|
Sciovie
Manuale pratico per la preparazione
al conseguimento
della patente di "Macchinista"
Gli impianti di risalita per il trasporto delle persone in esercizio pubblico
risultano attualmente divisi in quattro categorie: le sciovie, le funivie
monofuni a collegamento permanente (comunemente denominate "seggiovie"),
le funivie monofuni a collegamento temporaneo (o "agganciamenti")
e le funivie bifuni a va e vieni (ovvero funivie).
Le sciovie, di cui in questo manuale si tratta, sono a loro volta suddivise
in tre "specie": le sciovie a fune alta - ovvero ski-lift -,
le sciovie a fune bassa -vale a dire le manovie- ed infine le slittinovie
che generalmente sono assimilabili alle sciovie a fune alta ad eccezione
della diversità del mezzo di trasporto e del relativo sistema
di traino. Tutte vengono per l'appunto definite sciovie in quanto sostanzialmente
simili e soggette alla stessa normativa: il Decreto del Ministero dei
Trasporti del 15 marzo 1982 N° 27 "Norme tecniche per la costruzione
e l'esercizio delle sciovie in servizio pubblico".Principali organi
costituenti la sciovia
1) DISPOSIZIONI DI ESERCIZIO
Ad ogni singolo impianto deve essere preposto un tecnico responsabile
al quale viene demandato, da parte del concessionario, l'incarico di verificare
l'esistenza e la permanenza delle necessarie condizioni di sicurezza e
di regolarità dell'impianto, sia dal punto di vista antinfortunistico,
sia per quanto riguarda il regolare svolgimento del servizio. Al tecnico
responsabile spetta l'obbligo di dettare le prescrizioni particolari di
esercizio contenute nel Regolamento dell'impianto, di verificare in collaborazione
con il capo servizio l'idoneità del personale degli impianti, di
effettuare le prove di riapertura stagionale dell'impianto e di verificare
durante lo svolgimento del servizio pubblico la sicurezza e regolarità
del medesimo e delle prove che il macchinista ed il capo servizio svolgono
durante la stagione.
Per ogni impianto devono essere predisposti, dal capo servizio e dal tecnico
responsabile, un macchinista, un agente alla stazione di rinvio ed eventuali
altri addetti in funzione delle esigenze del servizio. Nessuno può
abbandonare anche temporaneamente il proprio posto di lavoro senza che
sia stato debitamente sostituito da altro personale. In particolare il
macchinista deve essere sostituito da un addetto in possesso di idonea
patente.
Per quanto riguarda il capo servizio deve essere previsto un suo sostituto,
ovviamente anch'egli in possesso di analoga patente, che in caso di sua
assenza automaticamente svolga i compiti a lui assegnati, viceversa il
servizio pubblico deve essere sospeso. Al caposervizio possono essere
assegnati più impianti purché appartenenti ad un "sistema
di linee", nell'eventualità di impianto singolo, non collegato
ad altri impianti, è ammesso il cumulo delle mansioni e pertanto
il caposervizio può svolgere contemporaneamente anche il compito
di macchinista.
Egli deve essere sempre presente sugli impianti o nelle immediate vicinanze,
raggiungibile telefonicamente; a lui spetta il compito di vigilare sulla
sicurezza del servizio, sull'osservanza delle norme antinfortunistiche
da parte di tutto il personale, assegna giornalmente i rispettivi compiti
al personale nei limiti della relativa abilitazione, svolge, in collaborazione
con il macchinista, le prove settimanali e mensili ed in collaborazione
con il tecnico responsabile le prove di riapertura dell'impianto e quelle
straordinarie in occasione di modifiche o dopo che si siano verificati
inconvenienti. Verifica inoltre la regolarità delle prove giornaliere
effettuate dal macchinista e la regolare manutenzione dell'impianto.
Durante l'esercizio, il macchinista addetto all'impianto è responsabile
dell'impianto medesimo, del personale presente sull'impianto, della attrezzatura
antincendio e di pronto soccorso. E' subordinato al capo servizio ed a
questi si rivolge direttamente per tutte le questioni attinenti la sicurezza,
sia riguardanti il macchinario (guasti, incidenti), sia per le disposizioni
antinfortunistiche. Il macchinista durante il servizio, deve accertarsi,
dopo ogni arresto, delle cause che lo hanno provocato; nell'eventualità
che queste non permettano a suo giudizio l'esercizio dell'impianto in
sicurezza avvisa il capo servizio sospendendo il servizio pubblico. Nel
caso di arresti dalla stazione di rinvio, è necessario che l'agente
della suddetta stazione dia il proprio consenso alla marcia avvisando
telefonicamente il macchinista.
Nessuna modifica alle strutture o ai sistemi di sicurezza dell'impianto,
anche temporanea, può essere effettuata dal personale in servizio;
il macchinista, in caso di necessità e solo per completare la corsa,
sentito il capo servizio e dopo aver accertato la regolarità dell'impianto,
può escludere tramite gli appositi commutatori a chiave quei dispositivi
che si sono guastati e non permettono la marcia dell'impianto ( es. il
circuito di sicurezza ).
Patente
il certificato di abilitazione è diviso in due qualifiche, macchinista
e caposervizio, per ogni singola categoria di impianto (sciovie, funivie
monofuni a collegamento permanente, funivie monofuni a collegamento temporaneo,
funivie a va e vieni). Viene rilasciato dal Servizio Impianti a Fune previo
superamento degli esami teorici (scritto e orale) e della prova pratica,
purché il richiedente sia in possesso dei necessari requisiti fisici
e non abbia ricevuto condanne penali. Dallo stesso Servizio può
essere ritirato per gravi motivi comportamentali o per mancato rinnovo
alle scadenze temporali: ogni 5 anni fino al raggiungimento del 65 esimo
anno di età. Permette la conduzione degli impianti della categoria
per la quale è stato rilasciato e per le categorie inferiori, ricoprendo
sempre la stessa mansione (esempio: il macchinista della funivia monofune
a collegamento temporaneo -agganciamento- può esercitare la mansione
di macchinista sulle seggiovie a collegamento permanente e sulle sciovie).
Il personale patentato deve essere riconoscibile da un distintivo rilasciato
dal Servizio Impianti a Fune della P.A.T..
Documenti presenti sull'impianto
Durante l'esercizio è necessario che alla stazione motrice siano
depositati:
* il libro giornale, dove vengono annotate dal macchinista tutte le prove
svolte, le manutenzioni, le sostituzioni, i guasti e gli incidenti;
* il regolamento di esercizio dove sono riportate le modalità del
servizio pubblico, i compiti assegnati al personale, le prova periodiche,
le norme di comportamento degli utenti ed eventuali prescrizioni particolari
per lo specifico impianto;
* il libro di uso e manutenzione dell'impianto fornito dal costruttore;
* lo schema elettrico di potenza, comando e segnalazione;
* il verbale di riapertura stagionale compilato dal tecnico responsabile;
* il verbale ed il certificato dell'esame magnetoinduttivo della fune
traente;
* il verbale di nomina del personale addetto all'impianto.
Inoltre alla stazione di valle devono essere esposti, in maniera ben visibile
da parte degli utenti dell'impianto:
* le norme comportamentali riguardanti i viaggiatori e contenute nel regolamento
di esercizio;
* gli orari di esercizio dell'impianto;
* le tariffe per le corse singole, gli abbonamenti etc.
* le segnalazioni unificate previste dalla normativa riportanti, ad esempio,
la dicitura "impianto per sciatori esperti" se la pista di risalita
supera la pendenza del 60% o per gli impianti ad alta portata oraria (
dalle 720 alle 900 persone/ora per le sciovie monoposto, dalle 900 alle
1.200 persone/ora per i traini biposto).
Analoghe segnalazioni mediante cartelli unificati, devono essere presenti
lungo tutto il tracciato ed alla stazione di arrivo; in particolare va
segnalato, lungo il tracciato: il divieto di slalom, l'obbligo di mantenere
la pista, la necessità di liberare in fretta la zona di transito
nell'eventualità di cadute; nei pressi della stazione di arrivo:
il punto di sgancio.
Si ricorda inoltre che ogni lamentela o segnalazione da parte degli utenti
deve essere inviata per iscritto e debitamente firmata da parte dei medesimi,
al Servizio Impianti a Fune della P.A.T.
Utenti dell'impianto
Premesso che lo sciatore deve conoscere le proprie potenzialità,
quindi deve essere in grado, aiutato dagli appositi cartelli di informazione,
di valutare gli impianti e le piste per lui accessibili, è bene
precisare che il personale addetto all'impianto di risalita ha l'obbligo
di vietare l'accesso alle persone in palese stato psico/fisico anormale
(ad esempio a chi fosse ubriaco), o alle persone che manifestino chiaramente
l'incapacità dell'utilizzo del mezzo di trasporto. Questo allo
scopo di salvaguardare la loro incolumità e quella delle altre
persone. Naturalmente è opportuno in questi casi chiedere l'intervento
delle forze di ordine pubblico che prestano servizio sulle piste da sci.
Slalom
Non è ammesso che lo sciatore trainato faccia dello slalom durante
la risalita, o peggio esca dal tracciato della pista di risalita, in quanto
potrebbe causare lo scarrucolamento della fune; in questi casi il personale
che sorprende l'utente che si comporta scorrettamente può arrestare
l'impianto per richiamarlo ad una maggiore coscienziosità.
