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Created: Martedì, 26 Aprile 2016 08:24
Category: Portfolio
Tags: Innevamento Programmato
 

Nel comprensorio sciistico delle Dolomiti trentine, l’azienda di Bolzano leader nel settore della produzione di innevamento tecnico ha effettuato per conto della S.I.F. Impianti Funiviari Lusia una serie di opere per migliorare il sistema di produzione della «materia prima» che serve le piste. Ai lavori di potenziamento nelle sale di pompaggio e  sulle linee di trasporto dell’acqua si è aggiunta la fornitura dei più avanzati generatori a ventola capaci di prestazioni ed efficienza straordinarie

La Ski Area Alpe Lusia si trova nelle Dolomiti trentine e riunisce diversi comprensori sciistici. La società S.I.F. Impianti Funiviari Lusia è da lungo tempo partner di TechnoAlpin, con la quale intende realizzare due progetti sulle piste di Moena e Predazzo. Per la prima volta da 15 anni a questa parte, i pozzetti e il materiale di linea sulle piste verranno rinnovati per garantirne la conformità ai nuovi standard e assicurare un innevamento perfetto. Le piste saranno inoltre potenziate mediante l’installazione di nuovi generatori di neve. A Predazzo, la pista Zirmes si arricchisce di 27 nuovi generatori di neve: 26 lance del tipo Rubis Evo produrranno neve di eccellente qualità. In più, una macchina a ventola TF10 su lift 3,5 m potenzierà l’innevamento. Verranno inoltre installati 28 pozzetti e posati 1,7 km di materiale di linea.  Il progetto comprende interventi importanti anche nell’area di Moena, dove saranno ampliate le 2 stazioni di pompaggio: in quella di Piavac verranno installate 2 nuove pompe sommerse con una portata di 34 l/s ciascuna, mentre quella di Malga Pozza sarà attrezzata con una nuova pompa dalla portata massima di 50 l/s d’acqua. L’innevamento sulle piste di Moena sarà ulteriormente potenziato con 9 nuove macchine a ventola T40 e TF10; verranno inoltre installati 21 pozzetti e posati 2,1 km di condutture dell’acqua e cavi elettrici. Il progetto 2017 è solo la prima parte di una vasta serie di lavori di ampliamento. Nel 2018 verrà poi realizzata la seconda fase del progetto di pari entità.

L’efficienza di generatori
sempre più performanti


 

L’incremento dell’efficienza del sistema d’innevamento è un punto molto importante per i centri sciistici. Così anche SIF Lusia ha deciso di usare i generatori di neve di TechnoAlpin che sono tecnicamente all’avanguardia. Il reparto Ricerca e Sviluppo di TechnoAlpin è costantemente impegnato a migliorare l’efficienza dei generatori di neve: l’obiettivo è quello di produrre più neve impiegando meno risorse. Nel caso dei generatori a ventola, gli ugelli Quadrijet con inserto in ceramica assicurano una polverizzazione uniforme e ottimale, generando così più neve con la stessa quantità di acqua.
Juris Panzani, Product Manager di TechnoAlpin, racconta, come negli ultimi 10 anni sia aumentata l’efficienza energetica dei generatori a ventola di TechnoAlpin: «Nel 2005 - dice -  il nostro generatore a ventola M20 era il non plus ultra sul mercato mondiale: basta pensare al compressore esente da olio, pale in alluminio, ugelli in ceramica e molto altro. Dieci anni dopo, il nostro generatore a ventola TF10 è il migliore sul mercato, grazie alle numerose innovazioni, alle sue prestazioni, alla sicurezza di funzionamento, alla facilità di utilizzo e all’eco compatibilità data dai fari a LED, dalla bassa potenza termica, dalla plastica riciclabile, ecc.». Entrambi i generatori hanno una potenza della ventola di 18,5 kW e un compressore da 4 kW, oltre ad un consumo di energia molto simile. Ciò che differenzia il TF10 dal M20, è che a parità di consumo, riesce a produrre il 30% in più di neve.
«Se vogliamo, possiamo confrontare il generatore M20 con il T40 - prosegue Panzani - il T40 ha però una potenza della ventola di 12,5 kW (ben 6 kW in meno del M20), il che corrisponde ad una diminuzione del 30% di consumo elettrico. Grazie a questi confronti possiamo quindi affermare che in 10 anni siamo riusciti, grazie ad una costante ricerca, a diminuire del 30% il consumo energetico, oppure, a parità di consumo energetico, ad aumentare del 30% la produzione di neve».
TechnoAlpin continua a lavorare su costanti miglioramenti: sin dagli inizi infatti, l’azienda ha sviluppato i propri prodotti ricercando sempre il massimo rendimento col minimo spreco, cercando di garantire sempre una maggiore quantità e qualità della neve. Negli ultimi anni i risultati sono stati evidenti.

www.technoalpin.com

 

 

 

 

Created: Martedì, 26 Aprile 2016 08:23
Category: Portfolio
Tags: Gestione area sciabile
nternazionale per la venticinquennale esperienza nella realizzazione d’impianti di risalita e di trasporto a fune, è impegnato nello studio e nella progettazione della nuova gamma d’impianti ad ammorsamento automatico, concepiti prima di tutto per il trasporto urbano e poi adattati a quello montano. Nel sito produttivo di Alpespace a Sainte-Hélène-du-Lac (Savoia-Francia), è stato realizzato un banco di collaudo di dimensioni reali, dove si stanno effettuando i test per le certificazioni necessarie prima della commercializzazione. I collaudi in corso confermano le qualità intrinseche del nuovo prodotto: maggiore sicurezza, minor consumo d’energia, durata di vita più lunga, nonché costi di manutenzione notevolmente ridotti. L’inizio della commercializzazione di questa nuova gamma, è prevista a partire dal 2017 con la seggiovia a 6 posti, il cui prototipo sarà installato già entro fine anno, per proseguire poi nel 2018 con la telecabina, il cui prototipo è previsto già per l’estate del prossimo anno. Nel progetto sono stati investiti più di 2,5 M€. LST ha depositato diversi nuovi brevetti ed in particolare ha sviluppato e brevettato una tecnologia innovativa riguardante la morsa e la sua movimentazione all’interno delle stazioni. La morsa è in effetti l’elemento chiave degli impianti ad ammorsamento automatico, in quanto consente lo sganciamento del veicolo dalla fune traente durante il giro stazione, permettendone un transito a velocità ridotta, senza rallentamento dell’insieme della linea e migliorando in misura significativa le prestazioni dell’impianto (riduzione dei tempi di trasporto, manovre di imbarco e sbarco più confortevoli).
Gli impianti altamente innovativi, progettati da LST, offrono 4 grandi vantaggi: 1- gli sforzi di apertura e chiusura delle morse in stazione sono stati ridotti, minimizzando quindi il rischio di arresti ed interruzione del servizio, riducendo inoltre il consumo di energia; 2- il numero di movimenti delle morse ad ogni passaggio in stazione è dimezzato, garantendo la massima sicurezza, un’usura ridotta e quindi una minore manutenzione; 3- grazie ad un innovativo sistema di accelerazione/decelerazione, le stazioni di partenza e di arrivo sono più corte, con un conseguente abbattimento dei costi di costruzione e d’impatto ambientale; 4- il sistema di movimentazione dei veicoli in stazione, completamente ripensato, e la riduzione dei pneumatici di trascinamento, permettono ai gestori di dimezzare i costi di manutenzione e di ridurre del 15% i consumi energetici.
Gli impianti progettati e prodotti da LST abbinano sicurezza e comfort per i passeggeri, a prestazioni più elevate. I vantaggi di questa nuova gamma sono incontestabili ed in un mercato alla ricerca di un’ottimizzazione dei costi di gestione, apre le porte ad un potenziale mercato parallelo. Con questa nuova tecnologia, dalle elevate prestazioni, MND Group consolida la sua posizione di società di riferimento nel mercato degli impianti ad ammorsamento automatico.

 

Caratteristiche tecniche:
• morsa innovativa, che garantisce una maggiore sicurezza e prestazioni durevoli,   progettata per ridurre al minimo gli sforzi di apertura e chiusura in stazione e quelli di trascinamento, con conseguente diminuzione dei rischi di arresto nelle fasi di ammorsamento e sganciamento, nonché una riduzione dei consumi di energia;
• cinematica della morsa progettata per evitare l’eventuale rischio di apertura  improvvisa sulla linea; numero di movimenti ridotto da 4 a 2, nel corso del passaggio in stazione.
L’allungamento della vita degli impianti, è essenziale nella prospettiva di un utilizzo     a livello urbano, dove le soluzioni ad ammorsamento automatico sono sottoposte ad un funzionamento 5 volte superiore rispetto a quello registrato in montagna (più di 7.000 ore/anno, contro un massimo di 1.500 ore/anno).
I veicoli potranno raggiungere una velocità di 6 m/s. Sono state sviluppate inoltre delle nuove seggiole a 6 posti che assicurano ai passeggeri un elevato livello di comfort e sicurezza, con un particolare riguardo al trasporto dei bambini ed all’anti-caduta.

 

A livello di stazioni:
• la lunghezza delle travi di lancio-rallentamento è stata notevolmente ridotta, grazie al dimezzamento dei movimenti di apertura/chiusura della morsa;
• il sistema di trasferimento dei veicoli in stazione è stato completamente  rivisto, per rendere più semplice e fluido il loro spostamento;
• le pedane di accesso alla stazione, per la gestione e la manutenzione, sono state semplificate e rese ancora più sicure, spostandole nella parte posteriore per evitare il pericoloso attraversamento dei veicoli in transito.
L’attenzione di LST non si concentra esclusivamente sulla realizzazione di nuovi impianti, visto che la squadra di tecnici specializzati è in grado di effettuare anche revisioni di: funicolari, teleferiche, ascensori inclinati, funivie ed in generale qualsiasi sistema di trasporto a fune.
E’ di qualche settimana fa, la conferma definitiva dell’aggiudicazione dell'appalto per il rinnovo e la manutenzione della funicolare di Montmartre a Parigi. Risultato di tutto rispetto per LST, visto che quest’impianto è un importante icona del trasporto urbano via cavo a livello mondiale, con una portata annua di circa quattro milioni di passeggeri, che lo rende uno degli impianti più trafficati al mondo. Ottenere la fiducia di un interlocutore particolarmente esigente come RATP (operatore autonomo dei trasporti parigini) per una linea molto importante nella sua rete di trasporti urbani, dimostra che MND è considerato un attore chiave nel mercato in forte espansione del trasporto ecologico.  Il contratto, di tre anni, copre la revisione completa degli azionamenti della funicolare e le principali ispezioni delle due vetture. Questo aggiornamento estremamente tecnico, risulta essere una grande sfida, in quanto dovrà essere garantita la continuità del servizio durante i lavori, che devono essere effettuati in un lasso di tempo molto ristretto (tra il prossimo mese di ottobre e l'inizio delle festività di natalizie). Il progetto richiede pertanto una precisa e puntuale pianificazione delle operazioni in loco.
 
Un segno «+» caratterizza la stagione che si sta concludendo, a livello MND Sufag AnteprimaFIered’innevamento programmato. Sufag, leader mondiale nella progettazione, produzione e realizzazione d’impianti di questo genere, ha messo in servizio, nella stazione di Wanlong (Cina), 120 cannoni a bassa pressione, dei modelli Access, Peak e Power. Si tratta di un sito emblematico perché ospiterà le gare di snowboarding nel corso delle Olimpiadi di Pechino 2022. Wanlong è uno dei tre siti olimpici situati vicino la città di Zhangjiakou, a 180 km da Pechino, dove sarà presto disponibile una linea ferroviaria ad alta velocità che collegherà le due città in meno di 40 minuti. Il progetto, il cui valore è di diversi milioni di euro, rappresenta un vero successo sia a livello commerciale, vista la ragguardevole quantità d’innevatori ordinata agli inizi del 2015 ed installati in un’unica soluzione nel mese di novembre, sia a livello di soluzioni tecniche offerte, visto che tutte le ventole sono state installate su un braccio articolato che garantisce un’apertura orizzontale pari a 11 m, azionato tramite un pistone idraulico e collegato a una torre di 8 m d’altezza. A causa dei forti venti di direzione variabile che battono la zona, essendo impossibile l'utilizzo di un innevatore collocato su una postazione fissa, la stazione ha preferito adottare questo tipo di sistema. Gli operatori quindi possono posizionare le macchine in tutta sicurezza e con la garanzia di prestazioni ottimali, a seconda delle condizioni del vento È la prima volta che questa soluzione viene impiegata su tutto l’impianto d’innevamento, presente in una stazione sciistica tanto grande come quella di Wanlong, ottenendo comunque ottimi risultati e la piena soddisfazione del cliente. Grazie a questa installazione avveniristica, il futuro sito olimpico di Wanlong è stato in grado di aprire le sue piste al pubblico il secondo fine settimana di novembre, prima di tutte le altre stazioni sciistiche cinesi. Ancora una volta tutto ciò conferma la competenza di Sufag nel campo dell’innevamento programmato e la capacità di offrire soluzioni innovative. Si aprono così nuove prospettive di sviluppo anche sul mercato cinese, dove il gruppo MND ha da poco aperto una filiale di distribuzione, proponendo un'offerta globale (sicurezza, neve, impianti di risalita, per il tempo libero) molto apprezzata in termini di sviluppo delle stazioni sciistiche del Sol Levante. È dello scorso mese di febbraio invece l’annuncio che, l’innevatore Peak progettato da Sufag, si è posizionato al 1° posto della classifica dell’analisi comparativa svoltasi in Russia, tra le principali aziende produttrici di prodotti per l’innevamento programmato, a livello mondiale.
I tests sono stati effettuati nel corso dell’annuale convegno internazionale dedicato a questo argomento, svoltosi dal 18 al 21 gennaio 2016 presso lo Ski Center Golden Valley a 120 km da San Pietroburgo e che quest’anno affrontava l’argomento: "stazioni sciistiche, progettazione, costruzione e funzionamento”.
Per garantire risultati accurati, è stata stabilita una procedura rigorosa, utilizzando apparecchiature molto sofisticate che hanno permesso di misurare le prestazioni, il consumo di energia e la qualità della neve prodotta dalle attrezzature analizzate. Il cannone a ventola Peak Sufag ha confermanto le peculiarità di efficienza, resistenza ed economicità che già due anni fa aveva ottenuto il primo posto, riguardo l’efficienza energetica. La società francese dimostra ancora una volta di essere un partner efficiente e competente, in grado di offrire una gamma di macchine senza precedenti che permettono di fornire soluzioni adatte alle svariate necessità dei propri clienti. Sufag comunque non è attiva solo nel mondo montagna. Varie infatti sono le collaborazioni con società che esulano da questo settore. Tutto è iniziato nel 2006 quando Aiolos, uno studio d’ingegneria canadese, chiese a Sufag di fornire un impianto d’innevamento da installare nel centro tests coreano della Boeing. La ditta utilizza ancora oggi il sistema per verificare la resistenza dei componenti, in condizioni atmosferiche avverse. A questa installazione ha fatto seguito quella del 2008 nella sede, fuori Monaco di Baviera, della BMW dove i tecnici Sufag hanno realizzato un sistema di innevamento all’interno della galleria del vento, e quella del 2015 nella sede Ford di Colonia. Il sistema d’innevamento posto ad alcuni metri dalla griglia del radiatore di un’auto o dalla struttura di un aeroplano, può produrre indoor qualsiasi tipo di neve: asciutta, leggera e polverosa oppure bagnata e pesante. Questo dispositivo compatto facilita tutti i test "neve" a livello industriale di auto ed aerei e permette inoltre di ottimizzare i piani di ricerca e sviluppo di queste aziende.
 
Techfun è la società del gruppo MND specializzata nella progettazione e MND Techfun AnteprimaFiereinstallazione di attrezzature specifiche per le attività ricreative e sportive adrenaliniche outdoor e indoor. In questo ultimo anno i tecnici sono stati impegnati nella progettazione di un nuovo «Alpine Coaster», la slitta che viaggia su una monorotaia limitando così l’impatto ambientale. Si tratta di un prodotto completamente personalizzabile, adattabile facilmente a qualsiasi tipo di terreno che fornisce la risposta alle svariate necessità dei clienti. Il Funcoaster, così si chiama l’ultimo nato in casa Techfun, può essere installato su qualsiasi tipo di terreno, su pendii ripidi e può essere utilizzato in tutte le stagioni e con qualsiasi condizione meteo. Dopo quasi due anni di sviluppo, test e certificazioni, Techfun è pronta a commercializzare il primo Funcoaster. Agevoli sono le operazioni di imbarco e sbarco, elevato è il comfort per i passeggeri, ma senza escludere una discesa veramente entusiasmante che rispetta tutti gli standard di sicurezza. Funcoaster è dotato: di un sistema anticollisione, di un sistema frenante centrifugo che controlla automaticamente la velocità e la limita a 40km/h, di un sistema anticollisione e una di cintura di sicurezza automatica. Particolare attenzione è stata posta inoltre all'aerodinamica e all'ergonomia delle vetture che trasportano due adulti, con una media di 700 persone/h. L'azienda francese che ha maturato nel corso degli anni una grossa esperienza in questo settore, è in grado di progettare: belvedere (strutture per comandare una vista mozzafiato di montagna paesaggi), via ferrate (percorsi in montagna dotati di ponti, cavi fissi e scale) e percorsi avventura. Tutte queste soluzioni riscuotono l’interesse delle stazioni sciistiche che stanno cercando di diversificare la loro offerta, in quanto rappresentano un’ottima alternativa, a livello di ritorno d’immagine ed economico, alle attività classiche.
 
