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Created: Sabato, 28 Gennaio 2017 08:27
Category: Portfolio
Tags: Impianti Di Risalita
LeitControl: «L'iPhone
dei sistemi di controllo»

Le innovazioni sviluppate all’interno dell’azienda esprimono al massimo la combinazione di funzionalità e design che costituisce la filosofia produttiva del gruppo guidato da Anton Seeber, la visione industriale di una sintesi tra sviluppo tecnologico, pregiato design ed elevata affidabilità.  Grazie ad una visualizzazione originale, l’utilizzo del sistema di controllo LeitControl può essere tanto autoesplicativo e di facile impiego quanto quello di un iPhone

Si sa che per Leitner ropeways l’innovazione non può mai essere a discapito dell'affidabilità. Perciò i componenti del sistema di controllo Leitner, sia singoli che combinati, generano una logica complessiva dalla funzione affidabile e perfettamente coordinata. Ciò si basa soprattutto su un criterio: la gestione intuitiva durante il funzionamento è la misura di tutte le cose! L’obiettivo di Leitner ropeways è soprattutto quello di semplificare il lavoro. «Un macchinario è buono solo in relazione alla sua facilità di utilizzo - sostiene Günter Tschinkel, Head of Electrical Engineering da Leitner ropeways - Questa sensazione si trasmette anche agli ospiti del comprensorio sciistico che usufruiscono degli impianti funzionanti lungo le perfette piste. Anche per il macchinista l’utilizzo del sistema di controllo deve essere un piacere». La tecnica di controllo Leitner, compresa la visualizzazione, offre questo in tutte le singole componenti: dall’hardware perfetto, al software sofisticato fino all'attraente e modernissimo dispositivo per un sistema di comando automatizzato.

Tutti i processi in uno sguardo
e in un unico passaggio
Gli sviluppatori e gli esperti di Leitner ropeways sono riusciti a rendere attraente il sistema di controllo. «Un tempo i sistemi di controllo erano veri mostri con apparecchi pieni di interruttori, pannelli di comandi e spie lampeggianti - spiega Anton Seeber, presidente e amministratore delegato dell’azienda - Abbiamo realizzato un prodotto elegante e di stile, caratterizzato da comando autoesplicativo, perfetta applicabilità e semplicità. Il motto è: tanti interruttori e indicatori quanti sono necessari e allo stesso tempo il minimo possibile». Risultato di tale sforzo sono anche i prodotti come il LeitControl. Serve, inoltre, un solo singolo pannello di controllo, dal quale possono essere comandate tutte le funzioni necessarie per il lavoro giornaliero. Mentre nei sistemi di controllo tradizionali per alcuni processi lavorativi devono essere eseguiti fino sette passaggi, in LeitControl questi passaggi sono memorizzati in una sola operazione e sono completamente automatici e non necessitano di alcuni intervento. «Ciò rende il lavoro al sistema molto autoesplicativo e in poco tempo diventa chiaro anche ai nuovi operatori», afferma Anton Seeber. Ulteriore vantaggio: gli impianti del comprensorio sciistico possono essere controllati tramite monitor e osservati tramite il sistema di visualizzazione Leitner. Il sistema di visualizzazione del processo su Windows non solo rende il lavoro più semplice, ma anche più attraente. «Tutti i processi sono visibili ad occhio e sono eseguiti in un solo passaggio chiaro, pratico e assolutamente facile da eseguire», spiega Günter Tschinkel. Grazie al sistema di visualizzazione ogni singola cabina o seggiola viene rappresentata e le informazioni relative a ogni veicolo possono essere memorizzate. Tutti i dati e le informazioni inerenti gli impianti sono a disposizione con il comando centrale grazie alla rete Ethernet - anche per la diagnostica remota e la manutenzione a distanza via LAN o Internet. Conclude Günter Tschinkel: «Questo processo ottimizzato con elevati standard tecnici ha modificato in maniera evidente il sistema di controllo portando il futuro nel presente!»
www.leitner-ropeways.com

Dicono di LeitControl:

Ecco alcuni giudizi di
qualificati clienti di Leitner ropeways e di LeitControl:

Paul M. Abed (Responsabile di Progetto GD10 Ecatepec in Città del Messico):
«La visualizzazione è facile come in un tablet. Se si necessita di informazioni relative alla temperatura, al massimo utilizzo, alla distanza etc., si può semplicemente toccare l'elemento corrispondente sul touchschreen e si ottengono immediatamente le informazioni. Il sistema è semplicemente grandioso!»

Andreas Kleinlercher (Direttore funivia Stubaier Gletscher)
«Del sistema di controllo LeitControl spiccano in particolare la struttura ben visibile, dall’immagine complessiva fino ai singoli dettagli, le informazioni d'insieme di tutto l’impianto ad ogni
stazione sempre disponibili in registro, la semplicità di utilizzo e la facilitàndi comprensione, la flessibilità nelle diverse situazioni (esempio il rimessaggio...)»

Jan Linstad (Capo Servizio di CD6C Skihytta Ekspress in Trysil, Svezia)
«Il sistema LeitControl con la sua visualizzazione è molto soddisfacente. È facile e semplice da usare e lo si comprende velocemente. Di fatto è basato su Windows e le icone da cliccare, così come le brevi descrizioni, lo rendono facile da usare e affidabile»

Markus Haller (Amministratore Delegato della Ratschings-Jaufen GmbH)
«La visualizzazione di LeitControl tiene conto delle molteplici esigenze del nostro campo di attività. Spesso si sfrutta la localizzazione dei veicoli. Il vantaggio sta nel fatto che ora è possibile seguire gli spostamenti dei veicoli sulla linea. Per il trasporto di bambini, si tratta di una misura di sicurezza aggiuntiva».

Created: Sabato, 28 Gennaio 2017 08:27
Category: Portfolio
Tags: Impianti Di Risalita

Inaugurato a Pisa
il MiniMetro antitraffico

Con il «Pisa Mover» l’azienda di Vipiteno ha realizzato un mezzo di trasporto urbano che contribuirà in maniera determinante a decongestionare il traffico in una zona nevralgica della località toscana collegando con un tragitto di cinque minuti l’aeroporto Galileo Galilei alla stazione centrale. I due convogli, composti ciascuno da tre vagoni dall’elegante design, sono capaci di ospitare ognuno 107 passeggeri e si muovono automaticamente in regime di «vai e vieni» attivati dal sistema di azionamento diretto esclusivo Leitner DirectDrive. L’innovativo impianto è il frutto di un investimento di oltre 70 milioni sostenuto in partenariato tra enti pubblici e soggetti privati nell’ottica di un più ampio progetto di modernizzazione infrastrutturale della città

Con l’inaugurazione ufficiale del sistema di trasporto MiniMetro PisaMover avvenuta il 18 marzo 2017, Leitner ha dato il via a una nuova era sostenibile della mobilità. Fino a oggi la città toscana di 90.000 abitanti era congestionata da un enorme volume di traffico, con il numero di persone in transito che raddoppiava a causa di pendolari, turisti e studenti. Ma ora, finalmente, la situazione è pronta a cambiare: il PisaMover riuscirà infatti a decongestionare quasi completamente la località toscana dal flusso automobilistico di pendolari. Il sistema firmato Leitner ropeways svolgerà inoltre un fondamentale ruolo nell’ambito del trasporto urbano, migliorando il collegamento con la rete pubblica degli autobus già esistente. In cinque minuti, il MiniMetro conduce i viaggiatori dall’aeroporto Galileo Galilei fino alla stazione centrale nel centro della città. Insieme anche al nuovo parcheggio scambiatore all’altezza della stazione intermedia San Giusto / Aurelia e all’ottimizzazione della rete di piste ciclabili, riduce il traffico e migliora l’aspetto e la qualità della vita di Pisa. Il nuovo MiniMetro è il primo impianto di questo tipo dotato di azionamento diretto Leitner DirectDrive.
Addio code di macchine
dei pendolari, benvenuti comfort e design d’eccellenza

Anche a Pisa, il percorso che porta dall’aeroporto al centro città (1760 metri) è uno tra quelli con maggiore presenza di code. Il PisaMover di Leitner ropeways consentirà di alleggerire dal traffico questo quartiere nevralgico della città, permettendo di coprire il tragitto tra l’aeroporto Galileo Galilei, la zona meridionale di Pisa e la stazione centrale in soli cinque minuti. Entrambi i convogli sono composti da tre vagoni collegati l’uno all’altro e con una capienza totale di 107 passeggeri. I veicoli del MiniMetro a funzionamento elettrico, come anche le stazioni, sono stati progettati dal celebre architetto Adolfo Natalini. Il carrello sul quale sono montati i veicoli rappresenta inoltre un nuovo, speciale sviluppo realizzato in collaborazione con l’università di Pisa, in grado di assicurare un comfort di viaggio davvero elevato. Uno sviluppo tecnologico che ha trovato applicazione anche a Miami dove di recente è stata inaugurata la seconda linea di collegamento tra terminal all’interno dell’aeroporto statunitense.

