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binda

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Created: Mercoledì, 09 Novembre 2016 13:53
Category: Portfolio

«Due anni dopo: gli obiettivi raggiunti,
gli obiettivi  ancora da raggiungere»

A Modena, durante le giornate di Skipass, proprio dove nel 2014 la nuova organizzazione di rappresentanza degli impiantisti era nata con una scissione dall’ ANEF, i dirigenti dell’Associazione hanno tracciato un dettagliato bilancio del lavoro svolto e hanno individuato le problematiche ancora irrisolte sulle quali concentrare l’impegno nel prossimo futuro. In primo piano, tra le altre, il rifinanziamento delle leggi che consentono il sostegno pubblico alle imprese del trasporto funiviario nelle regioni a statuto ordinario nel rispetto della stessa ispirazione costitutiva dell’Associazione, volta a tutelare gli interessi di tutti gli esercenti funiviari di tutti i territori montani, più o meno privilegiati

di Andrea Formento e Andrea Colla
presidente e vicepresidente vicario di Federfuni Italia
(nella foto rispettivamente a destra e al centro)

Lo slogan dell’assemblea costitutiva di Federfuni Italia era stato: «Una nuova governance per la montagna». Due anni dopo la nostra nascita, questo slogan è per noi più che mai valido. È una frase che racchiude in sé il desiderio di rilancio dell’intero comparto montano, non solo funiviario ma delle economie di aree vaste seppur poco popolate, dove il territorio deve essere posto al centro di ogni analisi e di ogni p

rospettiva di sviluppo, dove ai residenti devono essere garantiti livelli occupazionali tali da consentire la permanenza «in loco» contrastando così lo spopolamento delle vallate, la conservazione del contesto ambientale e del patrimonio storico, artistico, culturale e immobiliare. In questo contesto è indubbio che le aziende funiviarie assolvono anche ad una funzione di presidio sociale. Abbiamo così immaginato una associazione che potesse superare quelle che in passato sono state le divergenze sulle modalità di assunzione degli indirizzi, delle strategie e dell’allora organizzazione associativa. Siamo partiti da una diversa impostazione di carattere gestionale e decisionale, con lo studio della revisione delle regole di governance e delle maggioranze deliberative che da sempre hanno condotto l’associazione di categoria non solo in ordine agli obiettivi da raggiungere ma soprattutto sulle scelte strategiche per il loro raggiungimento. Abbiamo impostato e adottato un nuovo testo di Statuto, innovativo, che prevedesse tutto ciò ispirandosi ad alcuni punti cardine della visione che ci ha ispirati: rappresentiamo le aziende italiane, grandi o piccole che siano, e ne difendiamo gli interessi; rappresentiamo il territorio, tutto il territorio, e i problemi di uno diventano i problemi di tutti; raccogliamo le necessità dai nostri associati e le necessità di un singolo diventano le necessità di tutti; ciò che facciamo lo facciamo per tutti e nell’interesse di tutti.

L’organizzazione interna
garanzia di rappresentatività
Fondamentali sono stati la scelta di  una nuova denominazione; il rinnovo degli organi sociali, l’assegnazione di un ruolo ai territori mediante l’individuazione di 5 aree omogenee affinché i loro rappresentanti in Consiglio portassero in Associazione le differenti esigenze di ciascuna di esse; la preventiva definizione del numero dei consiglieri e del numero di questi assegnati in rappresentanza di ciascuna regione; l’assegnazione della rappresentanza dell’Associazione al presidente ma anche ai vicepresidenti per i rapporti politici e per quelli di area omogenea; la definizione degli obiettivi e dei quorum costitutivi e deliberativi per Consiglio e Assemblea.

Gli organi decisori dell’Associazione sono stati così strutturati:
Associati: iscritti con le caratteristiche di sempre con le medesime attribuzioni, ma con le precisazioni più avanti illustrate in merito alle maggioranze deliberative
Consiglio Direttivo: è stato opportuno definire il numero massimo dei componenti e la distribuzione degli stessi tra le singole regioni prevedendo un presidente e più vicepresidenti, ciascuno proveniente da ciascuna area omogenea con le competenze di sempre e con le maggioranze deliberative in seguito elencate
Comitato di Presidenza: composto dal presidente dai vicepresidenti e da un componente ulteriore per ciascuna area omogenea. Questi costituiscono altresì gli eventualli gruppi di lavoro e sono responsabili dei progetti dell’Associazione con i compiti attualmente previsti.
Le aree omogenee individuate sono: 1) Val d’Aosta, Piemonte, Liguria, Lombardia; 2)Trentino, Alto Adige; 3) Veneto, Friuli; 4) Toscana Emilia, Marche, Umbria; 5)Abruzzo, Lazio, Campania, Calabria, Sicilia e altri.
Tutte le decisioni dell’Associazione sono deliberate dal Consiglio Direttivo, dall’Assemblea degli associati e dal Consiglio di Presidenza per quanto di loro competenza nel rispetto dello Statuto, con le maggiornaze degli aventi diritto previste dallo stesso Statuto in relazione agli argomenti dibattuti.

DECRETO MILLEPROROGHE.
L’iniziativa è stata avviata nella primavera del 2014 per cercare di risolvere definitivamente la questione della «fine vita tecnica». Si sono tenute numerose riunioni sia in Regione Toscana che al Ministero con il sottosegretario De Angelis e con i parlamentari toscani. È proseguita nell’autunno di quell’anno arrivando quasi ad ottenere il risultato principale quando un testo che prevedeva l’eliminazione della vita tecnica è stato inserito nel collegato alla  Legge di Stabilità. Per alcune problematiche tecniche il provvedimento non è stato portato a compimento. Abbiamo quindi sostenuto con forza l’esigenza di un inserimento nel «Milleproroghe». Le pressioni hanno prodotto il risultato sperato e con la conversione in legge del provvedimento tutti gli impianti di risalita hanno potuto godere di un ulteriore anno di servizio oltre la scadenza prevista ed un anno aggiuntivo in caso di revisione generale. È stato anche il provvedimento che ha messo in luce la necessità di rivedere tutto il concetto di «fine vita tecnica». Questo è stato un ulteriore risultato ottenuto da coloro che poi si sono costituiti in Federfuni Italia, così come le diverse proroghe ottenute nel corso degli anni sono state ottenute grazie al contributo fondamentale dei rappresentanti delle Regioni che poi hanno costituito Federfuni Italia.

ABOLIZIONE VITA TECNICA IMPIANTI
Ecco il testo dell’art.31 bis della legge 164:
1 – I termini previsti dal paragrafo 3.1 delle norme regolamentari di cui al Decreto del Ministro dei Trasporti 2 gennaio 1985, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale nr. 26 del 31 gennaio 1985, relativi alla scadenza di vita tecnica complessiva massima degli impianti a fune, non si applicano ai medesimi impianti che risultano positivi alle verifiche effettuate dai competenti uffici ministeriali secondo i criteri definiti con decreto del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti da emanare entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente Decreto.
2 – Nelle more dell’emanazione del Decreto Ministeriale di cui al comma 1, gli impianti la cui vita tecnica, compresa l’eventuale proroga prevista dalle vigenti disposizioni di legge, non è scaduta possono godere di una proroga di un anno, previa verifica della loro idoneità ai fini della sicurezza dell’esercizio da parte dei competenti uffici ministeriali.
3- Possono godere dei benefici di cui ai commi 1 e 2 anche gli impianti la cui vita tecnica, compresa l’eventuale proroga prevista dalle vigenti disposizioni di legge, è scaduta da non oltre due anni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, previa verifica della loro idoneità ai fini della sicurezza dell’esercizio da parte dei competenti uffici ministeriali

DECRETO PERSONALE
L’approvazione del Decreto in fase di costituzione di Federfuni Italia ha impedito la nostra partecipazione attiva alla sua definizione che ha formalmente e sostanzialmente cambiato l’organizzazione del nostro personale. Tuttavia siamo riusciti a canalizzare l’attenzione della commissione tecnica su alcune idee e proposte della nostra Associazione. Riteniamo che questo Decreto possa e debba essere in buona parte migliorato e ci faremo carico di rivendicarne la necessità. Proporremo la revisione di alcune parti dello stesso utilizzando l’esperienza maturata nell’anno appena trascorso, primo anno di applicazione del Decreto, che ha messo in evidenza alcune difficoltà di applicazione.

LEGGE 25 NOVEMBRE 2015 nr.185, ART.10, COMMA 2BIS
Nelle more dell’emanazione del D.M. 1/12/2015 nr. 203 che, ai sensi dell’art. 31 bis della legge 164/2014 avrebbe dovuto essere emanato entro sei mesi e che invece ha visto la luce solo dopo più di un anno, si è reso necessario provvedere all’ottenimento di una proroga dei termini previsti dal comma 2 del citato art. 31 bis. Questo per consentire agli impianti in scadenza o già scaduti da meno di due anni di poter essere eserciti ancora nella stagione 2015/16 prima del compimento delle revisioni previste per la proroga di vita tecnica. L’attività politica di Federfuni Italia in questo frangente è stata determinante.

NUOVO DECRETO 23/85
È il decreto attuativo dell’art. 31 bis della legge 164 dell’11/11/2014, legge di conversione del «Decreto Sblocca Italia». Il provvedimento che ha consentito l’eliminazione del concetto di «fine vita tecnica» degli impianti a fune. Il Decreto avrebbe dovuto essere emanato entro l’11 maggio 2015; tuttavia, a causa dei tempi della burocrazia italiana, la data è slittata all’1/12/2015, Il Decreto è stato teatro di confronto a volte anche serrato tra il Ministero e le associazioni di categoria, tra le quali la nostra. Abbiamo difeso con forza e determinazione gli argomenti tecnici che ritenevamo fondamentali per la buona gestione delle nostre aziende. Federfuni è stata l’associazione più attenta e presente nella stesura e nella definizione del testo normativo ed altresì nella gestione dei rapporti politici ad altissimo livello. Riteniamo che questo argomento abbia fortemente evidenziato l’importanza, in questo momento, della presenza di due diverse associazioni. Tutelando le diverse esigenze dei diversi territori rappresentati hanno creato le giuste condizioni per costringere la politica nazionale ad affrontare gli argomenti e a trovarne le soluzioni. Il risultato è stato un grande successo. Non accadeva da trent’anni. Ed è stato il successo di tutti, di entrambe le associazioni, dei nostri associati, dei tecnici che hanno lavorato per realizzarlo. Il successo dell’intero settore impianti a fune!

APPLICAZIONE DEL D.M. NR.203–D.M. 7/172016 NR. 1
Si tratta del decreto di applicazione dei contentui previsti dal D.M. 1/12/2015 nr. 203 che ha abolito la scadenza di vita tecnica. Il D.M. nr 1 disciplina le procedure di applicazione del citato decreto in materia di revisioni periodiche, adeguamenti tecnici e di varianti costruttive. Discende da parte del testo del D.M. nr. 203 che era stata stralciata per costituire una sorta di «regolamento». Anche in questa occasione l’apporto tecnico di Federfuni è stato determinante per la stesura dei testi normativi.

RINNOVO CCNL IMPIANTI A FUNE
Lo scorso 12 maggio 2016 a Courmayeur è stato firmato il rinnovo del Contratto Colletivo Nazionale per gli addetti degli impianti di trasporto a fune. Federfuni Italia non è stata chiamata e accettata al tavolo della discussione; abbiamo però potuto constatare, con non poca soddisfazione, che le parti migliorative del nuovo CCNL consistono tutte in proposte da noi avanzare nel corso della trattativa di rinnovo del 2013 con il non dimenticato «documento Colla». Abbiamo ora visto le nostre proposte discusse e in parte recepite, la qual cosa ci porta a poter dire che la nascita della nostra Associazione è servita quindi anche a questo!. Una nostra presenza al tavolo, a fianco di ANEF, avrebbe potuto consentire un risultato ancora migliore, con accordi di maggior favore per tutte le categorie coinvolte, che avrebbero visto il CCNL quale strumento di ulteriore garanzia di occupazione in cambio di maggiore flessibilità operativa e sgravi fiscali e contributivi. Siamo ormai abituati ad attendere… Ci auguriamo che questo si renda possibile al prossimo rinnovo tra tre anni.

DECRETO FUNI
Nella fase di discussione del cosiddetto «Decreto Esercizio», di prossima emanazione, la nostra Associazione ha più volte sensibilizzato il Ministero dei Trasporti ad affrontare entro breve la questione relativa al mantenimento in esercizio delle funi. Questo al fine di definire prima dell’inizio della stagione di manutenzione le nuove regole che si era richiesto di adottare. Le nostre istanze sono state accolte, la parte riguardante le funi è stata stralciata ed è confluita in uno specifico provvedimento (il D.M. 18/5/2016 nr. 144) molto più favorevole alle necessità delle nostre aziende, seppur sempre con la dovuta attenzione al rispetto dei canoni di sicurezza.

DECRETO MADIA
In data 19/8/2016 il Presidente della Repubblica ha emanato il D.LGS 175- Testo Unico in materia di società a partecipazione pubblica. Fra la versione approvata dal Governo e il testo definitivo è stato inserito il comma 7 all’art. 4 che recita: «Sono altresì ammesse le partecipazioni nelle società aventi ad oggetto sociale prevalente la realizzazione e la gestione di impianti di trasporto a fune per la mobilità turistico-sportiva eserciti in aree montane». Si è risolto così l’annoso problema in capo a enti pubblici e piccoli comuni di mantenimento degli impianti sciistici nelle località montane. Determinante l’azione della nostra Associazione. Un particolare ringraziamento va al Ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie, onorevole Enrico Costa, sempre attento alle esigenze della nostra categoria.

IMU
È storia recente il provvedimento della Corte di Cassazione Veneto che ha assimilato le nostre aziende ad aziende turistiche e che conseguentemente a ciò ha assoggettato alla tassazione IMU gli impianti a fune. Le conseguenze economiche e non solo sono note a tutti. Federfuni Italia si è subito attivata ed ha ottenuto un’audizione alla Commissione Finanze della Camera dei Deputati dove ha difeso fermamente la propria attività di trasporto. Ha quindi perseguito una attiva campagna di contestazione del provvedimento e di richiesta di revisione della normativa da parte del Governo, anche al fianco di UNCEM nazionale. Possiamo ora dire che la questione è sostanzialmente risolta: la legge 208/2015 «legge di Stabilità» ai commi 21 e seguenti ha normato i provvedimenti di esenzione dei cosiddetti «imbullonati» che, di fatto, contemplano anche gli impianti a fune. La successiva circolare 2/2016 ha tradotto in pratica tali esenzioni.