Leader mondiale nella prevenzione delle valanghe e dei rischi naturali in genere, TAS è l'azienda di riferimento che da oltre 30 anni mette in sicurezza con le proprie tecnologie le stazioni sciistiche, i paesi, le strade e i siti minerari. Prodotti di punta sono gli oramai conosciutissimi sistemi per il distacco programmato: Gazex®, DaisyBell®, O’bellx®, ma grande rilevanza stanno avendo anche le reti ferma neve. Notevole successo ha riscosso l’installazione che è stata effettuata prima dell’inizio di questa stagione sulle piste da sci di Méribel Mottaret: 290 metri di reti para valanghe. Questo lavoro è stato commissionato dalla società delle Trois Vallées STV che si è trovata a proteggere un sito dove una nuova seggiovia a sei posti MND Retiautomatica aveva preso il posto di due impianti fissi. TAS si è subito resa conto che i sistemi di distacco programmato non erano adatti, vista la particolarità del sito e la necessità di aprire velocemente l’impianto dopo una nevicata, ma le reti ferma neve erano la soluzione ideale. Il lavoro è stato portato avanti in condizioni difficili e su pendii molto ripidi e scoscesi, utilizzando un ragno con un braccio di perforazione, ancorato a monte. Compressori silenziati hanno permesso di ridurre al minimo l’inquinamento acustico. Viste che le condizioni geologiche particolarmente delicate del terreno, il lavoro è stato seguito da un perito che ha determinato la migliore posizione delle reti. La società STV si è dimostrata molto soddisfatta dell’operato dei tecnici TAS e della sinergia creatasi. Anche la commissione di controllo che ha verificato il tutto ad installazione terminata, ha espresso parere assolutamente favorevole. Ancora una volta TAS ha potuto dimostrare le sue competenze e la capacità di soddisfare al meglio le necessità più svariate, legate alla prevenzione dei rischi naturali. L’ultimo brevetto aziendale invece, è legato al sistema di gabbie Modulo®, mediante il quale è possibile ampliare: piste da sci, strade ed  argini, evitando di ricorrere a soluzioni convenzionali più costose ed ingombranti. Viene installato infatti senza realizzare ancoraggi, perforazioni e gettate di cemento. Il sistema Modulo® associa sostegno ed ampliamento, mediante una soluzione a gabbia provvista di sfalsamento pari a 2,60 m che permette di guadagnare, fino a 4 m di spazio.
 

Grazie a 25 anni di esperienza, MBS è uno dei leader mondiali nell'allestimento dei comprensori sciistici. La società è in grado di offrire una gamma prodotti molto variegata, progettata specificamente per la sicurezza sulle piste da sci: materassi, reti, segnaletica, ancoraggi per battipista, pali da slalom e materiale specifico per gare, club sportivi e scuole di sci. Varie sono le competenze che MBS mette a disposizione dei propri clienti: dalla consulenza all'installazione, passando per la progettazione e la fabbricazione interna grazie a strumenti di produzione recenti, affidabili ed efficaci.  Dal mese di ottobre 2015 inoltre, ha rilevato la ditta francese Metal & Plastic che si occupa di operazioni d’estrusione. Tre dipendenti sono stati integrati nello staff MBS e quattro linee di produzione sono ora in grado di estrudere tubi da pochi millimetri a 60 mm di diametro, di vari colori e di diversi materiali, quali policarbonato, PVC e polietilene. In un’ottica d’espansione delle attività della società, questi profilati sono stati utilizzati anche dalle industrie agroalimentari e per una fornitura alla polizia per la quale sono realizzati i cordini di sicurezza, utilizzati per agganciare le pistole degli agenti alla cintura.
MBS ha al suo attivo anche numerosi esempi di gestione e protezione di prestigiose piste ricreative e da gara (coppe del mondo, olimpiadi) in Francia e nel mondo.
L'organizzazione di grandi eventi sportivi come la Coppa del mondo, i campionati nazionali, necessitano l'installazione di attrezzature di sicurezza specifiche.
Per questi eventi, MBS propone:
• un servizio di locazione di reti (Reti: FIS B, B-C e C), strutture d'arrivo gonfiabili, materassi di protezione, traguardi d'arrivo, cartelli pubblicitari, pali snodati
• una servizio di montaggio e smontaggio delle attrezzature affittate, dalla semplice assistenza alla gestione completa
Questa offerta completa permette agli organizzatori di usufruire di materiale in ottime condizioni, in linea con le esigenze attuali in materia di sicurezza ed inoltre di affidare questo tipo di attività ad un gruppo di tecnici esperti.
www.mnd-group.com

 

 

Created: Martedì, 26 Aprile 2016 08:21
Category: Portfolio
Tags: Osservatorio legale
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Le proposte di modifica alla legge nazionale sulla sicurezza tornano di attualità. Come noto, già qualche anno fa erano state ventilate ipotesi di riforma e integrazione del testo di legge che disciplina la sicurezza in pista in Italia. I lavori non avevano avuto seguito in Parlamento e le modifiche erano rimaste lettera morta. Ora vi è nuovamente interesse a intervenire sul testo della legge quadro. Quali sono le motivazioni che portano a questa iniziativa? Quali sono gli obiettivi della riforma?
Dall’analisi delle proposte di modifica sorgono delle perplessità in ordine agli interventi al testo di legge che vengono suggeriti. In via preliminare, l’impostazione stessa della normativa, da molti definita «legge quadro» (atteso che introduce principi di sicurezza di carattere generale in capo ai gestori così come ai fruitori dell’area sciabile attrezzata, che sono poi le leggi regionali a dover recepire e concretizzare in prescrizioni da osservare) impone una essenzialità nell’enunciazione dei precetti che cozza contro il «dettaglio». Se il legislatore avesse voluto dare un’impostazione di altro tipo al testo di legge, avrebbe seguito un percorso diverso. Le leggi regionali potevano non esserci più e la struttura del corpo normativo avrebbe avuto tutt’altra impronta, con dettagli e specificazioni oggi del tutto assenti, proprio perché la normativa vigente è una legge che introduce «principi di sicurezza», poi recepiti e concretizzati dalle normative regionali. Le modifiche proposte sembra vadano a snaturare la filosofia dell’attuale legge in quanto verrebbe preteso l’inserimento di prescrizioni puntuali e una regolamentazione dettagliata di alcune situazioni che in una legge quadro non dovrebbero trovare ingresso. Venendo al dettaglio riportiamo di seguito alcuni dei passaggi più rilevanti delle proposte di modifica relativi alla prima parte del testo normativo (quello contenente obblighi e prescrizioni che vedono destinatari i gestori)  rimandando ad un prossimo numero l’analisi delle modifiche proposte con riferimento alle regole di condotta dello sciatore.

Modifiche all’art.1 dal titolo
«Finalità e ambito di applicazione della presente legge»
«La presente legge - anche al fine di consentire il libero accesso degli sport da discesa e da fondo alle persone diversamente abili - detta norme in materia di sicurezza nella pratica agonistica e non agonistica degli sport invernali da discesa e da fondo, compresi i princìpi fondamentali per la gestione in sicurezza delle aree sciabili, favorendo lo sviluppo delle attività economiche nelle località montane, nel quadro di una crescente attenzione per la tutela dell’ambiente».
Pienamente condivisibile il diritto di poter praticare gli sport invernali da parte delle persone diversamente abili che è peraltro espressione di un principio di parità sociale che è già proprio della nostra società, senza che debba essere rimarcato in ogni normativa di settore. Se la modifica venisse recepita, tutti i comprensori, nessuno escluso, dovranno necessariamente adeguarsi ai nuovi standard organizzativi, gestionali e logistici, avendo l’obbligo di garantire il facile accesso così come l’utilizzo in sicurezza di piste e impianti con importanti investimenti. Quanto all’integrazione «agonistica», ad una prima analisi pare improprio estendere l’applicabilità della legge n.363/2003 anche alla pratica «agonistica» degli sport invernali. Come noto l’approccio alla discesa dell’atleta è totalmente diverso da quello del turista. L’obiettivo è sempre quello di percorrere la discesa mettendoci il minor tempo possibile.  Come si concilierebbero tutte le norme che disciplinano il comportamento dello sciatore che deve essere prudente, che deve rallentare in prossimità dei dossi, delle strettoie, dei cambi di pendenza, ecc., con la natura insita nell’agonista che deve invece superare «il limite» per migliorare la propria prestazione? C’è già un regolamento federale dettagliato che disciplina le regole di comportamento e di sicurezza in ambito agonistico, emanato dalla Federazione Italiana Sport Invernali. La legge quadro ha poco se non nulla a che vedere con gare e allenamenti.

Modifiche all’art.2 dal titolo:
«aree sciabili attrezzate»
Viene suggerita l’integrazione del testo con l’ulteriore comma:
«L’idoneità tecnica di tali aree (quelle riservate agli allenamenti e gli snowpark ndr) è verificata da un responsabile individuato dai gestori».
Meglio sarebbe stato sopprimere il richiamo al numero minimo di piste e impianti (almeno 3 piste e 3 impianti per le aree riservate agli allenamenti e 20 piste servite da almeno 10 impianti per gli snowpark) che non ha ragione alcuna di esserci e nessuno ha mai capito perché sia stato introdotto. Anche il rimando al Comune territorialmente competente per individuare le aree riservate agli allenamenti così come gli snowpark non pare abbia utilità alcuna se non quella di appesantire adempimenti e burocrazia per conformarsi alla legge. Meglio che sia il gestore direttamente, come è sempre stato prima dell’entrata in vigore della legge nazionale, a individuare le piste più adatte per gli allenamenti così come le aree migliori per la realizzazione di uno snowpark che sempre comunque si trovano all’interno dell’area sciabile attrezzata.

Modifiche all’art. 3 dal titolo:
«obblighi dei gestori»
Comma 1: «I gestori delle aree individuate ai sensi dell’articolo 2 assicurano agli utenti la pratica delle attività sportive e ricreative in condizioni di sicurezza, provvedendo  sulla base dei principi stabiliti dalla legge e dei criteri e requisiti stabiliti dalle regioni, in conformità alla legge alla messa in sicurezza delle piste apponendo la segnaletica di cui alle norme UNI e all’individuazione dei soggetti cui spetta la direzione delle piste medesime, nonché rimuovendo, in conformità alle disposizioni vigenti in materia di eliminazione delle barriere architettoniche, gli ostacoli per l’esercizio dell’attività sciistica da parte delle persone portatrici di handicap e migliorando l’accessibilità e la fruibilità delle strutture sportive e dei servizi connessi, da parte di tali soggetti».
Le integrazioni paiono essere ridondanti in quanto vi sono già previsioni di legge – il Decreto Ministeriale 20/12/2005 – e richiami espressi alla segnaletica UNI.
Anche il nuovo richiamo all’obbligo di eliminazione delle barriere architettoniche appare appesantire il testo di legge sia perché le normative in materia sono già vigenti sia per il richiamo generale giaà introdotto all’art.1 come prima visto.

Comma 2: «Fermo restando quanto previsto dall’articolo 21, i gestori sono altresì obbligati ad assicurare il soccorso e il trasporto a valle degli infortunati lungo le piste. Il personale individuato dal gestore per i compiti di cui al punto precedente è composto da soggetti in possesso della qualifica e abilitazione da parte dei soggetti competenti. I requisiti minimi di formazione e delle dotazioni e attrezzature del personale del servizio di soccorso sono individuati con specifico decreto attuativo. Il gestore ha l’obbligo di segnalare chiare e preventive indicazioni degli eventuali impianti inaccessibili allo sciatore disabile, con indicazione della motivazione; e  deve inoltre accertarsi che il personale addetto al soccorso piste abbia uno specifico addestramento per il recupero degli sciatori disabili. Il gestore ha l’obbligo di segnalare chiare e preventive indicazioni degli eventuali impianti inaccessibili allo sciatore disabile, con indicazione della motivazione; e deve inoltre accertarsi che il personale addetto al soccorso piste abbia uno specifico addestramento per il recupero degli sciatori disabili».
La proposta di modifica è di particolare portata perché prevede che il personale addetto al soccorso e al trasporto a valle degli infortunati debba essere in possesso della qualifica e abilitazione rilasciata dai soggetti competenti. Sul punto solo la Regione Valle d’Aosta e la Regione Friuli Venezia Giulia hanno normative «dedicate», con previsione di personale che deve essere formato e sempre aggiornato.
Si tratterà di verificare come il legislatore intende dare concreta attuazione alla previsione di legge, con la speranza, se la modifica verrà recepita, che non ci sia un vuoto normativo che duri anni come accaduto in passato, ad esempio per la determinazione delle sanzioni da comminare in caso di violazione delle norme di comportamento dello sciatore. Viene previsto che il futuro decreto attuativo provveda anche alla determinazione dei requisiti di formazione e delle dotazioni di cui dovranno disporre i soggetti preposti all’attività di soccorso ma si richiede anche che vengano specificate le attrezzature e gli equipaggiamenti necessari e idonei allo svolgimento dell’attività di soccorso, i compiti per recuperare rapidamente e con perizia professionale le persone infortunate sulla pista, effettuare gli interventi sanitari di primo soccorso e trasportare l’infortunato fino a consegnarlo agli ordinari servizi di soccorso, a valle, le modalità di verbalizzazione dei rapporti di intervento e la loro trasmissione al gestore e agli organi regionali competenti. Vi è anche un nuovo richiamo alla disabilità, sia con riferimento all’obbligo di segnalazione della presenza di eventuali impianti non accessibili agli sciatori diversamente abili così come la previsione che vi sia personale addetto al soccorso con specifico addestramento per l’intervento di soccorso degli sciatori disabili in caso di incidente.

Comma 3 Bis: «I gestori individuano, in prossimità dell'area sciabile, tenuto conto della conformazione e dell'ampiezza dei luoghi, nonché delle esigenze dell'attività di elisoccorso, apposite aree destinate all'atterraggio degli elicotteri per il soccorso degli infortunati».
Corretta la previsione di individuare una zona destinata all’atterraggio degli elicotteri per il soccorso degli infortunati anche se tale compito appare già essere ricompreso tra gli obblighi che facevano capo ai gestori nel vecchio testo.

Comma 4: «Tutti i Comuni ove hanno sede le stazioni sciistiche hanno l’obbligo di dotarsi   di canale radio di emergenza montana transfrontaliero europeo, nella banda VHF, per chiamate di emergenza radio: il canale E (PER “Canale di emergenza”) noto anche come: “Canale di emergenza 161.300 MHz”. Tale canale s’intende utilizzarlo sul modello di quello in uso in mare, la cui frequenza è 156,8 MHz Canale 16 per tutte le chiamate di soccorso che, come quello marino, non includono le conversazioni del 118 che riportano dati sensibili».
Interessante la previsione di individuare un canale radio di emergenza montana. Ancor meglio, come già in essere per il diporto nautico con l’ormai famoso numero blu «1530», potrebbe essere l’istituzione di un numero «bianco» di telefono unico di riferimento, cui tutti possono accedere agevolmente in caso di necessità.

Comma 5: «Alla luce di quanto disciplinato nella delibera 1525 della Giunta Provinciale di Bolzano, l’obbligo di dotazione dei defibrillatori è trasferito dalle associazioni sportive ai proprietari degli impianti per quanto riguarda l’acquisizione, l’installazione e il monitoraggio degli stessi».

Comma 6:  «I gestori degli impianti sono tenuti a informare tutti i soggetti che a qualsiasi titolo sono presenti negli impianti (atleti, spettatori, personale tecnico, ecc) della presenza dei DAE e del loro posizionamento mediante opuscoli e cartelloni illustrativi o qualsiasi altra modalità ritengano utile (video, incontri, riunioni)».
Condivisibile la previsione di dotare di un defibrillatore tutte le società di gestione. Ribadiamo anche in questo caso che disporre di un defibrillatore anche in assenza di una espressa previsione di legge e già necessario per tutti i gestori come regola di perizia e diligenza nel rispetto di quella che è stata la recente evoluzione dello stato dell’arte in materia di primo soccorso.

Modifiche all’art.4 dal titolo:
«Responsabilità civile dei gestori»
Comma 3bis: «È fatto obbligo ai gestori di richiedere agli utenti, all'atto della vendita del titolo di transito, l'acquisto, di una polizza assicurativa per la responsabilità civile per i danni provocati a persone o a cose nella pratica degli sport invernali di discesa, e per il finanziamento di un fondo di garanzia per le vittime di incidenti sciistici nonché di assicurarne adeguata pubblicità»
L’inserimento di questo comma parrebbe avere l’obiettivo di introdurre la polizza assicurativa per la responsabilità civile come obbligatoria anche in capo agli sciatori. Premesso che c’è una forte corrente contraria all’introduzione della polizza assicurativa obbligatoria e considerato che questa previsione dovrebbe se del caso essere inserita nel capo terzo della legge essendo destinatario lo sciatore e non il gestore, rimane senza risposta la domanda sulla quale molti esperti in materia si sono già interrogati. Su chi deve gravare il costo copertura assicurativa per la responsabilità civile obbligatoria? Vi è da riflettere attentamente su questa integrazione e correlare l’obiettivo che si vuole raggiungere anche all’eventuale abrogazione dell’articolo 19 che ha introdotto sin dall’entrata in vigore della legge sulla sicurezza il principio della presunzione del concorso di colpa in caso di collisione fra sciatori.

