Questo sito raccoglie dati statistici anonimi sulla navigazione, mediante cookie installati da terze parti autorizzate. Inoltre utilizza cookie tecnici per migliorare la navigazione. Continuando a navigare su questo sito, cliccando sui link al suo interno, accetti il servizio e gli stessi cookie.

Gallery 3 Columns - MontagnaOnline.com

About The Author

Super User

Gender: Male
Email address: amministrazione@teaweb.it

Created: Sabato, 28 Gennaio 2017 08:27
Category: Portfolio
Tags: Impianti Di Risalita, Fiere Chiusura Stagione 2018
Nella foto a sinistra Massimo Bolla(Nidec Asi),
al centro Martin Benkler (CEO BMF Bartholet),
con Franco Balada (responsabile del mercato italiano)

Nuovi modelli per
un mercato in crescita

di Franco Balada
direttore della filiale italiana BMF

Da sempre ritengo che le fiere di primavera (Interalpin – Grenoble) sono un momento importante  per «tastare» il polso al mercato, per prendere visione delle novità tecniche, raccogliere i primi risultati e le impressioni degli impiantisti di ogni regione italiana sulla stagione appena conclusa, cogliere  osservazioni, consigli dei clienti, ma soprattutto per gettare uno sguardo all’ anno seguente ed individuare i progetti strategici ed interessanti per la nostra azienda. È un momento di sano e trasparente confronto con i concorrenti, dove si scoprono le novità tecniche, i vari accorpamenti aziendali, chi si alza e si siede passando ad un'altra azienda ecc. L'ultima edizione di Interalpin è stata per Bartholet molto, molto positiva sotto tutti i punti di vista.
L'attenzione che il mercato sta riservando a BMF è significativa e ogni edizione  delle  due fiere internazionali diventa sempre più importante per noi che anno dopo anno stiamo sempre più costruendo la dimensione di un’azienda funiviaria globale.
Confermo e voglio evidenziare con forza, che il mercato ha oggi  la necessità di poter disporre di una valida alternativa tecnica - economica al classificato «duopolio-monopolio» nel settore funiviario, che da troppo anni condiziona in modo pesante la crescita ed il rinnovamento del parco impianti.
 
Le nostre nuove proposte
e i progetti per il mercato
Bartholet, come novità principale in fiera ha presentato la nuova, elegante ed innovativa cabina Gangloff - Porsche design studio VIP, con allestimento a quattro posti, apprezzata da un gran parte del pubblico e molto fotografata. Lo stand  Bartholet, nonostante lo spazio limitato è stato animato da molti clienti di mezza Europa in tutte e tre le giornate di fiera, con importanti contatti. La seggiola 6 posti «Porsche» si è riconfermata come migliore proposta del salone, numerosi i visitatori che si sono soffermati per ammirarla o per provare a sedersi, apprezzando comfort, barra di sicurezza, cupola ed estetica.
Per l’estate 2017 Bartholet ha diversi progetti in cantiere in tutta Europa. Le tipologie di impianti che andremo a realizzare sono principalmente: seggiovie esaposto, telecabine 8-10 posti e seggiovie fisse 4 posti.  Il 2017 sarà importante anche in vista delle numerose commesse acquisite per l’estate 2018 . Il numero dei progetti sul tavolo è molto, molto importante, un numero mai raggiunto da Bartholet fino ad ora…  La nostra presenza in Italia, mercato tra i più difficili in Europa, dopo solo cinque anni sta lentamente modificando gli scenari tecnici-commerciali consolidati da tempo anche se la strada resta ancora molto in salita. Purtroppo alcuni clienti, in alcune provincie d’Italia, forse non si sono accorti della nostra presenza, accecati dalla miopia tipica di chi ha poca voglia di valutare novità o di guardare con altri occhi al futuro. Ma  sono convinto che è solo questione di tempo.

Created: Sabato, 28 Gennaio 2017 08:27
Category: Portfolio
Tags: Impianti Di Risalita
 
Lavori in corso per la nuova GD10 Vauz-Pordoi

Novità e progetti
con il vento in poppa

L’inverno 2017/18 terrà a battesimo molte nuove realizzazioni dell’azienda di Vipiteno in molte località italiane, tra le Alpi e gli Appennini. Il nuovo impianto al Piz Seteur con le nuove cabine e la stazione nel design di Pininfarina è un concentrato avanzatissimo di tecnologia e design. Interventi importanti anche al Pordoi, in Val Badia, a Plan de Corones e a Campo Imperatore. Cabinovie e seggiovie di grandi portate e dai contenuti tecnici sofisticati ma senza dimenticare di dedicare attenzione ai «dorflift», i piccoli impianti di paese. E pensando già agli impegni per il prossimo futuro in un clima positivo per il rilancio dell’impiantistica funiviaria

Anche quest’anno in Italia si respira una ventata di novità nel mondo degli impianti a fune. La brezza ha iniziato a spirare un paio di anni orsono e le previsioni assicurano un rinforzo grazie ai diversi aiuti provenienti dall’ambito pubblico, sia nazionale sia locale, nonché ai contributi internazionali per importanti eventi come i Mondiali di sci alpino «Cortina 2021».

Design Pininfarina per la nuova
cabinovia «Piz Seteur»
In Valgardena il Piz Seteur nel 2017 regalerà molte novità con la sostituzione della precedente CD4C: due GD10 per una super portata di 3600 p/h inizialmente prevista a 3.450 p/h. Il precedente tracciato rettilineo è stato abbandonato prevedendo una stazione ad angolo nella quale saranno installate le motrici dei due tronchi di risalita. L’impiego del Leitner DirectDrive conferma il gradimento della clientela per il know-how di Leitner ropeways. Nuove cabine nominate Symphony 10 e copertura firmata Pininfarina nella stazione intermedia con nessuno sconto al design e alla qualità d’immagine non meno importanti delle ormai affermate soluzioni tecniche impiegate. Primo impiego in Italia della copertura new style e primo a livello mondiale delle nuove cabine per un impianto da vero primato. Il major focus dell’intervento è stato lo studio progettuale della stazione terminale di valle. In considerazione del significativo numero dei passaggi, si è voluta analizzare una soluzione che potesse soddisfare nel pieno comfort la domanda di trasporto. Con la realizzazione di un girostazione innovativo «allargato», si prevedono in stazione ben 6 veicoli (con portata massima di progetto) a porte aperte. Grazie all’ampio raggio variabile studiato per il girostazione (si configurerà dall’alto come un’ampolla) si minimizzerà la velocità così da agevolare al massimo l’imbarco e lo sbarco a tutte le categorie di utenti.  Un magazzino automatico faciliterà le attività di rimessaggio dei veicoli in fase di fuori servizio.

La cabinovia del Pordoi all’insegna del risparmio energetico
Al Pordoi si salirà in cabinovia! Dopo diverse complicazioni burocratiche che hanno ritardato i tempi autorizzativi, è in fase di realizzazione per la prossima stagione invernale la nuova cabinovia GD10 con cabine Diamond X-Line: più spazio e sci direttamente in cabina. Massima attenzione al risparmio energetico e al contenimento delle emissioni acustiche grazie all’impiego del motore diretto Leitner DirectDrive. In occasione della scadenza di revisione generale della precedente CD4C Vauz – Pordoi, la Società Pordoi S.p.A. ha optato per l’investimento con la sostituzione dell’impianto a garanzia del massimo comfort di viaggio. Incremento di portata a 3200 p/h e riduzione dei tempi d’attesa sono assicurati per gli appassionati del giro del Sella e non solo.

La seggiovia esaposto come nuovo gioiello di Plan de Corones
Leitner ropeways riprende la collaborazione con la Kronplatz AG grazie alla fornitura della nuova CD6 Sonne in sostituzione della precedente seggiovia quadriposto a collegamento temporaneo. Una sei posti carenata con cupole trasparenti ed imbarco a 90° per una risalita a cinque stelle. Un ulteriore investimento per il sempre più esclusivo comprensorio del «gallo delle nevi».

Una fase del montaggio della seggiovia CD6
Biok in Val Badia

In Val Badia continua uno storico rapporto di collaborazione
71 anni di reciproca stima e 73 impianti commissionati. Anche quest’anno si è confermato lo storico legame tra la Grandi Funivie Alta Badia AG e la ditta Leitner: CD6 Biok a La Villa, new entry per il 2017. La nuova seggiovia a collegamento temporaneo esaposto garantirà una portata fino a 2800 p/h. Grande attenzione ai giovani utenti grazie all’installazione di chiusure bloccabili a limitazione del rischio di caduta dall’alto.

La seggiovia di Campo Imperatore nell’ambiente naturale del Gran Sasso
Dopo tre anni dalla gara d’appalto finalmente vedrà la luce a Campo Imperatore una nuova seggiovia a collegamento temporaneo esposto a veicoli aperti. Il Centro Turistico Gran Sasso, società controllata del Comune dell’Aquila, ha definitivamente chiuso il complesso iter burocratico d’aggiudicazione «chiavi in mano» dell’impianto alla ditta vincitrice di Vipiteno. Grande attenzione all’inserimento ambientale dell’infrastruttura che prevede le stazioni collocate in edifici chiusi dedicati che offriranno la massima protezione al vento e alla neve. Soluzione strategica che renderà più semplice la gestione e la manutenzione dell’impianto in considerazione delle particolari condizioni meteo che caratterizzano la zona.

Sciovie a misura di paesi e una funicolare da far rivivere
Anche quest’anno in Alto Adige grande attenzione agli impianti di paese: «i Dorflift». Grazie al sostegno pubblico della provincia di Bolzano, in Val Pusteria, a Dobbiaco, si realizzerà la nuova sciovia Trenker mentre a Nova Ponente l’attuale linea scioviaria Deutschnofen sarà sostituita da una di nuova costruzione. Investimenti dalle cifre contenute trattandosi di sciovie ma dal valore incommensurabile in quanto vere e proprie fucine di giovani utenti e futuri campioni. Su un altro fronte si è dato il via alla cantierizzazione del rinnovo della storica funicolare di San Pellegrino Terme. Un salto indietro nel tempo fino ai primi del ‘900: le stazioni in stile liberty rimesse a nuovo splendore celeranno il know how tecnologico a firma Leitner ropeways degli argani e sistemi di controllo. Veicoli da 25 persone per un’esperienza d’altri tempi.

2017 ma non solo: ecco alcuni progetti in cantiere per il prossimo anno
Un passo importante è previsto per l’offerta invernale del vicentino sarà il primo impianto a collegamento temporaneo nel comprensorio delle Melette. Vincitrice dell’appalto bandito dal Comune di Asiago, Leitner ropeways realizzerà nel 2018 una seggiovia automatica a sei posti: CD6C Busa Fonda a rilancio dell’altopiano dei sette comuni. Dopo anni d’assenza Leitner ropeways tornerà anche a Falcade con il rinnovo della sciovia Le Buse. In sostituzione del vecchio impianto, la nuova installazione entrerà in servizio nella stagione invernale 2018/19. Tutto ciò a confermare che il gruppo di Vipiteno si è consolidato al timone e che il vento è in assestamento nel quadrante giusto per un’imminente virata definitiva verso importanti investimenti a rinnovo del comparto funiviario italiano.
www.leitner-ropeways.com

 


 

Created: Sabato, 28 Gennaio 2017 08:27
Category: Portfolio
Tags: Impianti Di Risalita
 

La nuova cabinovia 10 posti «Piz Seteur», costruita e installata dall’azienda di Vipiteno ai piedi del Sassolungo, è entrata in funzione il 6 dicembre scorso ed è una delle più importanti realizzazioni impiantistiche della stagione 2017/18. Si tratta di un impianto dai contenuti tecnologici avanzatissimi, griffato dall’inconfondibile stile di Pininfarina e pensato per svolgere due funzioni: il collegamento con il Sellaronda e la possibilità di raggiungere il Passo Sella da Plan de Gralba senza usare la macchina


Il 6 dicembre è entrata in funzione ai piedi del Sassolungo, in Val Gardena, una delle più grandi attrazioni della stagione invernale 2017/2018. Si tratta della nuova cabinovia 10 posti «Piz Seteur» che Leitner ropeways ha realizzato in collaborazione con Pininfarina per la società Piz de Sella SpA di Selva di Val Gardena.  L’impianto rappresenta un nuovo e moderno collegamento con il Sellaronda, uno dei percorsi sciistici più amati dagli appassionati di sport invernali, che si snoda intorno al gruppo montuoso del Sella, ma avrà importanti ripercussioni anche a partire dall’estate 2018. Spiega, infatti, Igor Marzola, titolare della stazione sciistica Piz Sella in Val Gardena: «Con questa nuova cabinovia, nella zona del Sassolungo e del Passo Sella nasce, di fatto, una nuova concezione di mobilità sostenibile. Utilizzando il nostro impianto unitamente alla seggiovia “Gran Paradiso” sarà, infatti, possibile raggiungere il Passo Sella dal parcheggio di Plan de Gralba in soli 25 minuti. Il Passo Sella sarà così comodamente raggiungibile anche senza auto». Formato da due sezioni, l’impianto di casa Leitner ropeways porterà in Val Gardena nuovi standard di comfort, sicurezza e prestazioni. Le cabine «Symphony 10» in versione 10 posti (una «prima mondiale» in Val Gardena), offrono ai passeggeri molto più spazio all’interno e piani di imbarco ampliati, oltre ad un inconfondibile design Pininfarina. Grazie al passaggio in stazione rallentato a 65 secondi con 6 cabine aperte, c’è più tempo per salire e scendere in totale sicurezza e senza stress. Con le sue 81 cabine da 10 posti, l’impianto «Piz Seteur», che tra l’altro registra anche l’esordio in Italia della nuova stazione «disegnata» sempre da Pininfarina, raggiunge una capacità complessiva di 3.450 persone all’ora. La stazione intermedia, grazie al perfetto equilibrio tra il più moderno design della copertura a firma Pininfarina e l’accurata progettazione, apporterà una serie di vantaggi, tra cui indubbiamente il maggiore comfort assicurato ai passeggeri.