Precedenze
La normativa vigente (L.P. N°7 del 21 aprile 1987) stabilisce che
per gli impianti in servizio pubblico, hanno diritto di precedenza sui
normali utenti il personale in servizio agli impianti, gli addetti al
soccorso, le forze di ordine pubblico e gli incaricati della sorveglianza
sull'esercizio del servizio (i funzionari del Servizio Impianti a Fune).
Franchi
In fase di progettazione e costruzione dell'impianto, sono state rispettate
delle distanze fra la linea o, più correttamente i traini, ed eventuali
ostacoli appartenenti all'impianto o meno. Queste distanze che in gergo
vengono definite franchi, sono fissate dalla normativa tecnica e generalmente
non interessano direttamente le attività degli addetti, in quanto
non sono modificabili. Nelle stazioni il traino ruotato lateralmente di
12° deve rimanere ad una distanza di almeno 1 metro dagli ostacoli
fissi appartenenti all'impianto; viceversa se trattasi di ostacoli non
appartenenti all'impianto ed accessibili a persone (ad esempio un terrazzo
o la finestra di una casa), il suddetto franco non può essere inferiore
a 3 metri.
2) NORME DI FUNZIONAMENTO
Assorbimenti del motore
La forza rotatoria che la puleggia -quindi il motore- deve esercitare
per poter muovere la fune nelle varie situazioni di carico è definita
coppia motrice. Normalmente negli impianti con azionamenti elettrici la
coppia motrice viene rilevata controllando la corrente elettrica assorbita
dal motore dal circuito di potenza, che è un indice direttamente
proporzionale dello sforzo richiesto dall'impianto. Vale a dire che se
aumenta la forza necessaria al movimento, aumenta in modo proporzionale
la corrente assorbita dal motore.
Durante il funzionamento normale la corrente assorbita dal motore varia
dal minimo con impianto scarico ad un massimo con impianto completamente
carico.
E' da precisare che le condizioni della neve influiscono in modo sensibile
sugli assorbimenti a carico dell'impianto. Naturalmente nella fase di
avviamento gli assorbimenti di corrente sono sensibilmente più
elevati in quanto inizialmente il motore deve vincere le forze d'attrito
di primo distacco e le forze d'inerzia delle masse che vengono dotate
di movimento. Qualora si verifichino degli aumenti anomali dell'assorbimento
di corrente (non dovuti al traino degli sciatori) significa che gli attriti
dell'impianto sono aumentati.
Per esempio, se un certo numero di rulli si dovesse bloccare per grippaggio
dei cuscinetti, aumenta la forza necessaria a muovere la fune in quanto
quest'ultima si troverebbe a dover strisciare sui rulli fermi. Le principali
cause che determinano l'aumento della coppia motrice sono imputabili al
grippaggio dei cuscinetti delle parti mobili, dall'impigliamento dei traini,
o da cause esterne che bloccano la fune.
Chiaramente è stato previsto un apposito dispositivo che controlli
il regolare andamento della coppia motrice e più precisamente negli
azionamenti elettrici che controlli l'assorbimento di corrente del circuito
di potenza.
Relè di massima coppia o di massima corrente
La normativa fissa al 20% l'aumento massimo della coppia e quindi della
corrente assorbita dal motore, riferita all'assorbimento con impianto
a regime ed a pieno carico. In altre parole significa che se un impianto
funzionante con il massimo numero di sciatori trascinati assorbe 100 Ampere
di corrente, il massimo aumento consentito sarà pari al 20% che
corrisponde a 120 Ampere.
Superata questa soglia il dispositivo di controllo interviene interrompendo
l'alimentazione del motore ed arrestando l'impianto. Nella fase di avviamento
questo dispositivo viene automaticamente disinserito in quanto come abbiamo
già detto il motore deve esercitare uno sforzo superiore per mettere
in moto l'impianto.
Naturalmente è previsto un analogo controllo solo che la corrente
ammessa sarà riferita a quella massima per eseguire l'operazione,
cioè la normativa vigente fissa al 20% della corrente massima d'avviamento,
l'aumento massimo dell'assorbimento oltre al quale l'impianto viene arrestato.
La discriminazione fra la fase di avviamento e la fase di regime, nei
motori asincroni, viene realizzata dalla posizione della leva del reostato.
Fintantoché le resistenze del reostato sono inserite nel circuito
di alimentazione del motore, siamo nella fase di avviamento; dopo che
le resistenze sono state completamente disinserite (viene quindi premuto
il microinterruttore dalla leva del reostato) inizia la fase di regime
e l'apparecchiatura di comando abilita il funzionamento del relè
di massima corrente a regime.
E' previsto inoltre un altro controllo sull'assorbimento di corrente definito
relè di picco o gradiente; quest'ultima apparecchiatura rileva
dei repentini aumenti di corrente, ciò significa che l'assorbimento
è aumentato di un certo valore per un breve tempo. Anche questa
apparecchiatura -per i motori asincroni- è abilitata al funzionamento
solo nella fase a regime, e qualora intervenga disalimenta il motore ed
arresta l'impianto.
Tutti i dispositivi relativi al controllo della coppia del motore di cui
sopra, agiscono con funzione di sicurezza del trasporto, infatti sia l'azionamento
-motore, riduttore- che le altre strutture dell'impianto potrebbero sopportare
degli sforzi maggiori prima di una loro rottura, ma ciò potrebbe
comportare dei rischi per la incolumità dei viaggiatori.
Esiste quindi un'altra protezione a salvaguardia del motore che si chiama
limite di corrente, ed è vincolata alla massimo assorbimento che
il motore può sopportare senza essere danneggiato (corrente di
targa) ed è definito dal costruttore dell'apparecchiatura.
Naturalmente questa protezione da un margine di operatività più
elevato rispetto alle precedenti. L'assorbimento al quale tutte le protezione
finora trattate si riferiscono, è quello del circuito di potenza
al quale il motore è collegato.
Qualora avvenga un arresto determinato dall'intervento di una delle protezioni
di massima corrente o di gradiente o di limite, il macchinista deve accertarsi
sulle cause che hanno provocato l'arresto prima di poter riprendere l'esercizio.
3) PROVE E VERIFICHE
L'attuale normativa tecnica fornisce delle precise indicazioni circa le
prove e verifiche da effettuare giornalmente su ogni singolo impianto
prima di iniziare l'esercizio pubblico. Inoltre per ogni specifico impianto
viene predisposto dal tecnico responsabile il Regolamento d'esercizio,
il quale prevede in un apposito capitolo le prove specifiche per quel
singolo impianto da svolgere con cadenza giornaliera-settimanale. Qui
di seguito elencheremo le prove previste dalla normativa tecnica; i controlli
e le operazioni da eseguire sono però più specificatamente
riportati nella copia del Registro delle verifiche e prove (più
comunemente chiamato libro giornale) allegata al presente testo (allegato
A). Naturalmente è bene ricordare che il libro giornale deve essere
compilato immediatamente dopo aver eseguito i controlli riportati nel
medesimo.
Verifiche e prove periodiche
(D.M. n°27 del 15/03/82 "Norme tecniche per la costruzione e
l'esercizio delle sciovie in servizio pubblico" capo IV art.2):
* a) Verifiche e prove giornaliere:
ogni giorno, prima dell'inizio dell'esercizio, deve procedersi ad una
visita generale dell'impianto; in particolare devono essere attentamente
verificati: gli apparecchi di tensione della fune; i meccanismi della
stazione motrice; gli impianti di telecomunicazione e sicurezza; devono
essere fatte una o più corse di prova sull'intero percorso durante
le quali si esegue l'ispezione della linea e della pista. Alla ripresa
del servizio, dopo sospensioni dovute ad avverse condizioni atmosferiche,
devono essere fatte speciali corse e controlli, onde accertare le buone
condizioni dell'impianto e della pista.
* b) Verifiche e prove settimanali:
una volta alla settimana, a cura del responsabile dell'esercizio (capo
servizio) coadiuvato dal macchinista, deve essere eseguita una ispezione:
allo stato delle funi e dei dispositivi di tensione; agli apparecchi di
traino; ai sostegni di linea ed alle rulliere, accertandone in particolare
la regolare lubrificazione dei perni e controllando il consumo dei rulli.
* c) Verifiche e prove mensili:
oltre che all'inizio ed alla fine dell'esercizio stagionale, durante il
servizio e con le modalità a presso indicate, devono essere espletati
a cura del responsabile dell'esercizio (capo servizio), coadiuvato dal
macchinista i seguenti adempimenti:
* 1) almeno una volta al mese tutti i traini, compresi quelli di scorta,
devono essere controllati, sostituendo non meno del 5% del quantitativo
dei traini in linea con quelli di scorta, in in maniera da assicurare
una completa e regolare rotazione dei traini stessi; per gli impianti
aventi pendenza superiore al 60% il controllo dei traini deve essere effettuato
ogni 15 giorni.