Comma 3ter: «Con accordo tra il Governo, le regioni e gli enti locali, con la Federazione sportiva nazionale competente in materia di sport invernali riconosciuta dal CONI (FISI)  da concludere in sede di Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e successive modificazioni, sono definiti i parametri per la valutazione delle condizioni minime di sicurezza delle piste. I comprensori sciistici che adottano tutte le misure di sicurezza ivi previste possono richiedere l'inserimento in una lista di piste sicure con "bollino azzurro". Con legge dello Stato e nel rispetto della normativa europea in tema di aiuti di stato, verranno previsti incentivi economici o sgravi fiscali per gli interventi di messa in sicurezza delle piste o per il mantenimento delle stesse».
L’integrazione potrebbe essere «a doppio taglio». Bene che le piste sicure che siano etichettate con il «bollino azzurro» ma per tutte le altre, nel momento in cui si verifica un incidente, si potrebbe quasi configurare una sorta di responsabilità oggettiva del gestore: la pista non aveva il bollino azzurro e quindi era una pista pericolosa sulla quale non doveva essere consentito il transito degli sciatori.  Attenzione a dare seguito all’iniziativa che sotto il profilo burocratico creerebbe certamente anche difficoltà operative, quantomeno nel breve-medio periodo.

Modifiche all’art.5 dal titolo:
«Informazione e diffusione delle cautele
volte alla prevenzione degli infortuni»
Comma 3bis: «I gestori provvedono altresì ad esporre quotidianamente i bollettini sui rischi valanghe emessi dagli organi competenti»
Certamente l’esposizione dei bollettini sui rischi valanghe alle casse piuttosto che in altri punti di visibilità è informativa di grande utilità. È  bene ricordare comunque che la responsabilità del gestore ha come confine il limite dell’area sciabile attrezzata e, come ben precisato dall’articolo 17 della legge sulla sicurezza, il concessionario non è responsabile degli incidenti che possono verificarsi nei percorsi fuori pista serviti dagli impianti medesimi.

Modifiche all’art.6 dal titolo:
«segnaletica»
L’articolo viene integrato con l’espresso richiamo al decreto ministeriale del 20 dicembre 2005 avente ad oggetto le nuove norme e la segnaletica sulle piste di sci. Si vorrebbe demandare ai Comuni che non abbiano partecipazioni nelle società di gestione degli impianti o, in caso contrario, alle Regioni o ad altro ente dalle stesse delegato, la verifica dell’adempimento degli obblighi relativi alla segnaletica da parte dei gestori. Si segnala, a riguardo, che la legge nazionale, all’articolo 21, già prevede quali fossero i soggetti competenti per il controllo dell’osservanza delle disposizioni di sicurezza talchè la modifica appare ridondante.

Modifiche all’art.7 dal titolo:
«Manutenzione e innevamento programmato»
«I gestori possono individuare alcune piste o tratti di pista da lasciare non battuti indicandoli con apposita segnaletica».
L’integrazione è di particolare interesse ed efficacia concreta perché in aderenza ai più recenti orientamenti di alcune stazioni invernali italiane – mutuati da esperienze già consolidate all’estero – che favoriscono la pratica dello sci in neve fresca, senza dover necessariamente allontanarsi dall’area sciabile attrezzata che di per sé fa parte del comprensorio ed è quindi continuativamente monitorata e preservata dal pericolo di distacco valanghe. Oltre a ciò, lo sciatore e le sue scelte vengono portate al centro dell’attenzione. Lui solo, come comunque dovrebbe sempre essere, previa adeguata informativa, deve essere in grado di decidere se ha le capacità di percorrere in sicurezza una discesa non preparata, affrontando imprevisti e una conformazione del manto nevoso certamente differenti rispetto ai “tappeti bianchi” cui negli ultimi anni ci siamo abituati. Anche sotto il profilo dell’accertamento delle responsabilità in caso di incidente su piste non battute l’approccio muterebbe radicalmente.

Created: Martedì, 26 Aprile 2016 08:21
Category: Portfolio
Tags: Osservatorio legale
 

Cambiamenti discussi
e discutibili alla legge 363

La normativa nazionale che dal 2003 regola i comportamenti, i doveri e i diritti sia dei gestori delle skiarea che dei loro utenti in materia di sicurezza sulle piste da sci chiedeva da tempo di essere «riformata» dopo aver mostrato nella sua applicazione numerose lacune, incongruenze, contraddizioni. Dopo un precedente tentativo andato in fumo a livello parlamentare, il tema torna d’attualità: la legge va modificata e aggiornata ma come? Dopo aver iniziato la valutazione delle proposte in campo su un precedente numero di pM, il nostro collaboratore ritorna tra gli articoli del testo per scoprire che qualche modifica è buona e opportuna, qualcun’altra è cattiva e controproducente. Buono, ad esempio, il principio di inserire le responsabilità dello sciatore e «gli obblighi di prudenza nel comportamento»; cattivo, ad esempio, il mantenimento del «concorso di colpa» in caso di collisione


di Marco Del zotto
Avvocato e Maestro di Sci
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Riprendiamo l’esame sulle proposte di modifica alla legge 363 del 2003 (Normativa nazionale sulla sicurezza sulle piste da sci) che aavevamo avviato sul numero 139 (novembre/dicembre 2016) di «professione Montagna» affrontando gli articoli che regolamentano le norme di comportamento dello sciatore a partire all’obbligo di utilizzo del casco. L’intento è quello di stimolare la riflessione sulla effettiva efficacia delle modifiche proposte in relazione all’obiettivo che il legislatore si prefigge di raggiungere, quello di migliorare la sicurezza delle aree sciabili attrezzate.

Modifiche all’art.8 dal titolo
«Obbligo di utilizzo del casco protettivo per i minori di anni diciotto»
1. Nell’esercizio della pratica dello sci alpino e, dello snowboard e dello sci alpinismo nella fase di eventuale discesa in un’area sciabile attrezzata è fatto obbligo ai soggetti di età inferiore ai diciotto anni di indossare un casco protettivo conforme alle caratteristiche di cui al comma 3.
2. Il responsabile della violazione delle disposizioni in tema di utilizzo del casco di cui al comma l e di cui all'articolo 2, commi 4, 4-bis e 5 è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da 30 euro a 250 euro.
Appare francamente sovrabbondante la puntualizzazione dell’estensione dell’obbligo anche allo sci alpinista che compia la fase di discesa all’interno dell’area sciabile attrezzata, sul presupposto che colui che calza gli sci ai piedi non può che essere definito sciatore a tutti gli effetti.

Modifiche all’art.9 dal titolo «Velocità» al titolo «Velocità e obblighi
di prudenza nel comportamento»    
1. Gli sciatori devono tenere una condotta che, in relazione alle caratteristiche della pista e alla situazione ambientale, non costituisca pericolo per l’incolumità altrui e non provochi danni.
2. La velocità deve essere particolarmente moderata nei tratti a visuale non libera, in prossimità di fabbricati od ostacoli, negli incroci, nelle biforcazioni, in caso di nebbia, di foschia, di scarsa visibilità o di affollamento, nelle strettoie e in presenza di principianti.
2-bis. Ogni sciatore deve tenere una velocità e un comportamento specifico di prudenza, diligenza e attenzione adeguati alla propria capacità, al tipo di pista, alla segnaletica e alle prescrizioni di sicurezza esistenti, nonché alle condizioni generali della pista, alla libera visuale, alle condizioni meteorologiche e all'intensità del traffico.
Più che condivisibile rimarcare la centralità della condotta dello sciatore in un’ottica di miglioramento della sicurezza dell’area sciabile attrezzata.
Ciò che ancora viene omesso, nonostante la proposta di modifica, è che la condotta deve essere tale da non mettere in pericolo non solo l’incolumità altrui ma, prima di tutto, l’incolumità propria.

Modifiche all’art.10
dal titolo «Precedenza»
1.Lo sciatore a monte, che ha la possibilità di scegliere il percorso, deve tenere una direzione che eviti il pericolo di collisione con lo sciatore a valle, garantendo, per quanto possibile, la precedenza agli sciatori disabili.
Il «vecchio» art.10 riportava pedissequamente il contenuto dell’art.3 del Decalogo dello sciatore. La modifica che motiva l’obbligo di dare la precedenza – «che ha la possibilità di scegliere il percorso» – è per certi versi limitativa. La precedenza deve essere data indipendentemente dalla possibilità di scelta del percorso. Il richiamo agli sciatori disabili pare eccessivo perché sta in sé che la precedenza deve essere loro data. Se l’intento invece era quello di prevedere la precedenza sempre a favore di tutti gli sciatori disabili, senza distinzione “monte-valle”, il testo non brilla certo per chiarezza.

Modifiche all’art.11
dal titolo «Sorpasso»
1. Lo sciatore che intende sorpassare un altro sciatore deve assicurarsi di disporre di uno spazio sufficiente allo scopo e di avere sufficiente visibilità.
2. Il sorpasso può essere effettuato con sufficiente spazio e visibilità sia a monte sia a valle, sulla destra o sulla sinistra, ad una distanza tale da evitare intralci allo sciatore sorpassato.
L’inciso inserito non modifica il contenuto dell’articolo.

Modifiche all’art.12
dal titolo «Incrocio» al titolo «Immissioni e incrocio»
“Lo sciatore che si immette su una pista o che riparte dopo una sosta, deve assicurarsi di poterlo fare senza pericolo per sé o per gli altri; negli incroci deve dare la precedenza a chi proviene da destra o secondo le indicazioni della segnaletica”
• La modifica assume importanza massima nella regolamentazione delle immissioni. Se la precedente formulazione prevedeva una precedenza “indistinta” a favore degli sciatori che provenivano da destra, anche in caso di immissioni, a meno che non venisse apposta diversa segnaletica da parte del gestore, con la modifica proposta “ritorna” ad avere giustamente precedenza lo sciatore che percorre la pista principale.

Modifiche all’art.13
dal titolo «Stazionamento» al titolo «In sosta»
Lo sciatore deve evitare di fermarsi, se non in caso di necessità, nei passaggi obbligati o senza visibilità. La sosta deve avvenire ai bordi della pista. In caso di caduta lo sciatore deve sgomberare la pista al più presto possibile.
Condivisibile la modifica al testo proposta.

Modifiche all’art.15
dal titolo «Transito e risalita»
1. È vietato percorrere a piedi e con le ciaspole le piste da sci, salvo i casi di urgente necessità procedendo soltanto ai bordi delle stesse.
2. Chi discende la pista senza sci deve tenersi ai bordi delle piste, rispettando quanto previsto all’articolo 16, comma 3.
3. In occasione di gare è vietato agli estranei sorpassare i limiti segnalati, sostare sulla pista di gara o percorrerla.
4. La risalita della pista da sci è ammessa solo previa autorizzazione del gestore dell’area sciabile attrezzata o in mancanza di tale autorizzazione solo per casi di urgente necessità. Qualora consentita (anche a fronte di corrispettivo) deve avvenire ai bordi della pista (entro e non oltre la distanza di un metro a partire dal margine esterno prescelto dal gestore), avendo cura di evitare rischi per la sicurezza degli sciatori e rispettando le prescrizioni di cui alla presente legge, nonché quelle adottate dal gestore dell’area sciabile attrezzata. Tale possibilità deve essere evidenziata da appositi cartelli segnaletici ed è in ogni caso limitata agli orari di funzionamento degli impianti.
Le ciaspole già con il vecchio testo non potevano essere qualificate «sport della neve» talchè ne era vietato l’utilizzo all’interno dell’area sciabile attrezzata. Ben venga comunque l’esplicitazione. Il comma 4 tratta della risalita con gli sci ai piedi. Appare di difficile individuazione «il margine esterno prescelto dal gestore» per determinare la distanza di un metro entro cui poter risalire.

Modifiche all’art.16
dal titolo «Mezzi meccanici»
1. È inibito ai mezzi meccanici (ad es. motoslitte) l’utilizzo delle piste da sci, salvo quanto previsto dal presente articolo.
2. I mezzi meccanici adibiti al servizio e alla manutenzione delle piste e degli impianti possono accedervi solo fuori dall’orario di apertura, salvo i casi di necessità e urgenza e, comunque, con l’utilizzo di appositi congegni di segnaletica luminosa e acustica.
3. Gli sciatori, nel caso di cui al comma 2, devono dare la precedenza ai mezzi meccanici adibiti al servizio e alla manutenzione delle piste e degli impianti e devono consentire la loro agevole e
rapida circolazione.
Nessuna modifica sostanziale.

Modifiche all’art.17 dal titolo
«Sci fuori pista e sci-alpinismo»
1. Il concessionario e il gestore degli impianti di risalita non sono responsabili degli incidenti che possono verificarsi nei percorsi fuori pista serviti dagli impianti medesimi. Il gestore dell’area sciabile attrezzata, qualora le condizioni generali di innevamento ed ambientali lo consentano e senza alcuna presunzione di responsabilità a suo carico in merito agli incidenti che possono verificarsi, potrà destinare degli specifici percorsi per la fase di salita nella pratica dello sci alpinismo. Tali percorsi dovranno essere segnalati con idonei cartelli al fine della miglior tutela di tutti i fruitori
2. I soggetti che praticano lo sci-alpinismo e utilizzano le ciaspole devono munirsi, laddove, per le condizioni climatiche e della neve, sussistano evidenti rischi di valanghe, di appositi sistemi elettronici per garantire un idoneo intervento di soccorso (ARTVA), di pala e sonda tutti omologati secondo la normativa vigente. 
Più che corretta l’eliminazione dell’inciso «laddove, per le condizioni climatiche e della neve, sussistano evidenti rischi di valanghe» perché contrario agli insegnamenti di montagna e al comune buon senso. Sta bene l’introduzione della previsione di individuare percorsi di risalita per coloro che praticano lo sci alpinismo così come l’introduzione espressa dell’obbligo di utilizzo di pala, sonda e artva per gli scialpinisti. L’interpretazione letterale del testo fa sì che ne rimangano esentati gli sciatori che praticano il fuoripista.

Modifiche all’art.18 dal titolo
«Ulteriori prescrizioni per la sicurezza e sanzioni»
1. Le regioni e i comuni possono adottare ulteriori prescrizioni per garantire la sicurezza e il migliore utilizzo delle piste e degli impianti.
2. Fatte salve le ulteriori sanzioni previste dalle disposizioni delle regioni o delle province autonome di Trento e di Bolzano per condotte diverse da quelle sanzionate dalla presente legge, i responsabili della violazione delle disposizioni di cui agli articoli 9, 10, 11, 12, 13, 15 e 16 sono assoggettati alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da 50 euro a 400 euro.
Viene introdotta la previsione di una sanzione per le violazioni delle regole di comportamento dello sciatore.

Art.19 dal titolo «concorso di colpa» – nessuna modifica
1. Nel caso di scontro tra sciatori, si presume, fino a prova contraria, che ciascuno di essi abbia concorso ugualmente a produrre gli eventuali danni.
Dispiace rilevare che non sono previste modifiche a tale articolo. Ogni sciatore, da quando calza gli sci ai piedi, rimane così ancora esposto personalmente all’obbligo di dover corrispondere il 50% dei danni subiti dall’altro sciatore, in caso di collisione, se non riesce a dimostrare di essere esente da responsabilità. Prova non facile da assolvere, come noto, sulla neve.

Modifiche all’art.21 dal titolo
«Soggetti competenti per il controllo»
1. Ferma restando la normativa già in vigore in materia nelle regioni, la Polizia di Stato, il Corpo forestale dello Stato (da eliminare), l’Arma dei carabinieri e il Corpo della guardia di finanza, nonché i corpi di polizia locali, nello svolgimento del servizio di vigilanza e/o soccorso nelle località sciistiche, provvedono al controllo dell’osservanza delle disposizioni di cui alla presente legge e a irrogare le relative sanzioni nei confronti dei soggetti inadempienti.
1-bis. Ai fini del migliore esercizio dei servizi di vigilanza e soccorso nelle aree di sci alpino possono essere stipulate convenzioni fra i gestori e i soggetti di cui al comma 1. In assenza dei soggetti di cui al comma 1 i gestori delle aree assicurano l'esercizio delle funzioni di vigilanza e soccorso, mediante convenzione con i soggetti diversi da quelli indicati al comma 1 deputati allo svolgimento di tali mansioni. 
2. Le contestazioni relative alla violazione delle disposizioni di cui all’articolo 9, comma 1, avvengono, di norma, su segnalazione di maestri di sci.
Sta bene la precisazione sulla necessaria stipulazione di convenzioni per la regolamentazione del servizio di vigilanza e soccorso. Soprattutto il primo è quanto mai necessario con finalità di prevenzione.

