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Sciovie
Manuale pratico per la preparazione al conseguimento
della patente di "Caposervizio"
PREMESSA
Gli impianti di risalita per il trasporto delle persone in esercizio pubblico
risultano attualmente divisi in cinque categorie:
le sciovie, le funivie monofuni a collegamento permanente (comunemente
denominate "seggiovie"), le funivie monofuni a collegamento
temporaneo (o "agganciamenti") e le funivie bifuni a va e vieni
(ovvero funivie); la quinta categoria riguarda le funicolari terrestri,
che attualmente non sono presenti nel territorio Trentino.
Le sciovie, di cui in questo manuale si tratta, sono a loro volta suddivise
in tre "specie":
* le sciovie a fune alta - ovvero ski-lift -,
* le sciovie a fune bassa - vale a dire le manovie - ed infine
* le slittinovie che generalmente sono assimilabili alle sciovie a fune
alta, con la sola eccezione della diversità del mezzo di trasporto
e del relativo sistema di traino.
Tutte vengono per l'appunto definite sciovie in quanto sostanzialmente
simili e soggette alla stessa normativa: il Decreto del Ministero dei
Trasporti del 15 marzo 1982 N° 27 "Norme tecniche per la costruzione
e l'esercizio delle sciovie in servizio pubblico".
Principali organi costituenti la sciovia
1) NORME DI ESERCIZIO
Ad ogni singolo impianto deve essere preposto un tecnico responsabile
al quale viene affidato, da parte del concessionario, l'incarico di verificare
l'esistenza e la permanenza delle necessarie condizioni di sicurezza e
di regolarità dell'impianto, per quanto riguarda sia la tutela
dei viaggiatori, sia l'incolumità del personale addetto alla conduzione
della sciovia. Al tecnico responsabile spetta l'obbligo di dettare le
prescrizioni particolari da inserire nel Regolamento di esercizio dell'impianto,
anche sulla base delle indicazioni dei Costruttori e dell'Autorità
di sorveglianza; di stabilire le procedure per gli interventi di manutenzione,
di verificare in collaborazione con il capo servizio l'idoneità
del personale degli impianti, di effettuare le prove di riapertura stagionale
dell'impianto e di verificare, durante lo svolgimento del servizio pubblico,
la sicurezza e regolarità del medesimo e delle prove che il macchinista
ed il capo servizio svolgono durante la stagione, vistando il libro delle
prove e verifiche al capitolo riportante i controlli mensili. Deve inoltre
essere presente in occasione della messa in opera delle funi, della predisposizione
dell'impalmatura e della verifica dello stato di efficienza delle funi.
Per ogni impianto devono essere predisposti dal tecnico responsabile,
sentito il capo servizio, un macchinista, un agente alla stazione di rinvio
ed eventuali altri addetti in funzione delle esigenze del servizio. Nessun
addetto può abbandonare, neanche temporaneamente, il proprio posto
di lavoro senza che sia stato debitamente sostituito da altro personale.
In particolare il macchinista deve essere sostituito da un addetto in
possesso di idonea patente.
Per quanto riguarda il capo servizio, deve essere previsto un suo sostituto,
ovviamente anch'egli in possesso di analoga patente, che in caso di assenza
del titolare, automaticamente svolga i compiti a lui assegnati: in caso
contrario, il servizio pubblico deve essere sospeso.
Ad uno stesso caposervizio possono essere affidati più impianti
purché appartenenti ad un "sistema di linee" (impianti
tra loro collegati); nell'eventualità di impianto singolo, non
collegato ad altri, è ammesso il cumulo delle mansioni: in tal
caso il caposervizio può svolgere contemporaneamente anche le funzioni
di macchinista.
Egli deve essere sempre presente sugli impianti o nelle immediate vicinanze,
raggiungibile telefonicamente; a lui spetta il compito di vigilare sulla
sicurezza del servizio, sull'osservanza delle norme antinfortunistiche
da parte di tutto il personale e di provvedere all'istruzione professionale
del personale che svolge il proprio apprendistato. Assegna giornalmente
i rispettivi compiti al personale nei limiti della relativa abilitazione,
svolge, in collaborazione con il macchinista, le prove settimanali e mensili
ed in collaborazione con il tecnico responsabile le prove di riapertura
dell'impianto e quelle straordinarie in occasione di modifiche o dopo
che si siano verificati inconvenienti.
Nell'eventualità di incidenti o inconvenienti occorsi agli utenti,
al personale o all'impianto il capo servizio è tenuto ad avvisare
il tecnico responsabile in merito all'accaduto.
Verifica inoltre la regolarità delle prove giornaliere effettuate
dal macchinista e la regolare manutenzione dell'impianto.
E' responsabile della decisione di sospendere l'esercizio dell'impianto
per condizioni atmosferiche avverse oppure per il verificarsi di guasti
compromettenti la sicurezza degli utenti o del personale addetto.
A lui è affidata la responsabilità di effettuazione dei
lavori necessari per la buona conservazione dell'impianto dopo la chiusura
stagionale, predispone un apposita lista di materiali necessari per la
manutenzione dell'impianto da presentare al concessionario.
Durante l'esercizio il macchinista di una sciovia è responsabile
dell'impianto affidatogli, del personale a lui subordinato, della attrezzatura
antincendio e di pronto soccorso.
E' subordinato al capo servizio ed a questi si rivolge direttamente per
tutte le questioni attinenti la sicurezza, sia riguardanti il macchinario
(guasti, incidenti), sia per le disposizioni antinfortunistiche.
Il macchinista durante il servizio, deve accertarsi, dopo ogni arresto,
delle cause che lo hanno provocato: nell'eventualità che queste
non permettano, a suo giudizio, l'esercizio dell'impianto in sicurezza,
avvisa il capo servizio sospendendo il servizio pubblico.
Nel caso di arresti dalla stazione di rinvio, è necessario che
l'agente della suddetta stazione dia il proprio consenso alla marcia avvisando
telefonicamente il macchinista.
Nessuna modifica alle strutture o ai sistemi di sicurezza dell'impianto,
anche temporanea, può essere effettuata dal personale in servizio;
il macchinista, in caso di necessità e solo per completare la corsa,
sentito il capo servizio e dopo aver accertato la regolarità dell'impianto,
può escludere tramite gli appositi commutatori a chiave quei dispositivi
che si sono guastati e non permettono la marcia dell'impianto ( es. il
circuito di sicurezza ).
Patente
Il certificato di abilitazione è diviso in due qualifiche, macchinista
e caposervizio, per ogni singola categoria di impianto (sciovie, funivie
monofuni a collegamento permanente, funivie monofuni a collegamento temporaneo,
funivie a va e vieni).
Viene rilasciato dal Servizio Impianti a Fune previo superamento degli
esami teorici (scritto e orale) e della prova pratica, purché il
richiedente sia in possesso dei necessari requisiti fisici e non abbia
ricevuto condanne penali.
Dallo stesso Servizio può essere ritirato per gravi motivi comportamentali
o per mancato rinnovo alle scadenze temporali: ogni 5 anni fino al raggiungimento
del 65 esimo anno di età.
Permette la conduzione degli impianti della categoria per la quale è
stato rilasciato e per le categorie inferiori, ricoprendo sempre la stessa
mansione (esempio: il macchinista della funivia monofune a collegamento
temporaneo -agganciamento- può esercitare la mansione di macchinista
sulle seggiovie a collegamento permanente e sulle sciovie).
Il personale patentato deve essere riconoscibile da un distintivo rilasciato
dal Servizio Impianti a Fune della P.A.T..
Documenti presenti sull'impianto
Durante l'esercizio è necessario che alla stazione motrice siano
depositati:
* il libro giornale, dove vengono annotate dal macchinista tutte le prove
svolte, le manutenzioni, le sostituzioni, i guasti e gli incidenti;
* il regolamento di esercizio dove sono riportate le modalità del
servizio pubblico, i compiti assegnati al personale, le prova periodiche,
le norme di comportamento degli utenti ed eventuali prescrizioni particolari
per lo specifico impianto;
* il libro di uso e manutenzione dell'impianto fornito dal costruttore;
* lo schema elettrico di potenza, comando e segnalazione;
* l verbale di riapertura stagionale compilato dal tecnico responsabile;
* il verbale ed il certificato dell'esame magnetoinduttivo della fune
traente;
* il verbale di nomina del personale addetto all'impianto.
Inoltre alla stazione di valle devono essere esposti, in maniera ben visibile
da parte degli utenti dell'impianto:
* e norme comportamentali riguardanti i viaggiatori e contenute nel regolamento
di esercizio;
* gli orari di esercizio dell'impianto;
* le tariffe per le corse singole, gli abbonamenti etc.
* le segnalazioni unificate previste dalla normativa riportanti, ad esempio,
la dicitura "impianto per sciatori esperti" se la pista di risalita
supera la pendenza del 60% o per gli impianti ad alta portata oraria (dalle
720 alle 900 persone/ora per le sciovie monoposto, dalle 900 alle 1.200
persone/ora per i traini biposto).
Lungo il tracciato devono essere esposti i cartelli segnalatori unificati
previsti dalla normativa, riportanti il punto di partenza, il divieto
allo slalom, il divieto allo sgancio in linea, il divieto ad uscire dalla
traccia di risalita, la segnalazione del punto di sgancio.
Gli avvisi devono essere posti in modo che siano ben visibili ma che non
creino intralcio alla circolazione, inoltre sui medesimi è vietato
esporre qualsiasi tipo di pubblicità.
Si ricorda inoltre che ogni lamentela o segnalazione da parte degli utenti
deve essere inviata per iscritto, debitamente firmata, al Servizio Impianti
a Fune della P.A.T. .
Utenti dell'impianto
Premesso che lo sciatore deve conoscere le proprie potenzialità,
quindi deve essere in grado, aiutato dagli appositi cartelli di informazione,
di valutare gli impianti e le piste da lui praticabili, è bene
precisare che il personale addetto all'impianto di risalita ha l'obbligo
di vietare l'accesso alle persone in palese stato psico-fisico anormale
(ad esempio a chi fosse ubriaco), o alle persone che manifestino chiaramente
l'incapacità dell'utilizzo del mezzo di trasporto. Questo allo
scopo di salvaguardare la loro incolumità e quella delle altre
persone.
Naturalmente è opportuno in questi casi chiedere l'intervento delle
forze di ordine pubblico che prestano servizio sulle piste da sci.
Slalom
Non è ammesso che lo sciatore trainato faccia dello slalom durante
la risalita, o peggio esca dal tracciato della pista di risalita, in quanto
potrebbe causare, ad esempio, lo scarrucolamento della fune; in questi
casi il personale che sorprende l'utente che si comporta scorrettamente
può arrestare l'impianto per richiamarlo ad una maggiore coscienziosità.
Precedenze
La normativa vigente ( L.P. N°7 del 21 aprile 1987) stabilisce che,
per gli impianti in servizio pubblico, hanno diritto di precedenza sui
normali utenti, il personale in servizio agli impianti, gli addetti al
soccorso, le forze di ordine pubblico e gli incaricati della sorveglianza
sull'esercizio del servizio (i funzionari del Servizio Impianti a Fune).
Franchi
Nelle fasi di progettazione e costruzione dell'impianto, sono state rispettate
delle distanze fra la linea o, più correttamente i traini, ed eventuali
ostacoli appartenenti all'impianto o meno. Queste distanze, che in gergo
vengono definite franchi, sono fissate dalla normativa tecnica e non sono
modificabili: è necessario pertanto verificare che le distanze
minime non vengano a ridursi nel tempo, ad esempio per il crescere eccessivo
della vegetazione al lato della linea, oppure per incauto deposito di
materiali nelle stazioni o a fianco della pista di risalita.
E' da ricordare in particolare che, nelle stazioni, dev'essere mantenuta
una distanza di almeno mezzo metro fra il traino, anche inclinato di 12°,
e gli ostacoli fissi appartenenti all'impianto; lungo la linea, la distanza
minima fra edifici o manufatti non appartenenti all'impianto e la "sagoma
libera" (vedi par. 4, Pista di risalita) dev'essere di tre metri.
2) NORME DI FUNZIONAMENTO
Nel capitolo precedente è stato definito il personale necessario
per il funzionamento dell'impianto e le rispettive mansioni. Qui di seguito
analizzeremo alcune anomalie che potrebbero verificarsi nel corso dell'esercizio.
Iniziamo col descrivere la fasi di avviamento dell'impianto, presupponendo
che le prove e verifiche giornaliere siano già state effettuate.
Pertanto il macchinista, sentito telefonicamente l'agente della rinvio
per la conferma dello stato di efficienza delle apparecchiature, effettua
il ripristino del circuito di sicurezza, il ripristino del circuito di
comando ed avvia l'impianto con il pulsante di marcia.
Assorbimenti del motore
La forza rotatoria che la puleggia -e quindi il motore- deve esercitare
per poter muovere la fune nelle varie situazioni di carico è definita
coppia motrice.