Quando funziona la collaborazione
tra il pubblico e il privato
Il PisaMover rappresenta un ulteriore esempio di impiego di successo degli impianti urbani di Leitner ropeways, in grado di risolvere in maniera sostenibile complesse problematiche legate al traffico. Marco Filippeschi, sindaco di Pisa, è convinto dei vantaggi offerti da questo nuovo mezzo di trasporto urbano: «È un modello di mobilità urbana innovativo che avrà un impatto positivo su tutta la città», ha dichiarato il sindaco. L’innovativo impianto si basa su un progetto comune di partenariato pubblico-privato tra Leitner ropeways e il Gruppo Condotte d’Acqua, una tra i più importanti gruppi imprenditoriali italiani. Il progetto include, oltre a progettazione e realizzazione dell’impianto, e delle diverse infrastrutture che hanno messo a nuovo il quartiere San Giusto, anche la gestione del MiniMetro e del parcheggio scambiatore presso la stazione intermedia. Un’opera complessiva da 72 milioni, che ha goduto di un finanziamento di 21 milioni da parte dell’Unione Europea, mentre i restanti sono a carico delle aziende private che hanno realizzato e gestiranno l’opera per i prossimi 33 anni prima che l’intera infrastruttura, così come definito in convenzione, passi al Comune di Pisa.

Rumorosità contenuta e consumi ridotti con
l’azionamento DirectDrive

L’impianto assume una speciale rilevanza anche in considerazione della sua qualità ecologica. Per tutelare al massimo l’ambiente, il PisaMover è stato dotato della più moderna tecnica di propulsione. L’impianto funziona infatti grazie al sistema Leitner DirectDrive che è contraddistinto da consumi ed emissioni ridotte, come anche da una rumorosità molto contenuta. Entrambi i convogli si spostano in modalità va e vieni, muovendosi comunque ognuno sul proprio binario. L’intero sistema prevede il funzionamento completamente automatizzato e può essere gestito in maniera flessibile. I responsabili si aspettano un flusso di passeggeri pari a circa due milioni l’anno, numero che secondo le previsioni dovrebbe arrivare a circa 2,6 milioni a partire dal 2020.
Nuovo sviluppo infrastrutturale
con il parcheggio scambiatore
Alla riduzione del traffico automobilistico nella città contribuisce anche l’offerta Park&Ride con un parcheggio scambiatore in grado di ospitare 1.400 veicoli nell’area della stazione intermedia San Giusto / Aurelia. Situato nelle immediate vicinanze di un’importante uscita autostradale, consente ai pendolari della regione di posteggiare la propria macchina con soli 2,5 € al giorno e raggiungere comodamente e in pochi minuti il centro a bordo del PisaMover. Anche i turisti possono sfruttare l’opportunità di arrivare in maniera rapida e conveniente alla stazione o all’aeroporto, come anche di recarsi dall’aeroporto al centro in pochi minuti. L’impianto fa parte di un’idea di sviluppo infrastrutturale più ampia: infatti si è proceduto alla realizzazione di una nuova rete di piste ciclabili, all’ottimizzazione dei percorsi pedonali, alla creazione di nuove rotonde e all’eliminazione di un pericoloso passaggio a livello.

www.leitner-ropeways.com

Created: Sabato, 28 Gennaio 2017 08:27
Category: Portfolio
Tags: Impianti Di Risalita

Emmegi
Il tappeto di sbarco è vivo. E funziona!

L’azienda di Givoletto (Torino) guidata da Roberto e Tania Barbieri ha installato due complementi d’arrivo per altrettante seggiovie in Francia, nella zona di Grenoble. I due impianti sono entrati in funzione a dicembre e stanno dimostrando come e quanto questo «accessorio» finale all’arrivo dell’impianto di risalita sia funzionale e utile soprattutto per gli sciatori meno esperti e per i bambini, sia per le seggiovie a morsa fissa che per quelle ad agganciamento automatico. Con queste installazioni, le prime in Europa, cadono tutti i pregiudizi e i tabù che negli anni hanno sempre ritenuto il tappeto di sbarco alle seggiovie non idoneo a risolvere la criticità dello sbarco. È vero esattamente il contrario. Roberto Barbieri ci ha sempre creduto. E adesso sta vincendo la sua scommessa

Ce l’ha fatta, ha vinto la sua scommessa, ha abbattuto radicati pregiudizi e insensati tabù in questa sfida che promuove un nuovo orizzonte produttivo e un passo avanti nel panorama impiantistico. Ma il più che giustificato orgoglio non deborda in eccessivi proclami e resta confinato tra i paletti di una misura tutta piemontese. «Mi fa piacere soprattutto aver potuto dimostrare che tutto quello che avevo prefigurato   si è puntualmente realizzato nella realtà. La gente può verificare che non avevo raccontato favole». Roberto Barbieri, 72 anni, fondatore e titolare della Emmegi di Givoletto (Torino) nata nel 1979 e che dal 1992 produce nastri trasportatori e tappeti d’imbarco alle seggiovie («In tutto abbiamo circa 400 nostri prodotti che funzionano nel mondo»),  sta parlando di un suo personale successo mentre fuma l’ inseparabile pipa accessoriata con un mozzicone di sigaro accanto alla figlia Tania che è il futuro dell’azienda insieme ad un gruppetto di altri giovani collaboratori («Questa è l’ultima cosa che mi prendo in carico personalmente poi facciano loro, decidano se andare avanti o no…»). Per anni e anni ha immaginato che fosse logico e funzionale aggiungere al tappeto d’imbarco all’accesso anche il tappeto di sbarco alla conclusione della risalita delle seggiovie. Per anni e anni gli hanno opposto ostracismi, gli hanno detto che all’arrivo delle seggiovie un tappeto di sbarco avrebbe provocato molti più inconvenienti che vantaggi, che gli sciatori e le sciatrici preferiscono trovare una pendenza innevata sotto i loro sci piuttosto che un tappeto mobile che li accompagni al momento del distacco della seggiola, quel momento critico che, soprattutto per i principianti e i bambini, può essere un problema.
I due impianti installati
a Les 7Laux e a Chamrousse