Le prossime sfide
da affrontare e vincere
Federfuni Italia dovrà ora occuparsi di:
a)    Decreto Esercizio
b)    Decreto Infrstruttura
c)    Finanziamento leggi 140/99 e 166/02 a sostegno degli investimenti
d)    Nuovo Decreto Madia sui contratti pubblici
e)    Revisione legge 363/2003 e nuovi contributi

DECRETO ESERCIZIO
Sono state completate la revisione e la nuova stesura del Decreto Esercizio che regolamenterà il nostro settore per i prossimi anni. L’argomento  è di estrema importanza e molto delicato. La discussione è stata affrontata con tutte le necessarie cautele e analisi atte a una rapida approvazione ma anche e soprattutto a una attenta considerazione. Federfuni ha ottenuto l’inserimento dei propri tecnici nella commissione ministeriale che se ne è occupata. Abbiamo partecipato alle riunioni convocate dal Ministero con le altre Associazioni (ANEF, ANITIF e ACIF) e contribuiremo ai lavori come sempre in maniera determinata nell’interesse dei nostri associati. Il testo del Decreto è stato inviato all’Unione Europea ed è ritornato con alcune richieste di chiarimento.

DECRETO INFRASTRUTTURA
La recente emanazione del Decreto Infrastruttura ha costituito una importante innovazione sotto il profilo tecnico-progettuale per la costruzione dei nuovi impianti a fune. Il Decreto, che ha avuto un lungo periodo di gestazione, nella sua applicazione pratica ha già evidenziato alcuni limiti e problematiche che richiederanno nei prossimi anni un processo di aggiornamento e correzione. L’argomento è di estrema importanza e molto delicato. La discussione dovrà essere affrontata con tutte le necessarie cautele e analisi che ne consentano sia una rapida approvazione che, anche e soprattutto, una attenta considerazione. Federfuni ha ottenuto l’inserimento dei propri tecnici nella commissione ministeriale che se ne occuperà. Parteciperemo alle riunioni convocate dal Ministero con le altre Associazioni (ANEF, ANITIF e ACIF) e contribuiremo ai lavori come sempre inm maniera determinata nell’interesse dei nostri associati.

FINANZIAMENTO LEGGI 140/1999 E 166/2002
UN CONTRIBUTO PER LE REGIONI A STATUTO ORDINARIO
Questo è un tema a tutti noi molto caro. Lo consideriamo una sorta di redistribuzione degli interventi pubblici nel nostro settore. Troppe volte ci siamo ritrovati di fronte a situazioni che hanno visto importanti interventi pubblici a sostegno di aziende che operano nelle regioni a statuto speciale del Nord Italia. Troppe volte abbiamo sentito forte la concorrenza di queste realtà verso le  nostre stazioni che debbono vivere solo, o in larga parte, dell’intervento di privati, siano essi singoli imprenditori o gruppi più compositi di operatori economici. Troppe volte i nostri bilanci hanno presentato e presentano tuttora passivi importanti dovuti quasi esclusivamente all’ammortamento delle spese riferite a importanti investimenti effettuati solamente con capitali propri. Riteniamo che  sia giusto che il sostegno pubblico che avviene in queste realtà debba avvenire anche nelle regioni a statuto ordinario che però, purtroppo, a causa del continuo taglio delle risorse si trovano ormai nell’impossibilità di effettuare qualsiasi intervento. Ecco che allora diventa una priorità il rifinanziamento da parte dello Stato di queste due leggi che hanno consentito nei primi anni 2000 un forte rinnovamento degli impianti di risalita nelle stazioni situate nelle regioni a statuto ordinario. Riteniamo che questo sia il momento giusto per colmare, almeno in parte, il forte divario tra i diversi territori. Le nostre società vivono un periodo di grandi difficoltà e forte è il rischio di chiusura. Richiediamo l’attivazione di forme di sostegno, non di sussidio, alle nostre aziende che muovono l’interno turismo della montagna italiana e tutta la sua filiera economica, garantendo occupazione, sviluppo e prosperità a territori che diversamente verrebbero ocompletamente abbandonati. Su solleciazione della nostra Associazione, la Regione Piemonte si è resa disponibile a fare da capofila nei confronti del Governo. Il presidente Sergio Chiamparino ha scritto ad alcuni colleghi di altre regioni, ottenendo un pronto riscontro  di adesione all’iniziativa. La discussione si sposta ora in sede parlamentare nella fase di dibattito della Legge di Stabilità 2016.

DECRETO MADIA SUI CONTRATTI PUBBLICI
Il tema delle concessioni per la costruzione ed esercizio degli impianti è alquanto delicato, soprattutto dopo l’emanazione della direttiva europea che ne impone la messa a gara. Il nuovo Decreto Madia sui contratti pubblici recepirà tale norma. La nostra Associazione si è pertanto  attivata nei confronti del Governo e dei Presidenti di tutte le regioni coinvolte per chiedere un raccordo normativo fra le disposizioni del Decreto Madia nr. 175 e del  decreto «in itinere», segnalando la necessità di una previsione normativa che escluda dalle modalità di affidamento ad evidenza pubblica le società di impianti a fune, quantomeno quelle società riadenti nelle casistiche di cui al citato art. 4 comma 7 del D. LVO 175/2016 (Società a partecipazione pubblica).

REVISIONE LEGGE 363/2003 E NUOVI CONTRIBUTI
Si è tenuta martedì 25 ottobre a Roma, alla presidenza del Consiglio dei Ministri, presso  la segreteria del sottosegretario Luca Lotti, la prima riunione per la revisione della legge nr. 363 sulla sicurezza in pista. Oltre all’onorevole Roger De Menech erano presenti tutte le parti interessate ad una nuova regolamentazione della legge. La FISI era rappresentata dal presidente Flavio Roda. Federfuni Italia era rappresentata dal vicepresidente vicario Andrea Colla e dal consigliere Giampiero Orleoni, presidente di ARPIET (Associazione Regionale Piemontese). Erano anche presenti altri soggeti portatori di interesse, fra i quali gli impiantisti di ANEF, l’ANPAS-CRI, i Maestri di Sci con COLNAZ e AMSI, Special Olympics e FISIP, l’Associazione «Il sorriso di Matilde», la trasmissione RAI «Linea Bianca», i gruppi sportivi dell’Esercito rappresentati dal colonnello Marco Mosso. L’incontro è stato positvio ed è stato predisposto un disegno di legge che a breve inizierà il proprio iter in Parlamento. Federfuni Italia ha apportato un contributo fondamentale alla stesura del testo di legge prevedendo alcuni aspetti altamente innovativi ripresi dalla normativa regionale piemontese (L.R. 26/1/2009 nr.2 e S.M.I).

Created: Mercoledì, 09 Novembre 2016 13:53
Category: Portfolio
L'evoluzione dei controlli
magneto-induttivi sulle funi

Presso la sede di «Trentino Sviluppo Spa», a Rovereto, nella giornata del 21 ottobre si è svolto il convegno «L'innovazione nei controlli non distruttivi delle funi metalliche nei diversi settori: funiviario, sollevamento e ascensori». Riportiamo gli interventi di Renato Toros e di Silvio Dalmaso del Servizio impianti a fune e piste da sci della Provincia Autonoma di Trento

Renato Toros
Studio Tecnico Ingegneria
Funiviaria, Gorizia
Il metodo magneto-induttivo è stato sperimentato per la prima volta negli anni cinquanto ed applicato al settore funiviario nei decenni successivi. All'inizio degli anni '70 anche in Italia sono iniziati i controlli alle funi di impianti funiviari in servizio pubblico, effettuati con detector a solenoide in CC alimentati a batterie (100A) di produzione svizzera. L'esecuzione pratica dei controlli, specie sulle funi portanti, risultava oltremodo difficoltosa per problemi elettrici e pericolosa (soprattutto nel passaggio dei sostengi di linea, per il notevole peso delle apparecchiature).
Alcuni anni dopo sono comparsi i primi detector a magneti permanenti che hanno reso i controlli più agevoli per le ridotte dimensioni e l'assenza di alimentazione esterna. Contemporaneamente però sono sorti nuovi problemi dovuti alla magnetizzazione che poteva creare alcuni inconvenienti nel posizionamento sulle funi, specie se portanti con sostegni di linea o cavallotti. Un notevole passo avanti nel controllo delle funi portanti, sia per la semplicità di esecuzione che per la sicurezza del personale è avvenuta con la realizzazione dei primi apparecchi ad «U rovesciato» (1984) approvati dal Ministero dei Trasporti. Con l'impiego di nuovi materiali ad elevatissima energia è stato possibile realizzare detector di dimensioni relativamente ridotte, in grado di magnetizzare anche le funi di maggior diametro, coprendo in pratica tutta la gamma presente sugli impianti funiviari italiani. Recentemente sono stati anche realizzati detector di tipo aperto (senza bobina inferiore) molto compatti a «C roversciato», per concentrare la magnetizzazione sulla fune minimizzando quella dispersa non solo sulle scarpe di appoggio dei sostegni, ma anche sulle relative carpenterie, sempre in materiale ferromagnetico. Si rammenta a questo proposito quanto sancito dal recentissimo Decreto nr. 144 dd 18/5/2016 che intorduce l'obbligo di «controlli specifici» periodici non solo ai tratti di fune portante soggetti a flessione ciclica poggianti sulle scarpe di stazione o sulle carrelliere (Circolare nr. 1/98 del Ministero dei Trasporti), ma anche su quelli interessati dalle scarpe dei sostegni di linea. I metodi di controllo non distruttivo strumentale delle funi che l'attuale tecnologia prevede sono essenzialmente due: il controllo radiografico e quello magneto-induttivo. Mentre nelle stazioni il controllo radiografico, con i suoi noti limiti, può essere ancora accettabile, diventa oltremodo difficoltoso (specie per la Normativa Antinfortunistica) sulle scarpe dei sostegni per cui in linea di massima si dovrà optare per il metodo magento-induttivo che è in grado, anche in presenza di segnali extra-fune, con opportuni accorgimenti (ad esempio spostando leggermente la fune muovendo le vetture sulla campate, ove possibile) applicando il principio di sovrapposizione degli effetti, di ispezionare tutti i punti critici della fune (la difettologia è ormai nota). Giova anche rammentare che il summenzionato Decreto delega al costruttore la scelta della metodologia di controllo, che dovrà essere precisata nel MUM (Manuale di Uso e Manutenzione dell'impianto).

Silvio Dalmaso
Servizio impianti a fune e piste da sci, Provincia Autonoma Trento
Il laboratorio Tecnologico Impianti a Fune di Trento è stato costituito dalla Legge Regionale 16 aprile 1968, nr 3, con lo scopo di soddisfare le crescenti richieste di verifiche, prove e ricerca, provenienti dal mondo funiviario. Fra le varie prove eseguite, il controllo e collaudo funi assieme all'estensimetria, sono stati i settori che si sono maggiormente sviluppati. I tecnici del Latif, hanno eseguito per anni controlli magnetoinduttivi sulle funi di tutto il territorio regionale. Il laboratorio ha potuto concentrare le proprie energie sull'attività di omologazione e verifica periodica dei detector utilizzati da privati e enti, per gli esami magnetoinduttivi. Con la circolare 4902 del 15 dicembre 1977 il Ministero autorizzava l'uso di apparecchi di proprietà di esercenti o ditte, purchè con caratteristiche non inferiori a quelli in possesso del Centro Sperimentale Impianti a Fune di Montecompatri (Roma). L'uso di nuovi detector era condizionato da una verifica delle prestazioni per confronto con lo strumento di riferimento Integra, in possesso del Ministero. Con la sospensione dell'attività del C.S.I.F. il Latif è stato autorizzato nell'agosto 1995 ad eseguire verifiche e prove di confronto su detector. In seguito la pubblicazione della norma UNI EN 12927-8.2005, il Laboratorio si è attivato affinché venisse abbandonato l'ormai «tecnicamente obsoleto» metodo di confronto e applicata la norma specifica. La nuova norma UNI EN ha portato un significativo miglioramento specialmente per quanto riguarda la metodologia utilizzata per verifiche periodiche del detector. In particolare, a differenza del vecchio metodo di verifica periodica che richiedeva la sola misura dell'induzione in aria nel detector, con l'entrata in vigore della UNI EN 12927-8.2005, si verifica l'intera catena di misura (circuito magnetico, bobine, cavo e scrivente/acquisitore). Il Laboratorio Latif ha messo a punto e successivamente affinato una procedura per realizzare le funi test di tipo chiuso in accordo alla UNI EN 12927-8.2005, riuscendo nel corso degli anni a predisporre un campionario di funi che va da un diametro di 22 fino a 120 mm. Un problema non ancora risolto che impegnerà nei prossimi anni il personale del Laboratorio Latif, è la realizzazione di funi test del tipo a trefoli, indispensabili per capire il comportamento dei detector su quel tipo di fune. Grazie alle attrezzature di eccellenza di cui dispone il Latif il laboratorio è diventato il centro di riferimento italiano.
L'applicazione della norma è a regime, gli apparecchi vengono periodicamente verificati e i tecnici stimolano un aggiornamento di scriventi o apparecchi ormai superati. Come è avvenuto per il Centro di Esami CICPND metodo MIT del Laboratorio Latif, nato per risolvere le esigenze di certificazione del personale che esegue controlli e.m.i. sugli impianti funiviari in Italia, e ora utilizzato anche dal settore sollevamento e ascensoristico, anche le operazioni di omologazione e verifica dei detector stanno seguendo lo stesso percorso e ne è testimonianza la recente realizzazione delle funi test da 95 e da 120 mm di diametro.