Normalmente, negli impianti con azionamenti elettrici, la coppia motrice
viene rilevata controllando la corrente elettrica assorbita dal motore,
che è un indice direttamente proporzionale dello sforzo richiesto
dall'impianto.
Vale a dire che se aumenta la forza necessaria al movimento, aumenta in
modo proporzionale la corrente assorbita dal motore.
Durante il funzionamento normale, la corrente assorbita dal motore varia
dal minimo con impianto scarico ad un massimo con impianto completamente
carico.
E' da precisare che le condizioni della neve influiscono in modo sensibile
sugli assorbimenti a carico dell'impianto. Naturalmente, nella fase di
avviamento, gli assorbimenti di corrente sono sensibilmente più
elevati in quanto inizialmente il motore deve vincere le forze d'attrito
di primo distacco e le forze d'inerzia delle masse che vengono dotate
di movimento.
Qualora si verifichino degli aumenti anomali dell'assorbimento di corrente
(non dovuti al traino degli sciatori) significa che gli attriti dell'impianto
sono aumentati.
Per esempio, se un certo numero di rulli si dovesse bloccare per grippaggio
dei cuscinetti, aumenterebbe la forza necessaria a muovere la fune in
quanto quest'ultima si troverebbe a dover strisciare sui rulli fermi.
Le principali cause che determinano l'aumento della coppia motrice sono
imputabili al grippaggio dei cuscinetti delle parti mobili, all'impigliamento
dei traini, o a cause esterne che bloccano la fune.
Chiaramente, è stato previsto un apposito dispositivo ("relè
di massima coppia") che controlli il regolare andamento della coppia
motrice, e più precisamente negli azionamenti elettrici che controlli
l'assorbimento di corrente.
Relè di massima coppia o di massima corrente
La normativa fissa al 20% l'aumento massimo della coppia e quindi della
corrente assorbita dal motore, riferita all'assorbimento con impianto
a regime ed a pieno carico.
In altre parole, significa che, se un impianto funzionante con il massimo
numero di sciatori trascinati assorbe 100 Ampere di corrente, il massimo
aumento consentito sarà pari al 20%, che corrisponde a 120 Ampere.
Superata questa soglia, il dispositivo di controllo interviene interrompendo
l'alimentazione del motore ed arrestando l'impianto.
Nella fase di avviamento, questo dispositivo viene automaticamente disinserito
in quanto, come abbiamo già detto, il motore deve esercitare uno
sforzo superiore per mettere in moto l'impianto.
Naturalmente è previsto un analogo controllo solo che la corrente
ammessa sarà riferita a quella massima per eseguire l'operazione,
cioè la normativa vigente fissa al 20% della corrente massima d'avviamento,
l'aumento massimo dell'assorbimento oltre al quale l'impianto viene arrestato.
La discriminazione fra la fase di avviamento e la fase di regime, nei
motori asincroni, viene realizzata dalla posizione della leva del reostato.
Fintantoché le resistenze del reostato sono inserite nel circuito
di alimentazione del motore, siamo nella fase di avviamento; dopo che
le resistenze sono state completamente disinserite (viene quindi premuto
il microinterruttore dalla leva del reostato), inizia la fase di regime
e l'apparecchiatura di comando abilita il funzionamento del relè
di massima corrente a regime.
E' previsto un terzo controllo sull'assorbimento di corrente definito
relè di picco o gradiente; quest'ultima apparecchiatura rileva
dei repentini aumenti di corrente, che si verificano quando l'assorbimento
aumenta di un valore eccessivo per un breve tempo.
Anche questa apparecchiatura -per i motori asincroni- è abilitata
al funzionamento solo nella fase a regime, e qualora intervenga disalimenta
il motore ed arresta l'impianto. ??????????????????
I dispositivi relativi al controllo della coppia del motore di cui sopra
agiscono con funzioni di sicurezza per l'impianto nel suo insieme: infatti,
il solo motore elettrico potrebbe anche sopportare sollecitazioni derivanti
da assorbimenti di corrente maggiori, ma ugualmente tale maggior sforzo
potrebbe comportare dei rischi di cedimento per altri componenti dell'impianto
(sostegni, rulliere, fune, etc) e quindi per i viaggiatori presenti sullo
stesso.
Di conseguenza è prevista un'altra protezione a salvaguardia del
motore che si chiama limite di corrente, che è vincolata al massimo
assorbimento che il motore può sopportare senza essere danneggiato
(corrente di targa) ed è definito dal costruttore dell'apparecchiatura.
Naturalmente, questa protezione dà un margine di operatività
più elevato rispetto alle precedenti.
L'assorbimento al quale tutte le protezioni finora trattate si riferiscono,
è quello del circuito di potenza al quale il motore è collegato.
Qualora avvenga un arresto determinato dall'intervento di una delle protezioni
di massima corrente o di gradiente o di limite, il macchinista deve accertare
le cause che hanno provocato l'arresto prima di poter riprendere l'esercizio.
Dispositivi massima velocità
Negli azionamenti con motore alimentato in corrente continua è
presente un dispositivo che controlla la velocità dell'azionamento
e quindi della fune.
Una dinamo tachimetrica, collegata al motore, trasmette dei segnali di
velocità ad un dispositivo elettronico: il segnale viene confrontato
con il valore della velocità scelto dal macchinista mediante il
potenziometro di regolazione sul pulpito di comando.
Se la velocità dell'azionamento supera del 10% la velocità
massima di esercizio, il dispositivo di controllo arresta la marcia.
3) PROVE E VERIFICHE
L'attuale normativa tecnica fornisce delle precise indicazioni circa le
prove e verifiche da effettuare giornalmente su ogni singolo impianto
prima di iniziare l'esercizio pubblico.
Inoltre per ogni specifico impianto viene predisposto dal tecnico responsabile
il Regolamento d'esercizio, il quale prevede, in un apposito capitolo,
le prove specifiche per il singolo impianto da svolgere con cadenza giornaliera-settimanale.
Qui di seguito elencheremo le prove previste dalla normativa tecnica:
i controlli e le operazioni da eseguire sono però più specificatamente
riportati nella copia del Registro delle verifiche e prove (più
comunemente chiamato libro giornale) allegata al presente testo (allegato
A).
Naturalmente è bene ricordare che il libro giornale deve essere
compilato immediatamente dopo aver eseguito i controlli riportati nel
medesimo.
Verifiche e prove periodiche
(D.M. n°27 del 15/03/82 "Norme tecniche per la costruzione e
l'esercizio delle sciovie in servizio pubblico" capo IV art.2)
* a) Verifiche e prove giornaliere:
ogni giorno, prima dell'inizio dell'esercizio, deve procedersi ad una
visita generale dell'impianto.
In particolare devono essere attentamente verificati:
- gli apparecchi di tensione della fune;
- i meccanismi della stazione motrice;
- gli impianti di telecomunicazione e sicurezza;
- devono essere fatte una o più corse di prova sull'intero percorso
durante le quali si esegue l'ispezione della linea e della pista.
Alla ripresa del servizio, dopo sospensioni dovute ad avverse condizioni
atmosferiche, devono essere fatte speciali corse e controlli, onde accertare
le buone condizioni dell'impianto e della pista.
* b) Verifiche e prove settimanali:
una volta alla settimana, a cura del responsabile dell'esercizio (capo
servizio) coadiuvato dal macchinista, deve essere eseguita una ispezione:
- allo stato delle funi e dei dispositivi di tensione;
- agli apparecchi di traino;
- ai sostegni di linea ed alle rulliere, accertandone in particolare la
regolare lubrificazione dei perni e controllando il consumo dei rulli."
* c) Verifiche e prove mensili:
oltre che all'inizio ed alla fine dell'esercizio stagionale, durante il
servizio e con le modalità a presso indicate, devono essere espletati
a cura del responsabile dell'esercizio (capo servizio), coadiuvato dal
macchinista i seguenti adempimenti:
- 1) almeno una volta al mese tutti i traini, compresi quelli di scorta,
devono essere controllati, sostituendo non meno del 5% del quantitativo
dei traini in linea con quelli di scorta, in maniera da assicurare una
completa e regolare rotazione dei traini stessi; per gli impianti aventi
pendenza superiore al 60% il controllo dei traini deve essere effettuato
ogni 15 giorni.
Deve inoltre essere verificata l'efficienza del dispositivo di controllo
della massima corrente sia di avviamento che di regime.
Quest'ultima prova può essere effettuata con impianto scarico chiudendo
lentamente il freno di servizio o di emergenza e contemporaneamente escludendo
i relativi microinterruttori di controllo;
- 2) almeno una volta ogni due mesi deve provvedersi a spostare gli attacchi
fissi dei traini alla fune di trazione; lo spostamento deve avvenire nel
senso della marcia e per una lunghezza di almeno 50 cm, accertando che
le ganasce, esercitanti sulla fune traente la pressione necessaria per
impedire lo scorrimento, risultino serrate secondo le modalità
prescritte e precisate nel regolamento di esercizio;
- 3) ad intervalli di tempo non superiori a tre mesi, deve effettuarsi
l'esame a vista dello stato di conservazione delle funi, ricercando ed
individuando le rotture dei fili, rilevando le eventuali variazioni di
diametro o del passo di cordatura delle funi stesse ed accertandone la
regolare lubrificazione, nonché l'assenza di altri visibili difetti;
- 4) almeno una volta all'anno tutti i traini, compresi quelli di scorta
devono essere revisionati; nel corso di detta revisione, previo completo
smontaggio di tutti i dispositivi, devono essere effettuati gli opportuni
controlli anche alle funicelle; qualora dovessero verificarsi anomalie
di funzionamento o guasti, dovrà essere intensificato il controllo
e la revisione dei traini stessi.
* d) Verifiche e prove stagionali e straordinarie
Prima dell'apertura all'esercizio pubblico, l'impianto deve essere sottoposto
a tutti gli accertamenti previsti dai paragrafi precedenti a cura del
tecnico responsabile e dal capo servizio.
In particolare dovrà essere verificata l'efficienza dei dispositivi
di sicurezza, dell'argano di azionamento, dei freni e dei dispositivi
di tensione nelle condizioni di carico più sfavorevoli per l'impianto.
Delle predette verifiche e prove dovrà essere predisposto apposito
verbale, di cui una copia dovrà essere inviata al Servizio Impianti
a Fune della P.A.T.
Qualora vengano modificate le caratteristiche tecniche dell'impianto (portata
oraria, velocità, numero traini, equidistanza dei traini, lunghezza
dell'impianto, modifiche alla linea, etc.) previa approvazione del Servizio
Impianti a Fune oppure siano stati effettuati degli interventi di manutenzione
straordinaria, dovranno essere eseguite le verifiche e prove precedentemente
descritte a cura del tecnico responsabile e del capo servizio.
Tutte le modifiche interessanti i dispositivi di sicurezza o comunque
le caratteristiche tecniche dell'impianto devono essere seguite dalle
prove di riapertura alla presenza dei funzionari del Servizio Impianti
a Fune.
4) PISTA DI RISALITA
E' definita pista di risalita il tracciato che si sviluppa sotto il ramo
in salita dell'impianto, destinato al transito degli sciatori.
Lungo la pista deve essere garantita una sagoma libera dove non vi siano
oggetti o impedimenti vari al passaggio dello sciatore; la sagoma libera
è una figura geometrica rettangolare, dove la larghezza è
costituita dalla larghezza della pista di risalita e l'altezza è
fissata al valore di 2,2 metri.
Per quanto riguarda
l'altezza minima che il traino può raggiungere rispetto al terreno,
con dispositivo in condizione di riposo, deve essere garantito un valore
minimo di 2,5 metri, misurato a partire dal bordo inferiore ed il terreno
innevato.
Le sciovie a fune bassa, come del resto si può intuire dal loro
nome, si distinguono per avere la fune traente ad una altezza dal terreno
compresa fra i 0,4 e 1,5 metri; questo ovviamente, per permettere a tutti
gli utenti di poterla afferrare correttamente.
Pista di partenza
Il piazzale di partenza alla stazione di valle deve avere un andamento
orizzontale per almeno 4 metri a partire dal punto di imbarco, intendendo
per punto d'imbarco il luogo dove normalmente l'utente riceve il piattello.
In prossimità del punto di partenza la parte rigida del traino
deve risultare ad un altezza minima dal terreno pari a 2 metri.
Larghezza della pista
Deve essere non inferiore a 2 o 2,5 metri, rispettivamente per traini
monoposto o biposto; per le sciovie con pendenza longitudinale superiore
al 60%, i valori di cui sopra sono modificati a 3 o 4 metri rispettivamente.
La proiezione sul piano orizzontale della fune del lato salita deve trovarsi
nel terzo medio della larghezza della pista (dividendo la larghezza della
pista in tre parti uguali, il terzo medio è la parte centrale).
Gli eventuali ponti lungo il tracciato di risalita delle sciovie monoposto
devono avere una larghezza minima pari a 3 metri, mentre per le sciovie
biposto la larghezza minima è di 4 metri.