Quest’inverno due «tappeti da sbarco» sono entrati in funzione in Francia «e si sta dimostrando che funzionano benissimo. Sono tutti contenti del risultato, più o meno tutti hanno dovuto ricredersi». Sono stati progettati e costruiti dalla Emmegi di Roberto Barbieri per essere poi installati in loco da imprese specializzate del posto. Un tappeto di sbarco lungo 9 metri serve una seggiovia 4 posti Doppelmayr ad agganciamento automatico a Les 7Laux; un altro lungo 15 metri è il complemento terminale di una seggiovia a morsa fissa a Chamrousse, sempre nella zona di Grenoble. Sono entrati in funzione in dicembre e, guardando i primi filmati registrati sul posto, si capisce subito che i tabù sono veramente barriere mentali assurde dovunque, anche sulla neve: i tappeti di sbarco funzionano, eccome. «Sull’impianto a morsa fissa che porta circa 3000 sciatori al giorno,in questo periodo con poca neve – dice Barbieri -  nei primi 17 giorni di attività ha fatto 100 fermate dell’impianto. Di queste, 58 si sono rese necesssarie per i cosiddetti “incidenti”, e di questi 58 casi, 54 sono stati da attribuire ad adulti e soltanto 4 a bambini. Vuol dire che gli adulti e le adulte sono sempre più imbranati dei bambini ma, soprattutto, che il tappeto di sbarco è ideale proprio per favorire l’arrivo delle due categorie di sciatori ritenute più a rischio, vale a dire principianti e bambini. Per l’impianto ad ammorsamento automatico non ci sono ancora statistiche, ma le informazioni ricevute nei primi giorni di apertura al pubblico ci consentono di affermare che il tappeto di sbarco si adatta benissimo ed arricchisce la funzionalità delle seggiovie ad ammorsamento automatico». Il filo di fumo che sale dalla pipa di Barbieri sembra il segnale di una serena consapevolezza («È la realizzazione di un’idea, diciamo pure una vittoria») e di una constatazione che può valere per tutta la società e tutto il mondo («Come tutti i tabù, anche questo è caduto quando si è verificata la realtà, quando i critici hanno provato e ci sono saliti con gli sci ai piedi»). In proposito l’uomo avrebbe molti sassolini da togliersi dalle scarpe visto che la sua idea non è stata partorita ieri ma già ce l’aveva in testa nel 1999 quando aveva avviato una sperimentazione a San Martino di Castrozza presso la società degli impianti Nuova Rosalpina «ma avevo dovuto subire la forte contrarietà della società costruttrice dell’impianto. Poi avevo depositato un brevetto ma un ufficio tecnico me lo aveva sospeso». Ma preferisce sorvolare elegantemente e ricordare invece che il primo tappeto di sbarco è stato installato nel 2008 negli Stati Uniti a Okemo, stato del Vermont, «a un tiro di schioppo da Woodstock, praticamente in un altro mondo. Gli americani l’hanno comperato basandosi semplicemente su un filmato. In Europa invece…»

Il vuoto normativo e
il rapporto con la Francia
Già, com’è andata in Francia? «Non è stato facile anche perché a livello europeo non esiste ancora alcuna normativa che regoli costruzione e installazione del tappeto di sbarco – risponde Barbieri – Ho dovuto vincere una battaglia prima psicologica che tecnica con l’ STRMTG, il  Service Technique des Remontées Mécaniques et des Transports Guidés, che è l’ufficio di controllo francese sugli impianti di risalita, un po’ l’equivalente del nostro USTIF. Con i funzionari dell’ufficio regionale della zona di Grenoble ho cominciato a parlare a luglio dell’anno scorso. Dopo quattro anni spesi a insistere per consentire una sperimentazione, ho potuto finalmente presentare il progetto, descriverlo, illustrare i punti che ritenevo inderogabili per la realizzazione». Dall’alto della sua competenza e di esperienze maturate in oltre quarant’anni di lavoro, parlando un buon francese, fumando la pipa, riavviandosi i capelli ramati ancora folti e lisciandosi la sua stupenda barba da vikingo,  Roberto Barbieri non ci mette molto a convincere il funzionario che gli sta davanti prima un po’ allibito («Non apriva bocca») e poi convinto a dare il benestare per l’avvio dell’impresa («Alla fine era lui che mi dava indicazioni sulla possibilità di migliorare qualcosa»). Nel vuoto normativo attuale, era Barbieri a dettare le regole costruttive e di installazione per il tappeto di sbarco. E le sue regole volevano che: «primo: il nastro dello sbarco deve essere più largo di 15 cm per parte rispetto al nastro dell’imbarco; secondo: lo spazio tra il fondo della seggiola e la superficie del nastro deve essere di 55 cm come minimo per evitare che vi sia un fenomeno di “schiacciamento” e quindi di impedimento motorio al momento del distacco; terzo: non deve esserci alcun pulsante rosso di emergenza a disposizione dell’operatore all’arrivo. L’ultimo suggerimento era quello di creare una pendenza del terreno in cui collocare il tappeto in uscita dall’impianto. A mio parere sarebbe stato sufficiente stare su una pendenza tra il 5 e il 7%.  Ma poi sul tappeto corto della seggiovia ad agganciamento automatico si è lasciata una pendenza del 10% mentre su quello lungo della seggiovia a morsa fissa che doveva essere al 10% si è passati al 6%».

Tante prove e tanti controlli
prima del «battesimo del fuoco»
I lavori di sbancamento per ricavare le fosse dove armare in cemento lo spazio di allocazione dei tappeti di sbarco sono cominciati a fine estate 2016; le procedure di montaggio degli impianti sono cominciate e si sono concluse nell’arco dell’autunno.  Poi sono partite le prove, tante prove. «Un lavorone – dice Tania, che ha seguito come sempre il padre passo dopo passo anche in questa emozionante avventura – Si trattava di verificare ogni dettaglio, ogni particolare e bisogna dire che non sempre i nostri interlocutori, tra i funzionari dell’ufficio di controllo e gli uomini delle società degli impianti che avevano acquistato i nostri tappeti, erano pronti nel capire le diverse problematiche tecniche». I tappeti di sbarco della Emmegi vantano tutti i contenuti tecnologici dei tappeti d’imbarco della Emmegi collaudati in 25 anni di attività. Non ci sono ovviamente i cancelletti di accesso della partenza (cancelletti di sbarco? Quelli è proprio meglio di no…) ma tutto il resto, dai sistemi di controllo all’automazione e alle modalità di integrazione con l’impianto di risalita, è lo stesso. Cambia la velocità di avanzamento, più accentuata rispetto al «fratello a valle» di imbarco. E adesso che il battesimo del fuoco è felicemente avvenuto? Il titolare della Emmegi vola basso tenendo i piedi per terra: «Quest’anno in Europa mi aspetto un’altra  commessa al massimo.  Per l’Italia non so; sono consapevole del fatto che la cosa è ancora troppo fresca, che il tappeto di sbarco deve avere il tempo di farsi conoscere e apprezzare direi a livello “ideologico” da parte dei costruttori e dei gestori.  A me per il momento basta aver dimostrato che il prodotto funziona. Intanto andiamo avanti con i tappeti d’imbarco come quello di 14 metri che quest’anno abbiamo installato su una seggiovia 6 posti a morsa fissa a Samoens, in Alta Savoia». Intanto l’idea è diventata realtà e il tabù è caduto come una pera matura. Per il momento dalle parti di Grenoble, in Francia. Ma presto, siamo sicuri, il tappeto di sbarco della Emmegi di Givoletto arriverà anche da noi, da qualche parte, in Italia.

www.emmegibelt.com

Created: Sabato, 28 Gennaio 2017 08:27
Category: Portfolio
Tags: Impianti Di Risalita

Il controllo sui perni delle rulliere:
sta arrivando… una rivoluzione

L’azienda torinese guidata da Alessandro Rossi, specializzata da decenni nell’elaborazione di controlli con metodi non distruttivi sugli impianti a fune, sta mettendo a punto un sistema di diagnostica ad ultrasuoni che consente di valutare «dall’esterno» il grado di usura dei perni senza dover smontare la rulliera. Si tratta di un’idea e di una scommessa a cui si sta lavorando da oltre un anno in laboratorio e che avrà una decisiva verifica la prossima estate con i test da effettuare direttamente su alcuni impianti. Per gli esercenti impiantistici ci sarebbe la possibilità di un abbattimento dei costi nelle operazioni periodiche di controllo e, nello stesso tempo, l’opportunità di valutazioni più frequenti e fedeli