Deve inoltre essere verificata l'efficienza del dispositivo di controllo
della massima corrente sia di avviamento che di regime. Quest'ultima prova
può essere effettuata con impianto scarico chiudendo lentamente
il freno di servizio o di emergenza e contemporaneamente escludendo i
relativi microinterruttori di controllo;
* 2) almeno una volta ogni due mesi deve provvedersi a spostare gli attacchi
fissi dei traini alla fune di trazione; lo spostamento deve avvenire nel
senso della marcia e per una una lunghezza di almeno 50 cm, accertando
che le ganasce, esercitanti sulla fune traente la pressione necessaria
per impedire lo scorrimento, risultino serrate secondo le modalità
prescritte e precisate nel regolamento di esercizio;
* 3) ad intervalli di tempo non superiori a tre mesi, deve effettuarsi
l'esame a vista dello stato di conservazione delle funi, ricercando ed
individuando le rotture dei fili, rilevando le eventuali variazioni di
diametro o del passo di cordatura delle funi stesse ed accertandone la
regolare lubrificazione, nonché l'assenza di altri visibili difetti;
* 4) almeno una volta all'anno tutti i traini, compresi quelli di scorta
devono essere revisionati; nel corso di detta revisione, previo completo
smontaggio di tutti i dispositivi, devono essere effettuati gli opportuni
controlli anche alle funicelle; qualora dovessero verificarsi anomalie
di funzionamento o guasti, dovrà essere intensificato il controllo
e la revisione dei traini stessi.
4) PISTA DI RISALITA
E' definita pista di risalita il tracciato che si sviluppa sotto il ramo
in salita dell'impianto ove transitano gli sciatori trascinati dai dispositivi
di traino. Lungo la pista deve essere garantita una sagoma libera dove
non vi siano oggetti o impedimenti vari al passaggio dello sciatore; la
sagoma libera è una figura geometrica rettangolare, dove la larghezza
è costituita dalla larghezza della pista di risalita e l'altezza
è fissata al valore di 2,2 metri.
Per quanto riguarda l'altezza minima che il traino può raggiungere
rispetto al terreno, con dispositivo in condizione di riposo, questa è
fissata a 2,5 metri, misurata a partire dal bordo inferiore ed il terreno
innevato. Le sciovie a fune bassa, come del resto si può intuire dal
loro nome, si distinguono per avere la fune traente ad una altezza dal
terreno compresa fra i 0,4 e 1,5 metri, questo ovviamente, per permettere
a tutti gli utenti di poterla afferrare correttamente.
Pista di partenza
Il piazzale di partenza della pista di risalita alla stazione di valle
deve avere un andamento orizzontale per almeno 4 metri a partire dal punto
di imbarco, intendendo per punto d'imbarco il luogo dove normalmente
l'utente riceve il piattello. In prossimità del punto
di partenza la parte rigida del traino deve risultare ad un altezza minima
dal terreno pari a 2 metri.
Larghezza della pista
Deve essere non inferiore a 2 o 2,5 metri, rispettivamente per traini
monoposto o biposto; per le sciovie con pendenza longitudinale superiore
al 60% i valori di cui sopra sono modificati a 3 o 4 metri rispettivamente.
La proiezione sul piano orizzontale della fune del lato salita deve trovarsi
nel terzo medio della larghezza della pista. Gli eventuali ponti lungo
il tracciato di risalita delle sciovie biposto devono avere una larghezza
minima pari a 4 metri.
Pendenze trasversali
Le pendenze di una pista di risalita vengono definite longitudinali quando
si svolgono normalmente lungo il tracciato da valle verso monte, trasversali
quanto interessano la pista in modo ortogonale al senso di marcia.
Sono definite contropendenze quando interessano la pista longitudinalmente
ma nel senso contrario alla marcia, vale a dire da monte verso valle.
L'attuale normativa tecnica fissa dei valori limite per i tre casi di
pendenza della pista di risalita precedentemente definiti, in particolare
la pendenza massima longitudinale consentita per sciovie ad alta portata
oraria è pari al 50%, le pendenze trasversali sono ammesse solo
per le sciovie monoposto per un massimo del 10% e con portata oraria fino
a 720 persone/ora.
Le contropendenze sono ammesse per brevi tratti fino al 3% per le sole
sciovie monoposto.
Per le sciovie mono e biposto a portata "normale", la pendenza
longitudinale massima per tratti limitati può essere superiore al 60%
fino a raggiungere anche il 75%; in questi casi devono essere previsti
lungo il tracciato particolari accorgimenti per trattenere gli eventuali
sciatori caduti ed i sostegni devono essere rivestiti di materiale cedevole.
Punti di sgancio in linea
Non sono ammessi dei punti di sgancio in linea diversi da quelli predisposti
con regolare autorizzazione del Servizio Impianti a Fune della P.A.T.,
in quanto oltre a creare il rischio dello scarrucolamento della fune (ad
esempio se avvengono in prossimità di un sostegno dove il traino
sbandato per effetto del distacco dello sciatore può impigliarsi
in alcune parti del sostegno medesimo), è possibile che in punti
particolari della traccia di risalita il piattello raggiunga il viaggiatore
che precede. Inoltre risulterebbero non presidiati e quindi di difficile
controllo, pertanto qualora il macchinista o altro personale dell'impianto
si accorga di questa evenienza deve disporre delle idonee barriere in
modo tale da impedire l'abbandono della traccia di risalita.
Ponti
Gli eventuali ponti lungo la pista di risalita, per il supero di avvallamenti
o rivoli, devono essere dotati di sponde con un altezza minima dal piano
non innevato pari a 1,4 metri, inoltre le sponde devono essere realizzate
in modo tale che il traino o lo sciatore non vi si possano impigliare.
Il personale dell'impianto deve accertarsi che lo strato nevoso presente
sul piano calpestio del ponte non superi i 40 centimetri.
Attraversamenti
Non sono ammessi attraversamenti della pista di risalita da parte di sciatori;
per questo motivo, qualora la pista di risalita confini con una pista
di discesa, dovrà essere opportunamente segnalata la traccia
di risalita ed eventualmente recintata.
Dispositivo di controllo corretto sgancio
Al termine della pista di risalita, alla stazione di rinvio, deve essere
installato un dispositivo che rilevi il mancato sgancio dello sciatore
dal dispositivo di traino. Questo dispositivo è inserito nella
catena degli arresti del circuito di sicurezza e deve trovarsi posizionato
subito dopo il punto di distacco, in modo che al momento del successivo
arresto dell'impianto, il morsetto del traino in questione non abbia
superato la rulliera di avanstazione posta prima della puleggia di rinvio.Nelle
sciovie a fune bassa (manovie), la pedana di arresto per mancato sgancio
o un analogo dispositivo, deve trovarsi come minimo a 10 metri prima della
puleggia di monte. E' da notare che su questo tipo di impianti è
richiesta la duplicazione del dispositivo.
5) COMANDI E DISPOSITIVI ELETTRICI
Tensioni di alimentazione
Nei circuiti di comando la normativa vigente fissa a 110 V in corrente
continua (= c.c.) o in corrente alternata (= c.a.), la massima tensione
di alimentazione; nei circuiti di sicurezza che hanno dei componenti esposti
in punti raggiungibili dalle persone e possono essere in ambienti umidi,
la tensione massima è fissata a 25 V c.a. e 50 V c.c.; nei circuiti
di potenza, quelli che alimentano il motore, la tensione è di
380 V e talvolta di 220 V, sempre in corrente alternata.
Segnalazioni
Sul pulpito di comando dell'impianto solo riportati una serie di strumenti
e di pulsanti che permettono la marcia e il controllo della macchina;
per aiutare ulteriormente il macchinista nelle sue operazioni sono altresì
presenti una serie di lampade di segnalazione che indicano lo stato di
funzionamento (arresto-pronto marcia-marcia), e la segnalazione di intervento
dei vari dispositivi di sicurezza presenti sull'impianto.
Lampade spia fasi
Segnalano la presenza di tensione nelle tre fasi di alimentazione del
circuito di potenza; esiste inoltre un dispositivo chiamato mancanza fase
che arresta l'impianto o non dà il consenso alla marcia
se una delle tre fasi non è alimentata.
Amperometro
E' uno strumento che indica l'intensità di corrente
(misurata in Ampere) assorbita dal motore o da altri dispositivi elettrici:
carica batterie, circuito di sicurezza, bobina del freno, etc.
Voltimetro
E' uno strumento che indica la tensione dell'energia elettrica (misurata
in Volt) di un circuito; tensione di alimentazione del motore, tensione
di alimentazione delle batterie, etc.
Ohmmetro
E' uno strumento che indica il valore della resistenza (misurata in
Ohm) che offre un elemento qualsiasi al passaggio della corrente elettrica.
Potenziometro
Trattasi di una resistenza ohmica variabile che permette di modificare
l'intensità di corrente di un circuito, variando il valore
della resistenza inserita nello stesso. Lo si trova impiegato sul circuito
di sicurezza e sul circuito di comando degli azionamenti per motori in
corrente continua.
Arresto elettrico
Solo i motori alimentati in corrente continua possono effettuare questo
tipo di frenata che sostanzialmente consiste in una decelerazione (rallentamento)
controllata del numero di giri di rotazione del motore.
Praticamente, negli arresti elettrici il motore non viene disalimentato
come succede nell'arresto meccanico, piuttosto l'apparecchiatura di
comando fa sì che gradualmente, in un certo tempo, il motore rallenti
passando dalla velocità normale di esercizio alla velocità
zero.
Interruttori a consenso
Sono degli interruttori che dopo essere stati azionati necessitano dell'abilitazione
manuale per ridare il consenso al funzionamento. Vale a dire che non ritornano
autonomamente nella posizione iniziale, ma entrambe le due posizioni che
possono assumere (aperto-chiuso) sono stabili. Esiste una variante a questo
tipo di pulsante ed è il pulsante con blocco a chiave, che permette
di bloccare il pulsante in posizione di arresto.