Pendenze trasversali
Le pendenze di una pista di risalita vengono definite longitudinali quando
si svolgono normalmente lungo il tracciato da valle verso monte, trasversali
quando interessano la pista in modo ortogonale al senso di marcia.
Sono definite contro pendenze quando interessano la pista longitudinalmente
ma nel senso contrario alla marcia, vale a dire da monte verso valle.
L'attuale normativa tecnica fissa dei valori limite per i tre casi di
pendenza della pista di risalita precedentemente definiti: in particolare,
la pendenza massima longitudinale consentita per sciovie ad alta portata
oraria è pari al 50%; le pendenze trasversali sono ammesse solo
per le sciovie monoposto per un massimo del 10% e con portata oraria fino
a 720 persone/ora.
Le contro pendenze sono consentite per brevi tratti, fino al 3% per le
sole sciovie monoposto.
Per le sciovie mono e biposto a portata "normale", la pendenza
longitudinale massima per tratti limitati può essere superiore
al 60% fino a raggiungere anche il 75%; in questi casi devono essere previsti
lungo il tracciato particolari accorgimenti per trattenere gli eventuali
sciatori caduti ed i sostegni devono essere rivestiti di materiale cedevole.
Per le sciovie a fune bassa la massima pendenza longitudinale ammessa
è pari al 35%.
La pendenza della pista di risalita è anche limitata dall'angolo
minimo che il dispositivo di traino può assumere rispetto alla
verticale nelle condizioni della linea più sfavorevoli.
Tale valore, fissato dalla normativa tecnica in vigore, per gli impianti
monoposto è pari a 20° e per le sciovie biposto è pari
a 30°.
Punti di sgancio
in linea
Non sono ammessi dei punti di sgancio in linea diversi da quelli predisposti
con regolare autorizzazione del Servizio Impianti a Fune della P.A.T.,
in quanto, oltre a creare il rischio dello scarrucolamento della fune
(ad esempio se avvengono in prossimità di un sostegno dove il traino
sbandato per effetto del distacco dello sciatore può impigliarsi
in alcune parti del sostegno stesso), è possibile che in punti
particolari della traccia di risalita il piattello raggiunga il viaggiatore
che precede.
Inoltre risulterebbero non presidiati e quindi di difficile controllo,
pertanto qualora il macchinista o altro personale dell'impianto si accorga
di questa evenienza deve disporre delle idonee barriere in modo tale da
impedire l'abbandono della traccia di risalita.
Ponti
Gli eventuali ponti lungo la pista di risalita, per il supero di avvallamenti
o rivoli, devono essere dotati di sponde con un'altezza minima dal piano
non innevato pari a 1,4 metri, inoltre le sponde devono essere realizzate
in modo tale che il traino o lo sciatore non vi si possano impigliare.
Il personale dell'impianto deve accertarsi che lo strato nevoso presente
sul piano calpestio del ponte non superi i 40 centimetri.
Attraversamenti
Non sono ammessi attraversamenti della pista di risalita da parte di sciatori.
Per questo motivo, qualora la pista di risalita confini con una pista
di discesa, dovrà essere opportunamente segnalata la traccia di
risalita ed eventualmente recintata.
Possono essere realizzati attraversamenti aerei di impianti di risalita
mediante seggiovie, funivie, linee elettriche, debitamente protetti; viceversa
non sono ammessi gli attraversamenti superiori con teleferiche per il
trasporto di materiali né parallelismi di teleferiche fino ad una
distanza di 6 metri dalle funi della sciovia.
Dispositivo per il controllo del corretto sgancio
Al termine della pista di risalita, alla stazione di monte, deve essere
installato un dispositivo che rilevi il mancato sgancio dello sciatore
dal dispositivo di traino.
Questo dispositivo è inserito nella catena degli arresti del circuito
di sicurezza e deve trovarsi posizionato subito dopo il punto di distacco,
in modo che, al momento del successivo arresto dell'impianto, il morsetto
del traino in questione non abbia superato la rulliera di avanstazione
posta prima della puleggia di rinvio.Nelle sciovie a fune bassa (manovie),
la pedana di arresto per mancato sgancio o un analogo dispositivo, deve
trovarsi come minimo a 10 metri prima della puleggia di monte. E' da notare
che su questo tipo di impianti è richiesta la duplicazione del
dispositivo.
5) COMANDI E DISPOSITIVI ELETTRICI
Il circuito elettrico di azionamento di un impianto di risalita è
convenzionalmente diviso in tre parti:
* il circuito di potenza, che è quello che alimenta il motore,
* la bobina del freno;
* il circuito di comando, che esegue i comandi impartiti dall'operatore
e dai dispositivi elettrici di controllo ;
* il circuito di sicurezza, che permette gli arresti dalla rinvio e dalla
linea.
Sull'impianto sono previsti inoltre i normali circuiti elettrici di illuminazione
e forza, del tutto simili a quelli presenti nelle normali case di abitazione.
Le principali unità di misura che distinguono le grandezze caratteristiche
dell'energia elettrica sono:
* per l'energia, il Wattora;
* per la potenza, il Watt;
* per la tensione, il Volt;
* per la corrente, l'Ampere;
* per la resistenza, l'Ohm;
* per la capacità, il Farad.
Determinati dispositivi elettrici in dotazione dell'impianto, particolarmente
importanti, come ad esempio il circuito di sicurezza o il dispositivo
di massima corrente, sono dotati di controllo di parità: questo
significa che i relè finali dei dispositivi sono duplicati e che
sui medesimi viene svolto un controllo di uguale posizione dei contatti.
La motivazione di questo controllo interno è quella di evitare
che un guasto al relè finale, renda vano tutto il sistema di controllo
del dispositivo.
Tensioni di alimentazione
Nei circuiti di potenza la tensione è di 380 V e talvolta di 220
V, sempre in corrente alternata.
Nei circuiti di comando, la normativa vigente fissa a 110 V in corrente
continua (= c.c.) o in corrente alternata (= c.a.), la massima tensione
di alimentazione.
Nei circuiti di sicurezza, che hanno dei componenti esposti in punti raggiungibili
dalle persone e possono essere in ambienti umidi, la tensione massima
è fissata a 25 V c.a. e 50 V c.c.
Pulsanteria
Gli azionamenti elettrici degli impianti di risalita sono dotati di pulsanti
e lampade che devono rispettare un codice di colorazione unificato, in
modo tale che a colpo d'occhio si possa distinguere ad esempio il pulsante
d'arresto da quello di marcia.
A questo scopo la colorazione dei pulsanti e delle lampade di segnalazione
presenti sull'impianto è divisa nelle tre categorie sotto elencate:
* colore verde: sicurezza;
* colore giallo: attenzione;
* colore rosso: pericolo
Sul pulpito di comando dell'impianto solo riportati una serie di strumenti
e di pulsanti che permettono la marcia e il controllo della macchina.
Per aiutare ulteriormente il macchinista nelle sue operazioni sono altresì
presenti una serie di lampade di segnalazione che indicano lo stato di
funzionamento (arresto - pronto marcia - marcia), e la segnalazione di
intervento dei vari dispositivi di sicurezza presenti sull'impianto.
Per quanto riguarda il pulsante di marcia presente sul pulpito, la normativa
vigente non ammette duplicazioni in altri luoghi, per ovvi motivi di sicurezza.
Lampade spia fasi
Segnalano la presenza di tensione nelle tre fasi di alimentazione dei
circuiti di comando; esiste inoltre un dispositivo chiamato mancanza fase
che arresta l'impianto o non dà il consenso alla marcia se una
delle tre fasi non è alimentata.
Amperometro
E' uno strumento che indica l'intensità di corrente (misurata in
Ampere) assorbita dal motore o da altri dispositivi elettrici: carica
batterie, circuito di sicurezza, bobina del freno, etc.
Voltmetro
E' uno strumento che indica la tensione dell'energia elettrica (misurata
in Volt) di un circuito; tensione di alimentazione del motore, tensione
di alimentazione delle batterie, etc.
Ohmmetro
E' uno strumento che indica il valore della resistenza (misurata in Ohm)
che offre un elemento qualsiasi al passaggio della corrente elettrica.
Potenziometro
Trattasi di una resistenza ohmica variabile che permette di modificare
l'intensità di corrente di un circuito, variando il valore della
resistenza inserita nello stesso. Lo si trova impiegato sul circuito di
sicurezza e sul circuito di comando degli azionamenti per motori in corrente
continua.
Arresto elettrico
Solo i motori alimentati in corrente continua possono effettuare questo
tipo di frenata che sostanzialmente consiste in una decelerazione (rallentamento)
controllata del numero di giri di rotazione del motore.
Praticamente, negli arresti elettrici il motore non viene disalimentato
come succede nell'arresto meccanico: piuttosto, l'apparecchiatura di comando
fa sì che gradualmente, in un certo tempo, il motore rallenti passando
dalla velocità normale di esercizio alla velocità zero.
Su alcuni impianti scioviari e su quasi tutti gli impianti monofuni, è
possibile comandare un arresto elettrico dalla stazione di rinvio; in
questi casi il comando ha un apposito circuito dedicato che dalla stazione
di rinvio arriva alla stazione motrice.
Interruttori a consenso
Sono degli interruttori che, dopo essere stati azionati, necessitano dell'abilitazione
manuale per ridare il consenso al funzionamento.
Vale a dire che non ritornano autonomamente nella posizione iniziale,
ma entrambe le due posizioni che possono assumere (aperto-chiuso) sono
stabili.
Esiste una variante a questo tipo di pulsante ed è il pulsante
con blocco a chiave, che permette di bloccare il pulsante in posizione
di arresto.
Questo dispositivo è generalmente presente alla stazione di rinvio,
per permettere l'arresto e la successiva garanzia di permanenza dello
stato di fermo dell'impianto, quando si devono effettuare specifici interventi
di manutenzione su organi dotati di moto.
Teleruttore
E' un interruttore elettromagnetico per grandi potenze; viene utilizzato
per alimentare il motore di azionamento e per i servocomandi del freno,
agisce sempre sul circuito di potenza ed è comandato dal circuito
di comando.
Funziona con lo stesso principio del relè solo che i contatti terminali
sono predisposti per sopportare potenze maggiori.
Relè
E' un interruttore elettromagnetico per piccole potenze, costituito da
una lamina in materiale ferroso mossa da un campo magnetico creato da
un bobina nella quale circola della corrente.
In funzione del fatto che circoli più o meno corrente all'interno
della bobina, la lamina assumerà delle posizioni diverse in quanto
mossa dal campo magnetico creato più o meno intenso: così
facendo la lamina chiude o apre determinati contatti.
Si definisce contatto normalmente chiuso quando la bobina del relè
risulta disalimentata ed i contatti della lamina sono chiusi, nel momento
in cui la bobina verrà alimentata si creerà il campo magnetico
che muovendo la lamina aprirà i contatti.
Nel caso inverso, vale a dire quando i contatti della lamina risultano
aperti e la bobina non è alimentata, si definisce contatto normalmente
aperto.
Relè termico
E' il dispositivo con il quale in genere si proteggono il motore o i servocomandi
del freno; le lamine bimetalliche, delle quali è costituito, se
sottoposte per un certo tempo alla corrente limite per le quale sono state
progettate (corrente di targa del motore) reagiscono dilatandosi per effetto
del calore e interrompono il passaggio dell'energia elettrica.
Relè temporizzato
Agisce dopo un certo tempo dal momento in cui gli è stato comandato
l'intervento; in genere il ritardo all'intervento è regolabile
tramite un potenziometro o un condensatore.
Relè polarizzato
E' un relè caratterizzato dall'avere due bobine agenti su una o
due ancore; l'ancora è libera di muoversi e viene attratta da una
o l'altra bobina, in funzione dell'intensità del campo magnetico
generato.
Questi dispositivi trovavano applicazione in particolare nei vecchi circuiti
di sicurezza alimentati direttamente dalla stazione motrice.
Trasformatori
Si distinguono in trasformatori di tensione, che servono per trasformare
la tensione da un valore più basso ad uno più alto o viceversa,
e trasformatori di corrente, che trasformano l'intensità di corrente
da un valore più alto ad un valore più basso o viceversa.
Lavorano esclusivamente in corrente alternata.
Raddrizzatore
E' una "valvola" elettrica, che aziona e lascia passare la corrente
elettrica in una sola direzione, pertanto serve a trasformare la corrente
alternata in corrente continua.
Fusibili
Sono dei componenti elettrici, realizzati in modo tale da rompersi, se
sottoposti ad un flusso di corrente maggiore di quello per il quale sono
stati costruiti.
Vengono inseriti nei circuiti elettrici a protezione di altri componenti
più sofisticati e costosi. I fusibili extrarapidi, così
chiamati per il breve tempo con il quale è sufficiente sottoporli
ad una corrente elevata, rispetto alla loro nominale, perché si
rompano, sono impiegati negli azionamenti a corrente continua a protezione
dei tiristori, uno per ciascun tiristore.
Tiristori
Sono dei "raddrizzatori di corrente controllati", il cui innesto
è comandato dall'esterno, attraverso una "porta" (gate).