Proposta di aggiunta dell’art.24
dal titolo «Giornata internazionale delle Montagne»
Nell’ottica di sensibilizzare e creare maggior consapevolezza nell’opinione pubblica sul valore delle montagne anche in riferimento alla sicurezza nella pratica degli sport invernali viene recepita, a livello nazionale, l’istituzione della “Giornata internazionale delle montagne” fissata dall’ONU nella giornata dell’11 dicembre di ogni anno. In occasione di tale ricorrenza verranno proposte diversi eventi e iniziative condivise dall’intero comparto montano sotto l’egida delle istituzioni preposte.
Sta bene l’istituzione «ex lege» della giornata delle Montagne purchè ne seguano iniziative forti volte a sostenere in concreto il comparto.

Created: Martedì, 26 Aprile 2016 08:21
Category: Portfolio
Tags: Osservatorio legale
L’Europa in pista
con lo sci…in regola

Si è svolta a Bormio lo scorso dicembre l’ottava edizione del Forum Giuridico Europeo della neve, l’ormai tradizionale convegno valtellinese che mette a confronto le legislazioni che regolamentano gli sport di montagna nei diversi paesi della Unione Europea. Dai numerosi e qualificati interventi è emersa soprattutto l’esigenza di uniformare il più possibile le normative nazionali anche per quanto riguarda la pratica dello sci perché anche sulla neve passa il processo di integrazione europea

Regole condivise, regole razionali, regole uguali per tutti. Si può sintetizzare così il messaggio che fin dalle sue origini ha lanciato il Forum giuridico europeo della neve, l’importante congresso che riunisce in Valtellina giuristi e professionisti specializzati nei problemi legati alla montagna e agli sport invernali. Lo scopo è duplice. Il primo: mettere a confronto le diverse legislazioni nazionali dei paesi membri della Ue in modo da coglierne la specificità legata al territorio, con le sue particolari esigenze e le sue culture. Secondo: richiamare l’attenzione dei legislatori sulla necessità di adottare – laddove è possibile – leggi comuni, così come si è fatto per il codice della strada. Tanti i temi affrontati,come la responsabilità di chi organizza le gare dilettantesche, la circolazione delle motoslitte sui campi da sci, il soccorso in elicottero, il ruolo della polizia di Stato, il doping negli sport invernali… Ad alternarsi al tavolo del congresso, sotto la guida del presidente de convengo Carlo Bruccoleri, sono i più autorevoli esperti europei in questo settore, fra cui Ignacio Arroyo e Federico Fernández de Buján (Spagna), Michel Bailly (Francia), Heinz Walter Mathys (Svizzera), Tanja Marušič (Svizzera), Pieter De Tavernier (Olanda) e Herbert Gshöpf (Austria). Quest’ultimo in particolare, assente nelle ultime due edizioni, è un felice ritorno, sia per la sua autorevolezza di studioso sia per l’importanza dell’Austria per l’industria degli sporti invernali. A essi si sono affiancati gli italiani Waldemaro Flick, Jacopo Tognon, Marisella Chevallard, Paolo Della Torre, Marco Del Zotto, Tino Palestra, Lina Musumarra, Mario Ulisse Porta, Paride Gianmoena, Ettore Tacchini, Annibale Salsa, Lucia Gizzi ed Elvira Antonelli. Nato nel 2005 sull’onda dei Mondiali di sci alpino tenutisi quell’anno in Valtellina, il Forum Giuridico Europeo della Neve ha cambiato la sua cadenza nell’ultimo decennio da annuale a biennale. Ma rimane un evento unico nel suo genere, che ha suscitato un crescente interesse fra gli addetti ai lavori. La ragione? Il Forum va a toccare i punti nevralgici dell’industria turistica. È chiaro infatti che la globalizzazione e le nuove discipline sportive diffusesi negli ultimi anni suscitano nuove sfide per gli operatori della montagna: i turisti e gli appassionati, per esempio, si spostano da una località all’altra ma non è detto che conoscano le regole vigenti in quel determinato luogo. A conferma dell’importanza internazionale del convegno è da ricordare che la sua partecipazione da parte di avvocati e praticanti dà diritto a sei crediti formativi. Ulteriori informazioni sono reperibili sul sito del Forum http://www.bormioforumneve.eu dove, oltre al programma dettagliato del 2016, è possibile consultare e scaricare le relazioni e i documenti delle passate edizioni.      

 

Tutti i relatori, tutte le relazioni
di un confronto ad alto livello

Prof. Pieter DE TAVERNIER (Olanda)
Professore Associato di Diritto Civile, Università di Leiden:
«La colpa del danneggiato - in ambito sportivo - in Europa e negli Stati Uniti di America: convergenze e divergenze»
Dr. Annibale SALSA, Antropologo, già Presidente Nazionale del CAI, «Neve e turismo alpino. Mutamenti di percezione culturale»
Avv. Waldemaro FLICK, Componente del Comitato scientifico della Fondazione Courmayeur:  «Sulle problematiche concernenti la circolazione delle motoslitte sui campi da sci nonché  sulle strade e sui terreni  innevati»
Dr. Carlo BRUCCOLERI, Presidente On. Agg. della Corte di Cassazione:   «Sui profili di responsabilità nell’organizzazione di gare sciistiche del cosiddetto “agonismo minore”»
Avv. Marisella CHEVALLARD, Consulente del Collegio dei Maestri di Sci della Val d’Aosta e dell’Associazione Direttori di Pista e Pisteurs secouristes di Aosta: «Improvvisarsi organizzatori di eventi di Coppa del Mondo tra difficoltà e assunzione di responsabilità»
Prof. Ignacio ARROYO (Spagna), Professore di Diritto Commerciale dell’Università Autonoma di Barcellona: «Il doping nel ciclismo e nello sci: il caso "Operación Puerto”»
Prof. Federico Fernández de BUJÁN (Spagna),  Ordinario di Diritto Romano e Direttore di Dipartimento della Facoltà Giurisprudenza UNED di Madrid: «La montagna nei testi classici. Il rischio nei testi giurisprudenziali»
Avv. Lina MUSUMARRA,  Professore a contratto di Diritto dello Sport, Università Luiss, Roma:  «La gestione del rischio nelle aree sciabili attrezzate: l'efficacia scriminante della delega di funzioni»
D.ssa Lucia GIZZI, Giudice amministrativo: «L’affidamento del servizio di trasporto a  fune, alla luce della Direttiva 2014/23/UE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 26 febbraio 2014 sull’aggiudicazione dei contratti di concessione, della legge n. 11 del 2016 e del d.lgs. n. 50 del 2016»
Avv. Marco DEL ZOTTO,  Presidente del Collegio Maestri di Sci della Regione Friuli Venezia Giulia: «La responsabilità da contatto sociale in ambiente montano»
Marwin GSCHÖPF (Austria), Expert for Skiing and Snowboarding: «Metodologia di ricostruzione degli incidenti sciistici»
Avv. Michel BAILLY (Francia), Docente di Diritto internazionale presso lo I.U.P. di Chambery - Università della Savoia: «Sicurezza e risarcimento, Dalla responsabilità per colpa penale o civile alla presunzione di responsabilità. Esperienze a confronto e evoluzione giurisprudenziale»
Avv. Heinz Walter MATHYS (Svizzera), Rechtsanwalt, Président d'honneur de la SKUS: « La responsabilità contrattuale per le operazioni di ricerca di persone che si suppone possano essere rimaste travolte da  valanghe  provocate  da sciatori fuori-pista o da freerider che, incuranti dei segnali di avvertimento, affrontino pendii  esposti al rischio  di valanghe, causandone il distacc»
Dr. Tino PALESTRA, Presidente Sezione Gip/Gup del Tribunale di Bergamo: «Libertà e sicurezza nella montagna invernale»
Avv. Ettore TACCHINI, Presidente Emerito dell’Ordine Avvocati di Bergamo, già componente del CNF: «Evoluzioni sulle piste e evoluzione della giurisprudenza in tema»
Prof. Jacopo TOGNON, Direttore di programma del Football Law Programme della UEFA: «Sport e Unione Europea dieci anni dopo la sentenza “Meca Medina”: verso un diritto europeo della neve?»
Avv. Mario Ulisse PORTA, già Presidente dell’ Ordine Avvocati di Sondrio: «Il fenomeno dell’abusivismo nell’esercizio delle professioni della montagna»
Dott. Paolo DELLA TORRE, Direttore Dipartimento Emergenza di Alta Specialità Urgenza ed Accettazione Azienda Socio Sanitaria Territoriale (ASST) della Valtellina e dell'Alto Lario: «Elisoccorso: nuove possibilità di estensione delle attività di soccorso ex Regolamento UE n. 965/2012»
D.ssa Elvira ANTONELLI, Sostituto Procuratore della Repubblica c/o il Tribunale di Sondrio: «La pratica del freeride: prassi, criticità e conseguenze»
Avv. Tanja MARUŠIC (Slovenia): «La nuova legge slovena sulla sicurezza sulle piste da sci - L’impotenza degli esperti e il conflitto di interessi».

Created: Martedì, 26 Aprile 2016 08:21
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Le responsabilità organizzative
nel cosiddetto «agonismo minore»


Dr. Carlo Bruccoleri
Presidente On. Agg.
della Corte di Cassazione

L’attività agonistica amatoriale, da distinguere nettamente da quella «ufficiale» gestita dalla Federsci e rigorosamente regolamentata, è molto diffusa nel nostro Paese a tutti i livelli e per molte categorie di sciatori. Organizzata da enti e/o associazioni tra loro anche diversissime (sci club, dopolavoro, cral, ordini professionali ecc. ecc.) è certamente animata da genuina passione ma è esposta a numerose controindicazioni non essendo il suo svolgimento precisamente regolamentato. In caso di incidenti e/o infortuni si possono creare seri problemi per gli organizzatori
L’agonismo minore inquadra il fenomeno, largamente diffuso, della promozione e organizzazione di eventi agonistici di tipo amatoriale. Tali iniziative promanano da soggetti, enti, associazioni (riconosciute e non) e circoli di ogni genere e di varia natura: primi fra tutti, nell’ambito dello sci alpino, al quale questa breve ricerca è dedicata, gli sci club disseminati su tutto il territorio nazionale (e non più, come un tempo, nelle sole zone montane). Né mancano le competizioni promosse, a volte anche a livello nazionale, negli ambienti più disparati, ad esempio quello degli ordini  professionali (avvocati, medici, commercialisti, ecc.), quello economico (industriali, commercianti, albergatori), e occasionalmente anche nelle più diverse realtà sociali, non escluso, e mi riferisco in particolare all’Alto Adige…. il clero. Va subito precisato che l’agonismo minore di cui qui ci occupiamo va tenuto nettamente distinto da quello «ufficiale», che riguarda le competizioni che si svolgono sotto l’egida della Federazione Italiana Sport Invernali (FISI), promosse sia dai suoi organi centrali, ma più spesso da quelli periferici, e le cui competizioni sono inserite in apposito calendario.  Questo secondo tipo agonismo è disciplinato da un dettagliatissimo regolamento tecnico, composto da qualche  centinaia di disposizioni, alcune comuni a tutte le specialità dello sci alpino (discesa libera, supergigante, slalom gigante, slalom speciale, parallelo e combinata), altre dettate per le singole specialità. Come più avanti vedremo, questo aspetto, che differenzia le due tipologie di agonismo, si riverbera non poco sulla problematica della responsabilità dell’organizzatore.

Una materia scottante,
una legge reticente
Nessun supporto di diritto positivo, in materia di eventi agonistici nel ramo dello sci, ci viene dalla legge 24 dicembre 2003, n. 363 che detta norme sulla sicurezza nella pratica degli sport invernali da discesa e da fondo, questa occupandosi, come espressamente enunciato nell’articolo 1, soltanto della «pratica non agonistica».  Due sole le disposizioni che sfiorano il tema dell’agonismo: l’articolo 2 comma 4, che si occupa della individuazione delle aree (la cui scelta curiosamente è rimessa ai comuni, anziché ai gestori delle piste) da riservare agli allenamenti di sci e snowboard agonistici, imponendone la delimitazione dalle altre piste e fissando l’obbligo per i praticanti di usare il casco protettivo, e l’articolo 15 comma 4, che dispone, in caso di gare, il divieto per gli estranei, durante il loro svolgimento, di sorpassare i limiti segnalati, di sostare sulla pista di gara o percorrerla. L’accertamento della responsabilità dell’organizzatore per gli eventi di danno che possono verificarsi in occasione della disputa di competizioni, va condotto alla stregua dei generali canoni della diligenza, perizia e prudenza, la cui inosservanza concreta la «colpa generica». Solo per l’agonismo ufficiale è configurabile anche la «colpa specifica» in caso di inosservanza delle minuziose disposizioni  del Regolamento tecnico federale, di cui sopra si è detto. Le due forme di agonismo soggiacciono, da un punto di vista strettamente giuridico, alle medesime regole di responsabilità, anche se di fatto, i criteri di valutazione nei due rami restano necessariamente influenzati «dalle diverse peculiarità che contraddistinguono i due tipi competizione» (così Riccardo Campione in «Attività sciistica e responsabilità civile» Cedam 2009, Capitolo VI sub «agonismo minore e regole di responsabilità»). Uno dei fattori che maggiormente incide, segnandone il limite, sulla valutazione differenziata della responsabilità nelle due forme di agonismo è sicuramente quello del diverso grado di accettazione del rischio, che è insito nella pratica dello sci, ma che nell’agonismo è decisamente più elevato per evidenti ragioni. E va condivisa, in proposito, l’affermazione (anche sul punto si veda Campione nell’opera citata), secondo cui proprio nell’agonismo minore la soglia di accettazione del rischio del partecipante è più elevata di quella di chi, gareggiando nelle manifestazioni agonistiche «ufficiali», acconsente di esporsi, e ciò perchè l’organizzatore nell’agonismo minore non è legato all’osservanza di precise misure di prevenzione, dirette ad assicurare uno svolgimento sicuro della competizione.  Questo aspetto è rilevante anche in diversa prospettiva, giacchè mancando la definizione dei ruoli dei soggetti che concorrono all’organizzazione e prim’ancora non dandosi precise  prescrizioni da osservare, può riuscire talvolta difficoltosa anche l’individuazione in concreto. del soggetto cui imputare l’evento di danno.

La scelta del percorso
di gara per i bravi, i meno bravi e, spesso, i bambini
Circoscrivo questa mia breve indagine alla responsabilità civile, non senza evidenziare che in certa misura quanto osserverò può essere utilizzabile anche in materia di responsabilità penale. Sui doveri che incombono sull’organizzatore di un evento agonistico, può dirsi in estrema sintesi, che egli è tenuto a predisporre tutte le misure necessarie a garantire la sicurezza e l’incolumità dei partecipanti alla competizione, dei suoi collaboratori e degli spettatori. Il primo aspetto di rilievo riguarda la scelta della pista. È ormai invalso l’uso, estremamente rassicurante, di ricorrere alle piste che i gestori di molte stazioni destinano stabilmente agli allenamenti e all’agonismo e che di norma sono già dotate delle necessarie misure di sicurezza (delimitazione da altre piste, presenza, ove occorre, di reti di contenimento, assenza o segnalazione e protezione di ostacoli). Sta poi all’accortezza dell’organizzatore scegliere le piste più adeguate, che tengano conto della capacità dei partecipanti. È noto infatti che in molte gare di agonismo minore, accanto a partecipanti di buon livello tecnico si cimentano, per puro divertimento, persone di limitatissima capacità tecnica ed è pure da aggiungere che non di rado sullo stesso tracciato gareggiano adulti e bambini. Per l’allestimento del tracciato, molto spesso gli organizzatori si rivolgono alle scuole di sci della area sciistica scelta, il che offre la massima garanzia di capacità ed esperienza... Qualora non abbia la disponibilità di piste già attrezzate per la disputa di gare né la possibilità di ricorrere a collaborazione esterna qualificata, l’organizzatore dovrà predisporre direttamente a mezzo dei propri collaboratori e sotto la sua personale responsabiltà le misure necessarie a garantire lo svolgimento in sicurezza della competizione.

