alpine, dai soccorritori a diversi esperti del settore. Ha detto Pierpaolo Pietrucci : «La nuova legge valorizza e promuove il nostro patrimonio, punta sulla formazione e su un uso più consapevole delle nostre montagne». Ha detto Luciano Monticelli: «L’imperizia degli escursionisti, abbigliamento e attrezzatura non adeguata, sottovalutazione del rischio sono tutti elementi che nella nuova legge sono indicati come caratteristiche per far pagare l’intervento a chi si avventura in montagna senza la cognizione di quello che sta facendo». Non a caso, proprio pochi giorni prima dell’approvazione della legge, in Abruzzo aveva fatto clamore il caso di alcuni escursionisti romani soccorsi sul Gran Sasso e trovati con abbigliamento e attrezzatura del tutto inadeguata, addirittura con scarpe da ginnastica e pantaloncini corti. Durante una qualsiasi escursione, in inverno o in estate, le prime norme di sicurezza sarebbero quelle della consapevolezza dei propri mezzi tecnici e atletici, della coscienza di un allenamento fisico all’altezza, della conoscenza preventiva dell’itinerario, della comprensione di nozioni di meteorologia e del possesso di una attrezzatura adeguata all’impegno. Purtroppo, spesso non è così. Purtroppo molti si avventurano in montagna senza senso di responsabilità, contando arbitrariamente sulla disponibilità, in caso di problemi, di soccorsi anche molto onerosi (come l’elicottero) forniti gratuitamente a carico della collettività. Adesso basta! Finalmente anche in Abruzzo basta a un privilegio assurdo per persone incoscienti e inconsapevoli. Adesso, anche in Abruzzo, è finito il tempo del «soccorso facile». Anche Gustavo Thöni, il campionissimo dello sci italiano che mi onora della sua amicizia e ha fatto della sua strepitosa carriera un esempio di correttezza e rigore, si è congratulato con i consiglieri regionali per l’approvazione della legge che cancella una vergogna. Finalmente!

Created: Domenica, 13 Novembre 2016 07:09
Category: Portfolio
Verso gli orizzonti
di un turismo «pulito»

A dieci mesi dalla firma,  numerosi territori si sono candidati per avviare un percorso di sostenibilità sul modello definito dalla «Carta di Cortina». Tra le più recenti iniziative, il workshop  svoltosi nella «perla delle Dolomiti » il 17 ottobre sul tema del turismo sostenibile. L’appuntamento dedicato agli operatori istituzionali ed economici di Cortina d’Ampezzo, è stato organizzato dal Ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare insieme ad ENEA (Agenzia per le Nuove tecnologie, l’Energia e lo Sviluppo Economico Sostenibile)