Sono inseriti sul circuito di potenza che alimenta il motore a corrente
continua; compongono il ponte raddrizzatore e servono per "dosare"
la corrente inviata al motore.
ANTINFORTUNISTICA
Qui di seguito sono esposti quegli accorgimenti in "campo elettrico"
richiesti dalla normativa a tutela del lavoratore.
Per prima cosa, va precisato che tutti i circuiti devono essere protetti
con idonee protezioni permanenti, per evitare eventuali contatti accidentali.
Inizieremo a parlare del circuito di messa a terra elettrica, che è
presente in ogni circuito elettrico e se realizzato correttamente garantisce
l'utilizzatore dall'evenienza di contatti indiretti.
Il circuito di messa a terra è costituito dall'insieme dei dispersori
(delle "puntazze", vale a dire dei picchetti metallici piantati
nel terreno), da un cordino di collegamento delle puntazze, generalmente
un cavo in acciaio anch'esso interrato, da dei conduttori terminali che
collegano le parti metalliche degli strumenti elettrici al cavo di collegamento,
intendendo per parti metalliche le strutture non interessate dall'energia
elettrica ma che potrebbero andare in tensione nel caso di cedimento dell'isolamento
di altri componenti.
Ad esempio, la carcassa di un motore, la scatola esterna di un armadio
o di un pulpito di azionamento oppure il riduttore di un impianto, che
pur non essendo costituito da alcun componente elettrico è direttamente
e meccanicamente collegato al motore elettrico.
La dimensione dei cavi di collegamento è in funzione dell'eventuale
corrente da disperdere e quindi in funzione della corrente di alimentazione
del singolo componente.
La rete di terra va dalla stazione motrice alla stazione di rinvio e lungo
la linea ogni sostegno deve esservi collegato; la sua resistenza massima
nel disperdere l'energia elettrica nel terreno non può essere superiore
a 20 ohm.
La rete dei collegamenti sopra descritta realizza pertanto la dispersione
nel terreno di eventuali correnti elettriche di guasto.
Il semplice collegamento non è però sufficiente per garantire
la protezione da una eventuale "fuga" di energia elettrica;
per questo motivo viene inserito nel circuito un interruttore differenziale
che rileva le perdite sul conduttore messo a terra e interrompe l'alimentazione
dell'energia.
L'interruttore differenziale è posto assieme all'interruttore generale
dell'impianto e con questo collegato alla partenza del circuito elettrico
di potenza, poiché rileva eventuali perdite del circuito elettrico
verso terra, se ne deduce la necessità che tutte le masse conduttrici
dell'impianto, così come illustrato precedentemente, siano collegati
al sistema di messa a terra.
Un altro accorgimento per la tutela dell'utilizzatore è la riduzione
della tensione di alimentazione:
* nei circuiti di comando la normativa vigente fissa a 110 V in c.c. o
c.a. la massima tensione di alimentazione;* nei circuiti di sicurezza
esterni (linea, pulsanti di piazzale, etc.), che hanno dei componenti
esposti in punti raggiungibili dalle persone e possono essere in ambienti
umidi, la tensione massima è fissata a 25 V c.c. e 50 V c.a., mentre
non è obbligatoria la protezione di messa a terra elettrica;
* nei circuiti elettrici fissi in ambienti normali, realizzati per apparecchi
utilizzatori, la tensione massima è fissata a 50 V in tensione
alternata e 75 V in tensione continua, ottenute mediante trasformatore
di isolamento o batteria. Non è obbligatoria la messa a terra elettrica.
Gli utensili elettrici da lavoro portatili, tipo trapano, mola a disco,
etc., che devono venire maneggiati dal lavoratore, sono normalmente sprovvisti
di cavo per la messa a terra elettrica; questo perché sono realizzati
con una doppia isolazione in modo tale che un eventuale perdita di corrente
non interessi l'utente.
Inoltre il pulsante di avviamento-arresto deve presentare la posizione
dell'interruttore aperto o chiuso chiaramente visibile.
L'impiego di utensili elettrici in ambienti umidi (cisterne) può
avvenire purché siano alimentati con 25 V c.c. e 50 V c.a.
Le prese di alimentazione del circuito di servizio dell'impianto, alle
quali vengano collegate delle apparecchiature elettriche con potenza nominale
maggiore ad 1 KW, devono essere provviste di sezionatore sotto carico.
La verifica dell'efficienza dell'impianto di messa a terra elettrica e
delle sue protezioni, vale a dire il regolare funzionamento dell'interruttore
differenziale simulando un guasto del circuito di alimentazione, la misura
della resistenza dell'impianto di terra e la verifica dello stato di conservazione
di tutti i collegamenti, deve essere svolta da un tecnico abilitato ogni
due anni, quindi una copia del relativo certificato deve essere depositata
presso l'impianto e un'altra copia inviata al Servizio Impianti a Fune.
Per quanto riguarda il pericolo di incendio che possa interessare componenti
elettrici in tensione, l'operatore deve intervenire utilizzando per lo
spegnimento gli appositi estintori ad anidride carbonica (CO2); è
assolutamente vietato utilizzare dell'acqua in quanto aumenta la possibilità
di essere colpiti da scariche elettriche. Quindi, su ogni impianto, deve
essere sempre presente un estintore in prossimità delle apparecchiature
elettriche, e la sua presenza va opportunamente segnalata con un cartello
unificato di forma quadra, colore di fondo rosso, segno grafico bianco.
6) CIRCUITO DI SICUREZZA
Viene definito circuito di sicurezza di linea quel circuito elettrico
che collega la stazione di rinvio con la motrice permettendo gli arresti
dalla stazione di rinvio e, scendendo lungo la linea, consente il controllo
della posizione fune tramite gli interruttori antiscarrucolamento; inoltre,
dà l'opportunità di arrestare l'impianto a chi svolge la
manutenzione sui sostegni tramite gli appositi pulsanti.
E' alimentato in corrente continua con tensione ridotta a 25 V.
Viene realizzato secondo il principio dei circuiti a corrente di riposo,
questo significa che normalmente il circuito è percorso da corrente,
in caso di arresto o di guasto viene interrotta la circolazione della
corrente e pertanto l'impianto si arresta ( viceversa nel circuito a lancio
di corrente durante il normale funzionamento non circola corrente ).
Nelle ultime realizzazioni l'alimentazione del circuito avviene sempre
dalla stazione di rinvio ed il relè finale che controlla il regolare
funzionamento del dispositivo è alloggiato alla stazione motrice.
In questo modo qualsiasi arresto che si verifichi prima del relè,
che sia di tipo corto circuito o interruzione, determina sempre la caduta
dell'alimentazione del relè finale e di conseguenza l'arresto dell'impianto.
Viceversa, nei circuiti di vecchia costruzione alimentati dalla stazione
motrice, era necessaria la presenza di un relè di interruzione
e di un relè di corto circuito, inoltre alla stazione di rinvio
era presente una resistenza zavorra che limitava la corrente di ritorno
alla stazione motrice. Infatti nel caso di corto circuito anche parziale
in linea la corrente di ritorno risultava sensibilmente aumentata alla
stazione di alimentazione e di conseguenza il relè di corto circuito
poteva rilevare il guasto.
Attualmente nei circuiti alimentati dalla stazione di rinvio, la discriminazione
fra un arresto per interruzione ed uno per corto circuito viene effettuata
osservando la posizione dei milliamperometri monte e valle del circuito
di sicurezza.
Quello alla stazione motrice indicherà sempre zero in quanto in
entrambi i casi risulta disalimentato, quello alla stazione di rinvio
indicherà zero per un'interruzione del circuito, e indicherà
il massimo valore riportato a fondo scala per un corto circuito.
L'intensità di corrente necessaria al funzionamento del circuito
di sicurezza è definita in base alle resistenze elettriche di linea
ed all'eventuale presenza della resistenza zavorra alla stazione di rinvio.
Per gli impianti di nuova costruzione o in occasione delle revisioni generali
viene chiesto che il conduttore di "ritorno" del circuito di
sicurezza sia collegato alla linea di terra dell'impianto, in questo modo
sono facilmente rilevabili dispersioni anche minime del circuito. Il circuito
di sicurezza deve inoltre essere protetto dalle sovratensioni -atmosferiche
e non- tramite degli appositi scaricatori che, in caso di superamento
della soglia per la quale sono stati costruiti, scaricano sul circuito
di terra l'energia in eccesso.
Interruttori elettrici di controllo posizione fune sulle rulliere
Dopo il rullo di estremità di ogni rulliera deve essere prevista
l'installazione di dispositivi elettrici che determinino l'arresto dell'impianto
nel caso si verifichi un contatto fra questi e la fune oppure nel caso
in cui la fune medesima causi la rottura del suddetto dispositivo.
Infatti l'interruttore elettrico è interessato dal passaggio di
corrente che alimenta i relè finali del circuito di sicurezza:
praticamente trattasi di un semplice filo elettrico opportunamente disposto
o di una barretta in alluminio collegata in serie al circuito, anche il
solo contatto con la fune determina l'arresto dell'impianto, in quanto
la fune è messa a terra sulle pulegge di stazione mediante dei
tasselli in rame inseriti nell'anello di gomma.
La posizione e le dimensioni di questo dispositivo devono essere tali
da non intralciare il passaggio del morsetto o della sospensione del veicolo,
ed al tempo stesso garantire il contatto con la fune, nel caso in cui
quest'ultima fuoriesca dai rulli. In genere le dimensioni di questo elemento
corrispondono alle scarpette raccogli fune alle quali viene associato.
7) CIRCUITO TELEFONICO
Il circuito telefonico deve permettere le comunicazioni fra le stazioni
valle e monte ed eventuale intermedia; sono inoltre presenti sui sostegni
delle apposite prese telefoniche per inserirvi degli apparecchi portatili:
l'energia elettrica necessaria al funzionamento di questi apparecchi è
fornita da delle piccole batterie presenti in ciascuno di loro; per la
suoneria invece, viene azionato un piccolo generatore di corrente tramite
la manovella a fianco del telefono (agendo in maniera veloce si possono
raggiungere con questa manovra delle tensioni anche superiori agli 80
V).
Questo circuito deve essere protetto dalle sovratensioni -atmosferiche
e non- tramite degli appositi scaricatori che, in caso di superamento
della soglia per la quale sono stati costruiti, scaricano sul circuito
di terra l'energia in eccesso.
8) MOTORI ELETTRICI
Statore
E' la parte fissa del motore, con funzione elettrica di circuito primario
che collegato al circuito di alimentazione, serve a creare il campo magnetico
necessario: è la parte esterna che si può vedere, chiamata
anche carcassa.
Rotore
E' la parte mobile del motore, con funzione elettrica di circuito secondario.
Gira su cuscinetti alloggiati nella carcassa, l'albero d'uscita del motore
elettrico viene definito albero veloce, in contrapposizione con l'albero
uscente dal riduttore di giri, collegato al motore elettrico, che viene
chiamato albero lento.
Motore asincrono
Funziona utilizzando direttamente la corrente alternata di linea, è
il motore più impiegato nelle sciovie ed in genere funziona con
tensioni di 380 V.
Nelle applicazioni più comuni viene impiegato ad un regime di rotazione
fisso ( circa 1450 g/min), che dipende dal numero di poli del motore e
dalla frequenza della energia elettrica con la quale è alimentato.
Necessita, per l'avviamento, del reostato per inserire sulla rete di alimentazione
una serie di resistenze al fine di limitare la corrente allo spunto; successivamente,
entro un tempo massimo impostato dal costruttore, le resistenze vanno
gradualmente disinserite agendo sulla apposita leva del reostato: in questo
modo gli avvolgimenti del rotore vengono cortocircuitati sulla linea di
alimentazione.
In caso contrario un apposito dispositivo interrompe l'alimentazione spegnendo
il motore, in quanto un'eccessiva esposizione delle resistenze al passaggio
della corrente, determinerebbe il loro repentino deterioramento con il
rischio di innescare la combustione dell'olio nel quale sono immerse per
l'isolamento ed il raffreddamento.
La discriminazione fra resistenze inserite in linea oppure disinserite,
viene effettuata controllando la posizione della leva del reostato tramite
due microinterruttori: all'inizio della marcia il microinterruttore che
segnala l'inserimento delle resistenze sulla linea di alimentazione, deve
essere premuto dalla leva del reostato, in caso contrario l'apparecchiatura
di comando non dà il pronto marcia all'avviamento.
Entro un tempo massimo dall'inizio della manovra di accensione, la leva,
e quindi le resistenze, deve essere portata nella posizione di disinserimento
premendo l'apposito micro, altrimenti come già spiegato l'apparecchiatura
di comando interrompe l'alimentazione ed arresta il motore (tramite un
relè temporizzato).
L'assorbimento di corrente del motore è direttamente proporzionale
alla forza richiesta per muovere l'impianto (mano a mano che aumentano
gli sciatori trainati, aumenta la corrente assorbita dal motore) ed inversamente
proporzionale alla tensione di alimentazione (se diminuisce la tensione
della linea aumenta la corrente assorbita dal motore).