GD10 Piz Seteur I+II:
Lunghezza:    1.517 m
Dislivello:    313 m
Velocità:     6 m/sec
Capacità:    3450 p /h
Numero di cabine:    81
Numero di sostegni:    14

www.leitner-ropeways.com

 

Created: Sabato, 28 Gennaio 2017 08:27
Category: Portfolio
Tags: Fiere Convegni, Osservatorio Turistico
 

I firmatari della «Carta della Montagna Bianca Italiana»

La proposta di un patto
per lo sviluppo del turismo invernale

DDalla grande fiera di Modena andata in scena dal 27 al 29 ottobre è partita una importante iniziativa che si chiama «Carta della Montagna Bianca Italiana». Patrocinato dalla Regione Emilia Romagna e promosso da Modena Fiere con il supporto dell’Osservatorio Italiano del Turismo Montano curato dall’agenzia JFC, il documento individua le linee guida sulle quali impostare nel futuro gli sforzi per valorizzare e far crescere un comparto economico che vale oltre dieci miliardi di Euro. Si parte dalle valutazioni statistiche e contabili sulla situazione attuale; ci si ispira e ci si  richiama ad altre iniziative nazionali e internazionali (come la Carta di Cortina) che vanno nella stessa direzione; si chiamano a raccolta le risorse imprenditoriali, politiche, finanziarie, umane per finalizzare gli impegni nei diversi ambiti ad un unico scopo:  garantire un prospero futuro alla Montagna Bianca nella modernità di una visione che abbia nel rispetto della natura e nella sostenibilità ambientale le sue stelle polari

La «Carta della Montagna Bianca Italiana» vuole essere uno strumento strategico contenente gli «items» primari sui quali concentrare tutte le azioni di governo per lo sviluppo turistico della Montagna Bianca Italiana. Le posizioni rilevate sono state condivise dagli stakeholders dell’intera filiera che incidono sul comparto, sia per quanto riguarda la visione e le best practices, sia per quanto attiene agli strumenti ed alle modalità attuative. Una vision che deve forzatamente considerare il contesto internazionale, le criticità del sistema, i valori sociali e culturali, le tematiche sensibili legate alla sostenibilità, la ricchezza del patrimonio materiale ed immateriale, la rete delle conoscenze rurali, etc. Si tratta di un contesto complesso che coinvolge e trova forza in elementi quali il paesaggio, l’ambiente, le tradizioni e che può limitare il calo demografico di gran parte delle aree montane ed appenniniche.
I documenti preparatori

La definizione della «Carta della Montagna Bianca Italiana» si sviluppa sulla base di documenti di verifica e valutazione degli ambiti di sviluppo e tutela del comparto, con particolare riferimento al settore turistico ed a quello della sostenibilità ed accessibilità:
• la comunicazione della Commissione al Parlamento Europeo dal titolo «L’Europa, prima destinazione turistica mondiale – un nuovo quadro politico per il turismo europeo» (COM(2010)0352);
• la relativa risoluzione del 27 settembre 2011 sull'Europa, prima destinazione turistica mondiale – un nuovo quadro politico per il turismo europeo (GU C 56 E del 26.2.2013);
• la comunicazione della Commissione dal titolo «Legiferare meglio per ottenere risultati migliori – Agenda dell’UE» (COM(2015)0215);
• la relativa risoluzione del 25 ottobre 2011 sulla mobilità e l’inclusione delle persone con disabilità e la strategia europea in materia di disabilità 2010-2020 (GU C 131 E dell’8.5.2013);
• a risoluzione del Consiglio del 6 maggio 2003 relativa all’accessibilità alle infrastrutture e attività culturali per le persone con disabilità (GU C 134 del 7.6.2003);
• la proposta di risoluzione del Parlamento Europeo su «nuove sfide e strategie per promuovere il turismo in Europa» (2014/2241(INI));
• l’adozione della risoluzione, da parte del Parlamento Europeo, sulle «nuove sfide e strategie per la promozione del turismo in Europa» (T8-0391/2015);
• la Carta Europea del Turismo Sostenibile nelle Aree Protette della Federazione Europarc, edizione aggiornata 2010;
• la Carta di Cortina sulla Sostenibilità degli Sport Invernali del 2016;
• il PST 2017/2022 «Italia Paese per Viaggiatori», MIBACT.

La situazione congiunturale
La filiera turistica della Montagna Bianca Italiana ricopre un ruolo primario all’interno del «sistema turismo Italia»: infatti il fatturato del comparto in tutti i suoi aspetti – ricettività alberghiera ed extralberghiera, impianti di risalita, attività ricreative e di intrattenimento, ristorazione, noleggio attrezzature, corsi, etc. –rappresenta, a livello nazionale, l’11,2% del complessivo sistema del turismo italiano, generando un fatturato di 10 miliardi 515 milioni di Euro. Un comparto che occupa, in tutte le destinazioni nazionali e nelle varie attività (ricettività, impianti di risalita, scuole di sci, ristorazione, pizzerie, bar, discoteche, società di noleggio attrezzature, etc.) ben 390.675 addetti, segnando una continua crescita degli indici occupazionali. Gli alberghi/meublé italiani che offrono ospitalità sono 7.123, per un totale di disponibilità camere pari a 325.521 posti letto. A questi si aggiunge la disponibilità di 6.401 tra villaggi, b&b, rifugi, ostelli, malghe, baite, ed agriturismi e circa 12.018 alloggi – registrati – in affitto anche tramite sistemi/piattaforme on line per un totale complessivo di ulteriori 370.603 posti letto. Complessivamente, la Montagna Bianca Italiana mette a disposizione oltre 696mila posti letto, oltre a quelli presenti nelle seconde case i cui affitti non emergono dai sistemi ufficiali. Nelle località montane sono dislocati, a livello nazionale, 32.183 tra ristoranti, pizzerie, oltre a 30.216 tra bar, enoteche e pub. In Italia, a disposizione di tutti coloro che vogliono imparare a sciare, vi sono ben 407 scuole sci, la maggior parte delle quali è localizzata in Trentino Alto Adige (28,7%), in Lombardia (17,7%), in Piemonte (15,5%), in Veneto (11,3%), in Abruzzo (6,9%), in Valle d’Aosta (5,9%) ed in Emilia Romagna (4,2%). Complessivamente operano in Italia oltre 10mila maestri di sci. Il dato complessivo degli Italiani che praticano discipline sportive sulla neve ha raggiunto quota 4 Milioni: di questi, la maggior parte si dedica allo sci da discesa (2Milioni 260mila), mentre sono 515mila gli Italiani che praticano snowboard e 305mila i praticanti dello sci da fondo (SkipassPanorama Turismo - Osservatorio Italiano del Turismo Montano).

I principi fondamentali
Della Carta della Montagna Bianca
La «Carta della Montagna Bianca Italiana» intende fornire al sistema pubblico/privati gli strumenti utili per una corretta pianificazione dello sviluppo turistico della montagna invernale italiana, puntando quindi a:
• aumentare la consapevolezza e la conoscenza dei valori del territorio inteso come «patrimonio»,
• diffondere i concetti che stanno alla base di uno sviluppo turistico sostenibile;
• valorizzare i benefici riconducibili ad una corretta interrelazione tra comunità residente ed ospiti.
I «principi» rappresentano quindi un impegno strategico ben preciso, un quadro di riferimento per lo sviluppo del turismo della Montagna Bianca Italiana.

1    Garantire la tutela ed il corretto utilizzo delle risorse naturali. Considerando la crescente vulnerabilità dei territori, dovuta anche ai continui cambiamenti climatici, occorre adottare un approccio ecologico ai consumi attraverso l’utilizzo di misure e programmi di gestione dell’acqua, dell’energia, del suolo e dell’aria, finalizzate alla conservazione delle risorse naturali.

2    Assicurare landscape e stile alpino. Occorre potenziare gli elementi valoriali che rappresentano l’identità delle aree montane, attraverso una precisa pianificazione del territorio anche dal punto di vista urbanistico, nel rispetto delle tradizioni architettoniche locali e/o innovando con opere di design, dando priorità assoluta alle infrastrutture ad impatto zero.

3    Conservare e valorizzare il patrimonio esistente. Il patrimonio naturale e culturale, materiale ed immateriale, deve essere non solo tutelato ma evidenziato attraverso l’introduzione di specifiche misure in grado di sostenere la rete delle tradizioni rurali, le produzioni tipiche, la memoria storica ed i costumi del territorio, che rappresentano sempre di più fattori di interesse per gli Ospiti internazionali.

4    Favorire l’accoglienza dei residenti e la formazione per le professioni. Occorre avviare formule capaci di coinvolgere i residenti nel miglioramento del sistema di accoglienza agli Ospiti, unitamente all’attivazione di programmi di accrescimento della conoscenza e della formazione dei professionisti del comparto. E’ fondamentale il ruolo delle popolazioni locali e di una loro crescente consapevolezza.

5    Innalzare l’immagine della montagna nazionale. La Montagna Bianca Italiana necessita di essere meglio comunicata a livello nazionale ma anche di un posizionamento a livello mondiale, e ciò può avvenire all’interno di un sistema di valorizzazione complessivo, riscontrabile in un brand europeo di promozione – soprattutto sui mercati lontani – delle Alpi.

6    Valorizzare il prodotto «sport invernali». L’innalzamento dei valori economici e sociali dei territori si sviluppa di pari passo con l’incremento dei praticanti delle discipline sportive sulla neve; serve quindi implementare i concetti legati ad un sano stile di vita, riscontrabile in maniera ancora più palese con la pratica di attività sportive sulla neve, anche slow, in ambienti naturali.

7    Sponsorizzare una nuovo concetto di montagna bianca. Una nuova immagine più leisure della montagna invernale, dalla quale far emergere una fruizione legata alle tematiche del benessere, della lentezza, della bellezza e di un sano stile di vita, generando interesse nei confronti di target attualmente non presenti: attività da affiancare all’immagine di una Montagna Bianca Italiana leader per innovazione, sicurezza e competenza sulle discipline sportive, da rafforzare.

8    Supportare il sistema di conoscenza (esterno al territorio). L’avvio di nuovi programmi di educazione e sensibilizzazione al tema della Montagna Bianca Italiana come pure la definizione, in ambito nazionale, di settimane dello sport dedicate alla pratica sportiva invernale garantiscono non solo una maggiore conoscenza ed attenzione nei confronti dei territori montani ma rappresentano anche misure perl’incremento dei flussi.

9    Supportare il sistema di conoscenza (interno al territorio). Occorre ampliare la diffusione e la socializzazione delle informazioni e delle conoscenze che possono incidere positivamente sulle politiche turistiche invernali, perché l’integrazione tra informazioni, dati e tendenze deve diventare un bene comune per il comparto.

10    Favorire la correlazione inverno/estate. Le aree montane corrono il rischio dello spopolamento, e ciò porterebbe ad un effetto domino sulla socialità e sulla turisticità di questi territori; per evitare questo fenomeno si rende necessario sviluppare la doppia stagionalità, perché ciò consente ai professionisti della montagna bianca di ampliare – anche diversificando – la propria attività nel periodo estivo ed alle destinazioni di garantire benessere sociale alla comunità.

11    Identificare una montagna friendly. Si tratta di avviare politiche di accessibilità agli sport invernali ed al territorio nel suo complesso per i diversamente abili: una montagna che si fa garante della socializzazione e del soddisfacimento dei bisogni di tutti gli Ospiti con esigenze particolari. Una montagna friendly lo è anche dal punto di vista tecnologico, con una rete diffusa e funzionale di banda larga.

12    Gestire i sistemi di mobilità. Occorre favorire formule di raggiungibilità green e sistemi di collegamento intermodali, ma soprattutto si rende necessario promuovere una viabilità interna che si basi sul trasporto pubblico, favorendo pertanto il più possibile l’utilizzo di mezzi alternativi al trasporto privato.

13    Avviare programmazioni di sviluppo territoriale in maniera integrata tra pubblico e privato. Si ritiene fondamentale il coinvolgimento delle comunità locali nelle varie fasi di sviluppo e di definizione delle strategie che coinvolgono il territorio; si indica pertanto come essenziale l’avvio dei percorsi attraverso la partecipazione attiva della cittadinanza.

14    Sostenere network e governance sempre più ampi. Le limitazioni amministrative rappresentano dei limiti allo sviluppo turistico della Montagna Bianca Invernale: occorre sviluppare network e progettazione integrata non solo tra ambiti regionali diversi ma anche tra nazioni diverse, ampliando i demani sciabili dell’area alpina oltre confine.

15    Sostegno alle politiche di interesse territoriale. Lo sviluppo del comparto si attua solo se vengono definite apposite linee di finanziamento a livello governativo, che dovranno essere indirizzate alla qualificazione della filiera, all’ampliamento dei servizi ed all’innovazione dei prodotti, ai bacini di stoccaggio, perseguendo sempre obiettivi collettivi di sostenibilità.