Sta nascendo un innovativo e, per certi aspetti, rivoluzionario procedimento di «controllo non distruttivo» nella nuova sede di Corso Peschiera, a Torino, che la SATECO di Alessandro Rossi inaugurerà in aprile con «una festa tra amici».  «Stiamo sperimentando - spiega il titolare -  un nuovo sistema ad ultrasuoni per verificare lo stato di usura dei perni delle rulliere su cui scorrono le funi degli impianti di risalita senza che vi sia la necessità di smontarle per procedere a quello che rientra tra i controlli periodici obbligatori previsti dalla normativa vigente. Fino ad oggi abbiamo lavorato con prove effettuate su perni smontati. In estate procederemo alla fase successiva, trasferendo e verificando “sul campo”, direttamente su alcuni impianti di risalita, quello che si è sperimentato in laboratorio». La notizia non è da poco per il mondo dell’impiantistica funiviaria, per i costruttori e soprattutto per gli esercenti che avrebbero la possibilità di abbattere i costi derivanti dall’operazione di smontaggio pur potendo aumentare gli interventi di controllo sullo stato di salute di quel cilindro di metallo pieno che è «un pezzo» fondamentale nella sicurezza del sistema-impianto. «È una scommessa che contiamo di vincere – continua Rossi – precisando subito che il nostro sistema non pretende di sostituire integralmente lo smontaggio, sempre e assolutamente necessario qualora siano riscontrati problemi oggettivi al pezzo. Ma un conto è smontare una rulliera che ha dei problemi seri e un conto è smontarla per i controlli. A nostra conoscenza non c’è nessuno che stia facendo una sperimentazione del genere sui perni, che sono componenti specifici degli impianti a fune. E siamo incoraggiati e stimolati a procedere anche da alcuni positivi contatti come quello che abbiamo avuto con alcuni costruttori».

Nella sede – museo
tra passato e futuro
La notizia e i suoi contenuti tecnici saranno approfonditi più avanti, dopo alcune necessarie presentazioni introduttive relative al nostro interlocutore, un piemontese dagli occhi azzurri e dal sorriso arguto che ha fatto della nuova sede della sua società uno straordinario, gradevolissimo luogo d’incontro (chi può veda di non mancare assolutamente all’inaugurazione «ufficiale» di aprile) tra il passato e il futuro.  Alessandro Rossi, 52 anni il prossimo 17 maggio, sposato dal 1992 con Cristina Gazzola e padre di Ludovica (14 anni), buon sciatore da diporto («A Clavière»), coltiva («Da 15 anni circa…») una passione sempre più divorante («Sì, adesso sono partito un po’ per la tangente e la cosa sta prendendo una piega inquietante», ammette con sorridente autoironia) per una forma particolare di collezionismo che potremmo definire «antiquariato funiviario». Nei locali della SATECO, società di servizio specializzata nei controlli con metodi non distruttivi su qualsiasi tipologia di impianti a fune, non si trovano solo i computers, i macchinari e il laboratorio dove si perfezionano e si progettano nuove soluzioni tecnologiche («Per tutti i nostri tipi di intervento sulle funi stiamo completando la transizione definitiva dall’analogico al digitale») ma anche migliaia di cartoline in bianconero e copertine di giornali d’epoca che ricoprono pareti, posters d’antan, decine di vecchie targhe metalliche su cui campeggiano nomi celebri e nomi estinti di società impiantistiche, plastici-giocattolo di impianti a fune, pezzi di vecchi skilift e antiche seggiovie, oggetti, cartelli, reperti vari di un glorioso tempo che fu. Un vero e proprio minimuseo nato da una molla «che è scattata per caso, ho cominciato a vedere, a interessarmi, a prendere qua e là e adesso…». Adesso non si dice proprio che questo amore adulterino stia mettendo a rischio il matrimonio («Mia moglie in effetti è un po’ gelosa e a casa non vuol vedere niente di tutto questo») ma è lui stesso a immaginare il rischio di non riuscire più a frenare («Una specie di dipendenza? Non esageriamo, però…ho un bel po’ di altra roba in giro…»).

Trent’anni di lavoro
al servizio della sicurezza
D’altra parte la montagna bianca, gli impianti a fune sono nella sua vita e sono il suo lavoro ormai da trent’anni esatti, da quando, nel 1987, il ventiduenne giovane perito tecnico industriale reduce dal servizio civile affiancò il padre nell’attività che aveva avviato due anni prima insieme a un collega. Fulvio Rossi e il suo amico Giancarlo Berruti lavoravano negli uffici tecnici del Politecnico di Torino, già impegnati anche nell’attività di controllo sugli impianti a fune. Nel 1985 decisero di mettersi in proprio e fondarono la SATECO. Il signor Fulvio è morto prematuramente a 58 anni nel 1998 ma nel frattempo Alessandro si era impadronito del mestiere nel periodo in cui, nel frattempo, si erano imposti sul mercato i «controlli non distruttivi» che un grande esperto come Italo Piazza aveva contribuito a trasmettere nel know-how della società torinese. Oggi SATECO è una realtà di servizio composta da sette tecnici (più due impiegate) che opera nel suo settore con diversi metodi, dalla tecnica magneto-induttiva al controllo visivo, dal controllo con liquidi penetranti al controllo con magnetoscopia, al controllo con ultrasuoni. I suoi clienti sono quasi tutte le società impiantistiche del Piemonte e della Valle d’Aosta; il suo vangelo è il «piano controlli» di ognuna; il suo credito è il lavoro delicatissimo di indagine che deve valutare lo stato di salute delle funi e delle diverse componenti meccaniche dell’impianto. Ad esempio, per tornare a bomba, i perni delle rulliere.

Dall’ultrasuono tradizionale
all’ultrasuono «geniale»
«Il loro problema è l’usura progressiva della superficie su cui ruotano le boccole che fanno scorrere le funi in cima ai piloni dell’impianto. Sono previsti dei parametri di deterioramento oltre i quali il perno va sostituito. Noi stiamo sviluppando un sistema di controllo ad ultrasuoni capace di rilevare difetti che con l’ultrasuono convenzionale non si vedono» . «Abbiamo lavorato sul settaggio dei parametri di un apparecchio che opera con la tecnologia Phased Arrey studiata per il controllo delle saldature – dice l’ingegner Daniele Adamo, 35 anni, sardo di Alghero, laureato al Politecnico di Torino nel 2010, assunto in SATECO nel 2011 – e in laboratorio abbiamo ottenuto il risultato di poter passare dalla valutazione A- scan, volumetrica  da un estremo all’altro del perno, con onde longitudinali, alla valutazione settoriale capace di “sentire” anche le imperfezioni di superficie. Naturalmente è fondamentale avere i disegni in mano e riferirsi strettamente alla geometria del perno da esaminare ma con il sistema che stiamo sviluppando, attraverso la sonda che viene applicata ad una delle estremità del perno e che trasmette vibrazioni all’interno del corpo metallico, potremo avere in contemporanea la visualizzazione della valutazione convenzionale e di quella settoriale, vale a dire un check-up assolutamente completo e affidabile». Guardando avanti, l’operatore incaricato del controllo potrà svolgere il suo intervento direttamente in linea, su ognuno dei perni delle diverse rulliere dell’impianto. Se il sistema funziona non sarà più necessario ogni volta, a prescindere, smontare tutte le rulliere. «Ci stiamo lavorando da un anno e mezzo – dice Rossi – con un investimento di 30 mila Euro e un numero imprecisato ma sterminato di ore dedicate allo studio e alla sperimentazione. Vedremo come andranno i decisivi test questa estate. E poi vedremo come collocare questo nuovo tipo di controllo nel quadro della normativa vigente. Noi ci mettiamo l’idea, che non è brevettabile. Ma se se ne occupa solo la SATECO non si va avanti. Ci deve credere qualcun altro che collabori con noi per sviluppare il progetto». Amici cercansi. Per inaugurare la nuova sede della SATECO di Torino e per fare insieme un altro, piccolo salto nel futuro. E se qualcuno avesse qualche pezzo di una seggiovia del 1958 sa dove portarlo…

www.satecosas.com

Created: Sabato, 28 Gennaio 2017 08:27
Category: Portfolio
Tags: Impianti Di Risalita
Il futuro corre sopra un fil di fune