Il motore asincrono non può effettuare arresti elettrici perché,
come spiegato all'inizio del capitolo, funziona ad un regime costante
di rotazione. I motori asincroni generalmente sono privi di spazzole e
quindi meno soggetti agli inconvenienti che queste comportano (usura,
scintillio, collegamenti difettosi). I comandi di marcia e arresto del
motore sono effettuati dal circuito di comando che agisce tramite il teleruttore
del motore, chiudendo o aprendo il circuito di potenza che alimenta lo
statore: il valore di questa corrente viene rilevata dall'amperometro
del banco di comando.
La carcassa esterna del motore deve risultare collegata, tramite idonea
treccia in rame, al circuito di terra dell'impianto.
Il motore a corrente continua viene impiegato sulle sciovie per realizzare
le portate orarie più alte oppure, più semplicemente, per
avere la possibilità di variare la velocità dell'impianto
da zero alla velocità nominale. Analogamente al motore asincrono
è composto dal rotore e dallo statore, che rispettivamente alloggiano
il circuito di armatura e quello di eccitazione. Il motore a corrente
continua è alimentato da un ponte raddrizzatore (ponte di Graetz),
che permette di trasformare la corrente alternata in corrente in continua:
il ponte di una sciovia è dotato di 6 tiristori (mentre quello
di una seggiovia ne richiede 12, dovendo disporre anche di un ponte "generatore",
necessario per la condizione di linea carica sul ramo di discesa).
Per regolare il numero di giri del motore, viene generalmente variata
la sola tensione del circuito di armatura, mentre la coppia del motore
è in funzione della corrente di armatura.
I motori a corrente continua sono dotati di una dinamo tachimetrica che
genera una tensione continua in funzione del numero di giri del motore,
questa tensione viene costantemente controllata da un apposito dispositivo
che interviene sulla regolazione del motore.
Nell'eventualità che si verifichi una "fuga" del motore,
cioè un aumento della velocità oltre il limite di funzionamento
previsto (110%), il dispositivo di controllo interviene ed arresta l'impianto;
generalmente questa anomalia è dovuta ad un guasto della dinamo
tachimetrica.
I motori in corrente continua realizzano il collegamento fra il circuito
di potenza ed il circuito di armatura del rotore, tramite delle spazzole
che strisciano su un apposito collettore, questo sistema può comportare
degli inconvenienti tipo lo scintillio o l'usura, risulta perciò
necessario effettuare dei controlli e degli interventi di manutenzione
periodici.
Gli azionamenti in corrente continua sono dotati di un dispositivo chiamato
minima velocità. Questo è realizzato mediante una scheda
elettronica che analizza il segnale proveniente dalla dinamo tachimetrica
ed è necessario per arrestare il motore al raggiungimento del valore
della velocità minima impostata (circa 0,2 m/s), ad esempio nella
frenata elettrica.
Ovviamente questo dispositivo deve essere automaticamente disinserito
nella fase di marcia, analogamente a quanto avviene per i microinterruttori
del freno; infatti premendo il pulsante di marcia il motore inizia a girare,
ma impiega un certo tempo (3-5 secondi) per raggiungere e superare la
velocità minima.
Quindi il dispositivo in questa prima fase, fintantoché viene premuto
il pulsante di marcia, deve risultare inoperante per permettere l'avviamento
dell'impianto, viceversa non si riuscirebbe a partire.
9) MOTORI A COMBUSTIONE INTERNA
Motore Diesel
Questo tipo di motore utilizza il gasolio come combustibile; negli azionamenti
per gli impianti di risalita viene impiegato nella versione a quattro
tempi e si divide in due categorie: ad iniezione diretta ed indiretta;
nel primo caso il combustibile viene iniettato direttamente nella camera
di combustione, mentre nel secondo caso viene iniettato nella precamera
di combustione.
Il principio di funzionamento rimane lo stesso: il combustibile viene
iniettato in una camera di combustione dove si trova dell'aria compressa
ad alta temperatura la quale favorisce l'innesco della combustione.
Nei motori ad iniezione indiretta il rapporto di compressione non è
elevato (circa 18-20), di conseguenza la temperatura dell'aria non è
sufficiente, al momento dell'avviamento e nei primi minuti di funzionamento,
per innescare l'accensione del combustibile e va pertanto preriscaldata
tramite le candelette (resistenze); viceversa, nei motori ad iniezione
diretta il rapporto di compressione è maggiore (circa 24) pertanto
neanche all'avviamento la camera di combustione necessita di preriscaldo.
Per la variazione del numero di giri del motore e della conseguente coppia
motrice, si agisce sulla regolazione della pompa di iniezione, in modo
tale da aumentare la quantità di combustibile immessa nei cilindri.
Tutti gli arresti dell'impianto, del circuito di comando o del circuito
di sicurezza, agiscono sull'elettrovalvola che disalimenta il motore arrestandolo,
ed a volte intervengono sulla frizione disaccoppiando il motore dalla
trasmissione.
Motore a benzina
Il combustibile impiegato ovviamente è la benzina e la versione
utilizzata è quella a quattro tempi: il motore a benzina è
poco impiegato negli impianti di risalita anche per un motivo di pericolosità
data l'alta infiammabilità del combustibile. In questo tipo di
motore viene compressa una miscela composta da aria e combustibile (benzina):
successivamente viene innescata la combustione tramite una scintilla provocata
dalla corrente elettrica che attraversa gli elettrodi di una candela di
accensione.
La miscelazione dei due elementi viene svolta dal carburatore e, nei motori
più recenti, dalla pompa di iniezione.
Per regolare il numero di giri e la coppia motrice, si influisce sulla
quantità di aria e benzina immessa nei cilindri, tramite la valvola
a farfalla.
E' conveniente a volte, nelle partenze con motore freddo, arricchire la
miscela di benzina in modo tale da facilitare l'accensione.
Tutti i comandi di arresto dell'impianto, provenienti dal circuito di
comando o dal circuito di sicurezza, interrompono l'energia elettrica
che alimenta le candele (oppure interrompono il flusso del carburante
alla pompa di iniezione) arrestando il motore, ed a volte intervengono
sulla frizione disaccoppiando il motore dalla trasmissione.
10) MOTORI IDRAULICI
E' ancora possibile riscontrare casi di applicazione degli azionamenti
idraulici su sciovie; questo sistema è stato ampiamente sostituito
dai motori elettrici asincroni ma soprattutto dai motori in corrente continua.
Infatti questo tipo di azionamento, analogamente agli azionamenti elettrici
in corrente continua, permette la regolazione della velocità della
fune dal valore zero al valore massimo per il quale l'impianto è
stato realizzato.
Trova invece ampia applicazione in qualità di argano di soccorso
(o recupero) in tutte le altre forme di impianto funiviario (seggiovie,
telecabine, funivie).
E' costituito da una pompa idraulica a portata variabile e da un motore
idraulico, collegati fra di loro da delle tubature ad alta pressione per
la circolazione dell'olio.
Generalmente la pompa, azionata ad un numero di giri costante da un motore
termico (diesel) o in alternativa da un motore elettrico (asincrono),
è a portata variabile e permette la regolazione della quantità
di olio trasmessa al motore idraulico.
Il motore è collegato al riduttore o direttamente alla puleggia
motrice tramite una corona dentata; in funzione della quantità
di olio ad alta pressione che gli arriva dalla pompa, aumenta o diminuisce
il numero di giri di rotazione e quindi varia la velocità della
fune.
11) TRASMISSIONE DEL MOTO E COMPONENTI MECCANICI
Albero cardanico
E' un albero intermedio di trasmissione con due snodi a croce che permette
un lieve disassamento fra gli alberi di entrata e di uscita.
Giunto elastico
E' un elemento meccanico atto a trasmettere il moto rotatorio tramite
una parte costituita in materiale cedevole (gomma) che permette di assorbire
con la propria elasticità dei piccoli strappi o discontinuità
del movimento e anche lievi disassamenti. Normalmente viene inserito sull'albero
veloce fra il motore ed il riduttore.
Giunto oleodinamico
Viene posizionato fra il motore ed il riduttore: anch'esso serve per assorbire
strappi e leggere discontinuità del moto e permette inoltre delle
partenze più graduali.
E' costituito da due gusci in alluminio, dotati di alettature interne,
ed è riempito di olio. I due gusci sono rispettivamente calettati
sull'albero trascinante e su quello trascinato, e l'elemento che trasmette
il moto fra i due gusci è l'olio, che viene mosso dalle alettature;
è importante ricordare che il giunto oleodinamico deve essere impiegato
esclusivamente ad un numero di giri ben preciso, indicato dal costruttore:
infatti un impiego a regimi inferiori determina degli scorrimenti dei
due gusci, uno rispetto all'altro, ed in definitiva la mancanza della
trasmissione del moto.
Cinghia trapezoidale
Questo elemento permette la trasmissione del moto fra alberi paralleli
e distanti fra di loro, la cinghia si avvolge su delle pulegge appositamente
sagomate e calettate una su ciascun albero.
In genere nelle sciovie viene impiegata per trasmettere il moto dal motore
al riduttore, permette una certa riduzione dei giri, ma soprattutto funge
da giunto elastico per attutire nella partenza, in particolare dei motori
asincroni, gli scatti di velocità (strappi).
Boccole
Questo elemento meccanico realizzato in materiale antifrizione (cioè
dotato di un piccolo coefficiente di attrito), o più normalmente
in bronzo, serve per limitare l'attrito fra due componenti in acciaio
che ruotano leggermente uno rispetto all'altro: è impiegata di
regola sui perni delle rulliere, (che infatti hanno la possibilità
di una limitata rotazione, per attutire l'impatto a passaggio del morsetto).
Le boccole sono soggette ad un attrito strisciante e quindi a un notevole
consumo: vanno pertanto lubrificate frequentemente.
Al contrario, i cuscinetti
vengono impiegati sui componenti meccanici dotati di moto rotatorio veloce,
quali ad esempio tutti gli alberi di trasmissione, i rulli delle rulliere,
le pulegge etc.
Anch'essi necessitano di una buona lubrificazione, che può essere
effettuata con olio (nel caso dei cuscinetti di un riduttore) o con grasso
(nel caso dei cuscinetti utilizzati sui rulli di linea).
Lubrificazione
I componenti meccanici in movimento relativo necessitano generalmente
di un continua lubrificazione al fine di limitarne l'attrito.
Gli alberi e gli ingranaggi dei riduttori, i cuscinetti delle pulegge
e del motore, i cuscinetti dei rulli, le boccole delle rulliere e dei
morsetti e tutti gli altri dispositivi in movimento devono pertanto essere
lubrificati mediante olio o grasso del tipo consigliato dal costruttore
e con la frequenza fissata dal medesimo.
Questi dati si possono trovare nel manuale d'uso e manutenzione fornito
dalla ditta costruttrice, che deve essere sempre depositato alla stazione
motrice dell'impianto.
Copiglia
E' un elemento di contrasto per impedire lo svitamento dei dadi o lo sfilamento
dei perni dalle loro sedi.
E' costituito da un filo in acciaio, ripiegato su se stesso; che viene
infilato attraverso due fori concentrici ricavati nei due elementi di
cui si vuole garantire l'accoppiamento.
Le due estremità sporgenti della copiglia devono poi essere ripiegate,
per impedirne lo sfilamento.
E' buona regola sostituire la copiglia ogni qualvolta sia stata rimossa
dalla sue sede: infatti i ripetuti piegamenti possono causare la rottura
di una o entrambe le estremità.
Linguetta e chiavetta
Sono due dispositivi meccanici che realizzano l'accoppiamento tra un perno
(albero) ed un mozzo (puleggia).
La prima (la linguetta) viene alloggiata in apposite sedi ricavate nel
perno e nel mozzo e trasmette il moto per contrasto, la seconda (la chiavetta)
pur essendo alloggiata in apposite sedi, nelle stesse viene forzata comprimendo
le superfici opposte, così da trasmettere il movimento per attrito.
Rulliere
Le rulliere sono costituite da due o più rulli assemblati assieme
mediante delle piastre laterali, collegate con dei perni sui quali i rulli
ruotano tramite dei cuscinetti; le rulliere sono stabilmente collegate
alle traverse dei sostegni con dei bracci di sospensione.
Possono lavorare in due modi diversi cioè in appoggio oppure in
ritenuta.
La rulliera con funzioni di appoggio sostiene la fune da basso, impedendole
di cadere, mentre la rulliera con funzione di ritenuta trattiene la fune
dall'alto impedendole di sollevarsi.
Le rulliere in appoggio possono essere oscillanti longitudinalmente e
trasversalmente, le rulliere di ritenuta solo longitudinalmente.
Tutte le rulliere devono essere dotate di dispositivi elettrici per l'arresto
dell'impianto in caso di scarrucolamento della fune: sono inseriti sul
circuito di sicurezza, e generalmente costituiti da una barretta in alluminio
riportante degli intagli per favorirne la rottura, oppure da un filo elettrico
opportunamente posizionato ed isolato.