 

Created: Sabato, 28 Gennaio 2017 08:27
Category: Portfolio
Tags: Fiere Convegni, Osservatorio Turistico

I firmatari della «Carta della Montagna Bianca Italiana»

La proposta di un patto
per lo sviluppo del turismo invernale

DDalla grande fiera di Modena andata in scena dal 27 al 29 ottobre è partita una importante iniziativa che si chiama «Carta della Montagna Bianca Italiana». Patrocinato dalla Regione Emilia Romagna e promosso da Modena Fiere con il supporto dell’Osservatorio Italiano del Turismo Montano curato dall’agenzia JFC, il documento individua le linee guida sulle quali impostare nel futuro gli sforzi per valorizzare e far crescere un comparto economico che vale oltre dieci miliardi di Euro. Si parte dalle valutazioni statistiche e contabili sulla situazione attuale; ci si ispira e ci si  richiama ad altre iniziative nazionali e internazionali (come la Carta di Cortina) che vanno nella stessa direzione; si chiamano a raccolta le risorse imprenditoriali, politiche, finanziarie, umane per finalizzare gli impegni nei diversi ambiti ad un unico scopo:  garantire un prospero futuro alla Montagna Bianca nella modernità di una visione che abbia nel rispetto della natura e nella sostenibilità ambientale le sue stelle polari

La «Carta della Montagna Bianca Italiana» vuole essere uno strumento strategico contenente gli «items» primari sui quali concentrare tutte le azioni di governo per lo sviluppo turistico della Montagna Bianca Italiana. Le posizioni rilevate sono state condivise dagli stakeholders dell’intera filiera che incidono sul comparto, sia per quanto riguarda la visione e le best practices, sia per quanto attiene agli strumenti ed alle modalità attuative. Una vision che deve forzatamente considerare il contesto internazionale, le criticità del sistema, i valori sociali e culturali, le tematiche sensibili legate alla sostenibilità, la ricchezza del patrimonio materiale ed immateriale, la rete delle conoscenze rurali, etc. Si tratta di un contesto complesso che coinvolge e trova forza in elementi quali il paesaggio, l’ambiente, le tradizioni e che può limitare il calo demografico di gran parte delle aree montane ed appenniniche.
I documenti preparatori

La definizione della «Carta della Montagna Bianca Italiana» si sviluppa sulla base di documenti di verifica e valutazione degli ambiti di sviluppo e tutela del comparto, con particolare riferimento al settore turistico ed a quello della sostenibilità ed accessibilità:
• la comunicazione della Commissione al Parlamento Europeo dal titolo «L’Europa, prima destinazione turistica mondiale – un nuovo quadro politico per il turismo europeo» (COM(2010)0352);
• la relativa risoluzione del 27 settembre 2011 sull'Europa, prima destinazione turistica mondiale – un nuovo quadro politico per il turismo europeo (GU C 56 E del 26.2.2013);
• la comunicazione della Commissione dal titolo «Legiferare meglio per ottenere risultati migliori – Agenda dell’UE» (COM(2015)0215);
• la relativa risoluzione del 25 ottobre 2011 sulla mobilità e l’inclusione delle persone con disabilità e la strategia europea in materia di disabilità 2010-2020 (GU C 131 E dell’8.5.2013);
• a risoluzione del Consiglio del 6 maggio 2003 relativa all’accessibilità alle infrastrutture e attività culturali per le persone con disabilità (GU C 134 del 7.6.2003);
• la proposta di risoluzione del Parlamento Europeo su «nuove sfide e strategie per promuovere il turismo in Europa» (2014/2241(INI));
• l’adozione della risoluzione, da parte del Parlamento Europeo, sulle «nuove sfide e strategie per la promozione del turismo in Europa» (T8-0391/2015);
• la Carta Europea del Turismo Sostenibile nelle Aree Protette della Federazione Europarc, edizione aggiornata 2010;
• la Carta di Cortina sulla Sostenibilità degli Sport Invernali del 2016;
• il PST 2017/2022 «Italia Paese per Viaggiatori», MIBACT.

La situazione congiunturale
La filiera turistica della Montagna Bianca Italiana ricopre un ruolo primario all’interno del «sistema turismo Italia»: infatti il fatturato del comparto in tutti i suoi aspetti – ricettività alberghiera ed extralberghiera, impianti di risalita, attività ricreative e di intrattenimento, ristorazione, noleggio attrezzature, corsi, etc. –rappresenta, a livello nazionale, l’11,2% del complessivo sistema del turismo italiano, generando un fatturato di 10 miliardi 515 milioni di Euro. Un comparto che occupa, in tutte le destinazioni nazionali e nelle varie attività (ricettività, impianti di risalita, scuole di sci, ristorazione, pizzerie, bar, discoteche, società di noleggio attrezzature, etc.) ben 390.675 addetti, segnando una continua crescita degli indici occupazionali. Gli alberghi/meublé italiani che offrono ospitalità sono 7.123, per un totale di disponibilità camere pari a 325.521 posti letto. A questi si aggiunge la disponibilità di 6.401 tra villaggi, b&b, rifugi, ostelli, malghe, baite, ed agriturismi e circa 12.018 alloggi – registrati – in affitto anche tramite sistemi/piattaforme on line per un totale complessivo di ulteriori 370.603 posti letto. Complessivamente, la Montagna Bianca Italiana mette a disposizione oltre 696mila posti letto, oltre a quelli presenti nelle seconde case i cui affitti non emergono dai sistemi ufficiali. Nelle località montane sono dislocati, a livello nazionale, 32.183 tra ristoranti, pizzerie, oltre a 30.216 tra bar, enoteche e pub. In Italia, a disposizione di tutti coloro che vogliono imparare a sciare, vi sono ben 407 scuole sci, la maggior parte delle quali è localizzata in Trentino Alto Adige (28,7%), in Lombardia (17,7%), in Piemonte (15,5%), in Veneto (11,3%), in Abruzzo (6,9%), in Valle d’Aosta (5,9%) ed in Emilia Romagna (4,2%). Complessivamente operano in Italia oltre 10mila maestri di sci. Il dato complessivo degli Italiani che praticano discipline sportive sulla neve ha raggiunto quota 4 Milioni: di questi, la maggior parte si dedica allo sci da discesa (2Milioni 260mila), mentre sono 515mila gli Italiani che praticano snowboard e 305mila i praticanti dello sci da fondo (SkipassPanorama Turismo - Osservatorio Italiano del Turismo Montano).

I principi fondamentali
Della Carta della Montagna Bianca
La «Carta della Montagna Bianca Italiana» intende fornire al sistema pubblico/privati gli strumenti utili per una corretta pianificazione dello sviluppo turistico della montagna invernale italiana, puntando quindi a:
• aumentare la consapevolezza e la conoscenza dei valori del territorio inteso come «patrimonio»,
• diffondere i concetti che stanno alla base di uno sviluppo turistico sostenibile;
• valorizzare i benefici riconducibili ad una corretta interrelazione tra comunità residente ed ospiti.
I «principi» rappresentano quindi un impegno strategico ben preciso, un quadro di riferimento per lo sviluppo del turismo della Montagna Bianca Italiana.

1    Garantire la tutela ed il corretto utilizzo delle risorse naturali. Considerando la crescente vulnerabilità dei territori, dovuta anche ai continui cambiamenti climatici, occorre adottare un approccio ecologico ai consumi attraverso l’utilizzo di misure e programmi di gestione dell’acqua, dell’energia, del suolo e dell’aria, finalizzate alla conservazione delle risorse naturali.

2    Assicurare landscape e stile alpino. Occorre potenziare gli elementi valoriali che rappresentano l’identità delle aree montane, attraverso una precisa pianificazione del territorio anche dal punto di vista urbanistico, nel rispetto delle tradizioni architettoniche locali e/o innovando con opere di design, dando priorità assoluta alle infrastrutture ad impatto zero.

3    Conservare e valorizzare il patrimonio esistente. Il patrimonio naturale e culturale, materiale ed immateriale, deve essere non solo tutelato ma evidenziato attraverso l’introduzione di specifiche misure in grado di sostenere la rete delle tradizioni rurali, le produzioni tipiche, la memoria storica ed i costumi del territorio, che rappresentano sempre di più fattori di interesse per gli Ospiti internazionali.

4    Favorire l’accoglienza dei residenti e la formazione per le professioni. Occorre avviare formule capaci di coinvolgere i residenti nel miglioramento del sistema di accoglienza agli Ospiti, unitamente all’attivazione di programmi di accrescimento della conoscenza e della formazione dei professionisti del comparto. E’ fondamentale il ruolo delle popolazioni locali e di una loro crescente consapevolezza.

5    Innalzare l’immagine della montagna nazionale. La Montagna Bianca Italiana necessita di essere meglio comunicata a livello nazionale ma anche di un posizionamento a livello mondiale, e ciò può avvenire all’interno di un sistema di valorizzazione complessivo, riscontrabile in un brand europeo di promozione – soprattutto sui mercati lontani – delle Alpi.

6    Valorizzare il prodotto «sport invernali». L’innalzamento dei valori economici e sociali dei territori si sviluppa di pari passo con l’incremento dei praticanti delle discipline sportive sulla neve; serve quindi implementare i concetti legati ad un sano stile di vita, riscontrabile in maniera ancora più palese con la pratica di attività sportive sulla neve, anche slow, in ambienti naturali.

7    Sponsorizzare una nuovo concetto di montagna bianca. Una nuova immagine più leisure della montagna invernale, dalla quale far emergere una fruizione legata alle tematiche del benessere, della lentezza, della bellezza e di un sano stile di vita, generando interesse nei confronti di target attualmente non presenti: attività da affiancare all’immagine di una Montagna Bianca Italiana leader per innovazione, sicurezza e competenza sulle discipline sportive, da rafforzare.

8    Supportare il sistema di conoscenza (esterno al territorio). L’avvio di nuovi programmi di educazione e sensibilizzazione al tema della Montagna Bianca Italiana come pure la definizione, in ambito nazionale, di settimane dello sport dedicate alla pratica sportiva invernale garantiscono non solo una maggiore conoscenza ed attenzione nei confronti dei territori montani ma rappresentano anche misure perl’incremento dei flussi.

9    Supportare il sistema di conoscenza (interno al territorio). Occorre ampliare la diffusione e la socializzazione delle informazioni e delle conoscenze che possono incidere positivamente sulle politiche turistiche invernali, perché l’integrazione tra informazioni, dati e tendenze deve diventare un bene comune per il comparto.

10    Favorire la correlazione inverno/estate. Le aree montane corrono il rischio dello spopolamento, e ciò porterebbe ad un effetto domino sulla socialità e sulla turisticità di questi territori; per evitare questo fenomeno si rende necessario sviluppare la doppia stagionalità, perché ciò consente ai professionisti della montagna bianca di ampliare – anche diversificando – la propria attività nel periodo estivo ed alle destinazioni di garantire benessere sociale alla comunità.

11    Identificare una montagna friendly. Si tratta di avviare politiche di accessibilità agli sport invernali ed al territorio nel suo complesso per i diversamente abili: una montagna che si fa garante della socializzazione e del soddisfacimento dei bisogni di tutti gli Ospiti con esigenze particolari. Una montagna friendly lo è anche dal punto di vista tecnologico, con una rete diffusa e funzionale di banda larga.

12    Gestire i sistemi di mobilità. Occorre favorire formule di raggiungibilità green e sistemi di collegamento intermodali, ma soprattutto si rende necessario promuovere una viabilità interna che si basi sul trasporto pubblico, favorendo pertanto il più possibile l’utilizzo di mezzi alternativi al trasporto privato.

13    Avviare programmazioni di sviluppo territoriale in maniera integrata tra pubblico e privato. Si ritiene fondamentale il coinvolgimento delle comunità locali nelle varie fasi di sviluppo e di definizione delle strategie che coinvolgono il territorio; si indica pertanto come essenziale l’avvio dei percorsi attraverso la partecipazione attiva della cittadinanza.

14    Sostenere network e governance sempre più ampi. Le limitazioni amministrative rappresentano dei limiti allo sviluppo turistico della Montagna Bianca Invernale: occorre sviluppare network e progettazione integrata non solo tra ambiti regionali diversi ma anche tra nazioni diverse, ampliando i demani sciabili dell’area alpina oltre confine.

15    Sostegno alle politiche di interesse territoriale. Lo sviluppo del comparto si attua solo se vengono definite apposite linee di finanziamento a livello governativo, che dovranno essere indirizzate alla qualificazione della filiera, all’ampliamento dei servizi ed all’innovazione dei prodotti, ai bacini di stoccaggio, perseguendo sempre obiettivi collettivi di sostenibilità.