Created: Mercoledì, 09 Novembre 2016 13:53
Category: Portfolio
L'insegnamento dello sci
tra tecnica e tecnologia

Il 5 novembre si è svolto a Sommacampagna il tradizionale Convegno Nazionale dei direttori delle scuole di sci organizzato dall’Associazione Maestri Sci Italiani in collaborazione con il Collegio Nazionale della categoria. All’ordine del giorno tanti argomenti di attualità quali la revisione dei metodi di classificazione degli allievi, il «rapporto digitale» tra gli stessi allievi e le scuole,  la figura e l’attività del maestro  come risultano da un’indagine demoscopica oltre a tematiche giuridiche e fiscali

Il Convegno Nazionale Direttori Scuola 2016, organizzato da AMSI (Associazione Maestri Sci Italiani) in collaborazione con il COL.NAZ (Collegio Nazionale Maestri), si è svolto a Sommacampagna (Verona) sabato 5 novembre presso il «DB Verona Airport Hotel & Congress». Il tradizionale appuntamento che porta alla ribalta il mondo dell’insegnamento e la sua importante funzione nel panorama del movimento sciistico italiano,  ha visto quest’anno la partecipazione di oltre 140 direttori di scuole di sci (alpino e nordico) e snowboard che, per l'occasione, sono giunti da tutta Italia.  Il Convegno Nazionale Direttori Scuola ha cadenza annuale ed è sempre un momento di incontro e confronto importante per chi ricopre la responsabilità di guidare gli organici delle Scuole, vale a dire 14.000 professionisti professionisti della neve distribuiti tra le Alpi e gli Appennini. I lavori congressuali sono iniziati in mattinata con il saluto rivolto ai presenti da parte dei Presidenti dell’ AMSI (Maurizio Bonelli) e  del COL.NAZ (Luciano Magnani). Nel primo intervento Giacomo Bisconti, responsabile tecnico Co.Scu.Ma (la Commissione Scuole e Maestri della FISI) per lo sci alpino, ha trattato l’argomento del «Progetto Tecnica Certificata» che sta vedendo i tre Enti al lavoro su una nuova classificazione per gli allievi della Scuola Italiana Sci e che avrà anche un’innovativa «piattaforma digitale» di condivisione tra allievo e la Scuola Sci / Snowboard. È stata quindi la volta del dottor Massimo Feruzzi dell’agenzia JFC che ha tenuto una relazione dal titolo  «30 minuti per il futuro»: si è trattato di una interessante analisi su alcuni aspetti dell’attività del maestro di sci su cui si può operare per migliorare la professione. Il lavoro è nato a seguito di un’attività d’indagine svolta a livello nazionale dalla stessa JFC (www.jfc.it) che, all’interno delle ricerche svolte  come Osservatorio Italiano del Turismo Montano, ha consentito la raccolta e l’analisi di diversi dati riguardanti la «Scuola Italiana Sci» e i suoi interpreti, vale a dire i maestri di sci (alpino e nordico) e snowboard. Nel primo pomeriggio, con la presenza di Enrico Cuman, responsabile marketing AMSI, sono state presentate tutte le principali  attività promozionali e le  convenzioni rivolte ai professionisti della neve. Si è poi passati all’argomento «AMSI a tutto digital», titolo quantomai significativo  scelto dal relatore Mirko Soffia di Nextep per parlare degli strumenti utili a scuole e maestri per operare correttamente nel mondo 2.0. Ultimo (ma non certo per importanza) argomento della giornata, il tema «Aggiornamento Fiscale – Previdenziale». Si è trattato in particolare della collaborazione da parte di maestri di sci italiani e stranieri con le Scuole.  Altri argomenti: lavoro accessorio e voucher con i nuovi obblighi per i datori di lavoro; collaborazione di maestri e scuole di sci con Associazioni Sportive Dilettantistiche (A.S.D.) ed Enti Sportivi; antipedofilia e defibrillatore; novità del D.L. 249/2016 «Collegato alla Finanziaria 2017». Relatore  il dottor Rudi Serafini.

www.amsi.it

Created: Mercoledì, 09 Novembre 2016 12:13
Category: Portfolio
Tags: Impianti Di Risalita
 

L’anno 2017 è stato particolarmente produttivo per lo stabilimento italiano del gruppo austriaco di Wolfurt. In riva all'Adige sono stati realizzati ben sette impianti ad ammorsamento automatico, tra i quali la D-Line di Canazei, una anteprima nazionale per quanto riguarda l'innovativa tecnologia funiviaria che la caratterizza. Oltre che in Alto Adige, altre realizzazioni importanti sono state messe in opera lungo tutto l'arco alpino, dal Piemonte (Alagna, Bardonecchia) alla Lombardia (Livigno) al Trentino (Canazei, Folgarida). Tra gli impianti speciali figurano la nuova funivia Postal-Verano e due importanti interventi per l’estero, una cabinovia per la località cinese di Lushan e un «People Mover» per l’aeroporto che serve la capitale russa

 

NUOVI IMPIANTI IN ITALIA
Verano (Bolzano) Funivia 35-ATW Postal-Verano
Sabato 7 ottobre è stata aperta al pubblico la nuova funivia Postal – Verano, tra gli omonimi comuni della valle dell’Adige, nei pressi di Merano. Il nuovo impianto finanziato dal comune di Verano, a doppia fune portante, ha sostituito la vecchia piccola funivia costruita nel 1958 ed ormai non più adeguata a sostenere il pendolarismo urbano affiancato da quello turistico, quest’ultimo in continuo aumento negli ultimi anni anche grazie al trasporto delle bici. Due cabine completamente vetrate e dal design inedito viaggiano a 10 m/s aumentando la portata dalle precedenti 100 alle attuali 360 persone/ora; si è passati da 5 ad un solo sostegno. La soluzione a doppia fune portante ha consentito di aumentare la disponibilità del servizio anche in caso di forte vento, e di scongiurare gli accavallamenti sul tratto superiore della linea, che a volte si verificavano sul vecchio impianto. Degna di nota è anche l’architettura delle due stazioni, opera dello studio «WN Architects» di Bolzano.

Val Senales (Bolzano)
Cabinovia 10-MGD Lazaun
La nuova cabinovia Lazaun parte dal fondovalle nei pressi dei parcheggi e risale il versante opposto al famoso ghiacciaio della Val Senales, sostituendo una vecchia seggiovia a morse fisse ormai non più adatta alle richieste della clientela. Sull’impianto 22 cabine (in seguito 30) viaggeranno a 6 m/s percorrendo il tracciato di 1,2 chilometri in circa 5 minuti.

Canazei (Trento)
Cabinovia 10-MGD D-Line Alba – Ciampac
La nuova cabinovia, grazie alla portata oraria di 2000 persone all’ora espandibili a 2400, consente di raggiungere il Ciampac in soli 5 minuti senza più attese e seduti nel massimo comfort su comode panche imbottite in pelle, con gli sci incastrati nel pavimento. «Verrà eliminato il collo di bottiglia che si crea ad Alba in alta stagione - diceTullio Pitscheider, presidente della Funivia Ciampac e Contrin, promotrice dell’intervento con la Sitc - quando non è garantito un passaggio veloce degli sciatori che magari rinunciano a diverse discese sulla pista nera Ciampac, fiore all’occhiello della skiarea, a causa delle code che si generano a valle nello snodo con il Belvedere». Per la prima volta in Italia è stato realizzato un impianto D-Line, la tecnologia funiviaria del futuro, con caratteristiche tecniche molto interessanti. Massimo comfort per i passeggeri, silenziosità di funzionamento, manutenzione semplice e veloce rendono la D-Line un prodotto di prima classe, con componenti e sistemi frutto di una progettazione completamente nuova. Le nuove cabine offrono molto più spazio e comfort rispetto alle cabinovie a 10 posti realizzate fino ad ora, con grande spazio per le gambe, una nuova altezza e panche più ampie. Per garantire il particolare comfort dei passeggeri e del personale operativo, questa nuova generazione di impianti a fune è stata progettata per livelli di rumorosità e vibrazioni estremamente bassi. La Val di Fassa si presenta quindi con una novità nazionale che sicuramente sarà in grado di soddisfare ed entusiasmare le migliaia di ospiti che ogni giorno scelgono il Dolomiti Superski per le proprie vacanze all’insegna del divertimento sulla neve.

Folgarida/Dimaro (Trento)
Seggiovia 4-CLD Malghette
Il nuovo impianto sostituisce una seggiovia triposto risalente al 1987, su una linea che da sempre realizza il collegamento di rientro degli sciatori da Madonna di Campiglio verso Marilleva e Folgarida e che spesso ha visto lunghe code di attesa per il rientro. L’ammorsamento automatico consente di dimezzare il tempo di viaggio, aumentando il comfort grazie anche alle seggiole carenate.

Livigno (Sondrio)
Cabinovie 2x 10-MGD  Livigno - Baite Pel – Lago Salin
La storica linea di Livigno nella zona del Carosello 3000 giunge alla terza generazione, con una totale sostituzione dei vecchi impianti con due cabinovie decaposto consecutive che totalizzano 3 km di lunghezza disposti su un dislivello di 900 metri. Di notevole importanza anche le strutture civili per le tre stazioni, completamente in muratura. La nuova cabinovia di San Rocco segna un passo decisivo nel rinnovamento delle infrastrutture di Livigno, elevando ulteriormente l’experience della clientela appassionata di sport outdoor sia invernali che estivi.

Bardonecchia (Torino)
Seggiovia 6-CLD Fregiusia – Plateau
L’impianto 6-CLD «Fregiusia– Plateau» sostituisce una seggiovia biposto ed una sciovia. Dopo la cabinovia realizzata nel 2006, con la nuova seggiovia si intende portare un ulteriore ammodernamento e una ulteriore valorizzazione del comprensorio sciistico dello Jafferau, mettendo a disposizione degli utenti un impianto di ultima generazione con collegamento temporaneo dei veicoli, in grado di offrire sia una elevata portata di trasporto che tempi ridotti di ricircolo e un elevato comfort di viaggio. La nuova seggiovia ha il duplice compito di ricircolo degli sciatori nella parte mediana del comprensorio, servendo le piste ancora quasi interamente nella parte boscata, e di arroccamento per gli sciatori che vogliono sfruttare la parte alta del comprensorio. Il nuovo impianto consentirà, con un’unica tratta, di raggiungere le seggiovia Pina del Bosco – Testa del Pan, in modo da diminuire drasticamente i tempi di avvicinamento alla zona più nota ed interessante del comprensorio, eliminando l’attuale necessità di utilizzare due impianti.

Alagna Valsesia (Vercelli)
Seggiovia 4-CLD Cimalegna
La realizzazione di questo impianto ha come scopo primario l’aumento di portata dell’impianto Funifor che collega Pianalunga con il Passo dei Salati. Con la realizzazione della nuova seggiovia si riesce a raddoppiare l’attuale portata fino al Passo dei Salati raggiungendo le 2.000 persone/ora.  La posizione della stazione di monte favorisce un facile accesso alla famosa discesa freeride denominata «Balma», mentre la scelta dell’agganciamento automatico con seggiole carenate presenta la soluzione ideale all’interno di un comprensorio grande come il Monterosaski. La realizzazione di un magazzino completamente automatico per il ricovero delle seggiole consente di ricoverare tutti i veicoli all’interno del magazzino in breve tempo, per proteggerli dalle intemperie aumentando notevolmente la loro durata.

Ortisei (Bolzano)
Sciovia 1-SL Furdenan
La sciovia «Furdenan» in Val Gardena è stata sostituita da un moderno impianto, che vede lo spostamento della stazione a monte in direzione sud-ovest e della stazione a valle in direzione sud-est. L’argano motore è dotato di un motore in corrente alternata con alimentazione tramite «inverter» che consente una regolazione continua della velocità in un ampio campo a seconda del tipo di clientela e delle esigenze di portata.

AMMODERNAMENTI IN ITALIA
San Marino
Funivia 50-ATW Borgo  Maggiore – Monte Titano
Ogni anno numerosi impianti vengono sottoposti a revisioni quinquennali, decennali o ventennali e Doppelmayr effettua autonomamente, o in collaborazione con le società esercenti, tutti i lavori richiesti dalla normativa vigente. Tra i circa 30 interventi eseguiti è degno di nota l’intervento effettuato a San Marino. Nella primavera 2017 si è completata la revisione ventennale della funivia Doppelmayr, che oltre ai consueti controlli previsti dalla normativa ha previsto la sostituzione dell’azionamento elettrico e l’installazione di nuove cabine, nonché alcuni lavori di ammodernamento degli interni delle stazioni. Le nuove cabine, dal design moderno e completamente vetrate, consentono ai turisti di godere dello splendido panorama durante la salita, e grazie agli schermi installati all’interno, consentono di fornire informazioni utili su manifestazioni, previsioni meteo e notizie utili.

NUOVI IMPIANTI ALL'ESTERO
Continua l'importante ruolo di Lana nella collaborazione con le altre sedi internazionali del gruppo, che ha portato alla progettazione e realizzazione di soluzioni o elementi tecnici per impianti speciali di grande prestigio e spettacolarità.

Mosca (Russia)
Cable Liner Shuttle Sheremetyevo Airport
Su una distanza di più di due chilometri di lunghezza, il «people mover» collegherà i terminal nord-sud dell'aeroporto di Mosca con un tracciato completamente in galleria. Sheremetyevo è il più grande aeroporto della Russia ed è collegato con oltre 300 destinazioni internazionali. Il nuovo sistema di trasporto garantirà ai passeggeri un miglior comfort per i trasferimenti interni, 24 su 24, 365 giorni all'anno. A Lana sono stati progettati e realizzati i due argani motori e le due unità di rinvio; i lavori procedono alacremente senza nessuna interruzione nell’esercizio aeroportuale, ed il montaggio è stato completato a settembre. La consegna dell’impianto è prevista per gennaio 2018, in tempo per il Campionato Mondiale di calcio in Russia, all’inizio di giugno 2018.