Ai dispositivi elettrici vengono associate le "scarpette raccogli
fune" esterne, sono degli elementi meccanici realizzati in acciaio,
opportunamente sagomati per raccogliere la fune nell'eventualità
che scarrucoli dai rulli.
La forma e le dimensioni di questi organi devono essere tali da conferirgli
la resistenza necessaria a trattenere la fune senza rompersi e comunque
permettere il libero passaggio del morsetto e del braccio di sospensione
del traino.
Sono installati obbligatoriamente su tutte le rulliere non oscillanti
trasversalmente rispetto all'asse fune. Inoltre tutte le rulliere devono
essere dotate di dispositivi meccanici che impediscano lo scarrucolamento
della fune verso l'interno della linea.
La pressione esercitata dalla fune sui rulli che compongono le rulliere,
è fissata convenzionalmente dalla normativa vigente entro un minimo
di 40 Kg per ciascun rullo ed un massimo di 470 Kg: il valore massimo
è in funzione della velocità e del diametro della fune.
La pressione minima comunque esercitata su una rulliera di appoggio non
può essere minore a 100 Kg. Le rulliere nel loro insieme devono
permettere il libero passaggio del traino sbandato trasversalmente di
12°, senza che avvenga alcun contatto con qualsiasi componente della
rulliera stessa.
Rulli
Sono costituiti da due flange esterne collegate ad un mozzo centrale,
nel quale è ricavata la sede per i cuscinetti che permettono la
rotazione del rullo sul proprio perno; un anello in gomma è ospitato
fra le due flange, idoneamente sagomato per accogliere la fune e il morsetto
dei traini.
Normalmente l'anello in gomma dopo un certo numero di ore di funzionamento
deve essere sostituito a causa dell'inevitabile usura, il personale è
tenuto ad utilizzare degli anelli analoghi o che comunque presentino le
medesime forme geometriche e uguali caratteristiche del materiale.
ANTINFORTUNISTICA
In questo capitolo tratteremo quella parte dell'antinfortunistica relativa
alle operazioni di manutenzione o di controllo degli organi meccanici
di un impianto scioviario.
Inizieremo col parlare della attrezzatura individuale di cui ogni lavoratore
deve essere dotato, fornita dal concessionario; essa è costituita
da elmetto, imbracatura, scarpe e guanti.
L'imbracatura deve essere provvista degli appositi cordini con moschettone
per la sicura sulle pedane dei sostegni, ed eventualmente di un dispositivo
"anticaduta" per l'accesso alle scale fisse. Il caposervizio
è tenuto a far rispettare l'utilizzo del materiale antinfortunistico
da parte del personale a lui preposto.
Molto spesso sugli impianti di risalita si è costretti a svolgere
lavori di manutenzione o interventi straordinari ad una certa altezza
dal terreno utilizzando per questo scopo scale portatili o fisse.
Le scale portatili da impiegarsi in questi interventi sono quelle di tipo
antinfortunistico e non quelle predisposte per il soccorso aereo dei viaggiatori.
Questo per due motivi: primo, perché impiegando quelle per il soccorso
capita talvolta di rovinare i bracci terminali con i quali le scale vengono
agganciate ai veicoli; secondo, perché le scale di soccorso sono
prive di quegli accorgimenti di cui una scala antinfortunistica è
dotata, vale a dire: piedini antisdruciolo, gambe più larghe o
adattabili, parte terminale antisdruciolo.
Quando si impiega la scala portatile per svolgere determinate operazioni
è importante assicurarsi che i piedini siano correttamente posizionati
sulla base di appoggio e che non possano scivolare, inoltre la scala deve
sporgere al di sopra del punto di appoggio di almeno un metro per agevolare
la salita e la discesa.
Qualora si tratti di scale fisse, ad esempio le scale di accesso ai sostegni,
queste devono essere munite di cordino anticaduta o analogo sistema che
impedisca la caduta delle persone per un tratto superiore ad un metro.
In alternativa possono venire dotate di apposita gabbia anticaduta a partire
da un altezza dal terreno di 2,5 metri.
I dispositivi di cui sopra sono obbligatori per le scale a pioli di altezza
superiore ai 5 metri, fissate su pareti o incastellature verticali o aventi
una inclinazione superiore a 75°.
Le scale doppie portatili non devono superare l'altezza di 5 metri, inoltre
devono essere dotate di catena di adeguata resistenza o altro dispositivo
che impedisca l'apertura della scala. Il caposervizio deve effettuare
periodicamente un controllo per verificare l'efficienza delle scale portatili
o fisse in uso presso l'impianto, delle pedane di lavoro e dei relativi
dispositivi antinfortunistici.
Analogamente il caposervizio è tenuto a verificare periodicamente
l'efficienza dei dispositivi di sollevamento usati dal personale, tipo
paranchi, arganelli e simili, controllando ogni tre mesi lo stato di conservazione
delle catene o funi di cui queste attrezzature sono dotate.
I vani di passaggio nel pavimento, le passerelle o qualsiasi altro luogo
di lavoro situato ad un'altezza superiore ad un metro, devono essere protetti
contro le cadute accidentali mediante un apposito parapetto, che deve
corrispondere ai requisiti seguenti:
* altezza minima 1 metro (altezza del torace);
* essere dotato di un secondo corrente sito a metà altezza rispetto
al precedente;
* essere dotato dell'arresto al piede, realizzata con una fascia continua
poggiante sul piano calpestio ed alta almeno 15 cm.
Sulle passerelle e nei locali adibiti a sala macchine, è vietato
depositare materiale infiammabile (carburante o lubrificante) o comunque
utilizzare i suddetti locali per deposito materiali.
I locali di lavoro o quelli adibiti a deposito devono essere dotati di
porte che si aprano verso l'esterno e che abbiano una larghezza minima
di 1,1 metri.
Le uscite di sicurezza devono risultare segnalate con appositi cartelli
monitori unificati di colore verde; analogamente ai cartelli presenti
sugli impianti per la regolamentazione del traffico, i cartelli antinfortunistici
rispettano la colorazione e la forma unificata seguente:
* cartelli d'obbligo
forma circolare, colore di fondo blu, segno grafico bianco;
* cartelli di pericolo
forma triangolare, colore di fondo giallo, cornice e segno grafico nero;
* cartelli di divieto
forma circolare, colore di fondo bianco, cornice rossa, segno grafico
nero;
* cartelli di sicurezza
(uscita, pronto soccorso) forma quadra o rettangolare, colore di fondo
verde, segno grafico bianco;
* cartelli di informazione
forma quadra o rettangolare, colore di fondo azzurro, segno grafico bianco.
Tutti i dispositivi dotati di moto rotatorio (ad esempio alberi cardanici,
pulegge, etc.), situati ad un'altezza inferiore a due metri e quindi raggiungibili
direttamente, devono essere protetti, con schermatura fissa, onde evitare
impigliamenti o contatti accidentali.
Tali protezioni possono essere tolte solo per svolgere lavori di manutenzione,
previa autorizzazione del capo servizio, e naturalmente ad impianto fermo.
Durante i lavori di manutenzione, gli interventi straordinari o la costruzione
dell'impianto, svolgono l'attività di sorveglianza in merito al
rispetto delle norme antinfortunistiche i funzionari dell'Ufficio Prevenzione
Infortuni e Sicurezza sul Lavoro della P.A.T..
12) FRENO
Gli impianti scioviari vengono dotati di freno qualora sia necessario
diminuire lo spazio di frenata rispetto all'arresto spontaneo, in particolare
quando tale spazio risulti maggiore dell'equidistanza fra due traini consecutivi.
Infatti bisogna sempre garantire che, nel caso di un arresto per caduta
di un viaggiatore, il successivo non venga trascinato addosso a quello
caduto. Il freno viene di regola montato fra il motore ed il riduttore,
in presa diretta sull'albero veloce.
Per quegli impianti in cui lo spazio dell'arresto spontaneo rispetti l'equidistanza
fra due traini consecutivi, è sufficiente la presenza del dispositivo
antiritorno che impedisce la retromarcia dell'impianto dopo che la fune
si è fermata, a condizione comunque, che la pendenza media della
sciovia sia minore del 25%.
Forza frenante
Viene calcolata in base alle caratteristiche della pista di risalita (pendenza),
alla velocità dell'impianto ed in funzione dello spazio di frenata
che si vuole realizzare.
Comunque la forza del freno deve essere tale da impedire la retromarcia
della fune nelle condizioni di carico più sfavorevoli.
La forza di un freno è praticamente fornita dalla massa di un contrappeso
o da una molla.
Apertura del freno
E' generalmente realizzata tramite dispositivi di servocomando idraulici,
pneumatici o elettromagnetici, che vincono la forza che determina la chiusura
delle ganasce e ripristinano il gioco fra ferodi e fascia freno.
Per i servocomandi elettrici esistono delle protezioni che controllano
il massimo sforzo necessario per l'apertura del freno. In pratica se,
ad esempio, l'ancora non può venire attirata per l'impedimento
di un ostacolo, si verifica un aumento di corrente della bobina del servocomando,
che superato un certo valore determinerà l'intervento del relè
termico del freno e di conseguenza l'arresto dell'impianto.
Ancora
E' definita ancora la parte di collegamento fra il contrappeso o le molle
ed i dispositivi di servocomando: quando l'ancora viene attirata verso
il dispositivo che attua l'apertura, si determina il distacco dei ferodi
dalla fascia freno, viceversa quando l'ancora è trascinata dal
contrappeso o dalla forza delle molle i ferodi si chiudono sul disco ed
arrestano l'impianto.
E' importante controllare periodicamente la corretta corsa libera dell'ancora,
infatti se quest'ultima raggiungesse il fine corsa inferiore (in particolare
nei servofreni elettromeccanici, circa 3 Þ 5 cm) la forza frenante diverrebbe
insufficiente.
Regolazione del freno
Nel manuale d'uso e manutenzione dell'impianto fornito dal costruttore,
sono riportati i dati relativi al regolare gioco fra ferodi e fascia freno
(circa 0,5Þ1,5 mm) e l'usura massima dei ferodi stessi; viene in genere
specificato l'intervallo di tempo entro il quale devono essere effettuati
i controlli per riscontrare la corrispondenza con i dati di cui sopra.
Va comunque ricordato, che negli impianti scioviari dotati di freno, sono
di norma presenti sul quadro di comando due segnalazioni riguardanti lo
stato dei freni: la prima segnala la posizione del freno (aperto/chiuso),
la seconda segnala l'avvenuta usura dei ferodi. Quest'ultimo dispositivo
non permette la marcia dell'impianto fintantoché non sia ripristinato
il regolare gioco fra ferodo e fascia freno.
13) DISPOSITIVI DI TENSIONE
Posizione della slitta e del contrappeso
Giornalmente il macchinista verifica l'esatta posizione di questi due
elementi e la riporta sul libro giornale dell'impianto. Il controllo è
importante in quanto si deve verificare che la slitta e il contrappeso
risultino liberi nel movimento, infatti una posizione troppo avanzata
o addirittura l'appoggio ai fine corsa meccanici (anteriori per il carro
o superiori per il contrappeso), potrebbero determinare l'aumento del
tiro della fune traente.
E' da notare che generalmente le cause che portano la slitta e il contrappeso
ad avanzare eccessivamente sono del tutto esterne (es.: caduta di un albero
sulla fune), quindi il macchinista nell'eventualità che si verifichi
tale inconveniente dovrà pure verificare l'integrità della
linea. Può verificarsi tuttavia, che per un'errata esecuzione dell'impalmatura,
l'anello di fune sia eccessivamente corto, quindi, in caso di notevole
diminuzione di temperatura, la slitta di tensione potrebbe raggiungere
i fine corsa anteriori. In questa situazione, se la fune è nuova
si può contare sul suo allungamento normale, viceversa se trattasi
di fune già in opera da più anni si deve ricorrere all'inserimento
di uno spezzone.
Nel caso contrario invece, vale a dire con contrappeso appoggiato al terreno
o slitta appoggiata ai fine corsa posteriori, le cause generalmente sono
da ricercarsi in un eccessivo allungamento della fune ( es.: fune nuova),
questa situazione determina la mancanza del tiro e l'eventuale scorrimento
della fune sulla puleggia motrice per insufficienza di attrito.
Si deve procedere quindi ad un accorciamento della fune traente provvedendo
a ripristinare la posizione centrale dei due elementi di tensione (non
è ammesso infatti scaricare il contrappeso in quanto il suo valore
è stabilito in sede progettuale ed è quello necessario per
garantire la giusta tensione della fune; per questo motivo i contrappesi
costituiti da più blocchi vengono "legati" in modo da
garantirne l'entità).
Va evidenziato il fatto che le funi possono modificare temporaneamente
la loro lunghezza oltre che per le variazioni del carico alle quali sono
sottoposte, anche in conseguenza dell'aumento o abbassamento della temperatura
ambiente per effetto della dilatazione dei materiali di cui sono composte.