Dopo la sottoscrizione a gennaio a Cortina d'Ampezzo e la presentazione dello stato dell’arte a maggio al Ministero dell’Ambiente, il progetto «Carta di Cortina» prosegue a passi veloci. Nato come «processo partecipativo», grazie alla collaborazione avviata dal Ministero dell’Ambiente con il Comune di Cortina d’Ampezzo, la Regione del Veneto, ANCI, ANEF, CONI, FISI, Fondazione Dolomiti UNESCO e sprecozero.net, la «Carta di Cortina» ha promosso la nascita di un modello di sviluppo innovativo, che favorisca in maniera concreta  il turismo alpino sostenibile, anche in vista dei Mondiali di sci alpino del 2021. A dieci mesi dalla firma, sono già diverse le «candidature» da parte di altre località che intendono avviare un percorso sostenibile sul modello di quello ampezzano. Nel frattempo continuano le iniziative per coinvolgere cittadini e stakeholder del territorio per comunicare agli operatori del settore le potenzialità di un modello che può essere replicato in tutte le località vocate al turismo di montagna, ma non solo: partendo dalla consapevolezza che risultati concreti possono derivare solo dal coinvolgimento e coordinamento di tutte le realtà locali. Una di queste iniziative si è realizzata il 17 ottobre, a Cortina quando gli stakeholder del territorio sono stati invitati a partecipare a un workshop organizzato dal Ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare (MATTM) insieme ad ENEA (Agenzia per le Nuove tecnologie, l’Energia e lo Sviluppo Economico Sostenibile) con cui il Ministero ha avviato una convenzione per la valutazione dell’impronta ambientale del Comune di Cortina e l’elaborazione di Linee guida sulla sostenibilità  con il patrocinio del Comune di Cortina d’Ampezzo. Grazie al workshop, dal titolo «Turismo sostenibile e uso efficiente delle risorse a Cortina d’Ampezzo: opportunità e obiettivi per il futuro», i partecipanti ( operatori turistici, esercenti funiviari, membri delle scuole di sci, sindaci di località limitrofe ecc.) hanno potuto conoscere i dettagli delle iniziative in corso e diventarne parte attiva attraverso due momenti formativi: nella mattinata, la presentazione degli strumenti di analisi applicati nell’ambito del progetto «Carta di Cortina», le metodologie e i relativi risultati preliminari del progetto, anche nell’ottica di una replicabilità in altri comuni interessati. Dalla valutazione dell’impronta ambientale del Comune di Cortina allo studio del «carbon footprint» e «water footprint» di un impianto di innevamento programmato, in collaborazione con ANEF, all’elaborazione di linee guida sulla sostenibilità, in collaborazione con il Comune, agli incontri formativi del Comune per i cittadini, gli studenti, i turisti per promuovere l’educazione agli sprechi alimentari, in collaborazione con sprecozero.net‎.  Nel pomeriggio un “World Cafe” con la creazione di diversi gruppi di lavoro ha dato la possibilità ad ENEA e MATTM di acquisire una conoscenza di come il tema del turismo sostenibile sia percepito e valutato dagli operatori di Cortina.  L’incontro ha permesso di avviare un dialogo con le realtà del territorio, fondamentale per la realizzazione del progetto Carta di Cortina: prossimi step per ENEA saranno il completamento della raccolta dati e la relativa analisi, con la prospettiva di individuare le aree prioritarie di intervento.

Created: Domenica, 13 Novembre 2016 07:09
Category: Portfolio
Tags: Osservatorio legale
Quali novità per la montagna

Il Senato ha approvato, in via definitiva, la Legge di bilancio 2017. Sono molti i provvedimenti importanti che interessano le aree montane e gli Enti locali. "Numerosi articoli della legge - evidenzia l'on. Enrico Borghi, Presidente nazionale Uncem - contengono misure per i territori, per le aree interne, per la pubblica amministrazione. Si tratta di scelte importanti fatte dal Governo e dal Parlamento nella legge di bilancio. Provvedimenti attesi da almeno due decenni che attendevano un compimento legislativo, finalmente arrivato".

Di seguito, la sintesi delle misure.

all'articolo 1, comma 344, è disposto l'esonero contributivo triennale, da riconoscersi nel limite massimo delle norme europee sugli aiuti de minimis, per coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali, con età inferiore a 40 anni, che si iscrivono per la prima volta alla previdenza agricola nel periodo 1° gennaio – 31 dicembre 2017. L'esonero è stato esteso anche ai coltivatori diretti e agli imprenditori agricoli professionali con età inferiore a 40 anni iscritti nella previdenza agricola nel 2016 e le cui aziende sono ubicate nei territori montani e nelle aree svantaggiate;

sempre all'art. 1 si modifica il comma 3, nel quale, in relazione alla nuova disciplina di alimentazione e ripartizione del Fondo di solidarietà comunale stabilita dai successivi commi dell'articolo medesimo dal 2017 in poi, si stabilisce al capoverso 380-novies che i vigenti criteri di ripartizione del Fondo si applicano solo fino al 2016. L'emendamento esclude dalla nuova disciplina le risorse destinate alle unioni e fusioni di comuni, che pertanto continueranno ad essere erogate secondo gli importi e le regole ora vigenti. Si tratta in particolare del contributo di 30 milioni annui spettante alle unioni di comuni ai sensi del comma 10 dell'articolo 53 della legge n.388/2000, che ne indica anche i criteri di ripartizione tra gli enti interessati, nonché del contributo di 30 milioni di cui all'articolo 20 del decreto-legge n.95/2012, spettante ai comuni istituiti a seguito di fusione;

