Soccorso in pista
Quale futuro per i gestori delle piste di sci?


Nel lasso di tempo, tra l'incidente e la presa in consegna
da parte del servizio sanitario, lo sciatore rimane affidato
al gestore con tutti gli obblighi giuridici che ne seguono.
Anche questa fase del rapporto tra gestore e sciatore
deve pertanto essere presa in debita considerazione
per fornire la migliore assistenza in caso di infortunio.
Ciò anche per poter dimostrare di aver adottato
tutte le precauzioni del caso.
Questo intervento non tratta solo dell'aspetto legale,
ma anche di chi si occupa istituzionalmente
o può essere delegato ad effettuare il soccorso in pista.
Accanto alle forze dell'ordine, stanno delineandosi
altre figure: qualificate e previste dalla legge
(nel caso della Valle d'Aosta, di cui ci siamo occupati
su pM63 e prossimamente sembra anche in altre regioni),
ma anche gruppi di professionisti con qualifiche tecniche
idonee, che si offrono per svolgere una vera e propria
attività di servizio negli orari di apertura impianti.


Il rapporto che si instaura tra gestore e turista dà luogo ad una serie di diritti e doveri che fanno carico ad entrambe le parti.
La violazione delle cosiddette "regole precauzionali", che trovano fondamento o nella legge e nelle comuni regole dell'esperienza, ha quale conseguenza giuridica l'ipotesi di imputazione della responsabilità per colpa.
Quest'ultima può distinguersi in colpa specifica se è caratterizzata da un comportamento contrario a leggi, regolamenti, ordini o discipline, ovvero in colpa generica, se deriva da una condotta del soggetto qualificabile come negligente, imprudente o imperita.
La situazione normativa attuale, priva di una legge nazionale che disciplini omogeneamente l'attività sciatoria, ha quale unico punto di riferimento le singole leggi regionali che dedicano ampio spazio ai procedimenti concessori che devono essere seguiti per la progettazione e la realizzazione degli impianti di risalita e delle piste di sci, ma che poco o nulla dicono in relazione al limite della responsabilità del gestore del comprensorio sciistico rispetto ai sempre più numerosi incidenti che si verificano sulle piste per il comportamento imprudente degli sciatori.
Nascono da questa incertezza due ordini di problemi di fondamentale importanza, non solo dal punto di vista giuridico, che non hanno avuto sino ad oggi risposte concrete.
Origine di questa situazione di attesa è indubbiamente lo scollamento tra i vari enti preposti al turismo della montagna che non sono mai riusciti a fare fronte comune per portare avanti le regole e i principi non solo giuridici ma prima di tutto di rispetto e di educazione che tutti coloro che si avvicinano allo sci e all'ambiente montano dovrebbero conoscere e seguire.
Il primo problema che emerge alla luce dello "stato dell'arte" è sicuramente quello della prevenzione degli incidenti.
Da una parte i gestori dei comprensori sciistici hanno quale obiettivo primario quello di rendere le piste quanto più sicure possibili, senza snaturare il rapporto che si viene a creare tra uomo e natura, senza cioè rendere lo sport dello sci asettico e privo di quei connotati che lo hanno reso sport di massa praticato nelle sue varie discipline da appassionati di ogni età.
Dall'altra vi sono i turisti, che esigono dalla stazione invernale la sicurezza durante la discesa, la possibilità che i bambini possano sciare senza il pericolo di essere investiti, la tranquillità di avere a disposizione impianti di risalita sicuri, veloci e confortevoli.
L'obiettivo è comune per entrambe le parti: è quello della sicurezza!
Peccato che fino ad oggi non si sia ancora capito che il primo protagonista dello sport dello sci è lo sciatore, la persona che calza gli sci ai piedi e sceglie quale pista percorrere, con quale velocità affrontarla, con quali modalità rispettare gli altri sciatori e se stesso.
La conseguenza è che ogni tentativo di disciplinare l'attività sciatoria è rimasto infruttuoso.
Ci si è soffermati sulle possibili prescrizioni da imporre ai gestori per rendere le piste più sicure senza mai pensare abbastanza al comportamento dello sciatore.
Si è trascurata quasi totalmente l'educazione dello sciatore che deve essere messo in grado affrontare la discesa nel rispetto di se stesso e degli altri, secondo quei principi di educazione civica e di prudenza che devono costituire la prima regola della prevenzione.
In una parola, si è trascurata l'importanza dell'autoresponsabilizzazione dello sciatore.
Eppure gli addetti ai lavori, nei convegni, durante le tavole rotonde, in occasione delle assemblee annuali sono tutti concordi che sia questa la strada da seguire.
L'altro grande problema che interessa le società di gestione è quello relativo al soccorso degli infortunati.
Anche in questo caso, la normativa oggi vigente è scarna sul punto e lascia spazio ad interpretazioni che non consentono di individuare un limite preciso a quelli che sono i doveri che fanno capo al gestore.