Lushan (Cina)
Cabinovia 30-TGD
Il nuovo impianto a fune fornisce un significativo miglioramento del comfort per i visitatori di Lushan, una delle più popolari destinazioni turistiche della Cina. Esso opererà in estate e in inverno sostituendo un servizio di autobus lungo una strada molto tortuosa e lunga 15 chilometri. La regione è stata designata come sito patrimonio mondiale dell'UNESCO nel 1990. La funivia attraversa l'area protetta con facilità, grazie ad una campata di quasi 1.600 metri di lunghezza senza sostegni. Dal 27 luglio 2017 è iniziato l’esercizio della prima cabinovia trifune della Cina. Anche lo stabilimento italiano di Lana (BZ) ha partecipato alla realizzazione dell’opera.
www.doppelmayr.com

Created: Mercoledì, 09 Novembre 2016 12:13
Category: Portfolio
Festa grande di compleanno
per una rete lunga 70 anni

L’8 ottobre scorso si è celebrato  l’anniversario di fondazione della Fabbrica Artigianale Reti fondata da Battista Ribola nel 1946 e portata nel tempo dal figlio Mario, nato nello stesso anno, ad un livello di eccellenza che ne fa oggi l’azienda leader in Italia e in Europa nella lavorazione dei fili di fibre sintetiche per la realizzazione  di una vastissima gamma di prodotti per  molti settori applicativi, tra i quali il mondo della montagna bianca e delle piste da sci. Tra lo stabilimento di Provaglio d’Iseo che sarà prossimamente ampliato e il ritrovo conviviale a Borgo Santa Giulia, oltre duecento ospiti si sono stretti attorno a Mario Ribola e alla sua famiglia per festeggiare l’evento ed augurare un futuro felice come il passato e ancora tutto da scrivere

Momenti di commozione, qualche lacrima tanta  allegria. Ricordi del passato, progetti per il futuro nella storia di un uomo e di un’azienda che hanno compiuto insieme 70 anni dentro la rete di un destino che per loro non è  per niente e non soltanto un’immagine metaforica. Una sarabanda di belle emozioni ha percorso la grande festa di compleanno che l’8 ottobre scorso ha celebrato nella Franciacorta, tra Provaglio d’Iseo e lo splendido Borgo Santa Giulia a Timoline di Corte Franca (servizio impeccabile, ottimo pranzo),  l’importante anniversario di un’azienda che è leader in Italia e in Europa nella produzione di reti in fibre sintetiche per lo sport, l’industria, l’antinfortunistica, il tempo libero, l’agricoltura, la pesca. La FAR (Fabbrica Artigianale Reti) di Provaglio d’Iseo è nata ufficialmente il 9 luglio 1946 quando Battista Ribola (classe 1915), artigiano costruttore di reti per i pescatori del Lago d’Iseo e per l’uccellagione da «roccolo», iscrisse la sua impresa all’Ufficio Provinciale del Commercio e dell’Industria di Brescia; Mario Ribola, terzo figlio di Battista dopo Luigi e Giuseppina e prima di Franca, è nato a Sale Marasino l’11 luglio 1946, ha imparato dal padre a costruire reti con fili di cotone e canapa a 10 anni e poi nel tempo con genialità, intuito, intraprendenza e tanto lavoro ha fatto decollare quella piccola impresa a livelli internazionali cavalcando prontamente negli anni Sessanta la «rivoluzione della plastica» (dai fili di canapa e cotone ai fili di polietilene, polipropilene, poliestere, nylon) e diversificando, dilatando progressivamente la produzione ad una gamma di applicazioni vastissima. 

Il protagonista di una storia
costruita con intelligenza e passione
Insomma, non poteva che essere lui, «il Mario», il protagonista della festa. Lui che dopo aver dispensato grasse risate tavolo per tavolo con il suo sterminato repertorio di barzellette si è asciugato gli occhi dietro gli occhiali, si è soffiato il naso e ha sconfitto il magone quando ha ricevuto dai suoi dipendenti («Non ho mai dovuto licenziare nessuno») la targa che gli hanno donato per i settant’anni dell’azienda  e per i suoi; lui che pure ricorda sempre di far parte di una famiglia nata dall’amore tra papà Battista, il fondatore, e quella gran donna di Isabella Archetti, la sua mamma: «Sono circondato da figli e nipoti che rappresentano il futuro. Se saranno interessati a continuare il nostro lavoro gli darò una mano». C’erano tutti, naturalmente, «i figli e i nipoti», insieme a oltre duecento ospiti tra amici, collaboratori, fornitori, clienti, giornalisti  che si sono trovati davanti ai capannoni dello stabilimento di Provaglio d’Iseo dove 13 telai, 3 orditoi e altri macchinari tessili d’avanguardia nel 2015 hanno prodotto e venduto 500 mila kg di reti per 50 Paesi del mondo alimentando un fatturato di oltre 6 milioni di Euro («Il fatturato negli ultimi anni è cresciuto costantemente del dal 3 al 5%»).  Hanno organizzato tutto loro, «i figli e i nipoti»,  «mi hanno anche fatto mettere questa camicia qui con le iniziali M.R.»: Isabella, la figlia di 39 anni,  sposata con Federico Consoli, che l’ha reso nonno ragalandogli i due nipotini gemelli Leonardo e Riccardo; Antonello e Massimiliano, i figli della sorella Franca; Marilde (moglie di Andrea, mamma di Giosuè e di Giacomo) e Anna, le figlie della sorella Giuseppina detta «Giusy». E naturalmente, sempre accanto a lui, c’era Rita, la donna della sua vita, sua moglie da quarant’anni, con quegli occhi di smeraldo dei quali si innamorò il giovane scatenato che oltre a far crescere l’azienda fondata da papà Battista praticava corsa a piedi, ciclismo, vela, sci alpinismo, apriva vie di sesto grado sull’Adamello, faceva spericolate gare di motocross. «Era un vulcano – ricorda la signora Rita Bianchi in Ribola – con una voglia di vivere e una carica di entusiasmo travolgenti. Io ero l’opposto, timida e riservata. La sua personalità mi ha dato la scossa, mi ha conquistata».  Rita l’ha seguito anche in azienda («Lavoro ancora oggi, ogni giorno, a fianco di Mario, come mia figlia e i miei nipoti») e il vulcano non ha mai smesso di produrre lapilli e lava infuocata di idee, progetti, investimenti come nel suo essere scorresse una corrente di perenne giovinezza. «Come sto oggi a settant’anni? – si chiede il Mario – Come se ne avessi venti, tale e quale…».
 

Nello stabilimento di Provaglio
dove lavorano macchine meravigliose
Esprime il concetto mentre sta facendo visitare agli ospiti lo stabilimento di Provaglio d’Iseo aperto nel 1997 su un’area produttiva di 8500 mq, dopo il trasferimento dalla prima sede di Sulzano dove erano arrivati i primi telai d’occasione «che all’inizio si facevano andare a mano perché mancava ancora la corrente». Ecco le «cantre» su cui vengono ordite le rocche di filo per riempire i «subi» a loro volta montati sui telai per la tessitura che comporrà le diverse trame; ecco i telai «raschel» (tipi di telaio con aghi), macchine di impressionante e affascinante complessità costruttiva che tessono con miracolosa precisione e secernono semilavorati di diverse trame, diversi spessori, diverse dimensioni; ecco macchine che torcono e annodano cordini e cordoni dai diversi diametri e per diversi utilizzi; ecco dime per comporre «quadri» di reti rinforzate all’interno con fili di acciaio per arrampicate artificiali e parchi giochi. E poi il reparto confezione dove si taglia, si borda, si dimensiona secondo le esigenze e le committenze; l’angolo riservato ancora alla pesca curato in particolare dalla sorella Franca; una dipendente che fa vedere come si facevano una volta le reti a mano («Mi ha insegnato proprio il signor Mario, che è bravissimo»); il «plotter» per  stampare i marchi con cui clienti e sponsor possono personalizzare le loro reti; il laboratorio con i macchinari e gli strumenti che valutano scientificamente capacità di tenuta, elasticità e resistenza delle diverse tipologie di prodotto. Produzione industriale dall’anima artigianale, specializzazione,  qualità certificata nel 2006 secondo le norme UNI EN ISO 9001. Dallo stabilimento  di Provaglio escono reti di protezione e delimitazione per piste da sci («La prima prodotta nel 1964 per proteggere un punto particolarmente pericoloso sulla pista del Corno d’Aola a Ponte di Legno»), reti per tutti gli altri sport (calcio, calcetto, tennis, pallavolo, beach volley, beach tennis, hockey, pallamano, pallanuoto), reti anticaduta (certificate secondo la norma UNI EN 1263-1), reti di recinzione, reti per parchi gioco e parchi avventura, reti per la caccia, per la pesca e gli allevamenti ittici, per l’agricoltura (antigrandine, raccolta olive)  e per l’attività venatoria.

La prossima tappa dello sviluppo:
le «reti sottili» e l’abbigliamento
Ma per il vulcano non basta ancora. Come negli anni Novanta la sede di Sulzano era diventata non più sufficiente a sostenere una produzione che cresceva costantemente, anche oggi lo stabilimento di Provaglio non basta più per i prossimi progetti. Bisogna allargarsi. Finalmente si sono sbloccati i permessi per utilizzare ad uso industriale 3000 dei 9000 metri quadrati che la FAR aveva da tempo acquistato nel terreno adiacente l’attuale stabilimento. «È tutto a posto – dice Marco Simonini, sindaco di Provaglio dal 2014 -  Abbiamo approvato in Consiglio Comunale la variante al Piano di Governo del Territorio per definire la destinazione d’uso.  Il Mario può costruire il nuovo capannone e sono contento perché devo dire che pochi imprenditori privati contribuiscono a sostenere diverse iniziative della vita comunitaria con la sua stessa generosità». Il nuovo stabilimento per fare cosa? «Per la produzione delle cosiddette reti sottili – risponde il Mario – quelle che ancora ci mancano. Sono quei tipi di reti finissime che si utlizzano nell’abbigliamento». Eccolo qua il nuovo lapillo che schizza dal vulcano: irrompere nel mondo della moda! Non solo le piste da sci e lo sport, non solo l’industria automobilistica (le retine dei bagagliai di altre applicazioni nell’abitacolo), non solo tutto il resto comprese la vecchia pesca e la vecchia caccia: ecco che parte la sfida per competere anche in quell’universo-moda che vale miliardi nei conti della bilancia commerciale italiana. Ma quante macchine nuove? Quanti nuovi operai (adesso sono 37) saranno assunti per la nuova attività? Quale fetta di fatturato in più? «Calma. Teniamo come sempre i piedi per terra. Faremo un passo per volta. Adesso, intanto, andiamo a mangiare». 

Tra gli amici di casa
e gli «amici di spiaggia»
Da Provaglio d’Iseo a Borgo Santa Giulia, un antico complesso elegantemente ristrutturato e diventato resort di alta classe, per l’occasione (eccezionale) animato da un terzetto jazz (chitarra, contrabbasso, batteria) di ottima qualità. Antipasto-buffet all’aperto in una bella giornata assolata tra le ondose colline di Franciacorta trapuntate di vigne, con il Mario che si divide per le foto e per mille battute tra un amico e l’altro. C’è il commercialista di fiducia ma anche il compagno di avventure fotografiche, perché il Mario è anche iscritto al Circolo Iseo Immagini e partecipa a mostre di fotografia artistica; c’è Silvano Vidori che arriva dritto dal mondo della neve dove è  stato grande allenatore e dove lavora come espertissimo installatore di  reti del «tipo A»; ci sono diverse autorità locali (oltre al sindaco Simonini), giornalisti di rango come Giorgio  Lonardi di Repubblica e Riccardo Venchiarutti, redattore del TG3 della RAI nonché sindaco di Iseo, che ha vissuto in prima persona il grande evento della passerella sul lago di Christo; ci sono gli amici di Sale Marasino, Peschiera Maraglio, Monte Isola, i luoghi bresciani delle sue radici, ma anche gli «amici di spiaggia» di Jesolo, il mare dove è sempre andato con la famiglia. Nella grande sala del pranzo i tavoli rotondi da otto sono segnalati con i nomi di tutti gli sport e di tutte le altre attività dove le reti FAR giocano la loro parte fondamentale. Il Mario sta seduto poco e non si sa quanto mangi. Si sposta tra i tavoli, saluta, ride, scherza, spara l’ultima barzelletta che gli viene in mente (un poco osée…). È un giorno di emozioni e di gioia l’8 ottobre 2016: si festeggiano i 70 anni della FAR di Provaglio d’Iseo e i 70 anni di Mario Ribola, figlio di Battista e Isabella Archetti. Quando, tra le sorelle Franca e Giusy, ha tra le mani la targa che gli hanno donato i suoi dipendenti, il Mario si commuove, si soffia il naso, si asciuga una lacrima e dice: «Ci vediamo tra altri settant’anni». Attenzione, non è una barzelletta: il vulcano, per quanto commosso, forse non sta scherzando.

www.far-reti.it

Created: Mercoledì, 09 Novembre 2016 12:13
Category: Portfolio
Tags: Uomini e Aziende, Impianti Di Risalita

Quarant'anni di lavoro in vista di un nuovo futuro

Michele Finotello ha fondato la Costruzioni Carpenterie Meccaniche nel 1977 ed è entrato nel mondo dell'imprenditoria funiviaria pochi anni dopo producendo sciovie e seggiovie ad ammorsamento fisso, impianti funzionali ed economici per un mercato persistente che continua ad esistere ancora tra le piccole e le grandi località. Nell'anno dell'importante anniversario, il regalo più importante è stato il definitivo accorpamento della CMI di Bricherasio, una struttura industriale che porta in dote all'azienda di Pianezza la possibilità di una diversificazione produttiva in molti settori applicativi della lavorazione dei metalli e un parco-macchine che rende totalmente autonoma la produzione degli impianti di risalita che continua a rappresentare il 50% del fatturato della società. Per compiere questo passo tanto coraggioso quanto oneroso è stato determinante l'impegno del figlio Stefano che, sulle orme del padre dal 2004, sarà il continuatore di una storia cominciata non a Torino ma nel Polesine quando...