Questo dispositivo è generalmente presente alla stazione di rinvio,
per permettere l'arresto e la successiva garanzia di permanenza dello
stato di fermo dell'impianto, quando si devono effettuare specifici
interventi di manutenzione su organi dotati di moto.
Teleruttore
E' un interruttore elettromagnetico per grandi potenze; viene utilizzato
per alimentare il motore di azionamento e per i servocomandi del freno,
agisce sempre sul circuito di potenza ed è comandato dal circuito
di comando. Funziona con lo stesso principio del relè solo che
i contatti terminali sono predisposti per sopportare grosse potenze.
Relè
E' un interruttore elettromagnetico per piccole potenze costituito da
un'ancora in materiale ferroso mossa da un campo magnetico creato da
un bobina nella quale circola della corrente. In funzione del fatto che
circoli più o meno corrente all'interno della bobina, l'ancora
assumerà delle posizioni diverse in quanto mossa dal campo
magnetico creato, più o meno intenso, così facendo vengono
chiusi o aperti i contatti.
Si definisce contatto normalmente chiuso quando la bobina del relè
risulta disalimentata ed i contatti sono chiusi, nel momento in cui la
bobina verrà alimentata si creerà il campo
magnetico che muovendo l'ancora aprirà i contatti.
Nel caso inverso, vale a dire quando i contatti della lamina risultano
aperti e la bobina non è alimentata, si definisce contatto normalmente
aperto.
Relè termico
E' il dispositivo con il quale in genere si protegge il motore o i servocomandi
del freno; le lamine bimetalliche, delle quali è costituito,
se sottoposte per un certo tempo alla corrente limite per le quale sono
state progettate (corrente di targa del motore) reagiscono dilatandosi
per effetto del calore e interrompono il passaggio dell'energia elettrica.
Relè temporizzato
Agisce dopo un certo tempo dal momento in cui gli è stato comandato
l'intervento; in genere il ritardo all'intervento è regolabile
tramite un potenziometro o un condensatore.
Trasformatori
Si distinguono in trasformatori di tensione, che servono per trasformare
la tensione da un valore più basso ad uno più alto
o viceversa, e trasformatori di corrente, che servono per trasformare
l'intensità di corrente da un valore più alto
ad un valore più basso e viceversa.
Raddrizzatore
E' una "valvola elettrica", che aziona e lascia passare la
corrente elettrica in una sola direzione, pertanto serve a trasformare
la corrente alternata in corrente continua.
ANTINFORTUNISTICA
Qui di seguito sono esposti quegli accorgimenti in "campo elettrico"
richiesti dalla normativa a tutela del lavoratore.
Per prima cosa va precisato che tutti i circuiti devono essere protetti
con idonee protezioni permanenti per evitare eventuali contatti accidentali.
Nell'eventualità di incendi interessanti componenti in
tensione, l'operatore deve intervenire utilizzando per lo spegnimento
gli appositi estintori ad anidride carbonica (CO2); è assolutamente
vietato utilizzare dell'acqua in quanto aumenta la possibilità
di essere colpiti da scariche elettriche.
Quindi, su ogni impianto, deve essere sempre presente un estintore in
prossimità delle apparecchiature elettriche, e la sua presenza
va opportunamente segnalata con un cartello unificato di forma quadra,
colore di fondo rosso, segno grafico bianco.
A protezione degli utenti e soprattutto del personale addetto all'impianto,
esiste un apposito circuito con relativo interruttore, che rileva eventuali
guasti delle apparecchiature elettriche; ci si riferisce in particolare
al circuito di messa a terra ed al relativo interruttore differenziale.
Infatti, le linee elettriche sono protette con interruttori magnetotermici
per rilevare eventuali guasti (corto circuiti) di una linea sull'altra;
qualora però, si verificassero delle perdite verso una massa metallica
non collegata alle linee di tensione, gli interruttori di cui sopra non
hanno alcuna possibilità di rilevare il guasto.
Da qui nasce la necessità che tutte le masse metalliche
contenenti o collegate a componenti alimentati ad energia elettrica, siano
allacciate ad un conduttore messo a terra con apposite puntazze. Negli
impianti di risalita questo conduttore va dalla stazione di valle a quella
di monte, e tutte le masse metalliche dell'impianto gli sono collegate.
Il semplice collegamento non è però sufficiente per garantire
la dispersione di una eventuale "fuga" di energia elettrica;
per questo motivo viene inserito nel circuito un interruttore differenziale
che rileva le perdite sul conduttore messo a terra e interrompe l'alimentazione
dell'energia.
Pertanto, l'interruttore differenziale e il circuito di messa a terra,
sono necessari per evitare contatti accidentali, sempreché
le masse metalliche siano collegate correttamente al circuito.
6) CIRCUITO DI SICUREZZA
Viene definito circuito di sicurezza quella linea elettrica che collega
la stazione di rinvio con la motrice permettendo gli arresti dalla stazione
di rinvio e, scendendo lungo la linea, consente il controllo della posizione
fune tramite gli interruttori antiscarrucolamento; inoltre, dà
l'opportunità di arrestare l'impianto a chi svolge
la manutenzione sui sostegni tramite gli appositi pulsanti.
Nelle ultime realizzazioni l'alimentazione del circuito avviene sempre
dalla stazione di rinvio ed il relè finale che controlla il regolare
funzionamento del dispositivo è alloggiato alla stazione motrice.
In questo modo qualsiasi arresto che si verifichi prima del relè,
che sia di tipo corto circuito o interruzione, determina sempre la caduta
dell'alimentazione del relè finale e di conseguenza l'arresto
dell'impianto.
Viceversa, nei circuiti di vecchia costruzione è necessaria la
presenza di un relè di interruzione e di un relè di
corto circuito, inoltre alla stazione di rinvio è presente una
resistenza zavorra che limita la corrente di ritorno alla stazione motrice.
Infatti nel caso di corto circuito anche parziale in linea la corrente
di ritorno risulterebbe sensibilmente aumentata alla stazione di alimentazione
e di conseguenza il relè di corto circuito rileverebbe il guasto.
Attualmente nei circuiti alimentati dalla stazione di rinvio, la discriminazione
fra un arresto per interruzione ed uno per corto circuito viene effettuata
osservando la posizione dei milliamperometri monte e valle del circuito
di sicurezza. Quello a valle indicherà sempre zero in quanto
in entrambe i casi risulta disalimentato, quello a monte indicherà
zero per un'interruzione del circuito e indicherà il
massimo valore riportato a fondo scala per un corto circuito.
L'intensità di corrente necessaria al funzionamento del
circuito di sicurezza è definita in base alle resistenze elettriche
di linea ed all'eventuale presenza della resistenza zavorra alla stazione
di rinvio.
Questo circuito deve essere protetto dalle sovratensioni -atmosferiche
e non- tramite degli appositi scaricatori che, in caso di superamento
della soglia per la quale sono stati costruiti, scaricano sul circuito
di terra l'energia in eccesso.
Interruttori elettrici delle rulliere
Dopo il rullo di estremità di ogni rulliera deve essere
prevista l'installazione di dispositivi elettrici che determinino l'arresto
dell'impianto nel caso si verifichi un contatto fra questi e la fune
oppure nel caso in cui la fune medesima causi la rottura del suddetto
dispositivo.
Infatti l'interruttore elettrico è interessato dal passaggio
di corrente che alimenta i relè finali del circuito di sicurezza:
praticamente trattasi di un semplice filo elettrico opportunamente disposto
o di una barretta in alluminio collegata in serie al circuito; anche il
solo contatto con la fune determina l'arresto dell'impianto, in quanto
la fune è messa a terra sulle pulegge di stazione mediante dei
tasselli in rame inseriti nell'anello di gomma.
La posizione e le dimensioni di questo dispositivo devono essere tali
da non intralciare il passaggio del morsetto o della sospensione del veicolo,
ed al tempo stesso garantire il contatto con la fune nel caso in cui quest'ultima
fuoriesca dai rulli. In genere le dimensioni di questo elemento corrispondono
alle scarpette raccogli fune alle quali viene associato.
7) CIRCUITO TELEFONICO
Il circuito telefonico deve permettere le comunicazioni fra le stazioni
valle e monte ed eventuale intermedia; sono inoltre presenti sui sostegni
delle apposite prese telefoniche per inserirvi degli apparecchi portatili:
l'energia elettrica necessaria al funzionamento di questi apparecchi
è fornita da delle piccole batterie presenti in ciascuno di loro;
per la suoneria invece, viene azionato un piccolo generatore di corrente
tramite la manovella a fianco del telefono (agendo in maniera veloce si
possono raggiungere con questa manovra delle tensioni anche superiori
agli 80 V).
Questo circuito deve essere protetto dalle sovratensioni -atmosferiche
e non- tramite degli appositi scaricatori che, in caso di superamento
della soglia per la quale sono stati costruiti, scaricano sul circuito
di terra l'energia in eccesso.
8) MOTORI ELETTRICI
Statore
E' la parte fissa del motore, equivalente alla parte esterna che si
può vedere, chiamata anche carcassa.
Rotore
E' la parte mobile del motore, gira su cuscinetti fissati alla carcassa,
e l'albero d'uscita viene definito albero veloce.
Motore asincrono
Funziona utilizzando direttamente la corrente alternata di linea, è
il motore più impiegato nelle sciovie ed in genere funziona con
tensioni di 380 V.
Nelle applicazioni più comuni viene impiegato ad un regime di rotazione
fisso ( circa 1450 g/min), che dipende dal numero di poli del motore e
dalla frequenza della energia elettrica con la quale è alimentato.