L'unica legge che disciplina il soccorso in pista è quella della Regione Valle d'Aosta n.2 del 15/02/1997 intitolata proprio "Disciplina del servizio di soccorso sulle piste di sci della Regione".
In questa legge, di cui approfondiremo il contenuto nel prossimo intervento, sono riportati i principi giuridici a cui il "Pisteur secouriste" si deve rifare per operare sul territorio con professionalità e competenza.
Questo servizio ad oggi è regolamentato specificamente solo nella regione Valle d'Aosta, ma a dimostrazione della sempre maggiore importanza che riveste la materia, si deve ricordare che anche altre regioni si stanno muovendo per legiferare in tal senso.
La regione Friuli Venezia-Giulia, ad esempio, ha un gruppo di lavoro formato da esperti del mondo della montagna che ha il compito di approfondire le possibili soluzioni per garantire un servizio di soccorso in pista efficace e tempestivo.
Ma non solo: è al vaglio anche la possibilità di creare delle figure ad hoc per la prevenzione degli incidenti e per il miglioramento della sicurezza sulle piste di sci.
Molte leggi regionali prevedono invece solo dei richiami all'obbligo di soccorso in pista da parte dei gestori, che quindi sono liberi di organizzare questo servizio senza doversi attenere a particolari prescrizioni.
Così nei vari comprensori si possono riscontrare diverse figure preposte al soccorso.
Nelle stazioni più piccole può provvedervi direttamente il gestore con l'utilizzo di alcuni dipendenti specificamente preparati all'assistenza e al trasporto a valle dell'infortunato.
In altri casi tale servizio viene garantito dalle Forze dell'ordine: Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza, Gruppi dell'Esercito che presidiano la stazione con personale addestrato che ha seguito corsi di formazione.
Sempre più spesso i gestori si rivolgono invece ad associazioni appositamente create per garantire questo servizio.
I loro componenti sono soggetti che hanno seguito corsi professionali di primo soccorso, che hanno capacità sciistiche che consentono loro un'operatività qualificata nell'ambiente montano e che sono a disposizione del gestore durante l'orario di apertura degli impianti.
Il rapporto che si instaura con queste associazioni è regolato generalmente da convenzioni che individuano i compiti e i servizi a cui i soccorritori sono preposti.
La costante presenza sulle piste, la loro divisa, identificativa del ruolo che svolgono nel comprensorio, la disponibilità nell'operare non solo in caso di incidente ma anche per fornire informazioni al turista sulle caratteristiche delle piste e sui servizi della stazione, rendono sempre più importante la funzione di queste associazioni.
Da un lato infatti il gestore fa affidamento e "delega" l'intervento in caso di incidente agli appartenenti a questi "corpi di soccorso", dall'altro migliora il servizio offerto agli sciatori che possono contare sulla costante presenza in pista di persone che conoscono il comprensorio e possono fornire loro vari tipi di assistenza.
Come si vede, il problema del soccorso in pista è stato affrontato -pur in assenza di specifiche prescrizioni, se si eccettua quanto previsto in Valle d'Aosta - con attenzione, nel tentativo di garantire all'infortunato le prime cure e l'assistenza necessaria in attesa dell'intervento del servizio sanitario.
Sono d'altra parte le leggi regionali, nella maggior parte del territorio italiano, che obbligano il gestore a farsi carico del primo soccorso e del trasporto a valle dell'infortunato.
Di conseguenza la responsabilità della prestazione di una corretta assistenza ai soggetti che hanno subito conseguenze lesive a seguito di un incidente grava sul gestore che, come detto in precedenza, pur in assenza di specifiche prescrizioni normative, è tenuto a dotarsi di un efficiente servizio di soccorso.
In questo lasso di tempo, tra l'incidente e la presa in consegna da parte del servizio sanitario, lo sciatore rimane affidato al gestore con tutti gli obblighi giuridici che ne seguono.
Anche questa fase del rapporto tra gestore e sciatore deve pertanto essere presa in debita considerazione per fornire la migliore assistenza in caso di infortunio. Ciò anche per poter dimostrare di aver adottato tutte le cautele e le precauzioni necessarie al fine di consegnare lo sciatore al servizio sanitario senza che le sue condizioni si siano modificate a causa di negligenze, nel periodo che va dall'incidente al momento dell'intervento del "118".
Dott. Marco Del Zotto
Maestro di sci
studiolegale@delzotto.it