Sopra a sinistra Stefano con il papà Michele;
nella foto sottoi titolari della CCM con la signora Carla (a fianco di Stefano) ed un gruppo ristretto di dipendenti
tra gli oltre 60 addetti dell'azienda
Nella foto sopra Michele Finotello mostra con orgoglio la foto della realizzazione della propria prima sciovia installata nel 1996 a Frabosa Sottana.
Sotto il fratello Giovanni Finotello, mancato nel 2012, compagno di vita e di lavoro di Michele,
fondatori con la moglie Carla della CCM

Quarant’anni dopo, Michele Finotello, origine veneta con metamorfosi piemontese, ha 65 anni, una splendida famiglia, quattro nipoti e un bel futuro ancora da scrivere nonostante «sarebbe ora che andassi in pensione». Nel 1977, con il fratello Giovanni  («Se n'è andato troppo presto nel 2012») e la moglie Carla («Mi ha sempre sostenuto e mi ha sempre assecondato») ha fondato  la CCM (Costruzioni Carpenterie Meccaniche), nata nel mondo della carpenteria metallica ed evoluta nel mondo della montagna bianca come produttrice di sciovie e seggiovie ad ammorsamento fisso a capo di una storia che racconteremo e che sta vivendo una importante svolta di sviluppo per seguire la quale è proprio da escludere che...si possa andare in pensione. Adesso, nella sede di Pianezza (Torino) costruita nel 1998, sta frugando tra foto e documenti antichi per rintracciare le prime tracce sui primi impianti della sua creatura. Per festeggiare quarant'anni di una bella vicenda imprenditoriale non è indispensabile organizzare grandi feste. Basta recuperare i ricordi, farsi stringere dall'affetto di chi lavora da una vita con te, incrociare orgoglioso lo sguardo di Stefano, il figlio maggiore, 40 anni, laureato in ingegneria gestionale a Torino nel 2002 che dal 2004 segue il padre in azienda. («Lavoravo in FIAT – ricorda Stefano – ma quando sono arrivate le Olimpiadi invernali mi era sembrato il momento giusto per cominciare con mio padre»). L'altro figlio, Massimo, 37 anni, ha preso in assoluta libertà e completa soddisfazione un'altra strada, ha seguito la sua vocazione umanistica, si è laureato in Lettere e insegna al Liceo San Giuseppe di Rivoli e vive felicemente con la moglie Luisa e i figli Francesco Giovanni e Marta. Stefano invece ha deciso di seguire le orme paterne, di continuare la storia dell'azienda e di incidere in scelte strategiche fondamentali. Da poche settimane si è concluso il processo di acquisizione definitiva della CMI di Bricherasio, una storica impresa all'imbocco della Val Pellice, operativa su una superficie di 20 mila mq, specializzata nella produzione di componentistica industriale e dotata di un parco macchine capace di svolgere tutte le prestazioni necessarie nel ciclo completo di lavorazione del metallo, dal taglio al montaggio.  L'operazione era iniziata nel gennaio 2016 quando, a seguito di pesanti questioni private interne alla gestione dell'azienda, la ditta Costruzioni Metalliche Italiane fondata nel 1978 da Pierino Favole e Maurizio Fossati rischiava di morire e di disperdere un patrimonio di lavoro e esperienza, una clientela consolidata in particolare nel settore delle macchine utensili per la lavorazione della carta e dell'imbottigliamento.  Michele Finotello, che con CMI aveva rapporti di fornitura e collaborazione da anni, era intervenuto, con l'istinto del grande imprenditore, assumendo l'onere del rischio, pensando alla possibilità di diversificare e quindi accrescere l'attività della sua azienda conferendole maggiore solidità. «Ma questa decisione – dice -  l'ho presa solo perché Stefano era d'accordo. È una scelta che abbiamo fatto insieme. Da solo non l'avrei fatto.». È così che il futuro si salda con il passato, con l'impegno e la stima che legano un figlio («Ho imparato molto da mio padre») a un padre («...è la prima volta che lo dice»). Oggi CMI non esiste più come ragione sociale. Esiste CCM che l'ha inglobata, che fonde uffici tecnici e progettazione, occupa 62 dipendenti e produce un fatturato diviso al 50% tra i due rami di attività.  Sull'asse Pianezza-Bricherasio si giocherà lo sviluppo di domani. Con questo importante passo CCM ha la possibilità di diversificare l'attività di costruttore nel settore degli impianti a fune e nello stesso tempo si dota delle potenzialità operative per essere totalmente autonomi e indipendenti in quella produzione di sciovie e seggiovie  che l'ha vista impegnata fino ad oggi sul fronte dell'ammorsamento fisso, «per un mercato che esiste ancora tra le piccole e le grandi località, per impianti più economici, dai minori costi di manutenzione e dalle capacità di portata che non hanno niente da invidiare all’agganciamento automatico, che invece non è alla portata di tutti e non sempre è necessario. Comunque – continua Michele -  non è che noi non siamo capaci di sviluppare questa tecnologia funiviaria. Ma sappiamo che per realizzarla servono forti investimenti che stiamo valutando anche alla luce delle nuove potenzialità di cui disponiamo dopo l'acquisizione di CMI».

Sciovie e seggiovie tra la Francia e l'Italia...
isole comprese
Comunque con le sue sciovie e le sue seggiovie a due o quattro posti CCM si è già ritagliata negli anni un bello spazio sul mercato difficile («Diciamo grigio») dell'impiantistica funiviaria dove la crisi ha lasciato il segno e «con la crisi micidiale di questi anni inutile nascondere che abbiamo avuto momenti di difficoltà da cui siamo usciti rimboccandoci le maniche. In quei momenti ci è tornata utile la nostra originaria attività di carpenteria metallica per compensare la flessione di commesse nel settore impianti a funi». Le ultimissime realizzazioni della CCM sono due seggiovie biposto, una in Francia a Salonette (Alpi Marittime, nei paraggi di Barcellonette) e una in Sardegna, a Fonni. Oggi sono circa 140 gli impianti di risalita CCM che girano in Italia e in Francia. La CCM ha lavorato e lavora per la Via Lattea, il mega comprensorio di Sestriere e dintorni. Impianti CCM sono in funzione in molte località del Piemonte ma anche dall’altra parte delle Alpi (Nevegal, Sappada, Misurina), in Toscana (Val di Luce), e in Francia. La CCM è stata protagonista alle Olimpiadi di Torino 2006 quando costruì parecchi impianti per servire il massimo evento degli sport invernali tra i quali «la seggiovia biposto con pedana intermedia per i trampolini di Pragelato, gli impianti di risalita per il freestyle e per la discesa libera femminile». E, recuperando la sua capacità produttiva nel settore carpenteria, CCM è stata protagonista nella costruzione della nuova sede della Regione Piemonte a Torino. Recentemente, per restare alla sua produzione nel settore impiantistico, sono entrati in funzione nel Sud d’Italia una seggiovia biposto da 850 persone/ora e una sciovia da 700 persone/ora in Sicilia a Pian delle Battaglie, sulle Madonie, e due seggiovie biposto da 900 persone/ora a Gambarie d’Aspromonte, in Calabria. «Produciamo per l’Italia e isole comprese», scherza il padre. Vero: dopo la cestovia Marciana-Monte Capanne all’Isola d’Elba e i nuovi impianti in Sicilia, ecco la seggiovia biposto a Fonni, in Sardegna. Ultimo capitolo di una storia di vita e di lavoro che adesso raccontiamo.

Dal Polesine al Piemonte
ricordando papà Aldo
Porto Viro è un comune in provincia di Rovigo, nel cuore di quel Polesine dove sfocia il Po e dove la devastante alluvione del 1951 lasciò desolazione e tragedie. «Mio padre Aldo era un piccolo impresario edile – racconta Michele Finotello – un gran lavoratore che non aveva voluto cedere al disastro, era rimasto a lottare, dormendo spesso all'addiaccio faticando tanto da procurarsi

quei malanni che l'avrebbero portato via a 53 anni». La famiglia lascia il Polesine nel 1961 quando il terzo dei quattro figli maschi di Aldo e Teti Finotello ha nove anni e già si mette in luce sui campetti di calcio per il suo talento di mezz'ala fantasiosa e creativa, un «10» fatto e finito. «Ci siamo trasferiti a Torino dove già si era sistemato lo zio Antonio, il fratello di mio padre. A Torino ho concluso le scuole dell'obbligo e frequentato l'istituto tecnico». Con il diploma di perito meccanico in tasca, una morosa ritrovata a 16 anni per non lasciarla più («Conoscevo Carla fin dai tempi delle elementari») e il talento del genio di centrocampo da coltivare a tempo perso, per il giovane Michele è ora di capire cosa farà da grande. «Ho lavorato come operaio per un anno in una officina meccanica. Poi sono partito per il militare a Gorizia. Dovevo diventare parà nella Folgore ma mi hanno visto giocare a pallone e mi hanno messo in una squadra di calcio». Al rientro nella vita civile, i sei mesi trascorsi a lavorare nell'officina di carpenteria del papà di Carla («che si chiamava Vilmo») sono decisivi: in Michele c'è il DNA di papà Aldo: intraprendenza, determinazione, tenacia; c'è il ricordo di quando aveva imparato da lui ad eseguire i primi lavoretti in edilizia e a guardare alla vita con coraggio.  Michele Finotello decide di mettersi in proprio.  Con il fratello Giovanni, minore di quattro anni e appena diplomato perito elettrotecnico, affitta un capannone «dove c'erano una saldatrice e poche altre macchinette di belle speranze». Nel 1975 il matrimonio con Carla è il naturale sigillo di una storia per la vita cominciata sui banchi di scuola. Nel 1977 la nuova impresa parte con due dipendenti e qualche cliente ereditati dal signor Vilmo.  All'inizio l'ambito di lavoro è quello della carpenteria tradizionale. L'ingresso nel mondo dell'impiantistica funiviaria avviene grazie all'incontro con Marchisio e i fratelli Maris.  «Un incontro importante che mi ha introdotto nel settore della montagna», dove CCM non ha tardato a far valere le proprie qualità di fornitore affidabile di componenti costruttive in acciaio. A quella con Marchisio si aggiunge la collaborazione con Agudio («Per la quale abbiamo costruito parecchio dal 1981 al 1985») e con Doppelmayr, per un rapporto che durerà fino al 2002. Ma intanto, nel 1995, la CCM ha compiuto un primo passo importante con l'acquisizione societaria di Marchisio e il primo intervento «in proprio» su un impianto di risalita: si tratta del rinnovo della sciovia Genzianella a Lurisia, comune di Roccaforte di Mondovì. L'anno dopo, 1996, il battesimo del primo impianto progettato, costruito, installato dalla CCM: la sciovia Chaz de la Balma-Alpette di Frabosa Sottana. Il dado è tratto: CCM entra nel mercato dell'impiantistica funiviaria tenendo però sempre un piede nell'altra scarpa della carpenteria metallica che le tornerà utile nei momenti di crisi sulla neve. Nel 1998 si inaugura la palazzina degli uffici e l'officina di Pianezza, dove la signora Carla si muove deliziosamente come una perfetta ma recalcitrante padrona di casa («Una foto? Non se ne parla neanche!») e dove scodinzola un attempato Golden Retriver di nome Whisky che fa le coccole a tutti. Non è escluso che Michele Finotello abbia in mente di spostare tutto a Bricherasio, un'oretta scarsa di macchina da Pianezza, come vorrebbe la logica delle dimensioni e delle opportunità. Ne parlerà ovviamente con Stefano («Ci parliamo, magari litighiamo ma ci parliamo sempre, discutiamo, approfondiamo i problemi, perché così bisogna fare»), il futuro della nuova e più forte CCM rilanciata con l'acquisizione di CMI, sposato con Marina («Bravissima logopedista», precisa il suocero) e papà di Arianna (4 anni) e di Lorenzo (1), una passione per la vela da mettere ormai da parte e una passione per la Juventus da non tradire ancora. Adesso sta raccogliendo operai e impiegati per una foto di gruppo nel cortile dell'officina: il fondatore, l'erede e i collaboratori di tanti anni di lavoro. Origini venete, estrazione piemontese bene acquisita, sobrietà e misura che si sposano con serietà e tenacia. Per festeggiare quarant'anni importanti bastano una foto, qualche vecchio documento e qualche vecchia immagine da strappare al passato; bastano un sorriso, uno sguardo tra gli occhi di un padre che invecchia e quelli di un figlio diventato uomo.
www.ccmfinotello.com

Created: Mercoledì, 09 Novembre 2016 12:13
Category: Portfolio
Tags: Fiere Convegni, Impianti Di Risalita
 

Tecnologia e innovazione corrono sulla fune dello sviluppo

Nell’annuale seminario svoltosi a Rovereto il 22 settembre a cura di Trentino Sviluppo, imprese, professionisti e «addetti ai lavori» si sono incontrati per interrogarsi sul futuro degli impianti a fune. Per approfondire il tema scelto quest’anno («Le apparecchiature elettriche per gli impianti di risalita») sono intervenuti con le loro relazioni tecniche i rappresentanti di quattro gruppi industriali leader di settore: EEI, Nidec-Asi e Funitek/Leitner

Quanto l’innovazione tecnologica contribuisce a migliorare le prestazioni energetiche, la sicurezza e il comfort degli impianti a fune? Se lo sono chiesti ingegneri e tecnici provenienti da tutta Italia che, venerdì 22 settembre, si sono dati appuntamento al seminario sulle apparecchiature elettriche per gli impianti di risalita organizzato da Trentino Sviluppo. Dopo il successo del seminario sulle funi metalliche del 2016, il convegno annuale per gli esperti del settore funiviario è tornato a Rovereto. L’incontro (un momento formativo unico a livello nazionale nel suo genere) si è svolto presso la sede dell’agenzia provinciale a Rovereto e ha visto confrontarsi oltre 100 partecipanti. provenienti da molte regioni italiane, dalla Valle d’Aosta al Friuli, passando per la Toscana. Il Trentino, con i suoi 239 impianti di risalita in esercizio per oltre 200 chilometri di funivie a servizio dello sci e del turismo, è infatti, assieme alla Valle d’Aosta, territorio di riferimento nell’ambito della formazione continua di chi opera per garantire la sicurezza e il buon funzionamento degli impianti di risalita, interrogandosi ogni giorno sui metodi per ammodernare strutture costruite trenta o quarant’anni fa secondo i dettami della più moderna tecnologia. Il confronto di quest’anno si è concentrato in particolare sugli azionamenti elettrici per gli impianti di risalita, intesi come l’insieme composto dal motore e dagli apparati di alimentazione, comando e controllo che regolano la velocità e la posizione degli alberi di trasmissione a cui sono collegate le cabine. L’azionamento elettrico è quindi il sistema responsabile del monitoraggio e della sicurezza dell’intero impianto e dal suo ammodernamento dipendono il maggiore comfort durante i viaggi, così come la possibilità di fare ricorso a fonti rinnovabili ed individuare soluzioni all’avanguardia per l’efficientamento energetico delle installazioni. Sicurezza e sostenibilità dunque i temi chiave su cui i partecipanti si sono confrontati con quattro professionisti espressione di altrettanti gruppi industriali leader di settore: Davide Barban di Asi, Walter Sonnerer di Leitner, Franco Boscolo di Funitek e Andrea Fornasa di EEI. Accanto a loro il vicepresidente di Trentino Sviluppo Fulvio Rigotti, il direttore dell’Area Impianti Turistici di Trentino Sviluppo Gianni Baldessari, il dirigente del Servizio impianti a fune della Provincia autonoma di Trento Silvio Dalmaso, il presidente dell’Associazione nazionale italiana tecnici degli impianti funiviari (ANITIF) Sergio Tiezza e l’ingegner Matteo Valentini della Provincia per una panoramica sulla normativa provinciale per l’impiego di apparecchiature elettriche negli impianti, recentemente aggiornata.