 

Created: Sabato, 28 Gennaio 2017 08:27
Category: Portfolio
Tags: Impianti Di Risalita
 

I partecipanti alla tavola rotonda
da sinistra, seduti, Paolo Nicoletti, Valeria Ghezzi,
Flavio Roda, Andrea Corsini e Aurelio Marguerettaz

Avviso alla Montagna Bianca:
il collegamento fà la forza

Unire comprensori, collegare valli, integrare skirama: è questo lo sforzo da compiere per sviluppare ulteriormente il turismo invernale offrendo una proposta sempre più varia e articolata di opportunità sciistiche; è questo l’impegno che si devono porre le società impiantistiche, gli enti locali e la politica nazionale per potenziare la capacità di attrazione non solo dei grandi caroselli già esistenti ma soprattutto delle medie e piccole località al fine di strapparle da una evitabile emarginazione. Se ne è parlato in una tavola rotonda organizzata nelle giornate dello Skipass di Modena e a cui hanno partecipato Valeria Ghezzi (Presidente ANEF), Andrea Corsini (Assessore Regionale al Turismo Emilia Romagna), Aurelio Marguerettaz (Assessore Regionale al Turismo Valle d’Aosta), Paolo Nicoletti (Amministratore Delegato della Fondazione Cortina 2021), Flavio Roda (Presidente FISI)

Durante lo svolgimento dello Skipass di Modena si è svolta una tavola rotonda sul tema «Quota futuro: i nuovi progetti di collegamento per lo sviluppo del turismo di montagna». Tema quantomai centrato perché, guardando al futuro della Montagna Bianca,  ci si rende conto che la sua continuità e soprattutto il suo sviluppo si giocano anche sul fronte del potenziamento dell’offerta rivolta al popolo degli appassionati della neve e degli sport invernali. Se è vero che restano fondamentali la sfida ai cambiamenti climatici con il perfezionamento delle tecnologie  per la produzione di neve tecnica e un rinnovato impegno ambientalista per il sostegno ad una attività ecosostenibile, è altrettanto vero che è necessario arricchire la proposta sciistica offrendo ad un consumatore sempre più esigente e selettivo opportunità il più possibile vaste e attraenti. Non a caso le fortune dei grandi caroselli sciistici «sci ai piedi» capaci di attirare un pubblico di utenza straniera che si avvia addirittura a diventare maggioritaria nel nostro Paese è dovuta anche alla grande offerta di centinaia di chilometri di piste sciabili attraverso raccordi intervallivi che variano panorami e ambienti, trasformando una giornata sugli sci in una appagante avventura sportiva. Sono invece tempi sempre più duri per le località medio piccole che, oltre a subire le conseguenze di quote ridotte esposte alla cattiveria delle bizze meteorologiche e delle alte temperature, possono offrire all’appassionato soltanto l’esperienza delle stesse piste fatte e rifatte durante la giornata.  Anche e sopratutto per loro pensare all’ipotesi di nuovi collegamenti con l’impegno della mano pubblica a sostegno degli investimenti privati è una prospettiva su cui è il caso di impegnarsi. E comunque, più in generale, l’idea di ampliare e arricchire l’offerta sciistica con l’integrazione tra località e comprensori è un tema su cui lavorare. È appunto il tema della tavola rotonda che si è svolta a Skipass, pilotata in veste di moderatore dal giornalista Luca Ubaldeschi, vice direttore vicario de «La Stampa» di Torino. All’incontro hanno partecipato Valeria Ghezzi (presidente dell’ANEF), Andrea Corsini (Assessore Regionale al Turismo dell’Emilia Romagna), Aurelio Marguerettaz (Assessore Regionale al Turismo Valle d’Aosta), Paolo Nicoletti (Amministratore Delegato della Fondazione Cortina 2021) e Flavio Roda (presidente della Federazione Italiana Sport Invernali).

VALERIA GHEZZI, presidente dell’Associazione Nazionale Esercenti Funiviari dal 2014, si è molto spesa in questi anni per qualificare l’impegno degli impiantisti sui temi della ecosostenibilità e dei risparmi energetici sottoscrivendo  la «Carta di Cortina del 2016» ma si è anche battuta per un coinvolgimento della politica e degli interventi pubblici in un settore che rappresenta un rilevante comparto economico e una fonte di benessere per  molti territori sulle Alpi e sugli Appennini. «La politica nazionale – ha detto la Ghezzi -  si sta finalmente rendendo conto della bontà dei collegamenti intervallivi come moltiplicatori dell’economia di un centro di turismo montano, come ulteriore opportunità per creare un interesse professionale ed economico alle persone che vivono sulle nostre montagne. Un aspetto non meno importante è la salvaguardia del territorio: noi impiantisti e tutti gli attori che operano in montagna siamo i primi ad averne cura perché abbiamo la piena consapevolezza del fatto che è la bellezza della natura il primo valore di attrazione per il turista, sia egli sciatore o no. E l’impianto di risalita, che sappiamo essere di gran lunga meno inquinante di qualsiasi altro mezzo di trasporto, dev’essere visto come un’opportunità per raggiungere luoghi immersi nella natura, dunque il nostro compito non è quello di offrire il «giro in giostra sull’impianto» bensì dare la possibilità di raggiungere sia in inverno che in estate ambienti immersi nella natura che la gente non potrebbe godere in nessun altro modo».

ANDREA CORSINI, Assessore Regionale al Turismo Emilia Romagna, è un testimone privilegiato di una esperienza che si sta vivendo tra la sua regione e la Toscana quell’intervento infrastrutturale che prevede di collegare Corno alle Scale con La Doganaccia tramite una seggiovia ad agganciamento automatico che sale dal versante emiliano e una funivia che sale dal versante toscano per incontrarsi sul crinale appenninico all’altezza della zona caratterizzata dalla presenza del Lago Scaffaiolo. Intervento contestato fortemente dal CAI emiliano sulla base di quell’ecologismo pregiudiziale che vede in ogni impianto di risalita un nemico ma sostenuto con forza dal Governo con un cospicuo investimento pubblico. «Il progetto – ha detto Corsini - ha già ottenuto il via libera con le delibere regionali e lo stanziamento di 10 milioni di Euro per parte dalla Toscana e dall’Emilia Romagna. Dal versante toscano sarà costruita una funivia mentre su quello emiliano una seggiovia. Attualmente sono in corso le procedure per le gare d’appalto e ancora non si conosce il nome del costruttore ma si prevede e si spera che gli impianti potranno entrare in funzione nella stagione 2019/2020. Il collegamento vedrà un ampliamento delle piste sino a circa 60 km ma soprattutto potrà godere di un bacino di utenza sia dal versante toscano che emiliano. Il finanziamento globale è destinato anche al miglioramento degli impianti di risalita esistenti. L’accordo interregionale va comunque oltre la montagna e si estenderà ad una collaborazione più ampia in ambito turistico per altre realtà attrattive delle due regioni».

AURELIO MARGUERETTAZ, Assessore Regionale al Turismo Valle d’Aosta, è un politico locale che può ragionare in grande trovandosi ad operare in un territorio come la  «pétite patrie», già privilegiato per l’esposizione geografica, le quote medio alte delle sue località e,  «last but not least», le risorse finanziarie dell’autonomia regionale: «In Val d’Aosta si discute sul progetto di collegamento tra i comprensori Monte Rosa e di Cervinia – ha detto l’assessore -  Questa realtà potrebbe diventare il terzo comprensorio più grande del mondo. I nuovi impianti sul versante svizzero che guarda Zermatt arriveranno presto in quota ad affacciarsi sul versante italiano e per noi rappresentano un’opportunità imperdibile, un’occasione per offrire alla clientela la possibilità di sciare anche sul versante italiano e per la nostra economia di valle un oggettivo aumento economico vista anche la possibilità di un utilizzo estivo degli impianti. Si ipotizza un impianto funiviario di circa 6 km di lunghezza oppure l’abbinamento di una funivia + una telecabina. Il tutto è in fase progettuale e sappiamo tutti noi addetti ai lavori che spesso è più lunga la fase progettuale di quella esecutiva».

PAOLO NICOLETTI, Amministratore Delegato della Fondazione Cortina 2021, ha davanti a sé l’obiettivo organizzativo dei Campionati Mondiali di sci alpino che andranno in scena tra quattro anni nella «Regina delle Dolomiti».  Che cosa resta da fare ancora in una delle località invernali più celebri al mondo? Cortina è entrata nel mito degli sport invernali con l’organizzazione delle Olimpiadi bianche del 1956, poi ha vissuto un lungo periodo di dorato assopimento, accontentandosi di coltivare il culto di se stessa e la meritata fama di capitale invernale della mondanità, di Mecca bianca per VIP, teste coronate e clientela «blasée». Ma quando si è accorta che questo non bastava per mantenere lucido il suo blasone e soprattutto per incrementare l’utenza italiana ed estera, si è svegliata dal suo torpore, ha riconquistato stabilmente la ribalta della Coppa del Mondo femminile dagli inizi degli anni Novanta e si è buttata a capofitto nella battaglia per la conquista dei Campionati Mondiali che già aveva organizzato nel 1932 e nel 1941, per quanto quell’edizione non fosse stata omologata dalla Federazione Internazionale. Dopo una serie di tentativi di candidatura andati a vuoto (ben quattro), finalmente è arrivato il suo momento con il quinto tentativo. Adesso la Fondazione Cortina 2021 presieduta da Alessandro Benetton è al lavoro e tutti i temi della riconversione nella modernità dei valori antichi sono all’ordine del giorno, compreso quello dell’integrazione e dei collegamenti. Ha detto Nicoletti: «I lavori di collegamento in progetto per l’evento del 2021 saranno all’insegna della mobilità integrata e dovranno servire il paese e il turismo ampezzano nel tempo e al di là dell’evento sportivo. Un primo collegamento tra le Tofane e le 5 Torri è già stato finanziato e si attendono le pratiche per dare il via esecutivo. La Freccia nel Cielo, l’impianto a più tronchi che accompagna l’ospite a scoprire un ampio settore del comprensorio partendo dal paese fino a Cima Tofana a 3244 mt., permetterà al pubblico di arrivare alla zona di arrivo di due diverse discipline».

FLAVIO RODA, presidente della Federazione Italiana Sport Invernali dal 2011, rappresenta l’istituzione sportiva che organizza l’agonismo a tutti i livelli ma non solo, che promuove anche, con l’attività di reclutamento nella base dei praticanti e con i risultati di vertice dei suoi campioni, l’immagine dello sci presso l’opinione pubblica e nei settori sociali più appassionati della montagna. «Come noto – ha detto Roda - i compiti della FISI sono rivolti all’attività agonistica in tutte le fasce d’età e per tutte le discipline sportive invernali. Organizzando oltre 7500 eventi sulla montagna bianca non possiamo che plaudire ai programmi di sviluppo del turismo della neve. Il collegamento tra singole stazioni invernali o comprensori attraverso gli impianti di risalita è sicuramente strategico a livello turistico sia invernale che estivo e la nostra Federazione non può che essere al fianco e di supporto a queste iniziative. Aiutare le stazioni minori con tali collegamenti sappiamo essere nell’interesse della promozione dello sci e automaticamente nell’interesse dei comprensori più grandi».

Dopo gli interventi degli ospiti principali, il moderatore della tavola rotonda ha coinvolto nel dibattito anche Francesco Bosco nella sua qualità di presidente di ANEF Trentino per chiedergli se il collegamento tra San Martino di Castrozza e Passo Rolle sia di attualità. La risposta, inevitabilmente succinta visto lo stato della situazione, è stata che il collegamento si trova in una primissima fase progettuale. Ma poi Bosco, dirigente bergamasco di lungo corso in numerose esperienze presso diverse società impiantistiche, ha parlato soprattutto del suo periodo di attività in alta Val Camonica dove ha vissuto «il miracolo» del collegamento atteso da decenni tra Ponte di Legno e Passo del Tonale, un fatto che ha portato il fatturato della località da 8 a 15,5 milioni di Euro in soli 5 anni, a sottolineare l’importanza strategica fondamentale di questo e di altri collegamenti. Come quello vissuto successivamente, sempre in prima persona a Madonna di Campiglio come direttore generale delle Funive Campiglio, per i lavori di collegamento con la località e le piste di Pinzolo.

Created: Sabato, 28 Gennaio 2017 08:27
Category: Portfolio
Tags: Osservatorio Turistico
 

Finalmente! Finalmente, dopo anni di tribolazioni per la carenza di «materia prima» naturale, la neve non si è fatta attendere ed ha propiziato la prospettiva di un inverno «normale» dalle Alpi agli Appennini. Pur nelle pieghe di situazioni climatiche particolari a livello locale, l’innevamento naturale ha contribuito non poco a produrre un rialzo generalizzato dei dati di afflusso e di fatturati confermando, soprattutto, che quando la montagna diventa bianca non solo lungo le strisce prodotte con l’innevamento programmato ma in tutto l’ambiente naturale circostante, il suo fascino diventa irresistibile e si conferma il motore di un sistema imprenditoriale ed economico forte e vitale. L’innevamento tecnico, con i suoi impegni logistici e i suoi costi, resta comunque un alleato fondamentale e ormai imprescindibile delle società di gestione degli impianti ma quest’anno, finalmente, ci si è potuti ricordare che però…quando nevica dal cielo è tutta un’altra cosa

Tanta neve, in alcuni casi (strade chiuse, rischio slavine) perfino troppa. Ma si sa che quella fascinosa, bizzarra e bizzosa primadonna bianca da cui dipende un intero comparto dell’economia nazionale non si fa comandare da nessuno, nei tempi e nei modi, per cadere dal cielo. Fà come le pare, alle prese con mutamenti di clima e di temperature indiscutibili e inquietanti ma evidentemente non ancora tali da riuscire a cancellarla dalla faccia del pianeta Terra. E come è capace di far disperare quando si sottrae, quando non arriva mai o poco, così è capace di far gioire e perfino di creare qualche inconveniente quando non si risparmia.  L’avvio della stagione invernale 2017/18 ha vissuto su tutte le montagne italiane situazioni che non si verificavano da diversi anni. Le precipitazioni naturali hanno imbiancato uniformemente le Alpi e gli Appennini  consentendo alle società impiantistiche di aprire i comprensori da loro gestiti per tempo, spesso in novembre, quasi tutte (salvo casi di sfortunate contingenze meteo come in Val d’Aosta) per il ponte dell’Immacolata di inizio dicembre che negli ultimi due anni era stato un miraggio per molte. Quest’anno, insomma, com’è andato quel cruciale periodo di apertura-stagione che comincia quando si può e si chiude convenzionalmente con la Befana del 6 gennaio?  Ecco una carrellata di voci, testimonianze e commernti raccolti qua e là tra le Alpie e gli Appennini a cominciare dal presidente dell'Associzione Nazionale Esercenti Funiviari.

