| Osservatorio legale |
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| Problema
sicurezza: leggi chiare e più educazione All'inizio di questa nuova stagione invernale è giusto fare il punto della situazione in ordine al futuro della sicurezza in montagna tenendo in considerazione non solo gli aspetti legati allo sci alpino. Dai numerosi dibattiti, tavole rotonde, incontri dedicati all'argomento che si sono susseguiti negli ultimi tempi, sono emerse due dottrine che possono sicuramente essere ritenute dominanti nel panorama giuridico italiano. Lo sci di pista, il fuoripista, lo sci alpinismo ed altre attività che hanno avuto diffusione in questi ultimi anni hanno dato nuovo impulso al turismo montano determinando nel contempo situazioni che, dal punto di vista giuridico, creano non poche difficoltà di inquadramento. La situazione normativa italiana è da diversi anni stagnante. Molte sono state le proposte di legge presentate in Parlamento ma nessuna ha avuto un seguito... tanti hanno detto "per fortuna"! Difficile che di questi tempi la politica italiana si preoccupi di studiare la soluzione dei grandi problemi legati alla sicurezza in montagna, sempre più attuali data l'evoluzione del modo con cui i turisti la frequentano. Il Ministro della Giustizia Roberto Castelli ha definito nei giorni scorsi la quantità di provvedimenti all'esame delle Camere un "ingorgo parlamentare". Ciò determina inevitabilmente un rallentamento delle riforme di ampio respiro quali, ad esempio, quelle sull'ordinamento giudiziario o sul processo civile, e uno slittamento ad oltranza dell'esame di proposte di legge su altri temi tra cui anche quello relativo alla sicurezza in montagna. Siamo quasi alla fine dell'Anno Internazionale delle Montagne e molte iniziative si sono susseguite a livello mondiale. Molti sono stati i convegni che hanno affrontato giuridicamente il problema della sicurezza. Non ci si è limitati a sviscerare le difficoltà a cui vanno incontro le stazioni invernali per fare fronte alla sempre maggiore indisciplina e maleducazione degli sciatori sulle piste di sci, ma si è lavorato per fare un quadro della situazione attuale e di quali possano essere le strade da percorrere per il futuro. Dai dibattiti, dalle tavole rotonde, dagli incontri che si sono susseguiti sono emerse due dottrine che possono sicuramente essere ritenute dominanti nel panorama giuridico italiano. Una normativa nazionale per migliorare la sicurezza Alcuni ritengono che vi sia la necessità di una riorganizzazione normativa della disomogenea legislazione regionale attualmente vigente. I testi disciplinano in modo approfondito i procedimenti concessori per la realizzazione di impianti e piste di sci, ma rimangono generici e vaghi sulla disciplina che deve essere osservata dagli sciatori, sulle modalità di protezione delle piste, sulla regolamentazione dell'attività sciatoria. Ciò determina inevitabilmente notevoli difficoltà nel momento in cui si devono accertare le eventuali responsabilità derivanti da incidente sciistico. Difficile risulta innanzitutto ricostruire la dinamica dell'incidente. Ancora più complesso è far emergere tutti quegli elementi, molto spesso fondamentali ai fini dell'attribuzione della responsabilità quali lo stato del manto nevoso, le condizioni meteo, la possibilità di cambiamento dello stato della pista nell'arco di breve tempo, le modalità di battitura ecc. Quanto alla condotta dello sciatore, sono unanimemente richiamati dalla giurisprudenza i principi del Decalogo che, con chiarezza e completezza, illustrano le regole che ognuno deve rispettare durante la discesa. Ma concetti banali e all'apparenza privi di difficoltà interpretative quali "monte e valle", "bordo pista", "neve fresca", spesso vengono utilizzati in modo inappropriato. Attenzione a non far ricadere la colpa di ciò solamente sugli organi giudicanti che purtroppo molto spesso sono privi di esperienze specifiche, non hanno mai