LA RELAZIONE DI EEI (EQUIPAGGIAMENTI ELETTRONICI INDUSTRIALI SPA)
L’evoluzione dell’azionamento
e del controllo e «focus» sulla funicolare di Napoli

di Andrea Fornasa

 

Nella prima relazione presentata al seminario di Rovereto EEI ha presentato l'organizzazione generale delle apparecchiature elettriche EEI per l'azionamento ed il controllo delle funivie, nelle tre generazioni che vanno dal 1980 ad oggi. Uno degli argomenti principali, particolarmente utile per i Direttori di Esercizio, è stata la gestione delle esclusioni e dei parametri programmabili dei sistemi di controllo.
Nella seconda relazione EEI ha riferito sulle nuove apparecchiature elettriche della funicolare «Via Roma – Vomero» di Napoli, che hanno sostituito le apparecchiature EEI esistenti dopo 20 anni di buoni risultati. La funicolare svolge un ruolo importante nel trasporto urbano e trasporta più di 20 mila persone al giorno, impiegando due treni da 450 passeggeri con corse ogni dieci minuti. Un aspetto notevole è la ridondanza delle apparecchiature di potenza degli azionamenti di trazione e la loro ampia e rapida configurabilità per consentire la prosecuzione dell'esercizio in caso di guasti; la continuità dell'esercizio è infatti una esigenza fondamentale di questa funicolare. Allo stesso scopo la funicolare impiega una grande batteria di accumulatori (260 elementi da 2280 Ah); in caso di interruzione dell'alimentazione di rete, essa consente di evitare un arresto inopportuno e di proseguire l'esercizio per un'ora.  L'impiego della batteria di potenza consente inoltre di limitare le punte di potenza scambiate con la rete durante l'avviamento ed il rallentamento dei treni, e contribuisce un po' ad un risparmio energetico. La principale novità rispetto alle apparecchiature EEI precedenti è l'impiego di due azionamenti a velocità variabile, ciascuno con un inverter ed un motore asincrono da 630 kW, al posto dei precedenti due "chopper" e motori in c.c. da 350 kW. La stessa soluzione viene impiegata pr l'azionamento di recupero, con motore asincrono da 90 kW.

La EEI da tempo caldeggia l'impiego di azionamenti a velocità variabile con motore asincrono anche per la trazione delle funivie aeree bifuni e delle funicolari terrestri, sulla base dei favorevoli risultati ottenuti su diversi impianti. Ad esempio, la funivia aerea bifune del Gran Sasso impiega da anni due azionamenti di trazione con motore asincrono da 510 kW. La configurazione impiegata oggi è lo standard corrente per gli azionamenti di potenza elevata utilizzati in molti settori, dall'azionamento di macchine industriali agli impianti di generazione eolici ed idraulici.
Le funicolari e funivie aeree con una sola vettura presentano un andamento sfavorevole della potenza scambiata con la rete di distribuzione. Quando la vettura parte per la salita, l'impianto preleva dalla rete un elevato picco di potenza, per la forte inerzia delle masse da accelerare. Durante la discesa, l'impianto restituisce alla rete buona parte dell'energia potenziale accumulata durante la salita.
In questi casi, l'impiego di una batteria di potenza potrebbe consentire sia di limitare i picchi di potenza scambiati con la rete, sia di ottenere un apprezzabile risparmio energetico grazie al riutilizzo dell'energia che altrimenti verrebbe restituita "gratis" alla rete durante le corse in discesa.
Qualche anno fa la EEI ha verificato la fattibilità della soluzione sulla funicolare di S. Vigilio a Bergamo, installando una apparecchiatura sperimentale.
Sono sempre più diffusi sistemi di accumulo (Electric Storage Systems) di elevata capacità e potenza, impiegati ad esempio per il sostegno di reti di distribuzione «deboli» o associati ad impianti fotovoltaici, che generano energia solo durante il giorno.  La configurazione dei circuiti di potenza deriva da quella "standard" degli azionamenti in c.a., come mostra l'esempio seguente.
La funicolare di Napoli impiega il sistema EEI di teletrasmissione Treni – Stazione, già in servizio da anni su varie funivie aeree, funicolari ed ascensori inclinati. La trasmissione avviene per via induttiva, lungo l'anello di fune traente o un cavo installato lungo la linea.  Per questa via, la stazione motrice trasmette ai treni un numero elevato di comandi ed informazioni.  Ciascun treno trasmette alla stazione motrice fino a 32 segnali On/Off, molti dei quali dedicati a funzioni di sicurezza (comandi di arresto, stato di apertura delle porte ecc.) ed altri al comando della marcia dai treni.  Questa funzione è realizzata dal Sistema per la teletrasmissione dei comandi EEI 08, componente di sicurezza certificato in conformità alla direttiva europea 2000/9/CE.
In ciascun treno, i segnali On/Off emessi ad esempio da pulsanti o microinterruttori vengono raccolti da due schede addette all'acquisizione; alla stazione motrice il ricevitore riassume le informazioni di sicurezza per pilotare i relè finali di Consenso/Arresto e rende disponibili tutte le informazioni raccolte al sistema di controllo della stazione.
Al sistema di teletrasmissione dei dati è associato un pannello operatore con monitor a colori, che riporta in modo dettagliato gli stati e gli allarmi del sistema.
www.eei.it

LA RELAZIONE DI NIDEC-ASI
La lettura di schemi elettrici NIDEC
e TIPS operativi, innovazioni e novità dell’azienda

di Davide Barban e Massimo Bolla


La consultazione degli schemi elettrici non è ovviamente un’attività fine a se stessa ma è finalizzata alla identificazione e alla risoluzione dei guasti e quindi la loro comprensibilità ha un effetto immediato sull’efficienza dell’impianto.
Presupposto per consultare agevolmente gli schemi elettrici di un impianto è una chiara comprensione dell’architettura sottostante al sistema di automazione, perché grazie è solo attraverso tale comprensione che lo schema elettrico viene visto non più come una mera successione di componenti e cavi ma come un insieme di componenti fra loro coordinati. L’architettura Nidec ASI per impianti a fune conformi alla Direttiva 2000/9/CE e al Regolamento 2016/424/UE (Architettura ERW: EuropeWay) prevede un unico PLC (di sicurezza) posto alla stazione motrice dove sono implementate tutte le funzioni di sicurezza; nella stazione di rinvio sono installate delle unità remote collegate al PLC tramite fibra ottica. Le comunicazioni sono basate su rete Ethernet (Profisafe). L’avere tutti i sensori e gli attuatori collegati al PLC (direttamente o al più tramite relè) semplifica gli schemi e riduce l’estensione della catena di guasto L’architettura Nidec ASI per impianti conformi alle Norme PTS (Architettura SMART: Sistema Modulare ASI per Revisioni Tecniche) è invece basata su tre Unità di Controllo (UC) – due identiche realizzate tramite PLC (standard), e una realizzata (tramite un relè) a logica cablata – e su più Unità di Elaborazione (PLC) dove sono implementate le funzioni di sorveglianza (ogni UE elabora una funzione o al più una famiglia di funzioni). Ogni UC è poi in grado di arrestare l’impianto, sulla base degli esiti delle funzioni di sorveglianza ricevuti dalle UE. Gli schemi elettrici non sono l’unica documentazione di un impianto.
Nelle varie fasi della realizzazione di un sistema di automazione si raccolgono e si generano un gran numero di informazioni; parte di queste informazioni sono poi messe a disposizione del cliente sotto forma di schemi elettrici, protocolli di prova, manuali d’uso…E’ quindi fondamentale mantenere allineate e coerenti fra di loro le informazioni distribuite in questi documenti man mano che vengono generate o modificate.Grazie a ciò è possibile, riportare nei vari passi del protocollo di prova (documento che descrive passo passo le prove periodiche da eseguire sull’impianto) il preciso riferimento dei componenti coinvolti il che consente di rintracciarli direttamente nello schema e nel quadro elettrico. Tali informazioni possono poi essere inserite nel supervisore di impianto. Il primo passo nel processo di individuazione e identificazione di un guasto è infatti il supervisore, e questi oltre che fornire l’indicazione dell’eventuale allarme intervenuto deve fornire i precisi riferimenti dei componenti che possono causare l’intervento della allarme stesso. Sul supervisore quindi oltre, ad esempio, alla scritta “Arresto da piazzale lato arrivo”, sarà associata a stringa “schema 7062942.20.01 =U01.UC1 pag. 230.008 – K63 I3.2” consente di cercare sullo schema nr. 7062942.20.01 relativo al quadro U01, l’ingresso I3.2 del PLC UC1, che si trova alla pagina 230.008 ed è collegato alla scheda K63.
I nuovi sviluppi sono relativi a due filoni principali: Sistemi di Accumulo dell’Energia (Energy Storage) ed Industria 4.0 - Internet of Things (IoT).
L’Accumulo di Energia a bordo vettura è basato sull’utilizzazione dei super-condensatori, ossia di condensatori caratterizzati da una capacità molto alta (centinaia o migliaia di Farad). Questo li rende adatti per accumulare discrete quantità di energia con potenze di carica/scarica dell’ordine di alcuni kilowatt e tempi di carica/scarica dell’ordine delle centinaia di secondi. Sono quindi utilizzati per alimentare carichi a bordo vettura (PLC, Condizionatori, ecc) nei casi in cui la ricarica deve essere effettuata nei brevi tempi di sosta in stazione delle vetture.
L’Accumulo di Energia a terra è invece basato su batterie e qui le potenze in gioco sono ben più elevate.
In questo caso il Sistema di Accumulo consente di immagazzinare energia generata dall’impianto stesso o da fonti rinnovabili. Oltre a considerazioni di risparmio energetico (legate alle varie tipologie di impianti) è da tener presente il vantaggio nel limitare la potenza assorbita dalla rete ad esempio nella fase di accelerazione. In questo caso dalla rete si assorbe una quantità all’incirca costante di potenza mentre è compito delle batterie fornire la potenza in più necessaria per l’accelerazione (peak shaving).
Il concetto di Internet of Things viene declinato innanzitutto con la raccolta di dati tramite sensori disseminati nell’impianto che si collegano (in modalità wireless o cablata) alla rete di impianto già esistente. Collegando tale rete al “cloud”è così possibile immagazzinare tali dati per analizzarli successivamente. Ad esempio è possibile raccogliere i dati sulle vibrazioni dei motori; tali dati immagazzinati possono essere sottoposti un analisi matematica per gestire la manutenzione preventiva.
www.nidec-asi.com

LE RELAZIONI DI FUNITEK/LEITNER
Collaborazione, ricerca, innovazione
per raggiungere l’obiettivo sicurezza

di Francesco Boscolo,
Gianclaudio Cecchinato (Funitek)
e Walter Sonnerer (Leitner Ropeways)


L’intervento congiunto di Funitek/Leitner si è articolato in due parti articolate su una serie di argomenti sintetizzati in questo «abstract»:

Parte 1ª: Norma EN 13243: 2015 
Relazione congiunta Funitek - Leitner
• Nuovi criteri di valutazione per il raggiungimento delle classi di sicurezza AK, con l’aggiunta dell’affidabilità dei componenti utilizzati.
• Cos’è e come si determina l’affidabilità dei componenti.
• Esempi di applicazione della norma su funzioni di sicurezza.
• Soluzioni tecniche adottate da Funitek, mediante l’impiego di nuovi componenti di sicurezza.
• Esempi di configurazione impianto mediante l’impiego di PLC Fail-Safe.
• Architettura del sistema di sorveglianza e suddivisione dei componenti utilizzati.
• Impiego dei componenti ad elettronica complessa.
• Normativa applicabile per la certificazione dei componenti ad elettronica complessa.
• Esempi di certificazione dei circuiti ad elettronica complessa realizzati da Leitner.
• Nuovi requisiti per lo sviluppo del software utilizzato nelle funzioni di sicurezza.
• Impatto delle modifiche introdotte dalla nuova norma nei confronti dei costruttori e dei gestori degli impianti.

Parte 2ª - Novità Funitek
• Programma di help avanzato con schemi navigabili, richiamabili dalla pagina del 1° intervenuto o dalla pagina lista allarmi.
• Aggiunta al supervisore dei messaggi vocali, personalizzabili in 4 lingue, e trasmessi in linea attraverso l’impianto di fonodiffusione.
• Realizzazione di diverse tipologie di radiocomandi sia per il comando dell’impianto, in esercizio e durante la manutenzione, sia per il comando del magazzino. Possibilità di comando dell’impianto in manutenzione da postazioni remote, sia nelle stazioni che lungo la linea.
• Circuito delle sicurezze di linea di tipo selettivo con controllo della dispersione e del corto circuito di ogni singolo sostegno.
• Registrazione di grafici, indipendenti dal registratore di eventi, con acquisizione dati fino a 10 grandezze analogiche a scelta dell’utilizzatore.
• Statistiche sulle registrazioni del registratore di eventi con individuazione del numero di interventi per ciascuna protezione, nell’intervallo di tempo desiderato.
• Panoramica del nuovo supervisore.

Parte 2ª -  Novità Leitner
Progetti in corso:
• Affidabiltà sistema
•  Ridondanza server Visualizzazione
    - Ridondanza sensori
    - Circuito sicurezza CPS
• Multimedia nelle cabine
   - Entertainment
   - Videosorveglianza
   - Diagnosi
   -  WIFI
   - Power management
• Resort Management (raccolta ed eleaborazione dati dell’intero resort)
   - Liftmanagement
   - Snow mangement
   - Fleet management
www.funitek.com
www.leitner-ropeways.com


I «PRO» e i «CONTRO»
del nuovo Decreto Esercizio

A margine del seminario organizzato a Rovereto da Trentino Sviluppo sulle apparecchiature elettriche, il dirigente del  Servizio Impianti a Fune e  Piste da Sci della provincia autonoma ha analizzato il documento che dallo scorso maggio norma la gestione e la manutenzione di impianti a fune destinati al trasporto pubblico di persone. Si tratta di una  dettagliata radiografia che pubblichiamo qui di seguito con il consenso dell’autore, contenente valutazioni personali dettate dalla competenza e applicate ad analisi generali e specifiche per il Trentino con cui si rivelano le novità insieme ad aspetti positivi ed altri discutibili del testo legislativo

di Matteo Valentini


Il Decreto Esercizio è stato pubblicato l’11 maggio 2017 ed è entrato subito in vigore. Per impianti nuovi e riposizionamenti è da subito cogente, mentre per gli impianti esistenti è previsto un periodo transitorio fino all’11 maggio 2019. Questo testo prescrive una serie di adempimenti riguardanti l’esercizio e la manutenzione di impianti a fune destinati al trasporto pubblico di persone.
È un documento che presenta una serie di aspetti positivi:
>  fa sintesi delle posizioni condivise tra il ministero, i costruttori, gli esercenti e i tecnici responsabili relative ai vari aspetti dell’esercizio e della manutenzione degli impianti;
>  è un testo organico che raccoglie quanto disposto dal Ministero nel corso degli anni con circolari,  interpretazioni, e che riprende, parzialmente modificandole, le disposizioni delle PTS 1999 e delle PTS elettriche del 2002;
>  è un tentativo di essere un testo unico di riferimento;
>  è una norma che tratta alcuni aspetti, con un approccio di carattere prestazionale: anziché indicare in modo preciso i comportamenti e le misure necessarie per affrontare un determinato aspetto, indica un obiettivo da raggiungere, il risultato da conseguire. Questo è un cambio di registro rispetto alla normativa cui siamo abituati a far riferimento.