Necessita, per l'avviamento, del reostato per inserire sulla rete di alimentazione
una serie di resistenze al fine di limitare la corrente allo spunto; successivamente,
entro un tempo massimo impostato dal costruttore, le resistenze vanno
gradualmente disinserite agendo sulla apposita leva del reostato: in questo
modo gli avvolgimenti del rotore vengono cortocircuitati sulla linea di
alimentazione.
In caso contrario un apposito dispositivo interrompe l'alimentazione spegnendo
il motore, in quanto un'eccessiva esposizione delle resistenze al passaggio
della corrente, determinerebbe il loro repentino deterioramento con il
rischio di innescare la combustione dell'olio nel quale sono immerse per
l'isolamento ed il raffreddamento.
La discriminazione fra resistenze inserite in linea oppure disinserite,
viene effettuata controllando la posizione della leva del reostato tramite
due microinterruttori: all'inizio della marcia il microinterruttore che
segnala l'inserimento delle resistenze sulla linea di alimentazione, deve
essere premuto dalla leva del reostato, in caso contrario l'apparecchiatura
di comando non dà il pronto marcia all'avviamento.
Entro un tempo massimo dall'inizio della manovra di accensione, la leva,
e quindi le resistenze, deve essere portata nella posizione di disinserimento
premendo l'apposito micro, altrimenti come già spiegato l'apparecchiatura
di comando interrompe l'alimentazione ed arresta il motore (tramite un
relè temporizzato).
L'assorbimento di corrente del motore è direttamente proporzionale
alla forza richiesta per muovere l'impianto (mano a mano che aumentano
gli sciatori trainati, aumenta la corrente assorbita dal motore) ed inversamente
proporzionale alla tensione di alimentazione (se diminuisce la tensione
della linea aumenta la corrente assorbita dal motore).
Il motore asincrono non può effettuare arresti elettrici perché,
come spiegato all'inizio del capitolo, funziona ad un regime costante
di rotazione. I motori asincroni generalmente sono privi di spazzole e
quindi meno soggetti agli inconvenienti che queste comportano (usura,
scintillio, collegamenti difettosi). I comandi di marcia e arresto del
motore, sono effettuati dal circuito di comando che agisce tramite il
teleruttore del motore, chiudendo o aprendo il circuito di potenza che
alimenta lo statore,: il valore di questa corrente viene rilevata dall'amperometro
del banco di comando.
La carcassa esterna del motore deve risultare collegata, tramite idonea
treccia in rame, al circuito di terra dell'impianto.
9) MOTORI A COMBUSTIONE INTERNA
Motore Diesel
Questo tipo di motore utilizza il gasolio come combustibile, negli azionamenti
per gli impianti di risalita viene impiegato nella versione a quattro
tempi e si divide in due categorie: ad iniezione diretta ed indiretta;
nel primo caso il combustibile viene iniettato direttamente nella camera
di combustione, mentre nel secondo caso viene iniettato nella precamera
di combustione.
Il principio di funzionamento rimane lo stesso: il combustibile viene
iniettato in una camera di combustione dove si trova dell'aria compressa
ad alta temperatura, la quale favorisce l'innesco della combustione. Nei
motori ad iniezione indiretta il rapporto di compressione non è
elevato (circa 18-20), di conseguenza la temperatura dell'aria non è
sufficiente, al momento dell'avviamento e nei primi minuti di funzionamento,
per innescare l'accensione del combustibile e va pertanto preriscaldata
tramite le candelette (resistenze); viceversa, nei motori ad iniezione
diretta il rapporto di compressione è maggiore (circa 24) pertanto
neanche all'avviamento la camera di combustione necessita di preriscaldo.
Per regolare il numero di giri del motore e la coppia motrice si agisce
sulla pompa di iniezione in modo tale da aumentare la quantità
di combustibile immessa nei cilindri. Tutti gli arresti dell'impianto,
del circuito di comando o del circuito di sicurezza, agiscono sull'elettrovalvola
che disalimenta il motore arrestandolo, ed a volte intervengono sulla
frizione disaccoppiando il motore.
Motore a benzina
Il combustibile impiegato ovviamente è la benzina e la versione
utilizzata è quella a quattro tempi; è da notare il basso
impiego negli impianti di risalita anche per un motivo di pericolosità
data l'alta infiammabilità del combustibile. In questo tipo di
motore viene compressa una miscela composta da aria e combustibile (benzina)
e successivamente viene innescata la combustione tramite una scintilla
determinata dalla corrente elettrica che attraversa gli elettrodi di una
candela.
La miscelazione dei due elementi viene svolta dal carburatore e, nei motori
più recenti, dalla pompa di iniezione.
Per regolare il numero di giri e la coppia motrice, si influisce sulla
quantità di aria e benzina immessi nei cilindri, tramite la valvola
a farfalla.
E' conveniente a volte, nelle partenze con motore freddo, arricchire la
miscela di benzina in modo tale da facilitare l'accensione.
Tutti gli arresti dell'impianto, del circuito di comando o del circuito
di sicurezza, interrompono l'energia elettrica che alimenta le candele
del motore arrestandolo, ed a volte intervengono sulla frizione disaccoppiando
il motore.
10) TRASMISSIONE DEL MOTO E COMPONENTI MECCANICI
Albero cardanico
E' un albero intermedio con due snodi a croce che permette un lieve disassamento
fra l'entrata e l'uscita del moto.
Giunto elastico
E' un elemento meccanico atto a trasmettere il moto rotatorio tramite
una parte costituita in materiale cedevole (tipo gomma) che permette di
assorbire con la propria elasticità dei piccoli strappi o discontinuità
del movimento. Normalmente viene inserito sull'albero veloce fra il motore
ed il riduttore.
Giunto oleodinamico
Serve per trasmettere il moto, viene posizionato fra il motore ed il riduttore:
anch'esso serve per assorbire strappi e leggere discontinuità
del moto, permette inoltre delle partenze più graduali.
E' costituito da due gusci in alluminio aventi delle alettature interne
ed è riempito di olio.
I due gusci sono rispettivamente calettati sull'albero trascinante e
su quello trascinato, l'elemento che trasmette il moto fra i due gusci
è l'olio, che viene mosso dalle alettature; è importante
ricordare che il giunto oleodinamico deve essere impiegato esclusivamente
ad un numero di giri ben preciso fornito dal costruttore, infatti un impiego
a regimi inferiori determina degli scorrimenti dei due gusci, uno rispetto
all'altro, ed in definitiva la mancanza della trasmissione del moto.
Cinghia trapezoidale
Questo elemento permette la trasmissione del moto fra alberi paralleli
e distanti fra di loro, la cinghia si avvolge su delle pulegge appositamente
sagomate e calettate su ciascun albero.
In genere nelle sciovie viene impiegata per trasmettere il moto dal motore
al riduttore, permette una certa riduzione dei giri, ma soprattutto funge
da giunto elastico per attutire nella partenza, in particolare dei motori
asincroni, gli scatti di velocità (strappi).
Boccole
Questo elemento meccanico realizzato in materiale antifrizione (cioè
dotato di un piccolo coefficiente di attrito) o più normalmente
in bronzo, serve per limitare l'attrito fra due componenti in acciaio
che ruotano leggermente uno rispetto all'altro; è impiegata
di regola sui perni delle rulliere, infatti la rulliera è dotata
di una certa rotazione per attutire l'impatto al passaggio del morsetto.
Le boccole sono soggette ad un attrito strisciante e quindi a un notevole
consumo, vanno pertanto lubrificate frequentemente.
Al contrario i cuscinetti vengono impiegati sui componenti meccanici
dotati di moto rotatorio, quali ad esempio tutti gli alberi di trasmissione,
i rulli delle rulliere, le pulegge etc.
Anch'essi necessitano di una buona lubrificazione che può essere effettuata
con olio (nel caso del riduttore) o con grasso (nel caso dei rulli).
Lubrificazione
I componenti meccanici sottoposti al moto rotatorio necessitano generalmente
di un continua lubrificazione al fine di limitarne l'attrito.
Il riduttore del numero di giri prodotti dal motore, i cuscinetti delle
pulegge e del motore, i cuscinetti dei rulli, le boccole delle rulliere
e dei morsetti e tutti gli altri dispositivi in movimento devono pertanto
essere lubrificati mediante olio o grasso del tipo consigliato dal costruttore
e con la frequenza fissata dal medesimo.
Questi dati il macchinista dell'impianto li trova nel manuale d'uso e
manutenzione fornito dalla ditta costruttrice, che deve essere sempre
depositato alla stazione motrice dell'impianto.
Copiglia
E' un elemento di contrasto per impedire lo svitamento dei dadi o lo sfilamento
dei perni costituito da un filo in acciaio ripiegato su se stesso; necessita
per l'installazione di un foro nel perno e nel dado: viene infilato dalla
parte ove terminano le due estremità, che quindi vanno ripiegate,
impedendo così che l'elemento si sfili.
E' buona regola sostituirlo ogni qualvolta venga rimosso, infatti i ripetuti
piegamenti determinano la rottura di una o entrambe le estremità.
Linguetta e chiavetta
Sono due dispositivi meccanici che realizzano l'accoppiamento tra un perno
(albero) ed un mozzo (puleggia).