L’azienda di Cinisello Balsamo, protagonista in Italia nel settore dei prodotti per sollevamento, è partner nel nostro Paese della ArcelorMittal Bourg-en-Bresse, leader mondiale nella produzione di funi di acciaio, forte di una storia centenaria e di una capacità di innovazione che ha condotto alla rivoluzionaria soluzione adottata sull’impianto della cabinovia urbana di Brest con l’integrazione tra i trefoli e la fibra ottica. Insieme propongono al mercato italiano le migliori risposte e soluzioni per qualsiasi applicazione delle funi metalliche

A Bourg-en-Bresse, cittadina francese di 40 mila abitanti capoluogo del dipartimento di Ain nella regione di Alvernia-Rodano-Alpi, c’è l’azienda che produce le funi in acciaio tecnologicamente più avanzate del mondo, capaci non solo di sostenere e portare verso l’alto in assoluta sicurezza qualsiasi impianto di risalita ma capaci di sostenere e portare avanti la sfida con il futuro con soluzioni d’avanguardia, come nel caso della cabinovia di Brest di cui parleremo più avanti. Questa azienda è stata fondata nel lontanissimo 1906 con il nome di «Câbleries de Bourg»; più tardi si è resa famosa come «Tréfileurope» prima di essere incorporata nel gruppo ArcelorMittal, colosso mondiale dell’acciaio da 58 miliardi di dollari di fatturato nato dalla fusione di due tra le più grandi aziende del settore, la Arcelor e la Mittal Steel Company, avvenuta nel 2006. Lo stabilimento di Bourg-en-Bresse ha iniziato la sua attività con la produzione di funi per miniere. Da quel tipo di produzione, costantemente migliorata negli anni in prestazioni e capacità di durata, l’azienda ha tratto le competenze e le esperienze per allargare progressivamente il proprio impegno produttivo ad altri campi di utilizzazione quali il sollevamento, i sistemi di ormeggio offshore, le strutture di ancoraggio e, appunto, il trasporto funiviario. Nel corso della sua storia secolare si è costruita una reputazione internazionale nella produzione di funi di acciaio ad alta tecnologia e oggi, con l'attuazione di una politica di gestione illuminata, strutturata su una moderna organizzazione aziendale,  forti investimenti,  continuo lavoro di ricerca e sviluppo, stretta collaborazione con i propri clienti, ArcelorMittal Bourg-en-Bresse è da considerare sicuramente leader mondiale nel settore delle funi per impianti di risalita, un riferimento obbligato per affidabilità e innovazione.  Nel 2016 è stata in grado di fare nettamente la differenza rispetto a qualsiasi concorrenza fornendo una soluzione d’avanguardia per la prima cabinovia urbana realizzata in Francia, a Brest: l’integrazione con la tecnologia in fibra ottica. Due tubi con fibre ottiche sono stati inseriti all’interno della fune portante dell’impianto del diametro di 50 mm e della lunghezza di 2 510 metri; a questa fune si è aggiunta quella traente da 25 mm di diametro lunga 1960 metri. In totale, più di 40 tonnellate di fune, su misura per questa applicazione intensiva di Brest, sono state prodotte nello stabilimento di Bourg-en-Bresse.

Interventi prestigiosi
ai quattro angoli del mondo
Le funi della ArcelorMittal Bourg-en-Bresse sono naturalmente protagoniste assolute in Francia, sugli impianti delle più famose stazioni sciistiche transalpine come L'Alpe d'Huez, La Plagne / Les Arcs, Val d'Isère, Les 3 Vallées ma il loro livello di qualità si sta imponendo sempre più ai quattro angoli del mondo, sia nell’ambiente tradizionale della montagna bianca e degli sport invernali che nel settore emergente del trasporto urbano. Dalla Cina con la preparazione dei giochi olimpici di Beijing, passando per Hong Kong e la sua spettacolare «Peak Tramway» fino al Nord America, dove ha fornito funi 6-trefoli come un modello da 52 mm. di 5200 metri a Le Mont Ste Anne o un modello 45 mm. di 4730 metri al Vancouver Olympic Stadium di Whistler Mountain, in Canada, ArcelorMittal è sempre stata presente per raggiungere le vette e trasportare milioni di persone. E sulla base della sua esperienza si propone come un forte partner per lo sviluppo delle aziende impiantistiche e nel sostegno ai progetti più impegnativi anche in Italia, dove l’ ArcelorMittal Bourg-en-Bresse ha trovato nella FAS una affidabile partner da più di vent’anni.
Protagonista attiva
sul mercato italiano

Costituita nel 1980, la FAS  S.p.A. (Funi e Attrezzature per il Sollevamento) con  sede centrale a Cinisello Balsamo (Milano) e diverse unità operative distaccate sul territorio nazionale,  in  questi anni è cresciuta costantemente sul mercato della progettazione, costruzione, commercializzazione di prodotti per sollevamento. Grazie ad un servizio di alta qualità alla clientela che comprende corsi di formazione e addestramento per la sicurezza sul lavoro e verifiche periodiche delle attrezzature di sollevamento, si è imposta come leader nel settore sul mercato italiano. Insieme a ArcelorMittal lavora per fornire anche nel nostro Paese le migliori risposte e soluzioni per qualsiasi applicazione delle funi metalliche, comprese le nuove installazioni o le sostituzioni funiviarie.
www.fasitaly.com

 

Created: Sabato, 28 Gennaio 2017 08:27
Category: Portfolio
Tags: Servizi alla clientela
Software avanzatissimi per
l’accoglienza «chiavi in mano»

L’azienda austriaca leader nel settore dello skiservice rappresentata in Italia dalla filiale guidata da Christian Thaler ha sviluppato da tempo sistemi informatici che consentono di interfacciare perfettamente la gestione degli spazi di noleggio e deposito dell’attrezzatura con il ticketing delle società impiantistiche. In questo modo il «pacchetto completo» nelle modernissime «strutture integrate di accoglienza» proposte da Wintersteiger diventa un’offerta estremamente qualificante per le società degli impianti nei confronti della clientela turistica