si aggiunge poi il comma 3-bis, nel quale, modificandosi l'articolo 20, comma 1-bis del decreto-legge n. 95/2012 suddetto si eleva dal 40 al 50%, a decorrere dal 2017, la quota del contributo straordinario commisurato ai trasferimenti erariali attribuiti per l'anno 2010 a favore dei comuni che danno luogo alla fusione;

si aggiunge ancora il comma 9-bisil quale prevede che possono essere costituiti consorzi tra gli enti locali per la gestione associata dei servizi sociali, assicurando risparmi di spesa. Tale possibilità è concessa in deroga alle disposizioni di cui all'articolo 2, comma 186, lettera e), della legge 23 dicembre 2009, n. 191, che dispongono la soppressione dei consorzi di funzioni tra gli enti locali;

innalzate per il 2017 le percentuali di compensazione IVA applicabili agli animali vivi della specie bovina e suina prevedendo che le stesse non possano superare, rispettivamente, la misura del 7,7% e all'8% (art. 1, commi 45 e 46);

ripristinata l'agevolazione fiscale relativa ai trasferimenti di proprietà a qualsiasi titolo di fondi rustici nei territori montani finalizzati all'arrotondamento della proprietà contadina (imposta di registro ed ipotecaria in misura fissa ed esenzione dalle imposte catastali) (art. 1, comma 47);

istituito un fondo destinato a finanziare interventi riguardanti, tra l'altro, la difesa del suolo e il dissesto idrogeologico. Il fondo ha una dotazione di 1.900 milioni di euro per l'anno 2017, 3.150 milioni per l'anno 2018, 3.500 milioni per l'anno 2019 e 3.000 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2020 al 2032 (art. 1, comma 140). Gli investimenti finalizzati alla prevenzione del rischio idrogeologico sono, altresì, considerati con priorità, nell'ambito delle norme di finanza pubblica per il rilancio degli investimenti, ai fini dell'assegnazione di spazi finanziari agli enti locali (art. 1, comma 492, lettera d), per il triennio 2017-2019, e alle regioni (art. 1, comma 499, lettera b). Nel corso dell'esame in sede referente, sono poi stati ulteriormente integrati e dettagliati i settori oggetto di finanziamento allo scopo di ricomprendere, oltre alla difesa del suolo e al dissesto idrogeologico, anche il risanamento ambientale e le bonifiche, e, nell'ambito delle infrastrutture, gli interventi relativi alla rete idrica e alle opere di collettamento, fognatura e depurazione. Tra le finalità del fondo è stata inoltre inserita, a seguito delle modifiche parlamentari, la soluzione delle questioni oggetto di procedure di infrazione europea sulla base delle modifiche approvate nel corso dell'esame in sede referente, alla messa in sicurezza e alla bonifica di siti inquinati ad alto rischio ambientale, individuati come prioritari per il loro rilevante impatto;

introdotta una disciplina volta a destinare, a partire dal 1° gennaio 2018, esclusivamente e senza vincoli temporali, i proventi dei titoli abilitativi edilizi e delle sanzioni in materia edilizia a una serie di interventi, tra i quali l'acquisizione e la realizzazione di aree verdi;

inserito l'art. 11-bis, che prevede che i trasferimenti di proprietà a qualsiasi titolo di fondi rustici nei territori montani, finalizzati all'arrotondamento della proprietà contadina, continuino a godere della agevolazione fiscale prevista dall'art. 9 del D.P.R. n. 601 del 193 (imposta di registro ed ipotecaria in misura fissa ed esenzione dalle imposte catastali). A tal fine aggiunge tale fattispecie tra quelle richiamate dall'articolo 10, comma 4, del D.Lgs. n.23 del 2011, ai fini dell'esclusione dalla soppressione generalizzata di tutte le esenzioni e agevolazioni tributarie disposta dal medesimo comma 4;

prevista l'istituzione di un Piano strategico nazionale della mobilità sostenibile destinato al rinnovo del parco autobus dei servizi di trasporto pubblico locale e regionale, alla promozione e al miglioramento della qualità dell'aria con tecnologie innovative (art. 1, commi 613-615).