visto una pista di sci, vedono la montagna unicamente come una fonte di pericolo. Se si arriva a sentenze che non tengono conto di elementi tecnici fondamentali nella pratica dell'attività sciatoria, forse non si è stati in grado di far comprendere ai giudici la loro importanza. Certo è che in assenza di una legislazione di riferimento risulta difficile assicurare uniformità giurisprudenziale ad una materia che sta assumendo sempre più rilevanza. Da qui l'esigenza di individuare normativamente i principi su cui deve essere fondata l'attività sciatoria per consentire, in un momento successivo al verificarsi dell'incidente, la risoluzione dei problemi legati all'accertamento delle responsabilità. L'educazione alla pratica dello sci in sicurezza Altra parte della dottrina invece ritiene non percorribile la strada fondata sulla stesura di una normativa nazionale finalizzata alla riorganizzazione della disciplina dello sci. Difficile infatti risulta tradurre in legge quei principi che contraddistinguono l'educazione degli sciatori, impensabile cercare di dare maggiore cultura ai frequentatori della montagna attraverso una normativa che nessuno o pochi sarebbero in grado di conoscere e di rispettare. La delicatezza della materia renderebbe in ogni caso necessaria una consultazione ad ampio respiro tra le varie istituzioni della montagna che ad oggi fanno ancora fatica a riunirsi tutte insieme. Sporadici gruppi di lavoro sono nati in questi ultimi anni, ma nessuno di questi ha avuto il seguito che si sperava. E' indubbia la difficoltà di trovare una strada comune tra gli enti, le organizzazioni, le associazioni che operano nel mondo della montagna ma tutti ormai hanno percepito l'esigenza che qualcosa deve farsi per rimanere al passo con i tempi. Tutti si sono resi conto che il problema della sicurezza è di grande attualità e che ci si deve muovere per affrontarlo con coscienza e sapienza. Il punto di partenza è quindi comune a tutti coloro che lavorano e vivono di montagna e l'obiettivo è altrettanto chiaro e preciso: cercare di ridurre il rischio di incidenti. In questi ultimi anni, l'evoluzione tecnologica ha consentito un miglioramento delle misure quali reti, materassi e altri elementi protettivi che vengono posizionati dalle società di gestione per elevare gli standard di sicurezza dei comprensori sciistici. Più che un potere è oggi un dovere che viene imposto alle società al fine di rimanere al passo con i tempi. A livello agonistico, i materiali utilizzati garantiscono -o quanto meno dovrebbero garantire- la sicurezza totale dell'atleta durante la discesa. Certo non vale altrettanto per lo sci turistico -le differenze sono già state chiarite in passato e sulle stesse potremo soffermarci nuovamente in futuro- ma nel momento in cui le protezioni vengono utilizzate, queste devono rispettare il cosiddetto stato dell'arte, cioè devono essere conformi ai requisiti della miglior scienza e tecnica del momento. Ci sono invece spazi di miglioramento quanto all'informazione che può essere fornita al turista. Lo sciatore deve essere messo in condizione di scegliere la pista su cui intraprendere la discesa dopo aver potuto valutare la difficoltà in relazione alla sua capacità tecnica, la sua lunghezza, il suo sviluppo all'interno del comprensorio sciistico. Dovrebbero essere segnalati i punti più difficili, gli eventuali restringimenti, si potrebbero fornire informazioni sulle condizioni meteorologiche a monte e a valle della stazione -come peraltro già avviene in alcuni comprensori- ma anche sullo stato del manto nevoso. Ciò che risulta fondamentale è il costante aggiornamento di tali informazioni in relazione al continuo mutamento delle condizioni climatiche. Altrimenti l'informazione si potrebbe rivelare un'arma a doppio taglio. Si pensi all'ipotesi di uno sciatore indotto a percorrere una pista segnalata avere ottima visibilità che incontra banchi di nebbia e si trova in difficoltà durante