Il  rilancio del desiderio per la montagna bianca

 

VALERIA GHEZZI
presidente ANEF,
Funivie Seggiovie San Martino SpA

«Dopo tre anni praticamente senza neve naturale su buona parte dell’arco alpino, l’avvio di questa stagione invernale è stata in linea di massima positiva non solo sulle Alpi ma anche sugli Appennini, dove sono molto soddisfatti dopo aver vissuto stagioni veramente difficili. Quasi dovunque le precipitazioni naturali hanno consentito l’apertura degli impianti in tempo utile per il ponte dell’Immacolata e per le feste di fine anno come non era stato per niente scontato nelle ultime stagioni. Le prime spolverate di novembre hanno riacceso  la voglia di  frequentare la montagna bianca e di sciare. Poi le nevicate più consistenti della seconda metà di dicembre hanno consolidato una situazione positiva un po’ dovunque pur con le consuete particolarità territoriali. Ad esempio se tra le Dolomiti, dove l’inverno scorso non aveva nevicato, quest’anno si sono potuti riscontrare dati record di affluenza agli impianti, in Val d’Aosta, che l’anno scorso era stata beneficiata  da una stagione privilegiata, particolari situazioni meteo avverse hanno prodotto quest’anno esiti non così brillanti come ci si sarebbe aspettati.  Il caso della chiusura  delle strade per Cervinia, Gressoney, Cogne che ha conquistato le cronache nazionali  e rischiava di veicolare un messaggio  di negatività ha, al contrario, fatto passare l’idea che la neve naturale quest’anno c’è,  è stata veramente tanta e si sa che per il turismo invernale è … sempre meglio abbondare che deficere. Nel complesso quasi tutte le  località hanno potuto lavorare bene con  tanta neve naturale e con temperature adeguate ma non bisogna dimenticare che l’innevamento tecnico è stato comunque utilizzato in abbondanza per  dare un fondo consistente alle piste e a mio parere, almeno per quanto riguarda la mia realtà particolare a San Martino di Castrozza dove siamo riusciti a ribaltare una situazione gestionale critica recuperando anche la funzionalità degli impianti di Passo Rolle,  il costo di questo capitolo nella gestione della società non è stato certo azzerato dalla presenza della neve naturale.  Ma comunque il dato più importante di questo inverno è il fatto che, in condizioni di  normalità e non di emergenza, con  precipitazioni naturali adeguate per la stagione,  il prodotto neve funziona ancora, crea entusiasmo, partecipazione e consumo. L’aumento di tutti gli indicatori rispetto alle ultime stagioni difficili, dai numeri su passaggi e primi ingressi ai fatturati delle società di gestione, è la risposta più concreta a quella sotterranea corrente di pensiero che esiste e  vorrebbe affermare che la montagna bianca e il turismo invernale possano fare a meno dello sci da discesa su piste battute e degli impianti di risalita. È un tema cruciale per il nostro sistema e per le molte economie territoriali tra le valli alpine e appenniniche che vogliamo affrontare a viso aperto e di cui parleremo certamente nell’annuale assemblea dell’ANEF che quest’anno terremo a Riva del Garda il 10/11 maggio».

VALLE D’AOSTA
L’ avvio difficile di un inverno che ora promette meraviglie

 

FERRUCCIO FOURNIER

FERRUCCIO FOURNIER
Associazione Valdostana Impinati a Fune

«La stagione invernale dello sci in Valle d’Aosta ha preso avvio a metà ottobre, con l’apertura della parte alta del comprensorio di Cervinia-Zermatt. A differenza della stagione precedente durante la quale, grazie alle abbondanti nevicate di fine novembre tutte le principali stazioni sciistiche valdostane avevano potuto aprire, con comprensori integralmente praticabili, quest’anno le società di gestione hanno potuto garantire l’apertura completa delle piste solamente dopo il ponte dell’immacolata.  Il periodo delle vacanze Natalizie è stato nuovamente influenzato da condizioni meteo non ottimali che hanno pregiudicato l’apertura completa dei comprensori e dei diversi collegamenti intervallivi con i comprensori di La Rosière in Francia e di Zermatt in Svizzera oltre che, nel Monterosa Ski, con la stazione piemontese di Alagna. Tali condizioni climatiche hanno pertanto fortemente condizionato l’afflusso degli sciatori sulle piste con un calo significativo delle giornate sci di circa il 20/25% rispetto allo stesso periodo della stagione precedente, che tuttavia era stata un’annata record . Agli inzi di gennaio la Valle d’Aosta è stata interessata da una nuova perturbazione, caratterizzata da intense nevicate, circa 1,70 m di neve fresca a 2.000 metri di quota che, nonostante un disagio momentaneo, garantirà per le successive settimane piste perfette e paesaggi incantevoli».

MONTEROSASKI
La stagione sciistica 2017/2018 per le stazioni del Gruppo Monterosa Ski è iniziata con qualche difficoltà legata principalmente alle avverse condizioni meteorologiche.
Il Ponte dell’Immacolata, che sancisce l’inizio della stagione sciistica, è stato caratterizzato da un’apertura parziale degli impianti causato dallo scarso innevamento e dalle temperature piuttosto miti che hanno reso difficoltoso l’innevamento artificiale.
Le settimane seguenti sono state dedicate alla preparazione quotidiana di nuovi tracciati per arrivare, il 23 dicembre, ad ampliare e completare l’offerta di impianti e piste in vista delle Festività natalizie e di fine Anno. Le due settimane di festività sono però state caratterizzate da avverse condizioni meteorologiche: forti raffiche di vento e giornate di neve hanno purtroppo fatto si che il carosello principale non fosse regolarmente aperto con i collegamenti intervallivi, causando una minor affluenza.  In generale il primo mese di attività della stagione 2017/2018 vede una flessione del 20% nei primi ingressi rispetto alla stagione 2016/2017 che era invece stata caratterizzata da condizioni meteo decisamente più favorevoli.

PIEMONTE/VIA LATTEA
Un’offerta straordinaria al prezzo giusto

GIOVANNI BRASSO
Presidente Sestrieres SpA
«La neve è sempre benvenuta e noi siamo stati felicissimi che ne sia caduta tanta anche quest’anno. Certo allarmismo diffuso attraverso i media per le precipitazioni veramente notevoli nei primi giorni di gennaio non ha fondamento: a Sestriere non c’è stato nessun problema grave, Sestriere non èmai  stata isolata. Certo sono state richieste operazioni di bonifica in certi punti del comprensorio ma si è  trattato di ordinaria amministrazione, doverosa per garantire la sicurezza dell’utenza. L’importante è che il paesaggio naturale, l’ambiente invernale sia meraviglioso e le piste tutte perfettamente agibili nel nostro comprensorio  che

 

GIOVANNI BRASSO

comprende Cesana Torinese, Claviere, Pragelato, Sauze di Cesana, Sauze d’Oulx e Sestriere. Contiamo con queste condizioni di  continuare bene in questo inverno che nel suo inizio non ha toccato i livelli record della scorsa stagione ma durante il quale speriamo di recuperare per  avvicinare se non eguagliare la cifra dei 14 milioni di passaggi fatta registrare nella stagione 2016/17.  Quest’anno ha cominicato a nevicare a fine novembre. Un’ ottima cosa anche se le precipitazioni sono state un po’ danneggiate dal vento che ha creato condizioni diverse al di sopra e al di sotto dei 2000 metri. La prima apertura degli impianti è avvenuta l’8 dicembre in tempo per garantire agli appassionati di sciare durante il ponte dell’Immacolata; i collegamenti tra le diverse zone del comprensorio sono stati attivati tra il 15 e 17 dicembre. Quest’anno purtroppo la fortuna non ci ha assistiti come l’anno scorso durante il lungo periodo delle feste di fine anno concedendoci soltanto tre giornate di sole. Ne ha risentito la vendita dei giornalieri che, durante il periodo di fine anno, hanno subito una flessione del 5%. La vendita degli stagionali è invece cresciuta del 12%. Siamo certi comunque che la nostra politica del prezzo giusto non mancherà anche quest’anno di confermare la bontà delle nostre scelte. Via Lattea offre l’utilizzo dei suoi 46 impianti di risalita e l’accesso ai suoi 300 km di piste battute al prezzo di 37 Euro per il giornaliero. È un rapporto domanda/offerta, qualità/prezzo che non ha riscontri in Italia ma che qualifica con serietà il nostro prodotto. Non facciamo il mercato delle arzigogolate formule scontistiche e non facciamo neanche il biglietto a ore perché riteniamo che sia penalizzante per le varie componenti del sistema economico indotto. Nel nostro comprensorio operano 60 ristoranti e bar che non possono vivere se lo sciatore  non ha il tempo per fermarsi, sedersi, consumare. Riteniamo che il nostro dovere di gestori sia anche quello di tutelare queste attività insieme alle quali creiamo la proposta attrattiva del comprensorio. Dunque dopo  questo inizio di stagione che è stato buono ma non parametrabile a quello della stagione scorsa, procediamo in questo inverno nevoso offrendo la nostra rigorosa politica dei prezzi e uno skirama sul quale abbiamo operato, per quanto riguarda l’innevamento tecnico, con la sostituzione di 167 aste per migliorare le performances di produzione neve. L’innevamento tecnico resta sempre indispensabile per garantire la “solidità” e la resistenza del manto che ricopre le piste. Benvenga la neve che cade dal cielo ma noi intanto continueremo a sparare».

PIEMONTE/CUNEESE
Neve ottima e abbondante per discesisti e fondisti

L’eccezionale nevicata di inizio novembre ha permesso ad alcune stazioni sciistiche del Cuneese di aprire anzitempo i battenti, proponendo agli amanti dello sci divertimento fin dal 18 novembre. Un’apertura di stagione con i fiocchi, dunque, per tutte le Alpi di Cuneo. E con il Natale tutte le 15 stazioni per la discesa ed i 20 centri fondo, per un totale di oltre 350 km per lo sci alpino e 280 km per lo sci nordico, hanno dato il via alla stagione sciistica. Ancora neve ad inizio dicembre e subito dopo il Natale: un regalo gradito che non ha fatto altro che migliorare le già splendide condizioni di innevamento delle piste e le basse temperature hanno giocato la loro parte. Proprio grazie alle condizioni climatiche favorevoli, le importanti presenze turistiche legate allo sci si sono dunque già registrate con il primo fine settimana di dicembre e con il ponte dell’Immacolata che hanno fatto registrare un’ottima occupazione. L’andamento di stagione rimane positivo anche per il Capodanno (con numeri da record, segnalano albergatori e gestori delle stazioni) e per i mesi di gennaio e febbraio, con molti gruppi (italiani e stranieri) già prenotati. Le attese vacanze di carnevale sono già dietro l’angolo e le prenotazioni, già confermate.
Sandro Rulfi, titolare del Residence Il Gildo di Frabosa Soprana esprime soddisfazione: «È stato un inizio di stagione come non lo si vedeva da anni: un inizio molto buono, con il 95% di occupazione delle camere fino al 7 gennaio. Molte sono anche le prenotazioni per il prossimo mese di febbraio. La provenienza dei turisti? In primis italiani con liguri, lombardi e toscani. Per la prima volta, molti ospiti romeni».
Sergio Ferrando, titolare dell’Hotel Marguareis di Artesina (Frabosa Sottana) asserisce: «Abbiamo vissuto un buon Natale, in termini di presenze turistiche, ed un ottimo periodo a cavallo del Capodanno. Siamo molto soddisfatti per l’inizio del 2018 perché, ad oggi (2 gennaio) abbiamo già tutto prenotato in albergo fino al 7 gennaio ed un’ottima occupazione di gruppi fino ad aprile prossimo, con ospiti provenienti sia dall’Italia che dall’estero».
L’avv. Costantino Catto, titolare del Limone Palace Aparthotel di Limone Piemonte dichiara: «Nella nostra struttura registriamo il tutto esaurito fino all’Epifania. Il livello di previsioni è buono, soprattutto per quanto riguarda i mercati esteri, in primis francesi (e monegaschi), svedesi e danesi. Anche le presenze di turisti italiani sono sensibilmente in crescita rispetto allo scorso anno»
Andrea Macario, titolare del Relais del Nazionale e dell’Albergo Nazionale a Vernante afferma: «Con l’8 dicembre abbiamo avuto un ponte interessante con il 100% di occupazione, confermata anche nei weekend successivi, fino al Natale. Poi, fino al 7 gennaio siamo arrivati al 95% di occupazione delle camere. La provenienza: per l’Albergo Nazionale (3 stelle): 70% di italiani e 30% di francesi; per il Relais del Nazionale (4 stelle): 70% francesi e 30% italiani.  Le prenotazioni del 4stelle confermano il quasi tutto esaurito anche per i weekend dei prossimi mesi con un 80’% di occupazione fino alle vacanze di carnevale e prenotazioni anche per il mese di marzo».

NICOLA DALMASSO
Vicepresidente Riserva Bianca e presidente Cuneo Neve

 

NICOLA DALMASSO

«Se il buon giorno si vede dal mattino possiamo sperare che questo inverno possa eguagliare in risultati di utenza e fatturati la stagione 2012/13, decisamente la migliore degli ultimi anni a cui fare riferimento. L’inizio di quest’anno, fino al 6 gennaio, è stato più che buono facendo riscontrare un aumento tra il 20 e il 25% rispetto all’anno precedente sia per quanto riguarda i primi ingressi che per il fatturato. Il discorso vale per Limone Piemonte e la sua Riserva bianca ma credo che valga anche per le località più piccole come Crissolo e le altre che hanno potuto aprire gli impianti per il ponte dell’Immacolata. La Riserva Bianca, che dispone di 18 impianti di risalita per 80 km di piste,  ha potuto aprire tutta la skiarea il 17 novembre. Prato Nevoso ha aperto il giorno dopo. Aveva nevicato un po’ già a partire dai primi di novembre imbiancando l’ambiente e creando quindi molte aspettative tra i turisti ma ovviamente abbiamo dovuto far ricorso all’innevamento programmato per  conferire sicurezza di preparazione ottimale alle piste. Dalla neve artificiale non possiamo più prescindere se vogliamo garantire ogni anno la sciabilità delle piste e le prenotazioni turistiche. La Regione Piemonte è venuta incontro quest’anno a Cuneo Neve  con un contributo di 24 milioni da spalmare su due stagioni, un intervento che ci  consente di avvicinarci sempre più agli standard di offerta  delle valli olimpiche torinesi. Perché per noi, a ridosso delle Alpi Marittime ed esposti alle correnti d’aria provenienti dal mare, le nevicate naturali non vanno comunque considerate una certezza di operatività visto che, come è successo spesso in passato,  possono arrivare ma la neve può sparire velocemente sotto l’effetto dello scirocco. Per questo anche quest’anno, pur con le nevicate che abbiamo visto, noi abbiamo continuato a sparare neve tecnica».