Created: Domenica, 13 Novembre 2016 07:09
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Borghi «Lavoriamo per valorizzazione
del giacimento di ambiente, cultura, storia, comunità»

«La Montagna è uno straordinario giacimento di ambiente, cultura, storia, comunità. Chi ha responsabilità politiche, istituzionali, civili non può oggi non rilanciare il suo impegno nella valorizzazione. Non può rimettere i grandi valori che ci insegnano i popoli di tutto il mondo che vivono nelle terre alte al centro della propria azione. In una fase storica nella quale prevalgono populismi ed eccessive semplificazioni dei processi sociali, la montagna ci richiama alla complessità, all'integrità dei sistemi, alla scelta autentica».

Così l'on. Enrico Borghi, presidente dell'Intergruppo parlamentare per lo Sviluppo della Montagna e presidente nazionale dell'Uncem nella Giornata internazionale della Montagna, designata nel 2003 dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite, dopo il successo dell'Anno internazionale della montagna dell'Onu del 2002, che ha aumentato la consapevolezza globale sull'importanza delle montagne, ha stimolato la costituzione di comitati nazionali in 78 Paesi e rafforzato le alleanze promuovendo la creazione del partenariato internazionale per lo sviluppo sostenibile in regioni di montagna.

«Mentre in Italia e in Europa registriamo un negativo continuo abbandono delle aree montane - prosegue Borghi - con un crescente spopolamento, la Fao ci mostra una situazione molto diversa in altre parti del mondo la crescita demografica, e con essa l'estendersi dell'agricoltura intensiva, hanno spinto molti piccoli contadini a spostarsi in altitudine, verso aree marginali e pendii ripidi, provocando una perdita di foresta, avverte il rapporto Mountain Forests in a Changing World. In Italia come in altri Paese, il Rapporto Fao conferma che le popolazioni montane sono decisive per il mantenimento degli ecosistemi montani. E dovrebbero dunque avere voce in capitolo nella gestione delle risorse forestali locali dalle quali dipendono e condividere i benefici del loro uso e della loro conservazione"».

«Sono temi - conclude Borghi - che devono entrare nei rapporti della Cop22 alla quale ho recentemente partecipato, così come nelle risoluzioni europee grazie al lavoro da fare con la Strategia macroregionale alpina. La capacità di dare valore ai servizi ecosistemici-ambientali che la montagna svolge, la protezione delle risorse, una nuova politica forestale nazionale, la sicurezza e la tutela dell'assetto idrogeologico, lo sviluppo economico e la riorganizzazione dei servizi all'interno della Strategia Aree interne, sono temi che dovranno entrare nell'agenda del nuovo Governo italiano. La nascita nella Giornata della Montagna può essere un buon viatico e di buon auspicio».

Created: Domenica, 13 Novembre 2016 07:09
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Rollandin: un grande risultato di tutti i Valdostani

Dopo otto anni la Valle d’Aosta torna a guidare la classifica dell’inchiesta sulla qualità della vita che lancia ogni anno il quotidiano Il Sole 24 Ore, elaborando e incrociando dati statistici e realizzando interviste con addetti di vari settori. La Regione si distingue in particolare per l’attenzione che viene posta al sociale, per il livello di sicurezza e per la spesa pro capite che la Regione destina ai servizi alla persona. Ottimi risultati anche per quanto attiene i dati dell’ambiente e dell’offerta turistica.

«L’indagine realizzata dal quotidiano economico è per noi motivo di orgoglio – dichiara il Presidente della Regione Augusto Rollandin - Ritengo che il primo posto sia il risultato di un modo di vivere e di operare che è di tutti i Valdostani: Istituzioni, parti sociali, imprenditoria e cittadini dal 2008 in poi, anno di inizio della crisi, hanno agito affinché questo difficile momento economico internazionale avesse sul nostro territorio il minor impatto possibile. Ognuno ha fatto la sua parte e oggi, credo, che possiamo dire che si stia intravedendo la ripresa. Ripresa che i dati dell’indagine testimoniano».