la discesa... Dall'altra parte, si deve porre l'attenzione sul comportamento che i turisti tengono sulle piste. E' questa la nota dolente dello sci di questi ultimi anni, in cui le velocità di discesa sono aumentate notevolmente e c'è stata un'involuzione nella tecnica di discesa della massa. Se in apparenza tutti sembrano sciare meglio, la piena padronanza dell'attrezzo è di pochi e, nel momento di difficoltà, quando si deve compiere una manovra improvvisa per evitare l'incidente, il più delle volte lo sciatore non è pronto, viene trasportato dagli sci e segue passivo la loro traiettoria. Da qui emerge evidente la necessità di fornire agli sciatori un'adeguata informazione sulla condotta che deve essere tenuta durante la discesa e sulle principali regole che devono essere osservate. Cosa meglio della divulgazione del Decalogo dello sciatore che oggi viene conosciuto il più delle volte solo in un momento successivo all'incidente ai soli fini dell'accertamento della responsabilità? Si potrebbe fare molto non unicamente per lo sci di pista ma anche per tutte le altre attività legate alla montagna, per tutti quegli sport che si svolgono a diretto contatto con la natura che deve essere conosciuta e conseguentemente sempre rispettata. Avv. Marco Del Zotto Maestro di Sci studiolegale@delzotto.it Le regole di comportamento nell'attività sciatoria A compendio dell'intervento nella rubrica legale, riprendiamo la relazione che l'avvocato Marco Del Zotto ha esposto al convegno sulla sicurezza organizzato in occasione del Trofeo Kima lo scorso agosto. Alcuni interventi di relatori competenti in varie materie vengono presentati in altra zona della rivista. Il comportamento degli individui e delle collettività è in genere condizionato più dalla cultura e dalle motivazioni che dalle leggi. Ma sulle nostre piste di sci, di cultura se ne vede poca. Assente l'attrazione per l'ambiente alpino invernale che, con la sua magia, potrebbe indurre a una pausa di riflessione e di pace, prevale la frenesia della velocità, del buttarsi a valle, dell'imitazione dei campioni della discesa libera. Ne fanno le spese i principianti, i turisti tranquilli, le scuole di sci, costretti a guardarsi in continuazione dai kamikaze delle piste, e il mondo della montagna nel suo complesso. Un criminologo francese, il prof. Larguier, ha scritto che "l'aggressività accumulata si libera allorché l'individuo calza gli sci" . (Revue de Science Criminelle - 1968 pag. 37 "Psycologie criminelle du skieur") Anche senza ricorrere alla criminologia, è sufficiente guardarsi intorno su una pista della domenica per rendersi conto della generale indisciplina, del rischio della velocità, del caos delle traiettorie aggravato dalla presenza sempre più massiccia dei nuovi attrezzi, lo snowboard e gli sci da carving. Di questa situazione -che potrebbe influire negativamente sull'evoluzione dello sci turistico- ne è eloquente testimonianza l'aumento delle collisioni fra sciatori. Eppure, basterebbe osservare quelle poche e chiare regole adottate da oltre trent'anni dalla FIS (Federazione Internazionale dello Sci) e note come il "Decalogo dello sciatore" per mettere ordine in pista ed evitare incidenti. E' importante tenere conto che queste regole -pur non essendo leggi in senso formale perché non emanate dallo Stato- sono usualmente applicate dai giudici in Italia e in Europa per stabilire le responsabilità e i conseguenti obblighi risarcitori. La nostra giurisprudenza ha sempre considerato le regole FIS "norme di comune prudenza che non possono essere ignorate né trascurate da tutti coloro che praticano lo sci" (Così il Pretore di Bolzano 22.12.1983 imp. Eisath e con orientamento univoco, tutta la giurisprudenza che si è occupata di infortuni sciistici). La chiarezza delle dieci regole emanate nel 1967 -e integrate oggi da due nuovi articoli suggeriti dall'avvento dello snowboard e dal carving, così da formare un "dodecalogo"- è tale da non