Accanto a questi aspetti positivi personalmente rilevo anche alcune criticità, di carattere generale:
> è una norma che cerca di disciplinare il singolo caso particolare, e nel «Capitolo 3 – Premessa», viene esplicitamente dichiarato questo scopo. Personalmente ritengo che voler dettagliare troppo non sia in generale un approccio vincente, si corre il rischio di non prevedere tutti i possibili scenari. Ad esempio, relativamente alle modalità di esercizio degli impianti, il decreto ne prevede 5 (servizio pubblico, controllo, servizio privato, pausa e manutenzione), l’ANITIF ha trovato 28 modalità di funzionamento, la maggior parte sono declinazioni di quelle che il decreto prevede, alcune però, come il «trasporto di personale per operazioni di collaudo o di prima messa in servizio dell’impianto», oppure come il «trasporto di persone gravemente ferite in periodi in cui l’impianto è normalmente chiuso», non risultano normate o codificate.
>  il decreto esercizio, che appunto dovrebbe trattare l’esercizio degli impianti, fornisce disposizioni circa la progettazione dell’infrastruttura. Ad esempio dove la norma tratta l’utilizzo delle sciovie con carrellini o da parte di utenti con pattini a cingoli, viene specificata la velocità di esercizio, l’intervallo tra i veicoli, la pendenza della pista di risalita, ecc.. Queste sono disposizioni che integrano aspetti non contemplati nel decreto infrastruttura, ma che probabilmente dovevano stare in quel documento. Stesso approccio nella sezione che tratta il trasporto disabili, ma in quel caso le disposizioni relative all’infrastruttura erano già presenti nel decreto infrastruttura e personalmente non capisco perché vengano in parte ripetute. Questo comporta un appesantimento del testo e una complicazione quando sarà necessario  revisionare la normativa tecnica.
> ultima nota critica, ma di grande attualità se facciamo riferimento agli aspetti su cui si focalizzano i dibattimenti giudiziari,  a seguito degli incidenti funiviari, riguarda il «registratore di eventi». A distanza di 37 anni dalla circolare del ministero che ne prevedeva l’introduzione sperimentale e le caratteristiche tecniche, a 15 anni dalle PTSie che ne prevedevano l’obbligo che fosse escludibile senza penalizzazione, ricompare nel decreto. Solo qui, solo nelle definizioni, senza poi essere richiamato nel seguito… È stata forse un’occasione persa per sancirne il reale scopo o le modalità di utilizzo, dato che in nessun documento vengono affrontati questi aspetti?

Difficoltà applicative specifiche
per la Provincia Autonoma di Trento
La Provincia Autonoma di Trento ha competenza primaria in materia di impianti a fune e dunque può legiferare in materia, senza attenersi necessariamente alle disposizioni statali. In passato questo è stato fatto e oggi esiste la legge provinciale in materia di impianti a fune (la L.P. 7/87), il relativo regolamento di esecuzione, una serie di delibere e di circolari che negli anni hanno disciplinato gli aspetti più disparati in materia di impianti a fune. Ciò che non è stato normato con specifica disciplina provinciale, è soggetto alla normativa nazionale. In provincia di Trento non è semplice capire su quali argomenti questo nuovo decreto dello Stato si applica, e su quali materie, pur prevedendo una nuova disciplina, risulta inefficace. In sostanza è un problema di priorità di validità delle fonti normative. Discutendo della questione in ufficio, riteniamo che leggi, regolamenti e delibere della Giunta provinciale trentina o del dirigente provinciale abbiano la priorità di validità, mentre le circolari emanate dal S.I.F. si possano ritenere superate. Su questa materia è obiettivo del S.I.F. fare chiarezza con una nuova delibera da emanare al più presto. Un altro elemento delicato, riguarda il termine «servizio» e il termine «esercizio». Il regolamento della legge provinciale trentina di settore 7/87 definisce «in esercizio» l’impianto che trasporta pubblico con offerta indifferenziata nell’ambito dei periodi e degli orari di apertura approvati. Prevede figure professionali, compiti precisi e operazioni ben definite quando l’impianto è in esercizio. Nulla dice per quanto riguarda il fuori esercizio, quando l’impianto è in servizio per altri scopi (trasporto personale, manutenzione ecc.). In tale fattispecie è ragionevole applicare la stessa normativa, più generale, che si applica a qualsiasi luogo di lavoro.
A livello nazionale, col decreto esercizio, il significato dato ai due termini è opposto rispetto al significato trentino. Col termine esercizio, a livello nazionale si intende, più in generale, il «funzionamento dell’impianto».  E il decreto disciplina appunto questo, non solo la fattispecie di quando viene trasportato pubblico negli orari prestabiliti.
È previsto che il tecnico responsabile sia sempre preposto al funzionamento dell’impianto e che tutti gli apparati della funivia siano sempre efficienti. È prescritto inoltre che tutti i dettagli di funzionamento anche al di fuori del trasporto pubblico, siano codificati nel Regolamento di esercizio dell’impianto.Questo approccio così diverso che si ha sulla medesima materia, fuori e dentro i confini trentini, rischia di spiazzare chi affronta per la prima volta la materia, e rischia di aprire scenari imprevedibili in caso di incidente e successivo dibattimento giudiziario. Con ogni probabilità anche questo aspetto sarà ripreso nella delibera di chiarimento che verrà emanata dal SIF.

Novità che il Decreto Esercizio
porta relativamente alle apparecchiature elettriche
Il decreto esercizio vuole essere innovativo? Sicuramente è una normativa che non nasce per far fronte a questioni particolari o risolvere criticità del sistema, ma fotografa uno stato dell’arte del settore e ne declina, fin al livello di dettaglio, i vari aspetti di esercizio e manutenzione. Se avesse voluto risolvere qualche carenza particolare sarebbe stato emanato più rapidamente, ricordiamo che risale a ben più di 10 anni fa il primo incontro del gruppo di lavoro.  Nella parte relativa all’«Oggetto delle norme», lo stesso legislatore dichiara che lo scopo è una rielaborazione organica della precedente normativa relativa a personale, esercizio, verifiche, prove funzionali, prove periodiche, manutenzione e modifiche tecniche. Le novità che il decreto esercizio apporta alle apparecchiature elettriche sono minime, al più possiamo sostenere che qualche aspetto del decreto influenzerà la progettazione delle apparecchiature. Sicuramente il decreto non preclude lo sviluppo e la miglioria delle apparecchiature elettriche.Prima della pubblicazione di questa norma, riflettendo su quali sarebbero stati i contenuti di una disciplina moderna circa l’esercizio degli impianti, avevo  pensato che sarebbero stati affrontati gli aspetti migliorabili del settore. Considerato che fortunatamente il trasporto a fune conta un numero limitato di incidenti, mi sarei aspettato venisse data rilevanza alla qualità del servizio offerto al passeggero trasportato. Mi immaginavo venissero trattati aspetti quali la continuità di esercizio, l’informazione agli utenti e la semplificazione delle operazioni ricorrenti del personale.

Relativamente alla continuità d’esercizio, mi sarei aspettato di trovare nel decreto qualche indicazione e prescrizione in merito a:
autodiagnostica dei componenti;
predisposizione sul supervisore  di un sistema informativo di aiuto al personale per comprendere e risolvere i problemi che provocano l’arresto dell’impianto. In passato i costruttori hanno lavorato bene e spontaneamente per sviluppare questo aspetto, ma secondo la propria sensibilità e con risultati disomogenei.
Partendo dal dato di fatto che gli impianti sono sempre in evoluzione, sempre simili tra loro, ma sicuramente sempre diversi, mi sarei aspettato di trovare indicazioni circa la formazione del personale addetto all’impianto, con addestramento da parte del costruttore e la previsione di corsi specifici periodici. Preso atto che l’utenza degli impianti è ormai in gran parte proveniente dall’estero, non sarebbe stato fuori luogo prescrivere un sistema automatico di avvisi in più lingue di cui l’impianto deve essere fornito. In considerazione che gran parte delle operazioni svolte sugli impianti sono ricorrenti, sarebbe stata forse una buona idea prevedere l’obbligo di rendere automatiche o semplificare certe operazioni, e forse si poteva pensare abbozzare un discorso relativo alle prove automatiche, e dunque introdurre la possibilità che il sistema possa autocontrollarsi.  Sarebbe stato interessante trovare indicazioni su scadenziari automatici che appaiono sul supervisore e che avvisano l’operatore della necessità di manutenzione sulla base delle ore di funzionamento. Questi aspetti non sono stati contemplati da Decreto Esercizio

Novità che il Decreto introduce e che fanno da stimolo a uno sviluppo diverso dall’ordinario  delle apparecchiature elettriche:

Capitolo 3 - Modalità di esercizio -
Servizio  in condizioni eccezionali
Il decreto, prevede in condizioni eccezionali, la possibilità di modificare temporaneamente la velocità penalizzata conseguente a esclusioni dei dispositivi di sorveglianza, quando ricorra l’esigenza di risolvere situazioni di emergenza, di ordine pubblico, di necessità di svuotamento di comprensori, di trasporti intervallivi o incendi nei pressi della linea. In questo caso le misure di compensazione da attuare è previsto siano individuate a cura del caposervizio in accordo col tecnico responsabile.
Capitolo 3 - Modalità di esercizio - Esercizio con parti di impianto
non presidiate
È prevista la possibilità di non presidiare con personale alcune parti dell’impianto.
È vero che in commissione FAT è da più di 20 anni che vengono autorizzati impianti bifune con una stazione non presidiata, ma oggi il decreto formalizza questa possibilità definendone anche i requisiti necessari:
> sorveglianza video delle zone significative dell’impianto (ad es. il passaggio dei veicoli sui sostegni, le zone dove sono ubicati organi in movimento, i contrappesi, le porte, le zone di afflusso e deflusso dei passeggeri);
> comunicazione bidirezionale con gli utenti;
> segnalazione e ripristino da remoto delle funzioni rilevanti dal punto di vista della sicurezza dell’esercizio;
> rapidità nel raggiungimento delle parti d’impianto non presidiate per accertare anomalie e inconvenienti.

Potenzialmente si apre uno spiraglio a monofuni e sciovie. Già oggi vari paesi europei prevedono che le stazioni di monte delle sciovie, a fronte di caratteristiche geometriche ben precise, possano essere non presidiate.

Capitolo 3 - Modalità di esercizio -
Presidio delle stazioni e dei veicoli
Il Decreto introduce la possibilità di non presidiare con l’agente i veicoli di bifune con capacità fino a 35 persone
Perché ciò sia ammesso, devono essere soddisfatte le condizioni per l’esercizio con parti di impianto non presidiate, dunque
> sorveglianza video;
> comunicazione bidirezionale con gli utenti;
> segnalazione e ripristino da remoto delle funzioni rilevanti;
> veicoli rapidamente raggiungibili e accessibili.
In aggiunta a questo sono previste grossomodo le stesse condizioni che prescrivevano le PTS del 1969 delle bifuni per omettere l’agente su veicoli fino a 15 persone: dazio doppio canale, rallentamento automatico in ingresso stazione, punto fisso e uomo morto, oppure apparecchiature certificate, comando del freno sulla portante inibito da cabina o non presente, velocità limitata nel passaggio sui sostegni, anemometri sui sostegni.

Capitolo 3 - Modalità di esercizio - Esercizio automatico
Il decreto prevede la possibilità di funzionamento dell’impianto senza la presenza sul posto del macchinista e degli agenti, e dunque una sorta di funzionamento automatico, delegando le funzioni di comando, regolazione e controllo a dispositivi elettronici.
È prevista comunque la vigilanza a personale situato altrove che immediatamente deve recepire segnali di anomalia. È ammissibile solo solo su impianti che effettuano fermate nelle stazioni. Anche in questo caso è prevista la comunicazione bidirezionale con gli utenti. Nel caso in cui il personale dovesse intervenire, deve essere reperibile entro 30 minuti, dunque rapidità nel raggiungere i luoghi significativi.
Da notare che l’esercizio automatico è previsto solo in condizioni di meteo stabili e favorevoli.
Come constatazione generale, dal decreto traspare una fiducia più decisa rispetto al passato nei confronti dell’elettronica di supervisione e controllo, e un certo grado di sicurezza circa l’affidabilità della macchina così come oggi progettata e controllata. Come conseguenza di ciò, il legislatore ha aperto spiragli per alleggerire la sorveglianza permanente e continua da parte dell’operatore, a favore di un controllo episodico, come nel caso del funzionamento automatico o da postazioni delocalizzate.

Capitolo 8 – Regolazioni, riparazioni e sostituzioni
che non costituiscono
variante costruttiva
Tele-assistenza
Viene formalizzato ciò che già avviene su alcuni impianti, ossia la tele-assistenza da parte del costruttore delle parti elettriche, che da remoto può accedere al sistema di supervisione dell’impianto. Vengono stabiliti dei vincoli: la tele-assistenza deve avvenire sotto la supervisione del caposervizio e del tecnico responsabile, che abilitano l’accesso esterno del costruttore con chiave hardware. La connessione da remoto è prevista solo per il tempo necessario per la modifica di parametri e la connessione deve essere sicura da influenze esterne, nel senso che deve garantire la protezione dei dati trasmessi e di quelli già presenti sulla macchina.
Oltre a quelle illustrate, non sono riuscito a trovare nel decreto altre novità che possano essere stimolo di modifica o miglioramento delle apparecchiature elettriche.
Credo che un nuovo e diverso sviluppo, rispetto allo stato dell’arte attuale, che certamente ha raggiunto un certo grado di maturità, possa avvenire non tanto per obbligo normativo, ma a seguito di richieste da parte dell’utenza (ad es. per ottimizzare la gestione delle risorse, ossia le ore/uomo da dedicare agli impianti per le operazioni fuori esercizio).
Un’altra importante spinta credo che potrà essere data dalle azioni di marketing dei costruttori, che in un contesto di sana concorrenza saranno stimolati a fornire al cliente sempre più nuove e accattivanti funzionalità.
Alcune rilevanti novità non prettamente elettriche introdotte dal decreto esercizio.