La prima (la linguetta) viene alloggiata in apposite sedi ricavate nel
perno e nel mozzo e trasmette il moto per contrasto, la seconda (la chiavetta)
pur essendo alloggiata in apposite sedi, nelle stesse viene forzata comprimendo
le superfici opposte e trasmettendo quindi il movimento per attrito.
Rulliere
Le rulliere sono costituite da uno o più rulli assemblati assieme
mediante delle piastre laterali, collegate con dei perni sui quali i rulli
ruotano tramite dei cuscinetti; le rulliere sono stabilmente collegate
alle traverse dei sostegni con dei bracci di sospensione.
Possono lavorare in due modi diversi cioè in appoggio oppure
in ritenuta; la rulliera con funzioni di appoggio sostiene la fune impedendole
di cadere, mentre la rulliera con funzione di ritenuta trattiene la fune
impedendole di alzarsi.
Le rulliere in appoggio possono essere oscillanti longitudinalmente e
trasversalmente, le rulliere di ritenuta solo longitudinalmente.
Tutte le rulliere devono essere dotate di dispositivi elettrici per l'arresto
dell'impianto in caso di scarrucolamento della fune, sono inseriti sul
circuito di sicurezza, e generalmente sono costituiti da una barretta
in alluminio riportante degli intagli per favorirne la rottura, oppure
da un filo elettrico opportunamente posizionato ed isolato.
Ai dispositivi elettrici vengono associate le scarpette raccoglifune esterne,
realizzate in acciaio che raccolgono la fune nell'eventualità
di uno scarrucolamento verso l'esterno della linea; inoltre tutte le
rulliere devono essere dotate di dispositivi meccanici che impediscano
lo scarrucolamento della fune verso l'interno della linea.
ANTINFORTUNISTICA
In questo capitolo tratteremo quella parte dell'antinfortunistica inerente
le parti meccaniche o comunque in funzione di manutenzioni o interventi
su organi meccanici.
Inizieremo col parlare della attrezzatura individuale di cui ogni lavoratore
deve essere dotato, fornita dal concessionario; essa è costituita
da elmetto, imbragatura, scarpe e guanti.
L'imbragatura deve essere provvista degli appositi cordini con moschettone
per la sicura sulle pedane dei sostegni ed eventualmente di anticaduta
per l'accesso alle scale fisse.
Molto spesso sugli impianti di risalita si è costretti a svolgere
lavori di manutenzione o interventi straordinari ad una certa altezza
dal terreno, e per queste operazioni ci si avvale di scale portatili;
capita a volte di vedere impiegate a questo scopo le scale adibite al
soccorso aereo anziché quelle specifiche antinfortunistiche.
E' un operazione da evitare per due motivi, il primo perché
impiegando quelle per il soccorso si possono rovinare i bracci terminali
con i quali le scale vengono vincolate ai veicoli; il secondo, perché
le scale di soccorso sono prive di quegli accorgimenti di cui una scala
antinfortunistica è dotata, vale a dire: piedini antisdruciolo,
gambe più larghe o adattabili, parte terminale antisdruciolo.
Quando si impiega la scala portatile per svolgere determinate operazioni
è importante assicurarsi che i piedini siano correttamente posizionati
sulla base di appoggio e che non possano scivolare, inoltre la scala deve
sporgere al di sopra del punto di appoggio di almeno un metro per agevolare
la salita e la discesa.
Qualora si tratti di scale fisse, ad esempio le scale di accesso ai sostegni,
queste devono essere munite di cordino anticaduta o analogo sistema che
impedisca la caduta delle persone per un tratto superiore ad un metro.
In alternativa possono venire dotate di apposita gabbia anticaduta a partire
da un altezza dal terreno di 2,5 metri.
I dispositivi di cui sopra sono obbligatori per le scale a pioli di altezza
superiore ai 5 metri, fissate su pareti o incastellature verticali o aventi
una inclinazione superiore a 75°.
Le scale doppie portatili non devono superare l'altezza di 5 metri,
inoltre devono essere dotate di catena di adeguata resistenza o altro
dispositivo che impedisca l'apertura della scala.
I vani di passaggio nel pavimento, le passerelle o qualsiasi altro luogo
di lavoro situato ad un altezza superiore al metro, devono essere protetti
contro le cadute accidentali mediante un apposito parapetto. Le caratteristiche
tecniche fissate dalla normativa per la realizzazione della citata barriera,
sono:
* altezza minima 1 metro (altezza del torace);
* essere dotato di un secondo corrente sito a metà altezza
rispetto al precedente;
* essere dotato dell'arresto al piede, realizzata con una fascia continua
poggiante sul piano calpestio ed alta almeno 15 cm.
Sulle passerelle e nei locali adibiti a sala macchine, è vietato
depositare materiale infiammabile (carburante o lubrificante) o comunque
utilizzare i suddetti locali per deposito materiali.
I locali di lavoro o quelli adibiti a deposito devono essere dotati di
porte che si aprano verso l'esterno e che abbiano una larghezza minima
di 1,1 metri. Le uscite di sicurezza devono risultare segnalate con appositi
cartelli monitori unificati di colore verde; analogamente ai cartelli
presenti sugli impianti per la regolamentazione del traffico, i cartelli
antinfortunistici rispettano la colorazione e la forma unificata seguente:
* cartelli d'obbligo
= forma circolare, colore di fondo blu, segno grafico bianco;
* cartelli di pericolo
= forma triangolare, colore di fondo giallo, cornice e segno grafico nero;
* cartelli di divieto
= forma circolare, colore di fondo bianco, cornice rossa, segno grafico
nero;
* cartelli di sicurezza
= (uscita, pronto soccorso) forma quadra o rettangolare, colore di fondo
verde, segno grafico bianco;
* cartelli di informazione
= forma quadra o rettangolare, colore di fondo azzurro, segno grafico
bianco.
Tutti i dispositivi dotati di moto rotatorio (ad esempio alberi cardanici,
pulegge, etc.), situati ad un altezza inferiore a due metri e quindi raggiungibili
direttamente, devono essere protetti, con schermatura fissa, onde evitare
impigliamenti o contatti accidentali.
Le suddette protezioni possono essere tolte solo per svolgere lavori di
manutenzione, previa autorizzazione del capo servizio, e naturalmente
ad impianto fermo.
Durante i lavori di manutenzione, gli interventi straordinari o la costruzione
dell'impianto, svolgono l'attività di sorveglianza
in merito al rispetto delle norme antinfortunistiche i funzionari dell'Ufficio
Prevenzione Infortuni e Sicurezza sul Lavoro della P.A.T..
11) FRENO
Gli impianti scioviari vengono dotati di freno qualora necessiti diminuire
lo spazio di frenata rispetto all'arresto spontaneo, in particolare
quando il suddetto spazio risulti maggiore dell'equidistanza fra due
traini consecutivi. Infatti bisogna sempre garantire che nel caso di un
arresto per caduta di un viaggiatore il successivo non venga trascinato
addosso a quello caduto.
Per quegli impianti in cui lo spazio dell'arresto spontaneo rispetti
l'equidistanza fra due traini consecutivi è sufficiente la
presenza del dispositivo antiritorno che impedisce la retromarcia dell'impianto
dopo che la fune si è fermata. Il freno viene di regola montato
fra il motore ed il riduttore, in presa diretta sull'albero veloce.
Forza frenante
Viene calcolata in base alle caratteristiche della pista di risalita (pendenza),
alla velocità dell'impianto ed in funzione dello spazio di frenata
che si vuole realizzare.
Comunque la forza del freno deve essere tale da impedire la retromarcia
della fune nelle condizioni di carico più sfavorevoli. La forza
di un freno è praticamente fornita dalla massa di un contrappeso
o da una molla.
Apertura del freno
E' generalmente realizzata tramite dispositivi di servocomando idraulici,
pneumatici o elettromagnetici, che vincono la forza che determina la chiusura
delle ganasce e ripristinano il gioco fra ferodi e fascia freno.
Per i servocomandi elettrici esistono delle protezioni che controllano
il massimo sforzo necessario per l'apertura del freno.
In pratica se, ad esempio, l'ancora non può venire attirata per
l'impedimento di un ostacolo, si verifica un aumento di corrente della
bobina del servocomando, che superato un certo valore determinerà
l'intervento del relè termico del freno e di conseguenza l'arresto
dell'impianto.
Ancora
E' definita ancora la parte di collegamento fra il contrappeso o le molle
ed i dispositivi di servocomando: quando l'ancora viene attirata verso
il dispositivo che attua l'apertura, si determina il distacco dei ferodi
dalla fascia freno, viceversa quando l'ancora è trascinata dal
contrappeso o dalla forza delle molle i ferodi si chiudono sul disco ed
arrestano l'impianto.
E' importante controllare periodicamente la corretta corsa libera dell'ancora,
infatti se quest'ultima raggiungesse il fine corsa inferiore (in particolare
nei servofreni elettromeccanici) la forza frenante diverrebbe insufficiente.
Regolazione del freno
Nel manuale d'uso e manutenzione dell'impianto fornito dal costruttore,
sono riportati i dati relativi al regolare gioco fra ferodi e fascia freno
e l'usura massima dei ferodi stessi; viene in genere specificato l'intervallo
di tempo entro il quale devono essere effettuati i controlli per riscontrare
la corrispondenza con i dati di cui sopra.
Va comunque ricordato che negli impianti dotati di freno, sono di norma
presenti sul quadro di comando due segnalazioni riguardanti lo stato dei
freni: la prima segnala la posizione del freno (aperto/chiuso), la seconda
segnala l'avvenuta usura dei ferodi.