I diversi casi di incidenti tra
diversi profili di responsabilità
Tanto premesso, se il partecipante alla competizione subisce un danno, non per fatto proprio, ma per causa imputabile all’organizzatore che non si sia adoperato, con la dovuta diligenza e perizia, non dico per eliminare, ma perlomeno per contenere nei limiti del possibile, le fonti di rischio, l’organizzatore risponde in via generale a titolo di responsabilità aquiliana (articolo 2043 codice civile). Con questa può certamente concorrere anche la responsabilità contrattuale, potendosi prospettare fra atleta e organizzatore, nella partecipazione ad una competizione, un rapporto negoziale, sia pure atipico, inquadrabile nel paradigma dei cosiddetti «contratti del tempo libero», e ciò in speciale modo se il partecipante è tenuto a pagare un corrispettivo (la quota di iscrizione). Il tentativo, fatto qua e là da dottrina e giurisprudenza, di applicare all’organizzatore di eventi sportivi la speciale figura della responsabilità per l’esercizio di attività pericolose (articolo 2050 codice civile.) ha del problematico e non va condiviso, a mio parere, per più ragioni. In primo luogo, resta ancora tutto da dimostrare che l’attività sciistica costituisca, di per se stessa, e non per fatti estranei, un’ attività pericolosa; in secondo luogo, lo stesso dato testuale della norma, che annette  la presunzione di responsabilità al fatto di cagionare un danno a terzi nell’esercizio di un’attività pericolosa, porta ad escludere l’applicabilità dell’articolo 2050, dato che l’organizzare un’attività è cosa diversa dall’esercitarla. È scarsamente compatibile con la tesi in esame anche il rilievo che i partecipanti ad una competizione ne accettano consapevolmente, come già visto, i connessi rischi. Relativamente ai danni che l’atleta eventualmente subisca per fatto degli ausiliari dell’organizzatore (ad esempio, i guardaporte e gli addetti alla manutenzione del tracciato), non v’è dubbio che l’organizzatore possa essere chiamato a risponderne ex articolo 2049 C.C. (responsabilità dei padroni e dei committenti), essendo la norma applicabile anche nell’ipotesi di un incarico occasionale e temporaneo. Anche per il danno occorso agli spettatori, anche nei confronti dei quali l’organizzatore è tenuto, come per gli atleti, ad adoperarsi per garantirne l’incolumità, viene in rilievo la responsabilità extracontrattuale. Solo se lo spettatore deve pagare un biglietto di ingresso, per assistere all’evento sportivo, ma tale non è certamente il caso dell’agonismo minore, si instaura tra il primo e l’organizzatore un rapporto obbligatorio e quindi si rendono applicabili i principi della responsabilità contrattuale (articolo1218 codice civile).

La conclusione: attenzione
a non sottovalutare gli eventi
Sono rari i casi in cui l’organizzatore può essere chiamato, con un certo fondamento, a rispondere dei danni subiti dai suoi collaboratori. L’ipotesi più ricorrente è quella dei controllori di porta investiti da atleti usciti dal tracciato. Il più delle volte tali accadimenti dipendono dalla non corretta posizione assunta dal guardaporte a lato del tracciato, ma ove ciò non ne fosse la causa, potrebbe anche invocarsi  la scriminante del rischio accettato. Non può omettersi, infine, in tema di responsabilità nell’agonismo minore una breve annotazione sulla consuetudine, mai del tutto abbandonata, di pretendere dai partecipanti ad un evento agonistico e, se minorenni, dai loro genitori una sorta di liberatoria dell’organizzatore da responsabilità. Si è detto e ripetuto innumerevoli volte che le clausole che escludono o limitano preventivamente la responsabilità sono nulle se riguardano il dolo e la colpa grave. Tale principio, enunciato dall’articolo 1229 comma 1 del codice civile per la responsabilità contrattuale, è stato ritenuto pienamente applicabile anche a quella extra-contrattuale.
A conclusione di questo breve studio, segnalo, a titolo esemplificativo un certo numero di casi nei quali può configurarsi la responsabilità dell’organizzatore:
• scelta non appropriata della pista di gara, inidonea alla capacità media dei partecipanti
• omessa o insufficiente delimitazione del tracciato di gara dalle piste adiacenti
• omessa o carente protezione dei sostegni dello striscione del traguardo
• area di arrivo insufficiente e non delimitata
• disputa della competizione in condizioni meteo proibitive (nebbia o nevicate particolarmente intense)
• disposizione del tracciato non a distanza di sicurezza dal bosco adiacente alla pista e in  alcun modo protetto
• Impiego di materiali scadenti (ad esempio, i pali delle porte, facili alla rottura)
• far partire un concorrente prima dell’arrivo di quello sceso prima di lui (collisione fra i due)
• consentire al concorrente di partecipare alla gara senza il casco protettivo.
Ringrazio per l’attenzione.

 

Created: Martedì, 26 Aprile 2016 08:21
Category: Portfolio
 


Il Ministro dello Sport
Luca Lotti con Valeria Ghezzi

Alleanze, impegno e investimenti
per il FUTURO SOSTENIBILE della montagna

Il 19 maggio, a Forte dei Marmi, l’assemblea generale 2017 dell’Associazione Nazionale Esercenti Funiviari si è svolta sul tema «Efficienza e sostenibilità: un nuovo modello per il turismo di montagna» e ha visto la partecipazione del Ministro dello Sport Luca Lotti che ha ribadito la volontà del Governo di proseguire nelle politiche di sostegno al sistema turistico montano. La relazione della presidentessa Valeria Ghezzi ha introdotto il tema dell’appuntamento partendo dalla valutazione delle difficoltà prodotte da inverni incerti e dai crescenti ma indispensabili oneri che gravano sulle società impiantistiche per la produzione di neve tecnica. In questo quadro l’ecosostenibilità e la tutela dell’ambiente sono un valore da perseguire con un «lavoro di squadra» tra tutti gli enti e operatori del settore seguendo le indicazioni dettate nella «Carta di Cortina», il documento firmato nel 2016 dal Ministro dell’Ambiente Galletti che indica un orizzonte di sviluppo e fa della località ampezzana, in vista dei Mondiali di sci alpino del 2021, un vero laboratorio di ricerca

È finita con una stretta di mano e un forte abbraccio ideale l’annuale assemblea generale che l’ANEF (Associazione Nazionale Esercenti Funiviari) ha celebrato quest’anno a  Forte dei Marmi il 19 maggio.  Valeria Ghezzi, presidentessa dell’Associazione dal 2014, ha riconosciuto che gli ultimi due governi succedutisi alla guida del Paese  si sono dimostrati con i fatti molto sensibili alle problematiche della montagna bianca; l’onorevole Luca Lotti, attesissimo ospite d’onore dell’evento, attuale Ministro dello sport nel governo Gentiloni e sottosegretario alla Presidenza del Consiglio del precedente  governo Renzi, ha ribadito l’impegno, «da amante della montagna», a continuare nel positivo rapporto di collaborazione e  proficua interlocuzione con l’ANEF che ha consentito di «portare a casa risultati importanti, primo fra tutti l’aver riportato al centro dell’attenzione la montagna e i suoi problemi trascurati per anni».  «Non stiamo facendo politica – ha detto Valeria Ghezzi ringraziando il giovane Ministro per la sua presenza – stiamo verificando fatti concreti che riguardano la nostra attività di impiantisti e l’economia della montagna bianca per dire che un’attenzione come quella che abbiamo ricevuto dagli ultimi due Governi non l’avevamo mai avuta prima. Parlo ad esempio dei rapporti che hanno consentito di risolvere il problema della vita tecnica degli impianti di risalita, della questione IMU, della revisione della legge 363, del legame con i Ministeri dell’ambiente e dell’Istruzione, della disponibilità continuamente dimostrata all’ascolto e all’impegno in favore del nostro mondo». «Che cosa dobbiamo fare? – ha detto Luca Lotti - Dobbiamo investire sulla montagna perché è il modo per creare ricchezza e benessere sui molti territori che vivono di turismo invernale ed estivo. La montagna bianca in particolare, trainata dalla pratica dello sci e dal lavoro degli impiantisti, avrà nei Campionati Mondiali di Cortina del 2021 un positivo effetto di traino per gli investimenti in montagna. Investimenti non fini a se stessi e pensati non solo per le località più importanti, capaci di coinvolgere un numero sempre maggiore di utenti per avvicinarli alla montagna come è stato fatto per il collegamento infrastrutturale tra Emila e Toscana su cui, come Governo, abbiamo messo 20 milioni. Investire vuol dire pensare anche ad incentivi per le strutture ricettive, all’impegno nelle politiche per il turismo sostenibile e per il rapporto con la scuola e i giovani. Continueremo a finanziare il progetto “Quando la neve fa scuola” in collaborazione con  FISI e ANEF che vedrà coinvolto più di un milione di studenti.  E continueremo a lavorare insieme a voi, con altre occasioni di confronto in futuro. Chiudo -  ha concluso il Ministro – citando un poeta inglese che ha scritto: “Quando gli uomini e le montagne si incontrano grandi cose accadono”». Applausi abbastanza scroscianti per l’augusta presenza che si è fatta attendere non più di tanto («Scusate il ritardo ma vengo da un Consiglio dei Ministri dove si è parlato dei vaccini…») e per la brillantezza dell’intervento; stretta di mano con Valeria Ghezzi; abbraccio ideale con un mondo che veramente sta avvertendo di aver forse (e finalmente…) trovato interlocutori giusti nella cabina di comando del Paese.

Le prospettive della montagna bianca
sulla riva del mare di Versilia
Si è chiusa così, con questo gran finale, un’assemblea ANEF che ha portato in riva allo splendido mare della Versilia i problemi della montagna in una sorta di gemellaggio  e di rapporto solidaristico tra i due poli  naturalistici fondamentali per il turismo in Italia e nel mondo. La location era Villa Bertelli, antica «sede italiana prodotti esplodenti» dove lavoravano ben 1500 persone nei dintorni della prima guerra mondiale, un edificio liberty nel tempo trasformato prima in albergo ed oggi in luogo pubblico aperto a eventi e manifestazioni. Il tema dell’assemblea, impegnativo e quantomai moderno era «Efficienza e sostenibiltà: un nuovo modello per il turismo in  montagna», sollecitato  dalle problematiche sempre più stringenti che derivano dalle mutazioni climatiche, dalle trasformazioni tecnologiche, dal consumo di risorse, dall’utilizzo sempre più indispensabile dell’innevamento programmato e dalla necessità di tutelare innanzitutto l’ambiente; un tema scaturito anche dai contenuti della «Carta di Cortina» firmato nel gennaio del 2016 dal Ministro dell’Ambiente Galletti e da diversi enti e associazioni, tra le quali l’ANEF, che ha innescato importanti iniziative già in corso di cui si è parlato nell’assemblea  e ha promosso l’individuazione e la messa in atto di strategie che coniughino la sostenibilità economica con quella ambientale favorendo lo sviluppo di un turismo sostenibile, fondato sull’efficienza nell’uso delle risorse, sulla limitazione delle emissioni e dei costi enegetici, sulla eliminazione degli sprechi e sull’educazione ambientale.

Un’economia da difendere
per il benessere di interi territori
Moderatore dei lavori Duilio Giammaria, giornalista e conduttore televisivo della trasmissione «Petrolio», bravissimo e competente. Pubblico molto folto, popolato dai maggiori big dell’industria impiantistica e dai molti gestori che il giorno precedente avevano  animato la seduta formale dell’Assemblea per l’approvazione dei bilanci e il disbrigo di altre incombenze statutarie interne all’organismo affiliato a Confindustria che raccoglie la grande maggioranza delle società impiantistiche italiane. Presidentessa in forma, sempre più a suo agio nel ruolo delicato ereditato nel 2014 da Sandro Lazzari,  sempre più impegnata a conferire all’ANEF il profilo alto di importante player nell’economia nazionale costruendo credibilità, autorevolezza,  organizzazione, competenze. Dopo i saluti del sindaco di Forte dei Marmi Umberto Buratti e del consigliere ANEF per la Toscana Rolando Galli («Le nostre montagne sono quelle di Zeno Colò e Celina Seghi. Grandi tradizioni ma inverni sempre più difficili. La politica ci deve aiutare per i costi dell’innevamento tecnico e per riequilibrare i pesi degli impegni tra gli impiantisti e l’indotto»), Valeria Ghezzi ha svolto la relazione che potete leggere integralmente in queste pagine con il legittimo e orgoglioso piglio di chi è consapevole di avere attivato meccanismi istituzionali importanti e toccato corde sensibili per il presente e il futuro per la categoria che rappresenta. «L’efficienza e la sostenibilita sono insieme una sfida e un grande impegno – ha detto  in sintesi – non sono solo un obiettivo raggiungibile ma rappresentano un valore sia sul piano economico che del marketing per il quale è opportuno e conveniente lavorare». La relazione è partita da una valutazione dell’ultima stagione invernale che ha visto il panorama alpino diviso in due,  tra le Alpi Occidentali che hanno avuto risultati positivi a due cifre grazie ad un abbondante innevamento naturale e le Alpi centro-orientali penalizzate dalla sempre più consueta carestia di precipitazioni ma  salvate dalla neve programmata «che è la chiave di volta del turismo invernale in montagna, una montagna che vuole continuare a vivere e non vuole spopolarsi».

L’innevamento tecnico
costi quel che costi…
L’innevamento tecnico è un onere enorme per le società di gestione delle skiarea ma quali sarebbero i costi economici e sociali se non ci fosse questa risorsa tecnologica? si è chiesta la Ghezzi. «Disoccupazione, alberghi vuoti, economie territoriali distrutte, crollo degli investimenti», è la risposta. Per questo è indispensabile avere dalla politica responsabilità di impegni  e incentivi perché il castello non crolli. Per questo è fondamentale lavorare con «uno spirito di squadra» tra tutte le componenti coinvolte nel problema per trovare le soluzioni che garantiscano il futuro. Per questo l’ANEF ha attivato rapporti sempre più stretti con i ministeri del turismo, dell’ambiente, dei trasporti, dell’istruzione per mobilitare risorse e iniziative;  per questo ha promosso il coinvolgimento dei partners industriali e di aziende che sono eccellenze mondiali nell’attività dell’associazione (l’assemblea di Forte dei Marmi ha potuto contare su un prestigioso pool di sponsors); per questo va consolidato sempre di più il legame con la Federazione Italiana Sport Invernali e con il Ministero dell’istruzione per portare i giovani alla montagna e agli sport invernali. E poi si è svolto  il tema centrale della sostenibilità, dell’equilibrio da ricercare  tra sviluppo e rispetto dell’ambiente, tema che si  colloca nell’anno inernazionale del turismo sostenibile e chiama gli operatori del settore ad una assunzione di responsablità e di trasparenza nella valutazione dell’impatto ambientale che  investono  l’impiantistica e i processi di  produzione dell’innevamento tecnico. «Tutelare e conservare l’ambiente naturale, patrimonio unico e irripetibile, è un impegno che non deve essere vissuto come un onere ma come un investimento», ha detto la Ghezzi richiamandosi ai contenuti della Carta di Cortina e introducendo l’intervento di  Carlo Maria Medaglia, capo segreteria tecnica del Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare.

La tutela ambientale come
percorso ineludibile di sviluppo
«La Carta di Cortina – ha detto Medaglia – si inquadra in un processo di consapevolezza e impegno verso i temi ambientali che è all’ordine del giorno a livello internazionale, già contemplato in numerosi documenti sottoscritti dagli Stati e che vedrà tavoli di dibattito ai massimi livelli nel prossimo futuro». Il concetto di sostenibilità si sposa con quello di innovazione nella gestione delle risorse naturali, nell’efficienza energetica, nello sviluppo delle energie rinnovabili con lo scopo di portare lavoro e ricchezza nei territori.  Le componenti sociale, ambientale, imprenditoriale si devono legare nello sforzo di procedere in questa direzione. Ma per farlo è importante che la filiera economica del turismo di montagna crei un quadro di riferimento omogeneo, non spezzettato, che insomma tutti remino con lo stesso impegno nella stessa direzione e per gli stessi obiettivi.  Così sarà anche possibile focalizzare gli investimenti che lo Stato sarà chiamato a sostenere senza disperdere risorse ma destinandole a soluzioni che rispondano alle esigenze della tutela ambientale ma siano anche efficaci e produttive per le imprese.  Così «la Carta di Cortina è un punto di partenza per trasformare un libro dei sogni in qualcosa di concreto, nella traccia di un percorso virtuoso da seguire». E Cortina, in attesa di ospitare i Campionati Mondiali di sci alpino del 2021 che le sono stati assegnati al congresso FIS di Cancun, sta diventando il laboratorio per  mettere in campo iniziative ecosostenibli sul fronte della valutazione delle impronte ambientali con le misurazioni dei metodi Carbon Footprint e Water Footprint, sul piano dello sviluppo sostenibile (efficienza energetica, energie rinnovabili, nuova mobilità) e  della gestione delle risorse naturali (uso del suolo e dell’acqua, rifiuti). «La sostenibilità – ha concluso Medaglia – non è una coccarda, un fiore all’occhiello da esibire ma un’esigenza ineludibile che tutti dobbiamo percorrere pensando al futuro e alle nuove generazioni, un processo costruttivo che dobbiamo percorrere tutti insieme per ottenere risultati tangibili».