L’ultimissimo gol (in ordine cronologico) è la fornitura alla Scuola Sci di Ortisei dell’esclusivo software per la gestione informatica del «traffico» e del controllo attrezzi nei cinque punti di noleggio presso i quali sono disponibili per i turisti duemila paia di sci. «Quest’ inverno i maestri di Ortisei ci hanno chiesto di sostituire il loro vecchio sistema con il nostro che è più avanzato e, oltre a gestire tutti i movimenti di prenotazione e contabilità, si interfaccia con il lavoro del laboratorio di manutenzione per il controllo e la verifica degli attacchi di sicurezza, argomento fondamentale e particolarmente sentito in Alto Adige». Christian Thaler, poco più di quarant’anni, sposato con Verena e padre di due figli  (Elias e David), ex atleta delle Fiamme Oro, è il giovane e brillante direttore della filiale italiana di Wintersteiger, l’azienda austriaca leader nel comparto dello skiservice, da quando è stata aperta, nel 2000. Da allora, lungo un percorso di costante crescita commerciale, alla distribuzione delle macchine e dei robot per il trattamento e la manutenzione dell’attrezzatura sciistica, core business originario dell’azienda,  si è aggiunta in termini sempre più consistenti e convincenti la fornitura  alle società impiantistiche  del pacchetto «chiavi in mano» per l’allestimento degli spazi di noleggio e deposito dell’attrezzatura da collocare in genere alla partenza degli impianti di arroccamento delle stazioni sciistiche. Un servizio aggiuntivo che le società impiantistiche hanno dimostrato di apprezzare sempre di più come importante fattore attrattivo nei confronti degli sciatori-clienti, tanto più importante da quando questo servizio ha potuto perfettamente integrarsi anche sul piano gestionale con i sistemi di ticketing delle diverse società. «È del 2004/2005  la nascita del  nostro esclusivo software  per il noleggio che consente di interfacciarsi con lo skipass di accesso agli impianti di risalita e quindi di collegare integralmente tutti i momenti e tutti i punti di contatto nel rapporto tra la domanda del cliente e l’offerta della società degli impianti, dalla prenotazione online al check-in: con lo skipass si entra anche nel deposito 24 ore su 24 e dal deposito si può acquistare lo skipass».  Lo sviluppo del know-how di Wintersteiger nella creazione di  software di gestione ha portato alla fornitura di cui abbiamo parlato all’inizio che apre un orizzonte di sviluppo per tutte le Scuole di Sci e sta perfezionando ulteriormente l’offerta del «pacchetto chiavi in mano» per il noleggio e il deposito che ha visto all’opera quest’inverno un’altra importante realizzazione a Barzio, alla partenza degli impianti di risalita della Valsassina,  per conto della ITB (Imprese Turistiche Barziesi) della famiglia Fossati. Un investimento di oltre 300 mila Euro per dimostrare ai turisti-sciatori quanto è migliore l’offerta del noleggio nella nuova struttura a valle e quanto è comodo integrare il pass con  il deposito della loro attrezzatura.«A Barzio – dice Thaler – abbiamo operato su una superficie di oltre 350 mq in un edificio appositamente ristrutturato dalla società degli impianti e abbiamo prodotto una fornitura completa del nostro "pacchetto" con un robot Mercury di ultima generazione per lo ski service, i sistemi di noleggio per 1200 completi, il deposito sci per 140 persone allestito con armadietti che ospitano sci, scarponi, guanti e caschi. In ognuno di loro è attivo  il meccanismo automatico di asciugatura che entra in funzione di notte contemporaneamente al sistema di disinfezione prodotto da lampade ad ozono attivate da un generatore centrale. Inoltre con il nostro gestionale Easyrent ci interfacciamo con il sistema di ticketing della località e consentiamo ai clienti di accedere al deposito e al noleggio utilizzando lo stesso skipass che usano per salire sugli impianti di risalita. La prenotazione dell'attrezzatura nonché del deposito sci può essere fatta on line o, sul posto, dove si può effettuare il check in digitale su schermo touch in oltre 20 lingue diverse».  Quello di Barzio/Valsassina è soltanto l’ultimo di una serie di interventi che negli ultimi anni Wintersteiger Italia ha realizzato in molte località dell’arco alpino affermando un nuovo, moderno, efficiente modello di accoglienza per lo sciatore-cliente. Tra le più recenti realizzazioni sono da ricordare l’importante  lavoro di Versciaco, in Alta Pusteria, dove sono stati attrezzati il deposito, il noleggio e il laboratorio nell’edificio alla partenza della telecabina del Monte Elmo, e prima ancora erano stati conclusi interventi simili a Riscone di Brunico, Val d’Aora, Corvara, Racines e in altre località. Nell’inverno 2015/16 sono diventate operative, a cura di Wintersteiger Italia, altre numerose «strutture integrate di accoglienza»: a San Vigilio di Marebbe, nello stabile realizzato alla partenza della cabinovia che sale a Plan de Corones (480 armadietti per 1200 posti) , a Selva di Valgardena nel complesso della stazione di partenza della cabinovia Dantercepies con 280 posti, a Siusi alla partenza della cabinovia dell’Alpe di Siusi,  dove al deposito per 500 posti e al noleggio sci si è aggiunto il modello Mercury della gamma di robot Wintersteiger per il trattamento e la manutenzione degli sci. E poi, lo scorso inverno si è attivato anche l’allestimento di Madonna di Campiglio di fronte alla telecabina del Grosté, ricavato in uno spazio sotto la stazione di partenza della seggiovia Fortini ristrutturato con un investimento di 200 mila Euro dalla società Funivie e dato in gestione al noleggiatore Gilberto Vidi. Anche in questo caso fornitura del «pacchetto completo» con l’allestimento di un deposito da 45 armadietti per 120 posti.
www.wintersteiger.com

Created: Sabato, 28 Gennaio 2017 08:27
Category: Portfolio
Tags: Motori Sulla Neve
Medaglia d’oro
nella gara della sostenibilità

Ai Campionati Mondiali di sci alpino che si sono svolti in febbraio a St.Moritz , la flotta di PistenBully supportata dalla sapienza programmatrice del sistema satellitare SNOWsat ha vinto la sfida che si era prefissa insieme ad Adrian Jordan della Engadin St. Moritz Mountains AG: dare a questo appuntamento iridato del 2017 il primato di sostenibilità nella gestione delle piste con un netto risparmio dei costi su tutti i fronti, compresa una perfetta ottimizzazione dei consumi energetici

Si dice che chi ben pianifica è a metà dell’opera. Niente di più vero: St. Moritz l’ha dimostrato con il piano di gestione delle piste che ha condotto al successo dei Campionati Mondiali di sci alpino dello scorso febbraio. Nel 2012 la prestigiosa località svizzera dell’Engadina è stato il primo cliente E+ a livello mondiale. Un impegno ambientale autentico, completato successivamente dal passaggio della flotta alla moderna tecnologia SCR, dall'acquisto di altri 2 PistenBully 600 E+ e, adesso, dall'adozione di SNOWsat su tutti i veicoli. Durante l'estate Adrian Jordan, responsabile tecnico COO presso la Engadin St. Moritz Mountains AG, ed il suo team si sono riuniti ripetutamente con Adrian Mattli, esperto svizzero di SNOWsat, e Florian Profanter, responsabile della Pro Academy, per sviluppare un complesso piano di gestione delle piste. Si è partiti da un'analisi dello «status quo» sotto tutti i principali punti di vista. I dati rilevati hanno costituito la base di partenza per tutte le proposte di ottimizzazione. Il piano si prefigge infatti molti obiettivi:

• maggiore sicurezza di innevamento e migliore qualità delle piste
• riduzione a lungo termine dello sfruttamento delle risorse e dei costi: gasolio, acqua, corrente elettrica, manutenzione e personale
• ottimizzazione di innevamento e preparazione
• definizione e osservanza di un processo di innevamento e di preparazione delle piste

• metodo di innevamento unitario
• gestione sostenibile dell'acqua
• impiego a regola d'arte e massimo sfruttamento di SNOWsat
• acquisizione e valutazione dei parametri di processo
• aumento della pianificabilità della produzione di neve tecnica
• qualificazione degli operatori (costruzione e preparazione delle piste)
• professionalizzazione del team di addetti all'innevamento e di operatori battipista


Insieme a Lisa Zimmermann
nel fantastico mondo del freestyle


Con la sponsorizzazione di Lisa Zimmermann, PistenBully dà per la prima volta il proprio sostegno ad una campionessa del mondo in carica. Per i prossimi due anni, la freestyler ventenne indosserà anche il logo di PistenBully. Accanto a Daniel Bohnacker, sci crosser olimpionico, Kässbohrer Geländefahrzeug AG sponsorizza così anche un'altra atleta che ha partecipato alle Olimpiadi di Sochi. Benché appena ventenne, la freestyler tedesca ha alle sue spalle già diversi successi: come campionessa del mondo in carica di slopestyle fa parte della squadra nazionale della Federazione Tedesca Sport Invernali per la disciplina del freestyle . Ha già vinto per tre volte la «Nine Queens» e si è aggiudicata nel 2013/14 la Coppa
del Mondo generale nello slopestyle e nel 2015 la medaglia d'oro ai Campionati del Mondo. Anche nell'ultima edizione del BigAir di Milano ha conquistato il gradino più alto del podio. È lei la prima donna al mondo ad aver eseguito un «Double 12» con doppia capovolta e tre avvitamenti e mezzo.
Ma in fondo non c'è da stupirsi, visto che le radici sportive della Zimmermann affondano nel terreno del pattinaggio artistico su ghiaccio. Le sue prestazioni sono state applaudite con entusiasmo anche in Casa Kässbohrer. Lisa, dal canto suo, è entusiasta dell'impegno di PistenBully per le nuove leve: anche lei ha molto a cuore la sponsorizzazione del settore giovanile.
Per questo, entrambe le parti sono liete della firma del contratto: con uno sponsor come PistenBully, Lisa Zimmermann è ben attrezzata per affrontare le prossime due stagioni.
Dita incrociate e i migliori auguri dal team PistenBully, soprattutto per le Olimpiadi 2018.