Infatti con l'aumento della temperatura aumenterà la lunghezza
della fune (circa 1 cm per ogni km di lunghezza per ogni variazione di
1 grado di temperatura), e ad ogni abbassamento corrisponderà un
accorciamento della fune. Il collegamento contrappeso - slitta di tensione,
viene realizzato con un tratto di fune tenditrice; questa fune ha delle
caratteristiche meccaniche molto diverse rispetto alla fune traente, come
vedremo nel capitolo riguardante le funi, in quanto è sottoposta
a delle forti deviazioni attorno alle pulegge di deviazione e compensazione
e sul tamburo di ancoraggio.
Generalmente la fune tenditrice realizza il collegamento avvolgendosi
su una puleggia di compensazione e terminando con entrambe le estremità
su un tamburo di ancoraggio, attorno al quale ciascuna estremità
è avvolta con minimo tre spire e bloccata con due morsetti.
Concludo il capitolo precisando che a seguito di inconvenienti simili
a quelli più sopra descritti, che si verifichino durante il servizio
pubblico, è necessario completare la corsa con tutte le precauzioni
del caso e poi sospendere l'esercizio fintantoché non siano ristabilite
le necessarie misure di sicurezza, anche qualora l'eventuale regolazione
(del contrappeso) venga effettuata mediante l'apposito arganello.
14) MORSETTI
Il dispositivo di collegamento dei traini alla fune traente è denominato
morsetto ed è costituito da un corpo fisso, una ganascia mobile
e dal sistema di serraggio.
Il corpo fisso, che ovviamente è costituito da un unico pezzo,
comprende la ganascia fissa, il perno di collegamento con la boccola del
braccio di sospensione dei traini ed a volte le due palmole; infatti in
talune versioni le palmole risultano staccate dal corpo ed a questo collegate
mediante un perno per permetterne il movimento.
Il sistema di serraggio del morsetto sulla fune è generalmente
un sistema fisso, questo significa che le ganasce vengono strette sulla
fune con una forza predeterminata e bloccate tramite un sistema a vite
con l'opportuno dado antisvitamento.
Tuttavia è possibile riscontrare dei morsetti che sviluppano la
loro forza di serraggio tramite delle molle a compressione: questo sistema,
impiegato normalmente nelle funivie monofuni a collegamento permanente,
permette di mantenere costante la forza di chiusura delle ganasce anche
nell'eventualità di diminuzione del diametro della fune.
E' da notare che non è ammesso serrare i morsetti sui nodi dell'impalmatura.
Corsa libera
In fase di costruzione il morsetto viene realizzato in modo tale che per
una eventuale riduzione della sezione della fune o per un'usura delle
sue ganasce, il morsetto possa ancora stringere efficacemente.
Pertanto viene definita corsa libera l'ulteriore corsa delle ganasce nel
senso della chiusura, a partire dalla effettiva posizione di serraggio
sulla fune.
La normativa vigente fissa al 5% del diametro della fune l'entità
minima della corsa libera del morsetto, al di sotto della quale la fune
o i morsetti, a seconda di quale dei due elementi abbia causato la diminuzione
di sezione, devono essere sostituiti.
Pertanto, conosciuto il diametro di lavoro del morsetto (= diametro nominale
della fune), l'operatore può controllare la regolare corsa libera
mediante un perno avente diametro ridotto, secondo quanto stabilito dalla
normativa (-5%); se il perno inserito fra le ganasce risulta regolarmente
stretto dalle medesime, significa che permane la regolare corsa libera.
Al contrario, se il perno infilato fra le ganasce risulta libero il morsetto
è usurato e di conseguenza deve essere tolto d'opera.
Ganasce
Lo spessore delle ganasce deve essere superiore a determinati valori forniti
dal costruttore, oltre i quali per un'eccessiva usura devono essere sostituite.
I valori di cui sopra sono riportati nel manuale d'uso e manutenzione
dell'impianto.
Gli spigoli delle ganasce devono essere saltuariamente controllati ed
eventualmente arrotondati, in quanto possono deteriorare la fune "pizzicandola".
Chiave dinamometrica
E' un dispositivo che permette di effettuare la chiusura dei morsetti
sulla fune ad un carico ben preciso, definito dal costruttore per uno
specifico impianto.
Una forza di chiusura inferiore può determinare lo scorrimento
del morsetto ed una forza maggiore può danneggiare la fune traente.
Spostamento
La normativa tecnica fissa in due mesi, il limite massimo entro il quale
si deve effettuare lo spostamento dei morsetti allo scopo di non danneggiare
la fune.
L'operazione viene effettuata allentando i dadi di chiusura del morsetto
e portandolo in avanti di circa 50 centimetri, questo per ogni morsetto
in modo consecutivo, successivamente il dado di chiusura deve essere stretto
con la chiave dinamometrica al carico fissato dal costruttore, dopodiché
deve essere fissato il sistema antisvitamento (in genere un controdado).
L'operazione viene conclusa dalla prova di scorrimento: il morsetto deve
risultare stabile ad una forza applicatagli parallelamente alla fune pari
a 100 kgf se monoposto e 200 kgf se biposto.
Pulegge
Nel passaggio attorno alle pulegge, la fune traente deve sempre risultare
alloggiata nell'apposita gola: se la fune si avvolge sotto o sopra la
sua sede, al passaggio del morsetto il traino verrà ruotato verso
l'esterno o, rispettivamente, verso l'interno.
In questo caso si dovrà effettuare la tornitura o la sostituzione
della guarnizione per ripristinare la giusta sede della fune e di conseguenza
il regolare passaggio del morsetto.
Rulli
Per garantire un regolare passaggio del morsetto sui rulli, senza che
avvengano urti fra questi componenti meccanici, è necessario che
con guarnizione del rullo nuova, la distanza verticale minima fra corpo
del morsetto e bordo del rullo sia pari ad almeno 5 mm; il personale addetto
all'impianto è tenuto a verificare periodicamente, nel corso dell'esercizio
stagionale, lo stato di usura delle gomme e provvedere a sostituire quelle
usurate.
15) TRAINI
I traini sono quei dispositivi meccanici che permettono di trascinare
lo sciatore lungo il tracciato di risalita.
Sono collegati al morsetto tramite il braccio di sospensione e risultano
costituiti da una parte definita rigida e un'altra chiamata mobile.
Per parte rigida del traino si intende il corpo recuperatore, l'anello
di guida di cui è dotato, la sospensione ed anche il morsetto;
la parte mobile è costituita dal piattello di trascinamento del
viaggiatore e dalla funicella di collegamento.
Ogni impianto scioviario deve essere dotato di una scorta di traini completi
(morsetto-sospensione-recuperatore-piattello) che costituisca la riserva,
pari almeno al 5% del numero totale dei traini in linea.
L'equidistanza minima fra i dispositivi di traino, deve essere almeno
pari a 1,3 volte la lunghezza del traino completamente estratto: quest'ultima
lunghezza viene misurata a partire dal morsetto fino al piattello, con
funicella di collegamento completamente svolta.
Recuperatore
Il recupero del piattello, all'atto dello sgancio a monte, deve avvenire
prima che il traino abbia raggiunto le strutture di stazione, e comunque
senza che il piattello possa determinare degli impigliamenti con la fune
traente o con altri organi.
Per questo motivo viene fissato uno spazio libero, a partire dal punto
di sgancio a monte fino all'imbocco sulla puleggia, avente una lunghezza
minima di almeno 15 volte la velocità nominale della fune.
Qualora si determini un mancato recupero del piattello, l'impianto viene
in genere arrestato dall'intervento dell'apposito dispositivo che rileva
l'anomalia.
Ecco allora che diventa importante, ai fini della sicurezza del servizio,
assicurarsi che il dispositivo di cui sopra si trovi al punto giusto:
la sua posizione deve essere tale da poter "raccogliere" anche
i piattelli che sono stati lanciati lateralmente e non deve trovarsi troppo
vicino alla puleggia in quanto, se trattasi di puleggia "sospesa"
(cioè sostenuta da un portale anziché da un pilastro centrale),
il traino potrebbe effettuare il giro e ritornare sul ramo di discesa
prima che il piattello che non ha recuperato, sia stato rilevato dall'apposito
dispositivo.
Ad ogni modo, ogni volta che il personale di monte rilevi il mancato o
il difettoso recupero di un traino, deve intervenire arrestando l'impianto
ed assicurare il piattello affinché non si impigli e non venga
utilizzato.
Funicelle
L'ancora o il piattello sono collegati al dispositivo recuperatore tramite
una funicella in materiale sintetico. Nel caso abbastanza frequente che
questa sia da sostituire in quanto usurata o rotta, il personale addetto
alla manutenzione deve impiegare delle funicelle dello stesso materiale
e con la medesima lunghezza, infatti questa dimensione viene desunta dal
calcolo di progetto e non può essere modificata.
E' inoltre vietato effettuare nodi o inserire spezzoni in quanto impedirebbero
un corretto recupero.
16) FUNI PER IMPIANTI FUNIVIARI
Le funi metalliche differiscono tra loro per la "formazione"
(cioè per la quantità e la posizione dei fili) con la quale
sono state realizzate. In particolar modo le funi impiegate sui vari impianti
funiviari in servizio pubblico, si riassumono in due categorie: spiroidali
chiuse, a trefoli.
Le spiroidali chiuse sono realizzate da un avvolgimento di fili su un
analogo filo in acciaio che costituisce l'anima centrale, quindi chiuse
esternamente mediante uno o più strati di fili sagomati (generalmente
a "Z"), questo impedisce che la rottura di un filo ne determini
lo svolgimento da tutta la fune, realizzando inoltre una superficie esterna
regolare e quasi liscia.
Risultano piuttosto rigide, pertanto impiegate in applicazioni statiche
che non prevedano notevoli deviazioni, si riscontrano quali funi portanti
per le funivie a va e vieni.
Le funi a trefoli si distinguono in tre specie: con anima tessile normali,
con anima tessile o sintetica speciali, con anima metallica.
Le funi a trefoli con anima tessile normale sono per l'appunto realizzate
da sei trefoli incordati su un anima tessile, i quali, a loro volta, risultano
composti da uno strato di 12 fili esterno ed uno di 6 fili interno, avvolti
su un analogo filo che funge da anima centrale.
Trovano un impiego limitato come funi traenti per sciovie (nella formazione
a 114 fili) in quanto sono soggette ad una rapida usura.
Le funi con anima tessile o sintetica speciali, si differenziano, oltre
che per la composizione dell'anima per la quale si rimanda al capitolo
successivo, soprattutto perché risultano composte da fili di diverso
diametro, allo scopo di aumentare il riempimento della sezione e quindi
migliorare la superficie di appoggio di ciascun filo.
Questo accorgimento aumenta inoltre la sezione metallica a parità
di diametro della fune, rende più compatta la fune e ne determina
una minore usura.
Le funi realizzate secondo questo principio sono le più utilizzate
nel settore degli impianti funiviari e in funzione del numero di fili
dei quali sono composte, del loro diametro e del sistema di avvolgimento,
vengono classificate nelle seguenti categorie:
* Seale (nella composizione a 114 fili è unificata per l'impiego
quale fune traente per sciovie);
* Warrington, Filler, Warrington-Seale (per tutti gli impieghi funiviari:
traenti-portanti/traenti-soccorso). Infine le funi a trefoli con anima
metallica sono realizzate da una serie di trefoli esterni (in genere 12),
avvolti su una fune di composizione spiroidale o su un altro trefolo.
Comunemente sono chiamate "Ercole" e trovano applicazione come
funi portanti di funivie a va e vieni, in quanto risultano piuttosto rigide
e quindi più indicate per le applicazioni statiche come già
visto per le funi Spiroidali chiuse, dalle quali si differenziano per
il minor costo e per la possibilità di essere costruite con fili
d'acciaio a più alta resistenza.
Ogni fune, prima di essere messa in opera, deve essere sottoposta ad un
collaudo per verificarne le caratteristiche meccaniche di resistenza,
dichiarate dal costruttore e legate all'impiego previsto per la fune.
Le funi unificate si distinguono per avere una procedura diversa: sono
infatti costruite in grande lunghezza e quindi collaudate, successivamente
chiunque preleverà degli spezzoni, non sarà obbligato ad
eseguire ulteriori controlli in quanto la fune risulta già certificata
dal primo collaudo.
La procedura di collaudo delle funi unificate è ampiamente utilizzata
per funi traenti, tenditrici e telefoniche. Le funi unificate di qualsiasi
tipo sono riconoscibili dalle treccioline colorate presenti nell'anima,
che indicano il costruttore ed il numero di bobina dalla quale provengono.
Anima tessile
In genere viene impiegato del materiale in fibra naturale del tipo "sisal",
impregnato di particolari olii atti ad impedirne il deterioramento ed
a favorire la lubrificazione della fune; oppure si utilizzano fibre sintetiche
tipo nylon o propilene anch'esse, per quanto possibile, impregnate di
olii, principalmente per la lubrificazione della fune; negli ultimi anni
sono state realizzate delle funi con anima costituita da un unico tondino
di materiale sintetico che, opportunamente scaldato prima della cordatura
della fune, assume l'impronta dei fili dei trefoli.