LOMBARDIA
Il grande vento in Valchiavenna e il Grande Sci in Alta Valtellina

MARCO GARBIN
Direttore Skiarea Valchiavenna
«Al 7 gennaio il bilancio gestionale della Skiarea Valchiavenna è senz’altro positivo con l’aumento del 30-32% di primi ingressi e un consistente rialzo del fatturato rispetto ai due anni precedenti. Ma per arrivare a

 

MARCO GARBIN

questo risultato offrendo ai turisti la piena disponibilità dei 13 impianti che  servono 39 piste battute per un kilometraggio di 40 km abbiamo dovuto lavorare molto nonostante alcune nevicate che non si vedevano da diversi anni, combattendoprima contro il vento fortissimo, soprattutto in alta quota, e poi con improvvisi rialzi di temperature come è avvenuto attorno a Natale quando da -10 si è passati a + 4-5 gradi. Per questo il ruolo di “assicurazione” dell’innevamento programmato è stato ancora importante nonostante le precipitazione naturali, con i relativi costi che se non sono stati pari a quelli delle ultime stagioni poco ci manca.  Abbiamo sparato neve tecnica dal 13 novembre al 22 dicembre. La neve naturale è stata presente dalla seconda metà di novembre. Anche se mangiata in quota da un vento fortissimo ha comunque imbiancato l’ambiente e creato il paesaggio, la cartolina indispensabile per stimolare il desiderio, la spinta per andare in montagna a sciare. Nel ponte dell’Immacolata siamo partiti bene; con una decina di piste aperte abbiamo privilegiato i collegamenti tra le diverse zone del comprensorio ottenendo un risultato buono anche se non eccezionale, comunque sicuramente migliore rispetto agli ultimi tre anni. Dal 23 dicembre al 6 gennaio tutto aperto con il risultato che ho detto all’inizio e che contiamo di consolidare sperando in una stabilizzazione termica e climatica nel prosieguo dell’inverno».


VALERIANO GIACOMELLI
consigliere Federfuni, Società Impianti Bormio
«Dal 2001, da quando sono a capo della società che gestisce gli impianti di Bormio non ero mai riuscito a far scendere gli sciatori fino al paese durante il ponte dell’Immacolata sulla pista Stelvio. Quest’anno ci siamo riusciti. Un altro dato: il 31 dicembre è stata una bella giornata, una di quelle che gli sciatori italiani, per la verità un po’ viziati, prediligono per  muoversi da casa e scendere in pista; in quel giorno abbiamo registrato il record di 10 mila primi ingressi sulla nostra skiarea. L’inizio di questa stagione invernale, insomma, è andata molto bene con un incremento di primi ingressi e anche di fatturati di circa il 12% rispetto all’anno scorso che pure non era stato disastroso. E le cose sarebbero potute andare ancora meglio se nel periodo di alta stagione le belle giornate fossero state più numerose, visto che il quel periodo l’utenza italiana è

 

VALERIANO GIACOMELLI

preponderante. Ma quest’anno l’impegno da parte nostra è stato particolarmente intenso anche per recuperare la disputa delle gare della Coppa del Mondo di sci alpino da cui mancavamo da tre anni in un rapporto di collaborazione “do ut des”  con la Regione, sulla base di un impegno a sostenere un investimento di 1 milione e 200 mila Euro per il potenziamento dell’impianto di innevamento tecnico. Per presentare Bormio al meglio delle sue potenzialità, le nevicate iniziate a novembre con qualche spolverata sono servite per creare l’ambiente invernale ma l’innevamento programmato ha svolto come sempre un ruolo fondamentale.  Tra novembre e dicembre  abbiamo sparato 780 mila metri cubi di neve tecnica di cui circa 300 mila solo sulla pista Stelvio per preparare al meglio l’evento di Coppa del Mondo»

FRANCO CONFORTOLA
Ufficio Centrale Skipass Livigno
«A metà novembre abbiamo avuto le prime nevicate e le temperature giuste per iniziare contemporaneamente a sparare neve artificiale per  creare il fondo ideale per i 115 km di piste servite dai 31 impianti delle 13 società impiantistiche che fanno parte del consorzio Skipass Livigno. I primi impianti sono stati aperti il 18 novembre, il 3 dicembre era disponibile il 50% delle potenzialità di risalita, l’8 dicembre il 90% e dal 14 dicembre tutti gli impianti e tutte le piste sono state a disposizione dei turisti. Abbiamo registrato una tendenza al rialzo dell’utenza dopo due anni di scarsa affluenza. Nonostante l’ambiente naturale imbiancato e le condizioni di ottima sciabilità non è escluso che la gente temesse di rivedere le strisce bianche nel panorama brullo dell’anno scorso, quando  la sciabilità del comprensorio era stata garantita per 80% dall’innevamento programmato, che quest’anno ha contribuito per il 40%. Un contributo, quello della neve tecnica, che  resta ormai indispensabile anche in presenza di precipitazioni naturali».

ADAMELLO SKI
Le festività di fine anno hanno premiato, in termini di presenze turistiche, il grande lavoro svolto in termini di preparazione delle piste e di organizzazione delle attività collaterali, sempre più a misura di famiglia. Il periodo compreso tra Natale e l’Epifania ha fatto registrare la presenza di 130.200 sciatori, per un totale di 1.414.949 passaggi sugli impianti di risalita, con la giornata clou del 31 dicembre che ha portato 17.000 persone a divertirsi sulle piste che vanno dal ghiacciaio Presena al Passo Tonale, a Ponte di Legno e Temù. Il tutto si traduce con un aumento del 6% rispetto allo stesso periodo dello scorso inverno. «Nonostante qualche giornata di maltempo abbiamo avuto numerose presenze e dati positivi per la ottima preparazione delle piste, più 6% rispetto all'anno scorso – spiega Michele Bertolini, vice presidente del Consorzio Pontedilegno-Tonale- Quest'anno abbiamo potuto contare su un avvio di stagione invernale con tante perturbazioni e, grazie alla quota che contraddistingue la nostra ski area, questo ha significato avere abbondanza di neve e tutte le piste aperte. La località si dimostra sempre più appetibile agli appassionati che stanno premiando con le presenze gli investimenti degli ultimi anni e le tante attività che organizziamo sulle piste. Siamo sicuri che la stagione continuerà per il meglio regalandoci delle grosse soddisfazioni».

VENETO
È tornato  il paradiso dopo anni di  purgatorio

RENZO MINELLA
ANEF Veneto, Ski Area San Pellegrino

 

RENZO MINELLA

«Personalmente ritengo che da almeno nove anni non si vedevano tra le Dolomiti venete precipitazioni naturali come quelle che abbiamo avuto in questo inizio di stagione 2017/18. Ricordo che solo quattro anni fa  la neve era arrivata solo dopo Natale.  Per non parlare delle ultime due stagioni durante la quali abbiamo subito una vera e propria carestia di neve naturale.  Quest’anno invece abbiamo avuto la prima neve già da novembre, poi l’ultima nevicata importante è stata quella del 27 dicembre.  Queste precipitazioni hanno consentito un contenimento dei costi per l’innevamento tecnico che pure è stato utilizzato all’inizio per preparare il fondo delle piste e operare come sempre in chiave di prevenzione per garantire comunque ai turisti l’agibilità dei percorsi già dagli inizi di dicembre. Alla vigilia di Natale abbiamo messo a riposo i cannoni creando le condizioni migliori per  consentire margini di profitto consistenti alle società di gestione. Da questo punto di vista sono significativi i dati percentuali relativi agli incassi delle aree sciistiche venete all’interno del Dolomiti Superski rispetto allo  stesso periodo, dall’apertura degli impianti al 6 gennaio, del 2016/17: + 16% per San Pellegrino, + 20% per Cortina, +11% per Arabba/Marmolada, +42% per Civetta. Grazie all’abbondanza della neve, la valutazione sulla positività dell’apertura di questa stagione si può estendere a tutto il Veneto, comprese le località minori e quelle del basso bellunese. Basti citare l’esempio del Nevegal che da anni non riusciva ad aprire i suoi impianti per Natale come ha potuto fare quest’anno».

TRENTINO
Dati in crescita dovunque e nuovi record a Campiglio

FRANCESCO BOSCO
ANEF Trentino, Direttore Funivie Campiglio SpA

 

FRANCESCO BOSCO

«Per  Skiarea Campiglio  il periodo di apertura di questa stagione invernale ha fatto segnare nuovi numeri record per Funivie Campiglio, che dal settembre 2017 a incorporato anche le società di gestione dei comprensori di Folgarida/Marilleva. Rispetto al 2016/17, dalla prima apertura degli impianti al 6 gennaio il fatturato è aumentato del 21, 33% grazie a 594.257 primi ingressi (+ 20%) e 4.498.915 passaggi (+ 17,94%). Sono dati estremamente positivi, resi possibili certamente da un innevamento naturale che non si vedeva almeno da tre anni. Da tre anni, in questo periodo, nel nostro comprensorio si sciava solo su neve programmata. Quest’anno la neve naturale si è presentata già a novembre creando l’ambiente naturale tipicamente invernale e consentendoci, con le temperature propizie di avviare, delle pre aperture il 18/19 e il 25/26 novembre.  Comunque, come ormai è prassi consolidata nell’impossibilità di prevedere quale sarà l’andamento delle precipitazioni naturali,  abbiamo attivato il sistema di innevamento programmato producendo un milione di metri cubi di neve tecnica in novembre e dicembre. Questo per dire che, nonostante le precipitazioni naturali, il risparmio alla voce innevamento tecnico è stato relativo e che l’utilizzo di questa tecnologia resta ormai imprescindibile nell’attività di una società di gestione di comprensori sciistici. Tra fine novembre e inizio dicembre tutta la skiarea è stata completamente aperta all’afflusso turistico con i 60 impianti funzionanti a servire 150 km di piste battute. Le contingenze positive hanno prodotto un  esito particolarmente brillante in occasione del ponte dell’Immacolata con numeri veramente importanti caratterizzati, diciamo dal 10  al 22 dicembre, da una prevalenza di utenza straniera rispetto a quella italiana.  Situazione che si è ribaltata nel periodo dal 23 dicembre al 6 gennaio durante il quale l’utenza italiana (70%) è stata nettamente superiore a quella straniera (30%). Dopo il 6 gennaio sappiamo che questo rapporto vedrà ancora la preponderanza della presenza straniera attorno al 60%. Ma, al di là delle differenziate quote di afflusso e sperando in un prosieguo dell’inverno favorevole quanto la sua apertura, quest’anno contiamo di superare la soglia dei 23 milioni di passaggi e di stabilire un ulteriore record per la Skiarea Campiglio».

DOLOMITI SUPERSKI
Passaggi e presenze in rialzo nel «regno delle dodici valli»

Al 22 dicembre era ormai tutto praticamente aperto nel Dolomiti Superski, che ha potuto accogliere i suoi ospiti con quasi tutti i 1.200 km di pista disponibili e oltre 410 dei 450 impianti funzionanti nelle 12 valli del comprensorio. Una situazione ottimale anche dal punto di vista paesaggistico con montagne e valli imbiancate per un Natale da cartolina. E infatti, l’entusiasmo per l’inverno si è rivelato percepibile dappertutto, già da metà novembre, quando si sono registrate le prime nevicate sulle Dolomiti. Chi ha sciato nel periodo promozionale di dicembre è rimasto estasiato dal paesaggio,  dalla qualità eccellente delle piste e dalla vasta scelta di piste e impianti aperti nelle 12 zone sciistiche di Dolomiti Superski. Il tutto si rispecchia anche nei risultati fatti registrare fino al 22 dicembre, che evidenziano un +8% di passaggi agli impianti da inizio stagione, così come un +12% nei primi ingressi. Le giornate sci vendute fino a quella data sono aumentate del 14% nei confronti dell’anno precedente. Specialmente durante il ponte dell’Immacolata, facendo un’analisi sulla settimana di riferimento per la festività, ovvero dal sabato precedente fino alla domenica seguente, quest’anno sono stati registrati 360.000 utenti unici dal 2 al 10 dicembre 2017, il che significa un +66% sulla media dei 6 anni precedenti. Segnali positivi e di grande soddisfazione per gli esercenti funiviari dunque, che li interpretano nel senso di grande voglia di sciare da parte degli appassionati e di motivazione a fare i primi passi per neofiti che hanno scoperto lo sci quale attività durante le vacanze e il tempo libero. Questo è confermato anche dai numeri in merito alle vendite della tessera stagionale di Dolomiti Superski e delle singole valli affiliate, che sono cresciute del 5% nel primo e addirittura del 20% nel secondo caso, sempre dall’inizio stagione a fine dicembre.
Passate le vacanze di fine anno, si è fatto un primo bilancio un po’ più approfondito sull’andamento dell’inizio stagione, che può essere definito molto positivo. Stando ai numeri elaborati dal data center del consorzio, si registrano per esempio 38.847.000 passaggi alla domenica 7 gennaio 2018. Ciò corrisponde a +3,5% nei confronti dello scorso anno ed è in termini assoluti il numero più alto registrato nelle ultime 7 stagioni. In linea con questo trend troviamo anche i primi ingressi, ovvero il numero di persone in pista al giorno. Con 2.945.000 unità registrate fino al 7 gennaio, si marca un +6,7% sull’anno scorso con il miglior dato sui 7 anni passati. Le giornate skipass vendute hanno raggiunto i 4 milioni (+10% sul 2016/17) e sulla base dei risultati degli scorsi anni, al 7 gennaio è  già venduto il 40% delle giornate sci totali della stagione. Merita uno sguardo anche l’andamento delle vendite di skipass, dove i giornalieri, sia Dolomiti Superski che di valle, palesano un forte incremento, così come anche gli skipass «short term» di 4 giorni. Questo è probabilmente da imputare al fattore meteo, che quest’anno ci ha, sì, confortato con tanta neve, ma ha anche reso incerto lo sviluppo durante le settimane di vacanza. Il cliente ha perciò spesso preferito acquistare il 4 giorni al posto del 6 giorni, riducendo di fatto il rischio-meteo a proprio favore. La voglia di sci e di #endlessfun è invece sottolineata dai numeri relativi alle vendite degli skipass stagionali, anche questi da record sui 7 anni scorsi, con +6% nella versione Superski e +18% nella versione di valle. L’augurio è naturalmente che le condizioni rimangano ottimali anche durante il periodo delle classiche settimane bianche, per poter portare l’onda positiva fino alla fine della stagione.