Capitolo 3 - Modalità di esercizio
– Trasporto dei bambini sulle seggiovie
Viene ribaltato l’approccio precedentemente adottato, ora basta l’altezza maggiore di 1,25 per viaggiare soli. Nel caso gli utenti siano più bassi, è necessario abbiano più di 8 anni.
Viene introdotta la figura del “responsabile” e degli “accompagnatori”.
I responsabili sono i genitori, i parenti, oppure le persone a cui i bambini sono affidati anche in via informale (maestri, amici). Questi hanno dei precisi compiti:
> valutare se i bambini sono in grado di utilizzare la seggiovia, informarli sulle regole di utilizzo e il comportamento da tenere anche in caso di arresto dell’impianto;
> in caso accudiscano un gruppo di bambini, devono affidarli a degli accompagnatori che accettino questo ruolo.
L’accompagnatore  deve aiutare il bambino a movimentare la barra di chiusura all’imbarco e allo sbarco.
Infine gli agenti devono verificare la presenza dell’accompagnatore e sorvegliare le operazioni di imbarco e sbarco, con riferimento alla chiusura e apertura della barra.

Capitolo 6 – Manutenzione, ispezioni
e controlli in esercizio –
Manutenzione degli impianti
Il costruttore deve fornire il MUM delle apparecchiature meccaniche ed elettriche, e deve consegnare il piano dei controlli per le revisioni speciali e generali, e fin qui nulla cambia rispetto al passato.
La novità che il decreto introduce ora, è che in futuro vi sarà una tabella di sintesi delle operazioni di manutenzione, con la periodicità che il costruttore prevede per le ispezioni  e i controlli in esercizio. Relativamente a quest’ultimo punto, è previsto che vengano fornite delle liste di controllo con valori nominali e tolleranze ammesse, nonché gli intervalli di sostituzione dei componenti.
Molti dei tecnici responsabili in passato lamentavano la difficoltà nella lettura dei MUM dei nuovi impianti CE, che risultavano molto articolati e dispersivi quando si cercava la manutenzione che doveva essere effettuata, dato che le indicazioni erano distribuite nei singoli capitoli riguardanti i vari componenti dell’impianto. Probabilmente ora questo problema viene superato.

Capitolo 4 – Documento per l’esercizio
- Registro di controllo e manutenzione

Il decreto esercizio formalizza l’esistenza di un registro di controllo e manutenzione e ne disciplina la redazione. Lo schema di registro è previsto sia redatto dal tecnico responsabile e si basa sulla documentazione fornita dal costruttore. Per ogni componente ed eventualmente per le sue singole parti, il registro riporta il tipo, la frequenza, il metodo di controllo e manutenzione, il rimando al MUM e lo spazio per la registrazione  della data di intervento e del nome del manutentore che la ha effettuata.  ANITIF e costruttori stanno lavorando congiuntamente per elaborare questo documento e stanno sviluppando una versione digitale del Registro. In questo modo si potrà formalizzare in maniera ordinata, quello che già oggi viene fatto normalmente nel corso delle manutenzioni, avendo però il valore aggiunto, non trascurabile, di poter disporre di dati in forma aggregata gestibile e comodamente analizzabile. Viene richiesto un grande impegno al costruttore e ai tecnici responsabili, ma era questo uno degli aspetti ancora non disciplinato e gestito in maniera autonoma e  disomogenea dalle varie società.  Ora viene messo ordine anche su questo aspetto.

Capitolo 8 – Regolazioni, riparazioni
e sostituzioni che non costituiscono variante costruttiva
Regolazione/interventi provvisori
Viene introdotta la possibilità di effettuare a cura del capo servizio, sentito il tecnico responsabile, degli interventi di regolazione e modifica provvisoria su tarature di organi di sorveglianza, allo scopo di concludere l’esercizio giornaliero. La procedura prevista è agile, nel senso che è sufficiente annotare le variazioni effettuate sul libro giornale e non è necessario interessare l’autorità di sorveglianza.  La necessità di poter effettuare modifiche temporanee era stato manifestato in passato dai tecnici responsabili trentini, ora il decreto raccoglie e risolve questa esigenza.

È auspicabile che ciascuno legga con spirito critico e costruttivo questo documento, dato che ne è prevista la riedizione nel 2020. Si apre l’opportunità di dare suggerimenti al futuro gruppo di lavoro per migliorare questa prima edizione della norma. Il S.I.F. di Trento reputa che per garantire un esercizio più sicuro e regolare degli impianti, è fondamentale che ogni nuova realizzazione sia dotata di circuito di sicurezza selettivo e che tutti gli impianti aerei siano dotati di telecamere che permettano di poter vedere completamente la linea dalla stazione motrice. In quest’ottica il Servizio Impianti a Fune di Trento cercherà di dare il proprio contributo alla futura stesura del 2020.

Created: Mercoledì, 09 Novembre 2016 12:13
Category: Portfolio
Tags: Uomini e Aziende
 

Gianni Stablum è il nuovo presidente della Carosello Tonale Spa

Ora la priorità è il bacino da 120.000 metri cubi nella zona della valle Albiolo

Ponte di Legno (BS), 14/11/2017 - Cambio al vertice della società Carosello Tonale s.p.a., una delle tre società proprietarie degli impianti di risalita del comprensorio Pontedilegno-Tonale. Gianni Stablum, 63 anni, di Vermiglio, subentra a Giacinto Delpero che è stato alla guida della società trentina per 25 anni. Gianni Stablum è proprietario di una carpenteria e lattoneria a Vermiglio ed è molto conosciuto soprattutto per la sua attività di maestro di sci, che lo vede impegnato sulle nostre piste da ben 42 anni.

«La Carosello Tonale s.p.a. è una società molto attiva, negli ultimi anni ha investito molto sia nell’ammodernamento degli impianti di risalita, sia nel potenziamento dell’innevamento programmato. – spiega Stablum- Grazie a Giacinto Delpero, presidente storico della società, abbiamo realizzato cambiamenti importanti, soprattutto nella zona del ghiacciaio Presena. Adesso la società ha altri progetti che porterò avanti in prima persona, la priorità è senz’altro un nuovo bacino da 120.000 metri cubi per l’innevamento delle piste nella zona della Valle Albiolo, in territorio trentino: qui realizzeremo un lago superficiale a 2.000 metri di quota, sopra l’ospizio San Bartolomeo, con l’obiettivo di riuscire ad aprire, ad inizio stagione, anche qualche pista al Passo Tonale come alternativa a quelle sul ghiacciaio Presena. Questo lago avrà anche una valenza turistica in quanto sarà completato da un sentiero pedonale per le gite in quota». Tra gli altri progetti figurano la realizzazione di una piccola pista per principianti sul ghiacciaio, presso il rifugio Capanna Presena, il potenziamento dell’innevamento delle piste Bleis e Alpino e la riorganizzazione del piazzale e della biglietteria alla partenza della cabinovia Paradiso, in Tonale.

Il presidente del Consorzio Pontedilegno-Tonale, Michele Bertolini, commenta così la nomina del nuovo presidente: «Gianni oltre ad essere uno stimato artigiano di Vermiglio e maestro di sci, si è sempre contraddistinto per il suo impegno per la Comunità e per la stazione turistica, spendendosi per più anni all'interno del Consiglio della società Carosello Tonale s.p.a.. Conosce quindi molto bene la nostra realtà e potrà garantire pur nel cambiamento una continuità, in vista dei nuovi traguardi che si vorrà porre la società. Da parte del Consorzio Pontedilegno-Tonale e a nome del cda gli auguro quindi un buon lavoro. Ringrazio anche Giacinto Delpero storico presidente della Carosello Tonale s.p.a. per il prezioso lavoro svolto negli anni a favore dell'intero Consorzio».

 

Created: Venerdì, 23 Settembre 2016 08:27
Category: Portfolio
Tags: Motori Sulla Neve
Massima attenzione al cliente
e assistenza post-vendita di qualità

Con le filiali per l'assistenza clienti di Merano e Aosta, oltre che con una buona rete di partners, l’azienda di Vipiteno serve il mercato italiano dei suoi battipista garantendo massima affidabilità ed eccellente qualità nell’attività di supporto per interventi di riparazione e manutenzione o per la revisione. Il servizio, guidato da Sebastian Bianco, tiene un rapporto costante con la clientela, pronto in ogni momento a fornire consulenza, a procurare con tempestività ricambi, a intervenire con il suo team di operatori direttamente «in loco» per le attività di manutenzione o riparazione che si rendano necessarie

Quando e dove c'è un'urgenza, il pronto intervento è garantito. Avvalendosi del supporto di oltre 20 collaboratori, la rete di assistenza post-vendita Prinoth in Italia offre un aiuto rapido e competente, sia telefonicamente che sulla pista. Che si tratti di procurare ricambi, di fornire assistenza per interventi di riparazione e manutenzione o per la revisione dei battipista,  sotto la guida di Sebastian Bianco il servizio post-vendita di Prinoth dimostra di avere ben chiaro cosa significhi la vicinanza al cliente e la qualità del servizio di assistenza.

Il magazzino-ricambi 
in Italia e in Austria
Durante l'inverno il centro di assistenza di Merano acquisisce una notevole importanza . Quando i battipista preparano le piste nei comprensori sciistici italiani, Prinoth garantisce un impiego dei veicoli senza intoppi e soprattutto a pieno ritmo. «Da Merano - spiega Sebastian Bianco, responsabile assistenza post vendita Italia -  forniamo ricambi ai nostri clienti del Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia e a tutti i nostri partner. Nel nostro magazzino sono depositati i ricambi per tutta l'Italia». Inoltre la vicinanza al centro pezzi di ricambio internazionale di Telfs nei pressi di Innsbruck (Austria) è di per sé molto vantaggiosa. «Grazie alla breve distanza dal centro pezzi di ricambio – continua Bianco - abbiamo un grosso vantaggio per quel che concerne la rapidità. Se qualcosa non dovesse essere disponibile a Merano, possiamo raggiungere Telfs in poco tempo. Ciò si ripercuote positivamente, oltre che sulla disponibilità dei ricambi, anche sull'intera logistica dei ricambi e quindi sul grado di soddisfazione dei clienti». Una  consegna rapida è garantita. Con i punti di consegna di Merano e Chiusa i clienti hanno accesso ai ricambi ordinati giorno e notte e sono subito sul posto grazie ad un collegamento autostradale diretto. Se il tempo stringe, i nostri addetti alla vendita ricambi Lukas Mair, Andrea Loffredo e Matthias Mair spediscono i ricambi necessari con urgenza direttamente al cliente tramite un servizio di consegna espresso.

Primo comandamento:
soddisfare i desideri dei clienti
Al telefono o sulla pista, il team dell'assistenza tecnica Prinoth offre praticamente tutto. Al supporto telefonico fa seguito direttamente l'assistenza «in loco». Nei mesi invernali i montatori dell'assistenza sono operativi ininterrottamente. Con la competenza e l'esperienza è garantita una rapida risoluzione dei problemi. Rudl Egarter, direttore tecnico di Drei Zinnen AG, pone in risalto oltre all'affidabilità soprattutto la disponibilità di risolvere insieme i problemi. «Il supporto tecnico di Prinoth è semplicemente grandioso – dice - Il team è simpatico e dà l'impressione di esserci sempre. Gli addetti all'assistenza sono persone semplici e schiette con le quali si può discutere e decidere di percorrere insieme nuove strade». Il fatto di apportare ulteriori sviluppi ai battipista insieme al cliente riveste un'importanza determinante per il processo di sviluppo dei prodotti. Gli input derivanti dall'esperienza sul campo sono fondamentali e di conseguenza hanno un grande valore. «I nostri clienti – aggiunge Sebastian Bianco a proposito dell'utilizzo all'interno dell'azienda degli input raccolti direttamente sul campo -  lavorano quotidianamente con i nostri veicoli e possono darci informazioni rilevanti sulla base della loro esperienza pratica. Noi facciamo in modo che questi input confluiscano direttamente nel processo di sviluppo dei prodotti e abbiamo così l'opportunità di ottimizzare costantemente i nostri battipista». Il fatto di avere voce in capitolo è ben accetto dal cliente. «Mi piace lavorare a nuove soluzioni insieme al produttore. In più - dichiara con una certa soddisfazione Rudl Egarter - con i servizi offerti da Prinoth sento che le mie esigenze di cliente vengono comprese a pieno e ho la percezione di essere ben seguito. Senza dubbio abbiamo a che fare con un'assistenza post vendita di qualità!»

Il centro di revisione per veicoli usati
con pezzi di ricambio originali
A Merano, vicino al magazzino ricambi, c'è anche un centro revisione veicoli usati Italia. Qui i veicoli usati vengono preparati da meccanici esperti in base alla categoria di revisione in modo da poter essere riutilizzati. Per le riparazioni si usano rigorosamente ricambi originali Prinoth. «Con i ricambi originali possiamo garantire, oltre alla qualità, elevati standard di sicurezza; un aspetto questo che di certo non va sottovalutato, trattandosi di veicoli che durante l'inverno sono in servizio quasi ininterrottamente», sottolinea Bianco per mettere in guardia dall'impiego di ricambi non originali.

Filiali e partners
distribuiti sul territorio
Oltre a quella di Merano c'è un'altra filiale per l'assistenza tecnica ad Aosta che fa capo a Mauro Burzi e al suo team. Prinoth Aosta serve anche il Piemonte e la Liguria. Assieme ai partners Officina Valetti (Lombardia), F.lli Nizzi (Toscana ed Emilia Romagna) e Sabatino di Domenico (Centro e Sud Italia) Prinoth è ben posizionata su tutto il territorio nazionale per ciò che riguarda la vendita di ricambi e il servizio clienti, dimostrando tutta la sua professionalità. La rete di assistenza post vendita Prinoth offre un servizio di altissima qualità. Oltre alla fornitura di ricambi, al supporto per interventi di riparazione e manutenzione o per la revisione dei battipista, fornisce i seguenti servizi:
• Offerta estiva ricambi
• Pacchetti ricambi tagliati su misura
• Servizio di assistenza tecnica durante la stagione
• Controllo di fine stagione (già per la stagione successiva)
• Revisioni estive
• Offerte per pacchetti completi (assistenza tecnica + ricambi)

Sebastian Bianco
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+39 344 199 2488