La principale caratteristica delle funi che adottano l'anima in materiale
sintetico, ed in particolare quella costituita da un unico tondino, si
riassume in una minore "strizione" (cioè riduzione di
sezione) della stessa, quando la fune è sottoposta al tiro del
contrappeso e di conseguenza in un minore allungamento della fune medesima.
Le funi alle quali viene richiesta una buona flessibilità vengono
realizzate generalmente con anima tessile, in particolare: funi traenti,
tenditrici, funi portanti-traenti; viceversa vengono realizzate con anima
metallica le funi chiuse o Ercole normalmente impiegate quali funi portanti
nelle funivie.
Avvolgimento delle funi
Per avvolgimento si intende il senso nel quale i fili ed i trefoli sono
stati avvolti per realizzare la fune.
Quando il filo sul trefolo è stato avvolto nello stesso senso -sinistro
o destro- con il quale il trefolo è stato avvolto sulla fune, viene
definito avvolgimento parallelo.
Quando il filo è stato avvolto nel senso contrario rispetto al
senso di avvolgimento del trefolo, viene definito avvolgimento contrario.
La differenza fondamentale sta nel fatto che le funi avvolte con sistema
crociato hanno il vantaggio di avere una bassa coppia giratoria, cioè
tendono a ruotare meno attorno al proprio asse sotto carico, risultando
così più stabili e comode all'atto del montaggio.
Tuttavia presentano una minore superficie di appoggio dei fili per cui
risultano molto più sensibili all'usura che le funi ad avvolgimento
parallelo: il montaggio di queste ultime è però decisamente
più complesso in quanto è assolutamente da evitare una detorsione
all'atto della posa in opera.
Ciò provocherebbe un allentamento dei fili con riduzione della
sezione efficace della fune.
E' bene inoltre prestare molta attenzione nello svolgimento delle funi
(di qualsiasi tipo), dalle bobine sulle quali sono avvolte al momento
del trasporto, affinché non si formino dei cappi, questi infatti
potrebbero danneggiare la conformazione della fune e piegare i fili in
modo permanente.
Passo del trefolo
Viene definito passo del trefolo la misura della distanza fra una spira
del trefolo e la successiva dello stesso trefolo, rilevata esternamente
alla fune e secondo l'asse della medesima.
Con le stesse modalità si rileva il passo del filo nel trefolo.
Lubrificazione delle funi
Gli scopi per i quali le funi vengono lubrificate in fase di costruzione
e successivamente durante l'esercizio si riassumono in:
* 1. ridurre gli attriti tra i singoli fili e tra i trefoli, ovvero ridurre
al minimo l'usura;
* 2. fornire un adeguata protezione contro la corrosione delle superfici
dei fili, per effetto dell'umidità;
* 3. impedire a particelle estranee (polvere,sabbia) di penetrare negli
interstizi fra i fili, evitando così possibili abrasioni.
Sono tutte cause che determinano l'usura dei fili interni della fune.
La prima lubrificazione di una fune avviene in fase di fabbricazione ed
è la più importante in quanto interessa in modo certo tutti
i fili costituenti la fune medesima, è infatti molto difficile
riuscire a lubrificare efficacemente le zone interne di una fune in opera,
in quanto la tensione alla quale è sottoposta mantiene i fili ben
chiusi impedendo così la penetrazione del lubrificante.
Nel caso di eccessiva lubrificazione che determini lo sviluppo di grumi
di polvere - grasso ed altre impurità sulla fune, che ovviamente
disturbano il passaggio sui rulli e sulle pulegge, questi agglomerati
vanno rimossi mediante uno straccio o una spazzola in acciaio.
Le principali caratteristiche che un lubrificante deve possedere sono
le seguenti:
* 1. composizione chimica atta ad escludere la formazione di reazioni
chimiche con i fili, con l'anima e con gli altri materiali che vengono
a contatto con il lubrificante;
* 2. una consistenza che consenta di realizzare un film protettivo compatto
e continuo, atto ad impedire qualsiasi attacco chimico od elettrochimico
nella fune protetta;
* 3. proprietà fisiche che consentano di ridurre al minimo l'intensità
delle azioni di contatto, nonché i fenomeni di attrito ed usura
sia all'esterno che all'interno della fune;
* 4. proprietà fisiche che permettano la ricostruzione della continuità
del film protettivo quando si siano in esso create delle discontinuità;
* 5. stabilità sufficiente a garantire una protezione adeguata
per un tempo sufficientemente lungo.
Le prove ed i controlli che vengono effettuati sui lubrificanti sono i
seguenti:
* 1. minimo contenuto di acidi solubili in acqua;
* 2. minimo contenuto di acqua;
* 3. minimo contenuto di corpi estranei solidi;
* 4. punto di goccia;
* 5. buona resistenza all'azione dell'acqua;
* 6. capacità di aderenza a temperature piuttosto basse;
* 7. comportamento in presenza delle guarnizioni dei rulli.
Impalmatura
L'anello di fune traente, che realizza i due rami dell'impianto, deve
risultare chiuso tramite un'impalmatura effettuata da personale specializzato
e regolarmente iscritto nell'elenco degli impalmatori depositato presso
il Servizio Impianti a Fune.
La lunghezza minima del tratto impalmato deve risultare pari a 1300 volte
il diametro della fune; l'impalmatura di una fune traente normale a 6
trefoli viene eseguita con 6 nodi a distanze ben precise uno dall'altro.
Nel corso della vita della fune è possibile effettuare più
di una impalmatura, al fine di eliminare dei tratti danneggiati, fino
ad un massimo di quattro; comunque, al superamento del 14 esimo anno di
età, la normativa tecnica in vigore ammette solo due impalmature
nell'anello trattivo per poter mantenere in opera la fune, indipendentemente
dal numero di rotture presenti.
Diametro fune
Il diametro della fune viene misurato mediante l'utilizzo di un calibro
o un micrometro, rilevando la distanza fra due opposti trefoli.
Sezione metallica
Viene definita sezione metallica di una fune la somma di tutte le sezioni
dei fili in acciaio costituenti la fune medesima, vedremo successivamente
che la sezione metallica è soggetta al controllo di riduzione (per
fili rotti o danneggiati o per usura degli stessi) e questo determina
la permanenza in opera o meno della fune.
Diminuzione del diametro
Come già accennato precedentemente la diminuzione del diametro
di una fune è in linea di massima dovuta alla strizione dell'anima
per effetto del tiro al quale la fune è sottoposta; infatti l'usura
dei fili ben difficilmente determina un sensibile calo del diametro. Il
verificarsi di questa anomalia, potrebbe comportare lo scorrimento dei
morsetti, infatti questi ultimi sono costruiti per lavorare entro un campo
strettamente legato al diametro fune, quindi potrebbero non esercitare
più la loro forza di chiusura sulla fune stessa, in quanto le due
ganasce, toccandosi, potrebbero scaricare la loro forza di chiusura su
se stesse anziché sulla fune.
Spostamento dei morsetti
La maggior causa di usura dei fili e rottura degli stessi è dovuta
all'azione del morsetto sulla fune. Infatti il morsetto stringe la parte
di fune al quale è vincolato, gli trasmette tutti gli sforzi e
strappi ai quali lui stesso è soggetto, ma soprattutto aumenta
l'angolo di piegamento dei fili nel passaggio sui rulli ed attorno alle
pulegge di stazione.
Per questo motivo è necessario effettuare degli spostamenti dei
morsetti per non sottoporre troppo a lungo lo stesso tratto di fune alle
sollecitazioni descritte.
A questo scopo la normativa tecnica fissa il tempo massimo in due mesi
entro il quale un morsetto in esercizio deve essere spostato ( lo spostamento
va effettuato per 50 cm nel senso di marcia).
Il costruttore delle funi generalmente indica la frequenza dello spostamento
dei morsetti, frequenza che talvolta è ancor più cautelativa
di quella prescritta dalla normativa.
L'intervallo di tempo fra uno spostamento e l'altro è in funzione
della lunghezza dell'impianto: infatti, negli impianti lunghi i morsetti
compiono pochi giri attorno alle pulegge nell'arco della giornata, viceversa
negli impianti corti i morsetti affrontano il giro puleggia molto più
frequentemente.
Da qui nasce l'esigenza di spostare i morsetti negli impianti più
corti il più frequente possibile per preservare la fune da un logorio
eccessivo e repentino.
Controllo delle funi
Il controllo della fune in opera avviene mediante due sistemi: visivo
e magnetoinduttivo; il primo metodo da effettuarsi durante l'esercizio
mensilmente a cura del macchinista e del capo servizio, permette di rilevare
facendo girare l'impianto a velocità limitata ed impiegando uno
straccio chiuso sulla fune, i fili esterni rotti e magari sporgenti dai
trefoli, ma non permette di individuare le eventuali anomalie all'interno
della fune.
A questo scopo si effettua l'esame magnetoinduttivo che, creando un campo
magnetico attorno alla fune, mette in evidenza delle discontinuità
del campo stesso.
Queste discontinuità, opportunamente interpretate, contribuiscono
a determinare il numero di fili rotti interni; nei casi più difficili
la fune può anche essere aperta per verificare visivamente il suo
stato di conservazione.
L'esame magnetoinduttivo viene per legge svolto all'atto della messa in
opera della fune, al 2°, 4°, 6° anno e successivamente ogni
anno; deve essere inoltre fatto ogni volta che si verifichino degli incidenti
che hanno interessato la fune, ad esempio dei fulmini, degli scorrimenti
dei morsetti o altro.
Nelle verifiche a vista, a cura del macchinista e del capo servizio, qualora
vengano evidenziati dei nuovi punti in cui si trovino delle rotture, queste
devono essere riportate sul libro giornale annotando l'esatta posizione
rispetto all'impalmatura ed il numero dei fili rotti riscontrati.
Successivamente dovrà essere avvisato, a cura del capo servizio,
il tecnico responsabile dell'impianto affinché possa personalmente
verificare e assumere le decisioni del caso.
La normativa tecnica vigente fissa la riduzione massima consentita per
il mantenimento in opera delle funi: tale valore dipende dal numero degli
anni di esercizio della fune stessa. In pratica più aumenta l'età
della fune e minore è la percentuale di riduzione ammessa, pertanto
se una fune nuova pur presentando dieci fili rotti rientra ancora nella
percentuale di riduzione ammessa, una fune di sei anni con lo stesso numero
di rotture potrebbe essere al limite o aver superato la percentuale che
permette il suo impiego.
Al termine del presente manuale è allegata la tabella (allegato
B) riportante le percentuali di riduzione di sezione fissate dalla normativa
tecnica vigente.
Un inconveniente serio nel quale può incorrere la fune nell'arco
della sua permanenza in opera è il danneggiamento causato dalle
fulminazioni.
Ovviamente non si tratta di evenienze frequenti ma allo stesso modo non
si può nemmeno parlare di casi rari, soprattutto per taluni impianti
che si trovano ubicati in zone particolarmente soggette a questi fenomeni.
Generalmente le fulminazioni avvengono nel corso dell'estate e comportano
un danno piuttosto grave alla fune, in particolar modo per le funi più
vecchie, infatti come già visto in precedenza sono soggette ad
una percentuale di riduzione minore. I danni da fulmine sono riconoscibili
a vista in quanto nella maggioranza dei casi interessano i fili esterni
che possono risultare rotti e che comunque si presentano con un aspetto
perlato con colorazione bluastra. In ogni caso i fili soggetti alla fulminazione
vengono considerati inoperanti anche se non sono interrotti, in quanto
sono stati interessati da un notevole aumento di temperatura che può
averne modificato la loro composizione strutturale: le conseguenze sono
una diminuzione della resistenza meccanica ed una maggior probabilità
di rottura.
Il grado di sicurezza minimo di una fune traente è pari a 4,5,
ed è calcolato come rapporto fra il carico somma della fune e la
tensione massima di lavoro al quale è sottoposta.
Fune tenditrice
Questo tipo di fune presenta un numero di fili maggiore e più sottili
rispetto alla fune traente, in quanto deve possedere delle spiccate caratteristiche
di flessibilità. Infatti, pur rimanendo quasi ferma (il contrappeso
può avere al massimo delle escursioni di qualche metro), è
sottoposta a delle forti deviazioni attorno alle pulegge ed ai tamburi
di ancoraggio, quindi i fili che la compongono devono permetterle di adattarsi
senza schiacciarsi o comunque perdere la forma originale.
Su questa fune vengono effettuati dei controlli mensili visivi, allo scopo
di verificare la presenza di fili rotti, in particolare nelle zone soggette
alle deviazioni.
Salvo i casi di degrado evidente, le funi tenditrici devono essere tolte
d'opera allo scadere del 10° anno dalla loro installazione.
Fune per servizi ausiliari
Sono quelle |