I ricercatori dell’ENEA
al lavoro nel «laboratorio Cortina d’Ampezzo»
È stata quindi la volta di Caterina Rinaldi, Christian Chiavetta e Pierluigi Porta, ricercatori dell’ENEA (agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile) che stanno lavorando, in accordo con il Ministero dell’Ambiente e con l’associazione degli impiantisti, su una valutazione scientifica degli attuali livelli di ecosostenibilità di Cortina d’Ampezzo.  «Il nostro lavoro sugli impianti di innevamento programmato – ha detto Chiavetta -  è solo il primo passo, l’inizio di un percorso di ricerca che vuole dare all’ANEF e ai suoi associati riscontri scientifici non solo per fotografare la situazione di fatto ma per impostare strategie di sviluppo in chiave ecosostenibile e per comunicare il valore di questo tipo di sviluppo all’utenza».  Lo studio presentato a Forte dei Marmi ed eseguito monitorando tre impianti di Cortina riguarda la valutazione dell’impatto ambientale dei sistemi di innevamento programmato secondo i metodi degli indicantori ambientali Carbon Footprint (misura dell’ammontare totale delle emissioni di gas ad effetto serra) e del Water Footprint (misura della quantità di acqua utilizzata per produrre un bene o un servizio lungo il suo ciclo di vita). Le misurazioni sono state effettuate sulle quattro componenti del processo produttivo della neve tecnica: bacino di captazione dell’acqua, stazione di pompaggio, rete di distribuzione, produzione tramite cannoni e lance. È risultato, ad esempio, che non si verifica alcun fenomeno di inquinamento nel processo produttivo, che l’uso di energia idroelettrica potrebbe ridurre l’emissione di CO2 che si è verificato essere compresa tra i 700 e 7000 kg per ettaro per l’intera stagione. Sono solo due dati del primo passo di un lavoro che da qui al 2021 estenderà l’analisi dei ricercatori ENEA a tutte le attività produttive della località ampezzana e interesserà la valutazione sulle emissioni delle strutture ricettive e sull’impatto ambientale degli impianti di risalita per chiudere il cerchio e dare all’intero  «sistema Cortina» gli strumenti per ottimizzare le possibilità economiche salvaguardando l’ambiente. «La trasparenza – è intervenuto in proposito Carlo Maria Medaglia – è un valore che dà una percezione diversa della montagna bianca, evita errori di valutazione talvolta grossolani che in alcuni casi  bloccano ingiustamente progetti importanti e fornisce dati certi per investimenti utili e consapevoli».

La pratica dello sci in piena salute
e l’ecoturismo in pieno sviluppo

In attesa del ministro Lotti e dopo un intervento-lampo  di Gianni Lorenzetti, sindaco di Montignoso e presidente della provincia di Massa Carrara («Superiamo i confini, mettiamo in contatto mare e montagna»), si è tenuta una piccola tavola rotonda condotta da  Duilio Giammaria a cui hanno partecipato, oltre a Valeria Ghezzi («Le parole d’ordine sono: sharing economy, fare sistema, lavorare insieme per lavorare meglio»), Flavio Roda, presidente della Federazione Italiana Sport Invernali, e Gianfranco Battisti, presidente di Federturismo. Roda ha sottolineato il fatto che tutta l’attività della FISI si svolge nella natura della montagna invernale e che quindi la bellezza di quell’ambiente è un fattore primario per l’adesione alla pratica degli sport invernali. Il presidente della FISI ha poi ricordato come lo sci  sia un’attività in piena salute che vede crescere costantemente i numeri riguardanti l’attività agonistica giovanile e quanto le stazioni invernali italiane siano all’avanguardia nel mondo sul piano organizzativo e logistico in campo agonistico ma non solo. Ha anche riaffermato la disponibilità dalla federazione che guida dal 2011 a cercare il coinvolgimento con tutti gli altri operatori del settore per l’avvio di iniziative di promozione e la soluzioni di problemi come è avvenuto con il produttivo rapporto stabilito con ANEF e il Ministero dell’istruzione e come sta avvenendo con il contributo dato alla revisione dalla legge 363. Gianfranco Battisti si è concentrato sul valore delle politiche green per il turismo. «Entro il 2020 – ha detto – il turismo green è quello che crescerà di più inseme al turismo culturale. Puntare sul green, sulla ecosostenibilità è vincente non solo sul piano economico ma anche sul piano del marketing perché il mercato  è sempre più sensibile a questa tendenza.  Come nel settore dell’alimentazione sta crescendo sempre di più il biologico,  così nel turismo i comsumatori premieranno sempre di più le aziende e i sistemi che svolgono le loro attività sulla base di criteri ecosostenibili».
Poi il Ministro Luca Lotti è arrivato e l’assemblea generale dell’ANEF 2017 è finita (benissimo) come abbiamo raccontato all’inizio.                                  

 

Created: Martedì, 26 Aprile 2016 08:21
Category: Portfolio
 

Valeria Ghezzi
Presidente ANEF

«Noi e una sfida gigantesca
da affrontare e da vincere»

Pubblichiamo il testo completo della relazione con cui Valeria Ghezzi ha introdotto i lavori dell’assemblea annuale dell’associazione degli esercenti funiviari. Vi si legge il senso di una svolta epocale nella filosofia di gestione degli impianti di risalita e delle skiarea,  guardando con coraggio ai temi dell’impatto ambientale e della sostenibilità che nei prossimi anni impegneranno la categoria nella definizione di nuovi modelli operativi

Il titolo di quest’anno della nostra assemblea è «Efficienza e sostenibilità: un nuovo modello per il turismo in montagna». Si tratta, al contempo, di una sfida e di un grande impegno. Efficienza significa tecnologia, innovazione, ricerca e sviluppo, risparmio, produttività…in una parola miglioramento e progresso. Non c’è sostenibilità senza efficienza. Dagli impianti di risalita alla gestione piste, dalla sicurezza del trasporto funiviario alla cura e manutenzione dei tracciati, dai sistemi di transito alla formazione dei lavoratori: tutto oggi viene improntato al miglioramento dell’efficienza e al rispetto dell’ambiente. Parlando di neve, efficienza significa minori consumi, meno acqua e meno energia per produrre lo stesso quantitativo di neve; significa una migliore condizione di lavoro per i nostri collaboratori che di notte (e non solo) fanno funzionare gli impianti di produzione neve; significa un prodotto finale in tempi più brevi, più sicuro e d qualità migliore per i nostri sciatori.
I temi dell’assemblea odierna non sono casuali ma frutto di un percorso: dopo la riorganizzazione associativa abbiamo lavorato per fare sistema con tutta la filiera di montagna, abbiamo analizzato il rapporto tra la montagna e gli italiani e oggi il focus va alla nostra preziosa materia prima, il nostro vero patrimonio: il territorio e la neve. E questo avviene proprio nell’anno  che le Nazioni Unite hanno voluto dedicare al turismo sostenibile. Con un focus sui giovani, perché senza di loro non c’è futuro e sullo sport come fonte di salute e benessere ma anche di valori etici ed educativi fondamentali per le nostre comunità.
La location: abbiamo scelto gli Appennini, al mare, in una regione, la Toscana, tra le più belle e le più ricche sotto l’aspetto turistico: mare, montagna, arte, enogastronomia, natura: il simbolo di un’Italia che non ha nulla da invidiare a nessuno! Ma anche una terra di grandi appassionati di montagna e di sci. E qui ANEF ha associati che rappresentano non solo lo sci ma anche una fruizione diversa e più tipicamente estiva del territorio.

La nostra stagione invernale
e l’industria della «nevificazione»
La neve naturale, quella soffice e bianca di ogni rappresentazione natalizia, è insostituibile per la magia e il fascino che porta con sé, per i paesaggi da sogno che sa regalarci, per l’adrenalina del freeride. Ma la neve artificiale, programmata o tecnica (o comunque la si chiami…) è oggi la chiave di volta del turismo di montagna, del benessere e dello sviluppo delle comunità che abitano le nostre montagne.
Lo scorso anno non aveva nevicato da nessuna parte, Alpi ed Appennini. Quest’anno una situazione meteo diversa ci offre interessanti spunti di riflessione sul turismo invernale. Sulle Alpi Occidentali ai primi di dicembre è scesa la neve naturale: il risultato finale è da record assoluto, con aumenti tra il 25 e il 30% a testimonianza che lo sci, con tutto il suo bagaglio di passione e fascino, è vivo e attuale più che mai. Sulle dolomiti ma non solo, per il terzo anno consecutivo non ha nevicato, eppure la stagione ha tenuto, riportando un risultato generalmente positivo non solo per noi ma per tutta l’economia di montagna. Abbiamo …nevificato! Ecco un neologismo che dà il senso dell’industria, un’industria sostenibile ed importante.
I giornalisti ci chiedono spesissimo: quanto costa innevare? Io rispondo con un’altra domanda: quanto costa non innevare? Investimenti enormi e coraggiosi oggi stanno dando i loro frutti ma sono sempre più difficili da sostenere da parte dei privati e non ne beneficiamo solo noi funiviari ma tutto il sistema! Se valutiamo il costo del non fare neve, tra occupazione, alberghi vuoti, maesri di sci privi del loro strumento di lavoro e calo degli investimenti…credo che chiedere un supporto alla politica per l’innevamento sia assolutament doveroso. Tanto più che stiamo assistendo ad una presa d’atto dell’opinione pubblica sul ruolo dell’innevamento e sull’attenzione dei funiviari all’ambiente. Abbiamo cominciato a vedere qualche commento positivo sul sistema turistico di montagna garantito dalla «fabbrica della neve». Un grazie particolare va, come vedremo, al lavoro svolto con il Ministero dell’Ambiente e con ENEA.
Un occhio infine al Centro Italia, culla e fucina di tanti sciatori italiani: tra i disagi del terremoto e le nevicate straordinarie, la stagione è stata difficile, ma febbraio e marzo hanno dato ottimi risultati. La nostra Toscana, risparmiata dal terremoto e dalle nevicate abbondantissime, ha faticato per le temperature ma ha sostanzialmente tenuto. La stagione è finita complessivamente con un risultato soddisfacente, pur se con i soliti chiaroscuri. Anche quest’anno importante è stato il ruolo giocato dagli stranieri  in un mercato sempre più internazionale,  che inizia a guardare anche fuori dall’Europa.
Chiudo il capitolo sull’inverno con una considerazione che vale anche per l’estate: la montagna è percepita come una meta non solo bella ma anche sicura e nella competizione internazionale questo è oggi un fattore molto importante.

La nostra attività istituzionale
su tanti fronti diversi
Il rapporto tra ANEF e il mondo delle istituzioni è sempre più importante e spazia oggi su tanti fronti: trasporti, turismo, ambiente, istruzione, dalla vacanza allo sport, dall’ambiente all’industria e all’occupazione. Il dialogo è costante e vorrei, senza ossequio di alcun genere, riconoscere all’attuale e precedente Governo un’attenzione importante alla montagna.
Ma ecco alcuni dei fronti su cui siamo impegnati.
Decreto esercizio: dopo la fine della vita tecnica e l’approvazione della normativa funi, è stato finalmente pubblicato proprio in questi giorni anche il Decreto Esercizio. Resta ora da normare il periodo transitorio.
Revisione della legge 363: sia il Parlamento che il Governo hanno sul tavolo alcuni testi che intendono rendere più moderna ed attuale la legge 363, ovvero la normativa sulla sicurezza delle piste da sci. Per il Governo il Ministro di riferimento è naturalmente l’onorevole Lotti che attnediamo qui stasera. ANEF, con la FISI e tanti altri attori della filiera della neve, è stata costantemente coinvolta e ascoltata, con il giusto ruolo di chi rappresenta una componente fondamentale nella gestione delle piste da sci. L’esempio di sinergia in questo lavoro è stato davvero fondamentale.
La Carta di Cortina per gli sport invernali sostenibili è un documento proposto dal Ministro dell’Ambiente Galletti e presentato a quest’assemblea lo scorso anno. Il documento, lo ricordo, riconosce il ruolo insostituibile degli impiantisti ed il valore che noi stessi attribuiamo all’ambiente in cui operiamo. Ma ci impegna a mantenere e a migliorare il nostro modo di lavorare.
La carbon e water footprint, che verrà presentata tra poco, ha significato per noi avere il coraggio di mettersi in gioco, senza paura, uscendo dal nostro piccolo mondo protetto: è stata per noi una sfida e una grande opportunità, che ci ha visto lavorare in sinergia con i costruttori di impianti di innevamento.

La nostra vita associativa
nel rapporto con altre Associazioni
Gli impegni dell’anno hanno visto ANEF intervenire a diversi convegni e dibattiti, sia a livello nazionale che internazionale.
La collaborazione con Federturismo è sempre stata molto stretta ed io sono stata eletta tra i componenti del Consiglio di presidenza di Federturismo, unica rappresentante del mondo della montagna.
L’attività internazionale è stata ricca e varia, garantendoci momenti di confronto con i colleghi d’oltralpe ma non solo. Oltre a partecipare regolarmente alle riunioni, ANEF ha ospitato in Italia, in marzo, uno dei due meeting annuali di FIANET, Per quanto riguarda OITAF, ricordo a tutti che il congresso internazionale dell’associazione si svolgerà dal 6 al 9 giugno a Bolzano e sarà l’occasione per un interessantissimo momento di confronto a livello internazionale su tutte le problematiche del nostro settore, non solo tecniche e trasportistiche ma anche turistiche e climatiche. Nello scorso mese di settembre, infine, ANEF ha ospitato a Catania, sull’Etna, il meeting delle Autorità di sorveglianza di tutto il mondo.

La nostra volontà per una montagna
più forte e che conti di più
In montagna e in generale nel turismo, la squadra vince, I nostri ospiti vedono un unicum fatto di territorio, infrastrutture, servizi ed ogni ingranaggio della vacanza deve girare alla perfezione. Dalle industrie e dalla evoluzione scientifica e tecnologica si passa attravero gli impiantisti, con la loro continua ricerca sul campo di soluzioni applicative innovative ed efficaci e si arriva allo sciatore (ma non solo) che in montagna vede il risultato del nostro lavoro e sempre più spesso è curioso di capire la complessità del mondo che sta dietro le quinte di una stazione invernale. C’è un sottile filo che ci unisce e il lavoro svolto quest’anno sia per la legge 363 che con il Ministero dell’Ambiente, ha evidenziato l’importanza di una filiera integrata e capace di comunicare e relazionarsi in modo sempre più stretto. Questo ha confermato il valore del progetto, partito dall’assemblea 2015, di coinvolgere i nostri partners in modo attivo e propositivo nella nostra associazione. Siamo partiti dai partners industriali, tante aziende che in montagna e nell’industria rappresentano delle vere eccellenze a livello mondiale. Abbiamo proposto loro di aggregarci, per individuare più facilmente i numerosissimi interessi comuni ad entrambi e per poter esercitare un’azione di lobby sempre più importante, ampia e rappresentativa. Grazie a tutti coloro che hanno aderito a quest’iniziativa: avranno certamente anche un rapporto speciale con tutti i nostri associati. Ma siamo al primo chilometro e l’auspicio è che il progetto possa ulteriormente svilupparsi in modo positivo.

Il nostro impegno convinto
per il turismo sostenibile
Nel corso del 2016 e del 2017 abbiamo affrontato il tema dell’essenzialità dell’innevamento come infrastruttura, abbiamo accettato la sfida propostaci dal Ministro dell’Ambiente Galletti, di misurare l’impatto dell’innevamento. Impatto che è misurazione scientifica, fatta dall’ENEA, ma che, come in tutte le attività umane, deve individuare il miglior equilibrio possibile tra sviluppo, benessere e utilizzo del territorio e delle sue risorse. Individuare tutte le best practice per lavorare meglio e nel contempo ridurre ogni tipo di impatto.
Questa impegnativa sfida coincide con l’Anno internazionale del turismo Sostenibile: la triplice dimensione di sostenibilità, ambientale, economica e sociale, riconosciuta dall’ONU vede dunque le comunità di montagna beneficiarie ma anche protagoniste dello sviluppo sostenibile. Sostenibilità che è ormai, indubbiamente, un importante fattore di competitività che favorisce anche la destagionalizzazione, altro aspetto importante e realizzabile solo con l’impegno congiunto di tutto il sistema montagna. Lasciando al Ministero dell’Ambiete ed all’ENEA l’lllustrazione del lavoro scientifico, mi limito a ricordare che sostenibile significa «green», certamente, ma non solo. Significa rispettoso di un equilibrio delicato. Coniugare il rispetto di ambiente, cultura, storia e dell’identità unica ed irripetibile del territorio con innovazione e tecnologia relazionandosi con chi viene da fuori in un interscambio che permetta crescita, sviluppo e benessere. Qualità dell’offerta turistica ma anche qualità della vita per chi in montagna vive tutto l’anno.
L’ambiente naturale, nella sua espressione paesaggistica e naturalistica in primis, è il prodotto, è quello che l’ospite ricerca, magari senza i disagi e la fatica nel fruirne. Quell’ambiente, quel prodotto è dunque il nostro vero patrimonio. Ed è spesso un patrimonio unico e irripetibile, per il quale non abbiamo sborsato un centesimo. Mantenerlo non è e non deve essere un onere, bensì un investimento! Non mi stancherò mai di ripetere che i nostri impianti sono un mezzo di trasporto, uno strumento di democrazia per mettere le meraviglie della montagna alla portata di tutti!