FRIULI VENEZIA GIULIA
Dati in forte recupero per le «sorelle» PromoTurismo

 

ALESSANDRO SPALIVIERO

ALESSANDRO SPALIVIERO
Direttore di Tarvisio/Sella Nevea
«Per quanto riguarda il polo di mia competenza devo dire che già l’anno scorso l’inizio di stagione non era andato male mentre avevano molto faticato ad aprire gli impianti Piancavallo e Zoncolan, che insieme a Tarvisio/Sella Nevea e Forni di sopra compongono l’offerta sciistica di PromoTurismo, l’agenzia regionale per lo sviluppo della montagna friulana. Quest’anno è andata bene per tutte le località, in particolare proprio per quelle che erano state penalizzate la stagione scorsa, con rialzi di circa il 100%  (il 70% per Tarvisio/Sella Nevea) sia per quanto riguarda primi ingressi e passaggi che per incassi. Al 7 gennaio sono passati sulle nostre piste circa due milioni i sciatori.  A Tarvisio/Sella Nevea le prime nevicate sono arrivate in novembre e con l’intervento del nostro impianto di innevamento programmato che copre l’intero skirama, abbiamo potuto aprire quasi tutto il comprensorio l’8 dicembre consentendo un ponte dell’Immacolata ottimo.  Le successive e più importanti precipitazioni di dicembre hanno consolidato la situazione  positiva dell’innevamento consentendo l’apertura totale di impianti e piste per Natale. Ricordo che Tarvisio dispone di 32 km di piste distribuite su 100 ettari di territorio e servite da 11 impianti di risalita; Sella Nevea di 12 km di piste su 30 ettari servite da 5 impianti (più il collegamento con la Slovenia). Su questo comprensorio, nonostante l’abbondanza delle precipitazioni naturali, dall’apertura ai primi giorni di gennaio abbiamo trattato 220 mila metri cubi d’acqua per produrre circa 400 mila metri cubi di neve tecnica. Questo per dire che il ricorso all’innevamento programmato è stato inferiore soltanto di 1/3 rispetto alle stagioni più critiche e comunque resta una risorsa fondamentale per garantire la tenuta del manto nevoso e prevenire gli esiti nefasti di quelle temperature altalenanti che sono le vere nemiche nella gestione delle piste. Infatti anche quest’anno le giornata di neve si sono alternate a quelle di pioggia alle quote inferiori in un valzer di escursioni termiche imprevedibili. E allora non appena le temperature lo consentono bisogna sparare».

EMILIA ROMAGNA
È ritornato il bianco naturale dopo tre anni di carestia

LUIGI QUATTRINI
Consorzio del Cimone, vice presidente Federfuni

 

LUIGI QUATTRINI

«Se confrontato con le ultime tre stagioni, questo inizio inverno 2017/18 non ha paragone, è anche superfluo citare i dati in aumento sia per gli ingressi che per gli incassi. Le ultime tre stagioni erano state di puro sostentamento, si erano aperte le piste in un panorama spoglio soltanto il 24 dicembre e gli esiti erano stati, appunto, di puro sostentamento delle spese. Quest’anno, al 6 gennaio, abbiamo fatto un incasso che si avvicina ai tre milioni di Euro, in linea con l’ultima stagione veramente buona che io faccio risalire addirittura al 2009. Il Cimone, con i suoi 14 impianti a fune e 30 km di piste battute e servite da innevamento tecnico, quest’anno ha potuto aprire addirittura il 18 novembre. Abbiamo iniziato veramente bene e speriamo che il resto dell’inverno non ci riservi dei brutti scherzi termici con innalzamenti anomali delle temperature. Anche da questo punto di vista quest’anno è andata bene, con una finestra di freddo di una settimana, a metà dicembre, che ha consentito di attivare il sistema di innevamento programmato e garantire una situazione perfetta delle piste per le feste di fine anno. Credo che la situazione del Cimone possa essere rappresentativa di tutte le località sciistiche emiliane. Mi risulta che anche Corno alle Scale e Cerreto Laghi hanno avuto un buon innevamento naturale e buoni risultati economici e anche le stazioni piùà piccole e più basse come Schia e Piane di Mocogno sono riuscite, seppure con maggiore fatica, a ottenere buoni risultati».

TOSCANA
Apertura anticipata addirittura a novembre

ROLANDO GALLI
ANEF Toscana, Abetone Funivie SAF

 

ROLANDO GALLI

«Grazie alle abbondanti  nevicate di novembre quest’anno nel comprensorio dell’Abetone siamo riusciti ad operare come non si ricordava da anni.  I 21 impianti che servono i 60 km di piste dell’Abetone sono stati aperti il 16 novembre. Basti pensare che  l’anno scorso al 24 dicembre avevamo potuto aprire soltanto due impianti per capire quale sia stata la differenza e come sia superfluo fare i confronti in termi di rialzi di  ingressi e fatturati. Lo facciamo lo stesso per dire che alla fine delle feste di Natale l’aumento del fatturato è stato per noi del 150%, più del doppio. È più appropriato riferirsi all’ultima stagione veramente buona per noi, vale a dire il 2012, rispetto alla quale quest’anno abbiamo avuto un aumento del 20%. In dicembre una settimana di scirocco è stata affrontata e superata positivamente anche grazie all’innevamento programmato che rimane una risorsa imprescindibile per la gestione delle aree sciabili.  Non a caso  un problema si è creato lungo una linea di produzione neve che arriva alla base delle piste e che non ha potuto essere attivata per  questioni burocratiche. Al contrario grazie all’innevamento programmato la nuova seggiovia Chierroni che costituisce  la prima porta di accesso allo skirama dell’Abetone dalla Toscana ha potuto riattivare un importante collegamento che ha contribuito a facilitare l’affluenza  sulle nostre piste».

ABRUZZO
Tantissima neve per tantissimi sciatori

Si è aperta all’insegna della positività e delle migliori prospettive la stagione sciistica abruzzese.   Nel mese di dicembre l’innevamento, naturale e/o programmato (grazie agli ottimi sistemi di cui sono dotati diversi comprensori), ha garantito le giuste quantità per permettere agli appassionati della montagna invernale di cominciare a sciare: dai 15 ai 40 cm di neve per gli impianti di Passo Lanciano – Majelletta, dai 20 ai 60 cm per quelli di Campo Felice – Rocca di Cambio, dai 30 ai 70 cm per quelli di Ovindoli – Monte Magnola, dai 40 agli 80 cm per gli impianti di Roccaraso – Rivisondoli e dai 100 ai 400 cm a Campo Imperatore, per fare qualche esempio. Tra il 7 dicembre e la fine dell’anno quindi hanno potuto aprire, via via, i comprensori sciistici di Campo di Giove (1 su 3), Campo Felice – Rocca di Cambio (10 su 15 per quasi 13 km di piste aperte), Ovindoli – Monte Magnola (9 su 11 per 16 km di piste), Pescasseroli (2 su 6), Pescocostanzo (2 su 4), Roccaraso – Rivisondoli (15 su 23 per 34 km di piste aperte), Scanno – Passo Godi (1 su 4), Passo Lanciano  – Majelletta (7 su 7 per 12 km di piste) e Prati di Tivo (1 su 4). Hanno aperto inoltre la Funivia del Gran Sasso d'Italia e la Seggiovia Scanno_Collerotondo per i pedoni. Complessivamente i principali comprensori sciistici abruzzesi, durante le prime due settimane dell’ultimo mese dell’anno (dati relativi al periodo tra il 4 e il 17 dicembre), hanno fatto registrare rispetto al 2016 un incremento del 22,8% per quanto riguarda gli arrivi e del 13,8% per quanto riguarda le presenze, con picchi del 40% per gli impianti di Roccaraso – Rivisondoli che, tra Natale e Capodanno, hanno contato ben 25.000 presenze. La permanenza media dei turisti amanti della neve e della nostra regione rimane ferma sui 2 giorni, come nello scorso anno, ma rispetto al 2016 gli arrivi sono aumentati di oltre 1.000 unità (da 4.427 a 5.436 persone) e le presenze sono cresciute di quasi 1.300 unità (da 9.165 a 10.426 persone), concentrate soprattutto nell’area aquilana.

 

 

 

 

Created: Giovedì, 19 Gennaio 2017 08:27
Category: Portfolio
Tags: Impianti Di Risalita
 

Il nuovo impianto è stato realizzato dall’azienda di Lana (Bolzano), braccio operativo in Italia della casa madre austriaca di Wolfurt, per conto della società Monterosa2000 con il contributo della Regione Piemonte e dei Comuni di Alagna e Riva Valdobbia.  Insieme al Funifor già esistente, raddoppia in pratica la capacità di trasporto verso Passo Salati, migliorando il collegamento con Gressoney all’interno del Monterosa Ski e rendendo più facilmente fruibili le due piste blu che, in quota, baciate dal sole ed esposte su un panorama fantastico, costituiscono un’importante attrazione per tutti, a cominciare da principianti, bambini e famiglie

 

Con l’inaugurazione della nuova seggiovia quadriposto Cimalegna – Passo Salati prodotta e installata da Doppelmayr in una zona strategica del comprensorio, la porzione piemontese del Monterosa Ski che fa capo ad Alagna Valsesia e alla società Monterosa2000 compie un altro bel passo avanti nella propria crescita e nel proprio sviluppo, sulla strada intrapresa ormai quasi vent’anni fa.  Alagna era un po’ la Cenerentola, l’anello debole nella integrazione perfetta (sci ai piedi e su piste battute) delle tre vallate d’Ayas (Champoluc), del Lys (Gressoney) e del Sesia (Alagna, appunto) tra la Val d’Aosta e l’apice nord-ovest del Piemonte. La vecchia, originaria funivia che saliva a Punta Indren lasciava solo la possibilità di discesa in fuoripista, sia verso Gressoney che verso Alagna, certamente non alla portata di tutti. I Valloni del Bors e d’Olen erano e restano ancora palestre per i virtuosi della neve fresca ma limitavano al Passo dei Salati il limite dell’esplorazione di quanti partivano da Champoluc o da Gressoney La Trinité sapendo di non avere le risorse tecniche per poi scendere fino ad Alagna. Poi tutto è cambiato ed è iniziato un rilancio che sta vivendo ancora nuove tappe. Nel giro di pochi anni un investimento complessivo di oltre 40 milioni di Euro ha consentito, nel 2000, la realizzazione della nuova cabinovia che da Alagna porta a Pianalunga e, nel 2004 del Funifor che da Pianalunga si arrampica al Passo dei Salati per incontrare la cabinovia Gabiet-Salati che sale dallo skirama di Gressoney. Altri 5 milioni sono stati spesi per realizzare nel vallone d’Olen una stupenda pista battuta dotata di innevamento programmato lunga nel suo intero sviluppo una decina di chilometri. Poi si è aggiunta anche la seggiovia che da Pianalunga sale a Bocchetta delle Pisse con annessa pista da sci e impianto di innevamento tecnico ed ora, dopo alcuni interventi sui campi scuola e i piccoli impianti ad Alagna,  ecco il nuovo importante impianto, la seggiovia quadriposto Doppelmayr presentata ufficialmente il 18 dicembre ad Alagna alla presenza del presidente della Regione Sergio Chiamparino e aperta al pubblico il 23 dicembre in uno stupendo panorama bianco prodotto dalle nevicate di novembre e dicembre e in un comprensorio che ha potuto aprire le sue porte agli sciatori dal 2 dicembre e ha programmato di chiuderle il 6 maggio. «Si tratta di una seggiovia ad agganciamento automatico che serve a potenziare la capacità di trasporto della linea che sale a Passo Salati affiancandosi al Funifor e raddoppiandone in pratica la portata – dice Andrea Colla, direttore della società Monterosa2000 che gestisce gli impianti di Alagna - L’investimento per questa nuova opera è stato di circa sette milioni e vi hanno partecipato, oltre alla nostra società, la Regione Piemonte  e i comuni di Alagna e Riva Valdobbia in un rapporto di collaborazione quantomai efficace per sostenere la nostra attività e, con quella, l’economia del nostro territorio e l’occupazione in loco».  La nuova seggiovia che Collegherà Cimalegna (m 2654) al Passo dei Salati (m 3030) è frutto di un lungo e scrupoloso lavoro di progettazione tecnica, di compatibilità ecologica, ambientale ed urbanistica, ma anche di una pianificazione attenta e puntuale dei tempi di realizzazione e di un ingente impegno da parte di Monterosa 2000 Spa e della ditta costruttrice.
L’impianto trasporterà 1600 persone l’ora circa e consentirà quindi di agevolare e velocizzare l’accesso al comprensorio Monterosa Ski dal versante Piemontese, garantendo allo stesso tempo una gestione ottimale delle piste blu di Cimalegna, particolarmente gradite da principianti, bambini e famiglie ed ora fruibili in modo ottimale anche nei week end. Le seggiole dell'impianto, costruito a tempo di record, sono pronte a trasportare gli sciatori verso i 3030 metri della stazione di monte, garantendo così una resa ottimale delle piste blu Bodwitch e Cimalegna, perfette per i principianti ma scelte da tutti per la meravigliosa vista che offrono sul Col d'Olen, sull'Istituto Mosso e sull'intera valle. Il nuovo arrivo offrirà un panorama ancora più suggestivo ed esclusivo sul Ghiacciaio di Bors e sui 4000 del versante sud del Monte Rosa. Inoltre la posizione della stazione di monte favorisce un facile accesso alla famosa discesa freeride denominata «Balma», mentre la scelta dell’agganciamento automatico con seggiole carenate presenta la soluzione ideale all’interno di un comprensorio grande come il Monterosa Ski. Sul piano della gestione dell’impianto, la realizzazione di un magazzino completamente automatico per il ricovero delle seggiole consente di ricoverare tutti i veicoli all’interno del magazzino in breve tempo, per proteggerli dalle intemperie aumentando notevolmente la loro durata.  «La seggiovia Cimalegna – dice Andrea Colla -  si inquadra in un corposo piano industriale della nostra società che nel prossimo futuro prevede anche la realizzazione di un bacino di raccolta idrica, di una nuova pista agonistica con sistema di innevamento integrato e di un nuovo impianto di risalita che sostituirà l’attuale seggiovia biposto che sarà, quest’ultima, riposizionata dotandola di una propria pista per ampliare l’offerta ai principianti». Altro che anello debole… E altro che Cenerentola… Alagna sta facendo i passi per entrare come una principessa nel Gotha delle stazioni sciistiche italiane. 