comportare alcuna difficoltà di lettura, pregio raro non certo rinvenibile nella legislazione del nostro Stato. Questa chiarezza di lettura ci esime da ingombranti interpretazioni, per cui sarà sufficiente esprimere qualche considerazione sulle regole di base per comprendere i benefici che si otterrebbero dalla loro corretta osservanza. Ad esse l'A.M.S.I. (Associazione Maestri Sci Italiani) ha opportunamente affiancato "11 Regole di condotta sulle piste di fondo" che ricalcano i principi del decalogo adeguati alla specialità del fondo. Anche questa è un'area in forte crescita che non può andare esente da una regolamentazione di base simile a quella adottata per lo sci di pista. Per quanto la lettura di queste norme sia di facile ed immediata comprensione, può essere interessante esaminare le più note Regole del Decalogo secondo un criterio di funzionalità, suddividendole innanzitutto in due gruppi: i comportamenti che si devono tenere e quelli che "non" si devono tenere. Immedesimiamoci allora in uno sciatore che vuole comportarsi bene e che arriva la mattina sul piazzale di una stazione sciistica. La regola n. 8 dice "Tutti gli sciatori devono rispettare la segnaletica delle piste" In effetti, è una regola di sicurezza fondamentale. Il pannello posto alla partenza degli impianti di risalita consente di scegliere la pista adatta alle proprie capacità: "verde, molto facile"; "azzurra, facile"; "rossa, di media difficoltà"; "nera, difficile, per sciatori esperti". Quanti sono gli sciatori della domenica che tengono conto di queste indicazioni? Non c'è pista rossa o nera che non abbia un numero rilevante di sciatori impauriti, incapaci di controllare i propri sci, che cadono in continuazione o si mettono di traverso alla pista intralciando gli altri sciatori che scendono normalmente. Tutto questo accade per essersi immessi su una pista chiaramente inadatta alle loro capacità. Rischieranno l'incolumità propria e quella degli altri e non avremo nulla di piacevole da ricordare. I giudici si sono già espressi sul punto. "Lo sciatore di una pista verde o azzurra che si avventura in una pista nera e si procura delle lesioni cadendo perché non è in grado di affrontare la ripidità non potrà che imputare a se stesso l'evento". Fra i comportamenti da tenere, l'osservanza delle prime due regole del Decalogo sarebbe sufficiente per eliminare o ridurre drasticamente i principali fattori di rischio. Regola n.1 : Rispetto per gli altri - "Ogni sciatore deve comportarsi in modo da non mettere in pericolo le persone altrui o provocare danno". Regola n.2 : Padronanza della velocità e del comportamento - "Ogni sciatore deve tenere una velocità e un comportamento adeguati alle proprie capacità nonché alle condizioni generali del tempo". Sono regole fondamentali di educazione civile e di buon senso prima che di tecnica sciistica, e non richiedono commenti. La perdita del controllo degli sci a causa di una velocità elevata è una costante dell'infortunistica sciistica. In pista non vi sono limiti di velocità, ma il tracciato e la presenza di altri sciatori impongono una continua variazione dell'andatura sia come velocità che come scelta delle traiettorie. Lo sciatore prudente e attento a queste elementari prescrizioni ben difficilmente causerà intralci o metterà in pericolo l'incolumità propria o degli altri. Alla luce di queste brevi considerazioni, non possiamo che richiamare l'attenzione sulla necessità di un comportamento più civile, sul dovere del rispetto verso gli altri e dell'osservanza di queste poche ma fondamentali regole di prudenza così poco conosciute. Non dimentichiamo che i giudici condannano chi le viola. E soprattutto ricordiamo che lo sci e la montagna donano all'uomo d'oggi, come a quello del passato, preziosi momenti di libertà e di gioia. Lo sci di massa, e soprattutto quello dei fine settimana, ha bisogno di più informazione, cultura ed educazione. Avv. Marco Del Zotto Maestro di Sci |