Quest'ultimo dispositivo non permette la marcia dell'impianto fintantoché
non sia ripristinato il regolare gioco fra ferodo e fascia freno.
12) DISPOSITIVI DI TENSIONE
Posizione della slitta e del contrappeso
Giornalmente il macchinista deve preoccuparsi di verificare l'esatta posizione
di questi due elementi e riportarla sul libro giornale dell'impianto.
Il controllo è importante in quanto si deve verificare che la slitta
e il contrappeso risultino liberi nel movimento, infatti una posizione
troppo avanzata o addirittura appoggiata ai fine corsa meccanici (anteriori
per il carro o superiori per il contrappeso), potrebbe determinare l'aumento
del tiro della fune traente.
E' da notare che generalmente le cause che portano la slitta e il contrappeso
ad avanzare eccessivamente sono del tutto esterne ( es.: caduta di un
albero sulla fune), quindi il macchinista nell'eventualità che
si verifichi tale inconveniente dovrà pure verificare l'integrità
della linea.
Può verificarsi tuttavia, che per un errata esecuzione dell'impalmatura,
l'anello di fune sia eccessivamente corto, quindi, in caso di notevole
diminuzione di temperatura, la slitta di tensione potrebbe raggiungere
i fine corsa anteriori. In questa situazione, se la fune è nuova
si può contare sul suo allungamento normale, viceversa se trattasi
di fune già in opera da più anni si deve ricorrere all'inserimento
di uno spezzone.
Nel caso contrario invece, vale a dire con contrappeso appoggiato al terreno
o slitta appoggiata ai fine corsa posteriori, le cause generalmente sono
da ricercarsi in un eccessivo allungamento della fune ( es.: fune nuova);
questa situazione determina la mancanza del tiro e l'eventuale scorrimento
della fune sulla puleggia motrice per insufficienza di attrito.
Si deve procedere quindi ad un accorciamento della fune traente provvedendo
a ripristinare la posizione centrale dei due elementi di tensione (non
è ammesso infatti scaricare il contrappeso in quanto il suo valore
è stabilito in sede progettuale ed è quello necessario per
garantire la giusta tensione della fune; per questo motivo i contrappesi
costituiti da più blocchi vengono "legati" in modo da
garantirne l'entità).
Va evidenziato il fatto che le funi possono modificare temporaneamente
la loro lunghezza oltre che per le variazione del carico alle quali sono
sottoposte, anche in conseguenza dell'aumento o abbassamento della temperatura
ambiente per effetto della dilatazione dei materiali di cui sono composte.
Infatti con l'aumento della temperatura aumenterà la lunghezza
della fune (circa 1 cm per ogni km di lunghezza per ogni variazione di
1 grado di temperatura), e ad ogni abbassamento corrisponderà un
accorciamento della fune. Il collegamento contrappeso - slitta di tensione,
viene realizzato con un tratto di fune tenditrice; questa fune ha delle
caratteristiche meccaniche molto diverse rispetto alla fune traente, come
vedremo nel capitolo riguardante le funi, in quanto è sottoposta
a delle forti deviazioni attorno alle pulegge e sul tamburo di ancoraggio.
Generalmente la fune tenditrice realizza il collegamento avvolgendosi
su una puleggia di compensazione e terminando con entrambe le estremità
su un tamburo di ancoraggio, attorno al quale ciascuna estremità
è avvolta con minimo tre spire e bloccata con due morsetti.
Concludo il capitolo precisando che per ogni inconveniente relativo al
sistema di tensione, che avvenga durante il servizio pubblico, è
necessario completare la corsa e sospendere l'esercizio fintantoché
non siano ristabilite le necessarie misure di sicurezza, anche qualora
l'eventuale regolazione (del contrappeso) venga effettuata mediante l'apposito
arganello.
13) MORSETTI
Il dispositivo di collegamento dei traini alla fune traente è denominato
morsetto ed è costituito da un corpo fisso, una ganascia mobile
e dal sistema di serraggio. Il corpo fisso, che ovviamente è costituito
da un unico pezzo, comprende la ganascia fissa, il mozzo di collegamento
con la boccola del braccio di sospensione dei traini ed a volte le due
palmole; infatti in talune versioni le palmole risultano staccate dal
corpo ed a questo collegate mediante un perno per permetterne il movimento.
Il sistema di serraggio del morsetto sulla fune è generalmente
un sistema fisso realizzato mediante una normale vite, è da notare
che non è ammesso serrare i morsetti sui nodi dell'impalmatura.Corsa
libera
In fase di costruzione il morsetto viene realizzato in modo tale che per
una eventuale riduzione della sezione della fune o per un usura delle
sue ganasce, il morsetto possa ancora stringere efficacemente.
Pertanto viene definita corsa libera l'ulteriore corsa delle ganasce nel
senso della chiusura, a partire dalla effettiva posizione di serraggio
sulla fune.
La normativa vigente fissa al 5% del diametro della fune l'entità
minima della corsa libera del morsetto, al di sotto della quale la fune
o i morsetti, a seconda di quale sia la causa della diminuzione di sezione,
devono essere sostituiti.
Ganasce
Lo spessore delle ganasce deve essere superiore a determinati valori forniti
dal costruttore, oltre i quali per un eccessiva usura devono essere sostituite.
I valori di cui sopra sono riportati nel manuale d'uso e manutenzione
dell'impianto. Gli spigoli delle ganasce devono essere periodicamente
controllati e se del caso arrotondati, in quanto possono deteriorare la
fune "pizzicandola".
Chiave dinamometrica
E' un dispositivo che permette di effettuare la chiusura dei morsetti
sulla fune ad un carico ben preciso, definito dal costruttore per uno
specifico impianto. Una forza di chiusura inferiore può determinare
lo scorrimento del morsetto ed una forza maggiore può danneggiare
la fune traente.
Spostamento
La normativa tecnica fissa in due mesi il limite massimo entro il quale
si deve effettuare lo spostamento dei morsetti allo scopo di non danneggiare
la fune.
L'operazione viene effettuata allentando i dadi di chiusura del morsetto
e portandolo in avanti di circa 50 centimetri, questo per ogni morsetto
in modo consecutivo; successivamente il dado di chiusura deve essere stretto
con la chiave dinamometrica al carico fissato dal costruttore, dopodiché
deve essere fissato il sistema antisvitamento (in genere un controdado).
L'operazione viene conclusa dalla prova di scorrimento: il morsetto deve
risultare stabile ad una forza applicatagli parallelamente alla fune pari
a 100 Kgf se monoposto e 200 Kgf se biposto.
Pulegge
Nel passaggio attorno alle pulegge, la fune traente deve sempre risultare
alloggiata nell'apposita gola: se la fune si avvolge sotto o sopra la
sua sede, al passaggio del morsetto il traino verrà ruotato verso
l'esterno o verso l'interno. In questo caso si dovrà effettuare
la tornitura o la sostituzione della guarnizione per ripristinare la giusta
sede della fune e di conseguenza il regolare passaggio del morsetto.
14) TRAINI
Recuperatore
Il recupero del piattello, all'atto dello sgancio a monte, deve avvenire
prima che il traino abbia raggiunto le strutture di stazione, e comunque
senza che il piattello possa determinare degli impigliamenti con la fune
traente o con altri organi.
Qualora si determini un mancato recupero del piattello, l'impianto viene
in genere arrestato dall'intervento dell'apposito dispositivo che rileva
l'anomalia.
Ecco allora che diventa importante ai fini della sicurezza del servizio
assicurarsi che il dispositivo di cui sopra si trovi al punto giusto:
la sua posizione deve essere tale da poter "raccogliere" anche
i piattelli che sono stati lanciati lateralmente e non deve trovarsi troppo
vicino alla puleggia in quanto, se trattasi di puleggia sospesa, il traino
potrebbe effettuarne il giro e ritornare sul ramo di discesa prima che
il piattello che non ha recuperato sia stato rilevato dall'apposito dispositivo.
Ad ogni modo, ogni volta che il personale di monte rilevi il mancato o
il difettoso recupero di un traino, deve intervenire arrestando l'impianto
ed assicurare il piattello affinché non si impigli e non venga
utilizzato.
Funicelle
L'ancora o il piattello sono collegati al dispositivo recuperatore tramite
una funicella in materiale sintetico.
Nel caso abbastanza frequente che questa sia da sostituire in quanto usurata
o rotta, il personale addetto alla manutenzione deve impiegare delle funicelle
dello stesso materiale e con la medesima lunghezza, infatti questa dimensione
viene desunta dal calcolo di progetto e non può essere modificata.
E' inoltre vietato effettuare nodi o inserire spezzoni in quanto impedirebbero
un corretto recupero.
15) FUNI PER IMPIANTI FUNIVIARI
Avvolgimento delle funi
Per avvolgimento si intende il senso nel quale i fili ed i trefoli sono
stati avvolti per realizzare la fune.
Quando il filo sul trefolo è stato avvolto nello stesso senso -sinistro
o destro- con il quale il trefolo è stato avvolto sulla fune, viene
definito avvolgimento parallelo.
Quando il filo è stato avvolto nel senso contrario rispetto al
senso di avvolgimento del trefolo, viene definito avvolgimento crociato.
La differenza fondamentale sta nel fatto che le funi avvolte con sistema
crociato hanno il vantaggio di avere una bassa coppia giratoria, cioè
tendono a ruotare meno attorno al proprio asse sotto carico, risultando
così più stabili e comode all'atto del montaggio.