Confronto tra situazione «attuale»
e situazione «attuabile»

L'acquisizione di numerosi dati e la valutazione delle precedenti metodologie di lavoro ha permesso di individuare i potenziali obiettivi di ottimizzazione e di fornire utili consigli: il potenziale è consistente ovunque, dalla riduzione del regime dei motori all'accorciamento dei tempi di inattività, dalla minore sovrapposizione nella preparazione delle piste fino ai risparmi nella produzione della neve tecnica. Il confronto tra situazione attuale e situazione attuabile, realizzato e presentato nel frattempo da Adrian Mattli e Florian Profanter, è davvero impressionante. Dal 2010 ad oggi i valori di consumo di carburante e di emissione di CO2 si sono ridotti del 15%, mentre per i NOx l'abbattimento è quasi del 25%. Per quanto riguarda la produzione di neve artificiale, si punta ad un 10-15%. Adrian Jordan (nella foto sotto) è rimasto affascinato da questo progetto comune: «Il piano ci ha mostrato in modo evidente che potevamo ottenere netti miglioramenti con una profonda pianificazione del processo di innevamento e di preparazione delle piste. Abbiamo individuato i nostri punti deboli e quindi abbiamo potuto potenziarli in modo mirato. Tutto questo ha aiutato i dirigenti nella pianificazione e i miei collaboratori nel loro lavoro quotidiano. I consigli di Florian Profanter e Adrian Mattli sono stati uno strumento che, nelle mani degli operatori, ha reso il lavoro più trasparente ed efficiente. Così abbiamo raggiunto l'obiettivo di un Campionato del Mondo di sci che si è distinto per il primato di sostenibilità nella gestione delle piste. Adesso, naturalmente, continueremo sempre così».

Passo dopo passo verso l'obiettivo
con 23 PistenBully ecocompatibili
Il primo passo ha avuto inizio già nel 2012 con la modernizzazione preventiva della flotta di PistenBully esistente. Sono stati così acquistati tre PistenBully 600 E+. Un altro forte segnale è stato il passaggio al filtro antiparticolato diesel per tutti i veicoli di nuovo acquisto e la sua installazione a posteriori per le macchine già in servizio. Inoltre, per i Campionati Mondiali del 2017, tutto il parco veicoli PistenBully è stato equipaggiato con la tecnologia SCR di abbattimento delle emissioni. Adesso ci sono 23 PistenBully modernissimi ed eco-compatibili che, conclusi i Mondiali, sono a disposizione  dei turisti per creare piste perfette nel rispetto dell'ambiente.

Attenta gestione delle piste
e risparmio di risorse con SNOWsat
Il secondo tassello dell’operazione sostenibilità è costituito da SNOWsat, il sistema di gestione di piste e flotta con misurazione della profondità della neve. In vista dei  Campionati Mondiali 2017, la maggior parte dei veicoli è stata equipaggiata con SNOWsat. In breve quella di St.Moritz è diventata la flotta più eco-compatibile che si possa immaginare. L'obiettivo era quello di sfruttare con la massima efficienza la neve presente nel comprensorio sciistico. La neve artificiale è stata prodotta con molta parsimonia e in modo estremamente mirato da un impianto di innevamento modernizzato ed automatizzato. SNOWsat mostrava dove la neve era carente e quali impianti andassero attivati per integrarla. I risparmi si sono registrati su tutti i fronti: energia, acqua, tempo, carburante, NOX, CO2, ecc. Inoltre, il terreno subisce meno danni.

Preparazione professionale
dei percorsi con la ProAcademy
Florian Profanter ha elaborato infine, con le parti coinvolte, un piano per la preparazione delle piste di gara secondo gli elevati requisiti richiesti da un Campionato del Mondo: anche su questo fronte sono tante le misure attuabili efficacemente, dalla preparazione del fondo e dalle caratteristiche qualitative delle piste di gara, all'uso dei dati già esistenti sui tracciati e all'ottimizzazione dei costi.

www.pistenbully.it

 

Created: Sabato, 28 Gennaio 2017 08:27
Category: Portfolio
Tags: Fiere Convegni
 

L'inverno è al cancelletto di partenza
e Prowinter è il traguardo

Si terrà dal 10 al 12 aprile Prowinter, la fiera di Bolzano dedicata agli operatori del settore neve come noleggiatori e gestori di impianti. Un appuntamento sempre più importante per tracciare il bilancio della stagione invernale che si appresta a partire con il gigante di Sölden e vedrà un forte impulso, anche grazie alle Olimpiadi in Corea. Prosegue da parte di Prowinter la volontà di allargare il proprio raggio d’azione anche alle tematiche della montagna estiva.

Proprio così: la stagione invernale è al cancelletto di partenza, e il countdown verso il primo appuntamento del calendario, il gigante di Sölden del 28 e 29 ottobre, è ormai avviato da tempo. Con la gara sulle nevi austriache si entra in pieno clima invernale e il mercato dello sci, dall’attrezzatura alle località sciistiche, è pronto per rispondere alle esigenze degli sciatori, in tutti i loro aspetti. E se la gara di Sölden apre idealmente la stagione dello sci, l’appuntamento che conclude il ciclo invernale è Prowinter, la fiera “trade” dedicata al business degli sport di montagna in programma a Fiera Bolzano dal 10 al 12 aprile 2018.
 
Prowinter è qualcosa di più di un semplice evento espositivo, perché gli organizzatori l’hanno configurata come piattaforma focalizzata nelle tematiche del noleggio per gli sport alpini e rivolta anche ai gestori di impianti che vogliono conoscere lo stato dell’arte delle infrastrutture per la montagna. 

Uno sguardo al presente e al futuro
Ma non solo, perché Prowinter viene sempre più considerata come luogo di incontro anche per associazioni e sci club, oltre ai negozi specializzati: un palcoscenico di attori che vogliono incontrare l’offerta del mercato a loro dedicata. E nel proprio spirito innovativo, Fiera Bolzano dal 2016 ha introdotto lo Startup Village, un’area riservata alla presentazione di giovani operatori pronti a lanciare nuove idee per il futuro delle discipline della montagna.
Infine Prowinter sarà anche l’occasione per tracciare un bilancio della stagione invernale sotto il profilo agonistico, accogliendo numerose premiazioni di atleti elite (la fiera si terrà due mesi dopo i Giochi Olimpici di PyeongChang in Corea) così come giovani promesse e, naturalmente, i nuovi maestri di sci.
«Siamo fortemente motivati nel voler creare un evento in grado di rispondere a specifiche esigenze del mercato del rental invernale e di tutto ciò che ruota intorno alla pratica degli sport invernali – ha commentato Geraldine Coccagna, Exhibition Manager di Prowinter – stando molto attenti ai segnali che il comparto presenta anche oltre la stagione della neve».
Infatti, da un paio di edizioni, Prowinter ha accolto anche operatori del settore ciclismo, poiché sta crescendo la sovrapposizione di noleggiatori di sci che nel periodo estivo si “convertono” al mondo delle due ruote: «Indubbiamente l’evoluzione delle e-bike ha dato un forte impulso al mercato del rental e, noi siamo sicuramente degli interlocutori in grado di cogliere le opportunità che il settore montagna è in grado di sviluppare» conclude Geraldine Coccagna.
 