La nostra attenzione ai giovani
e al progetto FISI-MIUR
Giovani, sport, sostenibilità: tre parole che rappresentano tre valori fondamentali.
I giovani sono il futuro e l’innovazione. I funiviari sono imprenditori appassionati che stanno al passo oi tempi non solo per quanto riguarda la tecnologia e l’efficienza. Dobbiamo seguire le nuove tendenze del mercato, essere orientati ed attenti alle nuove generazioni: l’«internet of things», o internet delle cose, applicato allo sport, al divertimento, al benessere, alla fruizione della natura, arriva fino in montagna. È già ora di andare oltre i social network, webcam, comunicazione in tempo reale: questi sono ormai un dato di fatto anche per noi.
Lo sport rappresenta,m fin da piccolissimi, un modello di vita, crescita, educazione a valori e principi di salute ed etica di prim’ordine. Valori che oggi, purtroppo, a volte non sono più così scontati. Ma valori da cui la tecnologia non può prescindere.
La sostenibilità è diventata una parola fondamentale per tutto il pianeta. Anche noi, nel nostro piccolo, dobbiamo e vogliamo fare la nostra parte. Formiano i nostri ragazzi in famiglia e a scuola a questi valori, oltre che all’amore per il territorio di montagna.
Con l’educazione allo sport e alla sostenibilità forgiamo la più potente ed efficace arma per uno sviluppo equilibrato e contro lo spopolamento di territori in cui apparentemente vivere è più complicato. I nostri ragazzi (come d’altronde noi stessi) possono diventare i primi e convinti ambasciatori del loro territorio e del turismo. Quindi un formidabile strumento di marketing.
Il Progetto FISI-MIUR «Quando la neve fa scuola» entrerà nel suo terzo anno di svolgimento e speriamo che dopo  ce lo raccontino il presidente della FISI e soprattuto il Ministro Lotti. ANEF vorrà essere ancora un importante partner di questo progetto che riporta sulla neve, oltre agli studenti, anche gli insegnanti. Veneto e Piemonte hanno già introdotto tra febbraio e marzo una settimana di vacanze/sport invernali nel calendario scolastico: la direzione è quella giusta e speriamo che anche le altre regioni prendano spunto da queste iniziative

È venuto ora il momento di ascoltare i nostri relatori perché i temi di oggi sono straordinariamente importanti. Sono temi che io ho appena sfiorato, con la consapevolezza che siamo solo all’inizio di un percorso lungo e complesso in cui non sarà facile proseguire con coerenza, senza esitazioni e garantendo i risultati sperati. È una sfida gigantesca ma noi cercheremo di fare la nostra piccola parte nel miglior modo possibile. Avendo oggi con noi due importantissimi Ministeri, lasciatemi dire che l’auspicio è di continuare anche ad avere l’appoggio fin qui ricevuto.

Created: Martedì, 26 Aprile 2016 08:21
Category: Portfolio
 

Sergio Tiezza
Presidente ANITIF

 




Ingegneri in Laguna
tra tecniche funiviarie e «acqua alta»

La visita ai lavori per il famoso «MOSE», controverso ma comunque ammirevole esempio di progettualità, ha chiuso i lavori dell’assemblea annuale, a sua volta ultimo appuntamento istituzionale di un’altra stagione invernale dall’andamento altalenante

Con la sua annuale assemblea di tarda primavera tenuta a Chioggia il 26 /27 maggio, è stata l’Associazione Nazionale Italiana Tecnici Impianti a Fune a celebrare l’ultimo appuntamento ufficiale con cui si è chiusa la stagione invernale 2016/17 e anche la stagione editoriale di «professione Montagna». In questo ultimo numero, tra tanti altri servizi, raccontiamo l’assemblea annuale dell’ANEF; parliamo delle novità emerse dai saloni di Prowinter e Interalpin raccogliendo i commenti e le valutazioni delle aziende sull’andamento commerciale della stagione; realizziamo una panoramica dell’inverno dal punto di vista turistico con una raffica di interviste e dati che mandano in archivio un’altra stagione matta, avara di neve in certe regioni, generosa in altre. E adesso, appunto, chiudiamo con l’ANITIF, di cui siamo stati ospiti a Chioggia. Nella località lagunare, i lavori congressuali guidati dal presidente Sergio Tiezza e dal segretario Andrea Boghetto si sono svolti alla presenza di 35 associati, partecipazione da considerare ottima se rapportata al numero dei 128 membri totali di cui è composta oggi l’Associazione dei tecnici funiviari. Come ormai consuetudine da qualche anno, l'incontro è stato suddiviso in due diverse parti: una prima dedicata alla lettura della relazione del presidente (che riportiamo integralmente nelle pagine che seguono) e l'altra alle relazioni da parte di alcuni associati. Si è trattato ovviamente di argomenti squisitamente tecnici (come d’altra parte richiede la natura professionale dell'associazione) ma comunque, a nostro avviso, quest'anno particolarmente interessanti.  Nella tabellina di questa pagina riportiamo i titoli degli interventi riservandoci di pubblicare il singolo intervento nella sua interezza nei numeri autunnali della rivista. Dopo l'approvazione all'unanimità del bilancio al 31 dicembre 2016 si è passati alla votazione relativa alla quota associativa rimasta (secondo una decisione unanime) ferma allo scorso anno 2017. La giornata si è conclusa con una cena conviviale. La mattinata del giorno seguente è stata dedicata alla visita delle opere del «MOSE», acronimo di «MOdulo Sperimentale Elettromeccanico»: lavori faraonici, iniziati nel lontano 2003,  che prevedono, nel volgere di un paio d'anni, la definitiva messa in sicurezza di Venezia dal fenomeno dell'«acqua alta» noto al mondo intero, per certi versi divertente per i turisti, meno vivibile per le decine di migliaia di abitanti che popolano la laguna. Dai commenti della nostra guida è emerso il rammarico di vedere emergere dai «media», purtroppo troppo spesso, solo gli aspetti legali e penali legati a veri o presunti illeciti relativi all’opera, dimenticando totalmente il lavoro importante di ingegneria civile, ambientale e idraulica messo in atto. Un'opera unica sia in termini progettuali che esecutivi che il mondo scientifico ci riconosce e ci invidia.

La relazione del presidente

«Il nostro costante impegno è al servizio
dell’efficienza nel mondo dell’impiantistica»

Ecco il testo della relazione ufficiale che il presidente della Associazione Nazionale Italiana Tecnici Impianti a Fune ha svolto durante i lavori della assemblea ordinaria tenutasi a Chioggia il 26 e 27 maggio. Sergio Tiezza è partito da una valutazione sulla situazione interna dell’Associazione per riaffermare la volontà di essere protagonisti su tutti quei fronti tecnici, giuridici, legali che attengono all’attività di gestione degli impianti del trasporto a fune. Dai rapporti con il Ministero dei Trasporti alla revisione del Decreto Esercizio e del Decreto Infrastrutture, dalla puntualizzazione della figura del Direttore dell’Esercizio ai temi della sicurezza e dei «trasporti particolari», il ruolo dell’ANITIF è quello di portare competenza ed esperienza per la migliore risoluzione di ogni problema di attualità

Gentili ospiti e carissimi soci, dopo una parentesi nel meraviglioso entroterra toscano, il Consiglio Direttivo ha deciso, per il nostro incontro annuale, un ritorno al  mare e soprattutto ai suoi apprezzati sapori. Mi auguro che Chioggia e in particolare la sede di quest’assemblea sia di gradimento per tutti e lo siano anche le iniziative a corollario dell’odierna riunione.
Qualcuno sarà sorpreso di vedermi ancora nella posizione apicale della associazione, sicuramente lo sono io, visto che già dopo l’elezione del 2014 avevo annunciato che sarebbe stato il mio ultimo mandato. Proposito ribadito poi durante la scorsa assemblea elettiva e soprattutto al successivo affollato Consiglio che aveva il compito di scegliere la nuova leadership. Innanzitutto colgo l’occasione per ringraziare i consiglieri, anche a nome dell’Associazione, per l’assiduità a partecipare alle sedute. Abbiamo infatti sempre raggiunto un numero di presenze intorno al 95% e questo è motivo di orgoglio non solo per chi dirige e organizza queste riunioni, ma credo soprattutto per chi ha scelto la rappresentanza.

Le conclusioni positive
della dialettica interna
Come molti di voi già sapranno, l’ultima seduta elettiva è stata preceduta da un clima non proprio sereno. Fra i consiglieri c’è stato, via mail, un sostenuto scambio di opinioni sulle modalità di scelta del nuovo Presidente. In particolare, opinioni diverse sull’utilizzo o meno delle deleghe e sulla interpretazione dello statuto. Mi è sembrato quindi opportuno a quel punto ricordare ai consiglieri che in più di trent’anni di partecipazione al Consiglio, tutte le elezioni erano avvenute per acclamazione o comunque con grande condivisione, senza polemiche di alcun tipo e questo era quello che mi auguravo avvenisse anche in quella occasione. Il nostro segretario Andrea Boghetto, conoscendo da tempo le mie intenzioni, aveva in precedenza consultato telefonicamente tutti i consiglieri per capire quale fosse l’orientamento generale in vista dell’elezione evitando così fastidiose discussioni durante la riunione, ma purtroppo queste consultazioni non hanno dato esito positivo. In pratica non sono emerse nuove candidature condivise, mentre veniva palesemente auspicata, probabilmente vista come male minore, una mia rielezione. Alla luce di tutto questo, il Consiglio mi ha chiesto un ulteriore sforzo personale per coprire altri due anni di presidenza. La richiesta è stata così calorosa e unanime da non permettermi una risposta negativa e quindi eccomi qua. Da quanto emerso durante la seduta di Consiglio questo nuovo mandato dovrebbe soprattutto servire ad individuare e preparare una nuova candidatura già dalla prossima assemblea elettiva, candidatura necessaria per il giusto progredire dell’Associazione. Ricoprire per molti anni una carica come quella di Presidente ha degli indubbi vantaggi perché si è col tempo acquisito l’indispensabile esperienza per farsi valere in determinati contesti, ma ha lo svantaggio di far perdere la determinazione per l’innovazione, per la ricerca di nuove prospettive. Quindi vi annuncio che questo sarà veramente l’ultimo mandato. Altre direttive emerse dal Consiglio sono quelle di cercare un maggiore coinvolgimento dei Vicepresidenti nei rapporti con altri enti e di aumentare l’attrattiva dell’Associazione nei confronti di associati e non associati, migliorando opportunamente il servizio dato, tenendo ovviamente conto delle inevitabili diversità territoriali. Le altre cariche istituzionali sono state affidate ai colleghi Franco Torretta e Marco Cordeschi come vice Presidenti, mentre Andrea Boghetto è stato riconfermato alla segreteria. Va detto che, nonostante tutto, le discussioni che hanno preceduto la mia ennesima elezione, hanno portato a delle conclusioni positive. Fra l’altro, ci si è accorti che è assolutamente necessario rinfrescare lo statuto e renderlo più vicino alla nostra realtà ed alle nostre attuali esigenze. A tale scopo, è stato creato all’interno del Consiglio un gruppo di lavoro formato da Levi, Torretta e Cordeschi che hanno il compito di modificare e rendere operativo il nuovo statuto entro la prossima assemblea elettiva. Nel corso dell’odierna seduta i colleghi incaricati ci ragguaglieranno sulle modifiche che intendono apportare.

I rapporti problematici
con il Ministero dei Trasporti
Come avete potuto vedere dai verbali che vi vengono regolarmente inviati, sono molti gli argomenti trattati nelle nostre sedute di Consiglio. L’ordine del giorno è diventato quasi superfluo, perché è ormai prassi che si discuta soprattutto sulle problematiche tecniche riscontrate dai consiglieri durante le loro attività o riferite da altri colleghi.  Approfittando poi del notevole livello culturale dei componenti del Consiglio, queste tematiche trovano sempre una valida risoluzione che diventa poi utile a tutti gli associati.
Qualche volta gli argomenti trattati richiedono necessariamente un intervento presso gli organi di sorveglianza, in particolare presso gli Uffici competenti del Ministero dei Trasporti e qui purtroppo cominciano gli intoppi, perché non solo è molto difficile far accettare le nostre istanze, ma peggio è che molto spesso non riceviamo nemmeno una risposta, che sia essa positiva o negativa. Questo è successo, per esempio, con un problema sollevato da un nostro collega in merito agli UCI da attribuire ai Direttori di Esercizio degli impianti di categoria C e D. Il tutto è nato da un quesito dell’USTIF Lazio al Ministero, sull’argomento in questione. La loro risposta sostanzialmente sostiene che, quando il Direttore dell’esercizio svolge esclusivamente le sue funzioni per le categorie di impianti C e D, la limitazione degli UCI è pari a 25.  Quindi sembrerebbe che, raggiunto limite di 25 UCI con ascensori e sciovie, non si possa più ricevere un ulteriore incarico di direzione per questa tipologia di impianti, ma nulla vieterebbe l’assunzione, per esempio, della direzione di ulteriori 6 funicolari o 6 bifuni. Basta, in questo caso, rimanere sotto il limite dei previsti 50 UCI. A noi sembra un assurdo.
A nostro parere invece, l’interpretazione giusta del DM 18.02.2011 è quella che l’esercente, secondo la dimensione e l’organizzazione della sua azienda, ha la facoltà di scegliere se gestire i suoi impianti con il Responsabile dell’esercizio, accompagnato da un Assistente Tecnico, com’era imposto dal vecchio decreto 1533, oppure scegliere il sistema introdotto dal nuovo DM, che prevede un Capo servizio assistito da un Direttore dell’esercizio. Questa possibilità è stata proprio voluta da noi, per rendere omogenee tutte le categorie di impianti. Faccio notare che per il nuovo regime è basilare la nomina del Capo servizio per qualsiasi categoria, anche quella D. La citata risposta del Ministero all’USTIF nega invece, secondo noi ingiustamente, questa possibilità. Comunque è evidente che c’è qualcosa che non funziona nella situazione presentata dal nostro collega: non si può pretendere di poter raddoppiare il proprio limite di UCI e quindi il numero degli incarichi, modificando solo il proprio titolo da Responsabile a Direttore senza aggiungere una contropartita, in questo caso il Capo servizio. Naturalmente abbiamo immediatamente fatto presente al Ministero le incongruenze della loro interpretazione e recentemente anche sollecitato un loro ripensamento ma a tuttora non c’è giunta una risposta ufficiale.  

Il nostro contributo al
nuovo Decreto Esercizio
Un argomento che ci ha impegnati per parecchio tempo è il nuovo Decreto Esercizio.  Purtroppo molto lunga è stata anche l’attesa per la sua emanazione. Come già detto durante la scorsa assemblea, quindi un anno fa, il gruppo di lavoro di cui facevamo parte, ha terminato i lavori affidati dallo stesso Ministero e il testo definitivo è passato al vaglio della Commissione FAT. In seguito, nonostante si tratti di esercizio, quindi di esclusiva competenza dello Stato membro, è stato inviato a Bruxelles, da dove comunque è ritornato con qualche breve osservazione non prescrittiva. Poi sembra sia stato inviato al Ministero per lo sviluppo economico. Al momento di concludere la redazione della presente relazione, sembra che il testo sia stato finalmente inviato alla Gazzetta Ufficiale per la dovuta pubblicazione.  La nostra Associazione, nel frattempo, si è presa l’impegno di rielaborare i libri giornale e redigere i nuovi registri di controllo e manutenzione. Nell’apposito gruppo di lavoro, con me operano i colleghi Torretta, Gasser e Boghetto, oltre al p.i. Zelger della provincia di Bolzano. Il lavoro è sostanzialmente terminato e sarà messo presto a disposizione del Consiglio per le opportune osservazioni. Per il registro di controllo e manutenzione però, è assolutamente necessaria una condivisione con tutti gli operatori del settore. Chiederemo, quindi, quanto prima, un confronto con le ditte costruttrici e poi lo consegneremo al vaglio del gruppo di lavoro del Ministero istituito per il decreto esercizio. Il confronto con le ditte costruttrici è necessario soprattutto per far modificare gli attuali manuali di manutenzione che contengono molte contraddizioni e in alcuni casi sono, a nostro avviso, troppo rigidi nei controlli. Per la necessaria rielaborazione del Regolamento di Esercizio, l’incarico è stato affidato all’ Ufficio Infrastrutture Funiviarie della Valle d’Aosta diretto dall’ing. Zoppo, a noi il compito di presentare le opportune osservazioni.

Revisioni, adeguamenti
tecnici e varianti costruttive
Il Decreto Esercizio, nella fase di stesura e presentazione, conteneva anche il capitolo dedicato alle revisioni periodiche, adeguamenti tecnici e varianti costruttive. Probabilmente, prevedendo il lungo iter per l’emanazione, il capitolo citato è stato stralciato e sostituito da un apposito DM, non privo comunque di qualche intoppo. Parlo ovviamente del D.M. 203/2015, che fra l’altro ha modificato i termini temporali previsti nel vecchio D.M. 2 gennaio 1985 n. 23, per l’effettuazione delle revisioni periodiche degli impianti costruiti prima dell’entrata in vigore della Direttiva 2000/9/CE. In particolare per le sciovie la revisione generale viene spostata dal 10° al 15°, per le seggiovie a collegamento permanente dal 15° al 20° anno. Nella documentazione predisposta dal gruppo di lavoro per il nuovo Decreto Esercizio e proposta alla discussione in sede di Commissione FAT, trovava spazio uno specifico capitolo che riguardava le norme transitorie con le indicazioni di tutte le possibili situazioni previste. In particolare c’era scritto:
«Per armonizzare le nuove scadenze delle revisioni generali e quinquennali con le precedenti previste dal decreto ministeriale n. 23/85, …….si precisa che:
l    le funivie monofune con movimento unidirezionale continuo a collegamento permanente dei veicoli e per gli impianti assimilabili che hanno effettuato la prima revisione generale del 15° anno (eventualmente prorogata) effettueranno la seconda revisione generale entro il 30° anno…;
l    per le sciovie e per gli impianti assimilabili che hanno effettuato la prima revisione generale del 10° anno (eventualmente prorogata) effettueranno la seconda revisione generale entro il 30° anno…»
Purtroppo, non se ne conosce il motivo, questo capitolo è scomparso dal testo definitivo, creando una situazione penalizzante per alcune società esercenti che hanno effettuato da poco la revisione generale secondo le scadenze del vecchio DM e che si trovano ora, a pochi mesi di distanza, a dover effettuare un secondo pesante intervento, quello previsto dal nuovo DM 203. Abbiamo ovviamente condiviso con l’ANEF una istanza al Ministero, con la richiesta di integrare la normativa per ovviare quanto prima a questa incongruenza.