Tuttavia presentano una minore superficie di appoggio dei fili, per cui
risultano molto più sensibili all'usura che le funi ad avvolgimento
parallelo: il montaggio di queste ultime è però decisamente
più complesso, in quanto è assolutamente da evitare una
detorsione all'atto della posa in opera.
Ciò provoca un allentamento dei fili con riduzione della sezione
efficace della fune.
Anima tessile
In genere viene impiegato del materiale in fibra naturale del tipo "sisal",
impregnato di particolari olii atti ad impedirne il deterioramento ed
a favorire la lubrificazione della fune, oppure si utilizzano fibre sintetiche
tipo nylon o propilene anch'esse, per quanto possibile, impregnate di
oli; negli ultimi anni sono state realizzate delle funi in anima sintetica
costituita da un unico tondino di materiale che, opportunamente scaldato
prima della cordatura della fune, assume l'impronta dei fili dei trefoli.
La principale caratteristica delle funi che adottano l'anima in materiale
sintetico, ed in particolare quella costituita da un unico tondino, si
riassume in una minore strizione della stessa quando la fune è
sottoposta al tiro del contrappeso e di conseguenza un minore allungamento
della fune medesima.
Le funi alle quali viene richiesta una buona flessibilità
vengono realizzate generalmente con anima tessile, in particolare: funi
traenti, tenditrici, funi portanti-traenti; viceversa vengono realizzate
con anima metallica le funi chiuse o Ercole normalmente impiegate quali
funi portanti nelle funivie.
Lubrificazione delle funi
Gli scopi per i quali le funi vengono lubrificate in fase di costruzione
e successivamente durante l'esercizio si riassumono in:
* 1- ridurre gli attriti tra i singoli fili e tra i trefoli, ovvero ridurre
al minimo l'usura;
* 2-.fornire un adeguata protezione contro la corrosione delle superfici
dei fili;
* 3-.impedire a corpi estranei (sporcizia, polvere, sabbia) di penetrare
negli interstizi fra i fili, evitando così possibili abrasioni.
Sono tutte cause che determinano un'usura dei fili interni della fune.
La prima lubrificazione di una fune avviene in fase di fabbricazione ed
è la più importante in quanto interessa in modo certo
tutti i fili costituenti la fune medesima; è infatti molto difficile
riuscire a lubrificare efficacemente le zone interne di una fune in opera,
in quanto la tensione alla quale è sottoposta mantiene i fili
ben chiusi impedendo così la penetrazione del lubrificante.
Le principali caratteristiche che un olio deve possedere sono le seguenti:
* 1- composizione chimica atta ad escludere la formazione di reazioni
chimiche con i fili, con l'anima e con gli altri materiali che vengono
a contatto con il lubrificante;
* 2- .una consistenza che consenta di realizzare un film protettivo compatto
e continuo, atto ad impedire qualsiasi attacco chimico od elettrochimico
nella fune protetta;
* 3-.proprietà fisiche che consentano di ridurre al minimo
l'intensità delle azioni di contatto, nonché
i fenomeni di attrito ed usura sia all'esterno che all'interno della
fune;
* 4-.proprietà fisiche che permettano la ricostruzione
della continuità del film protettivo quando si siano in
esso create delle discontinuità;
* -5.stabilità sufficiente a garantire una protezione adeguata
per un tempo sufficientemente lungo.
Le prove ed i controlli che vengono effettuati sui lubrificanti sono i
seguenti:
* 1.minimo contenuto di acidi solubili in acqua;
* 2.minimo contenuto di acqua;
* 3.minimo contenuto di corpi estranei solidi;
* 4.punto di goccia;
* 5.buona resistenza all'azione dell'acqua;
* 6.capacità di aderenza a temperature piuttosto basse;
* 7.comportamento in presenza delle guarnizioni dei rulli.
Impalmatura
L'anello di fune traente deve risultare chiuso tramite un'impalmatura,
questa è effettuata da personale specializzato e regolarmente
iscritto nell'elenco degli impalmatori depositato presso il Servizio
Impianti a Fune. La lunghezza minima del tratto impalmato deve risultare
pari a 1300 volte il diametro della fune; l'impalmatura di una fune
traente normale a 6 trefoli viene eseguita con 6 nodi a distanze ben precise
uno dall'altro.
Diametro fune
Il diametro della fune viene misurato mediante l'utilizzo di un calibro
o un micrometro, rilevando la distanza fra due opposti trefoli.
Diminuzione del diametro
Come già accennato precedentemente la diminuzione del diametro
di una fune è in linea di massima dovuta alla strizione dell'anima
per effetto del tiro al quale la fune è sottoposta; infatti l'usura
dei fili ben difficilmente determina una sensibile calo del diametro.
Il verificarsi di questa anomalia, potrebbe comportare lo scorrimento
dei morsetti: infatti questi ultimi sono costruiti per lavorare entro
un campo strettamente legato al diametro fune, quindi potrebbero non esercitare
più la loro forza di chiusura sulla fune medesima, in quanto le
due ganasce potrebbero scaricare la loro forza di chiusura su se stesse
anziché sulla fune.
Spostamento dei morsetti
La maggior causa di usura dei fili e rottura degli stessi è dovuta
all'azione del morsetto sulla fune. Infatti il morsetto stringe la parte
di fune al quale è vincolato, gli trasmette tutti gli sforzi e
strappi ai quali lui stesso è soggetto, ma soprattutto aumenta
l'angolo di piegamento dei fili nel passaggio sui rulli ed attorno alle
pulegge di stazione.
Per questo motivo è necessario effettuare degli spostamenti dei
morsetti per non sottoporre troppo a lungo lo stesso tratto di fune alle
sollecitazioni descritte.
A questo scopo la normativa tecnica fissa il tempo massimo in due mesi
entro il quale un morsetto in esercizio deve essere spostato ( lo spostamento
va effettuato per 50 cm nel senso di marcia). Il costruttore delle funi
generalmente consiglia delle scadenze per lo spostamento dei morsetti,
anche notevolmente inferiori a quanto prescritto dalla normativa.
L'intervallo di tempo fra uno spostamento e l'altro è in funzione
della lunghezza dell'impianto: infatti, negli impianti lunghi i morsetti
compiono pochi giri attorno alle pulegge nell'arco della giornata, viceversa
negli impianti corti i morsetti affrontano il giro puleggia molto più
frequentemente.
Da qui nasce l'esigenza di spostare i morsetti negli impianti più
corti il più frequente possibile per preservare la fune da un logorio
eccessivo e repentino.
Controllo delle funi
Il controllo della fune in opera avviene mediante due sistemi: visivo
e magnetoinduttivo; il primo metodo, da effettuarsi durante l'esercizio
mensilmente a cura del macchinista e del capo servizio, permette di rilevare,
facendo girare l'impianto a velocità limitata ed impiegando uno
straccio chiuso sulla fune, i fili esterni rotti e magari sporgenti dai
trefoli, ma non permette di individuare le eventuali anomalie all'interno
della fune.
A questo scopo si effettua l'esame magnetoinduttivo che creando un campo
magnetico attorno alla fune mette in evidenza delle discontinuità
del campo stesso.
Queste discontinuità vengono analizzate e contribuiscono a determinare
il numero di fili rotti interni; nei casi più difficili la fune
può anche essere aperta per verificare visivamente il suo stato
di conservazione.
L'esame magnetoinduttivo viene per legge svolto all'atto della messa in
opera della fune, al 2°, 4°, 6° anno e successivamente ogni
anno; deve essere inoltre fatto ogni volta che si verifichino degli incidenti
che hanno interessato la fune, ad esempio dei fulmini, degli scorrimenti
dei morsetti o altro.
Nelle verifiche a vista, a cura del macchinista e del capo servizio, qualora
vengano evidenziati dei nuovi punti in cui si trovino delle rotture, queste
devono essere riportate sul libro giornale annotando l'esatta posizione
rispetto all'impalmatura ed il numero dei fili rotti riscontrati.
Successivamente dovrà essere avvisato, a cura del capo servizio,
il tecnico responsabile dell'impianto affinché possa personalmente
verificare e assumere le decisioni del caso.
La normativa tecnica vigente fissa la riduzione massima consentita ad
una fune, per poterla mantenere in opera, in funzione degli anni di esercizio
della fune stessa; in pratica più aumenta l'età della fune
e minore è la percentuale di riduzione ammessa, pertanto se una
fune nuova pur presentando dieci fili rotti rientra ancora nella percentuale
di riduzione ammessa, una fune di sei anni con lo stesso numero di rotture
potrebbe essere al limite o aver superato la percentuale che permette
il suo impiego.
Fune tenditrice
Questo tipo di fune presenta un numero di fili maggiore e più sottili
rispetto alla fune traente, in quanto deve possedere delle spiccate caratteristiche
di flessibilità. Infatti, pur rimanendo quasi ferma (il contrappeso
può avere al massimo delle escursioni di qualche metro), è
sottoposta a delle forti deviazioni attorno alle pulegge ed ai tamburi
di ancoraggio, quindi i fili che la compongono le devono permettere di
adattarsi senza schiacciarsi o comunque perdere la forma originale.
Su questa fune vengono effettuati dei controlli mensili visivi, allo scopo
di verificare la presenza di fili rotti, in particolare nelle zone soggette
alle deviazioni. Salvo degradi evidenti, le funi tenditrici devono essere
tolte d'opera allo scadere del 10° anno dalla loro installazione.
|