«L’auspicio –
conclude il Presidente Rollandin - è che anche negli anni a venire riusciremo, tutti insieme a mantenere alto il livello dei nostri servizi continuando ad avere una qualità della vita che testimoni quanto sia bella e performante la nostra Valle.»

Created: Mercoledì, 09 Novembre 2016 13:53
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L'ingegner Sergio Tiezza
confermato alla presidenza

Prima dell’Assemblea che si sarebbe svolta a San Quirico d’Orcia il 20 maggio ci aveva detto: «Se possibile vorrei lasciare l’incarico. Direi che dopo otto anni sia fisiologico e giusto passare la mano a qualcun altro, magari più giovane di me,  che possa esprimere freschezza e idee nuove per la nostra associazione e il suo ruolo nel mondo del turismo invernale». E invece, niente da fare: l’ingegner Sergio Tiezza è stato rinominato quasi «a viva forza» e per acclamazione per il quinto mandato consecutivo alla presidenza dell’A.N.I.T.I.F, l’Associazione Nazionale Italiana Tecnici Impianti a Fune che raccoglie 131 professionisti impegnati  nel settore dell’impiantistica funiviaria tra direttori d’esercizio, progettisti, periti e altri
operatori professionali.
Lo ha deciso il 22 ottobre nella riunione convocata a Verona il Consiglio Direttivo eletto durante l’assemblea di maggio e che, a norma di Statuto, ha il compito di definire le cariche di vertice. Per il biennio 2016/18, dunque, il presidente sarà ancora l’ingegner Tiezza, 65 anni, laureato a Padova nel 1976 in ingegneria elettronica, assunto alla fine degli anni Settanta da quel pioniere dell’imprenditoria funiviaria che risponde al nome di Erich Kostner, attualmente direttore d’esercizio dello Ski Carosello della Val Badia che gestisce gli impianti di Corvara, La Villa e San Cassiano. Al suo fianco è stato confermato Andrea Boghetto nel ruolo di segretario; tra i due vicepresidenti Marco Cordeschi è stato confermato mentre Franco Torretta ha sostituito Sergio Blengini. «Come avevo detto – commenta l’ingegner Tiezza – la mia intenzione era quella di lasciare. Ma purtroppo non si è trovata l’unanimità su un nome alternativo al mio e allora, piuttosto che assistere per la prima volta ad una spaccatura nel nostro organismo che è sempre stato unito ed ha sempre eletto i suoi presidenti per acclamazione, ho accettato ancora, “obtorto collo”  di ricoprire l’incarico».
Sergio Tiezza per quasi trent’anni è stato consigliere dell’A.N.I.T.I.F prima di essere eletto presidente  per la prima volta nel 2008.
Da allora, per quattro mandati biennali consecutivi, ha guidato l’organismo di rappresentanza dei tecnici funiviari con  competenza e lucidità, conferendogli un prestigio crescente e facendone un punto di riferimento ineludibile per qualsiasi percorso normativo e qualsiasi rapporto istituzionale in materia di impiantistica funiviaria. Concluso il lavoro sul Decreto Esercizio («Il testo elaborato dal gruppo di lavoro di cui abbiamo fatto parte insieme al Ministero del Trasporto e ad altre figure istituzionali è stato inviato a Bruxelles per essere esaminato dall’Europa.
Attendiamo il responso»), per il suo quinto mandato si fanno avanti due altre incombenze: «Dobbiamo compiere una revisione del Decreto Infrastrutture elaborato tre anni fa ma che ora richiede una
rivisitazione per uniformarne i contenuti alle normative europee e poi dobbiamo rivedere il nostro Statuto. Ci sono alcune cose da cambiare, perché i tempi
cambiano…».
Nel 2018 cambierà anche il presidente dell’A.N.I.T.I.F?
«Ah no, il sesto mandato no di sicuro!», conclude Tiezza.
Vedremo…