Il tema del
«Trasporto particolare con impianti a fune»
Su iniziativa del nostro segretario, abbiamo impostato uno studio su un argomento denominato «Trasporto particolare con impianti a fune», inteso come trasporto diverso da quello codificato dall’ emanando Decreto Esercizio, ma non per questo meno importante. Il compito che ci siamo posti è quello di trovare per questi particolari e sempre più frequenti trasporti, come per esempio il trasporto in quota del personale di società o dei dipendenti di un rifugio, il trasporto notturno per cene private o manifestazioni turistiche, la movimentazione dell’impianto per la manutenzione ecc., almeno una modalità di esercizio condivisa non solo dai nostri associati ma anche dalle altre categorie coinvolte come Esercenti e Autorità di sorveglianza. Per questo motivo il testo elaborato da Boghetto, Torretta e dal sottoscritto, visto e commentato dal Consiglio, è stato presentato alla riunione periodica delle Autorità di sorveglianza e associazioni di categoria per le eventuali osservazioni. È inutile sperare in un irraggiungibile avvallo legislativo, il nostro obiettivo è, dopo la condivisione nella sede citata, l’emanazione di un testo sotto forma di vademecum per i responsabili del trasporto particolare.  Sicuramente sarà un passo avanti verso quell’obiettivo che ci siamo da tempo posti e che è: la giusta definizione, in tutte le situazioni prevedibili, del ruolo di Direttore dell’esercizio. Purtroppo c’è ancora chi, memore di vecchie circolari esplicative del DPR 573, ci confonde con il «dirigente» per la sicurezza, senza tener conto di quanto introdotto e modificato dal DPR 81 del 2008. Secondo la comune interpretazione, per dirigenti s’intendono quei dipendenti che hanno il compito di impartire ordini ed esercitare la necessaria vigilanza, in conformità alle scelte di politica d’impresa adottate dagli organi di vertice. Essi rappresentano, dunque, l’alter ego del datore di lavoro, nell’ambito delle competenze loro attribuite e nei limiti dei poteri decisionali e di spesa loro conferiti. Questa affermazione non è ovviamente farina del mio sacco, ma ho fedelmente trascritto quanto contenuto in una sentenza della Cassazione. Come si evince, quel dirigente non ha nulla a che vedere con il Direttore dell’esercizio. Nulla vieta che il professionista che assume l’incarico di Direttore dell’esercizio, possa anche svolgere in seno alla stessa azienda altre mansioni, l’importante è che sia ben definito ciò che comporta un incarico rispetto a un altro.

La figura, i doveri e i diritti
del  «Direttore dell’esercizio»
Le maggiori incomprensioni sulle nostre competenze nascono sicuramente nel mondo della sicurezza sul lavoro, ma non solo. Recentemente un nostro collega ci ha chiesto quali dovrebbero essere le prestazioni professionali legate alla nomina di Direttore dell’esercizio. La domanda del collega nasce in seguito alla pretesa di un esercente pubblico, in occasione di una revisione generale, di prestazioni come il calcolo del quadro economico, la redazione del piano della sicurezza di cantiere, la redazione del capitolato d’appalto, l’assunzione delle funzioni di coordinatore della sicurezza in fase esecutiva, la direzione dei lavori e la redazione del documento economico per la liquidazione dei lavori, tutto all’interno della nomina a Direttore dell’esercizio e soprattutto senza variazioni di parcella. Per dare una risposta, abbiamo preso come riferimento il DM 18/02/2011, che fissa in modo inequivocabile i compiti di un Direttore dell’esercizio. In particolare in occasione delle Revisioni Speciali e Generali egli deve programmare e predisporre i controlli ritenuti necessari e le eventuali sostituzioni dei componenti usurati, tenendo conto di quanto previsto dal Manuale di uso e manutenzione e dal piano dei controlli. Successivamente deve controllare l’avvenuta esecuzione del programma stabilito. Sostanzialmente se la revisione è «conservativa», cioè non è richiesta alcuna modifica, ma solo controlli e qualche sostituzione eseguita magari dalla stessa società esercente, potrebbe non essere nemmeno necessaria la nomina di un Direttore dei Lavori e quindi tutto può rimanere nell’ambito compiti del Direttore dell’esercizio. Se invece l’intervento è più «pesante» e prevede modifiche significative, che richiedono l’intervento di più ditte: edili, meccaniche, elettriche ecc. con predisposizione di un appalto d’opera, allora è necessaria almeno la nomina del Direttore dei Lavori e del Coordinatore della Sicurezza e questi incarichi non necessariamente sono assunti dal Direttore dell’esercizio. Se così fosse, presupponendo che egli abbia i necessari requisiti, sono assolutamente incarichi da considerare extra contrattuali, cioè non previsti nelle normali mansioni del Direttore dell’esercizio e quindi di conseguenza remunerati a parte. Per evitare contenziosi con la ditta esercente, sarebbe comunque opportuno, in fase di stesura di contratto, non fare solo riferimento ai disposti di legge, ma chiarire in modo esplicito le prestazioni professionali offerte, magari anche facendo riferimento al citato documento dei «trasporti particolari».

Tutti insieme al lavoro
sul Decreto Infrastrutture
L’assemblea annuale è l’occasione per presentare agli associati e soprattutto a quelli che potrebbero diventarlo, l’attività svolta nel corso dell’anno. Ringraziamo la stampa specializzata che ci aiuta in questo compito.
Oltre a quanto già detto, ci siamo occupati della revisione del Decreto Infrastrutture. Per questo particolare lavoro, abbiamo deciso di dividerci i compiti fra membri del Consiglio, a seconda dell’argomento e delle reciproche competenze. In specifico, io cerco di essere presente a tutte le sedute con il compito di individuare, anche con l’aiuto degli altri consiglieri, i punti sui quali è opportuno intervenire. Levi si sta occupato della revisione dei criteri di calcolo delle opere civili, Boghetto ha seguito l’evolversi della nuova bozza di norma EN riguardo l’antincendio, che sarà poi riportata nel capitolo 8 del DM e Canessa sta seguendo la revisione del capitolo 17 (Antinfortunistica), confrontando fra l’altro la nostra situazione con quella di altri stati membri. Su quest’ultimo argomento l’ANITIF ha da tempo predisposto un dettagliato documento dove si evidenziavano le situazioni di lavoro e le opere strutturali che non possono essere conformate al D. Lgs. 81/2008. Il nostro obbiettivo è quello di far adeguare per quanto possibile il capitolo 17 alla realtà che abbiamo evidenziato nel citato documento. 
La revisione del DM infrastrutture in sostanza non è altro che un recepimento delle nuove norme EN, anzi si tenterà di introdurre uno strumento che in futuro aggiorni automaticamente il testo, seguendo le varie modifiche a venire delle EN, senza dover aspettare ogni volta l’emanazione di documento ufficiale da parte del Ministero. Non seguono questa prassi, perché nel resto d’Europa non se ne sono mai occupati, i capitoli riguardanti gli attraversamenti degli impianti con tubazioni in pressione e quello dei riposizionamenti. Il primo argomento non è ancora stato trattato, il secondo è in fase di stesura. Il riposizionamento degli impianti è un fenomeno in espansione. Il motivo è che, in questo periodo di crisi economica, molte società esercenti non si possono permettere la costruzione di un impianto nuovo e, quelle che ci riescono vogliono giustamente realizzare un utile sull’usato, coinvolgendo le ditte costruttrici che, loro malgrado, hanno dovuto specializzarsi in questa pratica. Si prospettano quindi situazioni prima impensate: riposizionamento parziale con aggiunta di componenti nuovi, riposizionamento di un impianto con materiale proveniente da due demolizioni, una demolizione che può fornire componenti a più impianti, ecc. Non è quindi semplice normare quest’argomento lasciando da una parte la maggiore libertà possibile sull’utilizzo d’impianti o componenti non obsoleti e dall’altra garantire la massima sicurezza dell’impianto riposizionato. Comunque, dato che questa situazione offre indubbie possibilità di lavoro per i nostri associati, è nostra intenzione seguirla in modo accurato.

La Commissione Funivie:
un organo da rigenerare
La nostra, per altro assidua, partecipazione alla Commissione Funivie è una nota un po’ dolente. È ormai noto a tutti che le associazioni di categoria, ACIF, ANEF, FEDERFUNI e ANITIF sono ammesse in Commissione solo in qualità di uditori e in certe situazioni, credetemi, è molto difficile rimanere zitti. I lavori molto spesso si impantanano in discussioni obsolete che riguardano molto spesso progetti standard che, a nostro avviso, potrebbero essere tranquillamente evasi dagli Uffici periferici. Oltretutto non riceviamo gli atti ufficiali dell’ordine del giorno e il verbale di seduta e questo ovviamente rende difficile poter relazionare agli associati. È giusto ricordare che tutte le associazioni avevano più volte auspicato il ricostituirsi di una Commissione Funivie, ritenendo che potesse essere molto utile al nostro settore, e di tale parere restiamo. Siamo infatti convinti che una Commissione efficiente e costruttiva possa e debba essere un valido strumento di appoggio a tutti i componenti del settore ed essere utile per lo sviluppo dell’inventiva e attività imprenditoriale italiana, nel completo rispetto della sicurezza.  In caso contrario invece la Commissione rischia di diventare un inutile appesantimento burocratico con la conseguenza di frenare inutilmente i lavori di tutti, spesso con gravi conseguenze anche economiche. Questi concetti sono stati riportati in una lettera condivisa dalle quattro associazioni e inviata ai vertici della Commissione. Nella lettera abbiamo fra l’altro evidenziato che uno dei problemi è la mancanza di sufficiente conoscenza della materia funiviaria da parte di molti componenti la Commissione. La presenza di illustri, preparati e competenti professori universitari è sicuramente molto utile, ovviamente per i settori di specifica competenza, ma riteniamo che i comitati relatori, come costituiti finora, abbiano avuto un numero insufficiente di persone di comprovata esperienza nel settore specifico funiviario, senza la partecipazione delle quali si rischia di perdere di vista gli aspetti principali da esaminare e discutere. Con più esperti funiviari, affiancati opportunamente dai professori universitari, secondo il progetto da esaminare, si potrebbe dare maggiore responsabilità e fiducia ai comitati relatori. I dettagli dovrebbero essere sviscerati a questo livello, portando in Commissione solo dubbi o richieste di chiarimento su questioni fondamentali o di principio.  Eventuali perplessità o richieste di approfondimento, giustificate da validi motivi da parte della Commissione, dovrebbero essere rinviate ad un confronto tra il relatore o il comitato relatore e il progettista o la ditta costruttrice. Riteniamo quindi assolutamente necessario che, oltre ad altri esperti reperibili nel settore dello stato e delle provincie e regioni autonome (in aggiunta ai pochi già presenti), siano inseriti «esperti» che trattano giornalmente questi aspetti: progettisti, esercenti, manutentori, rappresentanti di ditte costruttrici, direttori di esercizio. Ovviamente abbiamo dato la nostra disponibilità per individuare le persone con queste caratteristiche che possono dare ai Comitati relatori il loro prezioso contributo. Non mi risulta ci sia stata a tutt’oggi una risposta alla citata lettera, nonostante sia stata inviata a più indirizzi.

Il caso dell’esame
magnetoinduttivo delle funi
Fra i vari progetti discussi in Commissione Funivie, cito quello relativo alla richiesta di approvazione degli apparecchi aperti per l’esame magnetoinduttivo delle funi, per il quale abbiamo delegato il consigliere Toros come nostro rappresentante nel comitato relatore. Ad eccezione di quanto in precedenza scritto, o meglio, a conferma che quanto da noi suggerito è nel giusto, questo comitato ha lavorato bene, presentando un documento molto chiaro e dettagliato, rendendo così minima la richiesta di chiarimenti in Commissione. La documentazione presentata dal comitato relatore dimostra l’efficienza dello strumento aperto anche per standard di esame superiore a quello richiesto dal CEN. Ciononostante i funzionari ministeriali non hanno voluto approvare lo strumento esaminato, demandando la convalida ufficiale all’Ente europeo. Comunque, anche se non omologato, l’utilizzo di questo tipo di strumento può essere di aiuto al Direttore dell’esercizio, considerato che è sua competenza trovare dei metodi introspettivi per evitare di adottare una scadenza più ravvicinata tra gli scorrimenti delle funi portanti. Abbiamo quindi chiesto alla Commissione di rendere perlomeno ufficiale il risultato positivo di questo specifico progetto. Comunque con quest’ultimo lavoro, nel caso specifico avevamo incaricato a rappresentarci il collega Toros, abbiamo dimostrato che la nostra presenza può essere molto utile.   Cercheremo, quindi, di inserire un nostro esperto nei comitati che tratteranno argomenti d’interesse per la nostra categoria. È l’unico modo per dire la nostra, dato che in Commissione possiamo solo ascoltare. Per questo motivo, nel neo comitato istituito per il soccorso integrato per il Funifor, abbiamo chiesto di poter partecipare con Boghetto.

L’ingresso nell’OITAF
e alcuni doverosi «grazie!»
Recentemente la segreteria dell’OITAF ci ha chiesto se volevamo presentare la nostra candidatura per entrare nel Consiglio di questa prestigiosa organizzazione internazionale. Abbiamo ovviamente accettato con entusiasmo. A giugno, in occasione del congresso di Bolzano sapremo se la nostra candidatura sarà accettata. Se ciò dovesse avvenire, sedere sullo stesso tavolo con rappresentanti delle Autorità, degli Esercenti, delle Università e dei Costruttori di tutto il mondo, significherebbe aver ottenuto un riconoscimento internazionale molto gratificante per la nostra Associazione, soprattutto dopo i recenti positivi accrediti acquisiti in ambito nazionale.
Colgo l’occasione per ringraziare il nostro indispensabile segretario che ha organizzato in modo impeccabile sia le sedute di Consiglio che l’attuale assemblea. Andrea è sempre disponibile anche a rappresentarci nelle varie commissioni  dell’UNI e della Comunità Europea e se si presenterà l’occasione, darà sicuramente il suo apporto in ambito OITAF. Mi preme ricordare che anche questa volta, per la scelta della location assembleare e soprattutto per la cena di questa sera, ci siamo affidati alla competenza ed esperienza del nostro Claudio Molinari e della sua compagna Marisa, che ovviamente ringrazio. Ormai sono una garanzia assoluta.
Ringrazio tutti i soci che con encomiabile generosità hanno raccolto l’invito dell’Associazione per un comune gesto di solidarietà nei confronti delle popolazioni duramente colpite dal terremoto in centro Italia. Uno dei centri maggiormente danneggiati è stato il comune di Ussita, ove è sindaco il nostro consigliere Rinaldi. Molti di noi, nei primi momenti drammatici dell’evento, hanno cercato di dimostragli la vicinanza e la solidarietà contattandolo telefonicamente. Poi, su sollecitazione di un consigliere e con l’organizzazione della segreteria, siamo riusciti a raccogliere fra gli associati una significativa somma di denaro che abbiamo affidato al collega Rinaldi che come primo cittadino saprà sicuramente come opportunamente impiegarla.

Un addio agli amici scomparsi;
un «benvenuto» ai nuovi soci
Prima di concludere, vorrei ricordare che nel corso dell'ultimo anno è purtroppo scomparso il collega ed amico Emilio Migliorini, noto professionista funiviario e titolare dello studio Montecno di Bolzano. Emilio ha profuso il suo esemplare impegno su quasi tutte le montagne d’Italia e proprio su una di esse ha trascorso gli ultimi attimi della vita. Le sue opere rimarranno nella nostra memoria. È recentemente deceduto anche l’ing. Maurizio Thaon di Revel di Torino. Figura di alto prestigio, già nostro collega ed ex presidente dell’ANITIF nel decennio a cavallo degli anni 80. Lo ricordo con nostalgia perché era proprio lui Presidente dell’Associazione quando da giovane sono entrato a far parte dell’ANITIF.  Alla memoria dei colleghi scomparsi un sincero ringraziamento per quanto hanno fatto per il nostro settore, li ricorderemo con grande affetto e stima. Rinnovo alle loro famiglie le mie condoglianze e di tutti gli associati dell’ANITIF. Per concludere una nota statistica: nell’ANITIF ci sono 8 nuovi soci, precisamente gli ingegneri Martin Oberhuber, Luca Rossi, Michele Romeo, Daniele Pignatelli, Elias Pezzedi, Gianni Baldessari, Gian Paolo Tondetta e Antonio Rozza, che portano a 128 il numero degli iscritti. Auguro ai nuovi arrivati di trovare nell’associazione una struttura che possa essere di aiuto alla loro futura vita professionale.
Vi ringrazio per l’attenzione e auguro a tutti una buona permanenza a Chioggia.