Created: Giovedì, 19 Gennaio 2017 08:27
Category: Portfolio
Tags: Impianti Di Risalita
 

La società Funivie Marmolada della famiglia Vascellari celebra quest’anno le «nozze d’oro» del rapporto con il più grande massiccio montuoso delle Alpi Orientali su cui ha scritto una grande storia di imprenditorialità e innovazione con la costruzione della funivia che da Malga Ciapela sale a Punta Rocca e con una serie di altre straordinarie realizzazioni, tutte concepite per arricchire l’offerta turistica, sportiva e perfino culturale (basta pensare al museo della Grande Guerra) del territorio in cui opera. Ultime in ordine cronologico e inaugurate in occasione di questo importante anniversario, sono i due avveniristici ascensori che faciliteranno il passaggio dalla stazione di Punta Rocca al ghiacciaio e che costituiranno un ulteriore motivo di attrazione per chi vuole vivere da vicino il fascino e i panorami di una delle più belle montagne del mondo

Due ascensori avveniristici e panoramici per rendere la montagna sempre più accessibile agli appassionati di sport, agli amanti della natura d’alta quota o, semplicemente, a chi vuole soltanto provare l’emozione dell’altitudine in sicurezza e comodità. Le Funivie Marmolada festeggiano i primi 50 anni di attività con quello che sanno fare meglio: investire in tecnologia all’avanguardia ampliando l’offerta turistica del territorio in cui sono inseriti. È un modello applicato con successo sia in Marmolada (www.funiviemarmolada.com) che Tofana, a Cortina d’Ampezzo, dove è presente l’altro impianto di risalita gestito dalla famiglia Vascellari: Freccia nel Cielo (www.freccianelcielo.com).

La celebrazione di un’attività
che dura da mezzo secolo

«Cinquant’anni anni sono un traguardo importante, una tappa simbolica della nostra attività che celebriamo anche con un grande risultato tecnologico, per rendere la montagna sempre più alla portata di tutti», commenta Mario Vascellari, presidente della società Marmolada srl. «È questo uno degli obbiettivi centrali del nostro operato – prosegue Vascellari -. Si pensi che dall’iniziale portata di 400 persone all’ora dei primi anni Sessanta già nel 2004 avevamo raggiunto una capacità di trasporto di circa 1.000 persone all’ora, coprendo oggi tre tronconi con un dislivello di oltre 1.800 m e collegando in 12 minuti Malga Ciapela a Punta Rocca». In occasione dell’importante anniversario, un filmato «50 anni di cielo tra la Marmolada e Cortina, tra funivie e famiglia» racconta la storia delle due funivie e della famiglia Vascellari, gli imprenditori che hanno investito in questi due avveniristici e arditi progetti. A completare la ricostruzione storica è stata inoltre realizzata una mostra fotografica sui 50 anni della funivia «Marmolada 50 years moving to the sky», visitabile al piano intermedio del terzo tronco della funivia a Punta Rocca, che racconta il connubio fra la tecnologia e la montagna, una relazione a volte difficile ma che ha portato nel tempo la possibilità a tanti di venire in contatto con una delle montagne più belle al mondo, riconosciuta patrimonio dell’umanità dall’Unesco già nel 2009. Questo percorso iconografico racconta la storia imprenditoriale di una famiglia che ha vissuto il territorio sviluppandone la crescita anche turistica, creando valore per il contesto sociale ed economico nel quale le funivie sono inserite.

I due nuovi ascensori «Otis»,
eccellenza mondiale nel settore

Acciaio e vetro sono i materiali utilizzati per i due ascensori che faciliteranno il passaggio dalla stazione di Punta Rocca al ghiacciaio. Chiamati Rocca e Penia, come le due cime più alte del massiccio della Marmolada, hanno una portata di 42 persone ciascuno e di fatto sostituiscono le quattro rampe di scale, in gran parte esterne alla struttura, che prima erano necessarie per superare i 14 metri di dislivello tra piano di imbarco di Punta Rocca e il ghiacciaio. Grazie alle porte in vetro e alle ampie vetrate delle cabine è possibile ammirare la maestosità delle vette dolomitiche che circondano la Marmolada già dall’ascensore. Realizzati da Otis, un’eccellenza mondiale nel settore, questi si aprono direttamente sulle piste permettendo di raggiungerle agevolmente. Un vantaggio che piacerà non solo agli sportivi, spesso ostacolati dall’equipaggiamento tecnico, ma anche da quanti vorranno apprezzare la montagna in tutta comodità e sicurezza solo per godere di scorci unici ed emozionanti. Inoltre, come prescrive la normativa, ci sono delle scale interne parallele agli ascensori, anche queste panoramiche poiché si sviluppano intorno alle ampie vetrate della struttura. Il progetto ha preso l’avvio circa 3 anni fa. In particolare, della progettazione e del coordinamento delle attività si è occupato lo studio G22 Projects srl di Lana (BZ) (www.g22projects.com) mentre i lavori sono stati realizzati dall’impresa altoatesina Metall Ritten (www.metallritten.com), entrambi con ampia esperienza sul territorio per quanto riguarda le costruzioni in metallo. «La realizzazione di questi due ascensori è stata impegnativa per l’altitudine e la conformazione del luogo: sono stati utilizzati per il trasporto dei materiali i gatti delle nevi, l’elicottero e la stessa funivia per gli ingombri minori. Il vento che arriva a 3.000 metri di altitudine ha costretto, ad esempio, a legare tutti gli strumenti per evitare che volassero via», ha spiegato l’architetto Claudine Holstein dello studio G22 Projects. I lavori sono stati avviati nel maggio 2016 con la perforazione e il successivo consolidamento delle basi dei due ascensori che si muovono su uno strapiombo di circa 1000 metri sulla parete Sud della Marmolada. La struttura riflette i colori della natura nei diversi momenti della giornata grazie all’acciaio e ad un’ampia parte di vetrate che permettono di ammirare lo spettacolare panorama circostante. «L’eccellente risultato è da oggi sotto gli occhi di tutti. Siamo orgogliosi dell’apprezzamento ricevuto dai tecnici e dalle autorità competenti che hanno approvato questo progetto che migliora l’aspetto complessivo della stazione con una struttura architettonicamente innovativa. Infine, ringraziamo le autorità e le istituzioni che hanno partecipato all’inaugurazione e alla benedizione dei due ascensori», afferma Mario Vascellari.

L’offerta turistica
in un territorio baciato dalla bellezza della natura

«La missione della nostra società – dice ancora Vascellari - è quella di ampliare l’offerta turistica del territorio. Con i nostri impianti di risalita promuoviamo ricchi calendari di eventi che hanno l’obiettivo di animare sia la stagione invernale che quella estiva per rendere la montagna una meta turistica da godere tutto l’anno e quest’anno lo facciamo all’insegna del cinquantesimo, che inizia qui in Marmolada e proseguirà in estate in Tofana, dove Freccia nel Cielo a luglio avvierà le sue manifestazioni commemorative». Sui siti delle funivie di Marmolada e di Tofana, infatti, è possibile trovare indicazioni per salire in quota per ammirare le albe spettacolari sulle Dolomiti, magari gustando prelibate colazioni, per provare l’ebbrezza di sciare per primi sulla pista della Bellunese in Marmolada, 12 km di pura adrenalina, o di Forcella Rossa a Cortina la pista più spettacolare e impegnativa di tutto l’anfiteatro dolomitico di Cortina. Ricca l’offerta di aperitivi in alta quota, di eventi musicali nella cornice ineguagliabile delle Dolomiti e l’organizzazione di escursioni, sia invernali che estive, adatte a tutti i livelli: da principianti ad appassionati di sport estremi. Per quanto riguarda lo sci, in particolare, vale la pena di sottolineare che la Marmolada fa parte del comprensorio sciistico più grande del mondo: Dolomiti Superski. È inoltre un importante punto di collegamento per il Sellaronda, uno degli ski tour più suggestivi dell’intero arco alpino che si può percorrere, anche in giornata, attorno al massiccio del Sella attraverso 4 passi dolomitici, Campolongo, Gardena, Sella e Pordoi. Grande attenzione anche alla qualità dellaneve sulle piste con l’utilizzo di strumenti per ottimizzare l’innevamento artificiale che rilevano la profondità della neve per poi innevare solo dove c’è bisogno, con grande risparmio energetico e dell’uso dei battipista.                                      n

Il Museo Marmolada Grande Guerra 3000 m.:
il luogo della memoria per un’intera Nazione

Il Museo Marmolada Grande Guerra 3.000 m.  è il più alto d’Europa ma è anche il primo museo in alta montagna dedicato ai cimeli della Grande Guerra rinvenuti sul massiccio della Marmolada. Nel 2015 l’associazione Museo della Grande Guerra in Marmolada Onlus lo ha rinnovato in occasione delle manifestazioni del Centenario, grazie al finanziamento di Marmolada Srl. Il nuovo Museo è stato ampliato in uno spazio all’interno della seconda stazione della funivia (Serauta). Il filo

conduttore del nuovo Museo è il racconto della vita del soldato tra il tunnel della morte e la galleria della vita in cima ad una montagna, che sicuramente non era un luogo adatto per una guerra.
È un museo interattivo e multisensoriale, adatto a tutti i tipi di visitatore: dal bambino, allo storico, allo sciatore che vuole fare una pausa culturale nella sua giornata sugli sci, immergendosi nella storia della guerra di allora. Il significato più grande di questo museo sta nella volontà di trasmettere i valori di pace e di solidarietà, e ogni anno lo fa presentando nuovi eventi utili a mantenere vivi i ricordi di un tragico periodo vissuto dalle popolazioni di questi territori. Il museo si sviluppa su un’area di 300 mq al secondo piano della stazione di arrivo della funivia a Serauta. Il percorso espositivo inizia con la rampa d’ingresso che rievoca un ponte che attraversa un crepaccio nella Città di Ghiaccio. Da qui si ha accesso alla sala che illustra la vita delle popolazioni locali prima dell’evento bellico e subito dopo alle sezioni dedicate al primo anno di guerra e alla trasformazione da uomo a soldato che costituiscono la premessa a quello che è il cuore del museo. Il visitatore può quindi scegliere di entrare nel lungo tunnel, caratterizzato da diversi ambienti tematici, tra i quali spiccano le ricostruzioni simboliche della baracca italiana e di quella austroungarica. Oltre ad esse, nel tunnel s’incontrano le sezioni dedicate ai lavori di scavo, al soccorso dei feriti e alle cure mediche e alla vita nella Città di Ghiaccio. A fianco del tunnel corre l’ambiente espositivo della trincea, che illustra la realtà della vita in guerra. Dalle grandi vetrate, affacciate sul ghiacciaio e su uno spettacolare panorama, alcuni punti d’osservazione con cannocchiali permettono di vedere le principali postazioni di combattimento della Marmolada.
Nel punto di giunzione dei due percorsi paralleli, l’esposizione prosegue con la parte dedicata allo spostamento del fronte, avvenuto alla fine del 1917, in seguito alla disfatta di Caporetto, e all’ultimo anno di guerra, anno dell’occupazione e anche definito “ann de la fam”. Segue un approfondimento sull’immediato dopoguerra, con la ricostruzione e il lento ritorno alla normalità. Nella parte finale del percorso museale un’intera parete è adibita all’esposizione di documenti cartacei, sistemati in appositi cassetti che li proteggono dalla luce e dall’usura.
Tra gli altri spiccano alcune testimonianze relative al capitano Arturo Andreoletti e al tenente Flavio Rosso, le cui figure vengono approfondite nella sezione successiva, insieme a quella dell’ideatore della Città di Ghiaccio, il tenente ingegnere Leo Handl. Dopo questo viaggio nel passato, si torna all’attualità con le ultime vetrine, dedicate ai recenti ritrovamenti effettuati dai volontari del museo, che da anni si occupano anche della manutenzione della zona monumentale sacra e del percorso esterno di Forcella a Vu. La sala video con alcuni filmati d’epoca è il punto di arrivo di un percorso molto emozionante e vuole essere uno spunto di riflessione e di meditazione su quanto visto durante la visita.