Continua Prowinter LAB
Diversificazione e innovazione sono i temi chiave per soddisfare le aspettative dei clienti: i cambiamenti climatici, per esempio, impongono alle destinazioni turistiche di adeguarsi e sviluppare nuove attività da offrire alla clientela tutto l’anno, anche in assenza di neve. Con questo scenario in continuo cambiamento, le decisioni devono essere prese in tempi rapidi e con la maggiore conoscenza possibile di informazioni, ed è per questo che Fiera Bolzano riconferma la propria volontà di far crescere Prowinter LAB, l’Osservatorio sul Noleggio che vuole analizzare il pianeta del noleggio sportivo e consentire agli operatori di prendere decisioni in base a dati oggettivi di mercato.
 
Infine, nell’edizione 2018 torna Alpitec nel programma di Prowinter, il settore B2B per le tecnologie di montagna: una parte espositiva verrà dedicata ai temi delle infrastrutture alpine come gli impianti a fune e quelli per l’innevamento, ma anche agli strumenti per la realizzazione e manutenzione di piste e snowpark, fino alla accessoristica di base.
 
www.prowinter.it

Created: Sabato, 28 Gennaio 2017 08:27
Category: Portfolio
Tags: Gestione area sciabile
L’esperienza nel Grande Sci
al servizio della sicurezza

L’azienda di San Vito di Cadore mette in campo le competenze e la professionalità che il suo fondatore Silvano Vidori ha maturato in decenni di frequentazione, prima come allenatore e poi come operatore, delle più grandi piste e dei più importanti comprensori sciistici. Dal 2003 la sua attività si è fatta apprezzare in Italia e in Europa per l’eccellente livello di specializzazione nei lavori di messa in sicurezza delle piste da sci ai massimi livelli. E anche nella scorsa stagione non sono mancati numerosi interventi. Vediamo…

LLa ditta VS di San Vito di Cadore opera nell’ambito della messa in sicurezza delle piste da sci, offrendo un’ampia gamma di materiali e accessori con soluzioni personalizzate. L’ha fondata nel 2003 Silvano Vidori, 63 anni, «homme de ski» cortinese che dopo essere stato per diverse stagioni l’allenatore responsabile della squadra nazionale A di discesa al tempo della direzione agonistica di Helmuth Schmalzl, ha svolto dal 1995 al 2003 un’attività di rappresentanza per il Nord Est per la SPM di Brissago Valtravaglia. Vidori è l’allenatore che ha svezzato il talento di Kristian Ghedina da quando il fuoriclasse italiano della discesa libera aveva 14 anni e l’ha fatto crescere fino ai suoi esordi vincenti in Coppa del Mondo. In quella veste ha anche maturato sulle più mitiche piste del Grande Sci conoscenze e competenze specifiche in materia di sicurezza che ne hanno fatto uno dei massimi esperti in particolare nel campo dell’installazione delle reti fisse di protezione di tipo «A».  Forte di questo suo bagaglio di conoscenze e animato da una straordinaria passione per il proprio lavoro, Vidori ha deciso nel 2003 di avviare una sua attività imprenditoriale autonoma per fondare la VS, acronimo del proprio nome e cognome. Appoggiandosi a fornitori qualificati e intrecciando rapporti commerciali costantemente rinsaldati dalla qualità del suo lavoro, in pochi anni ha saputo costruire un «catalogo» di prodotti completo, dalle installazioni alle reti, alle delimitazioni; dalla segnaletica all’accessoristica; dai pali strumentazione di soccorso.  Ha condotto studi di sviluppo dei suoi prodotti in collaborazione con alcune università venete; ha saputo meritarsi l’ingresso tra i fornitori delle gare di Coppa del Mondo (in primis quelle femminili «in casa» a Cortina) e ha lavorato per i Mondiali di sci alpino di Val d’Isère del 2009.  La sua clientela ha potuto apprezzare in particolare i materassi della gamma VS e, soprattutto, componenti e modalità di installazione delle reti fisse di tipo A. Coperto da brevetto è il palo in acciaio a TR alto fino a 8 mt. dalla solida affidabilità e dall’ elegante forma ricurva. Ma, soprattutto e senza bisogno di brevetti, non è assolutamente a rischio di imitazione il know-how che Vidori ha maturato nel particolare e importantissimo segmento produttivo e operativo delle installazioni di tipo A.

Installazioni e materiali
di ultima generazione
Di seguito elenchiamo alcuni dei principali interventi realizzati da VS nella scorsa stagione
• A inizio estate la società Golf Pra delle Torri di Caorle ha contattato la VS per il perfezionamento delle strutture già da in atto nelle precedenti stagioni, con integrazione di due nuove linee. Queste strutture sono fondamentali a tutela dei condomini prospicienti al campo stesso e ad altre aree sportive del centro vacanze.
• Il 25 settembre a Courmayeur è stato inaugurato il nuovo «Centro Tecnico Federale», sede degli allenamenti della nazionale italiana di short track. L’impianto è uno dei pochissimi in Europa a essere dotato a bordo pista di materassi mobili di ultima generazione, senza più alcuna balaustra; un’innovazione che risponde ai più alti standard di sicurezza e che permetterà alla struttura di possedere i requisiti necessari per ospitare competizioni olimpiche.
• La ditta VS si è avvalsa della collaborazione della Dolomiticert, mettendo in campo dei test che rispecchiassero le esigenze della ISU «International Skating Union» nella «Communication 1512 e successiva 1726» in materia di sicurezza per incolumità degli atleti.  Il risultato dei valori di impatto sono stati abbondantemente inferiori agli standard attuali.
• A settembre la VS si è impegnata nel ripristino delle protezioni del comprensorio sciistico del Comune di Rhemes Notre Dame (AO).  L’intervento è consistito nello smantellamento delle vecchie strutture fisse esistenti, sostituite con nuovi pali a C posati su appositi telai affogati nel terreno, previsti con delle diverse calandrature sia per esigenze turistiche sia agonistiche.
• Nella stazione di Sesto Pusteria, la Società Drei Zinnen ha richiesto la consulenza e la progettazione per l’allargamento della pista di rientro da Monte Elmo: struttura realizzata con dei telai e sostegni a sbalzo, che ha consentito un allargamento medio della pista da 3.5 fino a 4 mt.  Sul lato esterno sono stati montati dei sostegni per il fissaggio del tavolato necessario al contenimento della neve e degli ancoraggi per i pali necessari al sostegno della rete di protezione.
• Le piste della Soc. Impianti Scoter di San Vito di Cadore hanno subito gravi danni a seguito dell’evento franoso verificatosi ad agosto 2015.  La VS è intervenuta nel ripristino delle protezioni delle piste danneggiate, posizionando una linea di protezione di circa 400 mt con pali a C e rete sulla pista «Bianca», sul lato destro del colatoio della frana; inoltre ha perfezionato la sicurezza delle piste «Serpentina» e «Caprioli» con pali in fibra Ø 50mm, alti cm 250 e 300, a sostegno di reti B.
• In autunno, in seguito a interventi di ampliamento della parte centrale della pista «Saslong» zona entrata Ciaslat in Val Gardena, sono stati smontati e riposizionati i pali TR di sostegno delle reti, installati la scorsa stagione.  Inoltre in occasione della gara di Coppa del Mondo è stato fornito un particolare tessuto accoppiato: si tratta di una lastra di polietilene ad alta densità accoppiata a un tessuto in PVC, che permette un’alta resistenza all’abrasione nonché l’assorbimento in caso di eventuali impatti. Questo prodotto ha ottenuto ottimi riscontri anche a Cortina, dove la Società Ista ha richiesto questo particolare e innovativo materiale per proteggere il rivestimento interno del tunnel sotterraneo, predisposto per il passaggio dei turisti in zona Duca D’aosta. La Società Drei Zinnen di Sesto ha individuato in questo prodotto un ottimo materiale e lo ha messo in atto a protezione del tavolato in legno della loro bellissima pista di slittino, una delle più lunghe dell’Alto Adige.
www.silvanovidori.it